COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
23/09/2020
«L'Italia è rimasta uno dei pochi paesi a non riconoscere la Lingua dei Segni, una lingua che favorirebbe l'inclusione della comunità delle persone sorde, oggi una minoranza linguistica e culturale. Pertanto chiediamo il riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni (LIS) — una vera e propria lingua con propria struttura linguistica ed un vocabolario — che è usata da decine di migliaia di persone sorde lungo tutta la penisola». E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in occasione della Giornata internazionale delle lingue dei segni.
«Nella Convenzione ONU per le persone con disabilità si invitano tutti gli Stati a “promuovere e diffondere la lingua dei segni” — conclude Ramonda —. In questo modo si consentirebbe alle persone sorde, in particolare ai bambini, di imparare una lingua con cui comunicare con l’ambiente circostante».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
22/09/2020
Violenze invisibili e industria della prostituzione: dopo gli incontri dei mesi scorsi realizzati all'interno del progetto Nemmeno con un fiore, che ha approfondito e portato all'attenzione dei media il tema della tratta delle donne ai fini della prostituzione, la parola va ora alle realtà che sono impegnate quotidianamente contro lo sfruttamento.
Partecipano la Comunità Papa Giovanni XXIII, UdiNapoli, Save the children, Liberazione e Speranza, Cisl. L'evento che si terrà in diretta Facebook sarà moderato dal giornalista di TV2000 Andrea Sarubbi.
Saranno ospiti:
Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII;
Comfort Akande, Associazione Liberazione e Speranza;
Stefania Cantatore, Udi Napoli;
Viviana Coppola, Save the Children;
Liliana Ocmin, Coordinamento nazionale donne Cisl
Nel corso della diretta i racconti teatrali dello spettacolo "Nemmeno con un fiore, il prezzo dell'amore".
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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
21/09/2020
Il 21 settembre è la Giornata internazionale della Pace, istituita fin dal 1981 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite con un invito a tutti gli stati membri, organizzazioni regionali e non governative e ad ogni singolo individuo, a commemorare il giorno in maniera appropriata, attraverso l'educazione e la consapevolezza pubblica. La pace globale ha bisogno di nonviolenza e del cessate il fuoco rivolto a tutti i belligeranti nel mondo chiamati a deporre le armi e terminare la guerra. Il tema scelto dall'Onu per il 2020 è “Shaping Peace Together, creiamo insieme la pace”.
Proprio per questo abbiamo scelto la data del 21 settembre 2020 per annunciare la nascita di Rete Italiana Pace e Disarmo, una nuova Rete organizzata nella quale confluiscono la Rete della Pace (fondata nel 2014) e la Rete Italiana Disarmo (fondata nel 2004). Si tratta del nostro contributo specifico al messaggio dell'Onu, creiamo insieme la pace a partire dall'unione delle nostre forze, degli obiettivi comuni, per rafforzare e far crescere il lavoro collettivo per la pace ed il disarmo.
Questo appuntamento rappresenta un'ulteriore tappa di un lungo percorso che ci ha visto lavorare insieme su alcune temi e Campagne già in corso anche a livello internazionale (Stop Bombe in Yemen, NO F-35, Difesa Civile non armata e nonviolenta, disarmo nucleare con ICAN per l’adesione al Trattato per la messa al bando della armi nucleari, IoAccolgo, Pace Diritto Giustizia in Israele/Palestina, per la riduzione delle spese militari, per il controllo dell'export di armi e la difesa della Legge 185/90, per gli interventi civili di pace nei conflitti in corso, campagna Control Arms, rete ENAAT, campagna Stop Killer Robots, campagna INEW contro le armi esplosive). Vogliamo andare avanti insieme su quanto fatto e quanto ci resta ancora da fare, per dare voce alle esperienze di resistenza civile e nonviolenta e fissare nuovi obiettivi comuni.
