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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
25/05/2019
Padre Valletti: «Un Vangelo vissuto con i piedi»
«Sono commosso — ha detto Padre Fabrizio Valletti (foto di Riccardo Ghinelli) alle mamme ed ai papà delle case famiglia e delle case di accoglienza che affollavano la platea — perché devo molto a Don Oreste Benzi».   Padre Valletti ha ricevuto il 26 maggio a Forlì, al raduno internazionale della Comunità Papa Giovanni XXIII, il Premio Internazionale Don Oreste Benzi, subito annunciando che avrebbe devoluto il dono del viaggio ad una giovane coppia in stato di bisogno.   «A Don Oreste Benzi mi accomunava una cosa: il ragionare con i piedi. Lo dice Papa Francesco, e l’ho imparato anche da Don Benzi:  se una persona non esce di casa, non cammina, non incontra il disagio e la sofferenza, non riesce a commuoversi e a capire quanto l’amore del Signore sia presente nei nostri cuori».   Il premio a Fabrizio Valletti è stato assegnato "per il suo impegno nel proporre positive opportunità di vita ai giovani abitanti del popoloso quartiere di Scampia, all’estrema periferia nord di Napoli".    A Forlì Valletti ricorda un aneddoto: «Un giorno con un gruppo scout di Bologna visitammo le realtà per i carcerati di San Facondino; c’erano ragazzi che toglievano parassiti dalle piante di pomodoro, con tanta cura che sembrava volessero togliere i parassiti da tutta la nostra società».   «Quel giorno ad un matrimonio al momento dell’offertorio ricordo Don Oreste che prese un bambino disabile, e lo diede in regalo agli sposi. Com’è possibile? È un miracolo dell’amore quello di concepire che una famiglia sia capace di superare ogni barriera, paura, timore, quando si mette al servizio del prossimo».     Gli insegnamenti di Papa Francesco e di Don Oreste Benzi Padre Valletti ringrazia la Compagnia di Gesù e la sua Chiesa: «Sono stato fortunato perché ho sempre obbedito ai miei superiori. Papa Francesco ci sta dando una spinta grande, bisogna proteggere Papa Francesco nella sua sfida — e qui la platea si è liberata in un applauso scrosciante — per la sua spinta a vivere il Vangelo a partire dai piedi». Padre Valletti, sacerdote gesuita, romano, ha fondato nel 2001 il Centro Hurtado a Scampia, troppo spesso luogo di violenza a causa della dominante presenza della camorra, che governa lo spaccio di droga e l’occupazione abusiva delle case popolari. Nelle motivazioni si legge che Padre Valletti, “sacerdote in prima linea, ha saputo realizzare una società civile in grado di essere protagonista del proprio futuro, della propria vita, del proprio destino sociale, economico, umano e culturale ed arricchire culturalmente i giovani che vivono circondati dalla bruttezza”.   Grazie al Centro fondato dal gesuita è cresciuta una rete di associazioni che hanno realizzato nel quartiere di Scampia un laboratorio di sartoria, una biblioteca, un’orchestra di bambini, progetti contro la dispersione scolastica, un caffè letterario, corsi di formazione professionale ed infine attività artistiche e sportive.   “Padre Valletti - si piega ancora nelle motivazioni - si è messo a fianco dei giovani di quel quartiere, ne ha saputo interpretare i sogni, aiutandoli ad organizzarsi e portarli avanti in maniera meravigliosa, proprio come don Oreste Benzi, nel suo ultimo discorso alle Settimane Sociali, si auspicava che si facesse”.   Il “Premio internazionale Don Oreste Benzi. Dalla parte degli ultimi. Anno 2019” è promosso dalla Fondazione “Don Oreste Benzi”, l'ente nato con l'obiettivo di promuovere, approfondire e divulgare l'opera ed il pensiero del sacerdote riminese. Questa prima edizione era dedicata a coloro che avessero speso la loro vita tra i giovani.   La giuria, che ha vagliato le numerose candidature, era composta da Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini, Presidente di Giuria, Paola Severini Melograno, giornalista e saggista, Maria Mercedes Rossi, medico e delegata alle Nazioni Unite per la Comunità Papa Giovanni XXIII.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
23/05/2019
Ramonda: «Non possiamo più tacere sulle armi italiane in Yemen»
Una presa di posizione forte sul terma delle armi che vengono prodotte in Sardegna e vendute ai partner dell'Arabia Saudita impegnati nella guerra in Yemen: Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII ha ammonito oggi pomeriggio i 2000 figli spirituali di Don Oreste Benzi accorsi a Forlì al raduno internazionale dell'Associazione. «Non possiamo più tacere, supplico tutta la Comunità: dobbiamo prendere in mano una situazione aberrante per cui migliaia di bambini sono vittime.  Non è un segreto che l’Italia stia continuando a fornire armi all’Arabia Saudita. Il nostro cammino interiore e sprirituale ci deve portare a scelte globali che incidano nelle scelte pubbliche», ha detto Ramonda in plenaria. La coalizione guidata dall'Arabia Saudita dal 2015 ha fatto uso di bombe a grappolo, sparizioni forzate e torture (Amnesty International), ha bombardato 2 ospedali di Medici Senza Frontiere, 2500 scuole (Unicef) ed obiettivi civili.  La repressione saudita ha causato in 3 anni 20.000 vittime, in un paese che è fra i più poveri al mondo: dei suoi 27 milioni di abitanti, 18 milioni sopravvivono solo con gli aiuti umanitari. Il conflitto vuole costringere alla resa i ribelli indipendentisti sciiti Houthi nel sud del paese, che sono appoggiati dall’Iran. «È la vita interiore che ci dà il coraggio della verità», ha continuando, rivolto ad una Chiesa in uscita, che si ritrova nello slancio evangelico di Papa Francesco: «Quando camminiamo senza portare la Croce dei fratelli non siamo discepoli del Signore: siamo Vesccovi, Cardinali, Papi, ma non chiamiamoci discepoli del Signore», ha detto Ramonda citando il Santo Padre. Intanto nelle scorse settimane i portuali genovesi sostenuti dalla Filt Cgil nazionale e da alcune Ong, si sono adoperati per boicottare l’imbarco di armi prodotte in Italia e dirette in Yemen.   Giovani in prima linea per l'ambiente Il giorno prima, fra gli eventi del Raduno internazionale, decine di giovani si erano dati appuntamento al Parco della Resistenza di Forlì: le manifestazioni globali in difesa del clima avevano raggiunto la città romagnola sotto forma di pale e forconi, che per una volta non puntate verso i potenti ma rivolte al servizio. I giovani accorsi dall'Italia e dal mondo si sono uniti ai ragazzi del territorio con un segnale rivolto agli adulti, semplice ma profondo: prendiamoci cura del nostro pianeta. I ragazzi si sono tirati su le maniche per pulire il Parco della Resistenza di Forlì, unendosi ai giovani di tutto il mondo impegnati nei Fridays for Future, i momenti di attivismo per l'ambiente che ormai  sono appuntamento fisso dall'estate dell'anno scorso. In particolare a Forlì per tutta la giornata del 24 maggio giovani e meno giovani hanno colorato la città di verde. «L'attività nel Parco della Resistenza, coordinata con il Comune, è un modo concreto per sensibilizzare i ragazzi sulla salvaguardia del creato», hanno spiegato gli organizzatori.   3 giorni di appuntamenti in fiera A Forlì sono accorsi da tutta Italia e dalle circa 500 realtà di accoglienza da 42 paesi del mondo, volontari, simpatizzanti e persone accolte della grande famiglia di Don Benzi. È l'annuale l'assemblea internazionale della Comunità Papa Giovanni XXIII: famiglie, oltre 200 case famiglia, comunità terapeutiche, ma anche Capanne di Betlemme, cooperative sociali. L'Eucarestia del venerdì delle 18.30 è stata celebrata da Mons. Nicolò Anselmi, Padre sinodale del Sinodo dei giovani. In tarda serata alcuni gruppi di ragazzi hanno incontrato le povertà e le persone senza fissa dimora della città. Il 25 maggio il segretario Generale della CEI, Mons. Stefano Russo, Vescovo di Fabriano-Matelica, ha celebrato la S. Messa nel pomeriggio. L'assemblea si è conclusa domenica a pranzo con la Santa Messa celebrata da Mons. Nicolas Brouwet, Vescovo di Lourdes: «La Comunità Papa Giovanni XXIII è una piccola Lourdes», ha detto il prelato.  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
23/05/2019
In memoria dei bambini mai nati
La vita è un valore importante fin dal suo primo sbocciare nel ventre materno: questo il grande messaggio che si desidera trasmettere a chi si inoltra tra le varie tombe del cimitero di Fossano. A quei piccoli corpicini, sottratti alla vita troppo presto, è stata infatti inaugurata e benedetta dal vicario don Pierangelo Chiaramello una lapide il 21 maggio scorso, grazie alla sensibilità della diocesi di Fossano Cuneo, del comune di Fossano, del CAV e della Comunità Papa Giovanni XXIII. La nutrita partecipazione di bambini, mamme e papà, tutti commossi di fronte a questo semplice ma significativo gesto, ha reso il momento incisivo: quei bimbi sono degni di non essere dimenticati e come quel mazzo di fiori bianchi posati ai piedi della lapide, il loro immacolato profumo si espande ovunque! Un grazie particolare non solo a chi ha reso possibile la realizzazione di questa lapide, ma soprattutto a chi passando in quei pressi si ferma a ricordare quelle brevi ma compiutissime vite.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
