COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
05/04/2023
Riapre il Programma Animatori Laudato Si', con un corso di formazione per diventare Animatori, che inizierà mercoledì 19 aprile. Il tema quest'anno è "Innamorati, cura, trasforma”. Il corso si compone di 4 sessioni online della durata di 1 ora e mezza ciascuna; è previsto un questionario di valutazione al termine di ciascuna delle 4 sessioni, e il lancio di un progetto applicativo concreto, da realizzare.
Le iscrizioni chiudono il 16 aprile. ISCRIVITI QUI
Così Papa Francesco, nel film La Lettera: «Siete poeti sociali perché avete la capacità e il coraggio di creare speranza laddove sembra esserci solo abuso ed esclusione».
Parole, quelle del Papa, che ricordano l’impegno a cui sono chiamati gli Animatori che si formaneranno con questo corso. Sarà una formazione rivolta all’azione, che stimolerà ciascuno a coinvolgere la propria comunità. Per questo motivo quest’anno si è scelto, tra i principali progetti applicativi del corso, proprio di promuovere una proiezione del film “La lettera , prodotto dal Movimento Laudato Si’ che ha consentito già, a milioni di visualizzatori su youtube, di poter “leggere la Laudato si” attraverso il linguaggio del cinema.
[img id="1" type="aside" table="event"]Spiega Antonio Caschetto, coordinatore del corso: «Essere poeti sociali vuol dire avere la capacità, come San Francesco che compone il Cantico in un momento di profondo dolore e solitudine, di trovare in Dio la forza per guardare con speranza al nostro presente pieno di contraddizioni e di problemi. La poesia aiutò Francesco a parlare con Dio, e questo è ciò che auguriamo di cuore ai nuovi Animatori che si formeranno».
Il «Programma di formazione Animatori Laudato Si’» è una risposta alla chiamata della Chiesa a prendersi cura del Creato da parte di tutti i fedeli. Gli Animatori Laudato Si', in tutto il mondo, sono circa 12.000, distribuiti su 149 paesi nei cinque continenti, in dieci lingue.
In Italia il programma è stato avviato nel 2019 e la rete italiana conta circa 3.300 animatori.
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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
05/04/2023
Essere luce del mondo e sale della terra è una missione estremamente impegnativa ma propria dei laici, che nel popolo santo di Dio sono la testimonianza di una ferialità necessaria, vicina alla povera gente, per portare la giustizia nel fare il bene soprattutto a favore degli ultimi, dei piccoli, degli scarti dell’umanità, presenti in ogni parte della terra.
Nei vari ambienti, a partire dalla famiglia che – come ha detto papa Francesco nell’udienza del 14 gennaio 2023 agli 800 bambini della Comunità papa Giovanni XXIII, molti dei quali diversamente abili – «è il luogo dove curare tutti, sia le persone accolte che quelle accoglienti, perché è la risposta al bisogno innato di relazione che ha ogni persona». Oggi il credente che è inserito pienamente nel mondo, vivendo la propria professione e vocazione di insegnante, operaio, medico, avvocato, madre di famiglia... si trova ad affrontare la sfida di un’accoglienza di tanti profughi che bussano alla porta dell’Occidente, scappati dalla guerra, di intere famiglie i cui genitori non hanno più il lavoro, e di persone ferite nel corpo e nello spirito dalla pandemia. Una crisi che ci può rendere più solidali, evidenziando che ciò che ci salverà è la condivisione della vita e anche delle risorse umane, con una cura particolare e rispettosa del creato.
Un laicato coessenziale ai pastori della Chiesa, dove nel rispetto dei ruoli e dei doni reciproci si cammina insieme in una visione sinodale e complementare per il bene di questa umanità così cara al buon Dio. Il concilio Vaticano II con Giovanni XXIII prima e Paolo VI poi ha spalancato le porte al soffio dello Spirito santo, affinché la barca della Chiesa potesse navigare in tutte le periferie del mondo, per portare speranza e opere di bene, con il contributo prezioso delle vele spiegate delle singole originalità dei laici impegnati e dei corpi intermedi della comunità civile per costruire prenditore riminese che dal nulla o quasi ha costruito un’impresa familiare, diventata uno dei marchi più importanti nel campo tessile, che ha dato lavoro a migliaia di persone, coniugando Vangelo e lavoro nel sistema economico. Ha voluto bene ai suoi compagni di squadra, conquistandone la fiducia e scegliendo le persone non solo in base al curriculum, ma al loro desiderio di creare insieme qualcosa di importante, nuovo e diverso. Con il profitto dell’azienda lui e la sua famiglia finanziano il progettoRainbowdando cibo, medicine, scolarità, lavoro a migliaia di bambini, giovani e famiglie di Zambia, Tanzania e Kenya.
