COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
17/03/2020
Settimane fa a tutti noi è stato chiesto di fermarci per fronteggiare insieme, distanti ma uniti, questa emergenza sanitaria. Anche noi della Comunità Papa Giovanni XXIII abbiamo dovuto sospendere o rallentare le nostre attività.
Questa è per noi una condizione inusuale. Noi, che “le cose belle prima si fanno e poi si pensano”, che “i poveri li andiamo a cercare”, noi famiglie aperte e in uscita, ci siamo trovati – per la prima volta nella nostra storia di oltre cinquant’anni – a doverci fermare a casa.
Alcuni di noi, soprattutto chi vive con persone fragili, gravemente disabili, anziane, sono rimasti in quella stessa posizione per continuare responsabilmente a prendersi cura di chi ci è stato affidato e in noi ha trovato famiglia, protezione e sicurezza.
Gli altri, tutti quelli che potevano farlo senza mettere in pericolo nessuno, hanno iniziato subito a pensare ad una via possibile per riprendere le attività, pur adattandole alla situazione contingente e seguendo tutte le indicazioni precauzionali.
Vogliamo raccontarvi una per una tutte le nuove esperienze che stanno nascendo da questa situazione di grave crisi. Perché questi sono certo giorni di difficoltà, sofferenza e preoccupazione, ma anche di speranza e di vita che ricomincia.
Tanti hanno bisogno di noi oggi. Ancora di più avranno bisogno di noi appena tutto sarà passato, perché questa situazione avrà conseguenze devastanti per moltissime persone. Non solo sul piano della salute, ma della loro dignità, delle loro possibilità, del loro lavoro, della loro capacità di provvedere a se stessi e alle proprie famiglie. E noi vogliamo essere pronti a offrire loro una nuova possibilità.
AGGIORNAMENTI DAL MONDO APG23
26 Maggio: Ro' la Formichina, riapre il centro diurno!
16 Maggio: Intensificate le attività di sostegno ai senza dimora in Abruzzo
La Capanna di Betlemme di Chieti e l’Unità di Strada della Comunità Papa Giovanni XXIII, attiva nella provincia di Pescara, durante l’emergenza sanitaria ha cercato in ogni modo di trovare una soluzione abitativa per tutte le persone senza dimora del territorio. E ieri sera ha consegnato una pizza a tutti chi ancora rimane in strada!
13 Maggio: Fatima, la nostra casa famiglia fra solidarietà e pandemia
11 Maggio: San Damiano, il centro diurno chiuso da 2 mesi.
9 Maggio: Carcere di Minorile di Acireale
Marco Lovato e Laura Lubatti, marito e moglie, e mamma e papà di una casa famiglia della Comunità situata a Santa Venarina, in provincia di Catania, hanno ideato un progetto di scrittura creativa per rimanere vicini, nonostante il distanziamento sociale imposto per evitare il diffondersi del contagio da coronavirus, ai ragazzi dell’Istituto penitenziario minorile di Acireale.
Marco Lovato racconta come è cambiato il loro impegno in questi mesi
7 Maggio: Bologna: accoglienza per isolamento preventivo
A Bologna, la Comunità ha ricevuto in uso dalla Diocesi una canonica che attualmente accoglie 2 persone per periodi di isolamento preventivo. Per prendersi cura di queste persone sono presenti due volontari che hanno scelto l’auto-isolamento per dar loro oltre che assistenza, compagnia e conforto. Solo dopo questo periodo le persone potranno essere accolte nelle strutture del vicino “Villaggio di don Oreste” che riunisce una Capanna di Betlemme per senza fissa dimora, una Comunità terapeutica per ragazzi con dipendenze, una Casa Famiglia e una casa d’accoglienza per adulti. Tutto questo viene fatto per tutelare non solo la loro salute ma anche quella delle persone che già vivono nelle strutture.
Se vuoi sostenere questo progetto clicca qui.
3 Maggio: Un piano di emergenza per l’accoglienza dei detenuti fuori dalle carceri
All’interno del progetto CEC (Comunità Educante con i Carcerati) della Comunità Papa Giovanni XXIII, è stato messo a punto un piano per l’accoglienza dei detenuti al fine di contribuire ad alleviare il problema del sovraffollamento nelle carceri italiane in questo momento di emergenza sanitaria.
Lo racconta Giorgio Pieri, responsabile del progetto.
30 aprile: Accoglienza persone senza dimora a Cesena
Qualche giorno fa ci hanno chiamati dall’ospedale “Bufalini” di Cesena: dovevano dimettere un uomo, una persona senza dimora, ricoverato in condizioni precarie più di 2 settimane prima, risultato però negativo ai test Covid-19. Non aveva nessuno che lo andasse a prendere, nessuna casa in cui tornare, non aveva nemmeno vestiti da mettersi addosso. Siamo andati noi.
Leggi qui il racconto di Giorgio.
29 aprile: Bangladesh, i missionari raccontano l'impatto devastante dell'epidemia di Covid-19
27 aprile: Operazione Colomba, un volontario racconta la situazione in Palestina
25 aprile: Oggi più che mai i nostri volontari sono a fianco degli ultimi, in Italia e in tutto il mondo
Le persone povere ed emarginate sono quelle che stanno soffrendo di più: si sentono abbandonate a loro stesse, prive dei mezzi per affrontare questa situazione si emergenza e spesso anche degli strumenti per comprenderla a pieno.
La Comunità Papa Giovanni XXIII, in Italia e nel resto del mondo, sta cercando in ogni modo di continuare ad offrire sostegno e vicinanza a chi, oggi, è ancora più solo, ha ancora più bisogno, ancora più fame.
Sempre più persone contano sulle nostre Unità e Mense di Strada e si affidano ai nostri volontari: a loro, che sono in prima linea ogni giorno, abbiamo chiesto di raccontare come vivono questo momento a fianco degli ultimi.
