COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
18/10/2021
«Non si contano i casi di donne ed adolescenti adescate e sfruttate nell'industria della prostituzione indoor in Europa, con strategie sempre nuove, da parte di trafficanti e sfruttatori; lo squilibrio di potere tra uomini e donne danneggia per lungo tempo, anche negli appartamenti e nelle camere d'albergo, la salute mentale delle donne. Interveniamo sulla domanda e sanzioniamo i clienti del sesso a pagamento, come già fanno diversi Paesi del Nord Europa», è il commento Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, alle testimonianze portate sabato al seminario nazionale Tra corpo e psiche: ferite visibili e invisibili dello sfruttamento sessuale . L'associazione di Don Benzi è impegnata dal 1996 al fianco delle vittime di tratta, ed è presente con 27 unità di strada in 12 regioni italiane. Ha promosso l'evento online insieme ai partner Differenza Donna e Fundacion de solidariad Amaranta, nell'ambito del progetto europeo MIRIAM, donne libere dalla violenza di genere.
Sulla stessa linea si è espressa la senatrice on. Maria Luisa Mantovani: «La regolamentazione della prostituzione in Germania ha aggravato il fenomeno della tratta». Fra gli interventi, quello di Liliam Altuntas, sopravvissuta all'industria del sesso tedesca: «La prostituzione è come la bomba atomica: entra dentro di te, esplode e la radiazione ti uccide piano piano. Dopo un rapporto, quando quegli uomini finivano, mi guardavo allo specchio. E non mi riconoscevo. Non vedevo realmente Liliam ma un oggetto. Ero spazzatura».
Poi quello della psicoterapeuta Ingeborg Kraus che l'ha aiutata e sostenuta nel superare i traumi subiti, e che ha riportato: «Fra il 50% e il 90% delle donne del mercato della prostituzione tedesco sono state abusate da bambine. Come effetto della regolamentazione della prostituzione il numero dei clienti tedeschi è cresciuto, così come la tratta delle donne, che si è trasformata nelle strategie e nelle modalità di adescamento».
Annaclaudia Servillo, del Dipartimento per le Pari Opportunità del che finanzia 21 progetti della rete nazionale antitratta, ha promesso nuove strategie riguardo allo sfruttamento sessuale: «Il nostro sforzo aumenterà sempre di più, soprattutto in questo periodo in cui la pandemia da Covid-19 sta aggravando il problema, anche online. Il fenomeno si modifica molto più velocemente di quanto noi non riusciamo ad adattare le misure poste in essere. Proveremo a modificare l'assetto, se sarà necessario, con modalità nuove e diverse rispetto al passato».
A rappresentare la liberazione dalla condizione di sfruttamento, nella giornata di oggi, la Rete nazionale antitratta e il Numero verde nazionale antitratta promuovono la diffusione dell' hashtag #liberailtuosogno ( scarica la brochure ) .
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
11/10/2021
Si terrà a Carpi presso l'Auditorium Loria dal 14 al 16 ottobre il seminario “Viaggio nella salute mentale delle donne vittime di violenza. Esperienze di cura e storie migratorie a confronto” organizzato dalla Comunità Papa Giovani XXIII. Tra i numerosi relatori interverranno Anna Claudia Servillo del Dipartimento per le Pari Opportunità, Martina Taricco, psicologa della Comunità Papa Giovanni XXIII, Giulia Fioravanti, psicologa di Differenza Donna, Josè Manuel Suárez, psicologo della Fundaciòn de Solidaridad Amaranta che supporta vittime di sfruttamento sessuale in Spagna.
Il 16 ottobre, verrà presentato, in visione speciale solo per gli iscritti, il cortometraggio Ballerina realizzato dal regista Kristian Gianfreda realizzato grazie al contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità e della Cisl.
“All’indomani della Giornata mondiale della Salute mentale abbiamo voluto sottolineare l’urgenza di sostenere le donne che vivono un disagio mentale, specie in questo tempo di pandemia, dopo aver subito una forma di violenza. Il 44,7% delle chiamate che abbiamo ricevuto nei primi mesi di quest'anno erano da parte di donne che hanno raccontato di aver subito una violenza domestica. Nel 44% erano donne in stato di gravidanza.” spiega Irene Ciambezi, operatrice antitratta della Comunità di don Benzi.
Nelle giornate del 14 e del 15 ottobre sarà possibile seguire il seminario in diretta sui canali www.facebook.com/questoeilmiocorpo e su www.apg23.org/it/lifeapg23tv/
Il seminario rientra all'interno del progetto “MIRIAM. Free Migrant Women from GBV, through identification and access to specialized support service”, co-finanziato dall'Unione Europea. Prevede un percorso formativo rivolto a psicologi, psichiatri, professioni sanitarie, operatori dei centri di accoglienza al fine di migliorare l'identificazione precoce delle vittime. Ad oggi sono stati formati oltre 300 operatori dei servizi a bassa soglia del terzo settore.
L'evento fa parte delle iniziative preparatorie al Festival della migrazione promosso annualmente in autunno da Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, da Associazione Porta Aperta di Modena e IntegriaMo per rappresentare la diversità, le sfumature e l'esperienza soggettiva all'interno della migrazione, partendo dal comune denominatore dell’appartenenza all'umanità.
Scarica il volantino
Iscrizione obbligatoria al seguente link: Programma evento
Per informazioni: progettomiriam@apg23.org
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
09/10/2021
La comunità Papa Giovanni XXIII esprime viva preoccupazione per il generale clima di crescente criminalizzazione della solidarietà. Le Ong che operano in mare per salvare vite vengono descritte, come già accaduto in passato, come organizzazioni criminali colluse con i trafficanti; coloro che nei vari territori europei si adoperano per assicurare accoglienza e integrazione vengono rappresentati come affaristi senza scrupoli che mirano ad arricchirsi, sfruttando l’emergenza profughi.
È in atto un’allarmante criminalizzazione di individui, comunità e gruppi che mostrano solidarietà ai migranti; sono diventati bersagli di campagne tossiche mirate a delegittimarne le attività e a negare la natura di aiuto umanitario dei loro atti.