23/05/2019
In marcia per la vita
«Mamma dove vai?» Mi chiede mia figlia prima che io esca di casa. Con un sorriso le rispondo che vado a Roma a dire a gran voce che uccidere i bambini quando sono nella pancia della mamma non è giusto. «Ma davvero mamma? C'è un dottore che uccide i bambini nella pancia della mamma? E come fa?» Abbraccio mia figlia, le dico che le voglio bene ed esco di casa. Come si fa a spigare ad un bambino cosa sia l'aborto? Già, ai bambini va spiegato cosa sia una IVG, non va spiegato loro che è un’ingiustizia, quello lo sanno già, lo si legge nei loro occhi che lo sanno, si legge nel loro silenzio attonito, che sanno che questo abominio è un’ingiustizia. Per questo sabato 18 maggio eravamo davvero in tanti a marciare, eravamo tanti, con tanti carismi diversi, ma tutti concordi che la vita va difesa come bene non negoziabile. Incontro molti volti conosciuti, la cui presenza esprime tutta la fedeltà al loro impegno per difendere la vita del nascituro, ma anche molti volti nuovi con i quali c'è il proposito di incontrarsi per capire come convergere le forze per una collaborazione sempre più proficua.   Palloncini, colori festanti, tamburi e cornamuse, fischietti e slogan, chi pregava, chi rilasciava interviste, così il popolo della vita ha marciato da Piazza della Repubblica fino a Piazza Venezia per dire un SÌ deciso alla vita e un secco NO alla cultura della morte che sembra voler prevalere. Tra i manifestanti molti canti, sorrisi e confronti, nessun volto corrucciato o arrabbiato: era la vita ad essere la protagonista sui volti delle persone che incontravo o che affiancavo per qualche passo fatto assieme, condividendo qualche parola. Tra i manifestati una testimone d'eccezione: la figlia di Santa Gianna Beretta Molla, e poi anche il cardinal Burke, il cardinale di Utrecht Eijk e tanti giovani sacerdoti. Famiglie che con i loro passeggini sfilavano di fianco alle associazioni pro-life italiane, ma con piacere e stupore ho notato come fossero presenti rappresentati di associazioni europee. Molto bella questa solidarietà, la vita non ha frontiere né passaporti, la vita è vita e va difesa sempre e ovunque. È stata una bella festa, che a 41 anni dal varo della legge 194/78, il popolo della vita ha voluto indire per chiedere allo Stato di abrogare tale legge, per domandare che non sia più permessa una tale ingiustizia che porta come conseguenza solo un'immensa sofferenza, oltre alla soppressione della vita del nascituro. Abrogando tale legge si risparmierebbero anche dai 200 ai 300 milioni di euro all'anno, che potrebbero essere impiegati nella sanità per renderla più efficiente, si potrebbero sostenere tanti genitori in difficoltà economiche, ricordiamolo, si potrebbero impegnare queste risorse semplicemente per rendere questa società più umana, più giusta, più civile. Appuntamento quindi al prossimo anno, ad una festa sempre più gioiosa e festante che aspetta anche te, perché quel bimbo nel grembo della mamma è uno di noi! (Marinella Larcher) #FOTOGALLERY:vita2019# La marcia del 2017 Roma, 20 maggio 2017. «Uniamo le forze per dare forza alla Vita!». Questo lo slogan attorno al quale circa 25mila persone hanno sfilato per le vie di Roma, nell’assolato sabato pomeriggio. Striscioni di ogni tipo hanno dato voce ai tanti modi con cui milioni di persone, in Italia e nel mondo hanno chiaro che è con la propria quotidianità, col proprio impegno, spesso silenzioso, a volte deriso, che si diventa credibili testimoni della vita. Diverse le testimonianze che al termine del percorso sono state date al valore inestimabile di questo dono, un valore che non viene meno qualunque sia la fase che la vita attraversa. Testimonianze che è difficile sentir risuonare; a dimostrazione di come il mondo dell’informazione sia dominato da un pensiero di morte che si maschera da giustizia, diritto, libertà di uccidere e di essere uccisi. Quest’anno, tra le altre, abbiamo ascoltato la testimonianza di Katy, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII, sopravvissuta all’istigazione all’aborto subita da sua madre dopo una violenza subita quand’era solo 12enne. Nella voce di Katy ha risuonato ciò di cui ha il cuore pieno: riconoscenza infinita verso la madre che, seppure così giovane, ha lottato per la sua sopravvivenza. Poi l’incontro con Gesù, con il suo amore infinito e incondizionato che l’ha portata a riconoscere nella Comunità Papa Giovanni XXIII la sua vocazione. Oggi Katy condivide la vita, la sua storia con le ragazze sfruttate, violentate come lo fu la sua giovanissima madre. #FOTOGALLERY:marciaroma# A seguire l’intervento di Roberto Brazzale, un imprenditore vicentino che nella sua azienda ha adottato una politica di sostegno alla genitorialità: ad ogni nascita regala uno stipendio al dipendente che ne è genitore. Brazzale ha tenuto a sottolineare l’urgenza e l’assoluta fattibilità di politiche a favore della famiglia e in particolare a sostegno della natalità. E cosa dire delle parole di Stephane Mercier, docente universitario di filosofia, sospeso dall’insegnamento per aver spiegato agli alunni in cosa consiste l’aborto. E ancora Roberto Panella, dato per morto quando, dopo un incidente, è andato in coma e ha rischiato di morire per eutanasia; oggi è fortemente impegnato a sostenere la vita, per quanto provata sia. In ultimo la sempre emozionante storia di Gianna Jessen di cui abbiamo già conosciuto i particolari nell’intervista che ha rilasciato a Sempre. Tanti i bambini che hanno reso una festa il già colorato corteo che con attenzione ha ascoltato la lettura del messaggio che Papa Francesco ha inviato espressamente ai partecipanti e agli organizzatori della Marcia: «… il Santo Padre Francesco è lieto di far prevenire ai partecipanti il suo saluto e auspica che l’evento possa favorire l’adesione ai valori della vita umana e l’accoglienza di tale incommensurabile dono divino in tutta la sua affascinante ricchezza». (Paola Dal Monte)
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
08/05/2019
Salvini, ti aspettiamo nelle vere case famiglia
«Quando Salvini dice che case famiglia prendono 400 euro al giorno vi assicuro che nel nostro caso non è vero. Diciamo la verità. Prendono 70 euro al giorno, per un ragazzo su due perché metà degli accolti lo sono gratuitamente». Il Presidente della Comunità Giovanni Paolo Ramonda ieri al Senato ha riportato all'attenzione del dibattito nazionale il tema delle case famiglia, in occasione della presentazione, insieme alla Presidente del Senato Elisabetta Casellati, del film Solo cose belle, in uscita a maggio nelle sale di tutta Italia. «L'accoglienza è possibile grazie al welfare e allo stato sociale, ma anche a chi da la vita, non certamente per i soldi. Molti enti pubblici sono ritardatari nei pagamenti, molto spesso gli enti locali riconoscono le quote affido anche dopo anni; è il caso del Veneto, dove a fine 2018 abbiamo vinto una causa ricevendo una parte dei contributi che ci spettavano con un ritardo di 30 anni».   Ramonda ha anche risposto alle ipotesi di un business delle case famiglia: «I ragazzi vengono tenuti oltre il dovuto? Non è vero niente. Quando bimbo può andare in affidamento o adozione siamo i primi, ma non tutti se la sentono di accogliere bimbi gravemente disabili, spesso non adottabili. Li prendiamo perché non hanno nessuno, fino a che muoiono con noi». «Lo dico per amore di verità, lo dico per onore ai nostri operatori che danno la vita», ha concluso.   Salvini ha chiesto una commissione sulle case famiglia   Il Vicepremier Matteo Salvini durante il Congresso Internazionale delle Famiglie che si è svolto dal 29 al 31 maggio 2019 a Verona ha preso una posizione forte sul tema dell’accoglienza dei minori fuori famiglia: «Ribadisco l’intenzione di chiedere l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle case famiglia, per verificare la situazione delle decine di migliaia di minori che troppo spesso sono ostaggi di chi fa business sulla pelle dei bambini».   E immediatamente, il 2 aprile 2019, la Lega ha depositato al Senato e alla Camera la proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività di affidamento di minori alle case famiglia. Fra gli obiettivi dichiarati, quello di «Fare chiarezza sul numero dei minori coinvolti, in quali strutture siano ospitate e se quest’ultime rispettino gli standard minimi su servizi, assistenza, costi e trasparenza», come hanno spiegato ad Avvenire i capigruppo della Lega Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. Salvini aveva appena annunciato: «Andremo città per città a visitare una per una queste case famiglia, magari con una commissione d’inchiesta».    E il benvenuto è arrivato da chi di case famiglia se ne intende. Don Oreste Benzi coniò il termine ‘case famiglia’ nel 1973; oggi sono circa 300 in Italia le vere case famiglia multi-utenza complementare, ispirate al suo modello. Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, nell'articolo dell'inviato Lucia Bellaspiga sulle pagine del quotidiano cattolico, si è rivolto direttamente al leader leghista: «Lo spero vivamente, che venga a visitarle e a conoscerle».     L'ipotesi di un business delle case famiglia   Entrando nei dettagli, Matteo Salvini ha ipotizzato un business per le case famiglia di milioni di euro, con rette da 400 euro al giorno a bambino. Gli risponde il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Paolo Ramonda: «Le rette medie che ci vengono riconosciute dalle istituzioni sono di 50/60 euro al giorno, per rispondere alla disabilità. Si può arrivare a 100 euro al giorno per i casi più gravi. Stiamo parlando di ragazzi con handicap così gravi che nessuno si occuperebbe di loro, di persone in stato vegetativo, con la spina bifida, con forme di autismo grave, con malattie genetiche».   «Sono accoglienze che in strutture specializzate costerebbero alla sanità pubblica — continua Ramonda — anche 700 euro al giorno. E grazie alle generose offerte dei privati e al 5x1000 possiamo occuparci dei tanti per i quali non riceviamo nessuna retta. Per un accolto su due nelle case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII non riceviamo nessun contributo dallo Stato».    Cosa sono le VERE case famiglia   Le case famiglia multi-utenza complementare della Comunità Papa Giovanni XXIII sono caratterizzate da una figura materna e da una paterna, che vivono 24 ore al giorno con i propri figli, naturali ed accolti. Non vi sono operatori a turno, ma si vive una vera esperienza familiare. In casa famiglia gli accolti possono restare fino all’autonomia, alla vecchiaia o alla morte, ma quando è possibile l’obiettivo è quello del rientro nella famiglia d’origine, o l’inserimento in una famiglia affidataria o adottiva. In questo tipo di case sono accolti in Italia 700 minori e 1600 adulti.   #FOTOGALLERY:TV2000#   Salvini porta il business delle Case Famiglia da Fabio Fazio   Il 12 febbraio 2015 il leader della Lega Nord era stato intervistato da Fabio Fazio durante la trasmissione “Che tempo che fa”, e già allora propose in diretta tv: «una Commissione di inchiesta sulle case famiglia, che sono un business che lucra sulla pelle dei bambini arrivando a costare fino a 400 euro al giorno».    «Caro Salvini, accusare le case famiglia di fare “business sulla pelle dei bambini” significa gettare fango in maniera generica su una risposta preziosa e insostituibile con cui centinaia di coppie scelgono di fare da padre e madre di bambini e ragazzi, molti anche con gravi handicap, che non possono più stare nelle loro famiglie di origine», era stato il commento di Ramonda il giorno successivo.   Case famiglia, un termine ambiguo «Il problema», ha proseguito allora Ramonda, «È che da quando sono stati chiusi i vecchi istituti, molte strutture si fregiano del nome di casa famiglia, mentre invece non hanno un papà e una mamma, come avviene nelle vere case famiglia, ma operatori a turno, che oltre a costare molto di più, non rispondono al bisogno primario del minore di avere una famiglia».   Proprio la settimana precedente la Comunità Papa Giovanni XXIII aveva presentato alla Commissione parlamentare sull'infanzia la proposta di modificare la legge 184/83 sull’affido e l’adozione dei minori, chiedendo di distinguere le comunità familiari, caratterizzate dalla presenza stabile di una mamma e un papà, dalle comunità educative, gestite da operatori a turno.   «Quelle di cui parla Salvini non sono case famiglia» concluse Ramonda. «Su questi temi si fa una gran confusione che non aiuta certo a dare ai bambini le risposte di cui hanno bisogno. Invitiamo Salvini a visitare una delle case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, per poter constatare di persona come si vive al loro interno», fu il primo invito rivolto al capo del Carroccio.    L’invito è stato invece raccolto a Natale 2018 dal premier Conte.  La riflessione sul business delle case famiglia sarà ora un'occasione di visita per il leader Salvini?  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
07/05/2019
Apg23 in preghiera saluta Jean Vanier
«La Comunità Papa Giovanni XXIII si raccoglie in preghiera per la salita al cielo di Jean Vanier,  che è stato per tutti noi una testimonianza di condivisione con i più poveri, in modo particolare le persone con disabilità». Così Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità di Don Benzi, saluta Jean Vanier, fondatore delle comunità de L’Arche, che si è spento oggi a Parigi. «Il suo invito a far sì che le comunità siano luoghi di perdono e di festa, lo abbiamo fatto nostro. Lui lo chiedeva soprattutto a chi faceva esperienza di accoglienza dei più poveri», continua Ramonda, intervistato in areoporto a Roma mentre si appresta a partire per Gerusalemme.  Il successore di Don Benzi  è atteso in tarda serata in visita alla casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII nella Città Santa.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
02/05/2019
Prostituzione a Firenze: a piedi per dire basta alla tratta
Per il quarto anno consecutivo si marcerà lungo le strade della Toscana, da Firenze a Viareggio, per dire “basta!” alla prostituzione, una forma moderna di tratta che riduce in schiavitù centinaia di ragazze, molte delle quali minorenni. La partenza è prevista per le ore 19 di venerdì 3 maggio 2019, a Firenze (Parco delle Cascine), dove Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, farà il suo intervento, seguito nelle varie tappe della staffetta dalle testimonianze di giovani donne sopravvissute alla tratta, oggi integrate. Si marcerà tutta la notte fino ad arrivare a Viareggio, il giorno successivo: l’arrivo è previsto per sabato 4 maggio alle 17,30 in Piazza Mazzini. Importante in questa edizione anche il sostegno di Unicoop Firenze e delle sezioni fiorentine dei soci, che in collaborazione con la Comunità Papa Giovanni XXIII hanno attivato un progetto di accoglienza e reinserimento lavorativo di vittime uscite dalla tratta. Con il patrocinio del Comune di Firenze. Quest’anno saranno presenti alla marcia podistica anche i partner del progetto europeo “RIGHT WAY - Building integration pathways with victims of human trafficking” (AMIF-2017-AG-INTE), che mira a sviluppare un percorso di integrazione olistico e duraturo per l'inclusione economica e sociale di donne nigeriane vittime della tratta. Attraverso il progetto sarà realizzato un percorso pilota per sostenere l’integrazione economica e sociale delle vittime nelle città di Trieste, Faenza, Senigallia, Vicenza, Firenze, Lamezia. Il partenariato, coordinato dalla Comunità Papa Giovanni XXII, comprende organizzazioni con una riconosciuta esperienza nell’assistenza e nell’integrazione di vittime di tratta: Caritas di Vicenza, Trieste, Senigallia, Pescara, Faenza e Comunità Progetto Sud. Il partner belga ICMC Onlus si occupa di integrazione di persone vulnerabili, come rifugiati, richiedenti asilo, vittime di tratta attraverso programmi di protezione e assistenza umanitaria. Da produttrici di miele al mestiere di pellettiere Dopo aver inserito in questi anni nella produzione del miele 20 giovani vittime di tratta e averne formate un centinaio nell’ambito della ristorazione, la Cooperativa Il Pungiglione non si ferma qui. «La nuova esperienza che realizzeremo nel corso del 2019 – spiegano gli operatori della Comunità Papa Giovanni XXIII – è il coronamento di un sogno che coltiviamo da anni: l’apertura di un laboratorio in Provincia di Firenze che prevede la produzione di borse in pelle, maglie con disegni, semilavorati forniti da marchi importanti». Il laboratorio verrà portato avanti inizialmente da membri della Cooperativa insieme a 2 giovani vittime di tratta per arrivare, nello sviluppo-previsione, all’inserimento lavorativo di 10 giovani donne. La formazione professionale specifica verrà garantita grazie alla sinergia tra Cisl di Firenze, un gruppo di pellettieri in pensione e l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Il progetto, che ha tra i partners l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e la Cooperativa Il Pungiglione, sarà possibile grazie al finanziamento della Cassa di Risparmio di Firenze e ad un progetto europeo che coinvolge enti ecclesiali e del terzo settore, compreso l’impegno di Unicoop Firenze per il 2019. (irene ciambezi) #FOTOGALLERY:borse# Firenze contro lo sfruttamento della prostituzione, le scorse edizioni Centinaia di magliette gialle con la scritta «Questo è il mio corpo. Un’altra strada è possibile»: anche quest’anno da Firenze a Viareggio si marcerà contro lo sfruttamento delle donne ai fini della prostituzione. Il 4 e 5 maggio 2018, oltre 120 chilometri verranno o percorsi in 23 ore dai podisti, tutti a piedi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della tratta delle donne per lo sfruttamento sessuale: saranno oltre 500 le persone coinvolte. E il 3 maggio 2018, alla vigilia dell'evento, un seminario ed una veglia di preghiera aiuteranno i fiorentini a trovare le chiavi di lettura per un'emergenza che riguarda la loro città'arte e tutta Italia. giovedì 4 maggio 2018 ore 10.00 Auditorium di Sant’Apollonia Via San Gallo 25/a - Firenze SEMINARIO “Un’altra strada è possibile”   Interverranno: Giuseppe Creazzo – Procuratore capo, Procura di Firenze Stefania Saccardi - Assessore alle politiche sociali, allo sport e alla sanità della Regione Toscana Federico Gianassi - Assessore della sicurezza urbana del Comune di Firenze Silvestro Montanaro - Giornalista e documentarista Rachel Moran - Attivista e scrittrice irlandese Don Fabio Marella - Vice direttore della Caritas di Firenze Giorgio Malaspina - Comunità Papa Giovanni XXIII, coordinatore della campagna “Questo è il mio corpo”.   