COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/07/2015
Quando una mamma e una figlia di Casa Famiglia si mettono in testa di fare qualcosa di meraviglioso nessuno le ferma.
Laura e Michela volevano far conoscere don Oreste a chi non ha potuto conoscerlo di persona, raccontandolo con gli occhi dei bambini che tanto lo adoravano. Così hanno lanciano un appello a chi l’aveva conosciuto da bambino facendosi mandare brevi racconti, ricordi, immagini.
Un'idea originale che nasce dal fatto che lei stessa è una di quei bimbi che hanno avuto la fortuna di assaporare degli incontri con questo grande sacerdote che sapeva farsi piccolo con i piccoli. «Subito non sapevo come gestire tutto il materiale arrivato. Mi trovavo seduta alla mia scrivania e ad un certo punto tutta la storia ha cominciato a scivolare naturalmente sul foglio, di getto, come se stessi confidando un bel ricordo a qualcuno, e ne è uscito questo bambino che è parte di me e di tutti. Ho dato forma alle nostre emozioni, a quello che vivevamo quando stavamo con lui: una persona coraggiosa, forte, ma tenera come un nonno» racconta Michela la giovane sceneggiatrice di 17 anni. «Si ricordava i nomi di tutti anche se ci incontrava di rado. Si metteva dalla nostra parte e riusciva a farci sentire importanti, si fidava di noi».
Ma durante la Messa, don Oreste era veramente un super-eroe. «Generalmente non ci divertivamo, con lui invece diventava entusiasmante. Aneddoti e storie ci incantavano».
Per realizzare il cartone animato mamma Laura e Michela hanno creato una vera e propria troupe: Giusy, che con la sua passione del disegno, ha inventato i personaggi; Dario, grafico ed ex servizio civile, ha animato Nonno Oreste trasformandolo in un cartone animato; Giovanni di 11 anni ha dato la voce a Martino.
Tutti insieme per raccontare Don Oreste, il nonno di tutte le famiglie e tutte le Case Famiglia.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/07/2015
Perché hai scelto di fare la volontaria proprio per APG23?
Conoscevo da molti anni la Comunità e tante persone che la animano. La condivisione diretta di vita, l’accoglienza verso tutti, verso gli “ultimi” senza mai cadere nel pietismo e nell’assistenzialismo fine a se stesso, la valorizzazione delle capacità di tutti gli essere umani ed in particolare proprio delle abilità delle persone con disabilità… sono valori e princìpi che mi hanno sempre colpita e che rendono l’APG23 una realtà unica e speciale. Proprio la sua unicità, mi ha spinta a scrivere quest’anno la mia tesi di laurea in Scienze dell’Educazione sul modello della Casa Famiglia APG23 e sull’efficacia terapeutica della multiutenza.
Avevi fatto altre esperienze di volontariato prima di Aggiungi un Pasto a Tavola?
Tra le tante esperienze che ricordo, ho assistito anziani con patologie psichiche e fisiche presso la “Casa della Carità” di Borgo Panigale, ho partecipato al servizio di strada di una piccola organizzazione chiamata l’ ”Albero di Cirene”, ho svolto attività educative per molti anni con i ragazzini della mia parrocchia.
Cosa significa per te la parola “volontariato”?
Regalare a un’altra persona non solo il proprio tempo ma anche le proprie capacità, competenze, cuore ed entusiasmo.
Che cosa ti ha spinta a partecipare come volontaria all’evento Aggiungi Un Pasto a Tavola 2014?
E’ stato il bisogno di dare continuità all'esperienza che ho vissuto in Tanzania, di portare un po' di Africa nella mia quotidianità, di essere in qualche modo ancora legata alla realtà che ho vissuto, testimoniandola in prima persona agli altri. Ho fatto la volontaria per alcuni mesi a Iringa in una Casa Famiglia che accoglieva soprattutto bambine e ragazzine con disabilità o AIDS. Spero di aver fatto nel mio piccolo qualcosa di utile anche per le persone che ho conosciuto e ho incontrato in missione laggiù e per quelle che verranno. E’ stato un modo per ricambiare il grandissimo dono che loro mi hanno fatto condividendo la loro quotidianità con me.
Che cosa ti ha lasciato Aggiungi Un Pasto a Tavola?
