COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
20/06/2020
In occasione del 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato Operazione Colomba presenta una VIDEO ANIMAZIONE (3 min. - sottotitoli in ITA) per raccontare la Proposta di Pace per la Siria scritta insieme ai profughi siriani conosciuti nelle tende dei campi profughi nel nord del Libano.
La firmano i volontari di Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII:
«A partire dal 2013 condividiamo, oltre alle difficili condizioni dei campi, anche le speranze e il desiderio di tornare a casa di migliaia di rifugiati siriani.
Abbiamo toccato con mano la durezza di una vita di povertà, l’impossibilità per tanti bambini di andare a scuola, degli adulti di trovare un lavoro degno, di tutti di avere accesso alla sanità e una mancanza di futuro.
E la guerra in Siria non finisce, né finiscono le condizioni di persecuzione e pericolo che hanno causato la fuga di 10 milioni di siriani.
Insieme abbiamo cercato di proteggere chi vedeva quotidianamente violati i propri Diritti Umani fondamentali e cercava accesso a documenti e cure mediche; abbiamo dato vita a Corridoi Umanitari (con altre realtà) per l’Italia e insieme abbiamo scritto una Proposta di Pace per il loro Paese, la Siria.
Una Proposta nata parlando con le persone che più hanno pagato, anche con la vita, il prezzo di una guerra, tra le tende, tra pianti e sorrisi, neve e caldo soffocante.
Abbiamo portato questa Proposta a diverse cancellerie europee, alle Nazioni Unite, al Parlamento Europeo, al Vaticano, a numerose Istituzioni ed Associazioni italiane.
Chiediamo aiuto nel diffondere e far conoscere questo VIDEO, confidando nel fatto che la forza di una proposta nata tra le vittime della guerra possa essere nella solidarietà dell’opinione pubblica.
La video animazione sarà disponibile a partire dal 20 giugno sul nostro sito web e sui nostri canali Facebook e Twitter. Vogliamo creare alleanze costruttive per guarire le ferite della guerra e fare spazio a proposte che non siano di morte ma di vita. Chiediamo di sostenere questo sforzo di costruzione di una pace senza armi e senza violenza!
Grazie».
#PropostaDiPaceDeiProfughiSiriani
#WeTheSyrians
#RefugeesAppealForPeace
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
18/06/2020
“Un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”: questa è la proposta di Papa Francesco, per la realizzazione di una nuova economia che parta dal cuore dell’uomo, più giusta, sostenibile e con un nuovo protagonismo di chi oggi è escluso.
Una proposta, questa, che raccoglie spinte già presenti nella società contemporanea e sogni già espressi da altri, tra cui don Oreste Benzi, il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, che ormai decenni fa ha teorizzato la cosiddetta Società del Gratuito: una società in cui beni e risorse vengono messi in comune e ciascuno riceve nella misura in cui ha bisogno. Una società che fa della condivisione il suo cardine.
La teoria di don Benzi ha trovato applicazione in molteplici progetti intrapresi dalla Comunità, primi tra tutti i centro socio occupazionali e le cooperative sociali nate per dare un lavoro a quelle persone considerate inabili dalla società.
Queste esperienze hanno confermato negli anni come la cura della persona e dei suoi bisogni, per Apg23, non possa essere disgiunta dall’attenzione verso i processi produttivi e le logiche economiche. E come sia possibile scardinare l’attuale logica del mercato, modificandola dal suo interno e superando i semplici obiettivi del guadagno e del risparmio per mettere al centro la creazione di legami autentici.
La teoria della Società del Gratuito e le esperienze da essa scaturite sono alla base del nuovo modello economico proposto dalla Comunità: l’Economia di Condivisione.
Giovanni Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, non perde occasione di sottolineare come l’Economia di Condivisione possa essere una risposta concreta alle problematiche a cui il momento storico che stiamo vivendo ci mette di fronte.
È fondamentale però testimoniare e dimostrare come questa proposta non sia un’utopia, una teoria valida solo sulla carta, ma un modello che già trova la sua realizzazione. Un modello che può e deve uscire dai confini della Comunità per essere applicato su larga scala.
Da qui nascono l’idea e l’esigenza di dialogare con autorevoli personaggi dell'Economia e delle Istituzioni, portando le numerose esperienze della Comunità al confronto con altri modelli economici che si muovo nella stessa direzione e che sfidano con successo il mercato e le sue leggi attuali.