ore 21.00 Chiesa parrocchiale di Santa Maria a Novoli - Via Giardino della Bizzarria 18 - Firenze VEGLIA DI PREGHIERA “Mandati a liberare dalle schiavitù: la tratta degli esseri umani interpella la nostra coscienza”   Organizzata da: Arcidiocesi di Firenze, Centro Diocesano Migrantes di Firenze, Azione Cattolica di Firenze, Comunità Papa Giovanni XXIII   venerdì 4 e sabato 5 maggio 2018 Terza edizione STAFFETTA PODISTICA per la liberazione delle ragazze vittime di tratta Partenza il 4 maggio a Firenze in Piazza Dalmazia alle ore 18.00 e arrivo il 5 maggio a Viareggio in Piazza Mazzini alle ore 18.00 In occasione della staffetta, sostieni l'attività in strada a Firenze Serena è una volontaria dell’Unità di Strada della Comunità Papa Giovanni XXIII. Ogni settimana incontra le ragazze vittima di tratta per offrire loro aiuto e supporto. In occasione della staffetta ha deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi per sostenere le uscite di un anno in strada. Sostienila anche tu. Tra venerdì 5 e sabato 6 maggio 2017 centinaia di persone tra associazioni, gruppi giovanili, scout, comuni cittadini e anche assessori, sindaci, hanno indossato la stessa maglietta, per dire no allo sfruttamento della prostituzione, lungo 120 chilometri di strade della Toscana. Uniti alla Comunità Papa Giovanni XXIII da luglio 2016 in prima linea nel promuovere, con parlamentari di diversi partiti, la proposta di legge finalizzata a fermare i clienti delle prostitute, coloro che finanziano lo sfruttamento della prostituzione e il traffico di esseri umani che ne è all’origine. Corridori coraggiosi si sono alternati per 24 ore su strade urbane ed extraurbane da Firenze a Viareggio, attraversando alcuni comuni toscani dove si rileva il maggior numero di vittime dello sfruttamento sessuale, nonostante il Progetto regionale Satis per la tutela delle vittime: Campi Bisenzio, Prato, Agliana, Montecatini, Altopascio, Lucca, Pisa, Vecchiano e Viareggio. #FOTOGALLERY:staff_fi# Nel quartiere della periferia di Firenze, è intervenuto Giovanni Paolo Ramonda spiegando l'impegno della Comunità di don Benzi a fianco delle vittime di tratta in tutta Italia. Serena Perini, consigliera comunale e membro della Comunità, ha lanciato la Campagna antitratta Questo è il mio corpo. Con l’occasione è stato promosso anche il libro Non siamo in vendita. Schiave adolescenti lungo la rotta libica. Storie di sopravvissute dell’Editore Sempre Comunicazione. Tra le tante storie di vittime, ha colpito la testimonianza di una diciassettenne nigeriana sopravvissuta accolta dalla Comunità Papa Giovanni XXIII che in Piazza Dalmazia ha spiegato: «I clienti sapevano che ho 17 anni, ma non gli interessava niente: dobbiamo fermare gli uomini che usano il corpo di tante ragazzine come me. I clienti devono sapere che anche noi siamo delle persone!». E l’Assessore al Welfare e alla Sanità del Comune di Firenze, Sara Funaro, le ha risposto: «Noi ci siamo! Tutte le ragazzine devono vivere la propria giovinezza in mezzo all'allegria e alla ricerca di un futuro migliore. Chi le porta in strada deve essere condannato in maniera pesante senza se e senza ma. Le piazze stanno cambiando e possono finalmente coinvolgere sempre più la popolazione anche su questi drammi».:: #FOTOGALLERY:staff_fi2# Anche il Sindaco di Altopascio, Sara D’Ambrosio ha manifestato tutta la sua solidarietà per le donne schiave del sesso sul suo territorio. Ma oltre alle autorità al femminile, di tappa in tappa, si aggiungono altre voci. Ad Agliana, sono i giovani scout del gruppo di Pistoia a colorare la staffetta e a raccontare la toccante esperienza del primo contatto con chi vive la notte in strada da cui è nata poi l’iniziativa di coinvolgere l’onorevole Bini prima firmataria della proposta di legge. Un messaggio originale sul significato della liberazione delle vittime di tratta arriva anche dal Presidente del Consiglio comunale di Pisa, Raniero del Torto. «Si corre con il corpo per esprimere un senso di libertà; si corre su una strada che non dovrebbe esistere per la prostituzione per creare un collegamento. Si corre con una staffetta perché ognuno deve portare il suo contributo». A Viareggio, Marta Graziani, Missionaria dell’Immacolata Padre Kolbe dà una nota in più al senso di questa maratona di solidarietà. «Che la strada diventi come il salotto di casa nostra, un luogo dove poter accogliere e creare relazioni umane» e non un posto in cui sfruttare le persone più vulnerabili. Foto di Daniele Barresi
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
30/04/2019
Sandra Sabattini diventerà  beata
Trentacinque anni fa, il 2 maggio, moriva improvvisamente Sandra Sabattini, una ragazza riminese appena 23enne. In suo ricordo, proprio il 2 maggio prossimo, il vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi, presiederà la Messa alle ore 18.30 presso la parrocchia di San Girolamo a Rimini. Intensa la scia di luce che Sandra ha lasciato, tanto che nel 2006 è stata avviata la causa di beatificazione. Ora al vaglio della Congregazione dei santi c’è la guarigione straordinaria di Stefano Vitali, ex presidente della Provincia di Rimini, avvenuta nel 2007. Se questo fatto verrà riconosciuto come scientificamente inspiegabile, Sandra sarà prossimamente beata? «Direi, con certezza – dichiara il vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi –. Il riconoscimento del miracolo rappresenta un passaggio determinante e positivo». Ma c’è dell’altro. «Accanto a questo fatto eclatante, resta la miriade di guarigioni e grazie ricevute e testimoniate da molti che hanno chiesto in preghiera l’intercessione di Sandra.» Nella vita di Sandra non ci sono fatti eclatanti. Perché si parla di santità? «Ritengo che Sandra Sabattini rientri in quella schiera di anime che Papa Francesco ha definito “i santi della porta accanto”. Questa giovane ragazza è passata in punta di piedi accanto a noi, vivendo una vita fatta di semplici gesti quotidiani, umili, nascosti, ma compiuti nell’amore di Dio, nella purezza evangelica del cuore. Lei si riteneva poca cosa, per questo lo Spirito Santo è stato libero di intridere ogni sua piccola azione del sapore di eternità ed ha conferito ai suoi gesti la virtù di portare frutto per il regno dei cieli. Le persone che hanno incontrato Sandra in vita sono unanimi nel testimoniare di avere avvertito in lei un riflesso della presenza di Dio e di aver sentito nascere nel cuore la nostalgia di una vita vissuta “bene”, il desiderio di camminare con il Signore.» Quali sono le parole chiave di Sandra? «Sandra viveva innanzitutto l’umiltà e il nascondimento come stile di vita, dove la naturale tendenza umana all’autoaffermazione era tenuta a freno dalla scelta di camminare secondo il dettato del vangelo. In lei colpivano la tenacia nel ricercare la volontà di Dio, che talora diventava tensione spasmodica, e la sequela di Cristo povero e servo che si concretizzava non solo nel suo essenziale stile di vita, ma soprattutto nel servizio ai fratelli emarginati. Questa dedizione generosa suscitava in lei l’anelito alla giustizia sociale, motore di tante sue battaglie in favore dei diseredati. In lei erano quasi connaturali l’attrattiva per il silenzio e la preghiera, centro dinamico della sua giornata e una gioia tutta spirituale, che si esprimeva nel suo sorriso contagioso.»  