Leggi qui le loro storie.
24 aprile: Prosegue, con altre forme, la vita di relazione del Centro Diurno per anziani di Forlì
Gli operatori e i volontari della “Casa dei Nonni” di Forlì continuano a garantire vicinanza e aiuto agli ospiti abituali. Inizialmente visitavano a domicilio i casi più fragili, quegli anziani che vivono da soli o con famigliari che non sono in grado di assisterli adeguatamente, per portare loro la spesa, sistemare la casa e in alcuni casi aiutarli nella cura di sé. Ora l’elenco dei bisogni si è allargato fino a comprendere altre persone: con il protrarsi della quarantena gli anziani mostrano segni di depressione e deperimento cognitivo, che le famiglie faticano ad arginare. Si è creata così una catena telefonica che ha messo in contatto tra di loro tutti i nonni, abituati a trascorrere le loro giornate insieme, che ora hanno modo di chiacchierare e farsi compagnia. Gli operatori, oltre alle visite di persona, si sono organizzati per registrare quotidianamente piccoli video di intrattenimento.
23 aprile: Libano, la vita sempre più impossibile dei profughi siriani
Le restrizioni per il contenimento del Coronavirus hanno aggravato - se mai possibile - le condizioni di vita nei campi profughi. L'appello di Operazione Colomba: «La fatica che proviamo anche in Italia non ci faccia diventare sordi al dolore degli altri»
Leggi di più
22 aprile: L'accoglienza all'Hotel Royal in onda sul TG1
20 aprile: L’emergenza sanitaria raccontata dalle nostre Case Famiglia
La vita delle famiglie è radicalmente cambiata: si vive sempre insieme tra le mura di casa, tra didattica a distanza, ginnastica in soggiorno, pasta fresca e pane fatto in casa. Nel caso delle nostre Case Famiglia, tutto questo va moltiplicato in modo esponenziale. Per il numero di persone accolte, per le esigenze dei piccoli con disabilità, per la fragilità degli anziani.
Abbiamo raccolto le testimonianze delle nostre mamme e dei nostri papà, che raccontano i momenti di questa nuova quotidianità, le preoccupazioni e le fatiche, ma anche la gioia che viene dal prendersi cura di chi ha più bisogno, dall’essere insieme e vicini.
Le puoi leggere tutte qui.
19 aprile: La Romagna che dona, al via l'asta online
Rippotai e Nuova Comunicazione hanno dato vita all’asta online di raccolta fondi La Romagna che Dona: aziende, artisti e artigiani del territorio romagnolo hanno donato opere, prodotti o servizi a sostegno delle attività della Comunità Papa Giovanni XXIII a contrasto dell'emergenza COVID-19 come la riconversione dell’Hotel Royal di Cattolica, a struttura di accoglienza per persone contagiate che non hanno un luogo sicuro in cui trascorrere la quarantena, e l’acquisto di mascherine, dispositivi di protezione e materiale medico/sanitario per continuare le attività di accoglienza di chi è solo e fragile come disabili, minori non accompagnati ed anziani.
18 aprile: Capanna di Betlemme di Chieti, distribuzione spesa del sabato
16 aprile: Riparte il servizio civile fra i più fragili
118 giovani fra i 18 e i 28 anni hanno ripreso oggi il proprio impegno nei progetti di servizio civile della Comunità Papa Giovanni XXIII, rimodulati dopo l'esplosione dell'emergenza Covid-19.
I volontari si occuperanno di consegna di cibo e medicinali a domicilio, disbrigo di alcune attività burocratiche, attività di formazione a distanza per bambini e disabili ospitati in case famiglia e realtà di accoglienza, costruzione di video didattici, supporto a comuni ed enti locali.
«Grazie ad un lavoro di analisi delle singole situazioni, che ha coinvolto tutta la Comunità Papa Giovanni XXIII a livello nazionale – spiega Giovanni Paolo Ramonda, Presidente dell'Associazione di Don Benzi – siamo riusciti a riattivare il servizio per 118 operatori volontari su 122. In molti casi questa operazione ha richiesto creatività e versatilità, in altri ha portato ad attivare collaborazioni con altri enti e realtà. Le nuove circostanze, così faticose, ci fanno riscoprire il senso profondo del servizio civile: difendere la Patria in modo nonviolento per noi significa avere cura delle persone più fragili».
15 aprile: Il Ramo attiva numero verde per anziani
La Cooperativa Sociale “Il Ramo” attiva un numero verde ( 800.55.62.14 ) per persone con disabilità, anziane e i loro famigliari in particolari situazioni di fragilità e isolamento, nel territorio del cuneese, del fossanese e nei comuni di Savigliano e Saluzzo. Il numero è attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 16, per l'intera durata dell’emergenza.
14 aprile: Spesa solidale a Saluzzo (CN)
A Saluzzo, in provincia di Cuneo, è stata lanciata una grande iniziativa di solidarietà per aiutare le fasce deboli della popolazione.
Tutti i cittadini possono contribuire al finanziamento dei buoni spesa alimentari erogati dal Comune oppure possono aiutare acquistando alimenti non deperibili, come olio, caffè, uova, saponette, shampoo, dentifricio, carta igienica, detersivi presso gli esercizi aderenti (MD Market e Presto Fresco).
Gli alimenti donati saranno stoccati e distribuiti attraverso: la Comunità Papa Giovanni XXIII, l’Emporio della Caritas, la Casa di pronta accoglienza della Caritas, Il progetto “Un Sorriso”, le associazioni ed i gruppi solidali delle parrocchie.
Clicca qui per vedere la locandina.