Solo uniti agli altri, infatti, potremo dar vita a quella rivoluzione auspicata da don Oreste Benzi, in cui i più fragili vengono messi al centro e segnano il passo, diventando motore dell’economia e della società.
Segui qui il prossimo incontro:
Puoi rivedere qui i video degli incontri precedenti:
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
15/06/2020
«I 13.600 bambini con disabilità iscritti alle scuole paritarie subiscono una grave discriminazione da parte dello Stato: ogni alunno disabile iscritto alle paritarie percepisce un contributo di 2.639 euro contro i 20.000 percepiti da quelli iscritti alle scuole statali. Il costo dell'integrazione ricade dunque interamente sugli Istituti paritari già provati da una emergenza straordinaria. Chiediamo che sia riparata questa ingiustizia e sia incrementato il fondo annuale già previsto per gli alunni con disabilità che frequentano le scuole paritarie».
E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito al dibattito sul sostegno alle scuole paritarie. Questa settimana si attende alla Camera dei Deputati la conversione in legge del Decreto “Rilancio”, che contiene le misure sulla scuola.
«Non sono le scuole paritarie che chiedono soldi, - conclude Ramonda - sono le 866mila famiglie che chiedono sostegno per poter esercitare il loro diritto all'istruzione. Per una scuola che educhi alla cultura della solidarietà e che metta al centro il bambino con i suoi bisogni di relazione. Oggi è in gioco il principio costituzionale della libertà educativa».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
05/06/2020
ROMA. Un momento di preghiera per Maria si terrà sabato 6 Giugno alle ore 17 presso il giardinetto “don Mario Picchi”, già Parco della solidarietà, in zona Cristoforo Colombo - Montagnola, con ingresso in via dell’Accademia degli Agiati. Maria fu ritrovata in fin di vita la mattina del 12 maggio scorso, dopo esser stata massacrata di botte. Aveva trent'anni, era rumena ed era costretta a prostituirsi.
La veglia è organizzata dalla Diocesi di Roma e dalla Papa Giovanni XXIII, la Comunità fondata da don Benzi che da 30 anni si batte per la liberazione delle donne costrette a prostituirsi. Saranno presenti il Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, mons. Gianpiero Palmieri, insieme ai volontari dell'unità di strada delle associazioni che fan parte del Coordinamento Ecclesiale Antitratta della Diocesi di Roma.
«Con la preghiera vogliamo restituire dignità a questa nostra sorella uccisa. Chiediamo che si fermi ogni forma di sfruttamento sessuale della donna affinché non accadano più questi femminicidi. Chiediamo, insieme alle sempre più numerose organizzazioni della Rete abolizionista italiana, l'adozione anche in Italia del cosiddetto “modello nordico” che prevede la sanzione per i clienti della prostituzione, considerati corresponsabili di questa forma di schiavitù».
Questo il commento di Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità di don Benzi, il sacerdote che primo in Italia ha lottato contro il sistema prostitutivo.
E' possibile firmare la petizione online su questoeilmiocorpo.org
semprenews.it: In memoria di Maria
Vatican News: A Roma una veglia per tutte le vittime della prostituzione
Corriere della Sera: Picchiata a morte nel parco, Maria ricordata dai volontari anti-tratta
Avvenire: La veglia a Roma per Maria, donna dell'est prostituita e uccisa
Interris: Maria obbligata a prostituirsi e uccisa sulla Colombo: oggi una veglia per ricordarla
Roma Sette: La veglia per Maria, sfruttata ed uccisa nell'indifferenza
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
04/06/2020
Ogni giorno condividiamo la nostra vita con gli ultimi, mettendoci tutto il nostro tempo, il nostro impegno, il nostro cuore. Garantiamo un pasto caldo, l’educazione, il lavoro, una casa e soprattutto una famiglia.
Solo così le persone che incontriamo e accogliamo possono ritrovarsi di nuovo parte integrante della società e recuperare la loro dignità.
Molte di loro non ricevono nessun contributo da parte delle Istituzioni e ci facciamo carico noi di tutti i loro bisogni, altrimenti rimarrebbero sole, ecco a cosa serve il tuo 5x1000.
