La Mission

Molti sono i poveri che ci vengono a cercare, ma molti di più sono coloro che non verranno mai a bussare alla nostra porta. Quelli dobbiamo andare a cercarli noi: sono nostri fratelli!
(Da Sempre Magazine, rivista della Comunità Papa Giovanni XXIII, N. 3 - marzo 2006, pag. 7)
Un’unica famiglia nel mondo

La Comunità Papa Giovanni XXIII è un’associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio, fondata nel 1968 dal prete riminese don Oreste Benzi. Da allora la Comunità continua nell’impegno, concreto e costante, di vicinanza ai poveri e di contrasto all’emarginazione e alla povertà, in Italia e nel mondo.

 

I membri dell’Associazione condividono direttamente la vita con gli ultimi e si impegnano ogni giorno per rimuovere le cause che creano ingiustizia e emarginazione. Sono attivi in famiglia e nelle famiglie aperte, nelle case di accoglienza, nelle Capanne di Betlemme per i senzatetto, nei centri nutrizionali e nelle mense per i poveri, nelle comunità terapeutiche e nelle case di preghiera di tutto il mondo.

 

L’associazione siede a tavola, ogni giorno, con migliaia di persone nei 5 continenti ed è impegnata in progetti per l’emergenza umanitaria e di cooperazione allo sviluppo. Opera in zone di guerra e di conflitto con il corpo nonviolento di pace Operazione Colomba.

 

La Comunità Papa Giovanni XXIII partecipa ai lavori delle Nazioni Unite con lo Status di Consultative Special presso l’Ecosoc, facendosi portavoce delle istanze dei più poveri fra i leader del pianeta.

“La comunità Papa Giovanni XXIII è come il calabrone: un insetto così tozzo e con le ali così piccole che per gli scienziati non avrebbe mai potuto volare. Eppure vola.
Così la Comunità con i suoi limiti, con la sua povertà, non dovrebbe neppure esistere. Tuttavia esiste, grazie alla vocazione e alla fiducia in Dio che opera.”

 

Don Oreste Benzi

La società del gratuito

Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII immaginava la costituzione di una “Società del gratuito” in cui i beni venissero amministrati in modo equo, sulla base dei bisogni reali delle persone, dove non c’è più il mio e il tuo ma il nostro, e le qualità di ogni persona non sono più titolo di merito, ma sono titolo di servizio. Nella visione del sacerdote riminese l’accesso alle risorse viene determinato dalla necessità di garantire a ciascuno il necessario per poter vivere una vita dignitosa.

 

Nella “Società del gratuito” le relazioni interpersonali sono basate sulla gratuità: l’impresa è orientata alla gestione delle risorse per il benessere collettivo, mentre la scuola promuove modelli di vita che superano la logica del profitto. In questo contesto, le relazioni diventano più importanti delle transazioni economiche, alimentando una cultura di pace e solidarietà. Le strutture sociali, economiche e politiche sono rinnovate in questa prospettiva.