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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
25/02/2021
Schiave cinesi: la prostituzione invisibile
La nostra operatrice Irene Ciambezi spiega a Le Iene come funziona la prostituzione nei centri massaggi. «I clienti erano tutti italiani — dice una vittima piangendo —. Venivano dalle 8 a mezzanotte. Anche 10 al giorno». Vedi il servivizio completo  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
24/02/2021
Covid e carcere: il webinar
Covid-19 e carcere: una emergenza nell’emergenza. Mentre le varianti del coronavirus mettono a dura prova il piano di contenimento e di cura della pandemia, oltre 53 mila persone vivono rinchiuse nelle carceri italiane in condizioni di promiscuità: un rischio enorme per loro, per i familiari, per il personale che lavora negli istituti penitenziari.    Nell’ottica proposta dal neo-presidente del Consiglio Mario Draghi di «trasformare la crisi della pandemia in opportunità», la Comunità Papa Giovanni XXIII ha organizzato per giovedì 25 febbraio alle ore 10:30  un seminario dal tema  Carcere, Covid-19 e Comunità  che potrà essere seguito sulla pagina Facebook della Papa Giovanni o sul sito  www.apg23.org/it/lifeapg23tv/   L’obiettivo, spiegano gli organizzatori, è «cogliere gli  elementi di crisi del sistema attuale  e offrire valide  proposte alternative  da sottoporre al nuovo Governo».   Il confronto prevede gli interventi di  Riccardo Turrini Vita,  Direttore Generale della formazione, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria;  Giovanni Paolo Ramonda,  Presidente Comunità Papa Giovanni XXIII;  Patrizio Gonnella,  Presidente Associazione Antigone;  Alfredo Bazoli,  Deputato della Commissione giustizia;  Marcello Marighelli,  Garante dell'Emilia Romagna delle persone private della libertà personale;  Bartolomeo Barberis,  Responsabile Comunità Terapeutiche della Giovanni XXIII. Al termine un “question time” con il giornalista di Avvenire  Pino Ciociola.  Il nuovo libro di Giorgio Pieri Nel corso dell’incontro  Giorgio Pieri, autore del libro  Carcere, l’alternativa è possibile   (Sempre Editore, in libreria dal 18 febbraio) porterà una testimonianza sul funzionamento delle Comunità Educanti con i Carcerati (CEC).    «Il carcere attuale è superato — sottolinea Pieri —. Oltre a essere pericoloso per la pandemia, non funziona nel suo scopo rieducativo dato che ogni 1000 persone che terminano la pena, in media 750 tornano a commettere reati spesso peggiori. Nelle comunità invece i delinquenti si pentono davvero e quando escono, tranne una minoranza che non supera il 15%, sono persone nuove, non più un problema ma una risorsa per la società».   E denuncia: «Per affrontare l’emergenza Covid, lo stato è disposto a finanziare l’accoglienza in comunità. E’ una bellissima notizia. Purtroppo pur avendo molte associazioni dato la propria disponibilità, molte comunità restano vuote;sono stati occupati meno di un quarto dei posti disponibili». Anche di questo si occuperà il webinar.
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23/02/2021
Oscar, papà  di casa famiglia e infermiere contro il Covid
Un anno fa Oscar era al lavoro come ogni giorno. Ma non era un giorno come gli altri. Poco prima della fine del suo turno arrivò la notizia che ha dato inizio alla situazione in cui ancora oggi stiamo vivendo:il famigerato virus era arrivato in Italia. Il turno quel giorno durò 56 ore. "Fu come una valanga" ricorda Oscar.       Oscar, infermiere di professione, lavora all’ospedale di Codogno, la prima città italiana ad affrontare l’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus. Ma Oscar è anche il papà di una delle nostre Case Famiglia. Per continuare a lavorare capì che doveva proteggere i suoi cari. Iniziò a dormire nel ripostiglio, adibito a cameretta di fortuna, a mangiare distante da tutti. Lasciava scarpe e vestiti in cortile, si lavava con attenzione meticolosa. Per mesi i suoi figli e sua moglie Daniela hanno dovuto fare i conti con la sua presenza “a distanza”. Oggi le precauzioni sono divenute una routine. La parola chiave secondo Oscar è l'amore che "ti porta ad avere cura dei tuoi cari, ad essere attento e a rispettare le regole".    
