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EU Migration Pact, il webinar. Ecco cosa è emerso

Il futuro degli strumenti normativi europei per la gestione delle migrazioni.

Il  16 marzo 2022 si è tenuto online il webinar sul Migration Pact EU, organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con l’obiettivo di informare su che cos’è questo strumento e a che punto si trova l'iter della sua attuazione. L'evento ha visto come ospiti influenti rappresentanti delle Istituzioni Europee.
 
La Dottoressa Laura Corrado della Direzione Generale Migrazione e Affari interni, Capo Unità del Coordinamento delle politiche e relazioni inter-istituzionali, ha illustrato il contesto.
 
Il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo è stato redatto e presentato nel novembre 2020 dalla Commissione europea dopo che nel 2016 la riforma del sistema comune di asilo venne approvata dal Parlamento Europeo.
L'iter però si bloccò al Consiglio, principalmente perché la proposta poggiava sulla modifica dei criteri di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di domanda di protezione internazionale, cosa che trovava opposizione da parte di alcuni Paesi.
 
«Il Migration Pact che ne è seguito — ha spiegato Laura Corrado — è una proposta che la Commissione Europea ha prodotto in una visione modulare, a pacchetto, che modifica alcuni regolamenti europei e che ha quindi una valenza anche legislativa per gli Stati Membro. Ogni parte è utile e complementare alle altre».

Rivedi l'evento

 
 

Cosa propone l'EU Migration Pact

 
La Commissione Europea basa dunque la proposta di riforma su tre pilastri:
 
  1. Nuove procedure per stabilire rapidamente lo status all’arrivo;
  2. un quadro comune per la solidarietà e la condivisione della responsabilità;
  3. un cambiamento nell’approccio alla cooperazione con i Paesi terzi, in particolare definendo
 
Più nel dettaglio, tra i tanti, si affrontano i seguenti aspetti:
 
    • i metodi di controllo alle frontiere esterne;
    • le procedure di asilo;
    • una revisione parziale del regolamento di Dublino;
    • meccanismi di solidarietà da parte degli Stati dell’Unione nei confronti dei Paesi membri più esposti ai flussi;
    • una disciplina per la gestione di situazioni di crisi e di forza maggiore causate da pressioni migratorie ingenti (l'emergenza Ucraina ne è un esempio).
 
Laura Corrado ha proseguito spiegando i differenti interessi in gioco portati dai Paesi nel confronto con il Consiglio Europeo: «Possiamo identificare tre gruppi di Nazioni, principalmente in relazione alla loro posizione geografica».
 
Questa la suddivisione proposta:
 
  • Stati Med-5 (Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro). A fronte di un meccanismo che aumenta gli oneri in carico ai Paesi di primo ingresso, temono di non riscontrare un meccanismo di solidarietà altrettanto certo e obbligatorio.
  • Stati Continentale-nordico (Stati del centro e nord Europa). Sono favorevoli ad irrigidire le norme relative alle procedure di ingresso e di asilo, nella prospettiva di proteggere maggiormente lo spazio Schengen libero da frontiere interne.
  • Stati Visegrad 4 (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Repubblica slovacca). Hanno una posizione tradizionalmente contraria a qualsiasi forma di ricollocazione, anche differita nel tempo.
 
Conclude la Corrado: «Per quanto terribile sia il conflitto scoppiato alle porte dell'Europa, e per quanto lo siano le sue conseguenze, l'Unione europea ha mostrato una solidarietà e una compattezza senza precedenti nell'apertura all'accoglienza delle persone provenienti dall'Ucraina. I Paesi hanno dimostrato che è possibile, se c'è la volontà politica, avere una politica comune europea e solidale per la gestione della migrazione e dell'asilo».

I commenti politici all'EU Migration Pact

 
All'intervento tecnico introduttivo hanno fatto seguito due contributi di tipo più strettamente politico.
 
All'On. Pietro Bartolo (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici) la moderatrice Nicoletta Pasqualini di semprenews.it ha chiesto quale fosse la visione ha il suo gruppo politico sul Migration Pact.
L'Europarlamentare, prima di essere nominato, era medico a Lampedusa. Visitava i migranti che approdavano sull’isola; il suo quindi contributo parte dall’esperienza personale. Nella Commissione per le Libertà Civili (Libe) è relatore ombra sul percorso di modifica del Trattato di Dublino.
«Il nostro criterio nel sorreggere la visione politica del Migration Pact è principalmente una attitudine all’accoglienza e al rispetto dei diritti umani», ha detto.
 
Bartolo ha espresso consapevolezza nei riguardi delle differenti sensibilità e interessi che sono in gioco; ha ribadito la disponibilità a lavorare insieme alle altre forze politiche perché si possano trovare punti di incontro concreti.
Gli ha fatto seguito l’On. Salvatore De Meo, di Forza Italia: «Dobbiamo andare oltre ai proclami, scendendo a un livello di concretezza necessario per affrontare il fenomeno migratorio».  Ha portato l'impegno del Partito Popolare Europeo nella costruzione di questo Patto Migratorio, citando ad esempio l'impegno del collega On. Tomas Tobè, relatore della relazione sulla modifica del Trattato di Dublino.
 
Fra gli interventi, Giovanni Paolo Ramonda, Presidente dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, ha ricordato le migliaia di persone in tutto il mondo con cui la Comunità condivide la vita nelle sue case famiglia, strutture di accoglienza. Ha ricordato le donne vittime della tratta, i migranti che finiscono nelle mani dei trafficanti: «Partendo da possibili diverse visioni arriviamo ad una soluzione condivisa, che rispetti i diritti umani fondamentali e la dignità di queste persone», è l'auspicio.



23/03/2022

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