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Bruxelles chiama Italia

Mons. Lemmens, vescovo ausiliare di Bruxelles, stimava molto la Comunità Papa Giovanni XXIII e già da qualche tempo aveva chiesto una presenza nella sua diocesi. Anche se mons. Lemmens ha lasciato pochi mesi fa questa terra, morendo prematuramente per una malattia, il suo desiderio fra qualche mese diventerà realtà: una casa famiglia a Diest, 50 km da Bruxelles.

Nel cuore dell’Europa dove tutto è ben organizzato, dove c’è una risposta per ogni povertà, che bisogno c’era di una casa famiglia? «I servizi sociali rispondono bene ai bisogni della popolazione locale, ma se sei straniero è molto più complicato» spiega Pierpaolo Flesia, responsabile della Zona Centro Europa, che comprende Germania, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti e fra qualche mese anche il Belgio, appunto. «Chi si sposta, soprattutto provenendo dai paesi dell’Est, per trovare lavoro non riesce a integrarsi e spesso finisce sulla strada, cadendo nell’alcol e nella droga. Ci sono delle sacche di povertà anche in questi Paesi ricchi, il bisogno più grande è la solitudine, l’isolamento: quando tu hai tutto, il rischio è che ti isoli. Penso che la casa famiglia possa rispondere proprio a questo grande bisogno, perché crea una rete di relazioni e aiuta a uscire dall’isolamento. La condivisione di vita che viviamo nella casa famiglia stravolge la mentalità del servizio, perché i poveri te li porti in casa tua e vivi insieme a loro: erogare un servizio è molto diverso dalla condivisione di vita».

Bruxelles chiama, l’Italia risponde. In questo caso è stata la famiglia di Alessandra Frison e Andrea Ruffato di Castello Roganzuolo, frazione di San Fior (TV), sposati da 14 anni, aperti all’accoglienza come casa famiglia "Madre dei Poveri" dal 2005. «Partiremo per il Belgio a luglio 2018, per dare la possibilità ai nostri figli di terminare questo anno scolastico già iniziato» dice Alessandra, che insieme al marito e ai loro 6 figli (naturali e rigenerati nell’amore, più uno in arrivo, visto che Alessandra deve partorire a breve) hanno detto sì alla missione.

Alessandra e Andrea Ruffato con la loro famiglia, in partenza per Bruxelles

Nel frattempo vanno avanti i preparativi per la partenza: «A luglio scorso siamo andati in Belgio per visitare la parrocchia che ci ospiterà» spiega Alessandra. «Dovevamo tornarci per definire alcuni particolari e preparare alcuni documenti, ma siccome sono al termine della gravidanza, hanno deciso di venire loro a trovarci, per poter conoscerci meglio». E così nei giorni scorsi (dal 25 al 28 novembre) una piccola delegazione belga è arrivata nel trevigiano per conoscere meglio Alessandra, Andrea e tutta la “banda” e per capire un po’ meglio che cosa sia la Comunità Papa Giovanni XXIII.
«Sono venuti a trovarci il parroco che ci ospiterà e altre 2 persone della parrocchia dove andremo ad abitare, il vicario, più altre 2 persone che lavorano in diocesi» racconta Alessandra.
La piccola delegazione belga ha visitato la cooperativa sociale di Carmignano e la pronta accoglienza di Valdagno. Ha potuto incontrare il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziol e anche Mario Frighetto, missionario in Cile della Papa Giovanni XXIII. E hanno chiesto di visitare Sant’Antonio a Padova prima di ripartire.

«La cosa li ha colpiti di più?» continua Andrea. «Sicuramente la condivisione diretta. Aiutare i poveri loro lo fanno come lavoro, all’interno della Caritas diocesana. Qui hanno visto la differenza tra fare un servizio e vivere con gli ultimi! Nella semplicità e nella verità, con le fatiche e le gioie, hanno sperimentato il senso di essere insieme agli ultimi. Hanno fatto domande molto concrete sulla condivisione: perché scegliete di vivere con loro, quali sono le difficoltà che incontrate, dove sono le famiglie di origine, come vi sostenete... era un aspetto che avevano bisogno di capire». 



Chiara Bonetto
06/12/2017
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