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Il vescovo prega per la vita nascente

«Il grado di civiltà di una società è dato dal rispetto della vita»

Giovedì 24 novembre è stato un momento particolarmente importante e lieto per i fratelli della Comunità Papa Giovanni XXIII: per la prima volta l'arcivescovo di Modena don Erio Castellucci, da poco più di un anno pastore della Diocesi, ha infatti preso parte alla “preghiera pubblica per la vita nascente” che si tiene davanti al Policlinico cittadino. All'evento ha preso parte anche Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII e successore di don Oreste Benzi. La notizia della visita si era rapidamente diffusa nei giorni scorsi sul territorio modenese, dove sono presenti numerose persone e associazioni che operano per la vita e per la famiglia, e a questo momento erano presenti un centinaio di persone. Insieme hanno recitato un rosario meditato ad hoc. Mons. Castellucci si è rivolto alle persone presenti richiamando all'impegno dei credenti: «Esiste, nella nostra società, un affievolimento della coscienza su questo tema; è possibile contrastarlo in modo evangelico attraverso la testimonianza e la preghiera. L'attentato contro la vita, in particolare quella indifesa ed innocente, è un peccato gravissimo, noi cristiani dobbiamo mantenere viva la coscienza negli uomini. Il grado di civiltà di una società non è dato dal progresso tecnico ma dal rispetto della vita, specialmente quando è debole».

Da parte sua Ramonda, proprio in questa occasione, ha commentato l'annuncio dato dal Papa in occasione della presentazione della lettera apostolica Misericordia et misera: «L'allargamento a tutti i sacerdoti della possibilità di assolvere dal peccato di aborto, voluto da Papa Francesco, è una bella notizia soprattutto per le tante donne che incontriamo e che non sanno darsi pace per aver abortito, una rinascita è sempre possibile».

La preghiera per la vita nascente è un momento che la Comunità Papa Giovanni XXIII promuove davanti agli ospedali in cui si praticano gli aborti, a partire da un'idea di don Oreste, che per primo la avviò davanti all'ospedale di Rimini, come forma di vicinanza e ultima mano tesa alle gestanti mentre entrano per l'aborto. Un’occasione per aiutare non solo le bimbe e i bimbi che stanno per essere soppressi ingiustamente con l'aborto, ma anche per aiutare la società, a partire da noi stessi, a prendere coscienza di questa profonda ingiustizia. Solo al Policlinico cittadino sono 12 i bimbi che mediamente perdono la vita ogni settimana (648 in un anno). A Modena la preghiera ha luogo dal 2000 tutti i giovedì mattina, dalle 6,50 alle 7,30.

Un interessante sviluppo di questa preghiera è la sua apertura in senso ecumenico. Nei mesi scorsi infatti ci sono stati contatti tra membri della Comunità Papa Giovanni XXIII e appartenenti delle comunità ortodosse ed evangeliche presenti in città, in cui è emersa una sensibilità condivisa verso questi bambini ed i loro diritti. Per questo nei prossimi mesi prenderà avvio una preghiera pubblica ecumenica davanti al Policlinico; una forma di ecumenismo della carità, un segno che l'attenzione verso questi piccoli supera le differenze e tanti credenti in Cristo, pur mantenendo ciascuno la propria identità, si uniscono per uno scopo comune.

La stessa preghiera ha luogo anche davanti a diversi altri ospedali d'Italia, e ha già visto la partecipazione di alcuni vescovi, in particolare attualmente partecipano costantemente il vescovo Douglas Regattieri a Cesena ed il vescovo Luciano Pacomio a Mondovì.



Andrea Mazzi
26/11/2016
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