Tutti possiamo diventare santi? «Dato che la santità coincide con una vita di carità pienamente vissuta, non è riservata solo a persone titolate nella Chiesa, a chi ha scelto una via di consacrazione o a chi ha compiuto gesti eclatanti. La vita di Sandra, testimonianza del vangelo vissuto nell’amore e nella fede, è proprio la dimostrazione di come tutto il popolo di Dio – anche le persone più umili e semplici – partecipi dell’ufficio profetico di Cristo. Vite siffatte contribuiscono a costruire il regno dei cieli in un modo misterioso ma sicuro, perché percorse in unione alla potenza redentrice di Cristo.» L’esempio di Sandra è ancora attuale o legato al periodo storico in cui è vissuta? «La santità di una vita vissuta pienamente nella carità non passa mai di moda. La dimostrazione sta nel fatto che figure di santi canonizzati secoli fa continuano a parlare con la loro vita, proponendosi come esempi da imitare. La perfezione evangelica restava per Sandra l’imperativo categorico, irrinunciabile, perché proposto dalla Parola di Dio: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro”. La tensione di Sandra è stata per tutta la vita quella di compiere la volontà di Dio in modo da non lasciare spazi a compromessi, convinta com’era che il Signore e anche la società non sanno che farsene di buoni cristiani. A più riprese Sandra ribadiva che occorre la testimonianza della santità, nell’oblio di se stessi per Dio e per gli altri, nel non appartenersi, perché non si può servire a due padroni. La società attuale, che basa la sua norma sul profitto e crea strutture ingiuste spesso a danno dei più deboli, ha estremo bisogno di una testimonianza di condivisione, di servizio fino al sacrificio di sé.» Nel suo Diario c’è questa continua ricerca di senso, di trovare Dio nel tutto. II giovani di oggi hanno lo stesso desiderio o qualcosa è cambiato? «I giovani sono figli della società del nostro tempo, che dissipa i valori autentici proponendo modelli di vita facile; tuttavia l’anelito alla felicità, alle certezze, all’autenticità rimangono nel loro intimo. In cambio del chiasso e della superficialità che la società offre, al posto della ricerca del piacere e dello sballo in tutte le sue forme, Sandra propone il suo equilibrio, la sua maturità, i suoi giudizi di valore tanto profondi, che generano capacità di decisione e corroborano la volontà. A giovani spesso incerti nelle scelte offre come modello la capacità di programmare una vita ricca di valori, spesa a beneficio del prossimo; all’incapacità di sacrificio contrappone l’attitudine a dimenticarsi, per donarsi, soprattutto ai diseredati, con entusiasmo e generosità senza calcoli; alla tristezza e depressione, causate dalla mancanza di ideali, contrappone la serenità e la voglia di vivere, la pace e la gioia del cuore; all’incapacità di impegno stabile contrappone la responsabilità della testimonianza a Gesù povero e servo; alla superficialità di pensiero contrappone la capacità di porsi delle domande sul senso della vita e della morte. In sintesi Sandra propone una vita che si dona.» Anno dopo anno la Chiesa ha riconosciuto il cammino di santità di Sandra, tanto che il Papa il 6 marzo 2018 l’ha dichiarata venerabile. Cosa significa? «Superato a gonfie vele il processo ecclesiastico (iniziato il 27 settembre 2006), necessario per verificare che la vita di Sandra si fosse svolta nell’amore totale e nell’esercizio delle virtù fino all’eroismo, la giovane è stata dichiarata “Venerabile”, cioè la sua vita è stata pubblicamente indicata dalla Chiesa come esempio da seguire. Nella coscienza dei limiti della propria natura umana, la giovane si sarebbe sicuramente schermita di fronte a un titolo del genere, non solo per umiltà o per anticonformismo, ma per la convinzione di non fare nulla di più di quanto il vangelo richiede. Chi la vedeva agire guardava, comunque, a lei come a un modello di vita cristiana; il primo ad accorgersi di ciò fu don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, che lei frequentava, e divenne il più acceso sostenitore della necessità di far conoscere ad un pubblico vasto la santità di questa ragazza. Egli era depositario e garante della spiritualità che lui stesso le aveva trasmesso e, conoscendo profondamente la sua anima, aveva constatato come in lei si fossero pienamente realizzate le istanze più radicali della conformazione a Cristo povero e servo. Forse non c’era da aggiungere altro alla sua giovane vita e il Signore l’ha chiamata a sé molto presto; si può dire che la discepola ha preceduto il maestro…» Sarà dunque la prima santa fidanzata? «Pare proprio di sì. Anche in questo rapporto è brillata la luce della grazia divina. Il rapporto di Sandra e Guido non era semplicemente di coppia, perché in questa relazione c’era posto per il mondo intero. Esso implicava una sequela di Cristo senza riserve, la tensione a realizzare il suo progetto; questo teneva i due fidanzati lontani dal cercare l’esclusiva soddisfazione dei propri desideri o della propria realizzazione. Insieme si sentivano pienamente al servizio della Chiesa e del mondo, soprattutto di quella parte di umanità più sofferente, che chiedeva le loro mani tese. In una società che propone e diffonde modelli di coppia basati sullo sfruttamento reciproco in ordine al piacere, o sulla mancanza di valori come fedeltà, stabilità, corresponsabilità, impegno, guardare l’esempio di Sandra e Guido diventa una sferzata a cambiare rotta.» Sandra, con quale frase del suo diario ci saluterebbe? «Ogni frase del diario costituisce motivo di meditazione in quanto parte di un profondo testamento spirituale. Mi colpisce un appunto scritto in data 17 giugno 1981: “Sandra, ama ogni cosa che fai. Ama fino in fondo i minuti che vivi, che ti sono concessi di vivere. Cerca di sentire la gioia del momento presente, qualunque sia, per non perdere la coincidenza”. Credo che questo pensiero contenga il segreto per una via diretta verso la santità vissuta nel quotidiano, come lei ha fatto.»
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
30/04/2019
«Con i disabili ho riscoperto la mia fede»
«Mi chiamo Lorenzo, ho 32 anni. Abito a Santarcangelo di Romagna, un bellissimo paese della provincia di Rimini. Sono il terzo di 5 figli, 4 maschi e una femmina. Sono appunto cresciuto in una famiglia numerosa, da genitori che hanno scelto fin da giovani di vivere una vita particolare per quei tempi, ma credo che sia controcorrente anche oggi. Ecco la mia storia, ecco come ho riscoperto la mia fede, grazie alla scoperta che la disabilità ci porta nella profondità del nostro cuore, come desiderio di essere accolti per quello che siamo». Lorenzo Gasparini, figlio di Flora e Stefano, entrambi membri della Comunità fondata da don Benzi, inizia così a raccontare la propria esperienza di vita. Lorenzo svela come il rapporto con le persone con disabilità abbia cambiato la sua vita e lo fa a Roma durante il convegno formativo dal titolo “La Comunità Generativa: l'accompagnamento della persona con disabilità alla vita cristiana”, organizzato dal 25 al 27 aprile scorso dall’Ufficio Catechistico nazionale della CEI. «La mia testimonianza parte da loro, Stefano e Flora, 2 ragazzi che si sono conosciuti a 20 anni e hanno deciso di accogliere la proposta o meglio provocazione di un prete di campagna, dalla tonaca lisa, don Oreste Benzi. Affascinati da questa proposta di condividere la vita con gli ultimi, condurre una vita da poveri, vivendo nella fraternità, dando importanza alla preghiera e alla vita comunitaria, aderiscono come membri alla Comunità Papa Giovanni XXIII. Per un bambino che cresce in un paese come San Mauro Pascoli (prima abitavo lì), famoso in tutto il mondo per essere patria del poeta Giovanni Pascoli e anche il centro dell’alta moda calzaturiera. Questa cosa dell’essere alla moda io l’ho sempre subita: confrontarsi con altri bambini che non vivono quello che vivi tu in famiglia è stato molto difficile da accettare. Mi sono sempre sentito diverso, a volte fuori luogo: i miei genitori mi hanno dato un’impronta e quell’impronta non riuscivo a collocarla in un mondo che non mi faceva sentire accolto. Quindi sono cresciuto forse con delusione, perché non capivo a pieno la scelta dei miei genitori, non capivo perché gli altri potevano avere delle cose e noi no. Non ce le potevamo permettere e molto spesso ci trovavamo ad indossare vestiti di altri, trovati in sacchi fuori casa. Perché non essere come tutte le famiglie? Perché affidarsi alla Provvidenza? Me lo sono chiesto tante volte! L’incontro con le persone disabili Nel 1997 i miei genitori decidono di aprire a Cesena un centro diurno per persone con disabilità grave e gravissima. Le mie estati le ho passate a contatto con queste persone. Questa è stata per me l’esperienza che più ha formato la mia persona. Vivere nella diversità. Condividere con naturalezza i limiti di ognuno, in un modo non pietistico, ma di relazione vera, dove ci si prende anche in giro, ma mantenendo il rispetto della persona. Molto lo devo a mia mamma Flora, la mia più grande formatrice. Poi nel 2006 ho deciso di partecipare alla vacanza estiva che il centro proponeva ai suoi ragazzi insieme a tutti gli educatori, trascorrendo una settimana in montagna, a Canazei in Trentino presso l’Albergo Madonna delle Vette. Sarebbe stata una settimana tra le più belle vissute. Il vivere quotidianamente la condivisione diretta. Stupendo. Poi a 19 anni mia mamma mi ha messo alla prova. Avevo preso da poco la patente e mi ritrovo il giorno prima di partire per Canazei, con mia mamma che mi dice: «Claudio (uno degli educatori del centro) si è rotto la mano. Non viene più a Canazei. Starai tu in camera con Guido e guiderai il pulmino». Ritrovarsi il giorno prima di partire a chiedermi: "Come sarà guidare un pulmino con 9 persone a carico? E stare in stanza con un tetraplegico? Ma chi me lo fa fare? Sarò all’altezza?". Però accetto e mi affido delle parole di mia mamma: "Tu ce la puoi fare". I primi 2 giorni sono stati intensissimi: grande difficoltà nel