COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
16/07/2019
Hanno raggiunto l'Oceano dopo una settimana avventurosa, fra cambi di vento ed assalti dei pirati. Ecco l'avventura della Cooperativa l'Eco Papa Giovanni XXIII di Padova!
Infoline: 3281187801
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
26/06/2019
L'evento parallelo si è tenuto il 26 giugno 2019 durante la 41° sessione regolare del Consiglio dei Diritti Umani sugli impatti ambientali, umani, sociali e culturali dei cambiamenti climatici, concentrandosi sulla necessità di creare sinergie con tutte le parti interessate in modo integrato e coerente, consentendo ai paesi di raggiungere i loro obiettivi secondo l'accordo di Parigi e dell'Agenda 2030
Moderatore
• Maria Mercedes Rossi (APG23) - Discorso
Discorso di apertura:
• Sua Eccellenza Sig. Evan P. Garcia, Ambasciatore Rappresentante permanente straordinario e plenipotenziario - Discorso
Relatori
• Sig. Obiora Okafor, IE su Diritti umani e solidarietà internazionale su "Cambiamenti climatici e solidarietà internazionale" - Discorso
• Sig. Stephane Jaquemet, Direttore della politica ICMC, su "Migrazione legata ai cambiamenti climatici" - Discorso
• Sig. Guillermo Kerber, Professore di teologia (Atelier Oecuménique de Théologie) e membro del consiglio direttivo del Centro cattolico internazionale di Ginevra su "Approccio spirituale ai cambiamenti climatici"; - Discorso
• Sig. Stefano Saldi, rappresentante della Missione permanente della Santa Sede su "Ecologia integrale";
• Sig. Angel Norayma, rappresentante di IIMA dal Venezuela su “Buone prassi in Amazzonia” - Discorso
Il cambiamento climatico è senza dubbio una delle maggiori sfide globali che minacciano, con il suo impatto devastante, l'ambiente e il futuro dell'umanità, esacerbando le disparità esistenti tra i paesi e le vulnerabilità di comunità e gruppi. Per questo motivo, gli Stati e l'intera comunità internazionale sono tenuti a dare una risposta urgente e immediata, rispecchiando lo spirito di una nuova solidarietà internazionale.
Non tutte le regioni del mondo sono ugualmente colpite da condizioni meteorologiche estreme. Le aree costiere e alcune delle regioni più povere del mondo, tra cui gran parte dell'Asia centrale e sud-occidentale, il Corno d'Africa, l'America centrale o il Nord Africa, sono particolarmente vulnerabili. Ciò nonostante, l'esposizione a eventi climatici avversi dovrebbe aumentare in tutto il mondo in futuro.
L'aumento della temperatura superficiale, l'innalzamento del livello del mare e l'interruzione dei cicli dell'acqua stanno rimodellando la mappa delle aree vivibili in tutto il mondo. Esiste un chiaro legame tra gli effetti legati ai cambiamenti climatici, le catastrofi ambientali e i crescenti fenomeni di sfollamento e migrazione. Tuttavia, permangono difficoltà nel definire i migranti indotti dal cambiamento climatico e vi sono dubbi sulla necessità di riconoscere formalmente il loro status giuridico, al fine di garantire il rispetto e la protezione dei loro diritti umani.
Al fine di trovare e attuare misure efficaci per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, è necessario un approccio multilaterale.
Come esperto indipendente di solidarietà internazionale, Okafor ha affermato che "i problemi collettivi (...) richiedono soluzioni collettive". Un nuovo modello di partenariati globali e la più ampia cooperazione internazionale da parte di tutti i paesi sono essenziali per affrontare adeguatamente questo problema critico.
Tuttavia, non è abbastanza. È necessario realizzare la solidarietà preventiva. Gli Stati dovrebbero agire secondo il principio "precauzionale" e la nozione di "equità intergenerazionale". Come affermato da Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Si ', il clima è un bene comune che si estende alle generazioni future. Per questo motivo, "non possiamo più parlare di sviluppo sostenibile oltre alla solidarietà intergenerazionale".
In linea con le disposizioni dell'Agenda 2030, la lotta collettiva dovrebbe ispirarsi alla volontà di anticipare, prevenire e ridurre al minimo le cause dei cambiamenti climatici, promuovendo lo sviluppo sostenibile, basato sul rispetto dell'equità, della giustizia sociale e della dignità umana.
Questo evento parallelo si è concentrato sugli impatti ambientali, umani, sociali e culturali dei cambiamenti climatici, concentrandosi sulla necessità di creare sinergie con tutte le parti interessate in modo integrato e coerente, consentendo ai paesi di raggiungere i loro obiettivi ai sensi dell'accordo di Parigi e dell'Agenda 2030.
In tutto questo complesso discorso, in che modo la solidarietà internazionale può aiutare a superare le attuali sfide? In che modo il grido dei poveri e il grido della terra dovrebbero essere ripresi dagli Stati membri e da tutte le altre parti interessate attraverso un nuovo spirito di solidarietà internazionale?
Di conseguenza, i relatori hanno affrontato aspetti correlati, in primo luogo le preziose intuizioni dell'esperto indipendente per i diritti umani e la solidarietà internazionale, seguite da altri esperti e rappresentanti della società civile che hanno chiarito alcuni aspetti di questa complessa questione.
Lo scopo dell'evento parallelo era anche quello di condividere il nostro approccio spirituale sull'argomento, dando risalto al concetto di ecologia integrale e concentrandoci quindi sulla migrazione indotta dal cambiamento climatico. Infine, l'evento mirava a presentare esempi di migliori pratiche esistenti, misure sostenibili e politiche adottate in particolare dai gruppi della società civile.
