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Obiezione di coscienza alle spese abortive (OSA)

Perchè?

La nostra società è una società abortista, in cui si preferisce far fuori il figlio inopportuno che pone un problema, anziché trovare risorse umane ed economiche per permettergli di nascere in condizioni dignitose. Per l’aborto invece i soldi ci sono sempre e per tutti, anche quando chi lo chiede appartiene alle classi sociali più abbienti o, al contrario, è non ha diritto ad usufruire di prestazioni sociali dallo Stato perché irregolare. Manca quasi completamente la considerazione sociale della maternità: fare figli è un fatto privato, un lusso, esaudisce un desiderio personale, alla società non interessa ciò che viene fatto al bambino nel grembo, ma se una mamma sceglie di continuare la gravidanza è una scelta sua che non deve pesare sulla collettività, pertanto viene lasciata sola.

Chi conosce da vicino le difficoltà che affrontano le gestanti, sa che il ricorso all’aborto molto spesso non è una scelta libera e consapevole, come si vuol far credere con la propaganda dell’autodeterminazione, ma è la drammatica conseguenza di solitudine, condizionamenti, pressioni esterne, ricatti, mancanza di politiche sociali che offrano alternative serenamente percorribili.E’ una guerra non dichiarata contro persone impossibilitate a difendersi, i cui diritti sono sistematicamente violati (compreso quello alla privacy, dato che si va a verificare, con la diagnosi prenatale, se risulta portatore di qualche patologia), che provoca un numero di vittime impressionante. E' un modo per scoraggiare la nascita dei figli dei poveri e di quelli imperfetti.

In Italia 97.535 bambine e bambini non ancora nati uccisi con l’aborto di Stato nel solo 2014 (270 ogni giorno), circa 5.600.000 soppressi dall’approvazione della legge 194/78. Particolarmente gravi ed ingiusti sono il cosiddetto aborto "terapeutico", praticato anche fino alla 24a settimana di gestazione, se il bambino ha o anche solo se è a rischio di qualche patologia, e quello farmacologico, che comporta conseguenze più gravi sulla donna.
L’aborto inoltre procura una ferita incancellabile alle mamme che lo hanno praticato, esse restano segnate per tutta la vita, portatrici di un dolore scomodo che non si vuole ascoltare e ammettere. Diverse  hanno pesanti conseguenze a livello psicologico e psichiatrico (sindromi post-aborto), che emergono anche a distanza di anni. Anche tanti papà e tanti fratelli e sorelle ne rimangono segnati.

Tutti questi aborti avvengono in strutture pubbliche e sono interamente finanziati coi soldi dei contribuenti. L’aborto è pagato coi soldi di tutti noi cittadini, e questo in ogni caso.

Come avviene questo?

Per ogni aborto le Regioni rimborsano alle strutture ospedaliere in cui avvengono (Aziende USL, Aziende Ospedaliere, cliniche private accreditate) mediamente 1.100 Euro (DRG n° 380 aborto chirurgico in day hospital).
Perciò solo i costi diretti dei 97.535 aborti eseguiti nel 2014 assommano a 107 milioni di Euro, circa lo 0,1% della spesa sanitaria complessiva. A questo vanno aggiunte anche le visite mediche e gli esami diagnostici precedenti l’intervento.

Da dove vengono questi soldi?

Dal gettito fiscale delle Regioni: addizionale Irpef, Irap, bollo auto e altre tasse.

Inoltre le Istituzioni sostengono economicamente anche altre azioni che comportano la morte di bambini non nati:

  • Medici, ostetriche, infermieri… nei pronto-soccorso ginecologici e nei consultori dedicano ampio tempo a fare visite e certificazioni per le pillole del giorno dopo e le spirali, prodotti con possibile effetto abortivo;
  • lo Stato  italiano finanzia attraverso  l'Unione europea programmi di ricerca che prevedono la distruzione di embrioni umani e organizzazioni internazionali che praticano aborti e/o ne promuovono la diffusione;

E’ ragionevole dunque ipotizzare che complessivamente la spesa per il sostegno alle pratiche abortive possa essere almeno doppia della cifra sopra indicata (quindi ca. 220 mln Euro).

