COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
03/08/2023
«Intendo esprimere a nome di tutta la Papa Giovanni la vicinanza e le condoglianze alla Comunità Cenacolo per la morte di Madre Elvira. Donna tenace, coraggiosa, dalla fede incrollabile, che ha salvato migliaia di persone dall'inganno della droga. Ringraziamo anche noi il Signore per questa vita così preziosa che ha aiutato tante vite a risorgere». È quanto dichiara Matteo Fadda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, alla notizia della morte di Madre Elvira, fondatrice della Comunità Cenacolo.
«Suor Elvira era una delle ultime figure carismatiche legate al mondo della lotta alle dipendenze, come don Oreste Benzi. - continua Fadda - Tra le nostre Comunità c'è sempre stata una stima reciproca ed una collaborazione che sono certo continuerà per dare speranza a tante persone emarginate».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/07/2023
Cambiano i volti della tratta dopo gli anni della pandemia. In Europa aumentano i casi di tratta interna; l'uso delle nuove tecnologie peggiora la condizione di donne e ragazze esposte allo sfruttamento sessuale. In Italia, sono sempre più le persone transessuali in strada. Giovani uomini dal Sud-Est asiatico sono sfruttati nei vari settori del lavoro nero.
In occasione della Giornata internazionale contro la tratta del 30 luglio la Comunità Papa Giovanni XXIII diffonde il report I nuovi volti delle persone intrappolate nella tratta.
Nel documento le testimonianze delle persone supportate e incontrate nei luoghi di sfruttamento in Italia ed in Europa.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/07/2023
Le associazioni e i movimenti ecclesiali che continuano, senza sosta, a chiedere la discussione pubblica sull’adesione dell’Italia al Trattato Onu 2017 di messa al bando delle armi nucleari, esprimono il loro più convinto sostegno all’azione di pace in corso della Santa Sede per fermare il conflitto in Ucraina.
In uno scenario bellico sempre più instabile, che prepara la strada all’uso di armi sempre più micidiali, è dissennato ostacolare ogni tentativo ragionevole di impedire ulteriori morti e sofferenze indicibili come condizione necessaria per aprire serie trattative di pace da parte della diplomazia internazionale con il sostegno della società civile mondiale.
Suonano anacronistiche e inquietanti le tesi che si oppongono a un cessate il fuoco; esse ricordano le critiche contro l’appello levato da Benedetto XV per fermare “l’inutile strage” della “grande guerra”.
Sosteniamo perciò, con la preghiera e l’impegno concreto, la missione di pace affidata al cardinale Matteo Maria Zuppi nella lettura feconda e vigile dei segni dei tempi. Spes contra Spem.
ACLI, AGESCI, Azione Cattolica Italiana, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei Focolari Italia, Pax Christi, CIF, Centro Internazionale Hélder Câmara, Città dell’uomo aps, Confcooperative, Comunione e Liberazione, Coordinamento delle Teologhe Italiane, CSI-Centro Sportivo Italiano, C3DEM, Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli, FOCSIV (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario), Fondazione don Lorenzo Milani, Fondazione Don Primo Mazzolari, Fondazione La Pira, Fondazione Magis, Fraternità Francescana Frate Jacopa, FUCI, Gruppo Abele, IPRI-CCP (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace-Corpi Civili di Pace), Libera, MEC* (Movimento Ecclesiale Carmelitano), MCL-Movimento Cristiano Lavoratori, Rete Viandanti, Associazione Rosa Bianca, SERMIG, Argomenti 2000.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
19/07/2023
Nella notte fra il 18 e il 19 luglio è stata bombardata la Casa della Cultura di Kherson, nel distretto di Korabelnyi, un edificio utilizzato dalla Chiesa Evangelica del posto come centro di raccolta e distribuzione di aiuti umanitari. All'interno dell'edificio è divampato un incendio che ha distrutto interamente il secondo piano e altri locali utilizzati dalla comunità locale come magazzini per raccogliere aiuti indirizzati alla popolazione. Non risultano vittime. Pochi giorni fa i volontari di Operazione Colomba, il corpo di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, vi erano stati per portare aiuti umanitari:
«È stato un bombardamento deliberato. - racconta Alberto Capannini di Operazione Colomba - La casa bombardata era il punto di riferimento per la gente rimasta in città, già provata dalla recente inondazione causata dalla distruzione della diga Kakhovka. Qui portavamo i boccioni di acqua potabile, vestiti, generi alimentari. I russi lo sapevano benissimo, dato che la linea del fronte è segnata dal fiume Dnipro che bagna la cittadina. È stato bombardato un luogo di preghiera e di distribuzione di acqua e cibo. Un obiettivo inequivocabilmente civile».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
14/07/2023
In stazione era pieno di gente. Alle 21 era praticamente giorno. Il gruppo dei volontari si è diviso in due; alcuni hanno raggiunto la zona del Campo Marzio, che a Vicenza è zona di spaccio. Mons. Giuliano Brugnotto si è unito al secondo gruppo.