Co-organizzatori:
• Missione permanente delle Filippine presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra;
• Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (APG23);
• New Humanity
• Istituto Internazionale di Maria Ausiliatrice dei Salesiani di Don Bosco (IIMA);
• Vides International;
• Associazione Teresiana;
• Compagnia delle Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli;
Altri co-sponsors
Missione permanente della Repubblica delle Figi presso l'Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra
Dominicans for Justice and PeaceForum della ONG di Catholic Inspired (CINGO) a Ginevra;
ICMC;
Association des Educatrices Compagnie de Marie Notre Dame;
IOLDCs
Franciscans International
Foundation for GAIA
Geneva Interfaith Forum on Climate Change, Environment and Human Rights
Brahama Kumaris
International Youth and Student Movement for the United Nations
World Council of Churches
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
20/06/2019
C'è tempo fino al 12 luglio per presentare la domanda e fare l'esperienza di servizio civile in Emilia Romagna. Si tratta di 4 posti a Bologna, di cui 2 in assistenza disagio adulto e persone senza fissa dimora; altri 2 in assistenza a persone con disabilità; 2 posti a Rimini per assistenza di minori migranti non accompagnati.
Il 12 giugno scorso è stato pubblicato sul sito della Regione Emilia Romagna il bando di Servizio Civile Regionale. L'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ha disponibili 4 posti in provincia di Bologna nei progetti "Condividiamo la strada" e "Un posto per tutti" nel campo della disabilità e del disagio adulto, e 2 posti in provincia di Rimini in progetti di assistenza a minori richiedenti protezione internazionale.
Scopri i progetti e come partecipare
Cos'è il servizio civile regionale
Il servizio civile è un'esperienza di formazione e volontariato rivolta dalla Regione Emilia-Romagna ai giovani fra i 18 e i 29 anni. Consiste in un anno di attività di impegno civico concreto, in Italia all'interno di un progetto presentato da un ente accreditato. I campi di intervento vanno dal servizio a persone in situazione di disagio, ad attività educative negli enti pubblici; dall'impegno fra le emergenze dei Paesi del sud del mondo al supporto alle attività culturali degli enti pubblici.
Il servizio civile regionale impegna 25 ore a settimana e prevede un rimborso spese di 433,80 euro mensili.
A questo si affiancherà nel prossimo agosto il bando il bando nazionale del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale in cui la Comunità avrà a disposizioni posti in tutta Italia ed all’estero. Per quest’ultimo vi terremo aggiornati!
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
19/06/2019
Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile, Movimento dei Focolari Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Save the Children Italia si mobilitano contro la produzione sul suolo italiano di armi pesanti vendute all'Arabia Saudita e ai suoi alleati, e destinate alla guerra in Yemen. La Comunità Papa Giovanni XXIII aderisce e rilancia, come appartenente alla Rete Italiana per il Disarmo.
«È previsto fra due giorni - la mattina di giovedì 20 giugno - l’arrivo nel porto di Genova di un’altra nave-cargo saudita, la Bahri Jazan, con il probabile intento di imbarcare i 4 gruppi elettrogeni della Teknel che, a seguito delle mobilitazioni dei lavoratori portuali, erano stati trasferiti nelle scorse settimane al Centro smistamento merci (Csm) per essere ispezionati. Ancora una volta rinnoviamo il nostro appello al Governo a sospendere immediatamente l’invio di ogni tipo di materiale militare destinato all’Arabia Saudita e contestualmente invitiamo le maestranze del porto di Genova a non prestare il proprio servizio per operazioni di carico di merci e materiali militari o di uso duale destinati ai sauditi», si legge nel comunicato stampa congiunto.
Terzo settore e mondo cattolico italiani sono mobilitati, leggi l'articolo sugli armamenti prodotti in Italia e diretti in Yemen pubblicato dalla rivista online SempreNews.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
07/06/2019
«Le motivazioni della Consulta mettono una pietra tombale su ogni proposta di regolamentazione della prostituzione in Italia». E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Papa Giovanni XXIII, in merito alle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale circa le questioni sulla legge Merlin sul favoreggiamento della prostituzione sollevate dalla Corte d’appello di Bari in merito al processo sulle escort.
«Da ora in poi se qualche politico italiano volesse regolamentare la prostituzione, allora dovrebbe prima abrogare la nostra Costituzione. -continua Ramonda - Questa sentenza va di pari passo con quanto dichiarato dal Capo dello Stato lo scorso 8 Marzo, il quale aveva definito la prostituzione come “un'infame schiavitù del nostro secolo, alimentata da uomini, di ogni età e censo, che approfittano di queste povere donne”».
«Oggi è una grande vittoria per quanti si battono per la liberazione delle ragazze vittime di tratta. Una battaglia iniziata dal nostro fondatore, Don Oreste Benzi, esattamente 30 anni fa, nel 1989. - conclude Ramonda - Oggi rivolgiamo un appello al Parlamento e al Governo: non restate sordi a questa sentenza, rendete più dure le pene per i magnaccia e introducete sanzioni per i clienti che sono corresponsabili di questa schiavitù».