I ricordi belli che mi porto dietro: l'entusiasmo e la volontà di fare “per e con gli altri” condiviso insieme ad altri giovani che stavano vivendo la stessa esperienza. Non scorderò mai la compagnia e la presenza di alcuni membri della Comunità APG23 come Paola e la sua bimba Sara della Casa di Fraternità di Bologna.
Ci sono stati invece momenti… da “dimenticare”?
Di ricordi brutti non ne ho. Mi resta soltanto magari il dispiacere di non essere riuscita a spiegare bene alla gente, specie ai passanti frettolosi, l’importanza del grande progetto di sostegno nutrizionale che sta alla base dell’evento Aggiungi un Pasto a Tavola.
Ti piacerebbe dire qualcosa alle persone che quest’anno magari vorrebbero partecipare all’evento come volontari?
Come farò io anche quest’anno, dico assolutamente alle persone interessate di buttarsi senza paura in quest’esperienza bellissima e di trasmettere con gioia ciò per cui si è lì.
Il 26-27 settembre, vieni anche tu in piazza con noi, dai ci stai?
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
22/07/2015
I rappresentanti della cordata di 19 associazioni che il 25 marzo scorso hanno organizzato a Modena la €œFiaccolata per la vita nascente€, hanno incontrato questa mattina in Municipio il Primo Cittadino, Gian Carlo Muzzarelli.
Il dato che le associazioni hanno portato è allarmante: una gravidanza su cinque in provincia di Modena di conclude con un aborto volontario (1419 aborti contro 6311 nascite nel solo 2013). In Emilia Romagna nel 49% dei casi le donne sono state indotte all'aborto da parte del personale medico o dei familiari (dato Comunità Papa Giovanni XXIII).
Di fronte a questi numeri le associazioni hanno fatto presente al Sindaco che nei prossimi mesi daranno vita a nuove iniziative di sensibilizzazione della cittadinanza, e hanno portato 6 proposte per cambiare:
Vengano promosse case di pronta accoglienza delle gestanti in casi di istigazione all'aborto da parte del marito o dei familiari, e formati gli operatori per prevenire queste situazioni;
Vengano avviati percorsi di formazione per il personale sanitario e sociale, perchè abbiano strumenti per impegnarsi apertamente e fattivamente a favore della continuazione della gravidanza, come previsto dall'€™art. 5 della legge 194/78;
Siano date a tutte le gestanti che chiedono aiuto i riferimenti delle associazioni pro life presenti sul territorio;
Venga finanziato un fondo per il sostegno alle maternità per donne a basso reddito, accessibile fino ai 3 anni di vita del bambino;
Venga istituito un assessorato per la tutela della maternità;
Venga istituita la figura del difensore della vita nascente, che abbia la possibilità di raccogliere informazioni ed emettere pareri nelle situazioni di mancanza di tutela dei diritti dei nascituri.
Il Sindaco, rispondendo, ha preso atto delle diverse situazioni di difficoltà segnalate di tante gestanti, affermando l’interesse personale e della Giunta a verificare se le Leggi dello Stato sono compiutamente applicate (in particolare l’art. 5 della Legge 194) e a fare approfondimenti per individuare possibili miglioramenti delle prassi operative degli operatori nel settore socio-sanitario, per una piena applicazione della parte preventiva di questa Legge. A questo fine Muzzarelli ha ribadito la necessità di effettuare una valutazione dei dati relativi all’attività dei servizi pubblici relativamente a questo settore. Ha condiviso inoltre le preoccupazioni sulla denatalità e sul fatto che vengano esercitate pressioni sulle donne. Il Sindaco ha evidenziato l'intenzione di muoversi in una logica progettuale, evitando lo scontro, per un miglior funzionamento delle azioni di sostegno alla maternità.
Andrea Mazzi, portavoce delle associazioni, ha commentato l€'incontro: « La tutela sociale della maternità prevista dagli art. 30 e 31 della Costituzione non deve rimanere lettera morta; siamo venuti dal Sindaco per chiedere che donne in difficoltà a causa della gravidanza non vengano invitate apertamente dai servizi sociali ad abortire. A volte è sufficiente metterle in contatto con qualcuno che dica loro: non temere, ti aiutiamo noi».
