Eventi




Vi scrivo dalla Russia

Diario di viaggio dei giovani in Russia

Bologna, venerdì 5 agosto 2016

Siamo in nove all'aeroporto di Bologna in attesa del volo, destinazione Astrakhan, Russia. Il gruppo non è proprio al completo, dato che quest'estate ci siamo preparati in dieci. Portiamo comunque con noi anche chi non ha potuto partire! Se oggi siamo qui, zaini in spalla, Pane Quotidiano alla mano e adrenalina in corpo, lo dobbiamo all'unanime “sì” dal quale tutto ha avuto inizio: il “sì” dei missionari che vivono in Russia, disponibili ad accoglierci fraternamente e a raccogliere con noi la sfida del primo esperimento di Campo fuori le Mura in Russia, e il nostro “sì” a questa proposta alternativa per le vacanze estive!

Astrakhan, Sabato 6 Agosto

Dopo ore di viaggio e attesa, finalmente muoviamo i primi passi sulle strade di Astrakhan. Che il cammino abbia inizio!

Astrakhan, Domenica 7 agosto

La celebrazione della domenica nella piccola, ma molto viva, parrocchia di Astrakhan è per noi la prima vera occasione di incontro con la comunità cattolica del luogo. Al rinfresco offerto dalla parrocchia ci seguono con curiosità i ragazzi africani, studenti dell'università di Astrakhan. Con loro non serve saper parlare il russo, si può comunicare in inglese, in francese o in portoghese! È anche attraverso i loro volti che la società di Astrakhan si presenta a noi fin da subito in tutta la sua multietnicità. Una volta rotto il ghiaccio, lo scambio si fa presto vivo e rilassato e tra una battuta e l'altra entriamo in contatto anche con le loro fatiche; quelle di giovani che, per potersi garantire un'istruzione universitaria, vivono molto lontani dai loro Paesi, immersi in una cultura molto distante dalla loro e con parecchie difficoltà di integrazione e di relazione. Incoraggiati dalla piacevole atmosfera, decidiamo di passare un pomeriggio di svago con loro e con i bimbi della casafamiglia in una spiaggetta in riva al fiume. E, dato il caldo torrido... come non concedersi un tuffo nel Volga?

#FOTOGALLERY:spiaggia#

Astrakhan, Lunedì 8 agosto

Dopo i primi due giorni trascorsi insieme ad Astrakhan, ci dividiamo in due gruppetti per motivi logistici: 4 persone rimangono ad Astrakhan, dove si spenderanno tra Casa Famiglia e unità di strada, mentre 5 persone partono per Elista, dove li attendono Casa Famiglia e Centro Diurno. Da questo momento si entra nel vivo del campo!

Elista, martedì 9 agosto

Dopo un viaggio di 4 ore nella steppa, a bordo di una poco confortevole marshrutka, il panorama che si presenta al gruppo partito per primo è completamente diverso da quello lasciato alle spalle, sembra di essere approdati addirittura in un altro Paese! I monumenti del centro, le case e i tratti così marcatamente orientali delle persone, ricordano più la Cina che la Russia! In effetti, la Repubblica autonoma della Calmucchia è una regione peculiare all'interno della Federazione e si discosta parecchio dall'idea che abbiamo del "mondo russo". Qui la popolazione è in prevalenza di etnia mongola e il buddhismo è la religione prevalente. Tutte queste scoperte non fanno che aumentare la curiosità e la voglia di addentrarsi nella conoscenza della nuova realtà. E poiché vivere la pace significa anche accostarsi con rispetto alle altre fedi e costruire ponti, anche nella semplicità di un incontro conoscitivo, decidiamo di fare visita al tempio buddhista della città, il più grande d'Europa. Ringraziamo la guida del tempio e i monaci per averci accolti e accompagnati con grande disponibilità e generosità!

Elista, mercoledì 10 agosto

Ad Elista, la presenza ortodossa è sicuramente minoritaria, se comparata con il resto del territorio della Federazione. La chiesa della città non manca comunque di aprire per noi le sue porte: il pastore anche qui ci accoglie con grande calore e si dimostra molto disponibile a fornire spiegazioni e chiarimenti alle nostre curiosità e perplessità. La fraternità respirata in quell'occasione è sicuramente un ricordo da custodire con gratitudine e speranza, se consideriamo che i rapporti tra Chiesa cattolica e ortodossa sono tutt'altro che semplici in Russia!