Questo meccanismo si regge sul fatto che nessuno fa nulla per contestarlo. Finché nessuno deciderà di togliere il proprio sostegno, disposto anche a pagare di persona, questo finanziamento all’aborto rimarrà sempre in piedi.
La donna che abortisce non spende nulla, nemmeno un ticket, anche se fosse la donna più ricca d'Italia. Paghiamo tutto noi, al 100%. La nostra è una collaborazione materiale al male: senza questi soldi gli aborti non avverrebbero. E quindi ne siamo corresponsabili. Come possiamo accettare che i soldi che paghiamo con le tasse siano usati per sopprimere delle vite umane innocenti e alimentare una cultura di morte che genera morte?
Nessuno di noi darebbe un centesimo a chi ci chiede soldi per uccidere dei bambini. Eppure siamo costretti a pagare di tasca nostra queste spese di morte! L'obiezione di coscienza è un diritto umano fondamentale riconosciuto dalla nostra Costituzione. sta ad ognuno di noi esercitarlo, anche pagandone le conseguenze.
Anche un ginecologo che esercita il diritto all’obiezione di coscienza sul luogo di lavoro riconosciuto dalla legge, deve però pagare quegli stessi aborti coi suoi soldi.

Contemporaneamente le forme di sostegno economico specifiche per le maternità difficili sono di importo modesto e limitate solo a famiglie in grave disagio economico (es.: assegno di maternità, assegno per il terzo figlio) o necessitano di determinati requisiti, come avere una residenza e spesso anche un lavoro (es.: assegni familiari, detrazioni, graduatorie per le case popolari). Solo recentemente ci sono timidi segnali di cambiamento. E questo nonostante che il nostro Stato affermi a parole di “riconoscere il valore sociale della maternità e di tutelare la vita umana dal suo inizio” – legge 194/78 art. 1, ed in violazione della stessa Costituzione agli artt. 2, 3, 31, 32.

Inoltre oggi centinaia di migliaia di bambine e bambini sono uccisi anche nell’effettuazione delle diverse pratiche di fecondazione artificiale, che riducono l’uomo ad un prodotto industriale e in cui la maggior parte degli embrioni prodotti sono destinati a morte certa (almeno il 90% di quelli concepiti).
Infatti le tecniche di fecondazione artificiale non sono inserite nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ma esiste un fondo statale di 6,8 milioni di Euro istituito dalla Legge 40/2004 (art. 18) per favorire l’accesso a queste tecniche, ed ulteriori stanziamenti delle Regioni, per pagare i costi legati a queste prestazioni. A seconda delle Regioni, queste prestazioni sono gratuite per chi vi accede o in regime di compartecipazione alla spesa (pagamento di un ticket), in base a diversi parametri quali il tipo di tecnica, l’età della donna, il numero di tentativi, il fatto che sia omologa od eterologa.
Tuttavia è difficile quantificare l’importo di questi costi, che peraltro variano da Regione a Regione.

Obiettare: un dovere!

Riguardo a queste pratiche che mettono a rischio la vita di numerosi esseri umani, san Giovanni Paolo II, nell’enciclica Evangelium Vitae, scriveva che le leggi che lo permettono “non solo non creano nessun obbligo per la coscienza, ma sollevano piuttosto un grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza.” (n. 73). Così pure papa Francesco ha affermato: “La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all'obiezione di coscienza, che ha tante conseguenze sociali". (discorso all’Associazione medici cattolici italiani 15/11/2014).

Riguardo poi all’obiezione fiscale don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha affermato: "E' un sacrosanto diritto rifiutarsi di finanziare attività contro la vita". E il teologo don Carlo Rusconi: “se non posso sottrarmi all’obbligo di contribuire all’aborto di stato, cosa che ripugna alla mia coscienza, (…) il sistema fiscale è ingiusto e quindi non sono moralmente tenuto ad adeguarmici, sono invece moralmente tenuto a tentare di oppormi.” Ribellarsi è giusto ed è possibile!

Che cos'è?