12 aprile: Pasqua al Villaggio della Gioia
12 aprile: Pasqua per gli ospiti dell'Hotel Royal
10 aprile: Intervista a Giovanni Ramonda, Responsabile Generale della Comunità
Giovanni Paolo Ramonda fa il punto sugli interventi messi in campo dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in Italia e nel mondo per fronteggiare l'emergenza.
Per chi accoglie, l'isolamento forzato ha reso ancora più forte e impegnativa la condivisione con i poveri. La risposta ai nuovi bisogni, le scelte dei missionari, la scoperta di un nuovo stile di vita. Cosa è cambiato e cosa dovrà cambiare.
Clicca qui per leggere l’articolo.
8 aprile: Operazione Colomba
7 aprile: La Cooperativa Sociale La Fraterinità, a casa tua.
6 aprile: La Casa Famiglia nel tempo del coronavirus
"Eccoci qua. 28 anni insieme. Una volta correvi cantavi e ballavi e così allietavi la vita della nostra casa famiglia.
Adesso siamo ancora insieme ma in quarantena ed io con te, ad affrontare una battaglia difficile, forse la più difficile. Per fortuna sei a casa e non sei isolato in ospedale. Speriamo di farcela anche questa volta. Siamo nelle mani amorose di Dio."
Antonio, papà di Casa Famiglia, racconta questo momento difficile di Andrea, ragazzo disabile che vive nella Casa Famiglia S. Antonio (Rimini).
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2 aprile: Poliambulatorio La Filigrana
Un numero di telefono, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17, per chiedere e ricevere supporto psicologico gratuito durante questo periodo di emergenza sanitaria e distanziamento sociale. A rispondere le psicologhe de La Filigrana, “Poliambulatorio del Gratuito” della Comunità Papa Giovanni XXIII, che dal 2015 offre servizi specializzati in cambio di una libera offerta a sostegno del progetto. È aperto a tutti, con priorità alle famiglie che vivono in stato di disagio e povertà.
Il numero da chiamare in questi giorni per un colloquio telefonico gratuito è il 348-2539120.
1 aprile: Cooperative Sociali
25 marzo: Capanna di Betlemme, Chieti
24 marzo: Centri Diurni
23 marzo: Hotel Royal per i pazienti
20 marzo: Scuola Don Oreste
19 marzo: Festa del Papà in Casa Famiglia
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16 marzo: Capanne di Betlemme
15 marzo: Ro' la Formichina
14 marzo: Case Famiglia
13 marzo: Scuola del Gratuito
12 marzo: un messaggio di speranza delle Case Famiglia
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
13/03/2020
«L'Italia è ferma per il coronavirus, centinaia di denunce sono scattate per chi non ha rispettato i provvedimenti del Governo, ma i clienti dell'industria della prostituzione continuano ad uscire in cerca di donne da sfruttare sessualmente». La denuncia arriva da Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Papa Giovanni XXIII, la Comunità di don Oreste Benzi, il sacerdote che per primo in Italia ha lottato per la liberazione di migliaia di donne dall'inferno della prostituzione. La Comunità Papa Giovanni XXIII in una lettera al Governo e alle Autorità locali ha chiesto che si "prenda ogni opportuno provvedimento al fine di limitare al massimo la diffusione del COVID-19 scoraggiando la domanda di prestazioni sessuali a pagamento".
"In tutta Italia, da nord a sud, si segnala la presenza di potenziali vittime di tratta a scopo di prostituzione lungo le strade. I clienti — precisa la lettera — contrariamente alle misure previste dal DPCM dell'11 marzo 2020, espongono loro stessi, le loro famiglie ed ambienti di lavoro a un possibile contagio. Un comportamento che mette in pericolo tutti, dato che in Italia il mercato della prostituzione coinvolge milioni di clienti”. La Comunità chiede anche che siano garantite “alle potenziali vittime di tratta informazioni adeguate sia rispetto ai rischi per la salute, sia sulle possibili vie di uscita dal sistema prostituivo".
Infine nella lettera si fa appello affinché "in Italia si adotti il c.d. modello nordico, che prevede la sanzione dei clienti, percorsi di protezione e reinserimento sociale per le donne prostituite e programmi di educazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica. In molti paesi europei, a partire da Svezia e Francia, questo modello è già applicato ed è dimostrata la sua efficacia nella riduzione del numero di clienti, conseguentemente di persone prostituite e di questa forma di violenza verso le donne. Per tutelare la salute pubblica, per giustizia, per un'effettiva parità di genere".
Scarica la lettera
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
04/03/2020
Aderiamo all'appello delle organizzazioni umanitarie che chiedono di mettere un lumino su tutti i balconi, per denunciare la drammatica situazione che stanno vivendo le donne ed i civili in fuga da Idlib, ai confini con la Siria. Il regime di Damasco in operazioni congiunte con la Russia ha infatti bombardato nei giorni scorsi un'area fortemente abitata. Leggi l'appello su Avvenire
L'appello della Comunità Papa Giovanni XXIII
«Chiediamo ai governanti Europei di non voltare le spalle alle vittime di questa tragedia umanitaria, di non stringere accordi per l'esternalizzazione delle frontiere con paesi in cui il rispetto dei diritti umani è fortemente deficitario e di aprire canali di ingresso sicuri e legali per chi scappa dalla guerra». E' quanto afferma Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità di don Benzi, in merito alla gravissima crisi umanitaria che si sta creando ai confini tra la Grecia e la Turchia.
«I governi europei hanno permesso alle principali industrie di armamenti europee di continuare a vendere armi in quei territori da dove scappano i migranti. - continua Ramonda - Queste aziende sono le stesse che hanno ottenuto le commesse per dotare Frontex di sistemi d'arma e di controllo delle frontiere per impedire ai profughi di entrare in Europa. L'unica industria che dal 2008 ad oggi non ha conosciuto la parola crisi è l'industria bellica. Papa Francesco ci ha richiamato più volte che “non si può parlare di pace e continuare a vendere le armi”».