Dai frutti li riconoscerete. Diceva Vittorio Tadei: «L’uomo è amministratore e non padrone dei beni di cui dispone», evidenziando con la vita uno dei capisaldi della dottrina sociale della Chiesa. I guadagni della sua azienda servivano per creare occupazione e aiutare i più deboli. Non aveva la sindrome dell’uomo solo al comando, ma ha costruito un gruppo di persone coraggiose, competenti, responsabili, proiettati verso il futuro senza paura. Nella sua impresa a ogni cinque persone cosiddette normali c’era una persona svantaggiata. Si può essere laici cristiani, cioè pienamente umani, anche nel campo dell’economia, della politica (pensiamo ad Aldo Moro), o nel campo della giustizia come il giudice Livatino, Borsellino, Falcone. Il Concilio lo attuiamo tutti noi, nell’oggi, nei vari campi della vita, condividendo «le gioie e i dolori degli uomini e le donne del nostro tempo». Noi siamo soci di minoranza del grande progetto di costruzione della giustizia di Dio in questo tempo, assieme al Socio di maggioranza che crede in noi e vuole che sviluppiamo tutti i nostri talenti per la crescita del bene comune.
Tratto da: Vita Pastorale, aprile 2023
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
04/04/2023
Sabato 1 aprile 2023 un gruppo di 38 persone provenienti da varie università inglesi e organizzazioni no profit tra professionisti nel campo della migrazione, accademici, volontari e manager nel campo della migrazione sono in visita alla struttura di accoglienza per minori stranieri non accompagnati "Casa Annunziata" della Comunità Papa Giovanni XXIII a Reggio Calabria. I partecipanti sono interessati a capire il sistema di accoglienza per poterlo confrontare con quello inglese ed imparare le buone prassi del sistema italiano. Il progetto si chiama CURVE: Cultivating Understanding of Refugees and Vulnerable Environments ed è promosso da Kairos Europe, un’organizzazione basata a Londra con la collaborazione di Itaka training che ospita il gruppo in Calabria. “Casa Annunziata” accoglie 16 minori stranieri arrivati con gli sbarchi al porto di Reggio Calabria e sul litorale ionico calabrese e sono inseriti nel programma di protezione Internazionale. Nel percorso di accoglienza i minori intraprendono attività educative di alfabetizzazione, corsi di italiano, attività formative/lavorative adeguate, colloqui di sostegno psicologico, regolarizzazione della posizione giuridica sul territorio italiano.
Gli accolti nella struttura necessitano di adeguate misure di accompagnamento, protezione e accoglienza, inserimento scolastico, attività sportive attraverso protocolli siglati con associazioni del territorio per un adeguato percorso di integrazione sociale. In particolare tra i destinatari sono riservati posti a minori vittime di tratta, inseriti nel programma di protezione “IN.C.I.P.I.T.” (iniziativa calabra per l’identificazione, protezione ed inclusione sociale delle vittime di tratta), che si basa su un sistema di presa in carico (azioni di sostegno sanitario, psicologico, sociale e legale) e protezione secondo quanto concordato nei PEI (Piani Educativi Individualizzati).
Nel 2022 “Casa Annunziata” ha siglato con il Ministero della Giustizia - Dipartimento della Giustizia Minorile un protocollo per inserire in accoglienza minori in Messa alla Prova, per lo svolgimento delle opportune attività di osservazione, trattamento, sostegno e rieducazione.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
31/03/2023
In merito alla realizzazione dell' allevamento intensivo di polli nel comune di Maiolo si informa che la Papa Giovanni XXIII gestisce una comunità terapeutica attigua al sito produttivo in costruzione. Informiamo che qualora dovessimo rilevare criticità sia nella documentazione allegata all'iter autorizzativo sia nella concreta realizzazione delle opere allora ci attiveremo a tutela della salute delle persone fragili accolte nella nostra struttura ed anche nell'interesse generale.
