Papa Francesco in Colombia cerca la pace difficile

armi puntate nella foresta; uccisi attivisti per i diritti umani

Papa Francesco andrà in Colombia, dal 6 all'11 settembre 2017. La sua visita crea attese da parte dell'80% dei cattolici del paese e da parte degli opinionisti interessati al processo di pacificazione del paese sudamericano.
 
Ad inizio anno decine di contadini ed attivisti avevano occupato pacificamente per qualche tempo la sede del ministero degli interni di Bogotà: denunciavano i  «120 difensori dei diritti umani e leader sociali, in maggioranza donne, assassinati negli ultimi 14 mesi».
 
Concordano le fonti che denunciano il perdurare della situazione di tensione nel paese:
 
Almeno 127 omicidi di leader sociali ed attivisti si sono contati nel 2016 secondo le Nazioni Unite ; e la mattanza è proseguita nel 2017: in Parlamento Angela Robledo, rappresentante alla Camera della Colombia per il partito Alianza Verde ha denunciato a marzo di quest'anno: «22 leader della società civile sociali sono stati assassinati in questi 3 mesi».
 
E tutto questo nonostante gli accordi per la pace sottoscritti dal governo del presidente Juan Manuel Santos e le Farc il 25 agosto del 2016, in parte modificati dopo la bocciatura al referendum popolare del 2 ottobre 2016. Sono proseguite anche in parallelo le trattative del governo di Bogotà ed i vertici dei guerriglieri dell'Eln (Esercito di liberazione nazionale); il Presidente, insignito anche del Premio Nobel per la pace, ha difeso la portata del suo lavoro in una recente intervista su Avvenire.
 
Il timore della società civile e delle organizzazioni internazionali che lottano per la difesa dei diritti umani  è però che gli accordi di pace possano celare in realtà la spartizione dello sfruttamento del territorio.
 
La Rete Italiana Colombia Vive ha scritto il 18 luglio 2017 una lettera a Papa Francesco, denunciando: «La violenza paramilitare è ogni giorno più forte in Colombia ed il Governo non fa niente per fermarla». Nel documento intestato a Sua Santità spiega:  «I gruppi paramilitari ed i suoi finanziatori stanno approfittando della smobilitazione della guerriglia delle Farc per controllare le zone rurali colombiane»; cita poi le parole del Vescovo della diocesi di Apartadò, sul cui territorio vi sono state anche ripetute incursioni di esponenti del gruppo paramilitare Agc (Autodefensas Gaetanistas de Colombia). Il Vescovo Monsignor Hugo Alberto Torres Marín a più riprese ha denunciato «la violenza paramilitare che tormenta la sua diocesi e la poca attenzione da parte dello Stato colombiano». La lettera al Papa termina con un appello: «Santo Padre, la preghiamo di incontrarsi con altre realtà della Colombia, lontane e silenziate dalla versione ufficiale del governo e degli organi statali. In tal modo, conoscendo l'altra realtà delle vittime, sia lei l'amplificatore del loro grido per la verità, riparazione e non ripetizione. Le chiediamo che includa nella sua agenda contadini, indigeni, afrodiscendenti, difensori dei diritti umani che, da decenni, stanno rischiando la loro vita per costruire e conseguire una pace con giustizia sociale, stabile e duratura».
 
Al margine degli incontri istituzionali, a parziale risposta, è previsto l'incontro del Santo Padre con con alcuni esponenti delle comunità indigene colombiane.
 
Sul territorio è presente anche Operazione Colomba, corpo di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, che dal 2009 realizza un progetto nonviolento di protezione della popolazione civile, all'interno della Comunità di Pace di San José de Apartadò. Più volte i volontari hanno segnalato minacce da parte di gruppi paramilitari ai danni di civili inermi. La Comunità di Pace dal 97  si è dichiarata neutrale rispetto al conflitto armato, e ha pagato questo cammino nonviolento subendo l'uccisione di 300 suoi membri. Il timore è che l'acuirsi della tensione possa portare all'espulsione dal paese degli attivisti per i diritti umani stranieri presenti nell'area. Ecco il racconto di una volontaria.
 



Marco Tassinari
04 Agosto 2017
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