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Prostituzione: vietato l'acquisto

Convergenza di esperti ed esperienze internazionali sulla necessità di fermare la domanda. Intervista all'On. Bini prima firmataria della proposta di legge.

Lo scorso 19 Gennaio, a Roma, presso la Camera dei Deputati, si è tenuto il seminario “Contro la schiavitù della prostituzione”, promosso da due coraggiose parlamentari che hanno presentato disegni di legge per la proibizione della prostituzione in Italia e che per questo hanno ricevuto numerose derisioni, nonché minacce. Caterina Bini alla Camera, Francesca Puglisi al Senato.

Il seminario ha visto la partecipazione di ospiti provenienti da tutto il mondo per condividere le diverse esperienze in materia. Don Aldo Buonaiuto ha portato l'esperienza, unica, della Comunità Papa Giovanni XXIII. Unica perché non si trovano altre esperienze internazionali con il metodo di lavoro ed i numeri della Comunità di don Benzi: 30 unità di strada con cento volontari che ogni settimana propongono alle donne vittime di tratta di uscire dalla strada, settemila donne liberate in 25 anni. Numeri che impressionano gli ospiti internazionali.

Gregoire Thery di CAP International ha spiegato la recentissima legge francese, approvata neanche un anno fa. Legge basata sull'idea che la prostituzione è una violazione della dignità della persona ed è una forma di violenza. Legge che all'articolo 20 prevede il divieto di acquisto dell'atto sessuale. Reato che diventa penale in caso di reiterazione. L'ospite francese ha spiegato che la legge francese asserisce che nessuno ha il diritto di sfruttare la precarietà e la vulnerabilità di un'altra persona.

Tain Bien-Aimè, statunitense, ha portato l'esperienza  di CATW, un movimento globale per mettere fine alla tratta e allo sfruttamento sessuale. L'ospite nordamericana ha sottolineato che il consenso della vittima non è rilevante ai fini della tratta di persone. Inoltre, ha ricordato che la Convenzione ONU contro la tratta, il cosiddetto Protocollo di Palermo, raccomanda all'art. 9 di colpire la domanda, i clienti.

Agnete Strøm, norvegese, ha spiegato la differenza fra la legislazione svedese e quella norvegese. In Svezia la legge è incentrata sull'uguaglianza tra uomini e donne, mentre in Norvegia il criterio principale è quello di ridurre la tratta di esseri umani e ridurre lo sfruttamento sessuale. A distanza di alcuni anni dall'approvazione della legge in Norvegia (2009) si è osservato un cambiamento di atteggiamento nella popolazione maschile. Gli uomini giovani in Norvegia hanno cambiato il loro atteggiamento nei confronti dell'acquisto di sesso di più rispetto agli uomini più anziani. Dunque, la legge ha avuto un effetto normativo sul comportamento delle persone.

Molto interessante anche l'intervento di Marie Merklinger, ex prostituta tedesca, che si considera una sopravvissuta ed ora porta avanti la sua battaglia all'interno del movimento SPACE International. Infine, sono stati numerosi gli interventi del mondo femminista italiano. Elvira Reale, dell'UDI di Napoli, ha sottolineato che bisognerebbe estendere alle vittime di prostituzione i diritti delle donne vittima di violenza, sanciti nella Convenzione di Istanbul.

SAVE THE DATE: 8 febbraio contro la tratta delle donne

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INTERVISTA ALL'ON. CATERINA BINI

Onorevole Caterina Bini

«Professioniste che si autogestiscono? È solo un mito»

di Manuela Petrini

Sfruttate, vendute, seviziate, abusate ancora prima di essere costrette a prostituirsi. E poi, oltre al danno la beffa: picchiate se non "guadagnano" abbastanza soldi. È quello a cui vanno incontro le oltre 100 mila donne – per la maggior parte straniere, e in molti casi minorenni – obbligate a vendere il loro corpo sui viali a luci rosse delle città italiane.

Proprio per mettere fine a questa spirale di violenze e per debellare in maniera definitiva la prostituzione, l'Onorevole Caterina Bini, deputata del PD, lo scorso luglio ha presentato una proposta di legge, di cui è prima firmataria, nella quale chiede che venga modificato l'articolo 3 della legge 20 febbraio 1958 per introdurre sanzioni per chi si avvale di prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione. «Questa proposta di legge è nata dall'incontro con la Comunità Papa Giovanni XXIII e dal confronto con i ragazzi dell'Agesci – ha spiegato la Bini –. Sulla prostituzione si va per luoghi comuni, i dati sono una materia oscura, sepolta dalla criminalità organizzata che gestisce a proprio piacimento i corpi delle donne».