Da oltre 5 anni i volontari di Operazione Colomba, Corpo Civile di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, condividono la vita delle vittime della guerra siriana nel campo profughi di Tel Abbas, in Libano.
Di seguito il comunicato del tavolo Asilo Nazionale sottoscritto anche dalla Comunità Papa Giovanni XXIII.
Le richieste del Tavolo Asilo Nazionale
L’Ue intervenga subito con un piano urgente di ricollocamento dei profughi che giungono in Grecia e Bulgaria
Le associazioni del Tavolo asilo sono estremamente preoccupate di quanto sta accadendo ai confini dell’Europa, dove stiamo assistendo a massicce violazioni dei diritti umani ed al completo fallimento delle politiche europee in materia di asilo.
Le immagini dei migranti in fila o letteralmente aggrappati alle coste greche o alle frontiere bulgare, e quelle della guardia costiera che speronano le precarie imbarcazioni cariche di profughi per impedire che sbarchino sul suolo europeo, la morte di un bambino a causa di questi atti disumani, rappresentano inaccettabili violazioni del principio del diritto internazionale del non respingimento dei richiedenti asilo e rifugiati e del diritto d’asilo previsto dalle Costituzioni e dalla Carta di Nizza, nonché una violazione delle direttive UE in materia di protezione internazionale che consentono a tutti l'accesso al territorio per fare esaminare le proprie richieste di protezione o d’asilo.
La scelta fatta da tutti gli Stati dell'Unione europea di sottoscrivere un accordo con il governo turco nel 2016 al fine di scaricare sulla Turchia l’onere dell’accoglienza dei profughi in gran parte provenienti da Siria, Afghanistan e Iraq, erogando ogni anno al governo turco, come contropartita, enormi finanziamenti tratti dai bilanci nazionali, non è stata soltanto sbagliata, ma anche contro producente.
Si è infatti fornita al presidente turco un’arma di ricatto efficacissima: milioni di persone che potrebbero tentare di arrivare in Europa se il regime decidesse di aprire le frontiere, come paventa anche in questi giorni per ottenere sempre più risorse.
Non si può restare inerti davanti alla cancellazione della civiltà giuridica dell’Europa.
Le politiche di esternalizzazione delle frontiere attuate dagli Stati UE finiscono per produrre crimini contro l'umanità: investire sulla militarizzazione delle frontiere, sugli accordi di riammissione, su rimpatri e sui controlli di frontiera nei Paesi d’origine e di transito, rinunciando alla cultura dei diritti, e alimentando il business dell’immigrazione irregolare, ci ha sottomesso alla legge del più forte, quella che il leader turco non ha remore ad imporre.
L’Unione Europea intervenga subito ai sensi di quanto prevede il Trattato sul funzionamento dell'Unione (art. 78.3) attuando un piano di ricollocazione straordinario e urgente dei richiedenti asilo che giungono in Grecia e Bulgaria per sottrarre alla violenza e all'arbitrio le decine di migliaia di esseri umani che hanno diritto ad essere accolti e a chiedere asilo in Europa.
Il Piano deve prevedere quote adeguate e va attuato con procedure celeri e senza l'applicazione di requisiti legati alla nazionalità al fine di evitare irragionevoli discriminazioni e determinarne il fallimento, come purtroppo già è avvenuto nel 2015 con le misure allora assunte a favore di Grecia e Italia e rimaste quasi del tutto inattuate.
A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Avvocato di Strada, Caritas Italiana, Centro Astalli, CIR, Comunità Papa Giovanni XXIII, CNCA, Europasilo, Federazione delle Chiede Evangeliche in Italia, FOCUS-Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Intersos, Legambiente, Medécins du Monde missione Italia, Medici per i Diritti Umani, OXFAM Italia, Save the Children Italia, Senza Confine, SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni) del Tavolo Asilo Nazionale
(foto: Rimini porto sicuro, giugno 2019)
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
19/02/2020
Sandra Sabattini beata: dopo la data, ora sono ufficiali anche il luogo e l’ora. Domenica 14 giugno p.v., con inizio alle ore 17, avraÌ€ luogo la celebrazione eucaristica nella solennitaÌ€ del Corpo e Sangue di Cristo, nel corso della quale si procederaÌ€ alla beatificazione della Venerabile Sandra Sabattini, dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. La celebrazione eucaristica si svolgeraÌ€ presso la Fiera di Rimini. La scelta di tale luogo eÌ€ dettata da due motivi: accogliere le migliaia di fedeli che sono attesi, e dare la piuÌ€ ampia possibilitaÌ€ ai “fratellini” e alle “sorelline” (come le chiamava don Oreste) della APG23 in carrozzina o con handicap e disabilitaÌ€ fisiche di poter partecipare nella maniera migliore possibile a questa festa. Sandra saraÌ€ la prima fidanzata santa ammessa all’onore degli altari. Vi arriva dopo una causa durata 13 anni.
La fase diocesana del processo, avviata nel 2006, si eÌ€ chiusa il 6 dicembre 2008. Il 2 ottobre 2019 Papa Francesco ha promulgato il decreto riguardante la beatificazione di “Alessandra (Sandra) Sabattini, Laica”. In occasione della ufficialitaÌ€ del luogo e ora della beatificazione della Venerabile Sandra, il Vescovo di Rimini ha inviato una Lettera alla ComunitaÌ€ Diocesana. In essa traccia in maniera sintetica alcuni tratti del carisma della prossima Beata, e invita la ComunitaÌ€ a orientare questi quattro mesi che separano dalla beatificazione come un cammino di avvicinamento utile e prezioso.