Nell'€™incontro sono state rappresentate le associazioni: Age, Agesc, Alleanza Cattolica, Associazione Medici Cattolici Italiani, Associazione nazionale famiglie numerose, Centro di Bioetica Moscati€Â, Circolo culturale Il Faro, Circolo culturale €œTommaso Moro€Â, Circolo Voglio la mamma, Comitato Sì alla Famiglia€Â, Comunità Papa Giovanni XXIII, Crescere in famiglia, Famiglie per l'Accoglienza, Federvita Emilia-Romagna, Forum delle Associazioni Familiari, Movimento per la Vita, Regnum Christi, Rinnovamento nello Spirito Santo, Scienza & Vita
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
20/07/2015
Notizie preoccupanti ci giungono dal Burundi.
Siamo riusciti, con mille difficoltà, a metterci in contatto con Digne, la responsabile della Casa Famiglia “Kaze Yezu” (Benvenuto Gesù), aperta poco più di due anni fa nella capitale Bujumbura. Fortunatamente, lei e gli 11 bambini accolti stanno bene e nessuno è rimasto ferito negli scontri esplosi nel Paese nelle scorse settimane, in seguito ad un tentativo di colpo di stato militare. Il rischio di una guerra civile è molto alto, le elezioni sono rimandate e si vive nel terrore.
Nel Paese almeno 70 persone sono morte, circa 500 sono rimaste ferite e più di 1.000 sono state rinchiuse in carcere dalla fine di aprile. I profughi sono 60.000.
La situazione che ci ha raccontato Digne è davvero drammatica: lei e i bambini sono rimasti chiusi in casa per giorni, senza acqua e nell’impossibilità di reperire qualsiasi genere di prima necessità. Fuori solo spari, esplosioni e morti.
Ora Digne e Padre Pascal, le due figure di riferimento della casa famiglia, hanno mandato i bambini sulle montagne, da parenti o amici, per metterli al sicuro e tenerli lontani dalla città, dove gli scontri sono continui. Avendo vissuto entrambi molto tempo in Italia, potrebbero andarsene, scappare, ma non vogliono farlo: “assolutamente no, ci sono i bambini e la nostra vita è qua”, ci hanno risposto.
Restiamo loro vicini con un pensiero, perché gli scontri finiscano al più presto, e i bambini possano tornare nella loro famiglia, al sicuro e con la serenità di un futuro di pace in cui crescere.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
16/07/2015
«Incredibile che di fronte ad una generazione giovanile che chiede opportunità di studio, di lavoro e abitative per costruirsi un futuro i nostri parlamentari si trovino uniti nel rendere più agevole e legale l'uso di droghe» è l'amara constatazione di Giovanni Ramonda di fronte alla notizia dei 218 parlamentari di diversi schieramenti che hanno presentato una proposta di legge per la legalizzazione della cannabis.
«Pensare di controllare l'uso di droghe legalizzandolo è un'assurdità. Proporre che lo Stato legalizzi e magari tragga profitto dall'uso di droghe per poi finanziare percorsi di recupero è perversione ideologica – prosegue Ramonda –. L'esperienza con il gioco d'azzardo ci indica che le dipendenze aumentano e i costi sociali sono altissimi. Legalizzare l'uso di droghe, o la prostituzione come vorrebbe Salvini, significa rendere socialmente accettate e condivisibili attività che creano danni enormi alla persona e alla società».
«Chi ricorre alle droghe esprime un disagio che va colto in profondità e non può essere banalizzato per ottenere qualche voto in più – conclude Ramonda –. Anziché offrire cannabis, i nostri parlamentari offrano un modello coerente: rinuncino ai privilegi, cerchino davvero il bene comune a partire dai più deboli, agiscano con onestà e trasparenza anche quando c'è da pagare di persona. Allora si spezzerà quel clima di disillusione che aleggia tra i giovani e si offriranno opportunità di impegno e di speranza anziché addormentare le coscienze con la cannabis».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
29/06/2015
Nei giorni di mercoledì 24 e giovedì 25 giugno, una delegazione di Operazione Colomba, corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII accompagnata da Gildardo Tuberquia, portavoce dellaComunità di Pace di San José de Apartado in Colombia, ha incontrato i massimi rappresentanti della Repubblica di San Marino: il Segretario agli Esteri, Pasquale Valentini e i Capitani Reggenti, signori Andrea Belluzzi e Roberto Venturini.