L’Obiezione di coscienza alle Spese Abortive (OSA) è un’azione nonviolenta di pressione sulle Istituzioni pubbliche che, contestando alla radice l’assurdità di finanziare l’uccisione della vita nascente, chiede che esse cessino ogni sostegno economico alla pratica abortiva e che dirottino i relativi fondi per sostenere la maternità difficile e tutelare la vita umana nascente.
E’ un gesto di disobbedienza civile in cui una persona decide di far cessare ogni sua collaborazione alle pratiche abortive, e pertanto trattiene una cifra dalle tasse dovute alla Regione (addizionale Irpef, bollo, Irap…) e la versa a un’associazione pro-life: disobbedisce così a una legge profondamente ingiusta, disposto a subirne le conseguenze se necessario.

L’obiettivo minimo da raggiungere consiste nella cosiddetta opzione fiscale: chiedere che sia  data  ai  contribuenti  la  possibilità  di  scegliere,  al  momento  della  compilazione  della dichiarazione dei redditi, se destinare una quota parte delle loro tasse a coprire i costi degli aborti e delle fecondazioni artificiali o a dare maggiori aiuti alle gestanti, analogamente a quanto già avviene per il 5 per mille e l’8 per mille.
Può scegliere l’OSA ogni cittadina/o italiana/o maggiorenne. Con tale adesione egli compie un preciso atto politico: manifesta la sua opposizione alle spese abortive e contribuisce alla costruzione di un mondo in cui la vita nascente è rispettata.

La campagna OSA è nata all’interno dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII nei primi anni ’90.

Come si fa?

La scelta dell’obiezione alle spese abortive si concretizza in 3 azioni precise:
 

  1. versamento di una cifra a favore di una realtà opera in difesa della vita nascente (si segnala in particolare il progetto  ‘Maternità difficile e Vita’  della Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha lo scopo di aiutare le madri che hanno deciso di abortire a riconsiderare la loro decisione e di sostenere le madri che incontrano difficoltà nel portare avanti la loro gravidanza)
  2. ‘autoriduzione’ della medesima cifra al momento del pagamento di una tassa destinata alla Regione (addizionale Irpef o bollo auto)
  3. invio di una ‘dichiarazione di obiezione’ al Presidente della Repubblica, al presidente della propria regione e all’Agenzia delle Entrate


Riguardo alla cifra da obiettare, si suggerisce l’importo di 5 Euro, che è quello che ogni contribuente destina mediamente agli aborti, pari all’importo dei fondi che lo Stato eroga per le pratiche abortive (220 milioni di Euro) rapportato al numero dei contribuenti italiani (41 milioni).

L’obiezione è un atto pubblico, quindi è bene che ogni obiettore pubblicizzi al massimo il suo gesto presso amici, conoscenti, stampa locale…

Chi per qualche motivo non può o non se la sente di fare un gesto di disobbedienza civile, può comunque diventare sostenitore dell’obiezione attraverso la azioni indicate ai punti 1) e 3) qui sopra (versamento a una realtà pro-life e invio della dichiarazione). Questa strada non comporta alcuna conseguenza amministrativa per chi la sceglie.

Chi invece sceglie di non pagare una parte delle proprie tasse può essere soggetto nel tempo a conseguenze amministrative. In particolare l’Agenzia delle Entrate, dopo l’invio di comunicazioni e cartelle esattoriali, può passare la pratica all’esattoria (Equitalia) che potrebbe procedere ad alcune azioni per ottenere le cifre non versate, in particolare il fermo amministrativo del veicolo di proprietà dell’obiettore.
Tuttavia la cifra obiettata è così bassa che di solito questi meccanismi si attivano dopo diversi anni, se l’obiezione è ripetuta ogni anno.
Anche questi eventi sono importantissime occasioni di sensibilizzazione e per trovare sostegno alla causa dell’obiezione.

Per maggior dettagli sulle modalità pratiche si rimanda alla scheda ‘flusso OSA’.

 

Materiale scaricabile:

Dichiarazione di obiezione di coscienza alle spese abortive
Scheda OSA
Flusso OSA
Volantino
 

Per saperne di più

Associazione ‘Comunità Papa Giovanni XXIII’
Ambito di condivisione ‘Maternità difficile e Vita
        Andrea Mazzi 348 2612771 referente Campagna OSA
        Daniela 349 3339377
E-mail: campagna.osa@apg23.org
Numero Verde 800.035.036

 

 

 

 
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