Suicidio assistito: Com. Giovanni XXIII, legge che rinuncia a riconoscere la vita umana come un valore assoluto

News pubblicata il: 29/07/2026

«È con profonda tristezza che apprendiamo dell’approvazione della legge sul suicidio assistito in Emilia Romagna. A coloro che vivono in una condizione di fragilità e che si ritrovano ad avere le condizioni per poter chiedere ed ottenere di “togliere il disturbo”, questa legge sembra dire “il tuo malessere non ci interessa, vai pure, quella è la porta”».

 

È quanto dichiara Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito all’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna di una legge che disciplina l’accesso al suicidio medicalmente assistito (Sma).

 

«Presentato come un diritto esigibile, il suicidio medicalmente assistito è ora una prestazione – continua Fadda –. Non potrà più essere prevenuto perché ormai è un’opzione fra le altre. Quella che fino ad oggi era considerato il “gesto estremo” di disperazione e abbandono, ora diventa una prestazione gratuita erogata proprio da chi dovrebbe attivarsi in tutti i modi per farci stare bene. Inoltre, con la legge regionale appena approvata si aggiunge l’incarico al Servizio Sanitario di essere esecutore materiale della sentenza di morte facendosi carico inoltre di eseguirla direttamente. In questo modo tutti i cittadini, che pagano con le proprie tasse il servizio sanitario, ne sono resi partecipi e complici. I sanitari rischiano di perdere fiducia da parte dei pazienti che si rivolgono loro per chiedere salute, cura e vita».

 

«Quante persone sono considerate di peso o inutili – conclude Fadda – nella nostra società? Perché anziane, in carcere, con problemi di tossicodipendenza, persone con patologie psichiatriche, con disabilità, persone immigrate, senzatetto, malate? Chi li proteggerà dal rischio di sentirsi più o meno esplicitamente invitati a tale soluzione? Tanti fra i nostri assistiti e fra gli accolti nelle nostre case famiglia avrebbero i requisiti per poter accedere alla Sma. Questa norma potrà agire come potente fattore di cambiamento culturale, i cui effetti porteranno ad una deriva eutanasica. Una società giusta non si deve mai organizzare per scartare e sopprimere, ma deve sostenere il valore assoluto e incondizionato della vita umana senza compromessi, riconoscendola e proteggendola sempre e a partire dai più fragili».

 

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