COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
26/09/2019
Il “Villaggio della Gioia” è un luogo unico in Italia, uno degli ultimi progetti che don Oreste Benzi ha voluto realizzare in prima persona, a Forlì nel cuore della Romagna, e che festeggia adesso i dieci anni dalla fondazione.
Dieci anni durante i quali sono state oltre 25 le famiglie che, per periodi più o meno lunghi, hanno trovato l’aiuto e il supporto necessari per affrontare e risolvere piccole e grandi difficoltà, non rendendo necessario così un decreto da parte dei tribunali dei minori che costringesse a separare i bambini dalle proprie famiglie di origine. Qui, infatti, si impara a diventare genitori: tanti bambini provenienti da famiglie in difficoltà e in situazioni di disagio che avrebbero rischiato di essere allontanati dai loro genitori, possono invece restare insieme alla loro mamma e al loro papà.
Si tratta di un progetto unico in cui si crea un “ambiente terapeutico” e nasce dagli oltre 40 anni di esperienza della Comunità nell’accoglienza di minori e adulti in difficoltà e dall’intuizione del suo fondatore, secondo la quale le famiglie che vivono insieme possono essere una risposta al bisogno di altre famiglie, garantendo loro non solo un posto dove vivere in momenti di fragilità, ma anche interventi di tipo educativo e, soprattutto, momenti di vita comune.
“In Italia - spiega Giovanni Ramonda - sono circa 30mila i minori che vivono al di fuori della propria famiglia di origine, e quando la serenità della famiglia e del bambino viene messa a rischio da situazioni di difficoltà o disagio, anche solo temporaneo, lo Stato utilizza solitamente l’Istituto dell’affidamento familiare” .
La validità di questo progetto del Villaggio è stata sancita dal Tribunale per i minorenni di Bologna che, per la prima volta nella storia italiana, ha dato in affidamento proprio a questa struttura un’intera famiglia: una coppia giovanissima con un bambino piccolo che viveva un momento di difficoltà. Fino a quel momento si parlava solo di accoglienze di nuclei mamma-bambino, non di un’intera famiglia.
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Oggi, che ricorre il decennale della sua fondazione, sono oltre 50 le persone che vi vengono ospitate. Don Benzi ne seguì passo a passo l’ideazione e lo sviluppo, ma non ha potuto vedere l’avvio concreto dei lavori di costruzione, cominciati pochissimi giorni dopo la sua morte avvenuta nel novembre nel 2007, e l’inaugurazione delle prime tre case nel settembre 2009.
Compiere 10 anni è una ricorrenza importante e la Comunità ha deciso di celebrare con una due giorni di eventi nel weekend del 28 e 29 settembre a Forlì.
Ecco il programma in sintesi:
Sabato 28 settembre
ora 20.30
presso Chiesa di San Giacomo | Piazza Guido da Montefeltro – Forlì
FILM "SOLO COSE BELLE"
Proiezione e dibattito di “Solo cose Belle”, un film che in modo leggero riflette sull’attenzione per gli altri e il rispetto delle diversità ispirandosi all’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Domenica 29 settembre
dalle 15:00 alle 22:00
Villaggio della Gioia - Via Oreste Benzi 18 – Villafranca, Forlì
BENVENUTI AL VILLAGGIO
Musica, teatro, mercatini e giochi per grandi e piccini.
Maggiori informazioni sul progetto su www.villaggiodellagioia.org
Sostieni il VIllaggio della Gioia su sostieni.apg23.org/villaggiodellagioia/
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
20/09/2019
Il 21 settembre 2019 si è celebrata la Giornata internazionale della pace, una giornata stabilita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite per rafforzare gli ideali di pace, sia all'interno che tra tutte le nazioni e tutti i popoli, nello spirito della "Dichiarazione e programma d'azione su una cultura di pace ”.
All'incontro di alto livello sulla costruzione del pace e sul mantenimento della pace dell'AG nell'aprile 2018, è stato affermato con forza che “la pace è più che un cessate il fuoco. È più che un accordo di pace. Ed è più che l'assenza di guerra ”. Per questo, è necessario affrontare i conflitti alla radice. È necessario investire per raggiungere una pace sostenibile. Per far durare a lungo la pace a beneficio dell'umanità, è essenziale costruire una cultura della pace. La riunione di alto livello ha ribadito che "sostenere la pace non è un compito facile" e "mantenere la pace è più difficile che mettere a tacere le armi".