La Comunità Papa Giovanni XXIII in 30 anni di attività ha liberato dalla strada e accolto oltre 7000 ragazze vittime del racket della prostituzione. Ogni settimana è presente con 28 unità di strada e 120 volontari per incontrare le persone che si prostituiscono e proporre la liberazione immediata. Promuove, insieme ad un cartello di associazioni - tra cui CISL, AGESCI, Azione Cattolica, Forum Famiglie, Rinnovamento dello Spirito - l'iniziativa Questo è il mio Corpo, campagna di liberazione per le vittime della tratta e della prostituzione. La proposta, ispirata al modello nordico, ha l'obiettivo di ridurre sensibilmente il fenomeno colpendo la domanda e sanzionando i clienti delle persone che si prostituiscono.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
25/05/2019
«Sono commosso — ha detto Padre Fabrizio Valletti (foto di Riccardo Ghinelli) alle mamme ed ai papà delle case famiglia e delle case di accoglienza che affollavano la platea — perché devo molto a Don Oreste Benzi».
Padre Valletti ha ricevuto il 26 maggio a Forlì, al raduno internazionale della Comunità Papa Giovanni XXIII, il Premio Internazionale Don Oreste Benzi, subito annunciando che avrebbe devoluto il dono del viaggio ad una giovane coppia in stato di bisogno.
«A Don Oreste Benzi mi accomunava una cosa: il ragionare con i piedi. Lo dice Papa Francesco, e l’ho imparato anche da Don Benzi: se una persona non esce di casa, non cammina, non incontra il disagio e la sofferenza, non riesce a commuoversi e a capire quanto l’amore del Signore sia presente nei nostri cuori».
Il premio a Fabrizio Valletti è stato assegnato "per il suo impegno nel proporre positive opportunità di vita ai giovani abitanti del popoloso quartiere di Scampia, all’estrema periferia nord di Napoli".
A Forlì Valletti ricorda un aneddoto: «Un giorno con un gruppo scout di Bologna visitammo le realtà per i carcerati di San Facondino; c’erano ragazzi che toglievano parassiti dalle piante di pomodoro, con tanta cura che sembrava volessero togliere i parassiti da tutta la nostra società».
«Quel giorno ad un matrimonio al momento dell’offertorio ricordo Don Oreste che prese un bambino disabile, e lo diede in regalo agli sposi. Com’è possibile? È un miracolo dell’amore quello di concepire che una famiglia sia capace di superare ogni barriera, paura, timore, quando si mette al servizio del prossimo».
Gli insegnamenti di Papa Francesco e di Don Oreste Benzi
Padre Valletti ringrazia la Compagnia di Gesù e la sua Chiesa: «Sono stato fortunato perché ho sempre obbedito ai miei superiori. Papa Francesco ci sta dando una spinta grande, bisogna proteggere Papa Francesco nella sua sfida — e qui la platea si è liberata in un applauso scrosciante — per la sua spinta a vivere il Vangelo a partire dai piedi».
Padre Valletti, sacerdote gesuita, romano, ha fondato nel 2001 il Centro Hurtado a Scampia, troppo spesso luogo di violenza a causa della dominante presenza della camorra, che governa lo spaccio di droga e l’occupazione abusiva delle case popolari.
Nelle motivazioni si legge che Padre Valletti, “sacerdote in prima linea, ha saputo realizzare una società civile in grado di essere protagonista del proprio futuro, della propria vita, del proprio destino sociale, economico, umano e culturale ed arricchire culturalmente i giovani che vivono circondati dalla bruttezza”.
Grazie al Centro fondato dal gesuita è cresciuta una rete di associazioni che hanno realizzato nel quartiere di Scampia un laboratorio di sartoria, una biblioteca, un’orchestra di bambini, progetti contro la dispersione scolastica, un caffè letterario, corsi di formazione professionale ed infine attività artistiche e sportive.
“Padre Valletti - si piega ancora nelle motivazioni - si è messo a fianco dei giovani di quel quartiere, ne ha saputo interpretare i sogni, aiutandoli ad organizzarsi e portarli avanti in maniera meravigliosa, proprio come don Oreste Benzi, nel suo ultimo discorso alle Settimane Sociali, si auspicava che si facesse”.
Il “Premio internazionale Don Oreste Benzi. Dalla parte degli ultimi. Anno 2019” è promosso dalla Fondazione “Don Oreste Benzi”, l'ente nato con l'obiettivo di promuovere, approfondire e divulgare l'opera ed il pensiero del sacerdote riminese. Questa prima edizione era dedicata a coloro che avessero speso la loro vita tra i giovani.
La giuria, che ha vagliato le numerose candidature, era composta da Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini, Presidente di Giuria, Paola Severini Melograno, giornalista e saggista, Maria Mercedes Rossi, medico e delegata alle Nazioni Unite per la Comunità Papa Giovanni XXIII.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
23/05/2019
Una presa di posizione forte sul terma delle armi che vengono prodotte in Sardegna e vendute ai partner dell'Arabia Saudita impegnati nella guerra in Yemen: Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII ha ammonito oggi pomeriggio i 2000 figli spirituali di Don Oreste Benzi accorsi a Forlì al raduno internazionale dell'Associazione.
«Non possiamo più tacere, supplico tutta la Comunità: dobbiamo prendere in mano una situazione aberrante per cui migliaia di bambini sono vittime. Non è un segreto che l’Italia stia continuando a fornire armi all’Arabia Saudita. Il nostro cammino interiore e sprirituale ci deve portare a scelte globali che incidano nelle scelte pubbliche», ha detto Ramonda in plenaria.