Lo scorso anno, con i proventi del 5x1000, abbiamo potuto sostenere i bisogni delle persone accolte in 41 realtà di accoglienza in tutta Italia, garantendo loro cibo, vestiti, spese mediche. Leggi l’approfondimento su 5x1000.apg23.org
Sostienici con il tuo 5x1000: fai la tua promessa e mantienila nella dichiarazione dei redditi.
Quest’anno abbiamo deciso di proporti una modalità nuova di partecipare con noi a questa forma di sostegno: ti chiediamo di farci una promessa e lasciare la tua firma sulla piattaforma daicistai per farci sapere che nella dichiarazione dei redditi il tuo 5x1000 sarà per la Comunità Papa Giovanni XXIII.
Promettere la tua firma sarà per te un ottimo promemoria per quando farai la dichiarazione, e per noi sarà l’occasione di ringraziarti personalmente per il tuo sostegno. Fai la tua promessa. Dai, ci stai?
Destinare il 5x1000 alla Comunità Papa Giovanni XXIII non costa veramente nulla. Non è un’imposta aggiuntiva ma se decidi di non firmare il tuo 5x1000 rimane allo Stato.
Anche se non sei tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi puoi comunque destinare il 5x1000, consegnando un apposito modulo in un Ufficio Postale. Scopri come fare
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
22/05/2020
«Sono 23 i bimbi salvati dall'aborto nei primi quattro mesi del 2020. Ogni giorno riceviamo 5 contatti tramite il nostro sito web, WhatsApp ed il Numero Verde da parte di mamme e papà che chiedono informazioni sull'interruzione di gravidanza». Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Papa Giovanni XXIII, illustra i dati sul lavoro della Comunità di don Benzi in occasione dell'anniversario dell'approvazione della Legge 194, avvenuta il 22 maggio di 42 anni anni fa, pochi giorni dopo l'omicidio Moro.
«Durante il lockdown sono raddoppiate le persone che ci hanno contattato a causa della difficoltà a rivolgersi in consultorio o all'ospedale. - spiega Ramonda - Ancora una volta abbiamo constatato che quando le donne e le famiglie sono aiutate con opportuni sostegni, allora molte decidono di continuare la gravidanza e dare alla luce un figlio. Questa è la vera libertà, quella senza condizionamenti».
«In questi 42 anni la scienza prenatale ha fatto passi da gigante nella scoperta delle relazioni che si instaurano tra mamma e bambino sin dalle primissime fasi della gestazione. La ricerca scientifica è riuscita a dimostrare che il feto è dotato di sensorialità, di vita psichica, di memoria. Dopo 42 anni dall'approvazione della legge sull'aborto - conclude Ramonda - chiediamo che si faccia tutto il possibile affinché tutti i bambini vengano alla luce».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
21/05/2020
«Lasciano inorriditi le immagini della clinica Biotexcom, agenzia di maternità surrogata dell’Ucraina, in cui si vedono decine di bimbi sottratti deliberatamente alle loro madri biologiche perché qualcuno li ha pagati».
Inizia così la lettera al Presidente del Consiglio Conte inviata dalla Papa Giovanni XXIII - la Comunità fondata da don Oreste Benzi che gestisce centinaia di case famiglia in Italia e nel mondo - in merito alla vicenda dei bambini ucraini nati tramite la c.d. “maternità surrogata” e rimasti bloccati a Kiev a causa dell'impossibilità delle coppie straniere “committenti” di ritirarli per l'emergenza Covid-19. Tra queste coppie ve ne sono anche di italiane sebbene in Italia la surrogazione di maternità costituisca reato.
Una lettera in cui, partendo dall'indignazione per il «vergognoso sfruttamento delle madri surrogate e di tanti bimbi che diventano oggetto di compravendita», si chiedono al Governo tre azioni a favore dei bambini di Kiev.
«Chiediamo che i bimbi di Kiev rimangano con le loro mamme, quelle che li hanno partoriti. E se non fosse possibile, chiediamo che si dia avvio all’iter dell’adozione. - si legge nella missiva, firmata dal Presidente della Comunità, Giovanni Paolo Ramonda - Chiediamo di uscire dall’ambiguità ed intraprendere tutte le azioni politiche per ostacolare il ricorso di cittadini italiani a questa pratica all’estero. Ed infine chiediamo di sostenere l’abolizione universale della pratica dell’utero in affitto».