“Ritengo che la figura di Sandra possa essere segnalata come icona credibile e attraente della santitaÌ€ della porta accanto, compresa da Papa Francesco come «la santitaÌ€ di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio»”. Per una santitaÌ€ del genere, ricorda il Vescovo Francesco Lambiasi in un altro passo della Lettera, “non occorrono esperienze eccezionali di impegno ascetico o di contemplazione mistica. Alla nostra cara Sandra eÌ€ bastata la trama di una vita ordinaria, tessuta di fede viva, sostenuta da una preghiera intensa e diffusa.
Una vita spesa nel lieto e fedele compimento del proprio dovere, punteggiata da piccoli gesti di un amore teso all’estremo, in una appassionata amicizia con Cristo «povero e servo», in un servizio generoso e infaticabile a favore dei poveri. Una volta incontrato GesuÌ€ personalmente, lei non ha piuÌ€ potuto fare a meno di amarlo, di puntare su di lui, di vivere per lui, nella Chiesa”. Il Vescovo di Rimini nell’esprimere gioia piena per l’evento della beatificazione che segneraÌ€ in modo marcato e indelebile il cammino della Chiesa riminese, ringrazia la Parte Attrice della causa di beatificazione – l’APG23 – che si eÌ€ pienamente coinvolta nella preparazione dell’evento, ed esprime cordiale riconoscenza al Clero, alle ComunitaÌ€ parrocchiali, alle ComunitaÌ€ di vita consacrata, alle varie Associazioni e Movimenti, al Gruppo promotore, alle Istituzioni pubbliche e ai tanti Volontari che si stanno dedicando a far conoscere la figura e il messaggio di Sandra, attraverso mostre, testimonianze e pubblicazioni. Lo stesso mons. Lambiasi ha scritto un volume dedicato alla figura di Sandra, Scelgo te e basta. Vivere a braccia spalancate (edizioni ilPonte), un’opera che eÌ€ piuÌ€ di una biografia e meglio di un romanzo, utile a comprendere l’avventura di questa “povera cristiana”.
Nata a Riccione il 19 agosto 1961, Sandra Sabattini ha respirato la fede fin da piccola e ancor piuÌ€ quando, insieme ai genitori ed al fratellino, va a vivere nella canonica dello zio prete, don Giuseppe Bonini, a Misano Adriatico, e di seguito a Rimini, nella parrocchia di San Girolamo. A 12 anni incontra don Oreste Benzi e la comunitaÌ€ “Papa Giovanni XXIII”; due anni dopo giaÌ€ partecipa ad un soggiorno per adolescenti sulle Dolomiti con disabili gravi, dal quale ritorna con le idee chiare: “Ci siamo spezzati le ossa, ma quella eÌ€ gente che io non abbandoneroÌ€ mai”. Si spende nel servizio per i disabili e per i tossicodipendenti, e va a cercare i poveri di casa in casa. Nel 1980, dopo il diploma di maturitaÌ€ scientifica a Rimini, si iscrive alla FacoltaÌ€ di Medicina all’UniversitaÌ€ di Bologna.
Uno dei suoi sogni eÌ€ di essere medico missionario in Africa. Fidanzata con Guido Rossi dall’agosto 1979, anch’egli membro della Papa Giovanni; insieme vivono una relazione improntata ad un amore tenero e casto, alla luce della Parola di Dio. DiraÌ€ Sandra: “Oggi c’eÌ€ un’inflazione di buoni cristiani, mentre il mondo ha bisogno di santi”. Il 29 aprile 1984, ad Igea Marina, mentre si reca ad un incontro della Papa Giovanni, viene investita da una macchina, entra in coma e muore il 2 maggio successivo. EÌ€ stato accertato un miracolo dovuto alla intercessione della giovane riminese, e cosiÌ€ la Venerabile eÌ€ stata iscritta da Papa Francesco tra i beati: le persone a lei devote o la gente della diocesi di origine possono pregarla con fiducia e imitarla con frutto.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
23/01/2020
L'8 febbraio di ogni anno si celebra dal 2015 la Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, nella memoria di Santa Giuseppina Bakhita. La Comunità Papa Giovanni XXIII promuove, in collaborazione con le diocesi dei rispettivi territori, gli eventi "Insieme contro la tratta":
GENOVA - 6 febbraio 2020 - ore 17.45
Testimonianze e tavola rotonda presso Sala Quadrivium (Piazza Santa Marta, 2). Per informazioni: 345.2319326;
FIRENZE (Pontassieve) - 7 febbraio 2020 - ore 18
Inaugurazione del laboratorio di pelletteria "Anotherskin" di Pontassieve (FI). Dopo i saluti delle autorità la performance artistica e alle 19 l'aperi-cena. Per informazioni: 392.9780315;
CATANIA (Acireale) - 8 febbraio 2020 - ore 18
In collaborazione con la Diocesi di Acireale si terrà la S.Messa nell'Istituto Canossiano Aci Bonaccorsi. A seguire le testimonianze di Suor Mary Anne Nwiboko (Figlie di Maria della Misericordia) e di Michela Lovato (Comunità Papa Giovanni XXIII);
PIACENZA - 8 febbraio 2020 - ore 16.15
Fiaccolata da Viale Pubblico Passeggio (incrocio Via Respighi). Alle ore 18.30 in Cattedrale si terrà la S.Messa celebrata dal Vescovo della Diocesi di Piacenza-Bobbio, Mons. Gianni Ambrosio. Per informazioni: 346.5613881;
ROMA - 8 febbraio 2020 - ore 18:30
Veglia di Preghiera organizzata dal Comitato Internazionale della Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta di Persone. La Comunità Papa Giovanni XXIII parteciperà insieme alla rete Thalità kum. Partenza dalla Basilica Sant'Antonio da Padova in Laterano, Via Merulana, 124/B;
ROMA - 9 febbraio 2020 - ore 10
Marcia con ritrovo davanti a Castel Sant'Angelo e arrivo a Piazza San Pietro alle 11,30, per la partecipazione alla preghiera dell'Angelus insieme a Papa Francesco. La Comunità Papa Giovanni XXIII parteciperà insieme alla rete Thalità kum;
VERONA - 8 febbraio 2020 - ore 20.30
Veglia di preghiera presso la Parrocchia Cuore Immacolato di Maria - Tempio votivo (Piazzale XXV Aprile). Per informazioni: 348.4766852;
RIMINI - 28-29 febbraio 2020
Convegno nazionale Nemmeno con un fiore! con spettacolo teatrale e cortometraggi nel Teatro Centro Andrej Tarkovskij di Via Brandolino 13. Alla tavola rotonda del 29 febbraio alle ore 15 sono invitati fra gli altri: Elena Bonetti, Ministra per le pari opportunità e la famiglia; Fabiana Dadone, Ministra della Pubblica per la pubblica amministrazione; Onorevole Caterina Bini; Onorevole Alessandra Maiorino; Onorevole Giorgia Meloni. All'interno del convegno ci sarà la visione speciale del cortometraggio Ballerina, prodotto da Coffee Time Film, per la regia di Kristian Gianfreda.