Sono davvero numerose le associazioni, grandi e piccole, del mondo pacifista, nonviolento, disarmista, della solidarietà, del servizio civile, della giustizia sociale, della cultura, dell'ambientalismo, che hanno deciso di unirsi in un'unica grande rete. Non è un processo di "fusione fredda" dall'alto, ma una tappa di un percorso di lavoro già fatto insieme nei territori, dal basso, partecipando a campagne comuni, che ora trova sbocco in una organizzazione unitaria. Finalmente un processo di aggregazione, non di separazione. Sentiamo l’esigenza di confrontarci tra diversi soggetti, culture e sensibilità, sulle scelte economiche del nostro Paese che da decenni hanno ripreso a privilegiare l'industria ed il commercio di armi, piuttosto che investire nell'economia di pace, nella sicurezza del territorio, nei servizi e nella difesa civile e nonviolenta.
Noi siamo profondamente convinti che l'attuale politica, che investe miliardi in armi e solo briciole in progetti di pace, non ci difende e non ci protegge ma, al contrario, ci danneggia e approfondisce la crisi economica, sociale ed ambientale che vive la nostra società, allargando il solco di sfiducia che separa la comunità dalla politica.
Il risultato delle scelte politiche degli ultimi decenni è sotto gli occhi di tutti:
è in corso la più forte corsa agli armamenti a cui si sia mai assistito, una imponente crescita quantitativa e qualitativa degli arsenali che sottrae enormi risorse alla lotta contro la povertà;
il crollo del diritto internazionale, le grandi organizzazioni sovranazionali, dall'Europa all'Onu, sono in crisi profonda di legittimità e credibilità;
tornano a diffondersi ideologie nazionaliste, razziste e fondamentaliste;
la crisi economica globale, ulteriormente aggravata dalla pandemia, tende ad esasperare la conflittualità, anche all’interno dell’Europa;
l’insostenibilità del modello di sviluppo che sta distruggendo il pianeta, provocando le variazioni climatiche, e produce sempre maggiori diseguaglianze;
la criminalizzazione della solidarietà e la chiusura delle frontiere di fronte alle richieste di protezione e di accoglienza da parte di migranti e richiedenti asilo.
Ci sono purtroppo tutte le condizioni perché la guerra, sdoganata come strumento di politica internazionale alla fine del secolo scorso, torni ad essere la protagonista dei rapporti internazionali e possa portare ad un nuovo conflitto globale.
Sono queste le preoccupazioni e le ragioni che ci spingono a proseguire il percorso di dialogo e di confronto tra le diverse sensibilità dell'arcipelago associativo impegnato quotidianamente ad affermare che un'altra politica è urgente, possibile e necessaria, producendo informazione corretta, elaborando dati e proposte concrete per modificare in meglio le leggi e agendo sia nelle politiche locali, dei singoli territori, sia per modificare le grandi scelte politiche e strategiche, anche internazionali. I risultati ottenuti finora da alcune nostre Campagne ci danno fiducia e ci fanno sperare.
Per fare tutto questo, c'è bisogno di competenze, di studio, di pensiero, di informazioni e di azioni, personali e politiche. Per questo abbiamo unito le nostre forze, e trovato terreni di unità per un futuro di pace e disarmo. La nostra forza è la nonviolenza, la nostra unità è nell'azione concreta diffusa sui territori. Per la pace e il disarmo.
“Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.”
Gianni Rodari (nel centenario della nascita)
Le organizzazioni aderenti a Rete della Pace
(ACLI, AGESCI, Accademia apuana della pace, Ambasciata democrazia locale, Amici della mezza luna rossa palestinese, ANSPS, AOI – Associazione di cooperazione e di solidarietà internazionale, Ara pacis iniziative, Archivio disarmo, ARCI, ARCI Bassa Val di Cecina, ARCI Verona, ARCS, Arci servizio civile, Associazione Perugia Palestina, Associazione per la pace, Associazione per la pace di Modena, AssopacePalestina, AUSER, CDMPI – Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale, CGIL, CGI Padova, CGIL Verona, CNCA, Comunità araba siriana in Umbria, Coordinamento comunità palestinesi, Coordinamento comasco per la pace, Coordinamento pace in comune Milano, CTA – centro turistico Acli PG – Encuentrarte, FIOM Cgil, FOCSIV, Fondazione Angelo Frammartino, Fondazione culturale responsabilità Etica, IPRI – rete CCP, IPSIA, Lega per i diritti dei popoli, Legambiente, Link2007 cooperazione in rete, Link – coordinamento universitario, Lunaria, MIR, Movimento europeo, Movimento nonviolento, Nexus Emilia Romagna, Per il mondo, Peacewaves, Piattaforma ong MO, Restiamo umani con Vik Venezia, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Rete della pace umbra, Tavola della pace valle Brembana, Tavola pace val di Cecina, Tavola sarda della pace, Tavola della pace di Bergamo, U.S. Acli, UDS, UDU, UISP, Un ponte per…, Ventiquattro marzo)
