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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
14/12/2023
Concerto di Natale a Fossano (CN)
Si terrà venerdì 15 dicembre alle ore 21, presso il Centro Santa Chiara di Fossano (CN), in via Villafalletto 24, il concerto di beneficenza in favore della Comunità Educante con i Carcerati gestita dalla Comunità Papa Giovanni XXIII nel vicino comune di Piasco. L'evento, iniziativa di solidarietà aperta a tutte le età, sarà un'occasione per scoprire le esperienze di vicinanza agli ultimi e agli emarginati che gli operatori e i volontari dell'associazione di Don Oreste Benzi vivono ogni giorno sul territorio. Si esibirà la Banda musicale cittadina "Silvio Pellico" di Boves. Al termine dello spettacolo, verrà offerto un rinfresco, con brindisi e panettone, insieme agli ospiti dell'associazione. I centri diurni per anziani "Santa Chiara" e "La Goccia" esporranno alcuni lavori artigianali. Il gruppo dei giovanissimi della Papa Giovanni donerà a tutti i partecipanti un piccolo regalo. L'evento rientra fra le iniziative condotte per il trentennale della Cooperativa Il Ramo; la realtà sociale propone attività lavorative alle persone che possono scontare la pena in percorsi di recupero alternativi al carcere. È possibile sostenere l'iniziativa con donazioni, detraibili o deducibili, sul c/c della Cooperativa il Ramo ONLUS, IBAN: IT34N0617046321000001513183, oppure tramite l'app Satispay inquadrando il QR sulla locandina.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
14/12/2023
Rimini, corso lingua dei segni LIS
La Comunità Papa Giovanni XXIII, all'interno del progetto "InSegni, Apprendi", organizza un corso base online di Lingua Italiana dei Segni - LIS, presso il centro diurno "Biancospino" di Rimini, in via Borghetto 2, con l'obiettivo di introdurre i partecipanti alla conoscenza base della Lingua dei Segni, della cultura e della vita delle persone sorde. Sabato 16 dicembre a Rimini si terrà l'open-day informativo. Gli incontri inizieranno il 20 gennaio 2024 e si terranno ogni sabato, dalle 10:00 alle 12:00, per un totale di 20 ore. Al termine delle lezioni è prevista una verifica finale, con rilascio dell'attestato di partecipazione. Il costo del corso è di 150 euro ed è possibile partecipare in modalità e-learning da remoto. Il corso sarà strutturato in una parte teorica e una parte pratica. Durante le lezioni, gli studenti avranno l'opportunità di partecipare a esercitazioni ludiche e ad una verifica finale. Sarà inoltre fornito del materiale di supporto all'apprendimento. Sarà possibile seguire il corso in modalità online; al termine verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Per richiedere maggiori informazioni è possibile contattare l'indirizzo email info@insegniapprendi.org o inviare un messaggio su WhatsApp al numero +393455253188. Scarica la locandina: https://www.semprenews.it/evento/Corso-LIS---Lingua-Italiana-dei-Segni-845.html Sito web del progetto: https://www.insegniapprendi.org
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
06/12/2023
Anche noi alla Marcia per la pace di Assisi
Anche la Comunità Papa Giovanni XXIII aderisce alla Marcia della Pace e della Fraternità ad Assisi questa DOMENICA 10 DICEMBRE 2023. Promossa dalla Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace e dalla Coalizione “Assisi Pace Giusta” ed organizzata in occasione della 75esima Giornata Internazionale dei Diritti Umani, la marcia vuole raccogliere e far incontrare le forze sociali italiane che lavorano per fermare il conflitto in Medio Oriente, precipitato dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre scorso e la conseguente risposta militare del governo israeliano con l’assedio di Gaza e i bombardamenti su civili innocenti. L’appuntamento è alle 10.00 di mattina presso la Domus Pacis per un incontro di riflessione e proposte. Segue poi alle 14.30 la Marcia da Santa Maria degli Angeli a Piazza San Francesco, con la Messa alle 17.00 presso la Basilica Inferiore di San Francesco. SCARICA IL PROGRAMMA ISCRIVITI E PARTECIPA Perché è importante partecipare? La società civile deve ricostruire dal basso un movimento collettivo che unisca tutte le persone schierate contro la guerra e la violenza e rifiutano ogni logica  di parte e ogni violazione dei diritti umani. Le energie di chi crede nella costruzione della Pace con strumenti nonviolenti , attraverso il dialogo, la mediazione, e sempre nel rispetto del Diritto Internazionale, devono unirsi. E’ fondamentale essere numerosi, restare uniti e dare un segno forte della “Fame di Pace” che c’è, e che spesso fatica ad esprimersi e incanalarsi. In questo Papa Francesco è una voce instancabile di riferimento. “La Pace è possibile, non rassegniamoci alla guerra, e la guerra è sempre sempre sempre una sconfitta: ci guadagnano solo i fabbricanti di armi!”: raccogliamo l’appello del Papa!