Debora Forte, volontaria dell'unità di strdada della Comunità Papa Giovanni XXIII racconta l'esperienza di un giovedì 13 luglio un po' inusuale, perchè al gruppetto che ogni settimana incontra le persone senza fissa dimora della città di Vicenza si è unito il Vescovo.
«Con Mons. Brugnotto siamo andati nel centro storico, in una serie di luoghi che già conosciamo, ad incontrare dei nostri amici di lunga data. Questo perché siamo abituati, quando usciamo, a fare incontri di vita vera e propria. Non andiamo in strada per dare qualcosa ai bisognosi, ma per stare con loro insieme; con alcune persone abbiamo una relazione consolidata nel tempo. Abbiamo creato con le persone del centro storico scambi profondi. Il Vescovo è entrato in tutto questo, mostrandosi molto a suo agio. Non c'era imbarazzo negli incontri. Era vestito come noi, con una croce nel taschino, ma era chiaramente riconoscibile come un sacedote. Qualcuno ha chiesto se fosse un prete, lui ha risposto di chiamarsi Don Giuliano e di essere della parrocchia del Duomo di Vicenza, senza enfasi».
C'erano turisti e molte persone per strada: «Chi vive vicino a monumenti importanti sa bene che può andare a dormire solo a partire da una certa ora, e che la mattina presto dovrà fare pulizia e andarsene. Durante l'inverno, i tempi per loro sono più lunghi e dilatati. Non è facile fare la propria vita su un cartone in luoghi di passaggio».
E la conclusione della serata è stata comunitaria: «Alla fine abbiamo preso un gelato insieme. È un modo per condividere fra volontari l'esperienza, e per aiutarci a non portare a casa un vissuto emotivo troppo forte. A volte i carichi di vita che incontriamo sono importanti; li porti comunque a letto alla sera, ma condivisi con gli altri».
Fra gli incontri della serata, ci sono le persone coinvolte in un progetto migratorio andato male. Hanno avuto un lavoro stabile per un po' di tempo, ma senza un paracadute sociale quando una ditta ha chiuso e non sono riuscite a reinserirsi nel mondo del lavoro. Poi i documenti sono scaduti e si sono ritrovate sempre più escluse dai servizi. «Si entra in una spirale sempre più negativa che porta spesso a cadere nelle dipendenze».
«Ma quello che colpisce di più è incontrare italiani. A volte è sconvolgente vedere ragazzi giovani per strada, spesso con dipendenze. Le loro famiglie sanno che sono lì, ma si sentono impotenti: è la persona stessa a dover trovare la forza per fare un passo avanti per uscire dalla strada; alcune vite sembrano quasi già segnate».
Una decina di volontari si alterna nelle uscite a Vicenza tutte le settimane, con qualsiasi tempo, anche a Natale. Nella sua esperienza come volontaria Debora si è scontrata più volte con un problema sociale: «Se sei italiano e perdi la residenza perdi quasi tutti i tuoi diritti. L'ostacolo della residenza è uno dei problemi più gravi che si affrontano per strada; una volta perduta riconquistarla diventa sempre più difficile. I comuni non vogliono accollarsi questo onere; troviamo persone invisibili anche se residenza è un diritto sancito dalla Costituzione. Su questo dovremmo impegnarci tutti, come società».
E poi la strada insegna la malavita, e per gli stranieri porta ai fogli di via che condannano all'emarginazione.
