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Giovanni Paolo Ramonda con homeless

Buona Pasqua, festa di una nuova umanità

Gli auguri pasquali del Presidente Giovanni Paolo Ramonda

Massimo Barbiero, un giovane veneziano poco più che ventenne, va a vivere a Nairobi, in Kenya, nella baraccopoli di Soweto. Vive per circa 15 anni nella boscaglia con i Maasai: orfani, disabili, donne che hanno subito violenza, malati e poveri trovano in lui una spalla su cui piangere. Massimo il 6 aprile 2010, a 37 anni, muore cadendo in un burrone in Venezuela dove si era recato come missionario. Oggi prosegue la sua opera Antonio, ritenuto un barbone, che costruisce capanne in legno per i poveri.

Tutto nella fede del Crocifisso-risorto.

Tanti bambini innocenti vengono massacrati nel seno materno con il denaro dello Stato. Dio non vuole che i genitori uccidano i propri figli, come non ha voluto che Abramo sacrificasse Isacco. Tanti giovani si ribellano a questa morte con l’obiezione di coscienza e sostengono la maternità, le mamme che, indotte all’aborto, se trovano un aiuto scelgono di tenere i figli. Lavoriamo per il diritto alla vita, tanti bimbi hanno trovato la gioia dell’esistenza.

È festa del Risorto.

Popoli di profughi. A Reggio Calabria la casa dell’Annunziata accoglie da anni bimbi salvati nella traversata. Molti non ce l’hanno fatta e riposano con le loro mamme in un piccolo cimitero nell’entroterra calabro. La festa della resurrezione ci impegna a condividere la vita con chi fugge per fame, guerra e violenze.

Famiglie sfasciate, padri separati che girovagano, figli in grave sofferenza per l’abbandono precoce. Dio è amante della vita, della coppia, della famiglia: «Ti riprenderò con immenso amore, con affetto perenne ho avuto pietà di te».

Pasqua è la festa della famiglia ritrovata, riconciliata, perdonata. Come quella donna che ha atteso il marito per anni finché il suo cuore è ritornato nel cuore della sposa.

Pasqua è la giustizia di condividere i beni con chi non ha pane, non ha lavoro, non ha scuola, non ha cure. Tre quarti dell’umanità vive nella sofferenza di un deserto arido senza speranza. Da cinquant’anni la Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, oggi in 42 paesi del mondo, condivide i beni per una Pasqua di condivisione e di solidarietà.

 

Pasqua del Signore: Cristo è veramente risorto.

La morte non fa più paura. Se il mondo vive in ciò che piace a Dio, secondo la Parola, avviene la meraviglia: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Voi sarete il mio popolo.»

L’uomo vecchio è stato crocifisso con Cristo per risorgere a vita nuova. Come i primi discepoli, corriamo sovente al sepolcro, ci chiniamo ai piedi dei sofferenti, per mettere la spalla sotto la loro croce, con loro teniamo lo sguardo al Risorto che ci dona la sua pace, Shalòm.

Come Sandra Sabattini, da poco dichiarata “venerabile”, giovane di 23 anni morta improvvisamente investita dall’auto guidata da un ragazzo della sua stessa età. Una “santa della porta accanto” semplice, gioiosa, fidanzata, studente che passava le ore nel contemplare Dio nel creato o inginocchiata – a volte sdraiata – davanti all’Eucarestia in Chiesa, e allo stesso tempo andava a fare le marce con i ragazzi disabili il primo maggio per chiederne il diritto al lavoro.

Pasqua è la festa per una nuova umanità, per costruire la società del gratuito, la civiltà dell’amore.

 

Buona santa Pasqua, gioiosa e di speranza.

 

 



Giovanni Paolo Ramonda

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