A Chieti, nella Capanna di Betlemme della Comunità Papa Giovanni XXIII, l’estate 2026 diventa una scuola di servizio per gruppi di giovani arrivati da diverse città italiane. Il campo “Trasgredire nell’amore” propone una settimana accanto a persone senza fissa dimora e in difficoltà, tra lavori quotidiani, momenti di preghiera, uscite nella natura e occasioni di confronto. L’idea è semplice e controcorrente: trasformare la voglia di superare i limiti in un gesto concreto di vicinanza agli ultimi.
A raccontarlo è Luca Fortunato, responsabile della struttura, nata dall’intuizione di don Oreste Benzi e gestita dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. «Dal 19 luglio al 13 settembre, ogni settimana c’è un gruppo che viene per fare un’esperienza qui in Capanna», spiega Fortunato. E aggiunge: «È bellissimo condividere con questi ragazzi». Nelle settimane di campo si alternano giovani arrivati da Lecco, Reggio Emilia, Macerata e dalla Puglia, in un passaggio continuo che mette alla prova e insieme apre alla relazione.
Il percorso non ha i toni di un’attività straordinaria, almeno in apparenza. I ragazzi verniciano serramenti, puliscono, sistemano gli spazi, apparecchiano, preparano la vita comune. Ma, come emerge dal racconto della struttura, proprio in questi gesti ordinari si misura il senso dell’esperienza: fare le cose insieme, condividere la quotidianità con gli ospiti, scoprire che il servizio non è un ruolo da interpretare, ma una presenza da abitare.
Per la Comunità Papa Giovanni XXIII, la Capanna di Betlemme di Chieti resta così un luogo in cui l’accoglienza non è uno slogan, ma una pratica quotidiana. E per i giovani che vi passano, l’estate diventa un tempo di servizio, preghiera e relazione che ribalta il significato di una parola spesso associata alla ribellione. Qui la trasgressione coincide con la scelta di donarsi agli altri.