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha aperto nel 1980 la prima Comunità terapeutica per il recupero delle persone con dipendenze patologiche. Oggi gestisce 30 Comunità Terapeutiche in Italia e 12 all’estero, in cui sono accolte oltre 300 persone.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
31/03/2023
“Costruire” nel vocabolario è spiegato come “mettere insieme pezzo per pezzo” ed è quello che accade nella Comunità Papa Giovanni XXIII: ognuno mette insieme il proprio pezzo con quello dell’altro così da costruire un mondo che sia più giusto e solidale, dove nessuno viene escluso.
Da oltre 50 anni apriamo le porte delle nostre Case famiglie, delle nostre mense e delle nostre Capanne di Betlemme, delle comunità terapeutiche e di tutte le realtà di accoglienza in Italia e nel mondo a chi è solo ed emarginato. Lo riconosciamo come fratello, parte di una stessa famiglia. Una famiglia che non tiene le distanze da chi è sofferente, ma lo accoglie lo abbraccia, lo sfama, dandogli ciò di cui ha bisogno: l’amore che non ha mai avuto.
Don Oreste Benzi diceva: “Mondi vitali nuovi si costruiscono nella misura che ci sono persone disponibili a dire di sì”. Dall’insegnamento di don Oreste, la campagna Costruire un mondo giusto per tutti vuole coinvolgere le tante anime che compongono e fanno parte della Comunità Papa Giovanni XXIII, e che ogni giorno decidono di metterci la vita, condividendola con i poveri, con chi la società definisce gli ultimi.
Con un gesto, piccolo e semplice, come destinare il 5x1000 alla Comunità Papa Giovanni XXIII, anche tu puoi scegliere di mettere il tuo pezzo per costruire qualcosa di grande per qualcuno: una famiglia, un legame, una casa per chi è fragile e solo al mondo, una comunità dove gli ultimi siano davvero al primo posto.
La maggior parte delle persone che accogliamo non ricevono nessun altro aiuto o sussidio e ci facciamo carico noi di tutti i loro bisogni. Per questo il tuo 5x1000 è fondamentale: una firma che a te non costa nulla ma per tanti ha un valore preziosissimo!
#FOTOGALLERY:costruire#
Il tuo 5x1000 ci aiuta a costruire una scuola per Sumaia che vive nel villaggio di Chalna, in Bangladesh. Il tuo gesto ci permetterà di garantirle libri, uniformi e tutto il materiale scolastico necessario per la sua istruzione e quella di molti bambini poveri. Leggi la storia di Sumaia e le tante altre storie delle persone che accogliamo nelle nostre case.
Destina il tuo 5x1000 alla Comunità Papa Giovanni XXIII inserendo la tua firma e il nostro codice fiscale: 00310810221.
Ricevi un promemoria con il nostro codice fiscale così ti ricorderai di destinare il tuo 5x1000 alla Comunità Papa Giovanni XXIII quando andrai a fare la dichiarazione dei redditi.
Domande frequenti sul 5x1000
Che cos’è il 5x1000?
È una quota dell’IRPEF, proporzionata al proprio reddito, che ogni contribuente può destinare a un ente iscritto presso l’elenco dei beneficiari tenuto dall’Agenzia delle Entrate. Non ti costa nulla, è una quota che devi obbligatoriamente versare e, se non scegli come devolverloa sarà assegnata allo Stato.
Quanto vale il mio 5x1000?
Pasti caldi, spese mediche, visite specialistiche, carrozzine per persone con disabilità: il tuo 5x1000 si trasforma in aiuto concreto per bimbi in difficoltà, anziani soli e famiglie nel bisogno. Aiuti che cambiano davvero la vita alle persone che incontriamo e che contano su di noi.
Ecco alcuni esempi:
Con 35 euro assicuri spese mediche straordinarie per persone anziane o con gravi disabilità. (Esempio di cosa puoi fare con un reddito lordo di 28.000 euro)
Con 86 euro doni una visita specialistica a un bimbo con disabilità. (Esempio di cosa puoi fare con un reddito lordo di 55.000 euro)
Come fare a destinarlo?
Quando compili il Modello 730, il Modello Redditi (ex modello Unico per le Persone Fisiche) o il Modello di Certificazione (ex CUD), firma nel riquadro “Sostegno del Volontariato e delle altre Organizzazioni Non Lucrative...” e scrivi il nostro Codice Fiscale: 00310810221. Oppure comunicalo al CAF o al Commercialista che ti aiuta nella dichiarazione.
Qual è il termine per la consegna della dichiarazione dei redditi?