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19/02/2021
Don Oreste Benzi torna Sulla Via di Damasco
Lo scorso 14 Febbraio, domenica di San Valentino, la trasmissione di Rai 2 Sulla Via di Damasco ha voluto celebrare la festa degli innamorati raccontando la rivoluzione d’amore di don Oreste Benzi. Un grande apostolo della carità, follemente innamorato di Dio, che si è fatto carico di tante sofferenze umane.   «Questa è la Chiesa della Resurrezione, questa è la mia Chiesa. - spiega don Benzi in un raro filmato -Qui conserviamo il Pane della Vita, Cristo. Qui, a notte inoltrata partiamo per andare a cercare coloro che sono schiavizzate con lo sfruttamento della prostituzione».         All’interno del programma Giovanni Paolo Ramonda, primo successore di Don Benzi e Presidente della Comunità Papa Giovanni XXII è stato intervistato da Eva Crosetta. «Ancora oggi, - ha detto Ramonda - dopo oltre 50 anni, le nostre case famiglia accolgono bimbi, sofferenti, che ritrovano un papà e una mamma, dei fratelli, per vivere una vita reale e di bellezza». Anche lui, con la moglie Tiziana, ha una numerosa casa famiglia.    Dalla Capanna di Betlemme di Chieti, un altro esempio dello stile di accoglienza ideato da don Benzi. «Qui accogliamo chi non ha più nessuno. - ha spiegato Luca Fortunato - Accogliamo innanzitutto persone senza dimora che oggi purtroppo sono per l’80% di nazionalità italiana. Don Benzi diceva di incontrare sempre tutti, perché da quell’incontro può sempre nascere qualcosa».
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18/02/2021
Papa Francesco videochiama donne vittime di tratta
Stamattina Papa Francesco ha fatto una videochiamata a sorpresa alle donne liberate dalla prostituzione accolte presso una casa famiglia della Papa Giovanni XXIII, in provincia di Ancona. Le giovani ospiti, incredule, sono donne salvate dal racket della prostituzione e liberate dalle unità di strada della Comunità di don Benzi. La videochiamata è stata effettuata nel corso di un'udienza privata presso il Palazzo Apostolico con don Aldo Buonaiuto, sacerdote della Giovanni XXIII, da anni impegnato a favore delle ragazze schiavizzate dalla tratta e delle vittime delle sette e nominato dal pontefice “Missionario della Misericordia”.   «Le ragazze non potevano credere ai loro occhi — commenta don Buonaiuto —. Hanno ringraziato il Papa per la sua vicinanza e lo hanno invitato a casa. Ho portato in dono al Pontefice un'effige della Madonna dell'Umiltà di Gentile da Fabriano e le coroncine del Santo Rosario fatte a mano dalle ospiti della casa rifugio con le quali il Santo Padre ha improvvisato una videochiamata».   In uno dei Venerdì della Misericordia, il 12 Agosto 2016, Papa Francesco aveva incontrato le donne liberate dalla tratta della prostituzione accolte in una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII a Roma.
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18/02/2021
Servizio Civile, boom di domande
Sono 882 in totale, 495 per i progetti in Italia e 387 per i progetti Caschi Bianchi all’estero, i giovani che tra dicembre 2020 e febbraio 2021 hanno scelto di candidarsi per l’esperienza di Servizio Civile con la Comunità Papa Giovanni XXIII a fronte di 339 posti disponibili.   «Siamo contenti dell'ampia risposta che i giovani hanno dato al bando, in linea con il dato nazionale che ha registrato un boom di domande: 125mila su 46mila posti disponibili. Significa che i ragazzi vogliono tornare ad essere protagonisti soprattutto dopo questo difficile anno in cui la pandemia ha costretto tanti ragazzi a rimanere relegati in casa». E' il commetto di Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII.   Ora dai primi di marzo i giovani saranno impegnati nei colloqui di selezione: le date e tutti gli aggiornamenti sul sito serviziocivile.apg23.org.   «Scegliere il Servizio Civile significa scegliere di coinvolgersi, attivarsi e dare il proprio contributo per la costruzione di una società più giusta ed inclusiva. — continua Ramonda — Ci uniamo alla CNESC (Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile), di cui la Comunità è parte, nel richiedere al nuovo Governo di farsi carico delle proposte già avanzate per l’ampliamento e la stabilizzazione del numero di posti messi a bando annualmente, per il miglioramento del processo di stesura e deposito di programmi e progetti e per un aumento del monitoraggio».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
15/02/2021
Vaccini: «I brevetti non siano ostacolo per paesi poveri» 