Costruire la pace è un processo in corso: anche quando sembra raggiunto, non possiamo dare per scontato che durerà per sempre; abbiamo bisogno di sforzi continui per mantenerlo. Solo costruendo la pace giorno dopo giorno, una pace strettamente legata allo sviluppo e al rispetto dei diritti umani, possiamo generare società pacifiche, giuste e inclusive.
È infatti essenziale per gli Stati effettuare investimenti multilivello a lungo termine che creino terreno fertile per la pace e la risoluzione dei conflitti a livello nazionale, nonché coordinare la pianificazione e i programmi tra i vari Stati al fine di cooperare per attuare la pace a livello internazionale.
Adottando l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile nel 2015 e introducendo l'obiettivo di sviluppo sostenibile 16 "Pace, giustizia e istituzioni forti", gli Stati membri hanno riconosciuto che non sarebbe possibile costruire un mondo pacifico se non si adottano misure per conseguire risultati economici e sviluppo sociale per tutte le persone in tutto il mondo e garantire che i loro diritti siano protetti. L'obiettivo 16 prevede la promozione di società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile, l'accesso a tutti per la giustizia e la creazione di istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli.
Considerando i valori che queste "società pacifiche, giuste e inclusive" dovrebbero avere (pari accesso alla giustizia, rispetto dei diritti umani, stato di diritto effettivo, buon governo, istituzioni trasparenti, efficaci e responsabili), possiamo facilmente dedurre che anche la pace a cui fa riferimento l'Agenda 2030 è una pace positiva e ampia.
In questa prospettiva, l'attuazione delle politiche di pace a livello nazionale è essenziale al fine di promuovere infrastrutture come il Ministero della Pace, promuovendo un'arte della diplomazia della Pace. Una diplomazia come arte del dialogo autorevole, incentrata su un concetto globale di pace e sulla promozione di un approccio centrato sui diritti umani e sulla cultura del disarmo come responsabilità collettiva.
Moderatori:
Il signor Marcello Beccari , Ambasciatore della Missione Permanente di San Marino presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra - Discorso
Dr. Maria Mercedes Rossi, Rappresentate dell' Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (APG23) - Discorso
Oratori:
Sig. Guerrino Zanotti, Ministero degli Affari interni e Ministro della Pace della Repubblica di San Marino - Discorso
Mr Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile generale dell' Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (APG23) - Discorso ENG ITA
SE Mons. Ivan Jurkovic , Nunzio Apostolico, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra - Discorso
Sig. Antonino Drago , docente dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II" e professore a contratto in Scienze per la Pace dell'Università di Pisa e Firenze (Italia) - Discorso
Sig.ra Zaira Zafarana, rappresentante di International Fellowship of Reconciliation (IFOR) - Discorso
Co-organizzatori:
Missione permanente di San Marino presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra;
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (APG23);
Altri co-sponsor:
Missione permanente della Repubblica di Costa Rica presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra;
Missione permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra;
Missione permanente d'Italia presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra;
UPEACE, Università per la Pace istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite;
Centro diritti umani "Antonio Papisca" dell'Università di Padova;
Cattedra UNESCO "Diritti umani, democrazia e pace" dell'Università di Padova;
Fondazione Vittorino Chizzolini, ONLUS, BERGAMO;
Caritas internationalis (Confederation of Catholic Charities);
International Fellowship of Reconciliation (IFOR)
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
11/09/2019
Torna l’undicesima edizione dell’iniziativa Un pasto al giorno, l’evento solidale per aiutare chi soffre la fame. I volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII, saranno nelle piazze e nelle parrocchia di tutta Italia sabato 21 e domenica 22 settembre, con un obiettivo tanto semplice quanto importante: mettere in atto un’azione concreta a sostegno di coloro che tutti i giorni devono fare i conti con la scarsità delle risorse e favorire una maggiore consapevolezza sui temi della lotta agli sprechi all’interno della vita quotidiana.