Quale è il senso di questa iniziativa?

«Contrastare la domanda, perché nel momento in cui si riduce la domanda anche l'offerta tende a calare. La legge Merlin punirebbe – uso il condizionale perché è d'obbligo – lo sfruttamento, la prostituzione minorile, l'adescamento e l'induzione alla prostituzione, ma nei fatti non ha funzionato. Per ridurre lo sfruttamento l'unico modo è far sì che non ci sia più domanda, in modo che anche l'offerta vada a calare e gli sfruttatori non trovino più mercato».

Qual è l'obiettivo?

«Punire il cliente, perché noi consideriamo la donna che è sulla strada una vittima. I dati ci dicono che dove la prostituzione è stata legalizzata, non ha funzionato. Non lo diciamo noi, ma il governo tedesco e il sindaco di Amsterdam, che considerano falliti i loro modelli di legalizzazione, perché lo sfruttamento che doveva essere debellato, nei fatti è ai massimi europei e internazionali. Questo perché gli sfruttatori si spostano dove c'è più domanda. E non è vera l'idea per cui dove ci sono le case chiuse o i quartieri a luci rosse le donne si auto-organizzano in forma di cooperative autogestite. Questo mito per cui sono una sorta di professioniste che gestiscono il loro corpo in autonomia non si è rivelato vero: loro stanno in vetrina, ma dietro di loro ci sono le organizzazioni criminali. Credo che questo tema vada sollevato con forza, non si può più mettere la polvere sotto il tappeto e bisogna assolutamente far sì che in un Paese civile si affronti questa tematica debellando il tema dello sfruttamento, della tratta e della schiavitù».

È un argomento legato anche al problema degli enormi flussi migratori. Come è possibile colpire all'origine lo sfruttamento di queste ragazze?

«Sicuramente con più controlli, anche perché queste ragazze ci raccontano tutte la stessa storia. Vengono contattate per un lavoro da badante, da colf, da baby sitter, nei fatti si ritrovano in un appartamento picchiate, violentate, messe su una strada e poi finiscono veramente schiave, non hanno più neppure la libertà di dire che sono schiavizzate. Quindi questo ci deve far riflettere. Anche il fatto che la terza industria della criminalità organizzata per fatturato a livello internazionale sia quella della prostituzione, credo che non possa essere più un tema che viene taciuto».

C'è un confronto a livello europeo per quanto riguarda la legislazione e gli interventi di polizia?

«Sicuramente un confronto è importante. Noi oggi abbiamo a questo convegno rappresentati di altri Paesi europei che ci vengono a spiegare come funziona nei loro Paesi. È una battaglia anche a livello europeo, con la Svezia che è partita per prima, con la Norvegia, e la Francia che da poco ha adottato questo modello. Il Parlamento europeo ha firmato una risoluzione che invita gli Stati membri ad adottare questo modello. Più c'è confronto europeo – sia in termini politici e quindi di sensibilizzazione pubblica, sia di rapporti tra i ministeri e quindi di relazione tra le forze dell'ordine – più questo è un modello che può avere la sua efficacia».

Riguardo la legge, c'è stata una grandissima fretta per approvare quella sulle unioni civili, che poi si è dimostrata riguardare una sparuta minoranza. Su questo problema invece, che interessa moltissime persone, la legge è ferma. Lei ha detto che spera venga approvata entro questa legislatura.

«Non direi che c'è stata fretta sulle unioni civili, perché se pensiamo a quando è stata proposta per la prima volta, era ministro Rosy Bindi, sono passati vent'anni. Questa legge è stata presentata a giugno, sono passati solo pochi mesi. Contiamo di poterla calendarizzare quanto prima».

Ce la farete?

«Speriamo, ci lavoriamo con forza e tenacia».

(tratta da In Terris)

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LA CAMPAGNA

Nuove adesioni e tanti appuntamenti

Continua la battaglia della Comunità Papa Giovanni XXIII per la liberazione di tante donne, tra cui moltissime minorenni, vittime dello sfruttamento sessuale a scopo prostitutivo.

Al sito www.questoeilmiocorpo.org potete trovare dati aggiornati, le nuove adesioni arrivate da importanti associazioni nazionali e gli appuntamenti previsti nel mese di febbraio

 



Luca Luccitelli
23/01/2017
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