Tirana, inclusione e lavoro per persone con fragilità mentale

News pubblicata il: 08/10/2026

«Non mi piace il buio, non voglio il buio, ma la luce che cerco quando vado a passeggiare sperando di trovare spazi e orizzonti più ampi.» È una delle frasi emerse durante un laboratorio di teatro per persone con fragilità di salute mentale e disagio psicosociale realizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in Albania.

 

A Tirana, Marcello Requirez incontra da anni persone spesso lasciate ai margini e costrette a vivere in strada. Alla Capanna di Betlemme, casa di accoglienza per senza fissa dimora, il bisogno di una casa si è intrecciato con quello di cure, relazioni e percorsi di crescita personale.

 

Per questo la Capanna si è trasformata in un luogo che accompagna verso l’autonomia e una vita libera e dignitosa. Nel tempo, grazie al sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, sono nati anche il centro diurno di riabilitazione psichiatrica “Frederik Prenga”, due appartamenti per piccoli gruppi e la fattoria didattica “Da Sandra”, spazio di apprendimento e inclusione aperto anche a famiglie e scuole.

 

Oggi, grazie a un programma di lavoro protetto, diversi ragazzi con fragilità lavorano nella fattoria con una borsa lavoro, fanno pet therapy con asini e cavalli e coltivano l’orto. «In questo spazio le etichette cadono e nel lavoro della terra si respira il profumo di speranza e dignità», dice Marcello Requirez.

 

L’articolo racconta anche la storia di Mariglen, 40 anni, che dopo anni difficili tra droga, carcere, ricoveri psichiatrici ed esclusione sociale ha trovato accoglienza nella Capanna di Betlemme, ha frequentato il centro “Frederik Prenga” e ha avuto una borsa lavoro nella fattoria “Da Sandra”. Oggi sogna un posto tutto suo in cui mettersi alla prova.