Dal gennaio 2019 la Comunità Papa Giovanni XXIII ha aperto una Capanna di Betlemme a Monticello Conte Otto, dove un'altra volontaria, Tiziana Lovato, ha scelto di vivere la propria vita insieme alle persone senza fissa dimora. Qui all'inizio venivano accolte a una quindicina di persone per notte; adesso alla Capanna si è affiancata una parte residenziale con persone che perseguono un progetto di uscita dalla marginalità; poi ci sono i progetti per l'emergenza freddo invernale.
«Una nuova povertà che emerge in maniera chiarissima è quella degli stranieri che hanno un contratto di lavoro anche a tempo indeterminato ma che non trovano offerte abitative nel libero mercato. Per loro da autunno abbiamo avviato un co-housing. Perchè se sei da solo la strada ti inghiotte», conclude Debora.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
12/07/2023
15 Luglio 2023: festa delle Case Famiglia e famiglie affidatarie presso il Santuario della Mellea a Farigliano (CN)
«Le cose belle prima si fanno e poi si pensano»: questo è uno dei motti che don Oreste ci ha insegnato e che sono diventati il filo rosso che unisce questi anni intensi di sviluppo delle Case famiglia. Anzi, della casa famiglia intesa nel senso vero e pieno di dare una casa e una famiglia a chi ha bisogno.
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Caratteristica delle case famiglia è proprio l’eterogeneità e lo specifico di queste strutture nate per rispondere al grido dei poveri e di chi dalla nascita all’età adulta non viene accolto e scartato. In molti convenuti in un luogo accogliente e bello come il Santuario della Mellea dove con giochi e canti si è festeggiato per dire la bellezza della condivisione.
Mettere la vita con la vita rendendo visibile che non c’è chi salva e chi viene salvato: il motto è che ci si salva insieme. Il professor Belletti del CISF invitato al convegno anima dell’incontro per raccontare e sviluppare questa specifica forma di accoglienza, ha riportato la diversità tra il mar Morto e il lago di Tiberiade. Uno è morto perché accoglie l’acqua e tutto finisce li. Il lago di Tiberiade invece accoglie acqua e poi la dona e quindi è vivo. Ecco allora che, dice il prof. Belletti se una famiglia non si apre alla vita si consegna alla morte.
In tanti sono convenuti alla Mellea realtà viva e splendente che da 12 anni ospita una casa di ospitalità per adulti per cantare, ballare, e ringraziare la Madonna delle Grazie per il dono della vocazione specifica della comunità papa Giovanni XXIII: seguire Gesù, povero e servo nella condivisione con gli ultimi.
Giona Cravanzola
Responsabile Sede APGXXIII - Santuario della Mellea
Nota stampa
24 case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII in Piemonte ospitano 97 adulti e 34 minori, di cui la maggior parte nella provincia di Cuneo. Altri 49 minorenni sono accompagnati dall'associazione di Don Oreste Benzi in affidamento familiare nelle 45 famiglie aperte all'accoglienza del territorio, per un totale di 83 minori accolti in famiglia.
Il sacerdote riminese aprì 50 anni fa, il 3 luglio 1973 a Coriano (RN), la prima casa famiglia italiana. Inaugurò così questo metodo di accoglienza delle persone fragili in realtà di tipo familiare, in cui si sostengono a vicenda individui di età diverse e con situazioni di disagio diverse.
Sabato 15 luglio dalle 14.30, presso il Santuario Nostra Signora delle Grazie di Mellea a Farigliano (CN), l'associazione di Don Benzi celebrerà una giornata di festa, per ricordare il cinquantesimo anniversario dalla prima casa famiglia italiana.
Fra gli interventi sarà ospite Francesco Belletti, direttore del Cisf (Centro internazionale studi Famiglia) di Milano; alle 18 verrà celebrata la S. Messa dal Vescovo di MondovìMons. Egidio Miragoli. Porteranno la propria testimonianza Giovanni Paolo Ramonda e Tiziana Mariani, fondatori della prima casa famiglia del Piemonte.
In serata, dopo la cena su prenotazione, lo spettacolo APG XIII'S GOT TALENT.