Le testimonianze che giungono dai volontari della comunità Papa Giovanni XXIII che operano nei progetti di condivisione e tutela dei diritti umani nel campo profughi di Lesbo in Grecia, in quello di Tel Abbas in Libano, sulla rotta balcanica, ci parlano di vite interrotte, sospese, in attesa di poter attraversare un confine che in molti casi diventa irraggiungibile.
Nel rispetto del lavoro della magistratura, manifestiamo piena solidarietà a Mimmo Lucano per quanto realizzato nell’accoglienza e inclusione dei profughi.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
08/10/2021
Lo scorso 13 settembre l’equipe APG23 di Ginevra ha portato la voce dell'Associazione alle Nazioni Unite per l’inizio del 48esimo Consiglio dei Diritti Umani. Questo appuntamento (che si ripresenta tre volte all’anno a marzo, giugno e settembre), è durato questa volta in maniera eccezionale ben quattro settimane e si è svolto completamente online. Il Consiglio è l’opportunità per gli Stati Membri e rappresentati della società civile di contribuire e segnalare temi e problematiche importanti riguardanti le violazioni di diritti umani nel mondo e nei singoli paesi. L’ APG23 ha la possibilità di portare la propria esperienza internazionale e non solo, da ogni campo e attività che svolge per e con gli ultimi, al fine di creare quella famiglia umana che non lascia indietro nessuno.
Sin dal 2009, la nostra associazione è impegnata nella rappresentanza alle Nazioni Unite con l’advocacy necessaria per portare nelle stanze delle massime decisioni i contributi e le raccomandazioni dai ben cinque continenti in cui siamo presenti. In questa edizione del Consiglio, la nostra equipe è intervenuta con ben nove interventi orali e cinque scritti denunciando le violazioni e reclamando i diritti di ben cinque ambiti fondamentali: il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari per i popoli dei paesi in via di sviluppo, la lotta contro l’attuale e scandaloso l’apartheid dei vaccini contro il COVID-19 (Link), la tratta sessuale e vulnerabilità delle donne ridotte in schiavitù, le ineguaglianze accentuate dalla pandemia COVID-19, i diritti violati del popolo indigeno Mapuche in Chile, il diritto allo sviluppo e alla solidarietà internazionale.
L’azione di advocacy ha inoltre incluso la realizzazione di uno evento parallelo (side-event) online organizzato in collaborazione con Operazione Colomba, l’ONG COSPE e l’Associazione dei Giuristi Democratici. L’evento. Intitolato “Diritti umani nei territori palestinesi occupati. Vivere nella paura: abusi quotidiani e intimidazioni sulle colline del South Hebron” si è focalizzato sulla tematica dell’occupazione dei territori Palestinesi nella zona di South Hebron Hills dove i nostri volontari di Operazione Colomba sono presenti da molti anni. I relatori dell’evento sono stati due attivisti palestinesi Sameeha H. H. Huraini e Bahjat K. I. Alhelou, un ricercatore accademico Dr. Luigi Daniele e lo Special Rapporteur Michael Lynk per la questione Israele-Palestina.
L’APG23 continua a lavorare e battersi per la promozione di una cultura inclusiva, solidale e basata sull’equità. Il mezzo dell’ advocacy è fondamentale per far parlare le azioni in spazi dove le grandi decisioni e strategie politiche avvengono alle spalle degli ultimi e sono accessibili solo da alcuni.
In attesa delle decisioni sulle risoluzioni presentate dai vari Stati, ci si auspica una presa di posizione significativa della comunità internazionale verso un equilibrio mondiale che guardi e prenda azioni per tutti quei gruppi vulnerabili dimenticati nel mondo.
11 ottobre: il Social Forum 2021
Nel frattempo, abbiamo cominciato a prepararci per un altro evento importantissimo che ci ha visto sempre presenti attivamente da 12 anni: Il SOCIAL FORUM.
Infatti, dall’11 al 12 ottobre, si terrà il Social Forum 2021 col tema “Buone pratiche, storie di successo, lezioni apprese e sfide nella lotta contro la pandemia di COVID-19, con un'attenzione particolare alla cooperazione e alla solidarietà internazionali, e dal punto di vista dei diritti umani”.
Il Social Forum è uno fra i pochi eventi in cui tutte le organizzazioni della società civile, anche quelle non accreditate all’ECOSOC delle Nazioni Unite, possono partecipare e prenderne parte attiva in un dialogo costruttivo con gli stati membri e le organizzazioni internazionali a seconda del tema scelto dal Consiglio dei Diritti Umani di anno in anno.
Nello stabilire il tema e il fulcro della discussione per ciascun Forum, il Consiglio per i Diritti Umani sottolinea l'importanza di sforzi coordinati a livello nazionale, regionale e internazionale. Uno degli obiettivi chiave del Forum è promuovere la coesione sociale basata sui principi di giustizia sociale, equità e solidarietà, nonché affrontare la dimensione sociale e le sfide del processo di globalizzazione in corso. I dibattiti sono guidati da un presidente-relatore, nominato ogni anno dal Consiglio per i diritti umani tra i candidati nominati dai gruppi regionali. Questa persona è responsabile della conduzione delle discussioni.
Mara Rossi, la responsabile della delegazione Apg23 a Ginevra, è stata invitata dall’OHCHR (Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani), organizzatore dell’evento, a moderare il pannello che avrà per titolo “COVID-19, diritto allo sviluppo e diritti di solidarietà”.
L’APG23 farà interventi sul tema della salute e accesso ai vaccini, sulla migrazione, sulle malattie neglette, e sull’importanza del diritto allo sviluppo, la solidarietà internazionale e il diritto alla pace per combattere le ineguaglianze e l’estrema povertà nel mondo.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
04/10/2021
Come ogni anno nel mese di ottobre missionario raccogliamo le intenzioni di preghiera che arrivano dalle missioni della Comunità Papa Giovanni XXIII sparse nei 5 continenti. Ogni settimana celebriamo insieme un Mistero del Santo Rosario. Questa settimana iniziamo a meditare i Misteri Gaudiosi.
