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Un film contro la tratta

A Roma presentato docufilm sullo sfruttamento della prostituzione nigeriana

«HOW MUCH…» è quanto dicono i clienti italiani quando si rivolgono ad una prostituta nigeriana in strada di notte. «HOW MUCH…» è quanto le ragazze chiedono quando capiscono che hanno sulle spalle un debito enorme. «HOW MUCH…» è la loro sofferenza per raggiungere un sogno trasformato in incubo. Ed è anche il titolo del documentario, presentato a Roma il 16 novembre, a cura del regista Antonio Guadalupi e di padre Francis Rozario della Società missionari africani. Sei giovani vi raccontano le false promesse dei trafficanti, l’obbligo del pagamento del debito sigillato col rito wodoo  e - una volta  giunte in Italia - l’infernale circuito della prostituzione. Nella raccolta delle storie vere di queste giovani donne trafficate da mafie transnazionali e sfruttate dai clienti, inserite in programmi di recupero in comunità del nord, del centro e del sud Italia, ha collaborato anche l'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che dal 1996 ad oggi ha affiancato migliaia di donne protagoniste della propria rinascita e che, con l'inserimento nel mondo del lavoro, contribuiscono al benessere del paese. Lo scopo del documentario è quello di informare le potenziali vittime della tratta e le loro famiglie dei pericoli gravissimi che si corrono durante il viaggio, dall’attraversamento del deserto fino alle coste dell’Europa, e le effettive condizioni di sfruttamento e schiavitù che qui le attendono. Il documentario ha iniziato la sua diffusione a metà novembre nelle scuole e nei gruppi giovanili della Nigeria. Enkolina Shqau, Referente della Comunità Papa Giovanni XXIII a Roma ha partecipato alla prima del docufilm venerdì 16 novembre presso la sede di Spin Time Lab ribadendo l'importanza di prevenire la tratta dalla Nigeria informando nel paese di origine le giovani e le adolescenti perché sappiano che «partono con tante speranza e tanti sogni ma poi arrivano in Italia e trovano l'inferno».  

#FOTOGALLERY:docufilm#

Il regista di "How much", docufilm contro la prostituzione

Antonio Guadalupi da qualche anno si dedica alla produzione e regia di documentari a sfondo sociale. Dal 2015 ha prodotto in collaborazione con la SMA (Società delle Missioni Africane) 15 documentari, realizzati in Africa, dedicati all’attività dei missionari in Africa. REJETES: documentario sulla liberazione di uomini in catene perché affetti da disturbi mentali, ha partecipato a numerosi festival ed è stato premiato come miglior corto dal FESTIVAL SEDICICORTO di Forlì.

Dopo la produzione di HOW MUCHche ha voluto realizzare in inglese coi sottotitoli in italiano anche per la sensibilizzazione in Italia specie tra le giovani migranti più vulnerabili, ora è in partenza alla volta del Centrafrica per le riprese di un documentario sulla discriminazione dei pigmei Bayaka. 

 

 

A Roma uno sportello antitratta tra i richiedenti asilo

Il docufilm non a caso è stato presentato a Roma, alla presenza dei rappresentanti di Beefree e Slave no more oltre che della Comunità Papa Giovanni XXIII, all'interno di una casa occupata da centinaia di giovani richiedenti asilo provenienti dall'Africa subsahariana, nella quale da diversi mesi associazioni e comunità religiose stanno cercando di costruire percorsi di accompagnamento e integrazione. Tra questi i laboratori di Spin Time Lab che nella sede di Via Statilia davanti a circa 200 persone venerdì scorso, ha voluto parlare proprio di tratta dando la parola a chi si occupa della tutela delle vittime, perché anche a Roma non si rischi di continuare a sfruttare le giovani donne richiedenti asilo nella prostituzione.

«Vogliamo rivolgere un appello a tutta la società civile, al mondo politico ed in particolare modo alle associazioni laiche e religiose al fine di dare vita ad uno sportello informativo rivolto a tutte le ragazze migranti vittime della tratta della prostituzione - hanno dichiarato i rappresentanti di Spin  Time Lab - Uno sportello utile per offrire loro informazioni ed indicazioni circa percorsi di riabilitazione messi in campo da  tutte quelle realtà che agiscono in modo attivo nella lotta al contrasto del business della prostituzione, elargendo servizi  adeguati alla ricollocazione delle vittime in percorsi di riabilitazione psicologica e fisica. Il nostro vuole essere un progetto in sinergia, inclusivo e dialogante che abbia le parole d’ordine della sicurezza declinate non in termini di esclusione sociale o chiusura dei porti ma di incolumità e la dignità della persona».



Irene Ciambezi
19/11/2018
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