La coalizione guidata dall'Arabia Saudita dal 2015 ha fatto uso di bombe a grappolo, sparizioni forzate e torture (Amnesty International), ha bombardato 2 ospedali di Medici Senza Frontiere, 2500 scuole (Unicef) ed obiettivi civili. La repressione saudita ha causato in 3 anni 20.000 vittime, in un paese che è fra i più poveri al mondo: dei suoi 27 milioni di abitanti, 18 milioni sopravvivono solo con gli aiuti umanitari. Il conflitto vuole costringere alla resa i ribelli indipendentisti sciiti Houthi nel sud del paese, che sono appoggiati dall’Iran.
«È la vita interiore che ci dà il coraggio della verità», ha continuando, rivolto ad una Chiesa in uscita, che si ritrova nello slancio evangelico di Papa Francesco: «Quando camminiamo senza portare la Croce dei fratelli non siamo discepoli del Signore: siamo Vesccovi, Cardinali, Papi, ma non chiamiamoci discepoli del Signore», ha detto Ramonda citando il Santo Padre.
Intanto nelle scorse settimane i portuali genovesi sostenuti dalla Filt Cgil nazionale e da alcune Ong, si sono adoperati per boicottare l’imbarco di armi prodotte in Italia e dirette in Yemen.
Giovani in prima linea per l'ambiente
Il giorno prima, fra gli eventi del Raduno internazionale, decine di giovani si erano dati appuntamento al Parco della Resistenza di Forlì: le manifestazioni globali in difesa del clima avevano raggiunto la città romagnola sotto forma di pale e forconi, che per una volta non puntate verso i potenti ma rivolte al servizio. I giovani accorsi dall'Italia e dal mondo si sono uniti ai ragazzi del territorio con un segnale rivolto agli adulti, semplice ma profondo: prendiamoci cura del nostro pianeta.
I ragazzi si sono tirati su le maniche per pulire il Parco della Resistenza di Forlì, unendosi ai giovani di tutto il mondo impegnati nei Fridays for Future, i momenti di attivismo per l'ambiente che ormai sono appuntamento fisso dall'estate dell'anno scorso. In particolare a Forlì per tutta la giornata del 24 maggio giovani e meno giovani hanno colorato la città di verde.
«L'attività nel Parco della Resistenza, coordinata con il Comune, è un modo concreto per sensibilizzare i ragazzi sulla salvaguardia del creato», hanno spiegato gli organizzatori.
3 giorni di appuntamenti in fiera
A Forlì sono accorsi da tutta Italia e dalle circa 500 realtà di accoglienza da 42 paesi del mondo, volontari, simpatizzanti e persone accolte della grande famiglia di Don Benzi. È l'annuale l'assemblea internazionale della Comunità Papa Giovanni XXIII: famiglie, oltre 200 case famiglia, comunità terapeutiche, ma anche Capanne di Betlemme, cooperative sociali.
L'Eucarestia del venerdì delle 18.30 è stata celebrata da Mons. Nicolò Anselmi, Padre sinodale del Sinodo dei giovani. In tarda serata alcuni gruppi di ragazzi hanno incontrato le povertà e le persone senza fissa dimora della città.
Il 25 maggio il segretario Generale della CEI, Mons. Stefano Russo, Vescovo di Fabriano-Matelica, ha celebrato la S. Messa nel pomeriggio. L'assemblea si è conclusa domenica a pranzo con la Santa Messa celebrata da Mons. Nicolas Brouwet, Vescovo di Lourdes: «La Comunità Papa Giovanni XXIII è una piccola Lourdes», ha detto il prelato.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
23/05/2019
La vita è un valore importante fin dal suo primo sbocciare nel ventre materno: questo il grande messaggio che si desidera trasmettere a chi si inoltra tra le varie tombe del cimitero di Fossano. A quei piccoli corpicini, sottratti alla vita troppo presto, è stata infatti inaugurata e benedetta dal vicario don Pierangelo Chiaramello una lapide il 21 maggio scorso, grazie alla sensibilità della diocesi di Fossano Cuneo, del comune di Fossano, del CAV e della Comunità Papa Giovanni XXIII.
La nutrita partecipazione di bambini, mamme e papà, tutti commossi di fronte a questo semplice ma significativo gesto, ha reso il momento incisivo: quei bimbi sono degni di non essere dimenticati e come quel mazzo di fiori bianchi posati ai piedi della lapide, il loro immacolato profumo si espande ovunque!
Un grazie particolare non solo a chi ha reso possibile la realizzazione di questa lapide, ma soprattutto a chi passando in quei pressi si ferma a ricordare quelle brevi ma compiutissime vite.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
23/05/2019
«Mamma dove vai?» Mi chiede mia figlia prima che io esca di casa. Con un sorriso le rispondo che vado a Roma a dire a gran voce che uccidere i bambini quando sono nella pancia della mamma non è giusto. «Ma davvero mamma? C'è un dottore che uccide i bambini nella pancia della mamma? E come fa?» Abbraccio mia figlia, le dico che le voglio bene ed esco di casa.
Come si fa a spigare ad un bambino cosa sia l'aborto? Già, ai bambini va spiegato cosa sia una IVG, non va spiegato loro che è un’ingiustizia, quello lo sanno già, lo si legge nei loro occhi che lo sanno, si legge nel loro silenzio attonito, che sanno che questo abominio è un’ingiustizia.
Per questo sabato 18 maggio eravamo davvero in tanti a marciare, eravamo tanti, con tanti carismi diversi, ma tutti concordi che la vita va difesa come bene non negoziabile. Incontro molti volti conosciuti, la cui presenza esprime tutta la fedeltà al loro impegno per difendere la vita del nascituro, ma anche molti volti nuovi con i quali c'è il proposito di incontrarsi per capire come convergere le forze per una collaborazione sempre più proficua.