1° MISTERO GAUDIOSO: HAITI
O Dio nostro Padre, ti supplichiamo di soccorrere il popolo haitiano fortemente provato in questo tempo da instabilità politica, violenza, terremoti e carestie. Il grido dei poveri sale forte a Te! Proteggi la famiglia di Segui e Valentina che la Madonna li sostenga e li preservi.
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2° MISTERO GAUDIOSO: KENYA
O Dio nostro Padre, ti preghiamo per il Kenya in particolare per i nostri missionari italiani e burundesi. Sostienili nelle sfide delle differenze linguistiche e culturali; dona loro lo Spirito Santo e la pazienza per affrontare le difficoltà di questo tempo. Aiutaci ad essere sempre di più un'unica famiglia spirituale internazionale.
3° MISTERO GAUDIOSO: ALBANIA
Gesù ci ha detto che saremo riconosciuti per l'amore che abbiamo l'un l'altro. Preghiamo perché cresca la fraternità tra noi, affinché la nostra testimonianza diventi annuncio dell'amore che Dio ha per tutti i suoi figli.
4° MISTERO GAUDIOSO: AUSTRALIA
Preghiamo perché il Signore ci aiuti a perseverare con saggezza, umiltà e coraggio nella strada indicataci da don Oreste, portando con noi il seme della nostra vocazione nella condivisione quotidiana con i poveri in terra australiana. Aiutaci a non perdere l'entusiasmo e la gioia dell’annuncio e manda operai alla tua messe.
5° MISTERO GAUDIOSO: SRI LANKA
Ti preghiamo Signore per la missione in Sri Lanka. Manda operai alla tua messe e sostieni le sorelle nel cammino in questa terra così distante da noi per lingua, abitudini e cultura. Dona pace e serenità a questo popolo sfregiato dalla guerra e dalle calamità.
«La gioia di chi vive in Cristo diventa contagiosa e salva. Se la tua vita è in Cristo, è bella e coloro che vengono in contatto con te rimangono affascinati non tanto da te, ma da Gesù che è in te».
Don Oreste, 22ª lettera trimestrale.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
24/09/2021
Gentile direttore,
il mondo sta conoscendo la disperazione di migliaia di persone in cerca di un futuro sul confine tra Messico e Stati Uniti. Donne e bambini accampati sotto il grande ponte della città texana di Del Rio. Quasi tutti – almeno 14mila secondo le stime – provenienti da Haiti, il piccolo Stato caraibico dove vivo anche io in quanto responsabile di una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII. Per molti di loro il viaggio è terminato nel peggiore dei modi: sono stati rimpatriati forzatamente qui ad Haiti. Per evitare l’espulsione, molti si stanno affrettando a rientrare in Messico.
Leggi l'editoriale completo su Haiti pubblicato da Avvenire, scritto dalla nostra missionaria Valentina Cardia.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
18/09/2021
Giovedì 16 settembre Papa Francesco ha ricevuto i moderatori delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali per parlare del Decreto Vaticano che riforma gli incarichi di responsabilità nelle aggregazioni laicali. Giovanni Paolo Ramonda, presente all'incontro, ha commentato ai microfoni di Radio Vaticana, intervistato da Fabio Colagrande.
Salve Ramonda, lei era presente all'incontro. Come lo ha vissuto?
La visita del Papa (non prevista, ndr) è stata una sorpresa molto gradita. Ci ha spiegato in profondità i motivi di questo decreto, estremamente significativo e innovativo per la Chiesa. Farà un gran bene ai movimenti, alle nuove comunità e al mondo ecclesiale per un reale servizio alla povera gente.
Il Papa ha detto che siete “segno della vitalità della Chiesa”. E' un riconoscimento significativo.
Francesco è in continuità con Giovanni Paolo II e Papa Ratzinger, che dopo il Concilio hanno sempre evidenziato l'importanza della presenza dei movimenti, delle associazioni, del laicato cioè di questa evangelizzazione che si sviluppa per trapianto vitale attraverso una vita nelle periferie nei luoghi dove dove la gente vive, nei luoghi quotidiani di vita. E' stato un dono grande che conferma la bontà dell'impegno nel rimanere ancorati alle radici del carisma mantenendolo vivo nell'oggi.
C'è il rischio di diventare autoreferenziali?
Il carisma rimane vivo in quanto lo si vive. Fintanto che non si non ci si attarda su una struttura organizzativa eccessiva. La necessaria organizzazione deve essere a servizio del Carisma. Deve cioè essere funzionale alla vita, che deve essere preponderante e abbondante. La struttura organizzativa è importante per gestire le case di accoglienza, le presenze in missione dove si fa tanto bene a livello sociale, sanitario e scolastico. Le strutture servono ma soprattutto sono importanti le persone. Dobbiamo quindi puntare al cuore del carisma, alle persone che si appassionano al vangelo di Gesù Cristo e alla missione della Chiesa.
Francesco ha messo in guardia dai rischi degli abusi di potere e della slealtà. Sono tentazioni reali anche nell'ambito delle aggregazioni laicali?
Sono tentazioni quando l'aggregazione si chiude in se stessa. Quando il governo di quella associazione decide in toto mentre al contrario è fondamentale esercitare il servizio di guida e di conferma ascoltando sempre la base, il popolo. Lo stesso concetto di obbedienza è “ascolto” dal basso di tutti gli associati. E' quello che noi abbiamo sempre cercato di vivere in questi decenni dopo la morte del nostro fondatore Don Oreste Benzi.
Nel giugno scorso è stato pubblicato questo decreto che porta delle novità per quanto riguarda gli incarichi di responsabilità nelle aggregazioni laicali mettendo dei limiti nella durata dei moderatori. La vostra associazione come ha accolto questo documento?
Da una parte abbiamo accolto con positivo stupore: da poco i 250 delegati da tutto il mondo della nostra Assemblea Generale mi avevano indicato per un terzo mandato alla guida della Comunità. Dall'altra con estrema gratitudine perché siamo convinti che la Madre Chiesa vede più in profondità, vede oltre i singoli movimenti, anche l'insieme. Questo passo è sicuramente necessario. Don Benzi diceva che “chi verrà dopo di noi farà meglio di noi”, perché terrà conto dell'esperienza di chi ha preceduto nel governo ma porterà innovazione. Bisogna integrare tradizione e rinnovamento.