Scarica la lettera completa
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
14/05/2020
La Settimana Laudato Si' 2020 celebra il quinto anniversario dell’enciclica di Papa Francesco sulla cura della nostra casa comune. “Tutto è connesso” è il tema scelto per incoraggiare una riflessione sul particolare periodo storico che stiamo vivendo e prepararci insieme a costruire un domani migliore.
A seguito dell’invito del Santo Padre, i cattolici di tutto il mondo organizzeranno eventi e azioni dal 16 al 24 maggio 2020. Anche la “Comunità Papa Giovanni XXIII” ha deciso di aderire a questa iniziativa, sviluppando un programma dedicato. Queste iniziative sono facilitate e inserite dentro la rete del “Movimento Cattolico Mondiale per il Clima” MCMC
Il percorso viene aperto e concluso da due dirette: la prima SABATO 16 MAGGIO, il rosario guidato dai nostri missionari comunicatri e l’ultima, DOMENICA 24 MAGGIO, la Messa Laudato Si' mondiale che è stata scelta dal MCMC come celebrazione rappresentativa il continente europeo per la “Settimana Laudato Si’”.
Le tappe intermedie, dal 17 maggio al 23 maggio, approfondiscono i diversi capitoli dell’Enciclica Laudato Si', dando voce alle molteplici realtà di accoglienza e condivisione della Comunità Papa Giovanni XXIII in tutto il mondo.
Tutto è connesso. Uniti nella preghiera.
Buon cammino insieme.
PROGRAMMA:
SABATO 16 MAGGIO 2020 - LIVE h.15:00
Rosario meditato sulla Laudato Si'
DOMENICA 17 MAGGIO
Quello che sta accadendo alla nostra "casa"
LUNEDI 18 MAGGIO
Il Vangelo della creazione
MARTEDI 19 MAGGIO
La radice umana della crisi ecologica
MERCOLEDI 20 MAGGIO
Un’ecologia integrale
GIOVEDI 21 MAGGIO
Linee di orientamento e di azione
VENERDI 22 MAGGIO
Rispondere alla crisi ecologica con un’azione non violenta
SABATO 23 MAGGIO
Adorazione Laudato Si'
DOMENICA 24 MAGGIO - LIVE h.12:00
Giornata mondiale di preghiera Laudato Si’
DOMENICA 24 MAGGIO - LIVE h.15:00
Santa Messa mondiale
Per conoscere e poter partecipare agli altri eventi mondiali
che si svolgeranno nella “Settimana Laudato Si’”
vai al sito ufficiale
Per approfondire la rete del
“Movimento Cattolico Mondiale per il Clima”
vai al sito ufficiale
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
13/05/2020
La Comunità Papa Giovanni XXIII, presente in 44 paesi del mondo al fianco delle diverse confessioni cristiane e delle principali tradizioni religiose, aderisce con forza alla richiesta di Papa Francesco di pregare in unità, come un'unica grande fratellanza umana che si rivolge al proprio Creatore. Il 14 maggio con iniziative di digiuno e preghiera i popoli chiedono insieme la liberazione dalla piaga dell'epidemia del Covid-19 e dalla recessione economica. Un'occasione per rinnovare l'impegno dei credenti nella costruzione di un mondo di pace e di fratellanza, che possa concorrere alla realizzazione del Regno di Dio sulla Terra nel rispetto dell'uomo e del creato.
Così Papa Francesco, il 3 maggio scorso: «Poiché la preghiera è un valore universale, ho accolto la proposta dell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana affinché il prossimo 14 maggio i credenti di tutte le religioni si uniscano spiritualmente in una giornata di preghiera e digiuno e opere di carità, per implorare Dio di aiutare l’umanità a superare la pandemia di coronavirus. Ricordatevi: il 14 maggio, tutti i credenti insieme, credenti di diverse tradizioni, per pregare, digiunare e fare opere di carità».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
08/05/2020
L’emergenza sanitaria e il distanziamento sociale che si sono protratti per tante settimane hanno messo a dura prova tutte le mamme.
Pizzaiole, fornaie, cuoche, educatrici, insegnanti, animatrici, correttrici di compiti… e quante altre cose si sono dovute inventare per intrattenere i più piccoli, quanta energia e quanta creatività per non fargli pesare la quarantena.
Ma ci sono state anche quelle mamme che, costrette all’isolamento, non hanno potuto avere vicino i propri cari e tanto hanno sofferto per questa distanza. E anche ora, che possono ricongiungersi, devono rinunciare a baci e abbracci per continuare a proteggersi a vicenda.