Modello 730 precompilato e/o ordinario: 30 settembre 2023, sia per chi presenta il modello al CAF o al commercialista, sia per coloro che presentano il modello al proprio sostituto d’imposta.
Modello Redditi (ex Unico): 30 novembre 2023 per chi lo consegna per via telematica
Certificazione unica: 31 ottobre 2023
Per conoscere eventuali proroghe o aggiornamenti, controlla il sito dell’Agenzia delle Entrate.
Posso destinare anche l’8x1000 o il 2x1000?
Sì, perché con il 5x1000 aiuti gli enti benefici, con l’8x1000 sostieni le Confessioni religiose o lo Stato, mentre il 2x1000 è un contributo per i partiti politici.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
30/03/2023
È partita il 30 marzo da Padova la 5° carovana della Pace diretta in Ucraina. Il convoglio, composto in tutto da 150 volontari con 30 mezzi, porterà 25 generatori di corrente e 20 tonnellate di aiuti umanitari per la popolazione martoriata dalla guerra. La colonna di mezzi farà tappa sabato ad Odessa per inaugurare il potente generatore donato all’ospedale pediatrico e domenica a Mykolaiv, raggiungendo la missione permanente dei volontari del Corpo di Pace, Operazione Colomba.
I generatori verranno consegnati grazie anche alla Diocesi di Bologna e di CGIL. Serviranno ad alimentare dissalatori per l'acqua, rifugi anti-aerei e alcuni centri per la distribuzione di aiuti umanitari della Caritas.
Ad organizzare la Carovana per la Pace è la rete “Stop the war now”, coordinata da: Comunità Papa Giovanni XXIII, Focsiv, AOI, Rete Italiana Pace e Disarmo, Libera; ne fanno parte 180 organizzazioni della società civile italiana.
La partenza è stata preceduta da una conferenza stampa nel Prato della Valle, alla quale hanno partecipato: Gianpiero Cofano, coordinatore della rete Stop the War Now; Francesca Benciolini, assessora alla Pace del comune di Padova; il professore Marco Mascia, del Centro per i Diritti Umani dell'Università di Padova.
«Come rete proponiamo un esempio di presenza civile nonviolenta. - ha spiegato Gianpiero Cofano - Non porteremo armi, ma aiuti concreti e un segno di fratellanza. Nella società civile è viva infatti la voglia di abitare il conflitto, andando a condividere la vita con le persone coinvolte in una guerra che non hanno scelto. Chiediamo il dialogo e la riapertura dei negoziati di pace, perché purtroppo l'inizio della primavera segna per l'Ucraina un periodo di angoscia: il disgelo porta a una recrudescenza dei combattimenti».
«Attraverso questa iniziativa - continua - vogliamo ribadire l’urgenza della costituzione dei corpi civili di pace e richiedere l’impiego di maggiori risorse per la cooperazione internazionale. Solo così potremo prevenire guerre e sanare le ingiustizie nel mondo».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
29/03/2023
Si terrà venerdì 31 Marzo a Fossano (CN) il convegno “Generatività, il nome del welfare del futuro” organizzato dalla Cooperativa sociale Il Ramo in occasione dei suoi 30 anni di vita. L'appuntamento è alle ore 14:45 presso la Sala Brut e Bon in Piazza Foro Boario.
All'evento interverrà il Leonardo Becchetti, editorialista di Avvenire e professore di Economia Politica presso l'Università di Tor Vergata, il quale offrirà una panoramica sul tema della generatività e su come essa possa influenzare e migliorare il welfare futuro.
A seguire una tavola rotonda per discutere prospettive e strategie per realizzare un sistema di welfare sostenibile e inclusivo nel prossimo decennio in cui si confronteranno: Livio Tesio, Regione Piemonte, Giulia Manassero, direttrice Consorzio CSAC Cuneo, Enrico Giraudo, direttore Consorzio Monviso Solidale, Sandro Durando, Presidente Confcooperative Cuneo, Pierluigi Dovis, Caritas Piemonte, Daniela Cusan, Fondazione CRC, Francesco Risso, direttore salute mentale ASL CN1, Maurizio Bergia, Coop. Il Ramo.
Inoltre, l'evento includerà un Laboratorio di buone prassi e segni di speranza, durante il quale verranno presentate soluzioni concrete e sostenibili che possono contribuire al miglioramento del sistema di welfare. Alla conclusione si terrà un buffet.