La Comunità Papa Giovanni XXIII si unisce all'appello del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e di Caritas Internationalis per l’ equo accesso ai vaccini anti-COVID e ribadisce con ferma convinzione l’importanza che il vaccino, i necessari strumenti di prevenzione, trattamento e diagnosi e le conoscenze medico-scientifiche cruciali per fronteggiare la pandemia siano messi a disposizione di tutti i popoli come bene comune.   Riprendiamo l'affermazione di Papa Francesco in occasione del messaggio Urbi et Orbi - Natale 2020: «Non possiamo neanche lasciare che il virus dell’individualismo radicale vinca noi e ci renda indifferenti alla sofferenza di altri fratelli e sorelle. Non posso mettere me stesso prima degli altri, mettendo le leggi del mercato e dei brevetti di invenzione sopra le leggi dell’amore e della salute dell’umanità».   È il momento di rispondere alle problematiche globali con un rinnovato impegno per il multilateralismo e la cooperazione internazionale, nell'ascolto del grido dei poveri e della nostra casa comune. È il momento di soluzioni giuste e lungimiranti a problemi come l'iniquità del debito estero dei Paesi impoveriti, che li priva delle risorse necessarie per la salute e la protezione sociale dei propri cittadini. È il momento di rivedere radicalmente le spese militari, a beneficio di una umanità che soprattutto in questo momento chiede pace e non guerra, medicine e non armi, vaccini e non bombe.   Ci rivolgiamo ai Governi nazionali e alle istituzioni internazionali affinché non lascino intentata alcuna strada per permettere all’umanità intera di beneficiare dei progressi fatti dalla ricerca nella lotta al Coronavirus. In particolare i membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) dovrebbero lavorare insieme per assicurare che i diritti di proprietà intellettuale, quali i brevetti, i disegni industriali, i copyrights etc. non creino barriere alla pronta disponibilità, produzione e distribuzione dei prodotti medici contro il COVID-19, inclusi i vaccini.   Auspichiamo che la salute e la protezione dei più deboli e vulnerabili siano poste al centro delle così tanto attese politiche di ripresa e sviluppo. Infine, chiediamo al governo italiano di farsi guida autorevole di queste istanze nelle sedi internazionali ed europee, perché l'aspirazione alla fratellanza e alla solidarietà internazionale si concretizzi in azioni in grado di garantire ad ogni essere umano la protezione e le cure a cui ha diritto. 
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
08/02/2021
Giornata di preghiera contro la tratta
Ieri sera, alla vigilia di questa giornata, alle porte di Milano, è stata uccisa una donna costretta a prostituirsi. Ancora non si sa se vittima di un cliente o del racket. Vengono in mente le parole che don Oreste Benzi pronunciò ad un funerale di una vittima di tratta: «Oggi non celebriamo un funerale ma il martirio di una nostra sorella. Nessuno può sentirsi innocente. Dobbiamo liberare le schiave». Leggi su Agenzia SIR il contributo di Giovanni Paolo Ramonda,  Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, nella Giornata mondiale contro la tratta dedicata a Santa Bakhita, edizione 2021.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
04/02/2021
Lettera del Presidente Ramonda a Mario Draghi
Egr. Prof. Mario Draghi, Presidente Incaricato alla formazione del nuovo governo Le scrivo in quanto presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata dal Servo di Dio don Oreste Benzi, da molti anni impegnata in Italia e nel mondo a condividere la vita di bambini e adulti vittime di ogni forma di disagio, violenza ed emarginazione. Innanzitutto, vogliamo complimentarci e porgere i migliori auguri per l’importante incarico che il Presidente Mattarella ha inteso assegnarLe. Vogliamo altresì ringraziarla per aver accettato questo importante e gravoso compito, in particolare in questo momento storico in cui il nostro Paese, come il resto della Comunità internazionale, si trova ad affrontare diverse sfide, tanto urgenti quanto prospettiche. Ed è per questo che oltre a ringraziarla e complimentarci ci permettiamo di sottoporre alla Sua attenzione alcuni argomenti, a parer nostro di primaria importanza, in particolare in questa contingenza storica. Le riflessioni di seguito esposte, sono frutto di decenni di impegno, per la nostra Associazione, a fianco delle persone più ai margini della società. Riteniamo che, per quanto si collochi in un momento critico per il nostro Paese, l’attuale crisi di governo possa offrire delle opportunità. La Pandemia, una tragedia globale, ha reso palese la consapevolezza di essere una comunità mondiale, dove il male di uno va a danno di tutti. E’ oggi ancor più diffusa l’idea che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme. In questo momento il Paese è gravido di conflitti sociali e politici acuiti dalla pandemia, che solo se sapientemente e prospetticamente affrontati, può ridursi il rischio che degenerino ulteriormente fino a divenire insolubili. Riteniamo per tanto doveroso chiederle, se lo riterrà, di porre nell’agenda politica del governo che si è impegnato a formare una sostanziale attenzione