Durante gli incontri la delegazione ha presentato la situazione della Colombia attraverso la testimonianza di Gildardo Tuberquia, raccontando di come un gruppo di contadini abbia deciso di proclamare i propri territori zona umanitaria, indipendenti rispetto ai differenti gruppi armati che si scontrano da più di cinquant'anni.
«Per difendere le proprie vite e mantenere la propria neutralità è indispensabile - ha raccontato Gildardo Tuberquia - una presenza di volontari come quelli di Operazione Colomba»
La Repubblica di San Marino ha ribadito il proprio sostegno e appoggio all'azione dei volontari ed ha formulato nella persona del Segretario di Stato Valentini tre proposte per ampliare e rafforzare la collaborazione:
utilizzare gli spazi internazionali in cui lo Stato di San Marino è presente per denunciare le violazioni di cui i volontari sono testimoni;
istituire un forum permanente presso la Repubblica di San Marino di tutte le realtà che in maniera nonviolenta operano in diverse parti del mondo per affrontare e gestire trasformare i conflitti;
elaborare una proposta di legge di creazione di un corpo civile di pace.
L'incontro ha rinsaldato e sottolineato la collaborazione per la solidarietà e la pace. I Capitani Reggenti si sono mostrati molto sensibili alle proposte ed hanno assicurato l`impegno della Repubblica di San Marino nelle sedi istituzionali opportune. Il rappresetante della Comunità di Pace di San Josè è ripartito poi per proseguire il suo tour europeo.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
27/06/2015
Novecentomila sono in Italia le persone che gravitano nell’universo sofferente del gioco d’azzardo, dove chi scommette in modo compulsivo finisce spesso per rovinare se stesso e il proprio nucleo familiare, sfaldando il tessuto sociale circostante.
Quali strumenti per aiutare queste persone, le loro famiglie? Quali percorsi terapeutici, quali leggi invocare, che competenze devono avere gli enti locali? Quanto costa alla collettività questa piaga irrisolta? Come regolamentare la pubblicità?
Cercheremo le risposte nel convegno “Smetto quando voglio, percorsi di prevenzione e recupero dal gioco d’azzardo compulsivo”, il prossimo sabato 27 giugno 2015 a Bologna al teatro dell’Antoniano, alle 9,45. Lo faremo con Pier Paolo Baretta, sottosegretario di Stato dell’Economia e delle Finanze, Lorenzo Basso, deputato, promotore dell'intergruppo parlamentare sul gioco d'azzardo, Matteo Iori, Presidente CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo), Maria Grazia Masci, Psicologa SERT Bologna Ovest e Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile generale Comunità Papa Giovanni XXIII. Modera l’incontra la giornalista di “Avvenire” Lucia Bellaspiga e porterà la sua testimonianza Andrea Costantino, ex giocatore d’azzardo autore del libro “Ludopatia, la debolezza della volontà”.
Matteo Iori è uno dei primi in Italia ad occuparsi di azzardo, sia con l’impegno concreto che nella sensibilizzazione e denuncia sociale: “Sono centinaia di migliaia le persone vittime di una dipendenza patologica dal gioco d’azzardo, - ci dice – e sono milioni gli italiani che direttamente o indirettamente, come amici e familiari, ne pagano le conseguenze e sono miliardi i costi stimati per il nostro Paese nel far fronte a tutto ciò. Alla vigilia dell’entrata in vigore di una legge nazionale sul gioco d’azzardo, auspichiamo che il Governo decida con chiarezza da che parte stare e che scelga di tutelare le persone più fragili, senza concentrarsi solo sul garantirsi entrate economiche dall’azzardo.”
“E’ una partita aperta – gli fa eco Giovanni Ramonda – proprio in questi giorni si sta discutendo nel governo lo ‘schema di decreto legislativo di riordino delle disposizioni in materia di giochi pubblici’. Bisogna parlarne, dobbiamo dialogare con le istituzioni, fare pressione perché lo stato porti avanti una lotta effettiva all’azzardo”.
Promuove l’evento il servizio Dipendenze Patologiche della Comunità Papa Giovanni XXIII, che con le sue 20 comunità terapeutiche in Italia e 10 nel mondo ha un’esperienza di 35 anni nei percorsi di recupero.