«La cooperativa Il Ramo è nata a Fossano nel 1993 dall’intuizione di alcuni membri della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da Don Oreste Benzi. - spiega Luca Miglietti, il presidente della cooperativa - Oggi gestiamo otto centri diurni e 12 sedi lavorative in tutta la provincia di Cuneo ed impieghiamo 124 persone, di cui il 30% con fragilità. Il valore che anima tutte le nostre attività è quello stare accanto a chi ha maggiori bisogni facendoci carico dello sviluppo della persona attraverso l’educazione e l’impiego lavorativo».
Scarica il volantino
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
29/03/2023
Cari fratelli e sorelle musulmani, anche questo anno viviamo insieme un tempo di digiuno e di preghiera. Voi avete iniziato il mese sacro del Ramadan, mentre noi cristiani stiamo vivendo i 40 giorni della Quaresima che ci preparano alla Pasqua di Gesù. Siamo uniti in questo sforzo di purificazione e di ritorno a Dio!!
Grandi sfide affliggono l’umanità: le guerre in Ucraina, in Siria e in altri paesi, il rifiuto di accogliere quanti fuggono dai conflitti armati e dalla fame, la violenza alla nostra casa comune, il pianeta Terra.
Il Dio di Abramo ricorda a tutti noi che è venuto per la Misericordia e la Compassione. Chiede a tutti noi di vivere da fratelli, di liberare il cuore da ogni tipo di violenza e di essere pazienti e coraggiosi artigiani di pace.
Insieme scegliamo la misericordia, scegliamo la giustizia, facciamoci operatori di pace e di fratellanza!! Vi accompagniamo in questo mese sacro con l'amicizia e la preghiera.
Ancora un augurio di buon Ramadan!
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
20/03/2023
Una tavola rotonda in cui dieci ragazzi tra i 20 e i 35 anni discuteranno con quattro parlamentari su come i giovani possono costruire il proprio futuro, come non rinunciare a diventare genitori, come considerare oggi un valore la maternità e paternità e non una pietra d'inciampo nel lavoro.
L'evento “Progettare la vita – I giovani incontrano la politica per una primavera demografica” si terrà mercoledì 22 Marzo dalle ore 14 alle 16 a Roma presso la Sala Capranichetta dell'Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio 125. All'incontro parteciperanno i parlamentari Lorenzo Cesa (Noi moderati), Paolo Ciani (PD), Elisabetta Gardini (FDI), Ettore Rosato (Italia Viva) e saranno moderati dal giornalista di Avvenire Angelo Picariello.
L’evento verrà introdotto da un intervento video del Presidente nazionale dell’ISTAT, Prof. Gian Carlo Blangiardo. Proprio oggi dai dati sulla dinamica demografica diffusi dall'Istat si registra un nuovo record negativo della natalità in Italia, sfondando quota 400mila. Nel 2022 si contano 392.598 nascite, 7.651 in meno rispetto al 2021 (-1,9%), nuovo record che accentua la denatalità degli ultimi anni.
Infine interverranno due sindaci - Alberto Baldazzi di Castel del Rio (BO) e Pierluigi Biondi, Sindaco dell’Aquila - per valutare le buone prassi sul territorio per la ripresa della natalità.
L'evento sarà trasmesso anche in diretta streaming su www.giornatavitanascente.org
L'obiettivo principale dell'evento - promosso da una rete di oltre 40 associazioni italiane - è quello di chiedere al Parlamento italiano l’istituzione della Giornata della vita nascente nella data del 25 marzo. Una data che intende divenire una ricorrenza istituzionale, per promuovere la cultura della vita e della natalità, aprire un grande dibattito sui temi della maternità, della paternità e della procreazione, creare un clima favorevole all’accoglienza della vita nascente e della vita fragile, coinvolgendo la classe politica, le giovani generazioni e l’opinione pubblica.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
16/03/2023
«Grati al Presidente Mattarella per aver rinsaldato l'amicizia tra Italia e Kenya e ricordato l'importanza della collaborazione e della solidarietà. Qui in Kenya vivono moltissimi italiani e tanti missionari che portano il Vangelo con la vita spesa per i più poveri. Oggi l'Italia destina agli aiuti allo sviluppo lo 0,29% del reddito nazionale, una percentuale lontanissima dallo 0,70 cui si è impegnata da tanti anni. Chiediamo che il nostro Governo aumenti i fondi destinati alla Cooperazione allo Sviluppo: è un atto di giustizia ed un investimento sul futuro».