Le case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII oggi nel mondo sono 247, di cui 209 in Italia. Fra quelle all'estero 6 sono in Bolivia, 4 in Russia. Il modello delle case famiglia multi-utenza complementare ideato da Don Benzi è riconosciuto in Piemonte, ma anche in Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Toscana e Veneto.
Spiega il Presidente Matteo Fadda, torinese: «Don Oreste Benzi nel 1973 aveva intuito un nuovo modo di accogliere le persone emarginate, fra cui i minori e gli adulti con disabilità o con malattie mentali. Iniziò a proporre a donne e a uomini, e spesso a coppie di sposi, di diventare figure genitoriali di riferimento e di aprirsi all’accoglienza per dare una famiglia a chi non ce l’aveva. Questo modello, che all’epoca fu una vera e propria rivoluzione, è ancora oggi di estrema attualità perché propone la casa famiglia come una struttura di tipo veramente familiare, che offre risposte professionali in un contesto di normalità. Riconosce e valorizza le potenzialità di ogni persona accolta».
Ed aggiunge: «Ci auguriamo che altre regioni italiane possano legiferare e prendere esempio dal Piemonte, nel prendere atto della ricchezza di queste realtà».
Scarica il volantino
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
01/07/2023
«Plaudiamo con favore al Rapporto votato il 27 giugno dalla Commissione sui diritti delle donne e l'uguaglianza di genere del Parlamento Europeo. Il testo fa emergere la necessità urgente negli Stati membri di interventi per scoraggiare la domanda di prostituzione, connessa alla diffusione sempre più importante di forme di tratta, violenza di genere, stigmatizzazione e sfruttamento del corpo delle donne.
Il rapporto mette in luce le cause per cui le persone entrano nella prostituzione e indica chiaramente cosa occorre fare per prevenire il fenomeno». Così il Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Matteo Fadda, commenta il documento 2139/2022approvato dalla Commissione.
Il 9 novembre dello scorso anno la Comunità Papa Giovanni XXIII a Bruxelles insieme ad altre organizzazioni europee - nella tavola rotonda prevista dal progetto europeo MIRIAM per la tempestiva identificazione delle donne migranti vittime di violenza (vedi il video) - aveva ricordato ai Membri del Parlamento presenti l'urgenza di dare voce alle migliaia di donne migranti vittime di violenza di genere nell'Unione Europea e di garantire loro protezione e accesso immediato ai servizi sociali e sanitari.
Tra queste forme di violenza primeggia lo sfruttamento della prostituzione.
«Confidiamo che anche a settembre, in plenaria, si faccia luce sull'impatto profondamente negativo che ogni forma di violenza e disparità di genere ha sulle donne, sui propri figli, sulla loro salute fisica e psichica, e sul cammino dell'Unione Europea verso la parità», conclude Fadda.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
30/06/2023
A distanza di 50 anni vive ancora a Coriano (RN), sulle colline romagnole, Marino Catena, il primo accolto da Don Oreste Benzi della prima casa famiglia italiana.
Sabato 1 luglio alle ore 16,30 nella parrocchia della Grotta Rossa, che fu di Don Benzi, la Comunità Papa Giovanni XXIII ricorderà i 50 anni della prima casa famiglia durante la celebrazione dell'Eucarestia, guidata dal Vescovo di Cesena-Sarsina Mons. Douglas Regattieri e dal Vescovo di San Marino-Montefeltro Mons. Andrea Turazzi.
Nell'estate del 1972 un panettiere si avvicinò al giovane sacerdote riminese con l'invito: «Vieni, ti porto a vedere come muore un cristiano». Don Benzi si ritrovò a visitare il tugurio semi-abbandonato dove Marino, nella sua estrema fragilità viveva in condizioni gravemente disumane (La storia è raccontata fra gli altri nel libro Don Oreste benzi, amare sempre). Aveva scontato la pena di un anno e mezzo di carcere per aver rubato una bicicletta.
Ascolta l'intervista a Marino
«Don Oreste convocò — ricorda l'allora volontaria Mirella Rossi che oggi ha 67 anni — le persone che facevano parte della sua giovane associazione; propose di avviare una sorta di "pronto soccorso sociale", per dare una famiglia agli ultimi. Ci disse che avremmo dovuto iniziare ad amare i poveri proprio allo stesso modo in cui lo aveva fatto Gesù».