Proprio per questo nel corso dell’evento si potrà ricevere, in cambio di un’offerta libera a sostegno dei progetti alimentari della Comunità, il terzo volume del libro #iosprecozero - e sarà possibile trovare anche il cofanetto con i due volumi precedenti - che propone nelle sue pagine di carta riciclata al 100% una serie di consigli, storie e riflessioni su come ogni giorno si può fare la differenza anche solo con piccole attenzioni e con una visione diversa su ciò di cui si dispone: dalla gestione del cibo, degli oggetti, del tempo, fino al modo in cui affrontiamo la vita, risorsa preziosa per eccellenza.
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Dalla condivisione di un pasto alla sharing humanity
Ma c’è di più: nel volume, quest’anno, l’Apg23 ha voluto mettere al centro la sharing humanity, ovvero un modo più profondo di ripensare tutte quelle “strategie” di condivisione delle risorse che vanno sotto il nome di “sharing economy”, rese possibili anche dallo sviluppo tecnologico. “Bisogna superare - afferma il presidente Giovanni Ramonda - l'approccio legato solo al risparmio e al guadagno. Il bello della condivisione è soprattutto nella relazione con l’altro e nel fatto che ognuno di noi può contribuire a farla crescere, impegnandosi in prima persona, interpretandola in modo innovativo, ampliando la sua azione e i suoi effetti sulla società in cui vive. Condividere è 'avere in comune' prima che 'dividere con'; è uno stile di vita che ci fa vivere insieme agli altri, agli ultimi, combattendo le ingiustizie e le distorsioni della società”.
Tutto quello che verrà raccolto nel corso dell’evento servirà alla Comunità Papa Giovanni XXIII per continuare a garantire i 7 milioni e mezzo di pasti che ogni anno vengono assicurati alle 5mila persone accolte nelle sue oltre 500 realtà di accoglienza in tutto il mondo e a tutte quelle persone che si rivolgono in cerca di aiuto nelle mense per i poveri o nei centri nutrizionali. E questa è solo una parte dell’impegno che la Comunità porta avanti per aiutare chi deve fare i conti con la malnutrizione o chi ha bisogno di non essere lasciato solo.
Un Pasto al Giorno, un'idea di don Oreste Benzi
L’iniziativa Un pasto al giorno è stata ideata proprio da don Benzi negli anni Ottanta, dopo il suo primo viaggio in Africa, quando si rese conto che bastavano appena 10 mila lire al mese - l’equivalente di 15 euro oggi - per garantire l’alimentazione giornaliera a una persona malnutrita. Con la visione che nasce dalla sharing humanity, la Apg23 continua a portare avanti il pensiero di don Benzi che sosteneva come sia proprio “la condivisione a renderci insopportabile l'ingiustizia, la strumentalizzazione, l’indifferenza”. “Molto si può ancora fare” conclude Ramonda, secondo cui “la sharing humanity è una storia che possiamo scrivere solo insieme, ripensando il presente per preparare un futuro più accogliente e più giusto. E più felice, per tutti”.
Per maggiori informazioni sulle postazioni in tutta Italia clicca qui.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
01/08/2019
Essere mamma e papà è qualcosa che ciascuno di noi sente nel cuore, un desiderio. Esserlo per bambini che sono rimasti soli e non hanno nessuno è una disponibilità non comune, che nelle case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII diventa quotidiana.
Questa dedizione ci porta a dire “si” ad ogni richiesta di accoglienza che ci arriva, specialmente quando si tratta di bambini gravemente disabili, che spesso per questo motivo sono stati abbandonati in ospedale alla nascita e non sono mai stati cullati dalle braccia di una mamma o di un papà.
Sono centinaia le coppie che vivono questa realtà e altrettanti i bambini che grazie a loro oggi hanno una famiglia e sono i protagonisti di uno spot che nelle prossime settimane potreste vedere in tv. Bambini e genitori hanno prestato i loro volti per aiutarci a raccontare le storie di solitudine e di sofferenza che incontriamo e che cerchiamo di trasformare in vite ricche di amore e di opportunità. Per i bambini che hanno preso parte allo spot è già così, hanno già una famiglia, una casa famiglia che non li abbandonerà più.
Bambini come Elia e Anna che per la loro disabilità hanno bisogno di essere accuditi costantemente, di essere accompagnati in tutte le loro necessità. Più di ogni altra cosa, però, hanno bisogno di una famiglia che voglia loro bene che li faccia crescere sereni.