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
05/12/2023
Solidarietà  nei confronti di Pro Vita & Famiglia
In risposta all'aggressione subita da Pro Vita & Famiglia l'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII auspica un futuro in cui durante una manifestazione che si schiera "contro la violenza" chi partecipa sia veramente non violento. Questo significherebbe per noi vivere davvero la nonviolenza nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. Gli atti di violenza che sono stati rivolti alla sede dell'associazione Pro Vita & Famiglia non sono accettabili, perché nessuna violenza è giustificabile, essi gettano un'ombra su una manifestazione che voleva dire no alla violenza sulle donne. Abbiamo a cuore la promozione di un clima di tolleranza, rispetto e tutela della Vita. Noi come popolo siamo al servizio della Vita e in modo particolare di quella più fragile: il bimbo concepito non ancora nato. Crediamo che l'unità nella diversità è la forza che dovrebbe caratterizzare il nostro Paese. Continueremo ancora di più a lavorare perché la pace trovi spazio nei nostri cuori, nei nostri valori e nelle nostre azioni.  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
01/12/2023
A Natale scegli il bene delle cose
Il Natale è uno dei periodi più attesi dell’anno: la nascita di Gesù è un momento di festa e gioia da condividere con le persone più care. Lo scambio dei doni è un modo, non l'unico, per comunicare la felicità per l'evento e farlo con dei regali solidali rende il gesto ancora più autentico e prezioso. I regali solidali che puoi trovare sul nostro Shop Apg23, sono speciali, unici, realizzati a mano da persone con disabilità o con difficoltà a cui nessuno dava valore, che diventano artigiani, professionisti e grazie al lavoro nelle nostre Cooperative sociali e nelle tante realtà in Italia e nel mondo della Comunità, recuperano la dignità persa e ricostruiscono il proprio futuro. Le storie dietro i regali solidali di Natale della Comunità CATERINA È stata la nonna a trasmetterle la passione del cucito e lei ci è tanto affezionata. Lei è una ragazza con una disabilità psichica accolta in una Casa Famiglia e che frequenta il laboratorio di Rimini "La Colla non Molla" della nostra Cooperativa Sociale “La Fraternità”. È contenta di ciò che fa perché sente di fare del bene, di “fare cose buone” oltre che belle. Così ogni giorno con tanta pazienza e dedizione realizza, oltre alle palline decorate all'uncinetto da appendere all’albero di Natale, tanti altri addobbi natalizi insieme alle sue amiche del centro diurno. Il suo sogno nel cassetto è quello di poter al più presto vivere da sola: un traguardo importante che potrà raggiungere anche grazie al lavoro e alle relazioni che ha instaurato al centro diurno della Comunità. FRANCESCO E VIVIANA Anche Francesco e Viviana nel laboratorio del centro diurno “La Goccia”, della nostra Cooperativa Sociale “Il Ramo”, sono pronti con i loro addobbi di Natale. Entrambi hanno una disabilità e insieme sono una squadra davvero affiatata: lei vivace, lui riflessivo, il loro viso si illumina ogni volta che si incontrano al centro, pronti per iniziare una nuova giornata insieme. Ogni anno, sono sempre super emozionati nel preparare gli oggetti che saranno venduti nel nostro shop perché questo li fa sentire apprezzati e valorizzati. ZEYD In un mondo colpito da tante guerre e ingiustizie, la storia di Zeyd è quella luce di speranza di chi ce l’ha fatta. È scappato dalla Siria, insieme alla moglie e ai loro 4 bambini. Hanno vissuto per 8 anni in un campo profughi, in Libano per poi giungere finalmente in Italia dove sono stati accolti nella nostra Casa Famiglia a Catania. Oggi Zeyd e la sua famiglia sono felici e al sicuro: lui lavora nella nostra Cooperativa Sociale “Rò la Formichina” dove intaglia a mano il legno realizzando delle creative e originali statuine del presepe e grazie al lavoro riesce a prendersi cura della sua famiglia.  #FOTOGALLERY:shopapg23# Quelli di Caterina, Francesco, Viviana e Zeyd e di tanti altri ragazzi e ragazze, sono oggetti fatti con amore, che per le persone con disabilità e fragilità assumono un grande valore perché attraverso il lavoro riacquistano la propria dignità e la propria autonomia.  Scegliere i regali solidali della Comunità Papa Giovanni XXIII diventa un grande gesto di amore e condivisione che può cambiare la vita di tante persone. Oggi più che mai è importante scegliere in maniera consapevole perché sono le nostre scelte a fare la differenza. Scopri tutti i regali solidali di Natale >
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/11/2023