Come non pensare a tutte loro, in occasione della Festa della Mamma, se non con immensa gratitudine. In particolar modo per quelle delle nostre famiglie accoglienti che, oltre a prendersi cura insieme ai papà dei più piccoli e dei più fragili che ci sono stati affidati, non hanno smesso si incontrare persone bisognose del nostro aiuto accogliendole nella propria vita prima ancora che nella propria casa. Le case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII si sono rivelate ancora una volta per quello che sono: più che case. Famiglia.
Ecco, celebriamo l’amore di tutte le mamme. Auguri mamme!
Se vuoi fare anche solo un piccolo gesto di gratitudine puoi usare gli auguri digitali per la Festa della Mamma e sostenere così le mamme della Comunità, oltre ogni distanza.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
30/04/2020
L’aborto non è facile. È atroce! Da quel giorno ho spesso degli incubi. E ho pensato d’impazzire. Se avessi avuto più tempo per riflettere, avrei ragionato, forse avrei potuto confrontarmi con i miei e mi avrebbero accettato. Se non avessi avuto quella fretta, sono sicura che avrei potuto fare una scelta diversa».
Natascia ha 37 anni e ha scelto di uscire allo scoperto, ripercorrendo coraggiosamente “in diretta”, momento per momento quel terribile aborto “troppo veloce”. Una donna che non conosceva la Comunità Papa Giovanni XXIII ma che ha sentito l’esigenza di contattare il numero verde gratuito del Servizio maternità e Vita, per parlare con qualcuno in quel momento di disperazione, e chiedere aiuto dopo l’aborto farmacologico.
Leggi tutto l'articolo su semprenews: Aborto in casa? No, grazie
È disponibile la registrazione della tavola rotonda live con:
Prof. Giuseppe Noia, Presidente dell'Associazione Italiana Ginecologi e Ostretrici Cattolici, Direttore dell’Hospice perinatale presso il Policlinico Gemelli di Roma
Dott. Enrico Masini, bioeticista, ass. Comunità Papa Giovanni XXIII
Con la testimonianza di Nadia: «Vi racconto il mio aborto con la pillola Ru486»
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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/04/2020
L’Economia di condivisione è stata al centro di un incontro promosso dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha avuto come ospite Stefano Zamagni e che ha suscitato grande interesse e curiosità per una proposta nata dall’istinto profetico di don Oreste Benzi
La Comunità Papa Giovanni XXIII si è lasciata sempre determinare dai poveri ed ha costruito il modello della società del gratuito, che non è un'utopia, è già in atto in tante forme che appartengono ancora ad una minoranza di persone, gruppi e comunità e di cui si parla ancora troppo poco...
L’incontro con Stefano Zamagni, grande estimatore di don Benzi, ha rinnovato l’appuntamento di Faenza del 2013, quando lui e Paolo Ramonda discussero del rapporto fra “Fede, Economia e Società del Gratuito”
Oggi come allora, Stefano Zamagni ha dichiarato che “in effetti Il modello organizzativo della Comunità papa Giovanni XXIII merita più attenzione di quanto finora ne abbia ricevuto: bisognerà che prima o poi qualcuno si metta a studiarlo, proprio il modello organizzativo perché voi sapete che i principi occorrono per tracciare la via, ma poi occorre l’organizzazione per realizzare l’obiettivo. Tutta l’azione della Comunità è orientata all’altrocentrismo, al ritenere che nel bene di tutti c’è anche il mio bene. Questo è un modo molto concreto di gestione dei beni comuni ed è un modo del tutto innovativo. Infatti, noi oggi sappiamo quali sono i modi di gestione dei beni privati, questo l’abbiamo imparato da tempo. Sappiamo anche come gestire i beni pubblici (che poi non si riesca a causa di fenomeni vari – corruzione ed altro – è un discorso diverso), ma quando arriviamo ai beni comuni, dobbiamo constatare che non c’è ancora una teoria economica adeguata allo scopo; ed è questo il motivo per cui non si riesce a gestirli. Pensate a beni comuni come l’ambiente, l’acqua, l’aria, il suolo, la conoscenza, i beni culturali.