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Una giovane, Ida Branducci, accettò per prima la sua proposta. Il 3 luglio del 1973andò a vivere a Coriano, nella casa che era appena stata messa a disposizione dalla "Fondazione Madonna della Scala”. Vide così la luce quel giorno la prima di quelle realtà di accoglienza di tipo familiare che sono conosciute oggi come "case famiglia". Anticipò la chiusura dei manicomi che sarebbe arrivata poi con la legge Basaglia 180 del '78. Presto si affiancò a lei Don Nevio Faitanini.
La seconda casa famiglia venne inaugurata dopo solo un mese e mezzo, il 15 agosto del 1973 nella parrocchia della Grotta Rossa di Rimini. L’11 novembre nacque la terza casa famiglia, a Sant’Arcangelo di Romagna (RN).
Mirella Rossi, allora diciannovenne, si trasferì a vivere nella casa famiglia di Coriano tre anni dopo l'inaugurazione, e vi è rimasta fino al 2017: «Negli anni '70 i malati psichiatrici venivano tenuti distanti da tutti; l'accoglienza come la intendiamo oggi proprio non esisteva. Fa mille difficoltà mi ritrovai a cercare di amare le persone accolte così come erano. È stata l'avventura più bella che mi sia mai capitata nella vita. Don Oreste era per me come un papà, con lui avevo un rapporto molto schietto».
L'intuizione delle case famiglia varcò i confini del territorio riminese giungendo prima a Bologna e poi in Piemonte, in Veneto, in Lombardia, per venire poi assimilata da altre realtà sociali e raggiungendo progressivamente tutto il territorio nazionale. Nel maggio 1986 venne inaugurata dallo stesso Don Benzi la “Holy family home for children” di Ndola, in Zambia, prima casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII all'estero.
Oggi le case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII sono in totale 247, di cui 209 in Italia. Fra quelle all'estero 6 sono in Bolivia, 4 in Russia.
Mara Rossi, che poi sarebbe diventata referente per l'associazione presso il Consiglio per i Diritti Umani dell'Onu a Ginevra, ha vissuto nella casa di Coriano durante gli anni dell'università: «La prima casa famiglia era inserita pienamente nel territorio; ricordo che tenevo un doposcuola per i bambini del circondario. Iniziarono ad arrivare a Coriano i primi obiettori di coscienza al servizio militare: Don Benzi chiedeva a tutti loro di vivere almeno un mese lì. Proponeva a donne e a uomini di vivere insieme nella condivisione di vita con gli ultimi, di andare oltre agli istituti, di dare una famiglia a chi non ce l'aveva. Erano aspetti rivoluzionari per la mentalità di quel tempo» .
Dal 2018 ad oggi la casa di Coriano è una Comunità Educante con i Carcerati ed accoglie una ventina di persone, inserite nei programmi di recupero alternativi alla detenzione. Realizza l'intenzione di Don Benzi: «L'uomo non è il suo errore: Dobbiamo passare dalla certezza della pena alla certezza del recupero, perché un uomo recuperato non è più pericoloso». Marino vive qui ancora ed è accudito da persone che nella condivisione con lui cercano un rimedio ai propri errori.
Scopri di più su casafamiglia.apg23.org
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
22/06/2023
È mancata, dopo un periodo di malattia, Anna Bonaldo, 68 anni, di Cittadella (PD), mamma di casa famiglia nella Comunità Papa Giovanni XXIII. Insieme al marito Paolo Tonelotto accompagnò Don Oreste Benzi in Sud America, inaugurando le prime missioni della Comunità Papa Giovanni XXIII oggi diffusa in 42 Paesi del Mondo. Il funerale si terrà sabato 24 alle 10.30 nel duomo di Cittadella.
​​Paolo ed Anna si sono conosciuti da bambini; insieme hanno costruito una storia di coppia e di famiglia che si allarga sia all'interno della loro casa, accogliendo chi una famiglia non ce l'ha, sia all'esterno, aprendo la strada, nella Comunità Papa Giovanni XXIII, alla missionarietà vissuta come famiglia. Nella loro casa oltre ai loro 3 figli naturali hanno condiviso la vita con decine di persone, disabili anche gravi, adolescenti in difficoltà.