relazionarmi con la disabilità di Guido; stare con lui, per lui, stare al suo tempo che non era il mio. Incontro mia mamma e le dico le mie fatiche. Poi vivo un crollo emotivo, fisico. Lei mi fa riposare un pomeriggio. Riparto. Guido in qualche modo capisce la situazione e mi aiuta. Da quel momento il suo limite non l’ho più sentito. Mi ha dato energia e voglia di vivere, la sua molto più della mia. Ho compreso appieno il valore del dono della vita. Per me Guido diventa un dono, è una testimonianza di vita. Il momento finale della preghiera prima di partire è stato molto intenso: siamo crollati in un pianto incredibile. Guido per me diventa un grande maestro. #FOTOGALLERY:lorenzo# La mia vita continua: scuola, lavoro, sport e teatro In quel periodo succedono tante cose: smetto di giocare a calcio (giocavo nelle giovanili di una squadra professionistica); decido di iniziare l’università; inizio un progetto di teatro integrato (con Marco Brambini ed Emanuela Frisoni) che durerà (per me) per 7 lunghi anni. Prendo la Laureain Scienze Motorie e inizio a lavorare presso un’associazione sportiva (a.s.d. Ag23) che fa parte de La Fraternità, cooperativa sociale della Comunità Papa Giovanni XXIII. Ho potuto mettere insieme le mie due passioni: sport e disabilità. L’esperienza del teatro intanto mi permette di conoscermi nelle mie fragilità e accettarmi per quello che sono. Questo me lo hanno permesso tutte le persone con e senza disabilità che hanno partecipato con me a questo progetto. MI hanno aiutato a scoprirmi. Inoltre avvio insieme ad altri istruttori dell’AG23 un centro estivo (il FAI CENTRO) con 20 bambini. Vera esperienza di inclusione che ad oggi conta 250 iscritti con progetti di crescita per ogni fascia d’età. Via di casa: il distacco dalla fede A 23 anni vado via di casa. E da lì vivo anche un distacco forte con la mia fede. Ho un gruppo di amici dove sono quasi tutti animatori parrocchiali, ma mi stacco dal percorso di fede. In questo periodo comunque sento la presenza di Dio dentro di me. È come se la mia fede la vivessi nelle relazioni in cui vivo, negli incontri di tutti i giorni, ma senza professarla. Sto bene, vivo una vita normale, lavoro con i bambini, con le persone con disabilità che mi danno tanto. Un altro incontro fondamentale: Filippo Con il sostegno di Donatella Cremonese, insieme a Giulia D’Intino decidiamo di fondare una squadra di atletica di ragazzini con disabilità intellettiva. Partiamo con 4 ragazzi. Iniziamo questa avventura da sbarbatelli. I genitori, trasportati da questa ondata di entusiasmo, si fidano di noi. Dopo 7 anni la nostra squadra comprende 18 atleti, siamo diventati un team Special Olympics, dove ricopro il ruolo di coordinatore dei tecnici in Emilia Romagna e abbiamo avviato tanti altri progetti. Tra gli atleti presenti in squadra di atletica c'è Filippo, un ragazzino di 16 anni che ha tra le tante particolarità quella di avere periodi con forti crisi epilettiche, è stata molto importante per me. Mi è capitato diverse volte di dover intervenire in queste crisi, e mi sono posto davvero tante domande a riguardo, a quanta forza debba avere Filippo nel gestire e accettare questa sua condizione. La chiamata di Dio per me Due anni fa ricevo 3 proposte da 3 persone diverse, ma tutte con un punto in comune: entrare in parrocchia come animatore parrocchiale. L’avevo già fatto, ma non ero sicuro del mio percorso. Avevo messo in discussione tanto della mia fede. In quel momento ho sentito forte la mano del Signore: questo è Lui che bussa alla mia porta. La proposta che sentivo più mia, era quella di inserire Filippo, che vive in un altro paese, nel gruppo parrocchiale delle superiori del mio paese. Questo gli avrebbe permesso di vivere un’esperienza di gruppo, di fede, con i coetanei. È stata la scelta migliore che potessi fare anche per me. Filippo mi ha portato a semplificare temi e argomenti che proponevamo ai ragazzi, dovendo fare mie quei pensieri, quelle parole che venivano dalla Bibbia! Ho riscoperto il fuoco che non volevo sentire dentro di me. Quella luce che c’era ma non volevo vederla, non volendo mettermi in luce, ma piuttosto stare nell’ombra. La cosa bellissima che ha fatto Filippo in uno dei primi incontri è stata quella di raccontare al gruppo della sua fragilità, si è messo a nudo, raccontando i suoi limiti, spiegando cosa può succedergli e cosa si può fare per aiutarlo. Grande mamma Veronica che ha fatto tutto un percorso per portarlo a fargli vivere anche questa esperienza di testimonianza! Questo suo raccontarsi ha poi innescato nel gruppo un relazionarsi a Filippo in maniera diversa, ma non solo nei suoi confronti, ma anche tra di loro. Come se ci fosse stato una scelta di ascoltarsi maggiormente, con una voglia grande di ascoltarsi e mettersi in ascolto di se stessi. Filippo fa parte del gruppo da 2 anni ed è voluto bene, è riconosciuto e cercato dai compagni. Voglio ringraziare i miei genitori per non aver mollato davanti alle mie domande, per aver scelto una vita donata, una vita piena. Ringrazio il Signore che attraverso don Oreste Benzi ha smosso cuori come quello dei miei genitori e quello di tante altre persone che scelgono ogni giorno di donarsi agli ultimi, che scelgono di costruire ponti e non barriere. Le parole di don Simone Franchin, che ho potuto conoscere meglio durante i giorni trascorsi a Roma, mi hanno aiutato tanto nella comprensione del mio percorso, di quanto mi abbia aiutato l’incontro con la disabilità: "Il limite dell’altro, soprattutto quando è evidente, è per me come uno schiaffo! Perché mi fa vedere i miei limiti. Facciamo fatica ad accettare il limite che siamo. Vediamo il limite come disgrazia e ci crea disagio perché abbiamo tanta poca dimestichezza nell’accettazione dei nostri limiti. In realtà il nostro limite è una fragilità, è una qualità dell’uomo. C’è un grande bisogno di accogliere la fragilità che siamo". La disabilità è il motore che può mettere in discussione le mie lacune. La relazione col diverso da me, chiede continuamente un cambiamento!»
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
24/04/2019
Un pranzo pasquale per i poveri
Anche quest’anno per la domenica di Pasqua la Comunità Papa Giovanni XXIII ha aperto le porte al pranzo solidale per le persone in difficoltà, evento che si rinnova già da un paio di anni. Quest’anno in particolare ancora più speciale è stata la partecipazione dei giovani Scout del gruppo “TIRANA 1” e i volontari della Caritas Diocesana di Tirana-Durazzo e alcune volontarie della rete solidale del Comune che hanno aiutato la realizzazione di questo pranzo. Un impegno importante ed un servizio efficiente per più di 200 persone: sono state presenti un gruppo di 50 persone con disabilità ed handicap accompagnate dalle suore che amorevolmente le assistono. Un evento e un segnale di unità della Comunità Cattolica di Tirana per celebrare i valori di condivisione, solidarietà e familiarità ben vissute in questa domenica di Pasqua. Valori importanti, che è giusto non perdere di vista in una città, Tirana, che corre veloce la sua gara verso la modernità e il pieno sviluppo economico-finanziario laddove l’emarginazione sociale spesso nascosta, è ancora un fatto evidente: basta addentrarsi nella città un po’ più nascosta per vedere situazioni di estrema povertà. Quando si sono aperte le porte delle sale del “Centro don Bosko”, che hanno messo gentilmente a disposizione gli spazi per la celebrazione di questa importante domenica. Le persone erano in fibrillazione e in agitazione per riuscire a trovare un posto, forse presi dalla paura di non riuscire a trovare un piatto per mangiare. Quando le tavolate erano complete l'arcivescovo della città, mons. George Frendo, ha voluto accogliere i poveri spendendo loro parole di benedizione e di preghiera, ringraziando tutti per la realizzazione di un evento speciale di queste dimensioni. Ancora una volta, la missione della carità e della condivisione è compiuta.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
24/04/2019
Vademecum per un’Europa Solidale