Tratta degli esseri umani: esperti europei a confronto
Si terrà nella Casa Internazionale delle donne Via della Lungara, 19 a Roma, giovedì 30 novembre fra le 9:30 e le 12:30, la Conferenza finale del progetto europeo NET-WORKS intitolato "Integrate, non invisibili". Verranno presentati i risultati del progetto Net-works, finanziato dall'Unione Europea,per l'integrazione a lungo termine delle donne sopravvissute alla tratta di esseri umani, e le attività realizzate tra il 2022 e il 2023. La conferenza sarà moderata da Oluwakemi Victoria Ajibola, assistente sociale e Presidente della Nigerian Women Association. Tra i relatori, Gianni Rosas, Direttore dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro per l'Italia e Adina Balam, Responsabile Europea della Rete Internazionale Thalita Kum, che interverranno sul tema Sfide per l'integrazione delle sopravvissute alla tratta di esseri umani nel contesto europeo. Durante l’evento sarà lanciato un videotutorial multilingue indirizzato alle potenziali vittime di tratta e alle sopravvissute nell’Unione Europea per incoraggiarle ad intraprendere percorsi di integrazione, nella legalità e col supporto di enti antitratta, incluse misure di conciliazione vita-lavoro per madri. Sarà presentato anche un toolkit per operatori e professionisti coinvolti nell’inserimento lavorativo delle donne uscite dalla tratta con strumenti utili per aziende, cooperative e associazioni nel passaggio delicato dal recupero personale all’autonomia lavorativa. LA TRATTA NEL MONDO: La tratta di esseri umani è una grave forma di violazione dei diritti umani che colpisce migliaia di donne e ragazze in Europa, vittime provenienti da paesi dell'Unione europea, ma anche da Africa subsahariana e da Sud America, Cina. Secondo i dati della Commissione europea del 2022, ogni anno più di 7000 vittime sono registrate come vittime di tratta di esseri umani, ma il numero è più alto perché molte persone vittime di tratta sono invisibili e non identificate. La maggior parte delle vittime sono donne e ragazze. La tratta di esseri umani a fini sessuali è ancora la forma più diffusa di sfruttamento (51%), mentre lo sfruttamento lavorativo colpisce il 28% delle vittime della tratta e infine altre forme come l'accattonaggio, le economie illegali, i matrimoni forzati rappresentano l'11% delle vittime. I DATI DEL PROGETTO NET-WORKS: Grazie al progetto Net-works 54 donne sopravvissute alla tratta hanno ottenuto il sostegno di enti antitratta in 5 paesi: Italia (Comunità Papa Giovanni XXIII), Lituania (Centras KOPZI), Lettonia (Shelter Safe House), Spagna (Fundaciòn de Solidaridad Amaranta) e Germania (The Justice Project). Le associazioni impegnate sul campo hanno formato un team di lavoro che garantisca percorsi di integrazione in una prospettiva centrata sulla persona, culturalmente sensibile e attenta al background migratorio delle vittime per facilitarne l'integrazione a lungo termine con un approccio olistico, anche collaborando con Nordic Diaspora Forum in Svezia e Inas Cisl in Italia. In particolare, i percorsi di integrazione hanno favorito il processo di avvio dell'empowerment e del lavoro di 30 madri, incinte e/o con bambini piccoli. Tra le nazionalità predominanti Nigeria (29 beneficiarie), seguita da Costa d'Avorio, Camerun e Repubblica Democratica del Congo (12 beneficiarie). Per quanto riguarda il principale supporto ottenuto dalle beneficiarie attraverso i percorsi pilota di integrazione, il 23,3% ha frequentato percorsi di formazione e orientamento professionale, il 21,7% ha frequentato un corso di lingua, il 18,3% ha ottenuto sostegno alla mobilità, il 16,7% tirocinii, e il resto altri tipi di supporto alla maternità e all’integrazione. In Italia, la Comunità Papa Giovanni XXIII, leader del progetto, ha fornito un supporto psicosociale competente a 29 beneficiarie presenti nelle case rifugio e nelle case famiglia di 7 regioni italiane, attraverso tirocini, corsi di formazione al lavoro e sui diritti e doveri delle lavoratrici, formazione professionale e patenti di guida.  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
27/11/2023
Giornata della disabilità , il valore dei legami sociali