#FOTOGALLERY:elista#

Elista, giovedì 11 agosto

Entrando ora nel vivo delle attività della missione a cui abbiamo preso parte, un assaggio del Centro Diurno per ragazzi con disabilità. La pace prende vita nel semplice tenersi per mano, correre, ballare, giocare; si trova nella spensieratezza di un momento di divertimento insieme che rende noi stessi e gli altri liberi di essere, fosse anche soltanto per il tempo di un gioco o di una canzone. È lo spirito su cui si fonda l'accoglienza offerta dal centro diurno di Elista: il "difetto" non è motivo di preclusione o di esclusione, ma occasione per trovare strade alternative per esprimere i propri talenti, le proprie capacità e la propria personalità, attraverso le attività ricreative e il lavoro manuale.

Elista, venerdì 12 agosto

Durante lo svolgersi del campo, abbiamo goduto dell'allegra presenza dei bambini, oltre a quella delle ragazze che frequentano il Centro Diurno quotidianamente durante tutto l'anno. I membri della Comunità Papa Giovanni XXIII che hanno scelto la vita della missione si impegnano affinché le ragazze qui trovino ogni giorno un clima famigliare e di amicizia, ma anche delle guide pronte ad accompagnarle nella realizzazione delle varie attività. È bastato partecipare alla vita del Centro Diurno per qualche giorno perché capissimo quanto sia importante l'attività di una struttura come questa in una realtà in cui la disabilità è ancora emarginata e poco accettata a livello sociale. Qui tutti hanno l'opportunità di esprimersi, lavorare, imparare, intessere relazioni sociali e di amicizia. Tuttavia, come sottolinea Don Tonino Bello: «La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio». Portare avanti una missione come questa non è compito facile in un contesto tendenzialmente diffidente nei confronti dello straniero, a maggior ragione se appartenente ad un'altra fede religiosa. Durante i preziosi confronti a proposito di esperienze e scelte di vita, i missionari ci spiegano: «Siamo costantemente controllati. Sappiamo che ci viene concesso di operare soltanto perché siamo una realtà molto piccola, se comparata a molte altre missioni nel mondo, e dunque diamo poco fastidio». Al termine della prima settimana e, dunque, a metà del nostro campo, il gruppo finalmente si riunisce per trascorrere il weekend insieme ad Elista!

#FOTOGALLERY:strada#

Elista, 13-14 agosto

Nei momenti di preghiera e condivisione, ci raccontiamo le esperienze che stiamo vivendo nelle due realtà, senza nasconderci qualche fatica dovuta alla separazione dei due gruppetti. Mentre condividiamo emozioni e vissuti, ci lasciamo stuzzicare dall'idea di fare uno strappo alla regola e stravolgere il programma che avevamo stabilito prima della partenza: il gruppo che ha passato la prima settimana ad Astrakhan, continuerà la propria esperienza ad Astrakhan e lo stesso varrà per il gruppo di Elista. Le relazioni che stanno nascendo e il fatto di esserci già ambientati nelle due rispettive realtà ci sembrano un motivo più che valido per fare di questa proposta una decisione condivisa. Non ci resta allora che goderci i preziosi momenti insieme che questo fine settimana ci regala: la preghiera nella steppa; l'attesa del tramonto, immersi in un silenzio quasi irreale, insieme ai ragazzi della Casa Famiglia; e poi l'allegro e sgolato botta e risposta tra canzoni italiane e russe, sotto il cielo coperto ma suggestivo della steppa; le messe in doppia lingua nella piccola parrocchia di Elista… Tra le cose che ci hanno colpito, sicuramente ricordiamo i viaggi dei sacerdoti di Astrakhan: durante la temporanea assenza del parroco di Elista hanno affrontato viaggi di più di 300 km per garantire la celebrazione domenicale ai pochissimi fedeli della città.