Un compendio per costruire un' Europa bella e solidale: la Comunità Papa Giovanni XXIII propone, in particolare ai candidati per le elezioni europee del prossimo 26 maggio, alcune articolate proposte per una politica sociale europea. La riflessione è maturata all'interno del percorso di condivisione dei membri e volontari dell'associazione di Don Benzi con le persone più fragili e vulnerabili della società.   Verso una comune politica sociale europea Nella Società del Gratuito ognuno detiene il bene dell’altro: nel bene di tutti c’è anche il bene individuale, per una visione inclusiva di una società nella quale il lavoro, l’economia e l’organizzazione sociale siano al servizio della persona umana, soprattutto quando la sua vita è indifesa, fragile, debole, da sostenere. L'Europa comune è ricca, bella e piena di cultura, eppure sappiamo quanti problemi affliggono molte persone. Il vademecum per le elezioni europee 2019 propone una politica comune che possa orientarsi sull’etica e che trasporti sul proprio piano i principi della fratellanza responsabile.  Auspica una disposizione dell’animo che, mentre custodisce il bene comune, accordi a ciascun uomo la dignità che gli è propria. Un'Europa che ponga in stretta relazione tra loro il bene comune e la tutela della dignità di persona, di ciascun uomo e donna, non lasciando indietro nessuno. Che custodisca come bene prezioso i fratelli più vulnerabili. Serve una nuova idea di Europa, che provenga da una fraternità originaria, irriducibile e capace di far nascere una pace positiva della prossimità, sotto il segno del e per l’altro. I giovani esigono da noi tutti quel cambiamento in grado di offrire loro un futuro e che non può esimersi dal prendersi cura del creato e delle sofferenze degli esclusi.   Andare a votare alle elezioni europee è importante Il voto è un dovere civico e un impegno nel processo democratico per la costruzione di una Europa di Pace. Per questo motivo la Comunità Papa Giovanni XXIII aderisce alla campagna del Parlamento Europeo #stavoltavoto!! Puoi farlo anche tu attraverso il sito: https://www.stavoltavoto.eu   La proposta di un welfare europeo Ecco, per punti, i contenuti principali della proposta politica. La pace positiva come priorità, con l’istituzione di un Commissario europeo per la pace, con la promozione di politiche di pace, il disarmo, la Difesa Civile non armata e nonviolenta ed il linguaggio libero dall’odio; L’accoglienza dei minori e della persone disabili ed accetti la sfida è non lasciare nessuno di questi piccoli senza il calore di una famiglia come vero atto di pace; L’eradicazione della Povertà e delle disguaglianze con politiche del lavoro a misura dei più deboli e con la tassazione delle grandi transazioni finanziarie; Di incentivare e favorire canali legali di migrazione — come i corridoi umanitari — affinché l’Europa sia per tutti un ambiente inclusivo in grado di facilitare l’integrazione dei migranti nella società, riconoscendo la realtà dell’interdipendenza tra i popoli e che tuteli ed offra accoglienza e rifugio alle vittime dalle violenza bellica; Di promuovere e sostenenere attività che implicano la difesa della vita umana, in particolare nelle sue fasi di sviluppo più vulnerabili; concepimento e gestazione, infanzia, maternità, malattia, disabilità, vecchiaia e fine vita; Di abbandonare ogni forma di legalizzazione delle droghe leggere e pesanti. Tutti gli interventi, dalla prevenzione alla riabilitazione, dovrebbero chiaramente mirare a liberare le persone dalle droghe e a non mantenere la loro dipendenza patologica; Di eradicare il traffico di esseri umani e promuovere e sostenere in linea con la Raccomandazione del Consiglio d’Europa (c.d. Honeyball) su sfruttamento sessuale l’adozione del modello nordico in tutti gli stati membri e per la punibilità degli sfruttatori/clienti; La Giustizia riparativa, l’abolizione dell’ergastolo ostativo, di incentivare l’applicazione delle misure di comunità e che non permetta che esistano mai più bambini in carcere; Di promuovere nuove visioni profetiche per un nuovo modello di economia circolare, nella certezza che le risorse del nostro pianeta non sono illimitate e che abbandoni il più rapidamente possibile l’utilizzo dei combustibili fossili per investire sempre più in energie rinnovabili.   Scarica il pdf integrale: L'Europa in cui crediamo    
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
17/04/2019
Campi di volontariato: l’estate 2019
È questione di cuore. Centinaia di giovani ogni anno hanno a cuore  la gente della strada, i senza tetto, le donne costrette alla prostituzione, i tossicodipendenti. Partecipano ai campi di volontariato, ai campi di condivisione e ai campi fuori le mura della Comunità Papa Giovanni XXIII, in Italia o all'estero. Ci sono ragazzi pronti a battersi per la giustizia e la solidarietà. Altri si spendono nei campi di condivisione con amici disabili, alcuni con fratelli profughi. Ecco tutte le date dei campi di volontariato 2019 in Italia proposti ai giovani e agli adolescenti dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, con il numero di telefono di riferimento: 30 giugno - 7 luglio Canazei (TN) info: 320.0151358 7 - 14 luglio Alba di Canazei (TN) info: 340.3643101 20 - 27 luglio Piani di Luzza (UD) info:333.9967415 22 - 30 luglio Matasari (Romania) info:347.3170426 21 - 28 luglio Albereto (RN) info: 348.6429421 campo by MIR e MN su educazione alla pace 28 luglio - 2 agosto Misano Adriatico (RN) info:348.4766872 28 luglio - 3 agosto Scicli (CT) info: 320.7171331 4 - 10 agosto Catania (Librino) info: 333.9434256 3 - 10 agosto Laggio di Vigo di Cadore (BL) info:329.4153238 3 - 12 agosto Marebello (RN) info:340.1480586 5 - 15 agosto Bucarest (Romania) info:347.3170426 11 - 18 agosto Cavareno (TN) info:340.1480586 12 - 16 agosto Crissolo (CN) info:339.3423371 12 - 21 agosto Marebello (RN) info:340.1480586 20 - 30 agosto Bucarest (Romania) info:347.3170426 Da 50 anni la Comunità Papa Giovanni XXIII con il suo fondatore don Oreste Benzi cammina al mare o in montagna, ma con le scarpe sempre ai piedi, sulle strade polverose di centinaia di città, nelle metropoli di buona parte del mondo. Diventa compagna di viaggio dei piccoli e dei poveri per non lasciare soffrire più nessuno da solo. Le esperienze sono aperte a tutti i giovani, interessati a fare un'esperienza di volontariato. Per avere notizie in anteprima sui campi di volontariato per i giovani puoi scriverci sulla pagina Facebook della Comunità Papa Giovanni XXIII: durante tutto l'anno c'è la possibilità di fare vacanze alternative fianco a fianco con gli “esclusi”. Oppure Scrivici su Instagram! La proposta dei campi di volontariato Apg23 In tutta Italia la Comunità Papa Giovanni XXIII propone, durante l'estate, il Natale ed il capodanno, esperienze di volontariato. Possono durare dal paio di giorni fino ad una settimana. I volontari possono incontrare ed accompagnare: i senza fissa dimora, donne costrette alla prostituzione, persone disabili, bimbi di strada. Si vive tutti insieme per una periodo di tempo limitato, cercando di organizzarsi al meglio per divertirsi insieme, fare festa, e soprattutto condividere un'esperienza di vita insieme agli ultimi emarginati dalla società. Fuori dalle date previste sono comunque possibili esperienze di volontariato nelle case famiglia, sulle strade o nelle case di accoglienza apg23.     Come sono andati i campi estivi degli ultimi anni Il percorso ha ruotato intorno a 7 parole-chiave: Ascolto, perché tra mille turbamenti è necessario fare un bel respiro e ascoltarsi; Memoria, accettare la nostra storia che rende consapevoli che siamo in cammino; Scoperta, di se stessi per capire cosa è mio e cosa invece è dettato dal mondo che mi circonda; Incontro, vivere con il cuore disponibile all’incontro con gli altri; Coraggio, vincere la paura per un amore più grande; Costruire: chiamati a costruire la nostra vita sull’unica base sicura possibile; Speranza, perché amare per primi è la rivoluzione per vivere come fratelli. #FOTOGALLERY:2018# Il Volontariato raccontato dai giovani Campi fuori le mura fra i profughi, gli homeless e i bimbi di strada Nel Campo di volontariato Fuori le mura di Reggio Calabria che si è svolto dal 27 dicembre 2017 al 2 gennaio 2018 i ragazzi hanno condiviso la vita, almeno per qualche giorno, con i minori profughi non accompagnati che sono arrivati con i barconi della speranza. La direzione Romania nell'inverno 2018 ha avuto una doppia destinazione: Matasari e Bucarest. A Chieti i ragazzi hanno festeggiato l'ultimo dell'anno 2017 insieme agli homeless. A Catania il 26 dicembre 2017 c'è stata la festa in strada con i senza fissa dimora, esperienza ripetuta anche ad Acireale e Scicli.   Volontariato in Romania La Comunità Papa Giovanni XXIII a Bucarest in Romania gestisce una casa abitata da senza fissa dimora e giovani ex tossicodipendenti che mettono del loro tempo a disposizione dei poveri e degli ultimi. In alcuni momenti dell’anno ampliano la nostra esperienza e danno la possibilità ai giovani italiani  condividre il cammino. Si chiamano Campi fuori le mura: «Viviamo fuori le mura della città, a stretto contatto con i senza fissa dimora. Li andiamo ad incontrare la sera lungo le strade, e teniamo le relazioni con le famiglie ed i bimbi zingari». Ecco alcune date.   data luogo descrizione 17-26 aprile 2019 Bucarest Sulle strade della capitale della Romania 22-30 luglio 2019 Matasari Vivremo un Campo in una realtà molto povera della Romania. 5-15 agosto 2019 Bucarest Campo di volontariato 20-30 agosto 2019 Bucarest Con i bambini zingari della Romania   Testimonianze dal volontariato in Romania #FOTOGALLERY:romania# Volontariato fra i bambini Questa esperienza, anche se sembra una cosa banale, mi ha colpito molto.  Alcune volte con tanta forza altre volte sembravano più delle carezze. Mi hanno colpito molte cose dallo stato di assoluto degrado di alcuni quartieri fino al semplice sorriso dei bambini dopo una qualsiasi attività. Questi colpi però mi sono serviti e mi serviranno per capire alcune realtà che non conoscevo e per crescere interiormente.   