Entrambi sono di Cittadella (PD); Nel 2007 hanno raccolto la loro storia nel libro "Fuori le mura il mondo".
Scopri di più su Anna e Paolo, nell'articolo di semprenews.it.
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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
22/06/2023
È mancata, dopo un periodo di malattia, Anna Bonaldo, 68 anni, di Cittadella (PD), mamma di casa famiglia nella Comunità Papa Giovanni XXIII. Insieme al marito Paolo Tonelotto accompagnò Don Oreste Benzi in Sud America, inaugurando le prime missioni della Comunità Papa Giovanni XXIII oggi diffusa in 42 Paesi del Mondo. Il funerale si terrà sabato 24 giugno alle 10.30 nel duomo di Cittadella.
​​Paolo ed Anna si sono conosciuti da bambini; insieme hanno costruito una storia di coppia e di famiglia che si allarga sia all'interno della loro casa, accogliendo chi una famiglia non ce l'ha, sia all'esterno, aprendo la strada, nella Comunità Papa Giovanni XXIII, alla missionarietà vissuta come famiglia. Nella loro casa oltre ai loro 3 figli naturali hanno condiviso la vita con decine di persone, disabili anche gravi, adolescenti in difficoltà.
Entrambi sono di Cittadella (PD); Nel 2007 hanno raccolto la loro storia nel libro "Fuori le mura il mondo".
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
21/06/2023
«Le donne che si prostituiscono sono vittime della tratta, i clienti al contrario sono complici dello sfruttamento: sono loro che devono essere sanzionati. Riconosciamo la buona volontà del Sindaco nel cercare di contrastare il fenomeno su strada affinché Rimini non diventi la capitale estiva del turismo sessuale ma riteniamo sbagliato punire le vittime. Nell'ordinanza comunale invece sono previste sanzioni fino a 500 euro per le donne prostituite».
E' quanto dichiara Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito all'ordinanza comunale per il contrasto alla prostituzione predisposta dal Comando di Polizia Locale del Comune di Rimini in accordo con l'Assessore alla Sicurezza, Juri Magrini, e firmata dal sindaco Jamil Sadegholvaad.
«Proponiamo che si istituisca un tavolo di lavoro permanente tra comune ed associazioni per adottare strumenti efficaci nella riduzione della domanda di prostituzione, così come si era suggerito nel consiglio comunale del 16 marzo scorso (link video) in cui la nostra associazione, in rete con altre, era intervenuta sul tema. - continua Fadda - Anzitutto suggeriamo una modifica al regolamento della polizia urbana, in secondo luogo proponiamo che il consiglio comunale adotti una delibera in favore del modello nordico, infine auspichiamo che la città di Rimini patrocini un grande evento a favore del cittadino riminese don Oreste Benzi, la cui opera di contrasto allo sfruttamento della donna - iniziata nel 1989 - è stata innovativa in Italia e all'estero».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
20/06/2023
Un ciclo di iniziative non più per lottare contro la droga ma per prevenire e curare insieme i soggetti più fragili. Dialoghi, viaggi, spettacoli, incontri, confronti, fuori e dentro la città per affrontare insieme il tema della dipendenza, o meglio dell'inter-dipendenza.
Si disegna così la rassegna di eventi promossi dalle comunità terapeutiche insieme all'Azienda USL di Bologna e in collaborazione con istituzioni ed enti locali, tra i quali il Comune di Bologna.
"Le giornate dell'interdipendenza" approderanno a Bologna e provincia dal 21 al 26 giugno in luoghi emblematici per tutta la città. È infatti una scelta, quella dell'Azienda USL di Bologna e delle comunità terapeutiche, ribattezzare la tradizionale "giornata della lotta contro la droga" come un percorso, un viaggio fatto di tanti piccoli passi per condividere con il maggior numero di cittadini esperienze, consapevolezze, progetti, mete e traguardi. E così, guardare al futuro delle dipendenze con uno sguardo nuovo: corale ed inclusivo, riflettendo su questo tema a partire da diversi punti di vista, capaci di offrire lenti, letture e approcci inediti.