Quello che don Oreste ha capito è che per gestire in modo efficace i beni comuni che sono diversi sia dai beni privati che dai beni pubblici, occorre un modello di governance che ha come base specifica quello che poi nella Comunità Papa Giovanni XXIII di fatto si realizza: tutte le persone della Comunità che si dedicano alla accoglienza, applicano una governance adeguata allo scopo.
Ecco perché occorrerebbe studiare ed approfondire questo modello organizzativo: perché può essere di aiuto a tanti altri. In altre parole, la gestione “comunitaria” non è né la gestione privatistica né la gestione pubblicistica.
Notate che i nostri padri costituenti l’avevano capito quando dopo l’art. 42 della Costituzione hanno introdotto l’art. 43. L’art. 42 è quello che dice che la proprietà è privata o pubblica a seconda dei casi. L’art. 43 introduce il concetto di proprietà comune che non è né privata né pubblica. Però dopo di allora nessun politico ha più richiamato questo concetto. Don Oreste con i suoi amici della Comunità di fatto, lo ha realizzato.
La società del gratuito infatti nasce dal basso, da scelte personali e comunitarie che creano “mondi vitali nuovi” che si diffondono per trapianto vitale.
Tutte le persone che compongono il corpo sociale vengono messe nelle condizioni di partecipare agli altri i propri doni attraverso il lavoro.
Dobbiamo vivere la fraternità per essere società del gratuito: saremmo contraddittori, ridicoli se fossimo divisi o se non sapessimo mettere le nostre originalità in comunione.
Se non si arriva a questa formulazione concreta noi siamo dei teorici che però, con la loro vita, scacciano quello che affermano, perché la paura dell’altro è la malattia peggiore che esista nella società. Quanto più uno si difende, tanto più parla della gratuità, perché deve coprire la sua difesa. Il problema lo risolviamo solo se diventiamo noi un mondo nuovo, quel mondo che è secondo il cuore di tutti gli uomini; lo risolviamo solo se creiamo una nuova umanità, quella che Cristo ha portato, basata sull’amore veramente gratuito.
Don Oreste Benzi ha anticipato 30 anni fa quello che è il cuore dell’enciclica Laudato Si di Papa Francesco, quello che oggi è il cuore dell’Economia di condivisione:“Oggi più che mai tutto è intimamente connesso e la salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali dell’economia mondiale”
Così il prof Zamagni ha sottolineato il “fiuto” di don Oreste Benzi per l’Economia, benché fosse un “povero prete di campagna”, la sua capacità di puntare tutto sulla Fraternità, un ingrediente che conduce l’Economia ad un approccio nuovo, quello della Reciprocità.
È il senso dell’invito che Papa Francesco ha fatto ai giovani imprenditori e changemakers per Economy of Francesco, perché i giovani sono portatori di interesse per il futuro del mondo ed hanno grandi motivazioni di cambiamento. Ed è la missione specifica che avranno i 17 giovani della Comunità Papa Giovanni XXIII che andranno ad Assisi nel novembre 2020 e che hanno preparato un “manifesto” dell’Economia di condivisione con 10 proposte per il cambiamento dei paradigmi dell’Economia.
Proprio i giovani sono oggi vittime di un sistema manipolatorio messo in campo dagli adulti che detengono il potere economico e dalle multinazionali della finanza. LA ricetta, secondo Zamagni è che «Dobbiamo rispolverare la categoria della felicità. Il modello attuale aumenta l’utilità ma diminuisce la felicità che, come diceva già Aristotele, risiede nelle relazioni interpersonali. La povertà evangelica non è tanto la privazione dai beni ma il distacco da essi, che devono rimanere un mezzo e non un fine. Il fine è la felicità»
Tanto Stefano Zamagni che Paolo Ramonda, hanno voluto sottolineare in questa direzione l’importanza delle esperienze giovanili di Servizio Civile, perché lì i giovani sperimentano come nelle relazioni umane autentiche, nella condivisione con gli ultimi, la vita sia più soddisfacente. È la vita insieme al povero che cambia per sempre la prospettiva di vita per i giovani.
Giovanni Ramonda, presidente della Comunità, ha anche sottolineato come l’economia di condivisione possa essere una risposta per questo momento storico, puntando ad un sistema economico che metta al centro la dignità dell’uomo, di ogni uomo e la cura del pianeta, una vera e propria “rivoluzione della condivisione”, in cui i più fragili sono messi al centro di una comunità, di un popolo, e ne segnano il cammino.