Il convegno fa parte della “Festa dell’indipendenza”, una due giorni di iniziative culturali, musicali e sportive sul territorio bolognese organizzata in occasione della giornata mondiale della lotta alla droga e al narcotraffico. Per programma dettagliato il sito web è www.dipendenzepatologiche.org
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
25/06/2015
In Zambia “ieri” e “domani” si dicono nello stesso modo: MAILO. Non esiste una parola per parlare del futuro, perché la cosa più importante è lottare per sopravvivere oggi. Sono tanti i ragazzi che non sognano, in Zambia, un domani.
Il progetto Rainbow dal 1998 si pone proprio questo obiettivo, dare loro un pasto, una famiglia, istruzione e soprattutto una speranza di un domani migliore.
Non c'è grazie più bello di sapere che, grazie a te, tanti bambini avranno garantita la vita, andranno a scuola, potranno crescere e sognare un futuro migliore.
Conosciamo alcuni di loro!
Brian è arrivato al centro nutrizionale di Nkwazi dopo ore di cammino con la sua sorellina in spalla.
Per loro, il futuro è poter mangiare due volte al giorno e vivere lontano dalla strada.
Albert è un insegnante. Per venire a scuola i suoi alunni, tutti i giorni, camminano anche 10 ore lungo strade polverose.
Albert non insegna solo matematica: insegna anche l’importanza di bere durante il lungo viaggio, perché il rischio che si disidratino lungo il cammino è molto alto.
Per loro il futuro è imparare a proteggere la loro salute.
Lucy ha 4 anni e sembra una bimba di 2.
Pesa sempre troppo poco, ma la sua mamma non perde la speranza. Lucy ce la farà. Per Lucy il futuro è crescere sana.
Per aiutare Brian, gli studenti di Albert, Lucy e tanti tanti altri bambini, continueremo ogni giorno a vivere con loro.
Non facciamoli sentire soli, aiutali anche tu.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
15/06/2015
«Migliaia di giovani sono impegnati per le strade, la reazione emotiva è stata molto forte», l'Amministratore apostolico per il Caucaso Mons. Giuseppe Pasotto lo dice a Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, in visita oggi a Tbilisi. Il Vescovo gli racconta di una città che reagisce all'inondazione che ha causato ieri una quindicina di vittime: «I cristiani della Chiesa Cattolica si preparano a ricostruire l'ordinario; siamo una comunità piccola e nelle due parrocchie della capitale il traffico è paralizzato. I fedeli non escono dalle case».
A Tbilisi la Comunità ha attivato un progetto con persone disabili; nella Georgia più povera, 300 km a ovest nella città di Batumi, sono in arrivo oggi dall'Italia 8 giovani del “campo fuori le mura”; condivideranno per quindici giorni la vita in baraccopoli con occasioni di incontro e di animazione.
La Comunità Papa Giovanni XXIII è presente da 8 anni in Georgia con 2 case famiglia che ospitano mamme con bambini, ed è al fianco delle centinaia di famiglie del vicino campo sfollati, a Batumi. Incontra persone fuggite per lo più da situazioni di povertà e miseria delle periferie e delle campagne.
Giovanni Ramonda ha commentato: «Mons. Pasotto ci chiese di essere presenti qui, e noi non abbiamo portato solo aiuti, ma i nostri giovani e le nostre mamme. Sono persone concrete che condividono la vita nelle baraccopoli e con i bimbi di strada, 365 giorni all'anno. L'esperienza di missione è una scuola di vita che i cristiani portano a casa, e che porterà frutti anche nelle singole parrocchie da cui questi ragazzi sono partiti, in Italia».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
12/06/2015
Nella terza edizione delle gare di atletica di Ozzano dell’Emilia (BO) non mancheranno ai ragazzi l’entusiasmo, il coraggio e il desiderio di tornare trionfanti nelle proprie case, nelle accoglienze e nei centri diurni del territorio, con la medaglia al collo o ancor meglio con la coppa alzata.
Saranno circa 200 ragazzi disabili, si cimenteranno nel lancio del peso e del vortex, nella corsa veloce e nella corsa agli ostacoli; la giornata culminerà con una festosa premiazione: gli atleti speciali con i loro educatori riceveranno medaglie e riconoscimenti per il primo, secondo e terzo classificato nelle diverse categorie.
Parteciperanno i protagonisti delle strutture dell’Emilia Romagna della Cooperativa Sociale La Fraternità della Comunità Papa Giovanni XXIII e di altri centri diurni del territorio bolognese, insieme ai giovani dell’Estate Ragazzi di Mercatale/Castel de’ Britti, a quelli di Ozzano dell’Emiliae ai giovani provenienti da alcuni gruppi scout del territorio.