Palloncini, colori festanti, tamburi e cornamuse, fischietti e slogan, chi pregava, chi rilasciava interviste, così il popolo della vita ha marciato da Piazza della Repubblica fino a Piazza Venezia per dire un SÌ deciso alla vita e un secco NO alla cultura della morte che sembra voler prevalere. Tra i manifestanti molti canti, sorrisi e confronti, nessun volto corrucciato o arrabbiato: era la vita ad essere la protagonista sui volti delle persone che incontravo o che affiancavo per qualche passo fatto assieme, condividendo qualche parola.
Tra i manifestati una testimone d'eccezione: la figlia di Santa Gianna Beretta Molla, e poi anche il cardinal Burke, il cardinale di Utrecht Eijk e tanti giovani sacerdoti. Famiglie che con i loro passeggini sfilavano di fianco alle associazioni pro-life italiane, ma con piacere e stupore ho notato come fossero presenti rappresentati di associazioni europee. Molto bella questa solidarietà, la vita non ha frontiere né passaporti, la vita è vita e va difesa sempre e ovunque. È stata una bella festa, che a 41 anni dal varo della legge 194/78, il popolo della vita ha voluto indire per chiedere allo Stato di abrogare tale legge, per domandare che non sia più permessa una tale ingiustizia che porta come conseguenza solo un'immensa sofferenza, oltre alla soppressione della vita del nascituro. Abrogando tale legge si risparmierebbero anche dai 200 ai 300 milioni di euro all'anno, che potrebbero essere impiegati nella sanità per renderla più efficiente, si potrebbero sostenere tanti genitori in difficoltà economiche, ricordiamolo, si potrebbero impegnare queste risorse semplicemente per rendere questa società più umana, più giusta, più civile.
Appuntamento quindi al prossimo anno, ad una festa sempre più gioiosa e festante che aspetta anche te, perché quel bimbo nel grembo della mamma è uno di noi!
(Marinella Larcher)
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La marcia del 2017
Roma, 20 maggio 2017. «Uniamo le forze per dare forza alla Vita!». Questo lo slogan attorno al quale circa 25mila persone hanno sfilato per le vie di Roma, nell’assolato sabato pomeriggio. Striscioni di ogni tipo hanno dato voce ai tanti modi con cui milioni di persone, in Italia e nel mondo hanno chiaro che è con la propria quotidianità, col proprio impegno, spesso silenzioso, a volte deriso, che si diventa credibili testimoni della vita.
Diverse le testimonianze che al termine del percorso sono state date al valore inestimabile di questo dono, un valore che non viene meno qualunque sia la fase che la vita attraversa. Testimonianze che è difficile sentir risuonare; a dimostrazione di come il mondo dell’informazione sia dominato da un pensiero di morte che si maschera da giustizia, diritto, libertà di uccidere e di essere uccisi.
Quest’anno, tra le altre, abbiamo ascoltato la testimonianza di Katy, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII, sopravvissuta all’istigazione all’aborto subita da sua madre dopo una violenza subita quand’era solo 12enne. Nella voce di Katy ha risuonato ciò di cui ha il cuore pieno: riconoscenza infinita verso la madre che, seppure così giovane, ha lottato per la sua sopravvivenza. Poi l’incontro con Gesù, con il suo amore infinito e incondizionato che l’ha portata a riconoscere nella Comunità Papa Giovanni XXIII la sua vocazione. Oggi Katy condivide la vita, la sua storia con le ragazze sfruttate, violentate come lo fu la sua giovanissima madre.
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A seguire l’intervento di Roberto Brazzale, un imprenditore vicentino che nella sua azienda ha adottato una politica di sostegno alla genitorialità: ad ogni nascita regala uno stipendio al dipendente che ne è genitore. Brazzale ha tenuto a sottolineare l’urgenza e l’assoluta fattibilità di politiche a favore della famiglia e in particolare a sostegno della natalità. E cosa dire delle parole di Stephane Mercier, docente universitario di filosofia, sospeso dall’insegnamento per aver spiegato agli alunni in cosa consiste l’aborto. E ancora Roberto Panella, dato per morto quando, dopo un incidente, è andato in coma e ha rischiato di morire per eutanasia; oggi è fortemente impegnato a sostenere la vita, per quanto provata sia.
In ultimo la sempre emozionante storia di Gianna Jessen di cui abbiamo già conosciuto i particolari nell’intervista che ha rilasciato a Sempre.
Tanti i bambini che hanno reso una festa il già colorato corteo che con attenzione ha ascoltato la lettura del messaggio che Papa Francesco ha inviato espressamente ai partecipanti e agli organizzatori della Marcia: «… il Santo Padre Francesco è lieto di far prevenire ai partecipanti il suo saluto e auspica che l’evento possa favorire l’adesione ai valori della vita umana e l’accoglienza di tale incommensurabile dono divino in tutta la sua affascinante ricchezza».
(Paola Dal Monte)
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
08/05/2019
«Quando Salvini dice che case famiglia prendono 400 euro al giorno vi assicuro che nel nostro caso non è vero. Diciamo la verità. Prendono 70 euro al giorno, per un ragazzo su due perché metà degli accolti lo sono gratuitamente». Il Presidente della Comunità Giovanni Paolo Ramonda ieri al Senato ha riportato all'attenzione del dibattito nazionale il tema delle case famiglia, in occasione della presentazione, insieme alla Presidente del Senato Elisabetta Casellati, del film Solo cose belle, in uscita a maggio nelle sale di tutta Italia.