alla Pace, attraverso l’istituzione del Ministero della Pace, così come declinata nel documento che alleghiamo. Riteniamo che un adeguato investimento per la Pace possa, oltre che garantire una rinnovata stabilità al Governo che si appresta a formare, promuovere un piano di sviluppo e ricomposizione dei conflitti già menzionati. La Pace va sostenuta, curata, pianificata e organizzata. Dal livello locale e quotidiano fino a quello nazionale e dell’ordine mondiale. La nonviolenza” può “diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme”, come in altri termini già sostenuto anche da Papa Francesco. La necessità di una politica strutturale per la Pace è già scritta nella dichiarazione dei diritti umani dal '48 e nella nostra Costituzione; alla scomparsa nel dopoguerra del ministero della Guerra avrebbe dovuto succedervi immediatamente l'istituzione del ministero della Pace accanto a quello della Difesa e dell'Interno. Il ripudio della Guerra come azione attiva e la coesione sociale nazionale necessitano di nuovi assetti organizzativi ministeriali. Tantissimi sono i gruppi sociali e terzo settore che quotidianamente realizzano strategie di sostegno, cura, pianificazione e organizzazione della Pace. Tuttavia riteniamo che manchi una " casa" istituzionale dei costruttori di Pace”. In virtù dell’ampia esperienza maturata anche in chiave sussidiaria da parte dei difensori dei diritti umani nonviolenti, degli educatori alla Pace, di chi lavora per un’economia disarmata, ci pare opportuno che tale risorsa debba essere capitalizzata dalle istituzioni e dalla politica. L’esperienza strategica degli artigiani di Pace deve divenire patrimonio per una politica del bene comune estesa strutturalmente all’intero Paese nei diversi settori di intervento. L'Italia ripudia la guerra e il dettato costituzionale deve assumere il valore che gli è proprio, di forza vincolante e precettiva. Il Paese non può più continuare a sedersi vivendo della “rendita storica” dei nostri padri costituenti, se vuole attuare a pieno quanto essi hanno voluto, non può più limitarsi alla difesa o alla repressione delle minacce alla pace e alla coesione sociale, il cui ruolo indiscusso, da solo, seppur necessario, è insufficiente. Vorremmo che le Istituzioni adottassero la visione prefigurata dalla Carta Costituzionale per cui la costruzione costante ed ininterrotta della pace positiva è onere, compito e funzione pre-condizionale ad ogni altra azione di indirizzo politico ed in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare l’SDG 16, con adeguate infrastrutture pubbliche che le rappresentino a pieno per cura e funzione. Lo Stato ha bisogno di istituzioni in grado di creare Pace e sostenere i gruppi e gli organi della società che quotidianamente costruiscono Pace attraverso un costante impegno per la promozione e la protezione delle libertà fondamentali e dei diritti umani internazionalmente riconosciuti. Non è più rimandabile “organizzare la pace positiva", lo Stato deve poter essere riconosciuto quale "casa di riferimento istituzionale" per tutte quelle forze della società civile che già operano nella costruzione di percorsi e attività di pace. Per questo riteniamo che l'istituzione di un Ministero della Pace risponda allo spirito e alla lettera degli articoli 10 e 11 della Costituzione, del Preambolo e degli articoli 1 e 2 della Carta delle Nazioni Unite, del Preambolo e degli articoli 1 e 28 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nonché della Dichiarazione sul Diritto alla Pace adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 2016. L’istituzione di un Ministero della Pace risponde anche a precise esigenze di giustizia sociale quanto mai attuali e fortemente amplificate dalla pandemia. Solo costruendo giorno dopo giorno la Pace si genera un tessuto sociale positivo, in grado di superare le forze disgreganti, i populismi e le crisi, di reagire alle spinte violente che scaturiscono dai conflitti sociali ed economici e dalle tensioni delle periferie dell’emarginazione e di affermare il valore sommo della dignità umana, della eguale dignità di tutti gli esseri umani. Dire “dignità umana” significa dire che vita e pace costituiscono un binomio indissociabile. In questa ottica, il Ministero della Pace è una risposta innovativa al bisogno di sicurezza umana e benessere ed in grado di informare con nuove visioni politiche strutturali l’educazione, l’economia, i conflitti ed i rapporti locali, nazionali ed internazionali, la giustizia, l’ambiente, la difesa civile e la sussidiarietà verticale e orizzontale col le realtà del terzo settore. Per questo, Signor Presidente Incaricato, rinnovando ringraziamenti ed auguri, vorremmo chiederLe, nell'ambito dei suoi poteri istituzionali, di considerare e sollecitare questa proposta negli incontri che avrà con le forze politiche in vista della formazione del nuovo Governo, affinché la pace con un Ministero della Pace dedicato possa divenire effettivamente una Scelta di Governo.     Giovanni Paolo Ramonda Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
