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Accoglienza CEC
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Comunità Educante con i Carcerati

La Comunità Papa Giovanni XXIII opera nel mondo carcerario sin dai primi anni ’90.

in Italia oggi:
290 detenuti ed ex detenuti comuni seguono un percorso educativo personalizzato
40 carceri sono visitate ogni settimana dai nostri operatori, per offrire sostegno morale ai detenuti, in particolare quelli che espiano pene lunghe.

Solo l’8% di coloro che portano a termine il programma di recupero dell’Associazione torna a delinquere a fronte di una media nazionale del 70%.

La metodologia su cui si basa l’esperienze è ispirata al metodo APAC (Associazione per la Protezione e Assistenza ai condannati) nato in Brasile negli anni '70. Alcuni membri del servizio carcere della Comunità Papa Giovanni XXIII nell’anno 2008 hanno visitato il carcere di Itauna nello stato del Minas Gerais gestito con questo metodo. Tale esperienza ha stimolato la ricerca e lo studio di un metodo educativo alternativo al carcere da realizzare in Italia: la CEC.

La CEC (Comunità Educante con i Carcerati) è un progetto innovativo che si pone come obiettivo la rieducazione del carcerato:

  • Comunità fatta di carcerati, ma anche di volontari: insieme ci si aiuta, si lavora, si cercano soluzioni nuove per affrontare i problemi che si incontrano nel cammino di recupero.
  • Educante per scoprire le potenzialità di ognuno valorizzandole.
  • Con i Carcerati, e non per i carcerati, perché il carcerato è solo apparentemente il diretto interessato, tutta la comunità locale, attraverso i volontari, si educa alla solidarietà e ai valori di una nuova umanità. 

Come funziona

Si tratta di un percorso progressivo suddiviso in 3 fasi:

  • Prima fase: Il recuperando conosce la proposta nel dettaglio aderisce al progetto educativo. In questa fase l’attività principale è costituita dal lavoro-terapia, da momenti formativi e da momenti di riflessione per approfondire i valori rispettosi dei diritti e della legalità. Si riducono al minimo i contatti con l’esterno per favorire un tempo di riflessione, in cui si rafforza la scelta verso il cambiamento.
  • Seconda fase: Il lavoro non è più solo creativo-terapeutico ma diventa professionalizzante, attraverso l’attivazione di piccoli laboratori per imparare un mestiere con la possibilità di svolgere tirocini formativi in cooperative e aziende esterne. Aumenta il tempo dedicato alle visite dei famigliari. In questa fase può cominciare il percorso di avvicinamento alle vittime del reato e si progetta un possibile risarcimento.
  • Terza fase: Il recuperando viene inserito a tutti gli effetti nel mondo del lavoro, mantiene i contatti con i famigliari più autonomamente e si riducono i momenti formativi ed educativi. La notte rientra presso i presidi. A discrezione del giudice la parte finale della pena può essere svolta nelle case-famiglia o in altre realtà di accoglienza dell’Associazione.

La durata di ogni singola fase dipenderà dalla tipologia di reato e dalla persona. Il buon coinvolgimento del recuperando nel percorso garantisce, in base alle norme vigenti, la riduzione della pena e l’avanzamento delle fasi. In caso di comportamenti contrari al rispetto delle regole è prevista una retrocessione delle fasi e in casi gravi un rientro coatto in carcere. 

Comunità Educante con i Carcerati Foto: Daniele Calisesi
Foto: Daniele Calisesi

Cosa serve per farlo funzionare

  • Forte coinvolgimento della società civile locale attraverso volontari formati e motivati.  I volontari sono veri maestri di vita proprio grazie alla gratuità del loro servizio. I volontari sono formati con corsi specifici. Sono previsti anche figure professionali (psicologi, psichiatri) che possono collaborare con operatori e volontari.
  • Recuperando aiuta recuperando (auto mutuo aiuto). I recuperandi sono direttamente coinvolti a vario grado anche nell’aspetto educativo e alcuni compiti sono affidati esclusivamente a loro con la supervisione degli operatori responsabili. Ciò permette loro di sentirsi protagonisti.  Possono partecipano a corsi di approfondimento tematici insieme ai volontari.
  • Coinvolgimento della famiglia d’origine del recuperando. La dove è possibile la pacificazione con le famiglie è essenziale, soprattutto nella fase di rientro.
  • Lavoro. La professionalizzazione e l’orientamento al lavoro sono elementi importanti per costruire il proprio futuro. L’impegno nelle attività lavorative misura anche il grado di pentimento del soggetto: nelle prime fasi non è remunerato e assume pertanto un valore educativo e risarcitorio nei confronti delle vittime e della società. Spesso per la realizzazione di queste attività sono coinvolti centri di lavoro e cooperative in cui sono inserite persone disabili.
  • Formazione umana. Si manifesta attraverso i corsi di alfabetizzazione per i recuperandi stranieri, i corsi di informatica, di canto, l’ascolto di testimonianze positive di vita e incontri quotidiani individuali e di gruppo. Viene valorizzato il merito di ogni recuperando attraverso una tabella con votazioni sul comportamento e sullo svolgimento delle mansioni assegnate. Altro strumento importante è il resoconto scritto quotidianamente da ogni recuperando, spazio personale di riflessione da condividere poi con il gruppo.
  • Formazione spirituale. La formazione valoriale-religiosa offre l’occasione di mettere in crisi i principi che orientano alla vita delinquenziale per sostituirli con principi più sani. Per chi crede sono previsti momenti specifici di culto e di supporto spirituale.

Perché riteniamo valida questa proposta?
Un uomo recuperato non è più pericoloso, mentre la giustizia vendicativa produce persone che scelgono di nuovo la via delinquenziale.
La società può e deve coinvolgersi nel recupero dell’uomo che sbaglia.  Il CEC è un’ alternativa concreta all’attuale sistema carcerario, costoso e inumano, inefficiente e degradante.
 
E’ il tempo di passare da una giustizia vendicativa ad una giustizia educativa. Il progetto CEC non solo permette un grossissimo risparmio economico, ma segna l’inizio di un nuovo modo di trattare con l’uomo che sbaglia e traccia le linee di una nuova umanità.

Le CEC attive sono:

 

 

 

 
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