Appuntamento il 19 giugno presso la pista di atletica di Ozzano dell’Emilia in viale dello Sport 32, con inizio alle 9.30; seguiranno alle 12.30 il pranzo e le premiazioni al Circolo Arci di Tolara, Via Tolara di Sotto 2.
«Non c’è nessuno così povero da non avere niente da dare, e nessuno così ricco da non avere niente da ricevere dagli altri», la responsabile del Centro Diurno “La Nuvoletta Bianca” di Ozzano dell’Emilia (BO), Ana Lukaj, cita Don Oreste Benzi e aggiunge: «L'entusiasmo dei nostri ragazzi sarà ancora più forte quest’ anno perché gareggeranno insieme a loro tanti altri giovani, questo non potrà che rendere la giornata speciale, e darà ancora più significato alla parola integrazione».
La giornata (Respect Diversity) si inserisce nelle tre giornate del rispetto, organizzate dalla Cooperativa sociale La Fraternità e dal servizio Dipendenze Patologiche dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Prossimi appuntamenti saranno il 27 giugno (Respect life) con la Festa dell’indipendenza e le iniziative contro le dipendenze, l’11 luglio (Respect Environment)con le proposte artistiche sul tema del riciclo realizzati in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Bologna.
Approfondimenti
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
12/06/2015
Quanti anni hai Clarice?
Ho 24 anni. Sono arrivata in Zambia dalle Marche un anno fa, come casco bianco in Servizio Civile Internazionale.
Perché hai scelto di partire come volontaria in Zambia con APG23?
Tra le centinaia di alternative la mia attenzione si è focalizzata sul Progetto Rainbow della Comunità Papa Giovanni XXIII. Avevo sempre desiderato fare un’esperienza di volontariato in Africa e gli obiettivi del Progetto, lotta alla malnutrizione, prevenzione dell’HIVAIDS, programmi di insegnamento alle donne, rientrano nella mia figura professionale, visto che sono ostetrica. Dopo tutto quello che ho vissuto in questo anno e ciò che mi hanno dato le persone che ho incontrato, ho deciso di restare per altri 10 mesi.
Che cosa ti ha colpita dello Zambia appena sei arrivata?
Una scena è rimasta nella mia mente a lungo: durante la mia prima settimana qui a Ndola, andando a lavoro, notai un signore seduto sotto un albero, su una collinetta. Nel tardo pomeriggio, tornando a casa, vidi che il signore era ancora lì, dopo ore, nella stessa posizione e con la stessa espressione. I giorni passavano e quel signore era sempre sotto quell’albero, come a qualcuno che aspetta semplicemente lo scorrere delle ore, dei giorni, della vita, senza credere che qualcosa di diverso o di migliore possa succedere, arreso al destino di essere nato in questa parte di mondo.
Di che cosa ti occupi qui a Ndola?
Assieme agli altri volontari e operatori, seguo 269 anziani e le loro famiglie nei quartieri più poveri della città. Distribuiamo cibo, vestiti e coperte, perché qui in inverno fa freddo e molti non hanno indumenti per sopravvivere a questi mesi. Svolgiamo attività di tutoraggio e cerchiamo di essere un punto di riferimento per loro per qualsiasi problema. Gli anziani hanno un ruolo centrale qui in Zambia perché in molte famiglie è l’unica persona in grado di occuparsi dei bambini. Un’intera generazione è morta a causa dell’HIV e molti bimbi sono rimasti orfani di uno o di entrambi i genitori, quindi vivono in strada oppure sono accolti dai loro nonni, che già faticano a provvedere a loro stessi.
Che cosa ti sta insegnando questa esperienza?
Le persone che mi stanno insegnando di più sono le mamme, le nonne e i bambini zambiani che ricevono il nostro aiuto. Mi insegnano a non disperare quando tutto ormai sembra perduto. Quello che a noi sembra “dovuto”, per loro è un dono immenso.
Imparo ogni giorno che il cambiamento è possibile, che le difficoltà fanno parte della nostra scelta ma che si possono superare insieme. Che bisogna andare aldilà della “superficie”, cercare di leggere le situazioni e le persone in maniera più profonda. Ho imparato che è necessario essere umili e credere davvero nel potenziale delle persone locali, perché solo così queste persone saranno in grado di portare avanti il lavoro iniziato insieme, riuscendo così a fare la differenza.
