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In marcia per la vita

A Roma 15mila persone in difesa dei nascituri

«Mamma dove vai?» Mi chiede mia figlia prima che io esca di casa. Con un sorriso le rispondo che vado a Roma a dire a gran voce che uccidere i bambini quando sono nella pancia della mamma non è giusto. «Ma davvero mamma? C'è un dottore che uccide i bambini nella pancia della mamma? E come fa?» Abbraccio mia figlia, le dico che le voglio bene ed esco di casa.

Come si fa a spigare ad un bambino cosa sia l'aborto? Già, ai bambini va spiegato cosa sia una IVG, non va spiegato loro che è un’ingiustizia, quello lo sanno già, lo si legge nei loro occhi che lo sanno, si legge nel loro silenzio attonito, che sanno che questo abominio è un’ingiustizia.

Per questo sabato 18 maggio eravamo davvero in tanti a marciare, eravamo tanti, con tanti carismi diversi, ma tutti concordi che la vita va difesa come bene non negoziabile. Incontro molti volti conosciuti, la cui presenza esprime tutta la fedeltà al loro impegno per difendere la vita del nascituro, ma anche molti volti nuovi con i quali c'è il proposito di incontrarsi per capire come convergere le forze per una collaborazione sempre più proficua.

 

Palloncini, colori festanti, tamburi e cornamuse, fischietti e slogan, chi pregava, chi rilasciava interviste, così il popolo della vita ha marciato da Piazza della Repubblica fino a Piazza Venezia per dire un SÌ deciso alla vita e un secco NO alla cultura della morte che sembra voler prevalere. Tra i manifestanti molti canti, sorrisi e confronti, nessun volto corrucciato o arrabbiato: era la vita ad essere la protagonista sui volti delle persone che incontravo o che affiancavo per qualche passo fatto assieme, condividendo qualche parola.

Tra i manifestati una testimone d'eccezione: la figlia di Santa Gianna Beretta Molla, e poi anche il cardinal Burke, il cardinale di Utrecht Eijk e tanti giovani sacerdoti. Famiglie che con i loro passeggini sfilavano di fianco alle associazioni pro-life italiane, ma con piacere e stupore ho notato come fossero presenti rappresentati di associazioni europee. Molto bella questa solidarietà, la vita non ha frontiere né passaporti, la vita è vita e va difesa sempre e ovunque. È stata una bella festa, che a 41 anni dal varo della legge 194/78, il popolo della vita ha voluto indire per chiedere allo Stato di abrogare tale legge, per domandare che non sia più permessa una tale ingiustizia che porta come conseguenza solo un'immensa sofferenza, oltre alla soppressione della vita del nascituro. Abrogando tale legge si risparmierebbero anche dai 200 ai 300 milioni di euro all'anno, che potrebbero essere impiegati nella sanità per renderla più efficiente, si potrebbero sostenere tanti genitori in difficoltà economiche, ricordiamolo, si potrebbero impegnare queste risorse semplicemente per rendere questa società più umana, più giusta, più civile.

Appuntamento quindi al prossimo anno, ad una festa sempre più gioiosa e festante che aspetta anche te, perché quel bimbo nel grembo della mamma è uno di noi!

(Marinella Larcher)

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La marcia del 2017

Roma, 20 maggio 2017. «Uniamo le forze per dare forza alla Vita!». Questo lo slogan attorno al quale circa 25mila persone hanno sfilato per le vie di Roma, nell’assolato sabato pomeriggio. Striscioni di ogni tipo hanno dato voce ai tanti modi con cui milioni di persone, in Italia e nel mondo hanno chiaro che è con la propria quotidianità, col proprio impegno, spesso silenzioso, a volte deriso, che si diventa credibili testimoni della vita.
Diverse le testimonianze che al termine del percorso sono state date al valore inestimabile di questo dono, un valore che non viene meno qualunque sia la fase che la vita attraversa. Testimonianze che è difficile sentir risuonare; a dimostrazione di come il mondo dell’informazione sia dominato da un pensiero di morte che si maschera da giustizia, diritto, libertà di uccidere e di essere uccisi.

Quest’anno, tra le altre, abbiamo ascoltato la testimonianza di Katy, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII, sopravvissuta all’istigazione all’aborto subita da sua madre dopo una violenza subita quand’era solo 12enne. Nella voce di Katy ha risuonato ciò di cui ha il cuore pieno: riconoscenza infinita verso la madre che, seppure così giovane, ha lottato per la sua sopravvivenza. Poi l’incontro con Gesù, con il suo amore infinito e incondizionato che l’ha portata a riconoscere nella Comunità Papa Giovanni XXIII la sua vocazione. Oggi Katy condivide la vita, la sua storia con le ragazze sfruttate, violentate come lo fu la sua giovanissima madre.

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A seguire l’intervento di Roberto Brazzale, un imprenditore vicentino che nella sua azienda ha adottato una politica di sostegno alla genitorialità: ad ogni nascita regala uno stipendio al dipendente che ne è genitore. Brazzale ha tenuto a sottolineare l’urgenza e l’assoluta fattibilità di politiche a favore della famiglia e in particolare a sostegno della natalità. E cosa dire delle parole di Stephane Mercier, docente universitario di filosofia, sospeso dall’insegnamento per aver spiegato agli alunni in cosa consiste l’aborto. E ancora Roberto Panella, dato per morto quando, dopo un incidente, è andato in coma e ha rischiato di morire per eutanasia; oggi è fortemente impegnato a sostenere la vita, per quanto provata sia.
In ultimo la sempre emozionante storia di Gianna Jessen di cui abbiamo già conosciuto i particolari nell’intervista che ha rilasciato a Sempre.
Tanti i bambini che hanno reso una festa il già colorato corteo che con attenzione ha ascoltato la lettura del messaggio che Papa Francesco ha inviato espressamente ai partecipanti e agli organizzatori della Marcia: «… il Santo Padre Francesco è lieto di far prevenire ai partecipanti il suo saluto e auspica che l’evento possa favorire l’adesione ai valori della vita umana e l’accoglienza di tale incommensurabile dono divino in tutta la sua affascinante ricchezza».

(Paola Dal Monte)



23/05/2019
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