Ogni anno sono tante le richieste che ci arrivano dagli ospedali o dai servizi sociali delle varie regioni italiane e per far rispondere a questa emergenza silenziosa abbiamo bisogno di farla conoscere a più persone possibili, chiedendo loro di aiutarci ad essere famiglia per chi non ce l’ha.
Per continuare a dare una mamma e un papà a tanti bambini soli c’è bisogno dell’aiuto di tutti!
Aiutali anche tu, dona ora.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
30/07/2019
Operazione Colomba, corpo di pace nonviolento della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha presentato durante un'audizione alla Camera dei Deputati, il 25 luglio scorso, un Dossier sul peggioramento delle condizioni dei profughi siriani in Libano e la violazione del principio di non respingimento (non-refoulement, che è un principio fondamentale del diritto internazionale). I volontari di Operazione Colomba si sono fatti portavoce dei tanti profughi siriani, per porre all’attenzione della comunità internazionale il preoccupante intensificarsi, da parte del governo libanese, di strategie di refoulement dirette e indirette, volte a far tornare i profughi siriani in Siria, sul presupposto non provato che la Siria sia ora un Paese sicuro in cui tornare.
I volontari di Operazione Colomba hanno constatato che le azioni dell'Esercito libanese e delle Forze di Sicurezza Interna contro i siriani in Libano hanno incluso un aumento esponenziale delle deportazioni forzate, la distruzione di case e campi profughi informali siriani, sfratti di massa, l’inasprimento delle misure contro i lavoratori non autorizzati e le imprese di proprietà siriana, così come la limitazione della possibilità per i bambini siriani di ottenere un permesso di soggiorno legato alla residenza legale dei genitori tramite uno sponsor libanese.
Tali azioni violano i diritti umani dei siriani in Libano; le deportazioni forzate violano il principio di nonrefoulement sancito dall'articolo 3 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, di cui il Libano è firmatario.
Come corpo nonviolento di pace, Operazione Colomba vive dal 2014 al fianco delle famiglie siriane in un campo profughi nel nord del Libano. La situazione non è mai stata così drammatica, con le famiglie intrappolate tra la paura dell'arresto e la leva militare obbligatoria se tornano in Siria, l'impossibilità di sopravvivere in Libano e i rischi delle pericolose rotte migratorie via mare verso l'Europa.
Leggi il Dossier di Operazione Colomba SULLA VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI NON-REFOULEMENT ED IL PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DEI PROFUGHI SIRIANI IN LIBANO
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
29/07/2019
«Quando in uno dei venerdì della Misericordia durante l'Anno Santo straordinario sono entrato nella casa di accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, non pensavo che lì dentro avrei trovato donne così umiliate, affrante, provate. Realmente donne crocifisse. Nella stanza in cui ho incontrato le ragazze liberate dalla tratta della prostituzione coatta, ho respirato tutto il dolore, l'ingiustizia e l'effetto della sopraffazione. Un'opportunità per rivivere le ferite di Cristo».
È quanto scrive Papa Francesco nella prefazione, pubblicata oggi su Repubblica, al nuovo libro sulla prostituzione di don Aldo Buonaiuto dal titolo "Donne crocifisse. La vergogna della tratta raccontata dalla strada" (edizioni Rubettino). Un libro che affronta il tema dall'antichità fino ad arrivare ai giorni nostri, dal Codice di Hammurabi alla Legge Merlin.
Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile Generale della Comunità, commenta così: «Siamo grati al Santo Padre per aver dato ancora una volta un significativo segno di vicinanza alla lotta contro questa schiavitù moderna. La battaglia contro la prostituzione fu iniziata da Don Oreste Benzi esattamente 30 anni fa, quando incontrando una prostituta alla stazione di Rimini, scopri l'oppressione che si nascondeva dietro la prostituzione. Una battaglia che la Comunità Papa Giovanni XXIII continua ancora oggi con oltre 100 volontari che tutte le settimane vanno lungo le strade per cercare di liberare queste donne».
Perché è proprio dall'incontro con la sofferenza nascosta di queste ragazze ancora bambine che nasce l'urgenza di lottare con e per loro. Noi della Comunità Papa Giovanni XXIII le abbiamo accolte, creando delle case in cui potessero vivere serenamente e recuperare la dignità negata. Ogni sera, con le Unità di Strada, andiamo ad incontrarle, a parlare, pregare, ad offrire loro un'alternativa di vita.