Sono le 4.14 di un giorno che deve ancora iniziare, sono passati esattamente i primi 14 di 240 minuti passati in silenzio, con 5 persone attorno, seduti per terra davanti al Padre. È un sabato notte come tanti altri, ma noi abbiamo deciso di vivere con un cuore nuovo ciò che già c'è: di spendere qui quella che per molti è spesso una notte di sballo, di trascorrere qui la notte buia, ricolma di paure dei bimbi conosciuti in Romania. Mi sento, nel mio piccolo, di aver fatto il percorso di Pietro che dal momento in cui fu ribattezzato con questo nome ha sempre sentito di dover dare la sua vita per Gesù, tanto che quando Quest'ultimo gli lava i piedi, Pietro vuole ribellarsi: non conosceva ancora l'Amore da seguire, da accettare. Mi riempie il cuore sapere che lui, nonostante il suo limite, venne scelto.  Così ha fatto con me: nonostante tutto, o forse, grazie a tutto, ha preparato per me abbracci di bimbi pieni di cicatrici, il sorriso degli orfani, le ciglia aggrottate del piccolo Ioan timoroso di mostrarsi bisognoso di aiuto, le storie condivise dei compagni di viaggio. Ha fatto si che mi convertissi ad ascoltarlo, perché come scrive Don Oreste Benzi "Dio non lo trovi nella confusione, ma lo trovi nel silenzio della contemplazione, dentro te stesso, stando davanti a Lui negli strumenti che ci ha dato"   "Amare ti entra nel cuore e non si stacca più".  Condividere, vivere e vedere Gesù in ogni singola persona che ho avuto la opportunità di incontrare in questi giorni durante il Campo Estivo a Bucarest proposto dalla Comunità Papa Giovanni XXIII .  Ecco cosa é stata questa  esperienza come Casco Bianco.  Condividere quello che sono. Vivere - esserci con la testa e il cuore.  Vedere Gesù soprattutto negli occhi dei bambini del quartiere Ferentari e del Orfanatrofio dove ogni giorni ci siamo recati.  Davvero è stato un amore che mi entra nel cuore e penso che non si staccherà più.   Quando il don chiese chi volesse buttar giù due righe a proposito del #campofuorilemura a Bucarest, Romania, mi proposi a gran voce. Perché? Perché la Romania è questo che mi chiede. Mi supplica di darle voce, di rompere questo silenzio assordante e di gridare quanto condividere con gli ultimi faccia bene. Ho sempre cercato, in modo egoistico, di tenere per me questo tipo di esperienze, ma dopo l’intensità delle emozioni vissute, non posso stare zitta. Sono una ragazza di diciotto anni, cresciuta in un ambiente cristiano cattolico ma per paura di intraprendere una ricerca personale, ho sempre rinviato. La paura di incontrare dei vuoti lungo il mio percorso mi ha paralizzata. Non sono venuta in Romania per trovare il coraggio di ricercare la fede ma ciò è venuto da sè. Durante uno scambio di chiacchiere con una suora dell’ordine di Madre Teresa di Calcutta, le espressi tutta la mia ammirazione, sai che mi rispose?  Innanzitutto mi ringrazió e poi, mi disse:’Chiedi ogni giorno a Dio cosa vuole da Te.’ Feci una risata nervosa e le dissi che si, in futuro l’avrei fatto. Con un sorriso semplice ma efficace mi disse di no, di non aspettare ma di iniziare da ora. Non incominciai subito, perché la paura non sparisce da un momento all’altro ma questa frase mi bazzicó per la testa per qualche giorno finché durante un’ adorazione notturna, riflettendo sul l’esperienza del campo, sentii di essere stata scelta da Dio. Mi ha scelta attraverso Mario, bimbo di Ferentari, che con una semplicità disarmante e una gioia vera, fin dal primo giorno  mi chiese di sedermi accanto a Lui durante la messa e da lì non mi molló più. Lasciati amalgamare! Uno dei miei cantanti preferiti dice:’Sei tutti i limiti che superi’...quanto mi piace questa frase!  Non lasciarti paralizzare dalla paura, non adagiarti!  Esperienze come queste ti permettono di iniziare a conoscerti, di volerti bene perché come dice don Oreste: ”Sono i poveri che ci provocano, ci convertono, ci modificano, non ci fanno dormire ma soprattutto ci rendono VIVI! " Prenditi del tempo per iniziare a conoscerti, vivi un’esperienza che ti possa far scoprire i tuoi semi di vita affinché Tu possa coltivarli e farli splendere!  La parte più difficile inizia ora perché sta nel trasformare la straordinarietà in quotidianità. Spesso Noi giovani facciamo fatica a mantenere gli impegni presi a causa della nostra incostanza, pigrizia e timore ma non dobbiamo darci per vinti!  Proprio per questo torno a casa con la speranza di conoscermi meglio e di sperimentarmi, per non adagiarmi ma per cercare di arrivare ad una vita piena. Alessandra   lettera di Natale, da un volontario a Bucarest Ormai da mesi il venerdì sera usciamo alla stazione di Bucarest (Gara de nord) ad incontrare i senza fissa dimora. Ogni sera incontriamo delle persone che abitualmente abitano la stazione e ne incontriamo di nuove! Sempre incontri, strette di mano e pacche sulle spalle molto significative e talvolta sofferenti… lì vivono giovani, bambini, adulti, tossicodipendenti di punga (giovani per lo più, che sniffano droga contenuta in un sacchetto di plastica che tengono in mano. Punga in romeno è sacchetto), transessuali, prostitute, etc etc… L’inverno ormai ci obbliga a condividere con le persone senza fissa dimora la “ciorba”(zuppa) che loro gradiscono veramente tanto. A casa la prepariamo e lì la distribuiamo… la ciorba facilmente crea gruppo e aggregazione. Lo scorso venerdì ci siamo seduti accanto ad alcuni ragazzi che ci hanno detto di vivere lì da parecchi anni, schiavi della punga e dell’alcool, certamente figli della strada, degli orfanotrofi, figli di nessuno… di lì a poco ci ha raggiunto un altro signore che si stava facendo di punga e dal taschino della giacca ha tolto un’armonica a bocca. Non ha esitato ad iniziare a suonare e noi lo abbiamo accompagnato con il battito ritmato delle mani. Al termine dell’esecuzione uno dei ragazzi ha iniziato a recitare preghiere in Romeno e al termine ho invitato tutti alla preghiera del “Padre nostro” in lingua italiana. Ci siamo presi per mano, abbiamo formato un cerchio e abbiamo invocato il “Papà”… Stupendo! Magnifico… per la prima volta, da quando siamo qui, abbiamo pregato con i nostri amici senza fissa dimora… è stato un inizio e da lì non si torna in dietro. Ero troppo contento quella sera, c’era qualcosa di speciale in quella notte… ho sentito il Natale. Quella stalla puzzava di punga che ti sale nelle narici, puzzava dello sporco di quelle persone così sole, ma c’era un profumo speciale, era il profumo di Gesù che nasce ancora oggi nelle grotte di ogni angolo della terra. Sì, lì, quella sera, tra alcool, droga, sesso promiscuo c’era Gesù che nasceva… quella preghiera non è stato un caso. Gesù anche quest’anno sceglie di venire nelle grotte più sporche e squallide della nostra società, non esitiamo ad andare in queste grotte per incontrarlo. Certamente Lui viene anche nella grotta che sono io, che è il mio corpo, la mia esistenza e viene proprio lì dove c’è il mio fallimento, il mio errore, il mio peccato, la mia fragilità… non abbiamo paura a fargli spazio proprio lì, dove non vorrei che Lui entrasse perché puzzo, perchè mi vergogno! Lui non si vergogna, anzi, è proprio nell’angolo più oscuro e più sporco di me che Lui vuole portare luce e gioia. Buon Natale! Don Federico Pedrana   Racconti dai volontari in Italia Campo di volontariato a Scicli Ragazzi da tutta Italia sono attesi ogni estate da ormai 8 anni, per i campi di volontariato fuori le mura: li aspettano i bimbi, ragazzi e le loro famiglie a Lungi, un quartiere di periferia della provincia di Ragusa. Ogni volta il loro arrivo porta una grande gioia e voglia di far festa. Da qualche anno l'appuntamento estivo però non basta più: ecco che si è deciso di trascorrere con loro anche una piccola parte delle vacanze invernali.   Volontariato fra gli homeless a Chieti A Chieti il 31 dicembre 2017 è stato l’ultimo con gli ultimi: ore 19 nella stazione di Pescara andiamo a prendere i nostri amici senza tetto; ore 19,45 Santa Messa presso la chiesa santa Maria della Civitella ( adiacente alla Capanna di Betlemme di Chieti ) ore 21 grande cenone e festa di fine anno condivisa con amici senza tetto e con persone e famiglie del territorio con non possono permettersi una cena ed una festa. Ci saranno due piste da ballo una con musica da discoteca ed una con cover di cantautori; ci sarà una sala con giochi da tavolo e di Societá per chi non ama ballare ma che ama socializzare.   Come iscriversi ai campi di volontariato Per queste destinazioni si può iscrivere e avere maggiori informazioni ai numeri: Romania: telefonare a Duilio: 333/7287993 oppure a Don Federico: 347/3170426.  Reggio Calabria: telefonare a Silvia, 328.8261834 Chieti: sms o whatsapp: Luca, 347.7524671 Scicli: Maria Concetta,  320.7171331 Altre destinazioni e informazioni generali: 340.3643101 giovani CHIOCCIOLA apg23.org   Vedi anche: il blog delle Officine degli scarabocchi   Segui la nostra pagina instagram!
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