E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII in merito alla Visita di Stato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Kenya.
«Don Oreste Benzi nel 1997 aprì la missione a Soweto, una delle tante baraccopoli della capitale a sostegno dei poveri e dei ragazzi di strada. - continua Ramonda - Di recente abbiamo aperto un progetto nei villaggi sperduti del Turkana, una zona nel nord del Paese dove non piove da tre anni. Qui gestiamo una mensa scolastica per 500 bambini dei villaggi più lontani e stiamo raccogliendo fondi per la costruzione di pozzi per dare alla popolazione locale accesso all'acqua».
Un progetto in linea con la preoccupazione denunciata dal Presidente Mattarella stamane all'Università di Nairobi: “La tremenda siccità che ha reso aride vaste regioni del Corno d’Africa e anche del Kenya settentrionale, per l’eccezionale durata del fenomeno, assume oramai i contorni di preoccupante nuova normalità piuttosto che di sporadica emergenza. Sono a rischio i laghi, i fiumi, tradizionali veicoli e custodi di biodiversità e ambiti di collegamento tra i territori. (…) Secondo uno degli ultimi rapporti del Panel Internazionale sul Cambiamento Climatico, i ghiacciai sul monte Kenya rischiano di scomparire nel prossimo decennio, mentre quelli sul Monte Kilimanjaro potrebbero non resistere oltre il 2040. È un destino che queste magnifiche vette africane rischiano di condividere con quelle delle Alpi in Europa, dove già oggi la neve è molto meno frequente.”
«Nei giorni scorsi sono rientrato dal nord del Kenya, dal villaggio di Bubisa nella diocesi di Marsabit. - racconta Simone Ceciliani, giovane missionario della Comunità Papa Giovanni XXIII a Nairobi - È una zona semi arida, colpita fortemente dalla siccità e dai cambiamenti climatici. Nel villaggio di Bubisa ho trovato cimiteri a cielo aperto disseminati di carcasse di animali morti. Erano soprattutto pecore e capre, unica forma di sostentamento per i popoli di queste zone. Le bestie muoiono perché non piove e non hanno niente da mangiare. Non avendo più animali e quindi neanche più soldi, molte famiglie hanno smesso di mandare i bambini a scuola. Qui in Africa i cambiamenti climatici stanno facendo disastri. Queste popolazioni, che hanno sempre vissuto di un'economia di sussistenza, pagano le conseguenze dei cambiamenti climatici di cui loro non sono responsabili. Qui il grido dei poveri si unisce al grido della terra ed è più forte che mai».
Il Turkana è un grande lago collocato nella Rift Valley, nella zona nord Occidentale del Kenya, una delle aree più desertiche del Paese. In questa regione non piove da quasi tre anni. Secondo le Nazioni Unite è la siccità peggiore degli ultimi 40 anni e oltre quattro milioni di persone sono ad alto rischio alimentare. Si stima che siano morti un milione e mezzo di capi di bestiame, l’unica fonte di reddito e sopravvivenza in queste zone aride.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
14/03/2023
«Libera la vita!». Questo il tema della Via Crucis per la liberazione delle vittime di tratta e prostituzione organizzata dalla diocesi di Roma in collaborazione con la Comunità Papa Giovanni XXIII e il Coordinamento diocesano anti tratta per venerdì 17 marzo, che sarà guidata dal vescovo ausiliare Dario Gervasi. La partenza è prevista alle ore 20.15 dall’Istituto Sant’Anna di viale Marconi 700; da lì si snoderà un percorso tra la ventitreesima e la ventiquattresima prefettura della diocesi, lungo viale Marconi, largo Veratti, Lungotevere Dante, per arrivare infine alla parrocchia di San Leonardo Murialdo, in via Pincherle 144.
Ogni stazione della Via Crucis sarà accompagnata da “parole segno”. “Non giudicarmi”, ad esempio, è la prima stazione, nella quale Gesù è condannato a morte: la società, invece di condannare chi priva donne e uomini della loro libertà e dignità, si conforma al “pensiero dominante” e il più delle volte giudica le vittime, abbandonandole al loro destino. Nella seconda stazione, in cui Gesù è caricato della Croce, la parola scelta è “Cercami”: la ferocia dei trafficanti, la perversione dei clienti e il silenzio di tanti, di fatto incatenano uomini, donne e bambini innocenti, facendo pagare loro un peccato che è di tutta la società.