Anche Ramonda ha dato il suo contributo a questo nuovo libro, da oggi nelle librerie, scrivendone l'introduzione. «Ringrazio don Aldo Buonaiuto, sacerdote della nostra Comunità che da sempre, sulle orme di don Oreste Benzi, soccorre in strada e accoglie le giovanissime ex-schiave della tratta» conclude Ramonda.
Alcune di queste donne ci seguono, altre hanno troppa paura. Ma noi ritorniamo, sempre.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
16/07/2019
Il tema della criminalizzazione di attori umanitari e membri della società civile che manifestano solidarietà a migranti e rifugiati, tornato tristemente alla ribalta questi giorni in Italia, è di grande attualità anche a Ginevra. In particolar modo, nel corso della prima giornata della 41a Sessione del Consiglio dei Diritti Umani, tenutasi il 24 giugno, l’argomento è stato dibattuto in quanto oggetto di un report presentato in aula dall’Esperto Indipendente Obiora C. Okafor, studioso incaricato dalle Nazioni Unite di trattare tutte le questioni legate ai Diritti Umani e alla Solidarietà Internazionale. Già nel 2018, Okafor aveva sostenuto la necessità di affrontare la sfida globale dell’immigrazione secondo la prospettiva della solidarietà internazionale, sottolineando, in particolar modo, il ruolo della società civile nel promuovere quest’ultima.
Coerentemente, in occasione dell’ultima sessione del Consiglio, l’Esperto Indipendente ha presentato un report in cui ha sostenuto come la stigmatizzazione e la messa sotto accusa di coloro che prestano assistenza umanitaria o manifestano solidarietà a immigrati irregolari e rifugiati, costituisce un atto grave ed ingiustificato. Al contempo, nelle proprie conclusioni, ha rinnovato la raccomandazione per gli Stati di non sottrarsi agli obblighi internazionali e ai doveri di assistenza ed accoglienza, di garantire gli interventi degli attori mossi da ragioni umanitarie e, infine, di impegnarsi nel disincentivare qualsiasi comportamento discriminatorio o intimidatorio nei confronti di individui e organizzazioni che aiutano i migranti.
La Comunità Papa Giovanni XXIII riconosce il principio della solidarietà internazionale tra le sue priorità e si batte da anni alle Nazioni Unite affinché venga riconosciuta come diritto umano, essenziale a garantire un ordine più equo e giusto. In linea con la posizione dell’Esperto Indipendente, anche la delegazione di Ginevra ritiene che la gestione dei flussi migratori e dei rifugiati debba essere regolata seguendo il criterio della solidarietà internazionale. Ciò implica che gli Stati non continuino a perseguire politiche migratorie miopi, ma prendano pienamente coscienza della propria interdipendenza, adottando non solo la più alta forma di cooperazione, ma accertandosi che gli accordi sottoscritti rispecchino il rispetto assoluto dei diritti umani e siano improntate su strategie preventive mirate a rimuovere le cause più profonde che generano povertà, violenza e ingiustizia.
D’altro canto, quanto asserito da Okafor nel proprio report rispecchia pienamente la posizione dell’APG23 nei confronti del controverso tema della criminalizzazione della società civile. A riprova di ciò, l’ufficio di Ginevra ha presentato una dichiarazione scritta ed è poi intervenuto oralmente durante l’assemblea plenaria del Consiglio, alla presenza dei dignitari, dello Referente Speciale sull’Immigrazione, Felipe González Morales, e dello stesso Okafor. In entrambe le dichiarazioni, scritta e orale, si afferma esplicitamente che, “sebbene le organizzazioni della società civile continuino a fornire un sostegno cruciale ai nuovi arrivati, gli attivisti dei diritti umani sono sempre di più sotto attacco” e “le ONG sono diventate l’obiettivo di campagne tossiche che mirano a delegittimare le loro attività e a negare la natura umanitaria delle loro azioni”. APG23 sottolinea il ruolo critico svolto dalle organizzazioni e, più in generale dalla società civile, nell’integrazione dei migranti, nella promozione e protezione dei loro diritti fondamentali e della loro dignità, oltre che nella costruzione di una narrativa positiva, contraria a quella discriminatoria e piena di odio, alimentata da alcuni media ed esponenti politici. Pertanto, ribadendo con forza come “l’immigrazione irregolare non è un crimine, così come non sono criminali coloro che agiscono nello spirito di solidarietà, unità ed umanità”, la nostra delegazione ha ricordato nei propri interventi come le politiche restrittive sull’immigrazione portino a conseguenze disastrose.