Le organizzazioni aderenti a Rete Italiana per il Disarmo
(ACLI - Archivio Disarmo - ARCI - ARCI Servizio Civile - Associazione Obiettori Nonviolenti - Associazione Papa Giovanni XXIII - Associazione per la Pace – Assopace Palestina - Beati i costruttori di Pace - Centro Studi Difesa Civile - Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della FCEI - Conferenza degli Istituti Missionari in Italia - Coordinamento Comasco per la Pace - FIM-Cisl - FIOM-Cgil - Fondazione Finanza Etica - Gruppo Abele - Libera - Movimento Internazionale della Riconciliazione - Movimento Nonviolento - Noi Siamo Chiesa - Opal Brescia - Pax Christi Italia - Un ponte per... )
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
17/09/2020
L’invito a Francesco Yang da Sergio Mattarella è arrivato attrvarso il Dirigente scolastico Alfonso D'ambrosio dell'I.C. di Lozzo Atestino (PD): sarebbe stata apprezzata la presenza del protagonista del film Solo Cose Belle il 14 settembre a Vo' (PD). Il Presidente si apprestava a celebrare l'avvio dell'anno scolastico 2020, nel paese-trincea che è stato fra i primi focolai del Covid-19.
L'incontro, anticipato da un servizio del Mattino di Padova e di Rainews24, è stato breve ma caloroso. Racconta Cristina Borromeo, mamma della casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII in cui Ciccio (questo il nomignolo con cui Francesco è ormai da tutti conosciuto) è stato accolto:
«Il Presidente è venuto a salutarci alla fine della cerimonia, si è fermato da noi anche se era costretto a tenere la distanza, e le mani ritirate, per rispettare le norme covid. Ma un piccolo strappo al protocollo a Ciccio l'ha concesso: Francesco gli sventolava una busta, con un pensiero per lui. "Presidente, è per lei", gli ho detto. È stato velocissimo a prendere la busta, pur circondato dagli uomini del servizio sicurezza. E si rinnova così il rapporto epistolare fra mio figlio e Sergio Mattarella».
Sin dal 2018 in varie occasioni Francesco ha incontrato il Presidente. Nella busta c'era un un papillon con un pensiero, che richiamava al primo incontro avuto a Rimini, avvenuto durante le celebrazioni per il cinquantennale della Comunità di Don Benzi.
L'incontro a Vo' è stato immortalato, per gentile concessione, dal fotografo Paolo Giandotti del Quirinale.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
16/09/2020
Il Tempo del Creato è un momento, comune a tutto il mondo cattolico, nato per rinnovare la relazione con il Creatore e tutto il creato, grazie ad una serie di iniziative e preghiere sparse in tutto il mondo. Anche la Comunità Papa Giovanni XXIII ha deciso di unirsi a questi momenti e soprattutto di interrogarsi su quanto la cura della terra e dell’ambiente in cui viviamo ci avvicini ancora di più a Dio e ci permetta di vivere in maniera più consapevole e responsabile.
Sono tantissime le realtà di accoglienza della Comunità che hanno scelto la terra e più in generale l’agricoltura come vero e proprio modello educativo e riabilitativo. In Italia e nel mondo, Comunità Terapeutiche, Cooperative Sociali, Case di pronta accoglienza, Comunità educanti per i carcerati (CEC) sviluppano attività in cui ci si prende cura sia degli ultimi che della natura. Prendersi cura delle piante e degli animali infatti accresce il senso di responsabilità dell’individuo e ne fortifica l’autostima. Persone in difficoltà o con disabilità trovano in questo tipo di attività una loro dimensione.
Lo racconta anche Francesco Simonetti, papà di Casa Famiglia cresciuto tra i campi, che trasmette ai suoi figli l’amore per i frutti che la terra ci dona: “La terra educa al gioire del proprio lavoro […] Ho visto ragazzi feriti dalla vita gioire per quel seme seminato e poi germogliato o persone con disabilità riempire il vasetto di terra e sentirsi utili, capaci di fare qualcosa. Ci sono anche le sconfitte: una grandinata, la mancanza di piogge… bisogna saper aspettare e continuare con perseveranza. L’orto e lavorare la terra ti educano davvero alla vita”.
