Cisgiordania, paura e violenze nei villaggi palestinesi

News pubblicata il: 08/10/2026

All’alba del 7 ottobre 2023 l’attacco di Hamas contro il sud di Israele ha causato 1.200 morti e 251 rapiti. A distanza di due anni, quella data resta una ferita aperta per molte famiglie israeliane e un motivo di paura per chi vive in Cisgiordania.

 

A At-Tuwani, nell’area di Masafer Yatta a sud di Hebron, un volontario di Operazione Colomba racconta che i palestinesi temono violenze da parte dei coloni, soprattutto in vista delle elezioni di fine mese. La Comunità Papa Giovanni XXIII è presente in questa zona da 22 anni, al fianco del locale comitato nonviolento palestinese.

 

Negli ultimi giorni la situazione si è aggravata con la demolizione di tre villaggi: Al Fakheit, Al Tabban e Jinba. Si parla di 250 persone senza casa, tra cui molte donne e bambini. Le famiglie hanno piantato le tende e hanno iniziato subito a ricostruire, mentre i vicini hanno portato viveri e si sono fermati a dormire con loro.

 

Sul posto sono presenti volontari di Operazione Colomba e Mediterranea, insieme ad altri internazionali e attivisti israeliani. La loro presenza si concentra soprattutto nei villaggi più esposti, dove ogni notte dormono in luoghi diversi a rischio demolizione per stare accanto agli abitanti.

 

Con l’inizio della raccolta delle olive, si aggiungono furti, impedimenti all’accesso alla terra e incendi. Una volontaria racconta che nella notte tra il 5 e il 6 ottobre, a Wadi Rakhim, sono state incendiate alcune automobili e una casa. «È un periodo molto duro», dice, spiegando che le aggressioni continuano ogni giorno.

 

I volontari restano sul territorio per condividere la quotidianità di chi vive il conflitto, tra scomodità, attacchi e paura.