Seguendo l’esempio di Papa Francesco, la Comunità Papa Giovanni XXIII sostiene con forza la necessità di ascoltare il grido dei più deboli, non sottraendosi in nessun caso all’obbligo di assistenza e protezione dei diritti umani, e ricordandoci che la solidarietà non si limita esclusivamente all’azione degli Stati, ma opera a più livelli e coinvolge attori di diversa natura. Conseguentemente, abbiamo indicato gli esempi positivi rappresentati dall’azione di tante organizzazioni, molte delle quali religiose, impegnate nell’accoglienza dei migranti e nel loro inserimento nel tessuto sociale. Nell’intento, dunque, di presentare una contro-narrazione positiva e la prospettiva possibile di un futuro diverso, si è citato l’esempio virtuoso dei corridoi umanitari (portati avanti da anni con successo dalla Comunità), richiamando, infine, gli Stati alle proprie responsabilità internazionali nel garantire vie sicure e legali per i migranti, secondo le tutele e i principi garantiti dalla legge internazionale.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
16/07/2019
Hanno raggiunto l'Oceano dopo una settimana avventurosa, fra cambi di vento ed assalti dei pirati. Ecco l'avventura della Cooperativa l'Eco Papa Giovanni XXIII di Padova!
Infoline: 3281187801
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
26/06/2019
L'evento parallelo si è tenuto il 26 giugno 2019 durante la 41° sessione regolare del Consiglio dei Diritti Umani sugli impatti ambientali, umani, sociali e culturali dei cambiamenti climatici, concentrandosi sulla necessità di creare sinergie con tutte le parti interessate in modo integrato e coerente, consentendo ai paesi di raggiungere i loro obiettivi secondo l'accordo di Parigi e dell'Agenda 2030
Moderatore
• Maria Mercedes Rossi (APG23) - Discorso
Discorso di apertura:
• Sua Eccellenza Sig. Evan P. Garcia, Ambasciatore Rappresentante permanente straordinario e plenipotenziario - Discorso
Relatori
• Sig. Obiora Okafor, IE su Diritti umani e solidarietà internazionale su "Cambiamenti climatici e solidarietà internazionale" - Discorso
• Sig. Stephane Jaquemet, Direttore della politica ICMC, su "Migrazione legata ai cambiamenti climatici" - Discorso
• Sig. Guillermo Kerber, Professore di teologia (Atelier Oecuménique de Théologie) e membro del consiglio direttivo del Centro cattolico internazionale di Ginevra su "Approccio spirituale ai cambiamenti climatici"; - Discorso
• Sig. Stefano Saldi, rappresentante della Missione permanente della Santa Sede su "Ecologia integrale";
• Sig. Angel Norayma, rappresentante di IIMA dal Venezuela su “Buone prassi in Amazzonia” - Discorso
Il cambiamento climatico è senza dubbio una delle maggiori sfide globali che minacciano, con il suo impatto devastante, l'ambiente e il futuro dell'umanità, esacerbando le disparità esistenti tra i paesi e le vulnerabilità di comunità e gruppi. Per questo motivo, gli Stati e l'intera comunità internazionale sono tenuti a dare una risposta urgente e immediata, rispecchiando lo spirito di una nuova solidarietà internazionale.
Non tutte le regioni del mondo sono ugualmente colpite da condizioni meteorologiche estreme. Le aree costiere e alcune delle regioni più povere del mondo, tra cui gran parte dell'Asia centrale e sud-occidentale, il Corno d'Africa, l'America centrale o il Nord Africa, sono particolarmente vulnerabili. Ciò nonostante, l'esposizione a eventi climatici avversi dovrebbe aumentare in tutto il mondo in futuro.
L'aumento della temperatura superficiale, l'innalzamento del livello del mare e l'interruzione dei cicli dell'acqua stanno rimodellando la mappa delle aree vivibili in tutto il mondo. Esiste un chiaro legame tra gli effetti legati ai cambiamenti climatici, le catastrofi ambientali e i crescenti fenomeni di sfollamento e migrazione. Tuttavia, permangono difficoltà nel definire i migranti indotti dal cambiamento climatico e vi sono dubbi sulla necessità di riconoscere formalmente il loro status giuridico, al fine di garantire il rispetto e la protezione dei loro diritti umani.