La Casa Famiglia di Francesco è una delle tante Case della Comunità che hanno scelto, nella propria quotidianità di vita familiare, di usare la terra che li circonda per coltivare la frutta e la verdura da portare ogni giorno sulle proprie tavole e soprattutto per “sfruttarne” il potere educativo. C’è chi alleva galline, chi preserva semi antichi, chi coltiva piante officinali. Ogni casa ha un approccio alla terra diverso ma tutte condividono il fine ultimo di prendersi cura del creato grazie anche al lavoro di persone che altrimenti verrebbero scartate ed emarginate, per valorizzarle e restituire loro la dignità.
Papa Francesco con la sua enciclica Laudato Si’ ha scosso gli animi di tutti i cristiani del mondo esortandoli ad una vita più semplice, a contatto con la natura, preservandola, rispettandone i tempi e rispettando così anche i più deboli e i più poveri. “I nostri piccoli aspettano l’arrivo della neve con gioia sapendo che arriverà sicuramente solo quando dalla grande quercia vicino al cimitero cadrà la sua ultima foglia nell’autunno inoltrato […] e poi l’estate quando si inizia ad aspettare come una festa che le angurie siano mature per raccoglierle dall’orto e dissetarsi gustandole insieme”. Francesco nella sua testimonianza ci racconta di queste bellezze straordinarie, apparentemente semplici ma che permettono davvero di guardare il creato con altri occhi.
Lavorare la terra con le mani e col cuore è davvero possibile e per noi della Comunità è un dovere per le generazioni future, per la terra in cui viviamo e per tutte le persone in difficoltà che accogliamo.
#FOTOGALLERY:agri#
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
16/09/2020
Come Comunità Papa Giovanni XXIII ci stringiamo al dolore della Diocesi di Como e del Vescovo per l'assassinio di don Roberto Malgesini, avvenuto ieri 15 settembre.
Uniti alle parole del Vescovo Oscar Cantoni: «Proviamo profondo dolore e disorientamento, ma anche orgoglio verso questo nostro prete, che da sempre ha lavorato sul campo fino a dare la sua vita per gli ultimi».
Su Repubblica di oggi e su semprenews.it, il ricordo dell'amico e compagno nella vita vocazionale, Don Federico Pedrana.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
09/09/2020
Il 6 aprile 2020 ricorre il 10° l’anniversario della scomparsa di Simone Montesso e Massimo Barbiero.
Domenica 6 settembre è stata intitolato a Massimo Barbiero un Passaggio a Fossò, il suo paese natale della provincia di Venezia. Massimo era un nostro missionario, morto nel 2010 in Venezuela a 37 anni, dopo che aveva vissuto per oltre 10 anni nella nostra missione in una baraccopoli di Nairobi.
«Dio non vuole gli slum — diceva —. Sono frutto dell’ingiustizia, gente che vive sulle briciole dell’altro. Dobbiamo ascoltare il bisogno della povera gente, fare festa con quello che si ha, la felicità non viene dalle cose ma nello scoprire che quello che si ha è un dono».
Il commovente ricordo nelle parole del papà di Massimo, Alessandro Barbiero.
#MassimoBarbiero, la Parrocchia e l'amministrazione comunale di Fossò ricordano i dieci anni dalla scomparsa del giovane missionario. Grazie Massimo pic.twitter.com/Ij0K846SJ7
— Comunità Papa Giov23 (@apg23_org) September 9, 2020
La Comunità Papa Giovanni XXIII piange Massimo Barbiero e Simone Montesso
Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Apg23, ricorda così Massimo Barbiero e Simone Montesso: «Dieci anni fa, Massimo e Simone nell’abbraccio del Padre, scivolati in un burrone. Massimo era arrivato in Venezuela da qualche mese dopo avere dato la vita per più di dieci anni in Kenya nella baraccopoli di Soweto, vivendo da povero tra gli ultimi. Penso di avere visto in lui una semplicità e una radicalità unica, sincera, di un’infanzia spirituale evangelica che ha sconvolto persino coloro che vivevano nello slum. Viveva come loro, uno di loro, in mezzo a loro. Con Gesù nel cuore, la Comunità Papa Giovanni come la sua famiglia, l’affetto per i suoi cari. Simone giovanissimo volontario che ha dato il tempo più bello della sua giovinezza per i poveri. Grazie di cuore per la vostra testimonianza che è di esempio per tutti noi. Grazie e pregate per noi.»
