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Centro Italia, 24 agosto: un anno dopo, un nuovo inizio

La casa famiglia di Tolentino vive ancora da sfollata, ma a breve inizieranno i lavori di costruzione

Il 24 agosto 2016, e poi ancora il 30 ottobre, sono date che hanno segnato la storia dell’Italia centrale: la terra ha tremato con violenza e in pochi istanti campanili, case, scuole, interi paesi sono crollati. Insieme ai muri è stata distrutta anche la vita delle persone che li abitavano, che chissà quando e chissà in che forma la potranno riavere indietro. Quelle date rimangono fisse nella memoria di tutti, sia di chi ha vissuto sulla propria pelle il terremoto, e poi l’inverno in cui la neve ha ricoperto le tende e l’estate torrida sotto i tetti di lamiera, sia di chi, da lontano, si è lasciato toccare da questa tragedia.
Tra quelli che la notte del 24 agosto sono corsi in strada con quel che indossavano c’è una famiglia speciale. Ha un nome evocativo, “Nostra Signora della Pace”: è la Casa Famiglia della Papa Giovanni XXIII che dal 2001 viveva in una vecchia canonica a Tolentino.

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Dopo la scossa del 24 agosto Valentino e Roberta, il papà e la mamma della casa famiglia, avevano scelto nonostante la preoccupazione di rimanere, dormendo tutti insieme al piano terra, in una stanza costruita in cemento armato - un po’ accampati, ma al sicuro. Poi, quando le scosse di assestamento si sono stabilizzate, la famiglia si è riappropriata pian piano della casa.

Fino alla mattina del 30 ottobre, quando le pareti delle case di Tolentino hanno ricominciato a tremare.
Roberta era in cucina a fare colazione insieme a Sirin, un occhio cieco e l’altro che vede appena, a Giuseppe, che è paraplegico ed è in carrozzina, e a Giacomo, che ha 77 anni ed è il nonno di tutti. Valentino si è precipitato in camera delle figlie Alessia e Ilaria e le ha riparate nel suo abbraccio sotto lo stipite della porta, mentre Federico non è riuscito a portare via dalla loro stanza in mansarda Giulio, che ha una paralisi cerebrale ed è rimasto pietrificato dalla paura.

“Quando ci siamo sposati abbiamo scelto di aprire la porta della nostra casa”, dice Valentino. “Per 15 anni abbiamo accolto, e poi tutto d’un tratto ci siamo ritrovati ad essere accolti. Io e Roberta abbiamo una sola parola: andare avanti”. Abitano da allora nella casa Domus San Giuliano di Macerata, grazie alla disponibilità della Diocesi, insieme ad altre famiglie sfollate. Valentino e Roberta fanno di tutto per mantenere una parvenza di normalità e ogni giorno hanno accompagnato i cinque figli a scuola (tre sono naturali e due adottati, nati o incontrati tra la Bolivia, dove sono stati missionari per tre anni, e l’Italia) a Tolentino e Macerata. Giulio non ha mai saltato un allenamento: fa il portiere, il calcio è sempre stata la spinta più grande a mettersi in piedi e non potrebbe rinunciarvi per nulla al mondo - né i suoi compagni, che lo chiamano guerriero, potrebbero rinunciare a lui!

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Certo non è stato un anno facile. Sono pigiati in poche stanze, in una casa di poco più di 70 metri quadrati e in cucina fanno fatica a sedersi tutti e dieci attorno al tavolo. Sirin ha perso i riferimenti che le erano famigliari e ci ha messo molto ad orientarsi in uno spazio così pieno di mobili. Giuseppe ha dovuto rinunciare a molta della sua autonomia, perché la casa è stretta e rialzata e non gli consente di muoversi con la carrozzina. Inoltre, tutti questi cambiamenti hanno turbato non poco nonno Giacomo, che ogni giorno, per un anno, ha preparato la borsa con le sue poche cose per tornare a casa.
E adesso, finalmente, è quasi ora di prepararle davvero, le valige. Fin dal giorno del terremoto tutti si sono adoperati perché la Casa Famiglia “Nostra Signora della Pace” potesse tornare ad esprimere a pieno la propria vocazione. Perché i suoi abitanti potessero tornare ad avere una vita normale, anche se non in quella che era la loro casa.

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Grazie al sostegno del Comune di Tolentino, che è sempre stato orgoglioso della loro presenza tra gli abitanti, della Diocesi, che pensa siano un segno importante, di tutta la Comunità e soprattutto di chi li ha sentiti raccontare la loro storia negli ultimi mesi e ha deciso di sostenerli, oggi sappiamo che prima della fine del 2017 inizieremo a costruire la nuova abitazione.
Il lotto di terreno edificabile è stato acquistato; la casa è stata disegnata per essere adatta alle esigenze di Giulio, Sirin, Giacomo, Giuseppe e degli altri che busseranno alla sua porta. Sarà non solo priva di barriere architettoniche, ma anche all’avanguardia: prefabbricata e in legno, quindi antisismica, più economica rispetto ad una in muratura, più veloce da costruire ed ecosostenibile. Le aziende costruttrici hanno ricevuto il progetto e aspettiamo a breve i loro preventivi.

Come tutti coloro che hanno vissuto il terremoto, Valentino, Roberta e i loro figli non potranno mai dimenticare le date in cui la terra ha tremato, perché è stata la loro casa a spaccarsi e la loro vita ad essere sconvolta. Ma se potranno riavere un luogo dove tornare ad essere la casa famiglia “Nostra Signora della Pace”, allora forse il 24 agosto e il 30 ottobre non porteranno con sé solo il ricordo vivissimo di una distruzione, ma anche quello di un nuovo inizio.


Ricostruiamo insiema la Casa Famiglia di Valentino e Roberta.



Redazione

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