Del Coordinamento diocesano anti tratta fanno parte Ali di Speranza, Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione Slaves No More, Caritas diocesana, Casa del Magnificat, Comunità di Sant’Egidio, Congregazione delle Suore adoratrici ancelle del SS. Sacramento e della Carità, Fondazione Arché, Gruppo Raab, Istituto delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù-Oasi Madre Clelia, Usmi Roma, parrocchia di San Frumenzio, oltre alle unità di strada che svolgono il loro servizio in diversi luoghi della città. Tutti saranno presenti all’iniziativa di venerdì sera.
Ci sarà anche il vescovo Benoni Ambarus, responsabile dell’ambito della Diaconia della carità nella diocesi di Roma. «Il senso del titolo – spiega – va inteso su un doppio binario: vuole essere un invito alle persone coinvolte nel fenomeno della tratta ad avere il coraggio di liberare la propria vita. Molte ormai sono rassegnate, pensano di non avere una vita d’uscita, invece noi vogliamo spronarle a denunciare. Ma “Libera la vita!” è un invito anche a tutti noi, alle parrocchie, alla città intera: dobbiamo capire che nelle persone vittime di tratta c’è una vita che è prigioniera e che noi non vediamo. Tutti noi dobbiamo diventare “liberatori di vita”».
«Papa Francesco, in uno dei Venerdì della Misericordia, ha abbracciato come un nonno venti giovani ragazze nigeriane, ucraine, albanesi e rumene liberate dalla schiavitù della prostituzione dalla Comunità Papa Giovanni XXIII – dice il presidente della Comunità Giovanni Paolo Ramonda –. Quando ha suonato il campanello della casa famiglia in via di Pietralata le giovani, ignare di quella visita, sono scoppiate in pianto. L’ascolto delle loro storie, con le violenze subite, ha commosso il viso attento e paterno del Pontefice. Come diceva il servo di Dio don Oreste Benzi, nessuna donna nasce prostituta, non lasciamole più soffrire da sole e impegniamoci per la loro liberazione. La tratta delle persone cresce in maniera preoccupante e la comunità, continuando il lavoro di don Oreste, nel 2022 ha sostenuto 94 vittime di tratta a scopo sessuale, sfruttamento lavorativo e accattonaggio, di età dai 26 ai 33 anni».
Scarica la brochure con tutte le informazioni
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
13/03/2023
«La famiglia è il luogo dove curare tutti, sia le persone accolte sia quelle accoglienti, perché è la risposta al bisogno innato di relazione che ha ogni persona». E' uno dei passaggi del discorso che il Santo Padre ha rivolto agli 800 bambini accorsi in Vaticano per l'udienza alla Comunità Papa Giovanni XXIII svoltasi sabato 14 gennaio nell'aula Paolo VI.
Una festa chiassosa dei ragazzi accolti nella case famiglia della Comunità fondata da don Oreste Benzi nel 1968, il sacerdote dalla tonaca lisa che ha convertito tanti e salvato emarginati dalla strada, dalla dipendenza, dalla tratta di persone. Francesco, radioso, è entrato nella grande aula col solo ausilio di un bastone per incontrare i tanti bimbi che con gioia spontanea hanno potuto vedere, salutare e stringere le mani a quel “Signore vestito di bianco” che vedono in televisione. Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità, facendosi portavoce dei bambini ha salutato il Pontefice: «Nonno Francesco se possiamo ti chiamiamo così. Alcuni di noi hanno delle disabilità gravi ma anche delle qualità super! Siamo stati per molto tempo in ospedale, negli istituti, i nostri genitori biologici non se la sono sentita di tenerci, non li giudichiamo, anzi li ringraziamo per il dono della vita, sai tanti bimbi non vengono fatti nascere perché sono ciechi, sordi, con trisomia 21. Alcuni di noi erano nella lista per l’interruzione volontaria di gravidanza ma le nostre mamme hanno avuto il coraggio di dire sì alla vita. Alcuni di noi erano embrioni congelati e grazie al calore di un grembo materno oggi possiamo vedere le meraviglie del creato. Abbiamo trovato nuovi genitori, babbo e mamma, nuovi fratelli e sorelle e siamo qui per dirti grazie. Ti vogliamo bene!».