Lei è stato rieletto nel 2020. E' vero che aveva confidato di dimettersi anzitempo proprio per fare spazio ai giovani?
L'ho detto apertamente all'assemblea, dopo la mia indicazione, in quanto si tratta di un impegno molto gravoso. Molto bello ma molto impegnativo. Noi siamo presenti in 43 Paesi nel mondo. Avevo detto che non sapevo se sarei arrivato al termine di questo mandato, che probabilmente poteva anche esserci un ricambio prima. Non sapevo assolutamente di questo decreto, però sono molto contento. Soprattutto la mia casa famiglia, la mia sposa, in cui vivo dove potrò dedicarmi alla missione che mi è propria. Mentre la carica di Responsabile Generale è pro tempore. Questo per me e per la comunità è molto chiaro. Comunque chi verrà dopo di noi farà meglio di noi.
Come la pandemia ha cambiato il vostro lavoro come comunità che è sempre vicina agli ultimi?
Noi ora ci incontriamo molto di più attraverso i social. Cerchiamo sempre di essere attenti al grido dei poveri. L'ultima chiamata l'abbiamo avuta dalla Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, che ci ha chiesto di accogliere le 22 mamme e 25 bambini che sono nelle carceri italiane. Stiamo cercando di rispondere a queste richieste. Queste risposte manterranno vivo il carisma del nostro fondatore che la Chiesa e soprattutto la povera gente ci chiedono di vivere.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
15/09/2021
Un famoso filosofo sosteneva che prima di valutare una risposta, occorre valutare se la domanda è corretta. Le domande sono fondamentali perché indicano le strade. Pertanto se una domanda è sbagliata, qualsiasi risposta sarà sbagliata. E il referendum sulla depenalizzazione dell'aborto del prossimo 26 settembre a San Marino pone una domanda sbagliata. Sbagliata perché non risponde al bisogno di sostegno posto da una donna che vive una gravidanza imprevista.
La domanda non dovrebbe essere “volete che sia consentito alla donna di abortire”, ma “volete che sia consentito alla donna di essere aiutata, accompagnata, supportata”, in altri termini che non sia lasciata sola.
Il punto centrale della questione “aborto” è come aiutare le donne che per qualsiasi ragione si trovino a vivere una maternità imprevista, che scompiglia la loro vita - “ho già abbastanza figli”, “non abbiamo soldi” - oppure che potrebbe ipotecarne il futuro - “devo finire la scuola”, “vorrei laurearmi”, “mi serve un lavoro sicuro”, “desidero un matrimonio con l'uomo giusto”. L'improvviso arrivo di una maternità non programmata per le donne comporta spesso una perdita di controllo sulla loro vita. In queste situazioni si possono ritrovare in una tale crisi da non vedere vie d'uscita, da sentirsi in pericolo, senza la possibilità di scegliere. Soprattutto si ritrovano sole.
Come proteggere, valorizzare, dare speranza alle donne che vivono una gravidanza inattesa?
Anzitutto occorre prevedere concrete misure economiche per rimuovere tutte quelle cause che generano precarietà nella donna: sostegno alla famiglia, borse di studio per le giovani, servizi a costi calmierati per asilo nido e baby-sitter. Queste devono essere accompagnate da un concreto sostegno psicologico e da una rete territoriale che elimini qualsiasi tipo di stigma verso giovani madri.
In secondo luogo, occorre introdurre nella Repubblica di San Marino l'istituto del “parto in anonimato”. Esso prevede che la madre, pur partorendo in ospedale, non proceda contestualmente con il riconoscimento del figlio all’anagrafe, o abbia comunicato all’atto del ricovero di voler procedere con il parto in anonimato, rendendo così quel bambino immediatamente adottabile da una delle tante coppie idonee. Sappiamo che questa possibilità è poco praticata. Pochissime donne sono disposte a lasciare il proprio figlio. Questo avviene perché alla preoccupazione sulla sorte del proprio figlio si somma il sentirsi una “cattiva madre”. Ciononostante è un istituto che va previsto.
Infine, va eliminato il reato penale che nella Repubblica di San Marino prevede la reclusione fino a tre anni per ogni donna che si procura l'aborto. Sebbene nessuna donna sammarinese sia mai stata condannata, è sufficiente una sanzione pecuniaria. Quando incontriamo le donne che hanno volontariamente abortito ci mettiamo al loro fianco, piangiamo con loro per il lutto, se desiderano le accompagniamo a dare degna sepoltura al bimbo non nato. Non le mandiamo in carcere, ma ci mettiamo accanto a loro.
Per queste ragioni al referendum di San Marino del prossimo 26 settembre occorre dire “no”. E subito dopo, occorre introdurre leggi a difesa della donna e del bambino.
In questo arduo compito invochiamo l'aiuto di San Giuseppe, nell'anno speciale a Lui dedicato. Lui che è stato custode della Sacra Famiglia. Lui che ha protetto la sua sposa quando partorì in circostanze inaspettate, lontano da casa. Lui che portò in salvo il figlio che Dio gli aveva affidato, Gesù Bambino.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
11/09/2021
Il Decreto. Entra in vigore oggi, 11 settembre 2021, il decreto per il ricambio dei vertici dei movimenti ecclesiali. Sono passati infatti tre mesi dalla promulgazione, avvenuta lo scorso 11 giugno, tramite pubblicazione sull'Osservatore Romano, del Decreto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita in cui viene regolata la durata dei mandati alla guida delle organizzazioni internazionali di fedeli. Il Decreto, approvato dal Papa, ha forza di legge e risulta quindi vincolante per tutte le associazioni di fedeli riconosciute dal Vaticano, come la Comunità Papa Giovanni XXIII. A partire da oggi le associazioni avranno due anni di tempo per adeguarsi alle nuove norme.
La durata. L'obiettivo è «promuovere un sano ricambio» al fine di vivere l’autorità come un autentico servizio e prevenire il rischio di personalismi e abusi. Il Decreto stabilisce che «i mandati nell'organo centrale di governo a livello internazionale - come il Consiglio dei Responsabili nella Comunità Papa Giovanni XXIII - possono avere la durata massima di cinque anni ciascuno (art. 1). La stessa persona può ricoprire un incarico nell'organo centrale di governo a livello internazionale per un periodo massimo di dieci anni consecutivi. Trascorso il limite massimo di dieci anni, la rielezione è possibile solo dopo una vacanza di un mandato».