Sono ormai trascorsi 10 anni dal tragico giorno in cui Simone e Massimo hanno perso la vita durante un’escursione sulle Ande, ma il loro ricordo e il loro esempio restano oggi più vividi che mai.
Simone Montesso
Originario di Bolzano, 23 anni, Simone era arrivato a Mérida in Venezuela a marzo 2010. Aveva deciso di fare un’esperienza di volontariato di 6 mesi con la Comunità Papa Giovanni XXIII, desideroso di imparare da una realtà così lontana e diversa da quella in cui era cresciuto.
Massimo Barbiero
Massimo era un missionario laico della Comunità. Veneto d’origine (di Fossò, Venezia), aveva lasciato il suo paese per vivere in totale povertà con gli ultimi. Era semplice e spontaneo, amava la vita che si era scelto. Dopo 10 anni trascorsi a Soweto, baraccopoli di Nairobi in Kenya, era arrivato a Mérida all’inizio del 2010.
Grazie ai suoi familiari ed amici che hanno raccolto i contributi necessari, è stata eretta in sua memoria una cappellina vicino al centro per ragazzi di strada alla periferia di Nairobi in cui ha operato per tanti anni.
I lavori, avviati nel 2017, hanno portato alla realizzazione di una cappellina che è stata inaugurata a marzo 2018. La cappellina sarà luogo di preghiera ed incontro con il Signore non solo per i ragazzi e gli operatori del Centro, ma anche per tutti gli abitanti del quartiere che vorranno accedervi, soprattutto i giovani, proprio come Massimo avrebbe voluto.
Un ringraziamento particolare va alla famiglia Barbiero, che ha generosamente contribuito alla costruzione.
Cappellina in ricordo di Massimo Barbiero alla periferia di Nairobi
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
08/09/2020
I nostri volontari sono ritornati in Libano da un mese, subito dopo l'esplosione al porto di Beirut, per stare al fianco dei profughi siriani e della società civile stremata da una terribile crisi.
Ecco il racconto sulla presenza di Operazione Colomba (corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII), a Beirut e nei campi profughi del nord del Paese, realizzata da formiche.net
A seguire, l'intervista del Giornale Rai di Radio 1, che ha raggiunto Alberto Capannini, operatore di Operazione Colomba.
Volontari in Libano in preghiera con Papa Francesco
Ci uniamo come Comunità alla richiesta del Papa in questa giornata di pregare, digiunare e affidare a Dio la situazione della popolazione del Libano, ad un mese esatto dall'esplosione di Beirut.
In queste settimane siamo tornati nel paese con i ragazzi di Operazione Colomba, che stanno vivendo con le persone libanesi stremate da questa fortissima crisi politico-economica e con profughi siriani, doppiamente vittime a causa del peggioramento della situazione.
«Pregare per il Libano significa non delegare le proprie responsabilità ma chiedere la conversione dei nostri cuori ad una pace attiva e la conversione di una classe politica che fa gli affari suoi, che alimenta la guerra, che ignora e perseguita chi nelle piazze chiede giustizia dialogo e pace. Noi vogliamo, chiediamo, imploriamo questa conversione».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
07/09/2020
Nel nome di don Oreste Benzi sarà una piazza con aiuole e fontana calpestabile ad accogliere i viaggiatori all'arrivo alla stazione di Rimini. A novantacinque anni dalla nascita di don Oreste il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, alla presenza di Paolo Ramonda, ha inaugurato oggi la nuova piazza che porterà il suo nome. Il Sindaco ha sottolineato come la nuova piazza, luogo di snodo per i trasporti riminesi, abbia trasformato un luogo di degrado in uno di accoglienza. Ricordiamo come la stazione sia stato teatro del'incontro di don Oreste, e della Comunità Papa Giovanni XXIII, con le realtà dei senza dimora e delle prostitute. Riccardo Ghinelli
#FOTOGALLERY:piazza#
Ricorre oggi il 95° anniversario della nascita di don Oreste Benzi, il sacerdote riminese fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Il suo viaggio terreno si è interrotto nel 2007, nella notte tra la festa di Ognissanti e la Commemorazione dei defunti. Tuttavia la sua presenza spirituale è ancora viva in tante persone che leggono i suoi libri, pregano con il messalino con le sue meditazioni, il messalino Pane Quotidiano, si affidano alla sua intercessione per la richiesta di Grazie. La causa di Beatificazione è in corso: chiusa la fase diocesana, ora il processo è passato a Roma.
