Eventi




Il Centro Diurno compie 20 anni

Una mostra dei dipinti e mosaici realizzati dalle persone disabili di Cesena

«Non uno, né nessuno, ma centomila»: ecco il titolo della mostra in occasione dell'evento DiversaMente Abili (11ª edizione) a Cesena che apre sabato 21 aprile, visitabile fino a domenica 6 maggio, dove si potranno ammirare (e anche comprare) opere d'arte e oggetti artistici (lampade dipinte a mano, oggetti d'arredo, sciarpe, arazzi...) realizzati dalle persone che frequentano il Centro Diurno Socio Riabilitativo "Don Oreste Benzi" di Cesena.

«Il “pezzo forte” della mostra è un grande mosaico di lampade e paralumi, – dice Flora Amaduzzi, responsabile del Centro Diurno, « significa che ognuno di noi ha una luce che deve accendere perché il "noi" si esprime con la partecipazione di tutti e la luce di ognuno».

Il visitatore potrà poi ammirare nella cripta della chiesa di S. Cristina una mostra fotografica di circa 120 cartoline con le fotografie dei ragazzi in primo piano intenti alle varie attività, mentre stanno “lavorando”. Le cartoline saranno anche in vendita perché, aggiunge Flora, “Vorremmo creare un virus che contagi un po’ tutti: il virus delle buone notizie”.

E la buona notizia è proprio questa: è  possibile vivere una vita dignitosa, fatta di bellezza, quando c'è un grembo sociale che ti permette di essere quello che sei, a partire dall'handica che porti sulla pelle.

Il Centro Diurno  “Don Oreste Benzi” della Comunità Papa Giovanni XXIII, è sorto nel 1998 a Cesena per rispondere ai bisogni delle persone in situazione di handicap e di ritardo mentale presenti nel territorio cesenate e alle loro famiglie.

In occasione del decennale, il Centro è stato intitolato a don Oreste Benzi, fondatore della nostra Comunità Papa Giovanni XXIII, scomparso nel novembre del 2007.

«Allora eravamo pochi e con poca esperienza» spiega Flora Amaduzzi, responsabile del Centro Diurno, «ma eravamo animati dallo stesso entusiasmo e fiducia nel Signore che oggi come allora ci guida passo dopo passo indicandoci la strada da seguire che possiamo riassumere in un’unica parola: condivisione!».

Come funziona il Centro Diurno

Il Centro Diurno negli anni si è caratterizzato per essere valida risposta a quelle situazioni di deficit ed handicap grave e gravissimo, individuate sul territorio di Cesena.

«Siamo ormai giunti ai vent’anni di vita e vogliamo fare festa» continua Flora, «Non solo perché negli anni il numero delle persone disabili accolte è aumentato fino alle attuali 16, ma perché abbiamo capito che tra noi, come ben diceva don Oreste Benzi, “non c’è chi aiuta e chi è aiutato, ma ci aiutiamo assieme” a vivere la vita in un rapporto fraterno di reciproco scambio».

Oltre a ricreare in modo positivo un ambiente diurno familiare, vero ambito terapeutico, in cui ogni persona è accolta, valorizzata per quello che è, affettivamente scelta – caratteristica tipica delle realtà di condivisione della Comunità Papa Giovanni XXIII – nel Centro Diurno “don Oreste Benzi” è stata adottata una specifica e qualificata metodologia attraverso la quale proprio le persone con più difficoltà nella comunicazione e nella relazione possono esprimersi e valorizzare le proprie specifiche risorse umane.

«L’obiettivo primario di questo ventennale è di gioire per ciò che il Signore ha operato con noi e far conoscere la Comunità Papa Giovanni XXIII» continua Flora. «Lo vogliamo fare attraverso mostre artistiche, la costruzione di un grande mosaico a muro, mostre fotografiche, un video realizzato dai ragazzi che racconti la storia del Centro Diurno, una pubblicazione con interviste, un evento pubblico con “aperi-cena” realizzato dal Centro Diurno “Il Germoglio” della Cooperativa “La Fraternità” e lo spettacolo musicale sulla Comunità e don Oreste Benzi dal titolo “Portami a casa”; infine, con un incontro–testimonianza con le nostre famiglie che hanno un figlio con disabilità. Ci preme inoltre far conoscere la presenza sul territorio cesenate di una realtà sociale che opera nella condivisione diretta con persone disabili, utilizzando un approccio creativo che valorizza le loro particolari potenzialità e risorse».