Il Responsabile. Il Decreto stabilisce una misura particolare per il “moderatore” - il Superiore Generale negli Istituti di vita consacrata - che nel diritto canonico indica colui che “ha potestà, da esercitare secondo il diritto proprio, su tutte le province dell'istituto, su tutte le case e su tutti i membri” (Can. 622). Nella Comunità Papa Giovanni XXIII tale figura è assunta dal Responsabile Generale. Il Decreto Vaticano prevede che tale incarico potrà essere esercitato «indipendentemente dagli anni già trascorsi in altro incarico nell’organo centrale» (Art. 2 § 3) e che può essere svolto per «un massimo di dieci anni in assoluto, dopodiché non si può più accedere a tale incarico» (Art. 2 § 4). In seguito potrà ricoprire altri incarichi nell'organo centrale di governo a livello internazionale solo dopo una vacanza di due mandati.
La Papa Giovanni XXIII. Attualmente l'art. 12 dello Statuto della Comunità Papa Giovanni XXIII prevede che il Responsabile Generale sia eletto dall'Assemblea Generale per sei anni senza limitazione al numero dei mandati. L'art. 18 stabilisce che l'Assemblea degli associati residenti in ciascuna zona provvede ogni tre anni ad eleggere il Responsabile di Zona che deve essere confermato dal Consiglio dei Responsabili di cui diventerà membro di diritto. Anche in questo caso allo stato attuale non sono previste limitazioni al numero dei mandati.
Le modifiche da apportare. In un articolo apparso lo stesso giorno del Decreto sull’Osservatore Romano, il padre gesuita Ulrich Rhode, decano della Facoltà di Diritto canonico della Pontificia Università Gregoriana e consultore del Dicastero per i laici, precisa che “ci si può aspettare che molte associazioni dovranno convocare un’assemblea generale che decida le modifiche da apportare agli statuti da sottoporre al Dicastero per la necessaria approvazione. Una particolare urgenza sussiste per quelle associazioni in cui i limiti previsti dal Decreto sono già stati superati o lo saranno durante il periodo del mandato in corso”.
Il cammino della Papa Giovanni. Nell'Assemblea Generale di fine luglio, Giovanni Paolo Ramonda ha delineato il cammino dell'associazione che guida dalla morte di don Oreste Benzi per provvedere agli adempimenti richiesti. Nei prossimi due anni verrà modificato lo Statuto associativo secondo le indicazioni della Santa Sede. Infine si arriverà all'indicazione, nell'affidamento in preghiera allo Spirito Santo, del suo successore.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
09/09/2021
L'economia di condivisione sbarca all'Isirc, l'International Innovation Research Conference, edizione 2021, che si sta tenendo fra l'8 e il 10 settembre a Milano.
La cooperativa sociale La Fraternità, che conta 464 dipendenti e sede legale a Rimini, si propone come modello di imprenditoria solidale: Lucia Tonelotto della Comunità Papa Giovanni XXIII, l'associazione di Don Benzi cui La Fraternità fa riferimento, ha presentato il paper sul "Modello ibrido che combina dignità umana, inclusione e profitto nel mondo del lavoro" adottato dall'azienda.
«L’economia di condivisione — spiega la portavoce — promuove un sistema economico che mette al centro la dignità di ogni uomo e la cura del pianeta, una vera e propria “rivoluzione della condivisione”, in cui i più fragili sono messi al centro di una comunità, di un popolo, e ne segnano il cammino».
#FOTOGALLERY:FRAT#
«Questo modello economico — continua — trova le sue radici teoriche nella profezia della Società del Gratuito di don Oreste Benzi (fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII). Vede la costruzione di una nuova società, modificando quella esistente dal suo interno, grazie ad una rivoluzione pacifica i cui protagonisti sono le persone emarginate e scartate, che diventano il motore dello sviluppo. La modalità di operare è la rimozione delle cause che producono l’ingiustizia; mentre l’obiettivo è l’ecologia integrale, che rispetta la dignità delle persone e anche il pianeta e costituisce l’alternativa possibile all’Economia volta al massimo profitto».
La Cooperativa propone sul territorio dal 1992 servizi educativi, coinvolgendo oggi 121 dipendenti e 137 persone disabili in 8 centri distribuiti nel Centro e nel Nord Italia e dal 2004 anche azioni per l'inserimento lavorativo di persone con svantaggio sociale, in 19 centri. Oggi sono i 298 i dipendenti coinvolti in questo secondo aspetto, il 31% di questi svantaggiati.
Fra i progetti presentati brillano Local To You, la piattaforma di e-commerce nata nel 2016 per la vendita di prodotti agricoli biologici locali e di alta qualità; LUNA, che sostiene famiglie di ragazzi e ragazze con disabilità impegnati nell’ultimo anno di scuola superiore.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
09/09/2021
La CNESC, il Forum Nazionale del SC, l'AOI e la Rappresentanza dei Volontari esprimono apprezzamento per la disponibilità al confronto, avviato dal Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale assieme al MAECI, per risolvere il problema del blocco delle partenze dei 350 giovani del Servizio Civile Universale per l'estero.
Lo scorso 13 agosto il Dipartimento con una nota sul proprio sito ha bloccato le partenze dei volontari del Servizio Civile diretti in 19 Paesi esteri inseriti in una lista redatta dal Ministero degli Esteri. Questa decisione riguarda circa 350 giovani in progetti già avviati a maggio e giugno o da avviare a settembre. Al momento sono in attesa di partire per le destinazioni estere, tranne 70 circa già in loco.
L'incontro che si è tenuto il 26 agosto è solo il primo passo. Ribadiamo la richiesta già avanzata durate l'incontro sull'urgenza e la necessità di riconvocare in tempi stretti il Tavolo di Confronto, al fine di poter individuare soluzioni che consentano di sbloccare le partenze per tutti i Paesi esteri e di vedere valorizzate le legittime aspettative di tutti quei giovani che hanno volontariamente e consapevolmente rinunciato a lavoro, studio e ad altri progetti per impegnarsi nell'esperienza di Servizio Civile.