Astrahan, 15-16 agosto

Spostiamoci ora ad Astrakhan, partendo dall'unità di strada. Nel nostro cuore si fa strada questa frase: «Dio ama chi dona con gioia!» e anche questo pensiero di don Oreste Benzi: «Il peccato del tuo fratello diventa un'occasione per amarlo di più, per cercarlo. Il suo difetto, il suo limite, segna l'inizio della tua responsabilità». Non ci può essere giustizia senza perdono, né perdono senza giustizia. Il perdono non c'è se non c'è misericordia. La misericordia non può nascere se non da chi si sente peccatore. La consapevolezza del fatto che noi per primi abbiamo bisogno di perdono, ci pone in una condizione di responsabilità nel momento in cui entriamo in relazione con l'altro. La relazione implica sempre una responsabilità. Una tra le nostre maggiori responsabilità di fronte alla comunità è l'impegno personale nella rimozione delle cause di emarginazione. È l'impegno che vediamo incarnato nei missionari in Russia, che hanno scelto di vivere e praticare la pace, anche passando attraverso le fatiche e i sacrifici che una scelta di vita coraggiosa come questa comporta.

Alcuni operatori di pace prestano il loro prezioso servizio in sedi ufficiali e riconosciute a livello internazionale. Ci sono poi altri operatori di pace, coloro che, per loro vocazione specifica, scelgono di fare "diplomazia di strada", come i nostri missionari di Astrakhan e Volgograd, che insieme a giovani e volontari del posto, incontrano i senza fissa dimora per strada. L'unità di strada, in Russia come in Italia, non ha il mero scopo di offrire un panino e un bicchiere di tè a chi vive per strada. Il vero fine è quello di andare alla ricerca del povero per riconoscergli la sacra dignità che gli spetta di diritto, donargli accoglienza, vicinanza e l'opportunità di una relazione fraterna. Nell'incontro col povero, incontriamo Dio, la sua tenerezza e la sua misericordia. I poveri si fanno carico anche dei nostri peccati, anche dei nostri limiti e di tutto ciò che in noi è non-amore.

Nel corso del nostro cammino, alcuni di noi vengono invitati a fare visita a Shura, una signora di Astrakhan che beneficia del sostegno dell'adozione a distanza. Qui, come ad Elista e a Volgograd, sono tante le famiglie e le persone sole sostenute dai contributi inviati dall'Italia.

#FOTOGALLERY:animazione#

Astrakhan, 17-18 agosto

Dopo l'unità di strada, eccoci alle prese con animazione e pesca insieme ai bimbi della Casa Famiglia! Il nostro campo si avvia alla sua fase conclusiva che ci vede tutti di nuovo riuniti ad Astrakhan! Con una buona dose di stanchezza, ci prepariamo a vivere gli ultimi momenti... Anche un black-out elettrico può diventare una buona occasione per lodare Dio sotto le stelle e ringraziarlo perché in assenza di luci artificiali la bellezza del creato è più chiara alla nostra vista!

E c'è chi, in quei momenti di preziosa fraternità, già maturava nel cuore l'idea di prolungare la sua permanenza in Russia oltre il campo… Carolina, 19 anni, di Rimini, a settembre inizierà a frequentare la facoltà di Psicologia. Inizialmente era indecisa sulla partenza... ma ora che ha visto e ha toccato con mano, ha deciso di fermarsi per altre due settimane! Le chiediamo di spiegarci il perché della sua decisione. «Penso che queste siano le esperienze che più definiscono e formano una persona, penso che occorra far tesoro di tutto ciò che si vede e si sente, per tornare più ricchi di prima. Non sono solo queste due settimane, ma sarà anche il primo giorno in cui si tocca di nuovo casa e il giorno dopo e il mese dopo, insomma difficilmente le emozioni provate ti abbandonano. Penso che siano opportunità da cogliere al volo, per questo ho deciso di prolungare la mia esperienza per altre due settimane. Queste emozioni, questi sorrisi e questi "grazie" così sinceri non sono mai abbastanza!».



I Giovani del Campo Fuori le Mura in Russia
14/09/2016
TAG: Europa / Giovani

 

 

 
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