#FOTOGALLERY:stomaso#

Guido, 59 anni, in carrozzina e tanta voglia di vivere: «Trasformerò la Notte stellata di Van Gogh in un mosaico…»

Una storia che vogliamo raccontare a tutti e che è esempio del nostro modo di operare con il Signore è quella di Guido, uno tra i primi accolti del nostro Centro Diurno:

«Mi chiamo Guido, ho 59 anni e sono una persona che ha tanta voglia di vivere.
Abito a Cesenatico con la mia famiglia, mia sorella e i cognati.
Sono zio di 5 nipoti e sono uno sportivo. Sono tifoso sfegatato  della Juve ma mi piacciono tutti gli sport. Ho avuto una grande amica, Anna , che mi ha fatto capire i valori della vita e mi ha aiutato a migliorare il mio modo di vivere. Da allora credo nell’amore per la vita.
Aiuto gli altri, perché riesco a farli andare d’accordo. Sono molto grato alla mia famiglia perché mi ha sempre aiutato.
Durante la settimana vado al Centro Diurno, dove incontro tanti amici; ho la possibilità di dipingere, usare il computer e fare mosaico.
Adesso che - in seguito ad un aggravamento della mia malattia - non posso più usare i piedi per fare tutte queste cose, continuo ugualmente dicendo agli altri quello che devono fare al mio posto.
Mi dispiace di non poter più fare da solo, ma in questo modo non ho perso la voglia di vivere.
Sfogliando un libro d’arte sono rimasto colpito dalla Notte Stellata di Van Gogh e ho deciso di riprodurlo in mosaico con l’aiuto di un volontario, Matteo. Dopo di lui mi hanno aiutato anche altri.
Quando l’ho finito mi sono sentito molto contento.
Ho avuto vicino tante persone che mi hanno aiutato e incoraggiato a portare a termine un’opera così impegnativa e gliene sono grato.

Guido è un ragazzo tetraplegico con una grave difficoltà nel linguaggio, che ha avuto la fortuna di crescere in una famiglia che lo ha fortemente voluto, a dispetto dei consigli dei medici di inserirlo in un istituto. Guido non è mai stato scolarizzato poiché ritenuto troppo grave per frequentare con profitto le classi speciali; è rimasto perciò sempre a casa, ha iniziato a frequentare il Centro fin dai primi tempi della sua nascita. La sua disabilità è così grave che non gli permette neppure di scacciare una mosca, vive da 59 anni in carrozzina completamente dipendente da chi lo assiste per ogni necessità, ma non per questo la sua vita è inutile, anzi nel centro ha un ruolo ben preciso perché osserva, ascolta e nelle situazioni sa intervenire con arguzia e ironia.

Guido da sempre ha usato l’arte come canale comunicativo ed espressivo dei potenti vissuti interiori che lo abitano, il suo gesto pittorico ed il suo tratto esprimono un carattere volitivo e appassionato. Seguito dall’insegnante d’arte e dai volontari che si alternano realizza sia dipinti con digito-pressione delle varie parti del corpo, sia intensi mosaici che esprimono una potente energia vitale. Ha partecipato a tutte le mostre che negli anni abbiamo organizzato, riscuotendo notevole apprezzamento di pubblico.

Un’altra delle attività che pratica al Centro è quella di curare il suo profilo facebook, che gli permette di essere in contatto con tanti amici abbattendo l’handicap.

È consapevole dei propri limiti e nel percorso di accettazione, si allea collaborando con gli operatori, nella ricerca di nuovi adattamenti operativi, nella certezza di non essere da solo.

I suoi punti di forza principali sono la curiosità intellettuale, la simpatia e l’ironia, il desiderio di sognare e la capacità di accettare e lanciare sempre nuove sfide, l’alleanza e il sostegno incondizionato della famiglia e la frequentazione del Centro. Con semplicità si mette in gioco stando allo scherzo, lasciandosi prendere in giro e organizzando scherzi a sua volta in particolare verso operatori e volontari; è un modo per interagire alla pari e non essere oggetto di commiserazione.

Il suo carattere positivo si nutre di una profonda religiosità e di una libertà interiore e gratuità che lo portano con naturalezza a regalare le proprie opere, che spesso sono costate molta fatica, ad offrire consumazioni o fare piccoli regali senza voler nulla in cambio, solo per il piacere di farlo.



Valeria De Carolis
18/04/2018
TAG: Arte / Disabilità
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