RIMINI - 6 marzo 2020 - ore 21
Nel Teatro degli Atti di Via Cairoli 42 si terrà il debutto della pièce teatrale “Nemmeno con un fiore”, ispirata alla morte di Arietta Mata, uccisa nel gennaio 2018 da un cliente. La regia è di Emanuela Frisoni e Rosa Morelli, con il contributo di Giovanna Greco. Hashtag: #NEMMENOCONUNFIORE!
La Fondazione Don Oreste Benzi ha dedicato alla tratta l'edizione 2020 del Premio Internazionale Don Oreste Benzi. Possono essere inviate al sito www.fondazionedonorestebenzi.org le candidature per segnalare persone od organizzazioni che si siano particolarmente distinte per attività e opere coerenti con l'appello "nessuna donna nasce prostituta".
Per maggiori informazioni sugli eventi e sulla campagna: www.questoeilmiocorpo.org; Facebook: Questo è il mio corpo.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
21/01/2020
Allontanamenti zero? Oltre che l'obiettivo indicato dalle Carte internazionali di tutta del minore, sarebbe l'indice di una società perfetta. «Ovvio che sarebbe il massimo: le case famiglia non avrebbero ragione di esistere, se tutti i bimbi potessero vivere nelle loro famiglie naturali, o in caso di difficoltà essere accolti in famiglie affidatarie con l'obiettivo di tornare al più presto alla famiglia d'origine. Ma la realtà non è questa e con la realtà bisogna fare i conti, per il bene dei bambini». Lo sa bene Paolo Ramonda, successore di don Oreste Benzi alla guida della comunità "Papa Giovanni XXIII", l'associazione che con oltre 500 case di accoglienza di diverse tipologie in 45 Paesi (la maggior parte in Italia) dà una famiglia veramente a tutti, soprattutto a chi altrove faticherebbe a ricevere accoglienza (disabilità gravissime, zero risorse economiche...). Accolgono migliaia di "pietre scartate" e per almeno la metà di loro non percepiscono retta.
Anche voi avete firmato il documento che critica il progetto di legge del Piemonte intitolato "Allontanamentizero". Ma che arrivino più aiuti alle famiglie in difficoltà non è positivo?
Non tutto nella proposta di legge è sbagliato, ma le estremizzazioni non vanno mai bene, perché non si tiene conto della vita vera e delle enormi difficoltà che comporta occuparsi delle famiglie fragili. Da una parte occorre fare un lavoro sul territorio, ovvero che lo Stato dia più sostegni economici, educativi, sportivi, ricreativi e quant'altro alla famiglia d'origine, che quando è in difficoltà va potenziata: così si fa prevenzione. Ma poi esistono casi in cui la capacità genitoriale è nulla, i piccoli sono maltrattati, picchiati, sfruttati... In Italia per fortuna esiste un sistema sociale che è il migliore al mondo, capace di dare le risposte per questi casi: nelle case famiglia i bimbi trovano protezione e l'amore di una madre e un padre, possono studiare e crescere senza avere paura. In Africa, Asia e America Latina c'è l'abbandono totale. Ieri ero in Thailandia nella nostra casa famiglia di Bangkok dove abbiamo accettato 5 bambini disabili gravissimi, in quella cultura considerati una maledizione e lasciati morire per strada.
L'affido sarebbe temporaneo, un affiancamento alla famiglia in difficoltà avendo come obiettivo ove possibile il rientro a casa. Cosa diversa è la casa famiglia: chi vi viene accolto?
Coloro che una volta finivano nei grandi istituti, che per fortuna non esistono più: chi non è adottabile, ad esempio perché i genitori ci sono ma non riescono a gestire le gravi disabilità o i disturbi comportamentali del figlio... Non è che la mamma e il papà non gli vogliano bene, ma esistono situazioni davvero troppo pesanti. Allora la casa famiglia dà le giuste risposte grazie alla competenza del personale e, quando è possibile, valorizzando la famiglia d'origine. Quando parlo di "personale" intendo le due vere figure genitoriali che nelle nostre case famiglia sono presenti 24 ore al giorno. Naturalmente però hanno il titolo di educatori riconosciuto dallo Stato: le nostre sono tutte strutture soggette a vigilanza.
Perché dà fastidio il titolo "Allontanamenti zero"?
È pericoloso se diventa un assoluto, magari dettato da posizioni ideologiche, molto lontane dalla realtà quotidiana. E rischia di fare di tutta l'erba un fascio: l'affido ad esempio non è un "allontanamento", è un meraviglioso sostegno temporaneo al bambino e alla famiglia d'origine, perché alla fine lui possa rientrare.
Non sempre finisce così, però.