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In particolare, quest’anno, le giornate intendono dedicare spazio e attenzione al tema delle nuove generazioni: al loro rapporto con il consumo di sostanze, alla loro salute mentale e alle varie manifestazioni del disagio giovanile, nonché al rapporto con la legalità. Ogni evento rappresenterà un modo per dialogare su un tema tanto profondo quanto complesso, che interessa i singoli ma anche l’intera società ed il suo futuro. Nel corso del ciclo di eventi saranno molteplici le opportunità per approfondire i diversi aspetti dell'interdipendenza.
In primis, la tavola rotonda in programma il 21 giugno alle ore 17,30 presso il Teatro di Villa Aldrovandi Mazzacorati intende porre attenzione sul complesso tema dei giovani e della giustizia. Un’occasione per esaminare i cambiamenti in atto nella società: dalla riflessione sulle caratteristiche delle persone minorenni che si trovano presso l’Istituto penale minorile di Bologna, ai disagi legati ai percorsi migratori, fino al tema della giustizia riparativa. Argomenti su cui istituzioni e cittadini oggi ancor più hanno la necessità di riflettere per rimodellare i servizi, rendendoli sempre più integrati e in grado di rispondere alle più attuali esigenze della comunità.
Il 22 giugno, alle ore 9, presso la Sala Cesari-Sede regionale Avis sarà la volta del convegno intitolato “Giovani e consumi. Evoluzione del fenomeno e degli interventi”. Il congresso offrirà ad addetti ai lavori (e non solo) l’opportunità di riflettere sui dati relativi ai consumi delle nuove generazioni, ascoltando interventi ed esperienze di professionisti che ogni giorno lavorano con i giovani consumatori, sia in ambito metropolitano che in altri territori. Sarà questa un’occasione per ripensare insieme la presa in carico ambulatoriale, gli interventi farmacologici e psicoterapici, la presa in carico residenziale e la necessaria integrazione socio-sanitaria.
Infine, il 26 giugno in Piazza Dalla dalle ore 17, le giornate dell’interdipendenza si concluderanno con un evento - realizzato per i giovani e con i giovani - all’insegna di musica, arte e spettacolo.
Durante la serata verrà proposta una mostra di manifesti dedicati ai consumi di sostanze, introdotta dal dott. Edoardo Polidori, mentre i ragazzi della comunità terapeutica San Giuseppe, in collaborazione con la Compagnia Teatrale dell’Argine, e i ragazzi dei Ceis A.R.T.E. saranno protagonisti di due spettacoli teatrali. Per concludere, alle ore 21 il rapper Murubutu si esibirà nel Murubutu Tack intitolato “La sostanza del rap”. La serata si chiuderà con “Musica - Live lab Hip Hop Philosophy Graf” realizzato da un gruppo di giovani dei quartieri San Donato e San Vitale.
In sintesi, una fitta rassegna di appuntamenti con cui avviare una nuova stagione, riportando l'attenzione di cittadini, istituzioni e Terzo settore sul tema del disagio giovanile, sempre più emergente ed urgente da affrontare insieme. Promuovendo e favorendo l'inclusione, la conoscenza, la consapevolezza e lo sguardo critico dei più giovani, senza mai stigmatizzare e/o giudicare.
L’impegno condiviso da istituzioni e cittadini sarà pertanto quello di rafforzare le reti di sostegno al fine di accogliere e accompagnare i soggetti più vulnerabili nell'accesso ai servizi. Su questa strada sarà possibile curare il dolore profondo di ciascun giovane e con lui prendersi cura della salute e del benessere dell'intera comunità, nei quartieri della città, così come della provincia.
Azienda USL di Bologna Il suo territorio comprende 45 comuni su un'area di 3.000 chilometri quadrati circa, per una popolazione di oltre 870.000 abitanti (i residenti in Emilia Romagna sono più di 4.400.000). Il bilancio annuale supera i 1.700 milioni di euro (quasi il 20% dei circa 8.600 milioni della sanità della Regione Emilia Romagna). Al suo interno sono impegnati più di 8.200 professionisti, oltre 1.300 dei quali medici e 4.200 operatori assistenziali.