Tra i numerosi bambini provenienti dai cinque continenti, ve ne erano tanti disabili, alcuni gravissimi. Come Great, nigeriano di sei anni, tetraplegico costretto in carrozzina a causa di in incidente stradale, accompagnato da Emanuele, il suo fratello affidatario di 13 anni. Maria Chiara, 10 anni, che ha vissuto in Rwanda. Poi Jia Hui, sei anni, bimba di origine cinese con una patologia cromosomica che l'ha costretta spesso in ospedale, accompagnata da sua sorella affidataria Anna di 14 anni. Bianca, sette anni, in carrozzina, che sprigiona una positiva energia contagiosa. Laila, 12 anni, ha il papà che va spesso in Ucraina per aiutare le vittime. E Sara,13 anni, scappata dall’Iraq per evitare di diventare una sposa bambina.
Tra i piccoli c'era anche Marianna Bergoglio, sette anni, idranencefala: all'interno del suo cranio un liquor occupa il posto del cervello. Fu abbandonata alla nascita in ospedale dopo gli esiti di una radiografia prima del parto che svelava la gravissima malformazione cerebrale. Per questo motivo l'ufficiale dell'anagrafe la registrò con il cognome Bergoglio rendendola “figlia adottiva” di Papa Francesco, Pastore che ama e accoglie come un padre i poveri, i profughi e tutti gli scartati. La mamma affidataria, quando Francesco si è avvicinato gli ha sussurrato: «Santità, si chiama come lei». E il Santo Padre, fermatosi per un momento, l'ha teneramente benedetta.
Piccole vite che alcuni possono giudicare non degne di essere vissute vedendo solo inutile sofferenza. Al contrario questi piccoli disabili, che don Benzi definiva “le nostre colonne portanti”, mostrano il senso ultimo dell'esistenza: l'amore gratuito. Sono loro che riescono a convertire tanti cuori, anche i più inariditi, del ragazzo sbandato, della persona tossicodipendente, del ragazzo in servizio civile, del carcerato. Tutti, guardando loro piccoli innocenti, si inginocchiano.
Il Santo Padre ha riconosciuto la grande invenzione di don Benzi: la casa famiglia. «Don Oreste, con la forza dello Spirito Santo e il coinvolgimento di persone a cui Dio dava questa vocazione, ha iniziato l’esperienza dell’accoglienza a tempo pieno, della condivisione della vita; e da lì è nata quella che lui ha chiamato “casa famiglia”». Un riconoscimento che Papa Francesco ha voluto rimarcare ringraziando «il Signore e don Oreste Benzi che ha dato vita a questa bella realtà» e invitando i piccoli a ripetere «Grazie don Oreste! Un'altra volta: grazie don Oreste!».
Negli anni '50 Don Benzi vide la situazione dentro i grandi istituti dove vivevano le persone abbandonate e con handicap. «Dio ha inventato la famiglia, gli uomini gli istituti» ripeteva. Da lì iniziò la sua battaglia che porto nel 2006 alla chiusura definitiva di tutti gli istituti in Italia. Oggi sono numerose le case famiglia gestite da tante realtà sociali. Tuttavia troppo spesso si usa impropriamente il nome “casa famiglia” per definire strutture residenziali che non hanno nulla di simile ad una famiglia.
Probabilmente per questa ragione il Pontefice ha sentito la necessità di spiegare la peculiarità della vera casa famiglia «che si caratterizza per l’accoglienza in casa di persone che diventano realmente i propri figli rigenerati dall’amore cristiano. Un papà e una mamma che aprono le porte di casa per dare una famiglia a chi non ce l’ha. Una vera famiglia; non un’occupazione lavorativa, ma una scelta di vita. In essa c’è posto per tutti: minori, persone con disabilità, anziani, italiani o stranieri, e chiunque cerchi un punto fermo da cui ripartire o una famiglia in cui ritrovarsi».
Infine i bambini hanno consegnato al Papa un dono speciale: un libro con disegni e letterine che arrivano, oltre che dall'Italia, da Cina, Thailandia, Francia, Bangladesh, Cile, Zambia. Disegni che rappresentano i bambini con le loro famiglie e case famiglia; altri che mostrano la paura della guerra; altri che ritraggono Papa Francesco come un super eroe. Tra gli scritti ci sono domande simpatiche e altre che sfiorano i temi teologici più importanti. Come Marta dalla Thailandia che chiede: «Come stai papa Francesco? Io vorrei chiederti, se noi non ci amiamo, come possiamo fare? Perché quando la famiglia ha problemi di amore allora tutto finisce».
Fonte: L'Osservatore Romano