In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità del 3 dicembre, istituita nel 1992 dall'ONU, la Comunità Papa Giovanni XXIII organizza in Emilia Romagna, Piemonte e Sardegna una serie di eventi per sensibilizzare sul tema della diversità e del suo valore. Le persone con disabilità valgono nel momento in cui esistono; appartenenti alla società godono pienamente dei diritti e delle opportunità che questa appartenenza comporta. Il Progetto "IoValgo Apg23", avviato nel 2014, si propone di dare voce alle persone con disabilità, per ribadire che ogni individuo ha valore, indipendentemente dalla sua condizione fisica o mentale. Lo slogan Io Valgo riassume i concetti e le azioni del sentirsi riconosciuti nei propri bisogni e nelle proprie capacità; del sentirsi accolti, ascoltati, pensati e invitati a partecipare attivamente alla vita sociale. Questi gli appuntamenti: Venerdì 1 dicembre: Bologna (San Lazzaro di Savena), Io valgo per te, all'interno del torneo di bowling Happy Hand Winter. Venerdì 1 e domenica 3 dicembre: Cuneo e Piasco (CN), cineforum per riscoprire i servizi del territorio e scoprire le sfide che questi affrontano ogni giorno. Domenica 3 dicembre: Rimini, Viale Regina Margherita, 18: Incontro con le autorità su: sport inclusivo, dopo di noi, inserimento lavorativo e barriere architettoniche. A seguire apericena. Domenica 3 dicembre: Santarcangelo di Romagna (RN): IoValgo 2023: Cambia le regole del gioco. Evento sportivo come occasione di riflessione sul valore educativo e culturale dello sport nel favorire l'inclusione. Mercoledì 12 Dicembre: Sorso (SS): Io Valgo. La società che vorrei. Incontro con gli studenti e con le istituzioni. L’appartenenza alla società delle persone disabili è generativa di legami, piuttosto che di aiuti.  Lo spiega Donatella Cremonese, referente della Comunità Papa Giovanni XXIII: «La Giornata internazionale ci porta ad una riflessione sul valore dell'essere umano in quanto tale: il valore di ciascuno di noi risiede nel nostro essere, oppure nelle nostre azioni e nei nostri risultati raggiunti? L'iniziativa Io Valgo, edizione 2023, ci riporta al fatto che ogni persona nasce e vive in un contesto sociale, facendo parte di una rete relazionale, territoriale e culturale. In questi incontri trova riconoscimento e significato.  La giornata sarà occasione per condividere con i presenti, in modo coinvolgente, la meravigliosa esperienza del nostro incontro quotidiano con le persone disabili».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
20/11/2023
Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne
In Europa lo sfruttamento sessuale delle donne coinvolge quasi il 60% delle persone trafficate. Fra le 350 donne di 4 regioni italiane che hanno contattato gli operatori del progetto europeo Miriam contro la violenza di genere,  oltre il 60% sono madri. Alcune di questa sono state costrette ad interrompere la propria gravidanza. Le operatrici che le ascoltano raccolgono i loro vissuti «Hanno paura di chi le sfrutta, le maltratta e ne abusa; paura dei fidanzati, dei mariti che dicono di amarle e invece le calpestano». «Molte donne - raccontano le operatrici - temono di parlare e di non essere credute, temono, denunciando gli sfruttatori,  di dover cambiare le proprie abitudini, di dover abbandonare i luoghi in cui vivono. Sono preoccupate di salvaguardare l'incolumità dei propri figli, vicini e lontani che siano. Ed infine, temono di non essere protette dalle autorità e di essere additate dalla società». La Comunità Papa Giovanni XXIII in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, che ricorre il 25 novembre di ogni anno, promuove iniziative a Rimini, Roma, Verona: - A Rimini il 26 novembre alle ore 17.30 si terrà l'iniziativa su violenza e gravidanza dal titolo "Vite spezzate" - A Verona il 26 novembre alle ore 21 si terrà il momento pubblico di riflessione e preghiera "In  memoria di Venetita e Lioara" - A Roma il 30 novembre alle ore 9 si terrà il convegno europeo sulla integrazione delle donne sopravvissute allo sfruttamento sessuale dal titolo "Integrate. Non invisibili". Spiega Matteo Fadda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII: «Siamo molto preoccupati del crescente numero di femminicidi in Italia; ci lascia attoniti anche il dilagare in tutta Europa della violenza compiuta tra le mura domestiche. Incontriamo donne abituate a tacere, a minimizzare e a giustificare violenza, assoggettamento economico e manipolazioni psicologiche. Resteremo al loro fianco, perché possano ritornare ad una vita degna insieme ai propri figli».  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
15/11/2023
Cerimonia di consegna del Premio Internazionale in memoria dei Martiri di Boves