Considerato che il MAECI stesso ha ribadito durante l'incontro che il parere negativo espresso sui 19 Paesi non è da intendersi come divieto, ma come invito a Enti e volontari di prendere coscienza della situazione rispetto ai rischi presenti in quei Paesi, e di assumere un approccio ancora più consapevole e responsabile e di organizzarsi di conseguenza per far fronte a tali rischi, chiediamo alla Ministra Dadone e al Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio Civile Universale di non frapporre ulteriori ostacoli alle partenze per l'estero.
Nell'incontro del 26, inoltre, come anche dichiarato dalla Ministra al quotidiano "Avvenire", c'è stata una positiva apertura, anche se con qualche limitazione territoriale, per 6 dei 19 Paesi della black list (Mozambico, Kenya, Etiopia, Ecuador, Perù e Colombia), ma rimangono forti criticità per tutti gli altri Paesi della lista per i quali il Capo Dipartimento ha ipotizzato il rinvio delle partenze al 2022. Prospettiva inaccettabile in quanto allungherebbe ulteriormente il periodo di incertezza per centinaia di giovani, molti dei quali hanno vissuto un'analoga situazione l'anno scorso quando è scoppiata la pandemia e i progetti sono stati sospesi.
Le soluzioni proposte al Governo da Enti e volontari
Considerata l'esperienza maturata dagli Enti in questi anni nella valutazione e nella gestione dei rischi, si chiede che sia data la possibilità di condividere caso-per-caso le proprie valutazioni in merito al livello di rischio dei luoghi di realizzazione del progetto, così da potersi confrontare con le valutazioni fatte dal MAECI per arrivare ad una soluzione condivisa, ponderata, uniforme e soprattutto quella più realistica possibile da porre sul campo.
Si chiede l'adozione da parte del Dipartimento di un provvedimento – analogo a quello assunto nell'ottobre del 2020 in una situazione sanitaria molto più sfavorevole dell'attuale, per entità dei contagi e per l'assenza di vaccini - che richieda e consenta agli Enti di assumersi la responsabilità della valutazione del rischio presente nei singoli contesti d'intervento e ai giovani di dichiarare la propria consapevolezza dei rischi presenti nel Paese di destinazione.
Si chiede di inserire i giovani in Servizio Civile tra le categorie che possono recarsi nei Paesi del cosiddetto "elenco E" del DPCM 2 marzo 2021 e successive ordinanze del Ministero della Salute.
Rimane inoltre la richiesta, in linea con quanto fatto l'anno scorso, di permettere eccezionalmente a tutti i volontari che non siano potuti partire o successivamente abbiano deciso di interrompere il loro servizio di ricandidarsi ai prossimi bandi di Servizio Civile, inclusa l'ipotesi, altresì concessa l'anno scorso, del superamento del 29° anno di età.
Enti e giovani manifestano, inoltre, preoccupazione per l'intenzione del Dipartimento di avviare il 16 settembre nuovi progetti da realizzare nei 19 Paesi della black list per i quali, dunque, lo stesso Dipartimento non consente le partenze estere. Una scelta, questa, che appare contradditoria e che rischia solo di aumentare la confusione e l'incertezza nei giovani che inizierebbero il loro servizio, ma senza avere la certezza di partire per l'estero.
Alla preoccupazione per la situazione attuale si aggiunge, infine, quella per i progetti presentati nella scorsa primavera e che il Dipartimento sta al momento valutando. Questi progetti potrebbero essere esclusi o ridimensionati nel caso di valutazioni negative sui rischi da parte del MAECI non temperate dalle risultanze derivate dal confronto sulle condizioni presenti sul campo. Se così fosse, sarebbe la condanna alla marginalità di un'esperienza che finora è stata di avanguardia, che vede come protagonisti i giovani in quanto difensori civici e costruttori di processi di pace.
Nella speranza che le Istituzioni si assumano la responsabilità di attuare le finalità del Servizio Civile, a cui sono prioritariamente preposte e si adoperino per costruire assieme agli Enti le condizioni migliori possibili per garantire l'attuazione dei progetti all'estero e la partenza dei volontari, attendiamo fiduciosi la prossima convocazione del Tavolo e lo sblocco delle partenze.
Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile (CNESC)
Forum Nazionale Servizio Civile (FNSC)
Rappresentanza Nazionale degli Operatori Volontari in SCU (RNVSC)
Associazione delle Organizzazioni non Governative Italiane (AOI)
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
08/09/2021
Chiaramente non siamo in grado di prevedere se ci saranno flussi di rifugiati dall'Afghanistan, anche se questo sembra probabile. L'esperienza del precedente regime talebano e le recenti atrocità suggeriscono che la vita e la libertà di molte migliaia di civili, soprattutto donne, sono a rischio a causa del loro credo religioso, della loro origine etnica, del loro genere e orientamento sessuale o delle loro convinzioni politiche. Questa situazione dovrebbe essere un campanello d'allarme per ogni società democratica.
Un allarme sulla necessità di proteggere le persone in pericolo, sulla necessità di salvare vite umane. È con profondo rammarico che notiamo che la realtà politica finora è lontana da questo obiettivo. Che c'è una mobilitazione straordinaria tra gli Stati membri dell'UE, ma al contrario. Che dove dovrebbe esserci una mobilitazione solidale, sembra esserci solo una preparazione alla deterrenza. All'alba di sviluppi che potrebbero portare a una nuova e prolungata crisi umanitaria e quando ogni sforzo possibile dovrebbe essere concentrato sulla protezione delle vite di coloro che ne hanno bisogno, sembra impensabile annunciare che la Grecia non può diventare una "porta per una nuova ondata di rifugiati".