«L'accoglienza è possibile grazie al welfare e allo stato sociale, ma anche a chi da la vita, non certamente per i soldi. Molti enti pubblici sono ritardatari nei pagamenti, molto spesso gli enti locali riconoscono le quote affido anche dopo anni; è il caso del Veneto,
dove a fine 2018 abbiamo vinto una causa ricevendo una parte dei contributi che ci spettavano con un ritardo di 30 anni».
Ramonda ha anche risposto alle ipotesi di un business delle case famiglia:
«I ragazzi vengono tenuti oltre il dovuto? Non è vero niente. Quando bimbo può andare in affidamento o adozione siamo i primi, ma non tutti se la sentono di accogliere bimbi gravemente disabili, spesso non adottabili. Li prendiamo perché non hanno nessuno, fino a che muoiono con noi».
«Lo dico per amore di verità, lo dico per onore ai nostri operatori che danno la vita», ha concluso.
Salvini ha chiesto una commissione sulle case famiglia
Il Vicepremier Matteo Salvini durante il Congresso Internazionale delle Famiglie che si è svolto dal 29 al 31 maggio 2019 a Verona ha preso una posizione forte sul tema dell’accoglienza dei minori fuori famiglia: «Ribadisco l’intenzione di chiedere l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle case famiglia, per verificare la situazione delle decine di migliaia di minori che troppo spesso sono ostaggi di chi fa business sulla pelle dei bambini».
E immediatamente, il 2 aprile 2019, la Lega ha depositato al Senato e alla Camera la proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività di affidamento di minori alle case famiglia. Fra gli obiettivi dichiarati, quello di «Fare chiarezza sul numero dei minori coinvolti, in quali strutture siano ospitate e se quest’ultime rispettino gli standard minimi su servizi, assistenza, costi e trasparenza», come hanno spiegato ad Avvenire i capigruppo della Lega Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. Salvini aveva appena annunciato: «Andremo città per città a visitare una per una queste case famiglia, magari con una commissione d’inchiesta».
E il benvenuto è arrivato da chi di case famiglia se ne intende. Don Oreste Benzi coniò il termine ‘case famiglia’ nel 1973; oggi sono circa 300 in Italia le vere case famiglia multi-utenza complementare, ispirate al suo modello. Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, nell'articolo dell'inviato Lucia Bellaspiga sulle pagine del quotidiano cattolico, si è rivolto direttamente al leader leghista: «Lo spero vivamente, che venga a visitarle e a conoscerle».
L'ipotesi di un business delle case famiglia
Entrando nei dettagli, Matteo Salvini ha ipotizzato un business per le case famiglia di milioni di euro, con rette da 400 euro al giorno a bambino. Gli risponde il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Paolo Ramonda: «Le rette medie che ci vengono riconosciute dalle istituzioni sono di 50/60 euro al giorno, per rispondere alla disabilità. Si può arrivare a 100 euro al giorno per i casi più gravi. Stiamo parlando di ragazzi con handicap così gravi che nessuno si occuperebbe di loro, di persone in stato vegetativo, con la spina bifida, con forme di autismo grave, con malattie genetiche».
«Sono accoglienze che in strutture specializzate costerebbero alla sanità pubblica — continua Ramonda — anche 700 euro al giorno. E grazie alle generose offerte dei privati e al 5x1000 possiamo occuparci dei tanti per i quali non riceviamo nessuna retta. Per un accolto su due nelle case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII non riceviamo nessun contributo dallo Stato».
Cosa sono le VERE case famiglia
Le case famiglia multi-utenza complementare della Comunità Papa Giovanni XXIII sono caratterizzate da una figura materna e da una paterna, che vivono 24 ore al giorno con i propri figli, naturali ed accolti. Non vi sono operatori a turno, ma si vive una vera esperienza familiare. In casa famiglia gli accolti possono restare fino all’autonomia, alla vecchiaia o alla morte, ma quando è possibile l’obiettivo è quello del rientro nella famiglia d’origine, o l’inserimento in una famiglia affidataria o adottiva. In questo tipo di case sono accolti in Italia 700 minori e 1600 adulti.
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Salvini porta il business delle Case Famiglia da Fabio Fazio
Il 12 febbraio 2015 il leader della Lega Nord era stato intervistato da Fabio Fazio durante la trasmissione “Che tempo che fa”, e già allora propose in diretta tv: «una Commissione di inchiesta sulle case famiglia, che sono un business che lucra sulla pelle dei bambini arrivando a costare fino a 400 euro al giorno».
«Caro Salvini, accusare le case famiglia di fare “business sulla pelle dei bambini” significa gettare fango in maniera generica su una risposta preziosa e insostituibile con cui centinaia di coppie scelgono di fare da padre e madre di bambini e ragazzi, molti anche con gravi handicap, che non possono più stare nelle loro famiglie di origine», era stato il commento di Ramonda il giorno successivo.
Case famiglia, un termine ambiguo
«Il problema», ha proseguito allora Ramonda, «È che da quando sono stati chiusi i vecchi istituti, molte strutture si fregiano del nome di casa famiglia, mentre invece non hanno un papà e una mamma, come avviene nelle vere case famiglia, ma operatori a turno, che oltre a costare molto di più, non rispondono al bisogno primario del minore di avere una famiglia».
Proprio la settimana precedente la Comunità Papa Giovanni XXIII aveva presentato alla Commissione parlamentare sull'infanzia la proposta di modificare la legge 184/83 sull’affido e l’adozione dei minori, chiedendo di distinguere le comunità familiari, caratterizzate dalla presenza stabile di una mamma e un papà, dalle comunità educative, gestite da operatori a turno.