Sabato 18 novembre a Cuneo si terrà la cerimonia di conferimento del Premio internazionale Antonio Vassallo, don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, figure luminose nel buio dell’eccidio di Boves, il primo compiuto dai nazifascisti in Italia nel 1943. I tre operarono e diedero la vita per la salvezza del loro paese, partendo da convinzioni diverse: liberale illuminato ed agnostico è l’imprenditore Antonio Vassallo, preti convintamente dediti alla loro missione don Giuseppe e don Mario, oggi venerati come beati. Il premio, promosso dall’”Associazione don Bernardi e don Ghibaudo”, intende “evidenziare la fecondità dell’operare per il bene comune come valore da anteporre alle differenze di vedute o generazionali”. Nell’anno in corso, nel quale ricorre l’80mo anniversario del primo eccidio, si è tenuta la prima sezione del premio “dialogo per il bene comune”.     Sono state presentate alla Giuria, coordinata dal prof. Luigi Pellegrino, 11 candidature, significative e attestanti la poliedricità del tema “bene comune”. La Giuria, dopo attenta valutazione, ha assegnato il Premio ad Operazione Colomba – Corpo Nonviolento di Pace e l’annuncio è stato dato ufficialmente il 19 settembre scorso. Nella motivazione del conferimento è scritto: l’Operazione Colomba “attraverso il metodo della nonviolenza sa costruire percorsi di dialogo, di tutela della dignità umana in vista del bene comune, agendo con tempestività e imparzialità”. La Pergamena verrà consegnata ufficialmente a Matteo Fadda, responsabile della Operazione Colomba e della Associazione Papa Giovanni XXXIII da Mons. Piero Delbosco Vescovo di Cuneo - Fossano sabato 18 novembre 2023 alle ore 15 a Cuneo, presso la Sala Lanteri, via Emanuele Filiberto 4. In questa occasione verrà ampiamente presentata l’Operazione Colomba dagli operatori dell’Associazione. Faranno da cornice alcuni brevi interventi sul Premio (Luigi Pellegrino), Antonio Vassallo (Ezio Bernardi), il “bene comune” (Giovanni Quaglia) e una presentazione sintetica delle altre 10 candidature pervenute. L’animazione musicale del pomeriggio è affidata a Ale Cometto e Bastian Contrario Small Band.  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
13/11/2023
Addio piccola Indi Gregory
Ripubblichiamo dal quotidiano Avvenire, oggi in edicola. L’ostinazione dell’Alta Corte Inglese di fronte agli incalzanti ricorsi della famiglia Gregory lascia interdetti. Irragionevole e incomprensibile posizione giuridica, ma soprattutto insopportabile lezione di disumanità. Un’inspiegabile accanimento giudiziario contro la piccolissima Indi. L’irremovibile posizione inglese genera sospetto, favorendo una dietrologia popolare senza risposte: cosa ci sarà dietro la posizione dell’Alta Corte inglese? Il timore di creare un precedente? L’imbarazzo di giustificare una spesa sanitaria ritenuta inutile per una vita così precaria? Possibile che la legge Britannica sia così impietosa di fronte ad una creatura che ha intenerito l’Italia intera? Non si sa. La dietrologia non porta risposte, ma lascia dubbi e inquietudini. Certamente bisogna avere il coraggio della verità: si tratta di una scelta eutanasica. L’eutanasia sdogana derive imprevedibili. La Corte Inglese ha definito incurabile la piccola Indi. Ma la bioetica e ancor prima il comune senso di umanità insegna che seppure ci possano essere persone inguaribili, ogni creatura, invece, è sempre curabile. Si corre il rischio di anteporre la patologia alla persona, di far precedere la delezione cromosomica al bimbo, di confondere Indi con la sua malattia mitocondriale. Ogni persona è sempre una persona, e mai la sua malattia. È per questo che Indi merita le cure possibili, perché Indi non è solo patologia neurodegenerativa, ma prima di tutto è una bellissima creatura. E come tutti i bimbi desidera cure amorevoli, canzoncine sussurrate nell’orecchio e coccole a dismisura. La relazione affettiva è parte della cura, seppure non avrà l’esito della guarigione. Scandalizza una certa medicina che tradisce la sua natura più autentica. La disumana sentenza inglese avvalora l’idea che la medicina inglese possa spegnere le vite umane allorquando siano inguaribili. È disumano impedire le cure possibili. Si chiede così alla scienza medica di tradire la sua identità e di uccidere piuttosto che salvare, spegnere vite umane piuttosto che tenerle in vita. Un’insopportabile ingerenza della legge nei fondamenti della medicina Britannica, e non solo. La posizione eutanasica dell’Alta Corte, infatti, ambisce a fare da apripista ad un possibile dilagare di simili scelte ideologiche e cliniche anche in altri Paesi. E se la morale, la bioetica, e prima ancora il comune senso di umanità, suppongono la relazione con la persona per interpellare i suoi bisogni, decifrare i suoi desideri e decodificare le sue sofferenze, la legge inglese non lasci cadere, come macigni, sentenze nefaste senza essersi seduta a fianco della culla di Indi Gregory. Come pretendere di conoscere il miglior interesse di Indi solo dalla sua cartella clinica?  