Al fine di trovare e attuare misure efficaci per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, è necessario un approccio multilaterale.
Come esperto indipendente di solidarietà internazionale, Okafor ha affermato che "i problemi collettivi (...) richiedono soluzioni collettive". Un nuovo modello di partenariati globali e la più ampia cooperazione internazionale da parte di tutti i paesi sono essenziali per affrontare adeguatamente questo problema critico.
Tuttavia, non è abbastanza. È necessario realizzare la solidarietà preventiva. Gli Stati dovrebbero agire secondo il principio "precauzionale" e la nozione di "equità intergenerazionale". Come affermato da Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Si ', il clima è un bene comune che si estende alle generazioni future. Per questo motivo, "non possiamo più parlare di sviluppo sostenibile oltre alla solidarietà intergenerazionale".
In linea con le disposizioni dell'Agenda 2030, la lotta collettiva dovrebbe ispirarsi alla volontà di anticipare, prevenire e ridurre al minimo le cause dei cambiamenti climatici, promuovendo lo sviluppo sostenibile, basato sul rispetto dell'equità, della giustizia sociale e della dignità umana.
Questo evento parallelo si è concentrato sugli impatti ambientali, umani, sociali e culturali dei cambiamenti climatici, concentrandosi sulla necessità di creare sinergie con tutte le parti interessate in modo integrato e coerente, consentendo ai paesi di raggiungere i loro obiettivi ai sensi dell'accordo di Parigi e dell'Agenda 2030.
In tutto questo complesso discorso, in che modo la solidarietà internazionale può aiutare a superare le attuali sfide? In che modo il grido dei poveri e il grido della terra dovrebbero essere ripresi dagli Stati membri e da tutte le altre parti interessate attraverso un nuovo spirito di solidarietà internazionale?
Di conseguenza, i relatori hanno affrontato aspetti correlati, in primo luogo le preziose intuizioni dell'esperto indipendente per i diritti umani e la solidarietà internazionale, seguite da altri esperti e rappresentanti della società civile che hanno chiarito alcuni aspetti di questa complessa questione.
Lo scopo dell'evento parallelo era anche quello di condividere il nostro approccio spirituale sull'argomento, dando risalto al concetto di ecologia integrale e concentrandoci quindi sulla migrazione indotta dal cambiamento climatico. Infine, l'evento mirava a presentare esempi di migliori pratiche esistenti, misure sostenibili e politiche adottate in particolare dai gruppi della società civile.
Co-organizzatori:
• Missione permanente delle Filippine presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra;
• Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (APG23);
• New Humanity
• Istituto Internazionale di Maria Ausiliatrice dei Salesiani di Don Bosco (IIMA);
• Vides International;
• Associazione Teresiana;
• Compagnia delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli;
Altri co-sponsors
Missione permanente della Repubblica delle Figi presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra
Dominicans for Justice and PeaceForum della ONG di Catholic Inspired (CINGO) a Ginevra;
ICMC;
Association des Educatrices Compagnie de Marie Notre Dame;
IOLDCs
Franciscans International
Foundation for GAIA
Geneva Interfaith Forum on Climate Change, Environment and Human Rights
Brahama Kumaris
International Youth and Student Movement for the United Nations
World Council of Churches
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
20/06/2019
C'è tempo fino al 12 luglio per presentare la domanda e fare l'esperienza di servizio civile in Emilia Romagna. Si tratta di 4 posti a Bologna, di cui 2 in assistenza disagio adulto e persone senza fissa dimora; altri 2 in assistenza a persone con disabilità; 2 posti a Rimini per assistenza di minori migranti non accompagnati.
Il 12 giugno scorso è stato pubblicato sul sito della Regione Emilia Romagna il bando di Servizio Civile Regionale. L'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ha disponibili 4 posti in provincia di Bologna nei progetti "Condividiamo la strada" e "Un posto per tutti" nel campo della disabilità e del disagio adulto, e 2 posti in provincia di Rimini in progetti di assistenza a minori richiedenti protezione internazionale.