04/02/2021
Quanta bellezza in quelle vite fragili
«Di chi stiamo parlando? Vite vere? Vite da spegnere perché ormai troppo sospinte nell’oltre, oppure vite da trattenere perché fanno ancora parte di una comunità umana?». Se lo chiede Luca Russo nel libro Quanta bellezza. Elogio dei corpi fragili e cultura della cura, Sempre Editore, la cui uscita in libreria coincide con la Giornata nazionale degli stati vegetativi, il 9 febbraio. Luca Russo, pugliese di origine, da oltre 20 anni ad Assisi accoglie con la moglie le vite fragili, rese tali da handicap gravissimi o da pesanti vicende umane. Laureato in Giurisprudenza, ha scelto di tutelare i deboli non nelle aule dei tribunali ma accogliendoli nella propria famiglia. E ora ha deciso di divulgare in un libro la sua versione dei fatti, con un linguaggio contemplativo, a tratti poetico: «Ci sono creature che quotidianamente, fin dal loro venire alla luce, hanno a che fare con la morte, tanto incerta è la loro vita – scrive – Essi, come funamboli, esistono in equilibrio e nessuna rete di protezione è sotto i loro passi.» Sono vite dipendenti da altre vite, che non possono autodeterminarsi, che non possono guarire. Ma, sostiene l’autore, «ogni creatura, sebbene inguaribile, è sempre curabile». Ed è passando «dalla cultura dello scarto alla cultura della cura» che si scopre il valore e il ruolo sociale di queste vite apparentemente «senza peso specifico». Intrecciando il pensiero di Immanuel Kant sul concetto di dignità umana, con le storie vere di Faith, Assuntina, Alfredo e Agnese, Luca Russo attraverso uno sguardo contemplativo riesce a cogliere bellezza e armonia dove uno sguardo superficiale nota solo imperfezione e limite.   E ridisegna l’approccio con la fragilità umana, proponendo di passare dal concetto di uguaglianza – «ogni persona è unica. Non ci sono uguaglianze all’interno dell’umanità» – a quello di equivalenza: «Ognuno vale quanto l’altro». Fino a scoprire che proprio quelle vite che sembrano minori perché dipendono dalle cure di altri, in realtà fanno emergere il meglio dell’umanità. L’autore ha deciso di devolvere i proventi del libro in favore delle case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII ___ LUCA RUSSO Nasce a Foggia nel 1970. Dopo il Liceo Classico e la Laurea in Giurisprudenza presso la LUISS di Roma, conosce la Comunità Papa Giovanni XXIII di don Benzi e inizia un'esperienza di casa famiglia. Nel 1998 apre con Laura, che poi diventa sua moglie, la casa famiglia "Fuori le Mura" ad Assisi, dove tutt'ora vivono con le due figlie naturali e altre persone che sono il cuore da cui nascono le riflessioni di questo testo: bambini affetti da gravi disabilità neurologiche, ragazze vittime di tratta, ex detenuti. Con Sempre Editore ha già pubblicato "L'eutanasia di Dio. Il cuore di un padre di fronte alla debolezza di un figlio" (2016). ___ L’autore presenterà il libro in diretta streaming il 9 febbraio alle 18, discutendone con Angelica Morri, medico specializzato nella riabilitazione delle persone in stato di veglia aresponsiva, e Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII (si potrà seguire sulla pagina Facebook della Comunità Papa Giovanni XXIII e dal sito apg23.org) È possibile accordarsi per interviste all’autore o chiedere copia del libro per recensione.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
02/02/2021
Santa Giuseppina Bakhita, il ricordo di una schiava bambina
Santa Giuseppina Bakhita, nata nel 1869, all'età di 9 anni fu rapita in Sudan e fatta schiava. È stata proclamata Santa nel 2000 da papa Giovanni Paolo II, ed oggi è la santa protrettrice di tutte le donne e degli uomini che sono venduti come schiavi nel mondo. Per tutta la sua vita Giuseppina Bakhita portò sul suo corpo 144 cicatrici, segno delle tragiche esperienze di violenza subìte da bambina. Giunta in Italia dal Sudan, quando le fu permesso di tornare libera, diventò Suor Bakhita nell'Ordine delle Canossiane. Con la sua storia testimoniò la gioia del non sentirsi più sola, ma amata da Dio e dalle consorelle. Giuseppina: un onomastico dal significato importante L'8 febbaio per il nome Giuseppina (femminile di Giuseppe) ricorre l'onomastico, in ricordo appunto di Santa Giuseppina Bakhita, che è scomparsa l'8 febbraio 1947. Dall'ebraico il nome deriva da Yoseph, che ha il significato beneaugurale di "accresciuto da Dio". Così è stato infatti per la famiglia di Giuseppe, papà di Gesù. Bakhita, il film completo In ricordo di Giuseppina Bakhita sono stati realizzati il film "Bakhita" e la miniserie televisiva "Bakhita" in due puntate. Raccontano le torture e le umiliazioni subite dalla Santa, fino alla salvezza trovata grazie ad un commerciante italiano. Il film è stato prodotto con la regia di Giacomo Campiotti nel 2008; la serie TV è andata in onda sulla Rai nel 2009. La giornata di preghiera contro la tratta dedicata a Santa Bakhita L'8 febbraio di ogni anno si celebra dal 2015 (leggi la testimonianza di Irene Ciambezi) la Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, nella memoria di Santa Giuseppina Bakhita. Alla base in quell'anno c'era questo documento finale del Simposio Internazionale della Pastorale di Strada, organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, promosso poi da Papa Francesco sotto forma di Piano d'Azione.  