È anche inconcepibile che anche cinque giorni prima della caduta di Kabul, sei ministri dell'UE (tra cui la Grecia) abbiano esortato la Commissione europea a intensificare le discussioni con il (precedente) governo afgano per garantire che le deportazioni forzate di cittadini afgani in Afghanistan continuino. Come membri della società civile, sentiamo la responsabilità di sottolineare che ogni persona a rischio di persecuzione per motivi di origine e di coscienza ha il diritto di essere protetta dalla legge internazionale sulla protezione dei rifugiati. Sentiamo il dovere di ricordare che ogni persona che chiede asilo ha il diritto di far esaminare la sua richiesta individualmente, come previsto dai principi del diritto internazionale e dell'UE. In questo contesto, siamo particolarmente preoccupati che nel nostro paese, i preparativi fatti finora per gestire le potenziali conseguenze della crisi in Afghanistan sembrano concentrarsi solo sul rafforzamento dei meccanismi di deterrenza.
Siamo anche molto preoccupati che alle persone bisognose possa essere impedito di trovare un rifugio sicuro per se stessi e le loro famiglie, e chiediamo al governo greco di evitare questa possibilità a tutti i costi. I tragici sviluppi in Afghanistan rendono imperativa la revisione delle recenti decisioni di rifiutare l'asilo ai cittadini afgani e del quadro istituzionale che le regola. Come è noto, la Turchia è stata recentemente dichiarata "paese terzo sicuro" per i cittadini afgani. L'applicazione di questa misura può portare al rifiuto dello Stato greco di esaminare il merito delle domande d'asilo dei cittadini afgani.
Questo di per sé è inaccettabile, perché equivale a una negazione della responsabilità per la protezione delle persone del paese meno sicuro del mondo. In vista del continuo rifiuto della Turchia, già nel marzo 2020, di accettare il ritorno di cittadini di paesi terzi dalla Grecia, questo porterà un numero significativo di richiedenti asilo afgani in un inaccettabile divario giuridico tra Grecia e Turchia, in una situazione senza accesso alle cure sanitarie, senza accesso all'alloggio e senza accesso all'istruzione. Chiediamo quindi ancora una volta al governo greco di rivedere la recente decisione ministeriale congiunta in relazione ai cittadini afghani.
I governi dell'UE non dovrebbero rifiutare, delegando le loro responsabilità a paesi terzi, di contribuire in modo decisivo a condividere la responsabilità della protezione dei cittadini afgani che cercano protezione internazionale. Questa responsabilità di solidarietà deriva dai principi democratici, storici e culturali dei paesi dell'UE, così come dal diritto internazionale. Non manchiamo ancora una volta di sostenere i principi della democrazia, dell'umanitarismo, dello stato di diritto e della solidarietà.
Organizzazioni firmatarie
ΑλληλεγγÏη ΛÎσβου
ΑΡΣΙΣ – Κοινωνική Οργάνωση Υποστήριξης ΝÎων
ASAM Greece
Δίκτυο για τα ΔικαιÏŽματα του ΠαιδιοÏ
ΕλληνικÏŒ ΣυμβοÏλιο για τους ΠρÏŒσφυγες
ΕλληνικÏŒ ΦÏŒρουμ ΜεταναστÏŽν
ΕλληνικÏŒ ΦÏŒρουμ ΠροσφÏγων
Equal Rights Beyond Borders
Jesuit Refugee Service Greece (JRS Greece)
HumanRights360
Ίριδα – ΚÎντρο ΓυναικÏŽν
ΚÎντρο Διοτίμα
ΚοινÏŒτητα Πάπα Ιωάννη 23ου
Legal Centre Lesvos
ΜÎλισσα - Δίκτυο ΜεταναστριÏŽν στην Ελλάδα
ΜΕΤΑδραση- Δράση για τη Μετανάστευση και την Ανάπτυξη
Mobile Info Team
Odyssea
Still I Rise
SolidarityNow
The HOME Project
Δελτίο τÏπου (με επικαιροποιημÎνη - λίστα υπογραφÏŽν)
Αφγανιστάν: απαραίτητη η δημιουργία ασφαλÏŽν διαδρομÏŽν για τους πρÏŒσφυγες
Αθήνα, 30 ΑυγοÏστου 2021: Η πτÏŽση της ΚαμποÏλ και η επικράτηση των Ταλιμπάν Îχουν μια πολÏ Î¬μεση συνÎπεια: πολλοί άνθρωποι στο Αφγανιστάν βρίσκονται ήδη σε κίνδυνο.
ΣαφÏŽς δεν είμαστε σε θÎση να προβλÎψουμε αν θα υπάρξουν προσφυγικÎς ροÎς απÏŒ το Αφγανιστάν, αν και αυτÏŒ φαντάζει πιθανÏŒ. Η εμπειρία απÏŒ το προηγοÏμενο καθεστÏŽς των Ταλιμπάν και οι πρÏŒσφατες αγριÏŒτητες υποδεικνÏουν πως η ζωή και η ελευθερία πολλÏŽν χιλιάδων αμάχων και ιδιαίτερα γυναικÏŽν βρίσκεται σε κίνδυνο λÏŒγω των θρησκευτικÏŽν πεποιθήσεÏŽν τους, της εθνοτικής καταγωγής τους, του φÏλου και του σεξουαλικοÏ προσανατολισμοÏ τους ή των πολιτικÏŽν τους πεποιθήσεων.
Αυτή η συγκυρία θα πρÎπει να σημάνει συναγερμÏŒ για κάθε δημοκρατική κοινωνία. ΣυναγερμÏŒ για την ανάγκη προστασίας ανθρÏŽπων σε κίνδυνο, για την ανάγκη να σωθοÏν ανθρÏŽπινες ζωÎς.
Με βαθιά λÏπη διαπιστÏŽνουμε πως η Îως τÏŽρα πολιτική πραγματικÏŒτητα απÎχει απÏŒ αυτÏŒ το σκοπÏŒ. Πως υπάρχει μια Îκτακτη κινητοποίηση μεταξÏ των κρατÏŽν μελÏŽν της ΕΕ, αλλά προς τον αντίθετο σκοπÏŒ. Πως εκεί ÏŒπου θα Îπρεπε να υπάρχει κινητοποίηση αλληλεγγÏης, μοιάζει να υπάρχει μÏŒνο προετοιμασία για αποτροπή.