Giovanni Paolo Ramonda, successore di don Benzi alla guida della Giovanni XXIII, ricorda così il sacerdote riminese: «Don Oreste era un prete che ascoltava i bambini, faceva sognare gli adolescenti, dava responsabilità ai giovani, faceva aprire il cuore e la casa alle famiglie, sconvolgeva i portafogli dei ricchi. Veramente un incontro simpatico con Cristo e con la vita. Oggi don Benzi, con i suoi scritti, continua a richiamarci che ai poveri bisogna dare da mangiare, ai giovani risposte al bisogno di Assoluto, alla Chiesa di essere povera e di andare nelle periferie di tutto il mondo, ai sacerdoti di essere innamorati di Gesù e immersi nella vita del popolo. Da lassù ci insegna a vivere meglio quaggiù».
Nato il 7 settembre 1925 a San Clemente, un paesino sulle colline dell’entroterra di Rimini, sesto di nove figli, già in seconda elementare il piccolo Oreste decide di farsi prete. È stato direttore spirituale in seminario, assistente diocesano della gioventù di Azione Cattolica e insegnante di religione alle scuole superiori. Nel 1968 ha dato vita alla Comunità Papa Giovanni XXIII, presente attualmente in 42 Paesi del mondo.
Per far conoscere la vita di don Benzi è stato di recente pubblicato il libro “Il viaggio di don Oreste”, la prima biografia illustrata per bambini e ragazzi, che piace anche ai grandi.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
31/08/2020
Nell’Anno Laudato Si, proclamato da Papa Francesco per sottolineare l’importanza e l’urgenza di prenderci cura della Casa comune, si celebra il Tempo del Creato (dal 1 settembre al 4 ottobre 2020), il cui tema è proprio quello del Giubileo della Terra. La parola Giubileo ci rimanda alla necessità di contemplare, di “riposare” nella Terra e chiedere un’equa redistribuzione dei suoi beni a tutti gli uomini. Nel messaggio dei Vescovi per il Tempo del Creato campeggia la frase della lettera di San Paolo apostolo a Tito Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà (Tn 2,12). Per nuovi stili di vita
Il Tempo del Creato è soprattutto un periodo ecumenico forte, un momento per rinnovare la nostra relazione con il nostro Creatore e tutto il creato attraverso la celebrazione, la conversione e l’impegno insieme. Durante questo tempo, ci uniamo ai nostri fratelli e sorelle nella famiglia ecumenica nella preghiera e nell’azione per la nostra casa comune. Il Patriarca ecumenico Dimitrios I nel 1989 ha proclamato, per gli ortodossi, il 1 settembre giornata di preghiera per il creato. In effetti, l’anno liturgico della chiesa ortodossa inizia quel giorno con una commemorazione di come Dio creò il mondo.
Il Consiglio Mondiale delle Chiese ha contribuito a rendere speciale questo tempo, prolungando la celebrazione dal 1 settembre al 4 ottobre. Seguendo la guida del Patriarca ecumenico Dimitrios I e del Consiglio Mondiale delle Chiese, i cristiani di tutto il mondo hanno abbracciato questo tempo come parte integrante del proprio calendario annuale. Papa Francesco lo ha accolto nella Chiesa cattolica romana e reso ufficiale nel 2015, legandolo all’Enciclica Laudato Si.
Durante questo mese di celebrazione, i 2.2 miliardi di cristiani del mondo si riuniscono per prendersi cura della nostra casa comune.