A questo sito sono disponibili oggi tutte le informazioni e il testo della preghiera contro la tratta. Per promuovere la giornata di preghiera dedicata a Santa Bakhita viene utilizzato l'hashtag #PrayAgainstTrafficking .     «Non è una giornata qualsiasi – aveva spiegato nella prima Giornata internazionale, quella del 2015,  l'allora presidente dell’associazione Slaves no more suor Eugenia Bonetti – ma un momento che ci vede tutti impegnati nel sensibilizzare le realtà della chiesa, del governo, dei media, dei privati e delle organizzazioni. Per debellare davvero la piaga della schiavitù della donna».   Promotori della giornata sono Talitha Kum, la Comunità Papa Giovanni XXIII, l'Unioni internazionali dei superiori generali (Uisg e Usg), il Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale, la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Partner sono la Sezione Migranti e rifugiati, Caritas internationalis, l’Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche, l’Anti-trafficking working group, Jesuit refugees service. Santa Bakhita, gli appuntamenti Vuoi rimanere informato sulle prossime iniziative contro la tratta di persone e in ricordo di Santa Bakhita? Lasciaci la tua email ed iscriviti alla newsletter mensile sulla prostituzione e sull'emarginazione.  Inserisci il tuo indirizzo email Privacy policy:Accetto il trattamento dei dati ai sensi della legge per la privacy.   Santa Bakhita 2021 Nel 2021 il tema della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta è stato "Economia senza tratta di persone": la giornata accende così i riflettori su una delle principali cause della tratta ossia il modello economico dominante, i cui limiti e contraddizioni sono acuiti dalla pandemia COVID-19. Ecco l'appello di Papa Francesco lanciato nel 2020.     L'8 febbraio 2021 dalle 10 alle 17 la Comunità Papa Giovanni XXIII ha organizzato una Maratona mondiale di preghiera online, che ha previsto video e testimonianze e coinvolgerà organizzazioni d'Europa impegnate al fianco delle vittime. La Comunità Papa Giovanni XXIII ha organizzato anche altre iniziative di preghiera e riflessione sulla tratta a fini sessuale, in collaborazione con le diocesi di Bari, Catania, Ferrara, Genova, Lecce, Modena, Padova, Piacenza, Treviso, Venezia e altre. Scopri qui gli eventi organizzati in tutta Italia per l'edizione 2021 #FOTOGALLERY:TO2017# Santa Bakhita, gli eventi delle edizioni precedenti Nel 2019 la Comunità Papa Giovanni XXIII ha organizzato eventi nelle piazze di Roma, Verona, Piacenza e Genova.  Nel 2018, gli eventi della quarta Giornata internazionale hanno avuto come filo conduttore il tema “Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla schiavitù!”. Si sono registrate iniziative in tutta Italia per fare memoria dei 21 milioni di schiavi di oggi, vittime di sfruttamento sessuale e lavorativo: Papa Francesco ha incontrato la rete delle associazioni aderenti; a Verona sono intervenuti i vescovi del Triveneto; a Roma la Rete Talità Kum ha promosso una Veglia di preghiera nella Basilica di San Giovanni Laterano. Ferrara ha visto organizzata una serata di testimonianze; a Torino è organizzato un concerto gospel; a Sassari una marcia silenziosa nei luoghi di sfruttamento della donna. Eventi anche a Piacenza e a Rovigo. Papa Francesco contro la prostituzione Il 12 febbraio 2018 in udienza privata Papa Francesco ha incontrato 111 rappresentanti delle diverse organizzazioni che compongono il comitato contro la tratta, ed alcune giovani che hanno vissuto l'esperienza sulle proprie spalle. La Comunità Papa Giovanni XXIII ha accompagnato Blessing, una ragazza di 22 anni liberata dalle unità di strada contro la tratta dopo 8 mesi di prostituzione. Era costretta dai trafficanti che la ricattavano per la restituzione di un debito di 33.000 euro. Lei ha avuto la forza di denunciare il racket nonostante le gravi violenze e ripercussioni che si sono riversate sulla propria famiglia.   L'8 Febbraio 2015 il Santo Padre si esprimeva così: «Incoraggio quanti sono impegnati ad aiutare uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere e spesso torturati e mutilati. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo si adoperino con decisione a rimuovere le cause di questa vergognosa piaga, una piaga indegna di una società civile. Ognuno di noi si senta impegnato ad essere voce di questi nostri fratelli e sorelle, umiliati nella loro dignità».   #FOTOGALLERY:papa# Martina, giovane volontaria delle unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII, così racconta l'incontro con il Santo Padre: È stato un incontro intenso, carico di emozione. Un’ora e mezza di udienza, una sala piccola, ricca di affreschi. Papa Francesco è stato accolto con un applauso fragoroso, dopo una trentina di minuti di silenzio di raccoglimento carico di emozioni. Ad attenderlo eravamo un centinaio; erano tanti i giovani e tanti i giovani immigrati. In particolare c'erano le ragazze nigeriane vittime di tratta. Suor Gabriella, comboniana e coordinatrice di Talitha Kum ha introdotto la nostra presenza, sottolineando come spesso ci si senta impotenti di fronte a questi “prediletti di Dio”.   Il Papa ha risposto alle 5 domande fatte da alcune ragazze africane e da tre giovani di colore: «C’è molta ignoranza sul tema e pare che ci sia poca volontà di comprendere la portata del problema che tocca da vicino le nostre coscienze. Ci vuole coraggio e onestà».   Papa Francesco ha proseguito sottolineando il suo impegno nel denunciare apertamente la tratta come un crimine contro l’umanità, dicendo quanto sia paradossale che molti giovani paghino la libertà dal proprio paese, scappando da guerre, situazioni di povertà, di fame, di miseria, con la schiavitù. «Occorre una presa di responsabilità comune e una più decisa posizione politica», ha detto.   Ai giovani che, anche in occasione del Sinodo 2018, gli hanno chiesto come poter sensibilizzare le persone nel loro quotidiano, ha risposto: «Andate nelle parrocchie, bisogna far aprire le porte all’accoglienza. Nella vita di queste persone ci sono dei segni che potete imparare a leggere, lì incontrate il Signore». E ha chiesto espressamente a Suor Gabriella una presenza di una rappresentanza di giovani che si occupando di tratta: «chiama il cardinale che se ne occupa a nome mio, digli che te l’ho detto io, così fai prima».   Al termine il Papa ha salutato uno a uno i presenti, con una parola particolare per ogni persona. Blessing, visibilmente emozionata, gli ha stretto la mano e gli ha consegnato il libro Non siamo in vendita di Irene Ciambezi: storie di schiave adolescenti lungo la rotta libica.   Alla stazione dei pullman, prima di rientrare a casa, Blessed mi ha confidato: «Qui è esattamente dove sono arrivata con il bus dalla Sicilia e dove ho incontrato per la prima volta la mia maman». Le ho sorriso e le ho detto: «hai avuto coraggio, guarda quante cose sono cambiate da quell’arrivo».     Vescovi del Triveneto riuniti a Verona A Verona oltre 500 persone hanno partecipato giovedì 8 febbraio 2018 alla veglia di preghiera promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in occasione della Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone dedicata a Giuseppina Bakhita. L'evento era presieduto dal patriarca di Venezia Francesco Moraglia, con i vescovi di Verona, Giuseppe Zenti; Vicenza, Beniamino Pizziol; e Adria-Rovigo, Pierantonio Pavanello. «Siamo qui in rappresentanza di tutti i vescovi del Triveneto per partecipare con tutti voi a questo evento che mette in risalto un fenomeno allucinante – ha detto mons. Zenti in apertura, nella piazza che collega la stazione ferroviaria alla chiesa dedicata al Cuore immacolato di Maria –. Dobbiamo entrare nella prospettiva di Dio che salva l’umanesimo da un disumanesimo in cui l’uomo diventa uno strumento, viene usato. Siamo qui per riprendere la consapevolezza della dignità di ogni persona». #FOTOGALLERY:VR2018# (immagini della PhotoGallery: Caterina Balocco) Bakhita e Sonia, vite parallele Impressionante il parallelismo tra la storia di Santa Bakhita, resa presente attraverso le pagine del suo diario raccontate da una suora canossiana, e quella di Sonia, giovane nigeriana da poco sottratta al racket della prostituzione, che ha parlato protetta da un lenzuolo per tutelare la propria identità. Sono passati 130 anni ma l’incredibile serie di torture e violenze subite dalle due fin da bambine sembra la stessa. Con la differenza che per Bakhita l’arrivo in Italia, dopo essere stata venduta la prima volta a 7 anni e aver cambiato 5 diversi padroni, ha rappresentato l’incontro con la libertà. Mentre Sonia, venduta la prima volta a 5 anni, dopo essere arrivata in Italia con un viaggio di tre giorni in mare senza acqua né cibo, dal centro di accoglienza è finita nelle mani di una Madame che l’ha costretta a prostituirsi segregandola assieme ad altre ragazze. «Clienti su clienti, clienti su clienti… avevo lo schifo di quella vita… – ha raccontato Sonia, con voce spezzata – fino a quando una mattina, sul