Tutto lascia presumere che la piccola Indi sia stata considerata come un caso clinico piuttosto che come persona. È disdicevole il pietismo di sopprimere la vita per evitare le sofferenze, piuttosto che mettere a servizio la scienza medica per curare la persona alleviandone i dolori. La vita umana non è un merito, ma un dono. Non si ha accesso alla vita solo se la cartella clinica lo consente. La vita si accoglie sempre, pur nella sua imperfezione. Ci repelle l’idea della selezione eugenetica, si rabbrividisce al ricordo degli orrori della nostra storia. Sopprimere una vita umana è contro la natura stessa dell’uomo. Ancor più quando si tratti di una piccola creatura, per definizione innocente, amabile per antonomasia. Indi resta amabile, seppure malata, forse inguaribile, ma mai incurabile.  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
07/11/2023
Un video-tutorial per le donne vittime di tratta e di sfruttamento
Si terrà a Bologna il 9 novembre alle 11 nella significativa cornice di Palazzo Hercolani, sede del Dipartimento di Sociologia ed Economia del Diritto, il seminario nazionale intitolato "Sfide per l'integrazione delle madri sopravvissute alla tratta". Il seminario è promosso nell'ambito del progetto NET-WORKS, finanziato dall'Unione Europea e guidato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Il progetto ha l'obiettivo di favorire l'integrazione di donne sopravvissute alla tratta a fini di sfruttamento sessuale in Europa, e in particolare per il supporto di quelle madri che necessitano opportunità specifiche per conciliare vita e lavoro.   L'evento Il seminario sarà introdotto da Francesca Mantovani, docente che da anni dirige il corso di laurea in Scienze Sociali all'Università di Bologna. Saranno presenti anche Filippo Diaco, consigliere comunale impegnato nelle Acli provinciali e vincitore del premio don Oreste Benzi sulla tratta nel 2020, per l'impegno dimostrato a favore delle donne migranti vulnerabili e della loro reintegrazione; Liliana Ocmin, referente Nazionale per Inas Cisl, da anni impegnata nel sostegno delle donne vittime di violenza. Entrambi sono coinvolti in patronati che offrono opportunità e consulenza alle lavoratrici.   Il progetto NET-WORKS: risultati e futuro Enkolina Shqau, coordinatrice del progetto europeo NET-WORKS, presenterà i risultati ottenuti: il progetto ha permesso di sostenere l'integrazione sociale e lavorativa di 40 donne in Italia, Spagna, Lituania, Lettonia, Svezia e Germania. Verrà data voce alle cooperative e ai comuni di tre regioni italiane - Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna - impegnati nel reinserimento lavorativo delle vittime di tratta, anche grazie ad un lavoro in rete con i progetti regionali coordinati dal Numero Verde Nazionale Antitratta.   Il video-tutorial per le vittime della tratta: "Integrate, non invisibili" L'evento sarà occasione per la presentazione del videotutorial "Integrate, non invisibil", rivolto a donne migranti e a vittime di tratta. L'obiettivo del cortometraggio, realizzado da esperti nel settore della comunicazione e della grafica, è aiutare queste persone nel comprendere i propri diritti e nel sapere a chi rivolgersi per uscire dalla tratta.  Queste donne si ritrovano spesso ad un bivio: possono arrendersi a situazioni illegali e di sfruttamento, oppure possono affidarsi ad enti ed associazioni competenti per scegliere una vita di riscatto e di dignità.     Spiegano gli ideatori del filmato: «Le persone migranti si trovano ad affrontare ostacoli di vario tipo, che vanno dallo sfruttamento sessuale e lavorativo, alla discriminazione etnica e di genere, fino al reinserimento dei propri figli e l'acquisizione dei documenti necessari per vivere una vita dignitosa al pari dei cittadini europei. Attraverso otto brevi sequenze video animate, ci rivolgiamo direttamente a loro illustrando in modo coinvolgente i diritti di cui godono nei Paesi europei e a chi possono rivolgersi per uscire dai circuiti della tratta, vivendo come donne integrate e non più invisibili». Martina Taricco e Irene Ciambezi, referenti del settore internazionale anti-tratta dell'associazione di Don Benzi sottolineano: «La maggioranza delle vittime della tratta ha tra i 20 e i 30 anni. Ogni donna migrante ha il diritto di essere sostenuta nella sua integrazione da persone capaci di ascolto attivo e con sensibilità interculturale, piuttosto che essere incasellata da stereotipi come "straniera", "giovane", "vulnerabile"». Scarica la locandina Sito ufficiale: networksproject.eu Vedi il video-tutorial: Guardalo su Youtube.