Στη χαραυγή εξελίξεων που μπορεί να οδηγήσουν σε μια νÎα, παρατεταμÎνη ανθρωπιστική κρίση και που κάθε δυνατή προσπάθεια θα πρÎπει να επικεντρωθεί στην προστασία της ζωής ÏŒσων Îχουν ανάγκη, μοιάζει αδιανÏŒητο να λÎγεται ÏŒτι η Ελλάδα δεν μπορεί να γίνει «πÏλη εισÏŒδου για Îνα νÎο κÏμα προσφÏγων», ÏŒπως δήλωσε πρÏŒσφατα ο αρμÏŒδιος ΥπουργÏŒς κ. Μηταράκης.
Είναι επίσης αδιανÏŒητο το πÏŽς ακÏŒμα και πÎντε μÎρες πριν την πτÏŽση της ΚαμποÏλ, 6 υπουργοί χωρÏŽν της ΕΕ (συμπεριλαμβανομÎνης της Ελλάδος) προÎτρεψαν την ΕυρωπαÏŠκή Επιτροπή να εντείνει τις συζητήσεις της με την (πάλαι ποτÎ) κυβÎρνηση του Αφγανιστάν, ÏŽστε να διασφαλιστεί πως οι αναγκαστικÎς απελάσεις ΑφγανÏŽν πολιτÏŽν προς το Αφγανιστάν θα συνεχιστοÏν.
Ως μÎλη της κοινωνίας των πολιτÏŽν, νιÏŽθουμε την ευθÏνη να επισημάνουμε πως κάθε άνθρωπος που βρίσκεται σε κίνδυνο δίωξης για λÏŒγους καταγωγής και συνείδησης Îχει το δικαίωμα να προστατευτεί με βάση το διεθνÎς δίκαιο προστασίας των προσφÏγων. ΝιÏŽθουμε το χρÎος να επισημάνουμε πως κάθε άτομο που αναζητά άσυλο Îχει δικαίωμα το αίτημά του να εξετασθεί ατομικά, ÏŒπως προβλÎπεται απÏŒ το διεθνÎς και ενωσιακÏŒ δικαίου.
Σε αυτÏŒ το πλαίσιο, μας ανησυχεί ιδιαίτερα το γεγονÏŒς ÏŒτι στη χÏŽρα μας, οι Îως τÏŽρα προετοιμασίες για τη διαχείριση των δυνάμει επακÏŒλουθων της κρίσης στο Αφγανιστάν, φαίνεται να επικεντρÏŽνονται αποκλειστικά και μÏŒνο στην ενίσχυση των μηχανισμÏŽν αποτροπής. Μας ανησυχεί επίσης πολÏ το ενδεχÏŒμενο άνθρωποι σε ανάγκη να αποτραποÏν απÏŒ το να βρουν ασφαλÎς καταφÏγιο για τους ίδιους και τις οικογÎνειÎς τους και καλοÏμε την ελληνική κυβÎρνηση να αποφÏγει Îνα τÎτοιο ενδεχÏŒμενο με κάθε τρÏŒπο.
Οι τραγικÎς εξελίξεις στο Αφγανιστάν κάνουν επιτακτική την ανάγκη να επανεξεταστοÏν πρÏŒσφατες αποφάσεις απÏŒρριψης ασÏλου πολιτÏŽν του Αφγανιστάν και το θεσμικÏŒ πλαίσιο που τις διÎπει. ÎŒπως είναι γνωστÏŒ, η Τουρκία πρÏŒσφατα ανακηρÏχθηκε με μονομερή απÏŒφαση της Ελλάδας σε «ασφαλή τρίτη χÏŽρα» για τους πολίτες του Αφγανιστάν. Η εφαρμογή αυτοÏ του μÎτρου Îχει ήδη οδηγήσει στην άρνηση της ελληνικής Πολιτείας να εξετάσει την ουσία αιτημάτων ασÏλου πολιτÏŽν του Αφγανιστάν. ΑπÏŒ μÏŒνο του αυτÏŒ είναι απαράδεκτο, καθÏŽς ισοδυναμεί με την άρνηση της ευθÏνης προστασίας ατÏŒμων προερχÏŒμενων απÏŒ την λιγÏŒτερο ασφαλή χÏŽρα του κÏŒσμου. Εν ÏŒψει και της συνεχιζÏŒμενης άρνησης της Τουρκίας, ήδη απÏŒ τον Μάρτιο του 2020, να δεχθεί την επιστροφή πολιτÏŽν τρίτων χωρÏŽν απÏŒ την Ελλάδα, αυτÏŒ θα οδηγήσει Îναν σημαντικÏŒ αριθμÏŒ ΑφγανÏŽν αιτοÏντων άσυλο σε Îνα ανεπίτρεπτο νομικÏŒ κενÏŒ μεταξÏ Ελλάδας και Τουρκίας, σε μια κατάσταση χωρίς πρÏŒσβαση στη υγεία, χωρίς πρÏŒσβαση στη στÎγη και χωρίς πρÏŒσβαση στην εκπαίδευση. ΚαλοÏμε, λοιπÏŒν, για μια ακÏŒμη φορά την ελληνική κυβÎρνηση να ανακαλÎσει την πρÏŒσφατη Κοινή Υπουργική ΑπÏŒφαση τÏŒσο σε σχÎση με τους πολίτες του Αφγανιστάν ÏŒσο και σε σχÎση με τους πολίτες άλλων εθνικοτήτων.
Οι κυβερνήσεις της ΕΕ δεν θα πρÎπει να αρνηθοÏν, μÎσω της ανάθεσης των ευθυνÏŽν τους σε τρίτες χÏŽρες, να συνδράμουν καθοριστικά στον επιμερισμÏŒ της ευθÏνης προστασίας ÏŒσων ΑφγανÏŽν πολιτÏŽν αναζητήσουν διεθνή προστασία. Αυτή η ευθÏνη αλληλεγγÏης πηγάζει απÏŒ τις δημοκρατικÎς, ιστορικÎς και πολιτισμικÎς αρχÎς των χωρÏŽν της ΕΕ, ÏŒπως και το διεθνÎς δίκαιο. Ας μην αποτÏχουμε για μια ακÏŒμη φορά να προασπισθοÏμε τις αρχÎς της δημοκρατίας, του ανθρωπισμοÏ, του κράτους δικαίου και της αλληλεγγÏης.