«Quelle di cui parla Salvini non sono case famiglia» concluse Ramonda. «Su questi temi si fa una gran confusione che non aiuta certo a dare ai bambini le risposte di cui hanno bisogno. Invitiamo Salvini a visitare una delle case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, per poter constatare di persona come si vive al loro interno», fu il primo invito rivolto al capo del Carroccio.
L’invito è stato invece raccolto a Natale 2018 dal premier Conte. La riflessione sul business delle case famiglia sarà ora un'occasione di visita per il leader Salvini?
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
07/05/2019
«La Comunità Papa Giovanni XXIII si raccoglie in preghiera per la salita al cielo di Jean Vanier, che è stato per tutti noi una testimonianza di condivisione con i più poveri, in modo particolare le persone con disabilità».
Così Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità di Don Benzi, saluta Jean Vanier, fondatore delle comunità de L’Arche, che si è spento oggi a Parigi.
«Il suo invito a far sì che le comunità siano luoghi di perdono e di festa, lo abbiamo fatto nostro. Lui lo chiedeva soprattutto a chi faceva esperienza di accoglienza dei più poveri», continua Ramonda, intervistato in areoporto a Roma mentre si appresta a partire per Gerusalemme.
Il successore di Don Benzi è atteso in tarda serata in visita alla casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII nella Città Santa.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
02/05/2019
Per il quarto anno consecutivo si marcerà lungo le strade della Toscana, da Firenze a Viareggio, per dire “basta!” alla prostituzione, una forma moderna di tratta che riduce in schiavitù centinaia di ragazze, molte delle quali minorenni.
La partenza è prevista per le ore 19 di venerdì 3 maggio 2019, a Firenze (Parco delle Cascine), dove Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, farà il suo intervento, seguito nelle varie tappe della staffetta dalle testimonianze di giovani donne sopravvissute alla tratta, oggi integrate.
Si marcerà tutta la notte fino ad arrivare a Viareggio, il giorno successivo: l’arrivo è previsto per sabato 4 maggio alle 17,30 in Piazza Mazzini.
Importante in questa edizione anche il sostegno di Unicoop Firenze e delle sezioni fiorentine dei soci, che in collaborazione con la Comunità Papa Giovanni XXIII hanno attivato un progetto di accoglienza e reinserimento lavorativo di vittime uscite dalla tratta. Con il patrocinio del Comune di Firenze.
Quest’anno saranno presenti alla marcia podistica anche i partner del progetto europeo “RIGHT WAY - Building integration pathways with victims of human trafficking” (AMIF-2017-AG-INTE), che mira a sviluppare un percorso di integrazione olistico e duraturo per l'inclusione economica e sociale di donne nigeriane vittime della tratta. Attraverso il progetto sarà realizzato un percorso pilota per sostenere l’integrazione economica e sociale delle vittime nelle città di Trieste, Faenza, Senigallia, Vicenza, Firenze, Lamezia.
Il partenariato, coordinato dalla Comunità Papa Giovanni XXII, comprende organizzazioni con una riconosciuta esperienza nell’assistenza e nell’integrazione di vittime di tratta: Caritas di Vicenza, Trieste, Senigallia, Pescara, Faenza e Comunità Progetto Sud. Il partner belga ICMC Onlus si occupa di integrazione di persone vulnerabili, come rifugiati, richiedenti asilo, vittime di tratta attraverso programmi di protezione e assistenza umanitaria.
Da produttrici di miele al mestiere di pellettiere
Dopo aver inserito in questi anni nella produzione del miele 20 giovani vittime di tratta e averne formate un centinaio nell’ambito della ristorazione, la Cooperativa Il Pungiglione non si ferma qui. «La nuova esperienza che realizzeremo nel corso del 2019 – spiegano gli operatori della Comunità Papa Giovanni XXIII – è il coronamento di un sogno che coltiviamo da anni: l’apertura di un laboratorio in Provincia di Firenze che prevede la produzione di borse in pelle, maglie con disegni, semilavorati forniti da marchi importanti». Il laboratorio verrà portato avanti inizialmente da membri della Cooperativa insieme a 2 giovani vittime di tratta per arrivare, nello sviluppo-previsione, all’inserimento lavorativo di 10 giovani donne. La formazione professionale specifica verrà garantita grazie alla sinergia tra Cisl di Firenze, un gruppo di pellettieri in pensione e l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Il progetto, che ha tra i partners l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e la Cooperativa Il Pungiglione, sarà possibile grazie al finanziamento della Cassa di Risparmio di Firenze e ad un progetto europeo che coinvolge enti ecclesiali e del terzo settore, compreso l’impegno di Unicoop Firenze per il 2019.
(irene ciambezi)
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Firenze contro lo sfruttamento della prostituzione, le scorse edizioni
Centinaia di magliette gialle con la scritta «Questo è il mio corpo. Un’altra strada è possibile»: anche quest’anno da Firenze a Viareggio si marcerà contro lo sfruttamento delle donne ai fini della prostituzione. Il 4 e 5 maggio 2018, oltre 120 chilometri verranno o percorsi in 23 ore dai podisti, tutti a piedi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della tratta delle donne per lo sfruttamento sessuale: saranno oltre 500 le persone coinvolte. E il 3 maggio 2018, alla vigilia dell'evento, un seminario ed una veglia di preghiera aiuteranno i fiorentini a trovare le chiavi di lettura per un'emergenza che riguarda la loro città'arte e tutta Italia.