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06/11/2023
Soul: TV2000 intervista Matteo Fadda
Un dialogo che esplora i sentieri possibili della riscoperta dell'importanza della famiglia nella società, e della nonviolenza nei conflitti. Questa è l'essenza dell'intervista condotta per TV2000 dalla giornalista Monica Mondo al Presidente Matteo Fadda, e trasmessa all'interno del programma Soul il 4 novembre 2023. Chi è Matteo Fadda Il Presidente Fadda, torinese, è Presidente della Comunità Papa Giovanni dal 28 maggio 2023. Papà di una famiglia affidataria, è stato responsabile di Operazione Colomba, il corpo di pace fondato nel 1992 durante la guerra dei Balcani con l'obbiettivo di vivere la nonviolenza nei conflitti. Così lo introduce Monica Mondo: «Genovese adottato dal Piemonte, laureato in filosofia ma di professione tecnico informatico, sposato con quattro figli naturali». Di seguito il video integrale e alcuni passaggi dell'intervista. L'intervista Domanda: Genovese adottato dal Piemonte, laureato in filosofia ma di professione tecnico informatico, sposato con quattro figli naturali. Non solo perché Matteo Fadda ha avuto e ha una grande famiglia ed è responsabile adesso dell'Associazione Papa Giovanni XXIII, che è una realtà ecclesiale fondata da Oreste Benzi. Davvero un sant'uomo, come l'ha conosciuta e, prima di tutto, che cos'è? «Beh, è un'associazione prevalentemente di famiglie. Al momento, di famiglie che decidono, che scelgono di aprire la famiglia per accogliere chi ha bisogno di una famiglia. È nata con giovani 50 anni fa e oggi siamo un po' meno giovani».     Domanda: Come ha incontrato l'associazione di Don Benzi? Perché ha scelto di appartenervi? «L'ho incontrata una ventina di anni fa a Torino, la città in cui son cresciuto con mia moglie. Eravamo già sposati e ci interessava l'affidamento dei bambini. Avevamo già due figli». Domanda: Vi siete sposati, conosciuti e sposati molto giovani, no? «Ci siamo conosciuti a 15 anni e ci siamo sposati a 26. Abbiamo fatto conoscenza in parrocchia in gruppo da animati poi diventati animatori. Sì, siamo stati molto fortunati in questo. E c'erano manifesti in tutta la città con facce di bambini bellissimi che dicevano "ho bisogno di te". E mia moglie, che era appena diventata mamma, ha detto: "Ma perché non aiutiamo"? Abbiamo conosciuto Don Oreste Benzi nel 2004 e nel 2007 con la sua scomparsa ci siamo sentiti molto disorientati, perché eravamo proprio agli inizi». Domanda: Quanti figli avete accolto nella vostra famiglia, lei e sua moglie? «Qualche anno fa avevamo fatto un conteggio, eravamo arrivati intorno ai 17-18. Adesso ne abbiamo accolti tre, e con i nostri quattro figli naturali siamo in nove in famiglia». Domanda: I vostri figli hanno condiviso o subito la vostra scelta? «Entrambe le cose, direi. I due più grandi sono nati in una famiglia normale con papà e mamma, che lavoravano in un alloggio normale di Torino, un po' piccolo. I due più piccoli, il più piccolo in particolare, è nato in una famiglia un po' più strana, un po' più allargata, già con tanti fratelli, in una casa più grande, in un paesino, perché ci eravamo trasferiti nel Canavese. I più grandi, forse, l'hanno più subita; per i più piccoli, invece, è stata la loro famiglia da sempre». «Io ho capito soltanto dopo qualche anno che i figli ci sono tutti affidati, non sono nostri. Neanche quelli naturali sono nostri. L'affidamento, credo, è una grande sfida anche per imparare a lasciare andare. In alcuni casi, soprattutto con alcune ragazze che abbiamo avuto, con problemi alimentari o con problemi di violenze subite, è stato molto impegnativo». Domanda: Il lasciarli andare è anche un respiro di sollievo? «Poi senti, dopo, la mancanza. In alcuni casi, soprattutto con i neonati. Abbiamo avuto tanti neonati che il Comune di Torino ha un bellissimo progetto che si chiama "progetto neonati", per cui i bambini, invece di stare in ospedale (quelli che poi andranno in adozione) vengono curati da famiglie temporanee. Lì, è più dura perché il neonato ti entra proprio dentro». Domanda: E questo è un carisma, un marchio insomma, della vostra associazione. Quando, oggi, la parola "famiglia" sembra una brutta parola? Voglio dire, cioè, sembra un ostacolo alla libertà o ad altre forme di convivenza, no? «Per me la famiglia è ancora credo un tassello fondamentale della società, è un luogo nel quale si vive la solidarietà, l'apertura, la convivenza, la capacità di adattamento. Tuttavia, io ritengo che la famiglia sia veramente un valore nella sua caratteristica di solidità. L'attacco come viene detto alla famiglia e il considerarla invece molto meno stabile indebolisce questo elemento» Domanda: Si è discusso di un periodo di omertà e ipocrisie riguardo la famiglia, che ne pensa? «È vero che c'è stato un lungo tempo di omertà, ipocrisie e formalità in cui si coprivano semplicemente fatiche, obblighi, abusi. Io credo che la famiglia debba evolvere, ma quello che non credo corretto è che debba essere attaccata, consumata. Invece noto che noi tendiamo a "consumare" la famiglia e il sospetto è che questo permetta ci renda un po' più fragili e quindi un po' più manipolabili». Domanda: Mettere