Scopri i progetti e come partecipare
Cos'è il servizio civile regionale
Il servizio civile è un'esperienza di formazione e volontariato rivolta dalla Regione Emilia-Romagna ai giovani fra i 18 e i 29 anni. Consiste in un anno di attività di impegno civico concreto, in Italia all'interno di un progetto presentato da un ente accreditato. I campi di intervento vanno dal servizio a persone in situazione di disagio, ad attività educative negli enti pubblici; dall'impegno fra le emergenze dei Paesi del sud del mondo al supporto alle attività culturali degli enti pubblici.
Il servizio civile regionale impegna 25 ore a settimana e prevede un rimborso spese di 433,80 euro mensili.
A questo si affiancherà nel prossimo agosto il bando il bando nazionale del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale in cui la Comunità avrà a disposizioni posti in tutta Italia ed all’estero. Per quest’ultimo vi terremo aggiornati!
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
19/06/2019
Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile, Movimento dei Focolari Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Save the Children Italia si mobilitano contro la produzione sul suolo italiano di armi pesanti vendute all'Arabia Saudita e ai suoi alleati, e destinate alla guerra in Yemen. La Comunità Papa Giovanni XXIII aderisce e rilancia, come appartenente alla Rete Italiana per il Disarmo.
«È previsto fra due giorni - la mattina di giovedì 20 giugno - l’arrivo nel porto di Genova di un’altra nave-cargo saudita, la Bahri Jazan, con il probabile intento di imbarcare i 4 gruppi elettrogeni della Teknel che, a seguito delle mobilitazioni dei lavoratori portuali, erano stati trasferiti nelle scorse settimane al Centro smistamento merci (Csm) per essere ispezionati. Ancora una volta rinnoviamo il nostro appello al Governo a sospendere immediatamente l’invio di ogni tipo di materiale militare destinato all’Arabia Saudita e contestualmente invitiamo le maestranze del porto di Genova a non prestare il proprio servizio per operazioni di carico di merci e materiali militari o di uso duale destinati ai sauditi», si legge nel comunicato stampa congiunto.
Terzo settore e mondo cattolico italiani sono mobilitati, leggi l'articolo sugli armamenti prodotti in Italia e diretti in Yemen pubblicato dalla rivista online SempreNews.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
07/06/2019
«Le motivazioni della Consulta mettono una pietra tombale su ogni proposta di regolamentazione della prostituzione in Italia». E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Papa Giovanni XXIII, in merito alle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale circa le questioni sulla legge Merlin sul favoreggiamento della prostituzione sollevate dalla Corte d’appello di Bari in merito al processo sulle escort.
«Da ora in poi se qualche politico italiano volesse regolamentare la prostituzione, allora dovrebbe prima abrogare la nostra Costituzione. -continua Ramonda - Questa sentenza va di pari passo con quanto dichiarato dal Capo dello Stato lo scorso 8 Marzo, il quale aveva definito la prostituzione come “un'infame schiavitù del nostro secolo, alimentata da uomini, di ogni età e censo, che approfittano di queste povere donne”».
«Oggi è una grande vittoria per quanti si battono per la liberazione delle ragazze vittime di tratta. Una battaglia iniziata dal nostro fondatore, Don Oreste Benzi, esattamente 30 anni fa, nel 1989. - conclude Ramonda - Oggi rivolgiamo un appello al Parlamento e al Governo: non restate sordi a questa sentenza, rendete più dure le pene per i magnaccia e introducete sanzioni per i clienti che sono corresponsabili di questa schiavitù».
La Comunità Papa Giovanni XXIII in 30 anni di attività ha liberato dalla strada e accolto oltre 7000 ragazze vittime del racket della prostituzione. Ogni settimana è presente con 28 unità di strada e 120 volontari per incontrare le persone che si prostituiscono e proporre la liberazione immediata. Promuove, insieme ad un cartello di associazioni - tra cui CISL, AGESCI, Azione Cattolica, Forum Famiglie, Rinnovamento dello Spirito - l'iniziativa Questo è il mio Corpo, campagna di liberazione per le vittime della tratta e della prostituzione. La proposta, ispirata al modello nordico, ha l'obiettivo di ridurre sensibilmente il fenomeno colpendo la domanda e sanzionando i clienti delle persone che si prostituiscono.