far dell’alba arrivò la polizia e ci liberò tutte». «Fermate i trafficanti, ma fermate anche i clienti! – ha invocato – Siamo lì per costrizione e ogni volta che venite a comprare il nostro corpo, quello si può chiamare soltanto stupro. Fermatevi!». Guarda il video di Telepace http://www.telepace.com/trasmissioni/tg-telepace/migrazione-senza-tratta/ Il Patriarca Moraglia: «Il volontariato non basta, servono leggi giuste». «È difficile prendere parola quando vite e fatti come quelli che abbiamo sentito hanno non solo provocato ma anche ferito interiormente – ha commentato il patriarca Moraglia – che prima della veglia aveva voluto incontrare personalmente, con gli altri vescovi e i volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII, alcune giovani che si prostituiscono a poche centinaia di metri dal luogo in cui si è svolta la veglia –. Il volontariato cristiano è insostituibile, ma ci vogliono leggi giuste che aiutino chi in questo mercato è l’anello più debole, donne che per l’età potrebbero essere figlie, sorelle di chi per divertimento o per abitudine le tratta alla stregua di oggetti da comprare e usare. Santa Bakhita interceda per noi e per le tante Giuseppina Bakhita del nostro tempo». Migrazione senza tratta A coinvolgere nel dramma delle traversate del Mediterraneo da parte di uomini e donne in fuga ci ha pensato Gennaro Giudetti, volontario di Operazione Colomba che ha partecipato ad un salvataggio sulla nave Sea Watch, vedendo morire decine di persone tra cui un bambino di due anni e mezzo. Assieme a lui però anche la testimonianza di una alternativa possibile, attraverso il racconto di Abu Rabia, profugo siriano giunto con il primo “corridoio umanitario”, che gli ha permesso di arrivare in Italia in maniera legale e sicura. Una soluzione che toglie alla radice ogni possibilità di sfruttamento e legame con la criminalità organizzata, che approfitta della vulnerabilità di queste persone per organizzare lavoro nero e sfruttamento della prostituzione. Altra proposta per fermare tratta e sfruttamento di esseri umani è arrivata da Primo Lazzari, vicepresidente dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. «Stasera ci siamo dati appuntamento alle porte della chiesa – ha detto in chiusura – ci siamo incamminati per incontrare chi abita le periferie esistenziali, per riportare dentro le mura, dentro la chiesa, coloro che sono esclusi». E ha invitato a compiere un gesto concreto, aderendo alla Campagna Questo è il mio corpo che punta a fermare lo sfruttamento della prostituzione.   Santa Giuseppina Bakhita, il video dell'edizione 2017 L'edizione del 2017 della celebrazione di Santa Bakhita è stata occasione per i Vescovi di Vicenza e Verona di firmare personalmente, insieme al Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, il proprio impegno personale nella lotta contro la schiavitù della donna in Italia. Le autorità della Chiesa hanno sottoscritto infatti per l'occasione la campagna Questo è il mio corpo contro il racket della prostituzione. A Torino un lungo corteo ha percorso nel 2017 le vie della città. Ecco nel servizio della Rai regionale del Piemonte il racconto di com'è andata.     Leggi le storie, i richiami al mondo politico e le notizie da chi opera al fianco delle donne vittime di tratta: iscriviti alla newsletter mensile  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
29/01/2021
«Bene stop armi Arabia, ora un Ministero della Pace»
«Accogliamo con grande soddisfazione la decisione del Governo di revocare, e non solo sospendere, l'esportazione di armi usate per la guerra in Yemen. Ora l'Italia non è più complice del massacro degli oltre diecimila civili morti nel conflitto. Un risultato frutto di un lungo e tenace lavoro delle associazioni, dei parlamentari delle Commissioni Esteri e del Ministero degli Esteri». E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovani XXIII in merito alla revoca delle autorizzazioni per l'esportazione di missili e bombe d’aereo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti usate nella guerra in Yemen. «L’attuale crisi di governo può aprire delle opportunità. — continua Ramonda — In questo momento in cui il Paese deve mettere in atto ogni sforzo per ricomporre i conflitti sociali e politici acuiti dalla pandemia, auspichiamo che nell’agenda politica del governo che si formerà ci sia l’istituzione del Ministero della Pace. La Pace va sostenuta, curata, pianificata e organizzata». La Comunità Papa Giovanni XXIII promuove, insieme ad un cartello di associazioni, la campagna “Ministero della Pace, una scelta di Governo”. La proposta ha l'obiettivo di far istituire nel prossimo Governo, per la prima volta in Europa, un Ministero che si occupi delle politiche di Pace, sia in Italia che all'estero. www.ministerodellapace.org.
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