giovedì 4 maggio 2018
ore 10.00
Auditorium di Sant’Apollonia Via San Gallo 25/a - Firenze
SEMINARIO “Un’altra strada è possibile”
Interverranno: Giuseppe Creazzo – Procuratore capo, Procura di Firenze
Stefania Saccardi - Assessore alle politiche sociali, allo sport e alla sanità della Regione Toscana
Federico Gianassi - Assessore della sicurezza urbana del Comune di Firenze
Silvestro Montanaro - Giornalista e documentarista
Rachel Moran - Attivista e scrittrice irlandese
Don Fabio Marella - Vice direttore della Caritas di Firenze
Giorgio Malaspina - Comunità Papa Giovanni XXIII, coordinatore della campagna “Questo è il mio corpo”.
ore 21.00
Chiesa parrocchiale di Santa Maria a Novoli - Via Giardino della Bizzarria 18 - Firenze
VEGLIA DI PREGHIERA “Mandati a liberare dalle schiavitù: la tratta degli esseri umani interpella la nostra coscienza”
Organizzata da: Arcidiocesi di Firenze, Centro Diocesano Migrantes di Firenze, Azione Cattolica di Firenze, Comunità Papa Giovanni XXIII
venerdì 4 e sabato 5 maggio 2018
Terza edizione STAFFETTA PODISTICA per la liberazione delle ragazze vittime di tratta
Partenza il 4 maggio a Firenze in Piazza Dalmazia alle ore 18.00 e arrivo il 5 maggio a Viareggio in Piazza Mazzini alle ore 18.00
In occasione della staffetta, sostieni l'attività in strada a Firenze
Serena è una volontaria dell’Unità di Strada della Comunità Papa Giovanni XXIII. Ogni settimana incontra le ragazze vittima di tratta per offrire loro aiuto e supporto. In occasione della staffetta ha deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi per sostenere le uscite di un anno in strada. Sostienila anche tu.
Tra venerdì 5 e sabato 6 maggio 2017 centinaia di persone tra associazioni, gruppi giovanili, scout, comuni cittadini e anche assessori, sindaci, hanno indossato la stessa maglietta, per dire no allo sfruttamento della prostituzione, lungo 120 chilometri di strade della Toscana. Uniti alla Comunità Papa Giovanni XXIII da luglio 2016 in prima linea nel promuovere, con parlamentari di diversi partiti, la proposta di legge finalizzata a fermare i clienti delle prostitute, coloro che finanziano lo sfruttamento della prostituzione e il traffico di esseri umani che ne è all’origine. Corridori coraggiosi si sono alternati per 24 ore su strade urbane ed extraurbane da Firenze a Viareggio, attraversando alcuni comuni toscani dove si rileva il maggior numero di vittime dello sfruttamento sessuale, nonostante il Progetto regionale Satis per la tutela delle vittime: Campi Bisenzio, Prato, Agliana, Montecatini, Altopascio, Lucca, Pisa, Vecchiano e Viareggio.
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Nel quartiere della periferia di Firenze, è intervenuto Giovanni Paolo Ramonda spiegando l'impegno della Comunità di don Benzi a fianco delle vittime di tratta in tutta Italia. Serena Perini, consigliera comunale e membro della Comunità, ha lanciato la Campagna antitratta Questo è il mio corpo. Con l’occasione è stato promosso anche il libro Non siamo in vendita. Schiave adolescenti lungo la rotta libica. Storie di sopravvissute dell’Editore Sempre Comunicazione.
Tra le tante storie di vittime, ha colpito la testimonianza di una diciassettenne nigeriana sopravvissuta accolta dalla Comunità Papa Giovanni XXIII che in Piazza Dalmazia ha spiegato: «I clienti sapevano che ho 17 anni, ma non gli interessava niente: dobbiamo fermare gli uomini che usano il corpo di tante ragazzine come me. I clienti devono sapere che anche noi siamo delle persone!».
E l’Assessore al Welfare e alla Sanità del Comune di Firenze, Sara Funaro, le ha risposto: «Noi ci siamo! Tutte le ragazzine devono vivere la propria giovinezza in mezzo all'allegria e alla ricerca di un futuro migliore. Chi le porta in strada deve essere condannato in maniera pesante senza se e senza ma. Le piazze stanno cambiando e possono finalmente coinvolgere sempre più la popolazione anche su questi drammi».::
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Anche il Sindaco di Altopascio, Sara D’Ambrosio ha manifestato tutta la sua solidarietà per le donne schiave del sesso sul suo territorio. Ma oltre alle autorità al femminile, di tappa in tappa, si aggiungono altre voci.
Ad Agliana, sono i giovani scout del gruppo di Pistoia a colorare la staffetta e a raccontare la toccante esperienza del primo contatto con chi vive la notte in strada da cui è nata poi l’iniziativa di coinvolgere l’onorevole Bini prima firmataria della proposta di legge.
Un messaggio originale sul significato della liberazione delle vittime di tratta arriva anche dal Presidente del Consiglio comunale di Pisa, Raniero del Torto. «Si corre con il corpo per esprimere un senso di libertà; si corre su una strada che non dovrebbe esistere per la prostituzione per creare un collegamento. Si corre con una staffetta perché ognuno deve portare il suo contributo».
A Viareggio, Marta Graziani, Missionaria dell’Immacolata Padre Kolbe dà una nota in più al senso di questa maratona di solidarietà. «Che la strada diventi come il salotto di casa nostra, un luogo dove poter accogliere e creare relazioni umane» e non un posto in cui sfruttare le persone più vulnerabili.
Foto di Daniele Barresi