Unità di strada e di contatto

In tutta Italia è possibile unirsi ad operatori e volontari di unità di strada e di primo contatto impegnati nello sfruttamento della prostituzione e nella marginalità, organizzate da diverse associazioni ed enti. Le unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII incontrano donne costrette alla prostituzione e persone senza fissa dimora. Portano alle persone in strada oltre ad un sorriso, alla possibilità di un incontro, e un the caldo, soprattutto una proposta: quella di denunciare gli sfruttatori, di ricostruirsi una vita di dignità, di lasciare la strada.

Le unità di strada contro la prostituzione e la tratta

Oggi le unità di strada e di contatto dell’associazione di Don Benzi incontrano anche donne sfruttate nella prostituzione al chiuso, negli appartamenti, nei centri massaggi e nei nightclub. L’obiettivo è avvicinare le possibili vittime, spesso invisibili e controllate, offrendo ascolto, un primo sostegno, una possibilità di uscita. L’azione si estende a situazioni di sfruttamento lavorativo e di accattonaggio forzato, in rete con altri enti antitratta.

 

È possibile svolgere esperienze di volontariato sulle strade di alcune città italiane, contattando i coordinatori locali: scrivi una mail a antitratta@apg23.org o contatta VociPari su Instagram.

Unità di strada al fianco dei clochard

Le unità di strada che incontrano le persone senza fissa dimora si muovono soprattutto nelle ore serali nei luoghi in cui i clochard trovano riparo temporaneo. Anche in questo caso il primo passo è quello di costruire una relazione: sedersi insieme, condividere un pasto, ascoltare. Non tutti accettano subito un aiuto concreto; per questo l’incontro iniziale richiede di costruire fiducia e amicizia. Accanto ai bisogni materiali, emerge con forza la richiesta di dignità: le persone chiedono di essere riconosciute, di non rimanere invisibili. Dall’incontro possono emergere successivamente percorsi più strutturati, come ad esempio l’accoglienza in case con ingresso a bassa soglia o nelle Capanne di Betlemme. In quest’ultime si crea un vero rapporto familiare, in cui la condivisione della vita diventa occasione per ricostruire legami e prospettive.

Per informazioni scrivi una mail a condivisionedistrada@apg23.org.

I nostri interventi
L’impegno contro la prostituzione e la tratta

La Comunità Papa Giovanni XXIII è impegnata dal 1989 nel contrasto alla tratta degli esseri umani ai fini della prostituzione, dello sfruttamento lavorativo, dell’accattonaggio. Attraverso programmi di recupero e case protette promuove l’emersione dallo sfruttamento delle persone e il loro reinserimento in società, sostenendo le vittime nella denuncia del racket.

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Al fianco di chi non ha nessuno

Nel 1987 don Oreste Benzi ideò ed aprì la prima Capanna di Betlemme, a Rimini, casa di accoglienza per clochard. Lì le persone senza fissa dimora potevano trovare un pasto caldo e un letto in un ambiente familiare e accogliente. Queste realtà si sono poi diffuse negli anni seguenti, in Italia e all’estero. L’associazione oggi fornisce pasti caldi, accoglienza e possibilità di riscatto alle persone sole.

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La storia

Le unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII affondano le loro radici nell’esperienza diretta di don Oreste Benzi con le persone emarginate. Già nei primi anni Settanta, incontrando chi viveva per strada, il sacerdote riminese iniziò una presenza fatta di ascolto e condivisione, fermandosi personalmente a parlare con i clochard che affollavano la stazione di Rimini. Nel 1987 questa attenzione si tradusse nell’apertura della prima Capanna di Betlemme a Rimini, segno concreto di accoglienza per le persone senza dimora. Pochi anni dopo, alla fine degli anni Ottanta, l’incontro con le donne costrette alla prostituzione segnò una svolta: don Benzi fu tra i primi in Italia ad iniziare ad uscire di notte sulle strade per avvicinarle, offrendo una via di fuga dallo sfruttamento e proponendo l’accoglienza in case protette. Da queste esperienze sono nate le unità di strada così come sono conosciute oggi: una presenza stabile, in Italia e all’estero, che continua a incontrare donne prostitute, persone vittime di sfruttamento e di grave marginalità, mantenendo al centro la relazione personale.