Il rischio di insuccesso c'è, purtroppo. Il vero problema è la vigilanza: i servizi sociali e i giudici del Tribunale dei minori dovrebbero verificare assiduamente se esistano ancora i presupposti per l'affidamento o se è arrivato il momento in cui il bimbo può rientrare in famiglia. Perché non si fa abbastanza? Per mancanza di risorse e di personale: lo Stato deve potenziare anche i servizi sociali sul territorio e i Tribunali. La rete di per sé è ottima, ma se non ci sono le persone il sistema ha gravi falle.
Possibile che basti la relazione di un assistente sociale per l'allontanamento di un figlio? I fatti di Bibbiano parlano chiaro...
L'assistenza sociale deve lavorare per la famiglia, non contro, utilizzare le risorse sociali del territorio, ascoltare le famiglie vicine, le insegnanti, il popolo che conosce quei genitori! E prima di arrivare all'allontanamento deve risolvere le carenze dando sostegni. Vivono in roulotte? Non gli tolgo i figli, gli do una casa popolare. Nel proposito di dare più risorse alla famiglia naturale, il progetto di legge piemontese è positivo, ma senza togliere forze al sistema sociale: non sono una contro l'altro, sono un'alleanza. Distrutta la rete sociale, per il Paese sarebbe il tracollo. Nelle nostre case famiglia vivono gratuitamente - nessuno paga la retta per loro - migliaia tra barboni, anziani soli, adulti disabili, ex prostitute, ex drogati, vittime dell'azzardo, interi nuclei familiari in povertà. E i ragazzi che lo Stato ha tutelato da minorenni, compiuti i 18 anni dove vanno? Per strada? Da noi possono restare liberamente, come figli. Se tutto questo crolla, cosa succede al Paese?
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
17/01/2020
«L’esperienza di condivisione diretta con centinaia di bambini e ragazzi, che in questi quasi quarant’anni di presenza della Comunità Papa Giovanni XXIII, sono stati accolti nelle nostre Case famiglia e famiglie affidatarie presenti in Piemonte, non fa che confermarci che il preminente interesse del minore è quello di restare nella sua famiglia di origine, se sufficientemente adeguata, ma ove non possibile, il minore va collocato in un’altra famiglia o una Comunità di tipo familiare come ben definito dalla legge 184/83». E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito al disegno di legge regionale denominato “Allontanamenti zero”.
L’affido familiare è un intervento di sostegno ad una famiglia in difficoltà.
«Se davvero il Presidente Cirio intende migliorare la tutela dei minori, — continua Ramonda — allora convochi le realtà sociali con le associazioni per predisporre strategie concrete di aiuto alle famiglie di origine ed interventi di tutela dei minori, perché non sono le difficoltà di tipo economico che portano ad interventi di inserimento fuori dalla famiglia d'origine».
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha in Piemonte 35 case famiglia, vere famiglie in cui c'è posto per tutti, seguendo l'intuizione più profonda di don Oreste Benzi, che vide nella famiglia il luogo naturale dell'accoglienza; sono più di 50 in regione le famiglie aperte all’affidamento familiare.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
16/01/2020
Nel 2020 otto regioni italiane sono chiamate al voto; gli elettori di Emilia Romagna e Calabria andranno alle urne il prossimo 26 gennaio. La comunità Papa Giovanni XXIII propone all’attenzione del mondo politico alcune attenzioni rivolte ai candidati.
Sono sette i temi sotto la lente, accompagnati da proposte specifiche:
La pace;
la vita e la famiglia;
i migranti;
l’economia di condivisione;
il racket della prostituzione;
il carcere.
Il volantino scaricabile si presta come utile strumento, da leggere e da consegnare, per una proposta di riflessione e di incontro, ai candidati di tutta Italia.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
14/01/2020
Una nuova casa di accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII è stata inaugurata il 10 gennaio 2020 in Thailandia. La nuova missione è situata a Nonthaburi, diocesi di Bangkok, alla periferia nord della capitale. Alla cerimonia hanno partecipato i volontari della Comunità, le suore Missionarie di Maria, che hanno avviato la casa dieci anni fa e che ore passano le consegne alla Papa Giovanni, i missionari del PIME, che gestiscono la vicina parrocchia. Il Presidente della Comunità di don Benzi, Giovanni Paolo Ramonda, in mattinata ha incontrato l'Arcivescovo di Bangkok, Cardinale Francis Xavier Kovithavanij.
«Nella “casa degli angeli” accogliamo bambini disabili. Piccoli discriminati da un contesto culturale che tende ad emarginare le persone con handicap in quanto si ritiene che esso sia la conseguenza di una colpa personale». Spiega Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII. «Don Benzi ci ripeteva che l’annuncio di Gesù avviene per trapianto vitale, attraverso la vita di condivisione con le persone che accogliamo sotto il nostro tetto. Ciò che rende credibili le nostre parole è la fatica, la conversione personale, l’aiuto concreto, il sostegno e l’accompagnamento, il vivere a fianco a fianco con gli ultimi, il cercare di portare con loro la croce».
La Comunità di don Benzi. La Comunità Papa Giovanni XXIII opera da 50 anni al fianco degli ultimi in tutti i campi della marginalità sociale. In Italia gestisce 201 case famiglia, che accolgono 1.283 persone di tutte le età e di tutte le provenienze. E' presente in 42 paesi del mondo.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
30/12/2019
Una festa aperta a tutti: sia a chi non può permettersi di pagare il tradizionale cenone, sia a chi non sa con chi festeggiarlo. Alla festa dell'ultimo dell'anno realizzata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con il sostegno del Comune di Riccione sono attese 600 persone e 100 giovani e volontari da tutta Italia. La cittadina romagnola, oltre a dare un contributo economico, ha messo a disposizione gratuitamente il palazzetto dello sport, mentre la Comunità di don Benzi organizza l'evento nella città del divertimento da oltre 10 anni.