Nel messaggio del Santo Padre Francesco per la prossima IV Giornata Mondiale dei Poveri del 15 novembre 2020 “Tendi la tua mano al povero” (cfr Sir 7,32) si sottolinea come la preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili. Per celebrare un culto che sia gradito al Signore, è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio. Da tale attenzione deriva il dono della benedizione divina, attirata dalla generosità praticata nei confronti del povero.
Spesso abbiamo pensato di essere padroni e abbiamo rovinato, distrutto, inquinato, quell’armonia di viventi in cui siamo inseriti. È l’«eccesso antropologico» di cui parla Francesco nella Laudato si’. È possibile rimediare, dare una svolta radicale a questo modo di vivere che ha compromesso il nostro stesso esistere? Cominciamo con l’assumere uno sguardo contemplativo, che crea una coscienza attenta, e non superficiale, della complessità in cui siamo e ci rende capaci di penetrare la realtà nella sua profondità. Da esso nasce una nuova consapevolezza di noi stessi, del mondo e della vita sociale e, di conseguenza, si impone la necessità di stili di vita rinnovati, sia quanto alle relazioni tra noi, che nel nostro rapporto con l’ambiente.
Come Comunità Papa Giovanni XXIII abbiamo scelto di vivere insieme alcuni momenti di preghiera ed alcuni segni di speranza che saranno a breve comunicati.
PROGRAMMA:
DAL 1° SETTEMBRE AL 4° OTTOBRE
Custodi non padroni: cambiamo stile di vita
SABATO - LUNEDI' 4-6 SETTEMBRE
In cammino insieme con la “Laudato Si”
VENERDI' 11 E SABATO 12 SETTEMBRE
Zambia - Il Tempo del Creato segno di speranza
SABATO 12 SETTEMBRE
Bio..pen Day a La Pietra Scartata
DOMENICA 13 SETTEMBRE
In Fraternità con il Creato
MERCOLEDI' 16 SETTEMBRE
Al cuore della missione
VENERDI' 18 SETTEMBRE
La Comunità e il dialogo interreligioso
VENERDI' 25 SETTEMBRE
Come mi vesto?
SABATO 26 E DOMENICA 27 SETTEMBRE
Un Pasto al giorno
VENERDI' 02 OTTOBRE
Spiritualità della missione e della pace
SABATO 03 OTTOBRE
Eucarestia per il Tempo del Creato
SABATO 03 OTTOBRE
Religioni Pentecostali: nuovo Cristianesimo?
SABATO 03 OTTOBRE
La Casa Comune: un cammino di responsabilità e unità
nel Segno del Giubileo della Terra
DOMENICA 4 OTTOBRE
Celebrazione eucaristica per rispondere al grido della nostra Madre Terra - Ratnapura Sri Lanka
DOMENICA 4 OTTOBRE
In Fraternità con il Creato
GIOVEDI' 8 OTTOBRE
Nonviolenza e difesa della Terra
L'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è partecipa a "Il Tempo del Creato"
Scopri gli altri eventi. Vai al sito ufficiale
Preghiera del Tempo del Creato
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
13/08/2020
La Fondazione don Oreste Benzi ha arricchito il proprio sito con una sezione multimediale in cui è possibile ascoltare direttamente la voce del sacerdote mentre conduce una scuola di preghiera o interviene pubblicamente su temi di straordinaria attualità.
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha raccolto e digitalizzato una grande quantità di registrazioni originali risalenti ai discorsi pubblici e alle meditazioni del sacerdote riminese: ascolta le frasi di Don Oreste Benzi.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
08/08/2020
«Facilitare il ricorso all'aborto significa ingannare le donne sulla tragicità di questo evento ed abbandonarle a se stesse senza tentare di aiutarle a superare le difficoltà che inducono ad abortire. Inoltre l'aborto con la RU486 segna ancor più le donne in quanto sono loro che impediscono a loro figlio di venire alla luce e perché molte di loro vedono i resti del piccolo».
E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito all'annuncio del Ministro della Salute, Roberto Speranza, sulle nuove linee guide che prevedono l'aborto farmacologico in regime di day hospital e fino alla nona settimana di gravidanza.
«Dal nostro lavoro sul campo - continua Ramonda - sappiamo che quando le donne e le famiglie sono aiutate con opportuni sostegni, allora molte decidono di continuare la gravidanza e dare alla luce un figlio. Questa è la vera libertà, quella senza condizionamenti».