Una persona che hai conosciuto qui in Zambia e che ti ha colpito?
Giulia, Gloria, Betta, Stefano, Tina, Giada e Matteo, le persone di APG23, con le loro storie diverse ma tutte eccezionali. Se mai avrò la fortuna di fare un decimo di quello che fanno loro, vorrà dire che sto davvero vivendo a pieno la mia vita. Poi ci sono le storie che incontro attraverso il lavoro. Come quella di una delle nostre collaboratrici: era una mamma qualsiasi, viveva nel compound e un giorno è arrivata in uno dei nostri centri nutrizionali con il suo bimbo malnutrito. Dopo quel primo incontro, si è appassionata al programma, si è formata e ora è un punto di riferimento per noi e per la comunità locale, perché sa diagnosticare e curare la malnutrizione.
Che cosa farai quando tornerai in Italia?
Non posso dirlo con sicurezza, perché ho capito che non sempre i programmi vanno secondo i piani. Se mi aveste chiesto la stessa cosa un anno fa, avrei risposto che sarei andata in Inghilterra per crescere come Ostetrica, mentre ora sono ad Ndola. Se mi fermo a pensare a dove sono e a cosa faccio, mi emoziono e anche nella giornata più buia un sorriso spunta sulla mia faccia. Sono sicura però di chi sarò dopo questa esperienza: una ragazza incredibilmente grata per questa opportunità. Questo posto e queste persone saranno per sempre parte di me in qualsiasi luogo mi troverò.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
31/05/2015
Oggi alla Tre Giorni della Comunità Papa Giovanni XXIII iniziano il catecumenato (tempo di preparazione ai Sacramenti dell’Iniziazione cristiana) due donne. Vivono in due appartamenti messi a disposizione da alcuni comuni del Centro Italia, e sono accompagnati nella scoperta delcammino di fede cristiana da Alberto Zucchero, Davide Caroli, Pino Pasolini e Giovanna Fattori, membri della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Samira (nomi di fantasia), 26 anni, viene dalla Macedonia e abita in Italia dai primi anni novanta; ha vissuto nei campi nomadi fino ad un anno fa: tre figli, ha lavorato in un albergo fino alla nascita dell’ultima figlia, ora vive grazie ai lavori saltuari del marito. Jessica, madre di otto figli, è nata in Italia e la sua famiglia è bosniaca; vive grazie ad alcuni sussidi del comune e a qualche lavoretto saltuario. Samira racconta che nella sua famiglia il papà pratica l’Islam, anche se le ha sempre lasciato una certa libertà nelle scelte religiose. «Sono sempre stata affascinata dalla fede cristiana», racconta, «ho sempre voluto seguire a scuola l’insegnamento cattolico, anche se in famiglia si leggeva il Corano».
Questa mattina Samira e Jessica sono state presentate alla comunità cristiana, durante la celebrazione della messa conclusiva della Tre Giorni, presieduta da Don Mino Flamini. Don Minoè membro della Comunità Papa Giovanni XXIII ed era il confessore di Don Oreste Benzi. Le due donne sono state segnate con il Segno della Croce, ed è stato loro consegnato il Vangelo. Per la prima volta hanno assistito alla Liturgia della Parola (le letture della Messa). Ora inizieranno il cammino di preparazione ai Sacramenti, che verranno celebrati nella notte di Pasqua 2016, accompagnati dalla loro comunità cristiana di riferimento all’interno della Comunità Papa Giovanni.
La Papa Giovanni nel mondo ha avviato altri progetti missionari che riguardano le famiglie nomadi; Giovanna Fattori è in partenza per l’India.
Durante la cerimonia Giovanni Ramonda simbolicamente ha consegnato il "mandato missionario”ai membri della Comunità in partenza per i 35 paesi in cui è presente. Una coppia di sposi partirà per il Rwanda; due volontari, Carlo e Antonio, per l'Iraq. Poi ci sono gli avvicendamenti in Camerun, Haiti, Venezuela e Australia. Iniziano così le celebrazioni per i 30 anni dall'invio da parte di Don Oreste Benzi dei primi missionari in Zambia, che culmineranno il 30 e 31 ottobrecon un convegno a Rimini.