insieme i soldi è una scelta che lei e sua moglie avete fatto? «Viviamo l'economia di condivisione, con cui diverse famiglie e realtà condividono le risorse. Non tutte le famiglie della Comunità fanno questa scelta. Mettiamo in comune il denaro e poi prendiamo quello di cui abbiamo bisogno. Quindi è un dare tutto e poi un prendere, e ce n'è sempre in abbondanza. È un modo che ci permette di ottimizzare e di sostenere anche le realtà all'estero». Domanda: Come riesce a gestire una realtà mondiale come la sua dal Canavese (zona del Piemonte, ndr)? «Da casa mia mi occupo di dirigere una realtà mondiale che comprende più di quasi 500 case famiglia nel mondo con un sacco di volontari, un sacco di persone legate all'associazione, ma non lo faccio da solo. Servono viaggi, e ci stiamo strutturando come famiglia perché le esigenze sanitarie dei nostri ragazzi più fragili necessitano la presenza di due persone». Domanda: Avete in affido ragazzi con disabilità gravi? «Sì, con disabilità gravi e aspetti sanitari anche impegnativi proprio nella quotidianità. C'è bisogno di quella costanza dell'essere sempre presenti, soprattutto al mattino e alla sera la mia eventuale assenza deve essere sostituita». Domanda: Lei è stato per anni responsabile di Operazione Colomba. Ecco una realtà di volontariato e di presenza in luoghi di guerra all'interno della vostra realtà ecclesiale che nasce durante la guerra dei Balcani. Nasce nel '92? «Sì, nasce nel '92. L'operazione Colomba è la colomba della pace. Insomma, una perla simbolica. Sì, è una perla, un'altra invenzione di Don Oreste. Lui era un pacifista che credeva veramente nell'utopia di poter realizzare sulla terra la pace vera. Non quella imposta anche con la forza, ma una pace che nasca dal costruire relazioni di perdono. Non pacifismo ideologico che infiamma soltanto le piazze ma che poi non è presenza. La nostra presenza in zone di conflitto si basa sul principio della non-violenza». Domanda: E come si risponde al terrorismo? «Purtroppo il terrorismo e il male hanno un effetto devastante». Domanda: Come affrontate il terrorismo e come si controbilancia l'odio che cresce sempre più anche con basi religiose e razziali oltre che politico e sociale? «È una resistenza che ragiona su tempi più lunghi, è un acculturamento delle giovani generazioni. Il successo non è tanto nella presenza dei volontari di Operazione Colomba, ma è nella nascita di figli e poi nipoti che invece di prendere un sasso o un bastone, tentano di intraprendere un dialogo». Domanda: In che modo è possibile intervenire nei processi educativi per promuovere la pace, pensando all'Ucraina dove voi siete presenti? «Il problema è che non lo si fa abbastanza. Dove lo facciamo in effetti, rende. Vediamo giovani che oggi sono nipoti, di quelle mamme di quei papà che ormai sono nonni, e che hanno accolto la proposta di Operazione Colomba 30 anni fa. Sono giovani che hanno scelto la non-violenza e la pace. Però siamo ancora una minoranza. La voce più forte che grida di più, è invece quella del sopruso e della violenza». Domanda: Di fronte a queste grandi tensioni come è possibile mantenere una posizione neutrale, evitando di schierarsi da una parte o dall'altra? «È difficile non rispondere di fronte alla violenza e quando sei impegnato in una relazione umana. Quando sei sul campo è difficilissimo non schierarsi, perché sul campo, nella condivisione che tu vivi, instauri delle relazioni che per forza ti fanno essere in empatia con la persona con cui condividi». Domanda: In scenari dove l'odio è così radicato e sempre più alimentato giorno dopo giorno, com'è possibile parlare di perdono o sperare nel perdono? «Il perdono a questi livelli è un perdono che ha qualcosa di sovra-umano; è un'esperienza che è molto forte. Io non so se io sarei in grado. Le persone che però riescono a perdonare la violenza ingiustificata hanno questa forza dentro di loro. Io credo, noi crediamo, che arrivi anche una grazia, un surplus di grazia». Domanda: Proprio sulla Terra Santa, dobbiamo continuare a ribadire due popoli due stati. Ma come si può fare, lei che conosce quella realtà? «Bisognerebbe valorizzare quelle piccole oasi di convivenza pacifica che già ci sono invece di tenerle nascoste: ci sono famiglie israeliane e famiglie palestinesi che dialogano e che sono amiche. È un'esperienza che noi viviamo». Domanda: Che direbbe Don Oreste Benzi oggi leggendo i giornali, guardando le immagini in televisioni, sui social? «Credo che sbatterebbe i pugni sul tavolo di qualche governante, perché l'ingiustizia veramente gli faceva ribollire il sangue. Credo che griderebbe di spegnere, spegnere proprio i bottoni che lanciano i missili e di staccare qui da noi le spine». Domanda: Una canzone, una musica che lei ama e che ci aiuti a immergerci in questo desiderio reale di pacificazione? «Vado indietro, quando ero un ragazzo in parrocchia con mia moglie e noi suonavamo "Dio è morto" di Guccini. Era una canzone che ha una sessantina d'anni ma è molto attuale. Sembra che parli di ateismo ma conclude: Dio è risorto. E tra l'altro cantata da Guccini era abbastanza significativa».      
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