Nei suoi 50 anni di vita, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha sviluppato forme di condivisione che sono diventati modelli economici e modalità di partecipazione alla vita dei territori in cui la Comunità opera, in Italia ed all’Estero, a partire dalla gestione del denaro come amministratori e l'amministrazione comune, dal contrasto della fame nel mondo, dalle battaglie contro lo spreco, dalla scelta della Pace e dalla presenza di pace nelle zone di conflitto, dall’educazione alla condivisione, dal recupero della dignità della persona nelle realtà di accoglienza e nelle cooperative di lavoro, dalle forme innovative di impresa nelle terre di missione, nei paesi poveri del pianeta, dal contaminare i luoghi della professione, dell’economia, della politica.
Il Papa Benedetto XVI, nella Caritas in Veritate alla fine del paragrafo 36 dice: “La grande sfida che abbiamo davanti a noi, fatta emergere dalle problematiche dello sviluppo in questo tempo di globalizzazione e resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell'etica sociale, quali la trasparenza, l'onestà e la responsabilità non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un'esigenza dell'uomo nel momento attuale, ma anche un'esigenza della stessa ragione economica. Si tratta di un’ esigenza ad un tempo della carità e della verità.”
Ed è per questo che dobbiamo chiedere allo Stato nella redistribuzione delle risorse principi di solidarietà e condivisione, uguaglianza, valorizzazione i talenti di ognuno, e soprattutto prestare grande attenzione a sostenere le famiglie , quelle numerose, quelle con figli disabili, con malati di mente, anziani, che decidono di tenerli presso la famiglia.
Anche come consumatori, dobbiamo essere critici ma non a parole o negli ideali, ma nei fatti, perché abbiamo ampi margini di potere d’acquisto, e soprattutto abbiamo la possibilità di vivere la sobrietà, che ci fa vivere la vita da poveri e ci fa anche inquinare di meno l’ambiente. La valutazione di prodotti tenendo conto non solo del prezzo ma anche dell’esistenza di corrette condizioni di lavoro nelle imprese, del grado di tutela assicurato per l’ambiente naturale che lo circonda.
È questo il tempo delle scelte, della responsabilità, della comunità, dell’agire insieme, come popolo. È la scelta della fraternità, della cura delle relazioni, dell’incarnazione delle buone prassi, adottando un’economia spicciola e feriale, di aiuto reciproco, che dà successo nella complessa sfida educativa e nella costruzione della società del gratuito. “ chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto”.
La nostra lotta alla povertà nasce nell’opzione preferenziale per i poveri della nostra comunità. Nessuno ha le mani pulite davanti ai poveri e tutti siamo veramente responsabili di tutti. La nostra presenza in terra di missione vuole vedere i poveri non come un problema, ma come a coloro che possono diventare soggetti e protagonisti di un futuro nuovo e più umano per tutto il mondo. Popoli che hanno tanto da insegnare, con un’esperienza che una ricchezza per tutta l’umanità. Pensiamo ai popoli africani, dell’america latina, dell’asia, dell’europa dell’est.
La salvaguardia dell’ambiente perché sia sano e sicuro, richiede un’educazione ambientale rispettoso del riciclo, della raccolta differenziata, dell’identificare nuove fonti energetiche, alternative, come stiamo facendo anche in comunità con la società che si è costituita con fratelli e sorelle sensibili a questo aspetto così importante . l’attuale crisi ambientale colpisce particolarmente i più poveri, sia perché vivono in quelle terre che sono soggette all’erosione e alla desertificazione, o coinvolti in conflitti armati o costretti a migrazioni forzate, sia perché non dispongono dei mezzi economici e tecnologici per proteggersi dalle calamità. Pensiamo a chi vive negli slums, bidonvilles, barrios, favelas.
L’Economia di condivisione, questo “avere in comune”, questo “dividere con”, vivendo la propria vita insieme alle persone più emarginate, combattendo le ingiustizie e le distorsioni della società, ci spinge a non sprecare nessuna risorsa, superando i semplici obiettivi del guadagno e del risparmio per mettere al centro la creazione di legami autentici. Ogni persona, ogni esperienza, anche quelle più negative e dolorose, fanno parte della condizione umana e da queste si impara e si può ricostruire.
L’obiettivo è cambiare l’attuale economia e dare un’anima a quella di domani. «Un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda» (Papa Francesco).