L'appuntamento è per il 31 dicembre alle ore 20 a Riccione presso il Playhall in via Carpi. Dopo cena sono in programma musica con dj-set e attività per bambini. La festa si concluderà alle 02:30 con una S. Messa di ringraziamento.
«Sappiamo che le feste di Natale rappresentano il più tradizionale dei momenti da passare in famiglia. Pertanto chi non ha una famiglia soffre maggiormente la solitudine. Vogliamo essere una grande famiglia allargata dove c'è posto per tutti. Questa non intende essere la festa per gli ultimi ma una festa con gli ultimi» commenta Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Vedi il programma completo
È richiesta la prenotazione: numero WhatsApp, 340.3643101
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
23/12/2019
La Comunità Papa Giovanni XXIII si riunirà a Rimini il 26 dicembre per la Festa del Riconoscimento: una liturgia speciale celebrerà, il giorno di Santo Stefano, la rinascita dei 96 ragazzi (80 dall'Italia e 16 dall'estero) che nel 2019 hanno concluso il programma terapeutico per vincere le dipendenze. È una tradizione che quest’anno compie 35 anni: la prima messa del riconoscimento fu celebrata da don Orenze Benzi nel lontano 1984, con i primi 7 ragazzi liberati dalla droga.
Fra le persone che hanno concluso il percorso terapeutico nel 2019 c’è Simone (nome di fantasia); il padre imprenditore lo aveva fatto arrestare pur di costringerlo a prendere distanza dalla trappola della cocaina. A Rimini sarà disponibile a raccontare la propria storia, fra gli altri, Matteo Trivilino di Bologna: «Ho fatto il primo uso di sostanze, iniziando con i cannabinoidi, all’età di 14 anni. Poi sono passato alle droghe chimiche e all’eroina. Oggi ho 34 anni, ma se devo riguardare indietro alla mia vita mi rendo conto che il mio disagio interiore risale a quando avevo 5 o 6 anni».
L’appuntamento è alle 11 nella chiesa della Resurrezione che fu di don Benzi, a Rimini in via della Gazzella 48; la liturgia sarà guidata dal Vescovo Mons. Francesco Lambiasi; seguiranno momenti di festa.
Il cammino di recupero nella Comunità Papa Giovanni XXIII mira a valorizzare pienamente la persona, che accettando il programma viene sin da subito inserita in un contesto di tipo familiare. Il percorso dura in media 3 anni ed è costituito da 3 fasi: l’accoglienza, la comunità, il rientro. Al termine dell’ultima fase, quella del rientro alla vita sociale, la persona riceve il riconoscimento: è il punto di partenza di una nuova vita, una rinascita che non è solo per il singolo ma per la sua famiglia e per tutta la Comunità.
Nei giorni scorsi il Presidente della Comunità Giovanni Paolo Ramonda era intervenuto sul tema delle dipendenze patologiche, commentando per Radio InBlu lo stralcio dalla finanziaria della norma sulla cannabis light: «I nostri giovani hanno il diritto di poter spendere la vita per gli alti valori, per scelte responsabili come possono essere quella di costituire una famiglia, avere un lavoro, progettare, sviluppare, lavorare per il bene comune del Paese, piuttosto che essere annientati dall'utilizzo di sostanze che smorzano la vita, feriscono in profondità le aspirazioni più profonde. Speriamo che questa scelta vada anche nella direzione di contrastare l'utilizzo di altre sostanze, come può essere l’alcol che in questi giorni ha fatto strage sulle strade. I nostri giovani hanno bisogno di aria pulita e di vita piena, come diceva il nostro fondatore Don Oreste Benzi».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
20/12/2019
«Auguri di cuore per un Santo Natale che ci renda sempre più prossimi a Gesù vivo, presente nei poveri». Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità di Don Benzi, rivolge ad amici e simpatizzanti il suo augurio: «Vi affido alla Vergine Maria, a Don Oreste e a Sandra presto Beata».
Vedi il video: da Cuneo un Santo Natale con le persone senza fissa dimora nel cuore.
Intanto a Pescara i preparativi per i festeggiamenti sono già in corso.
La Parrocchia del Sacro Cuore di Pescara in collaborazione con la Capanna di Betlemme di Chieti, casa di accoglienza per i senza fissa dimora della Comunità Papa Giovanni XXIII, organizzano il 24 dicembre il gran Cenone di gala per la vigilia di Natale. L'evento si terrà nei locali della Chiesa di San Pietro Apostolo di Pescara (vicino a Nave di Cascella).
«Abbiamo invitato — spiegano gli organizzatori — tanti amici senza fissa dimora e persone e famiglie con difficoltà economica, 150 coperti a disposizione, una sala allestita come da migliore ricevimento, tutte le portate acquistate da un ottimo catering, intrattenimento musicale, camerieri in divisa e tovaglie e stoviglie a festa, ed a fine cena un bellissimo regalo per ogni ospite partecipante finanziato dalla Caritas Diocesana di Chieti-Vasto e dall’Associazione Domenico Allegrino Onlus di Pescara»
Due saranno i pulmini dell’Unità di Strada della Comunità Papa Giovanni XXIII che, anticipatamente e durante, gireranno per le vie di Pescara alla ricerca degli amici senza tetto, per invitarli e accompagnarli alla cena.
«Per tanti queste persone sono invisibili, per noi invece sono importanti. Per questo vogliamo condividere con loro la sera più importante di queste festività natalizie. Il tema della serata prenderà spunto da una frase di Santa Bernadette, quando racconta a sua madre l’incontro con la vergine Maria “MI HA GUARDATA COME UNA PERSONA GUARDA UN’ALTRA PERSONA”».
Questi fratelli hanno bisogno di essere guardati proprio così.