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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
15/01/2019
Capodanno giovani in Romania
C'è chi festeggia l'arrivo del  nuovo anno con panettone e spumante, c'è chi partecipa alle grandi feste in piazza, c'è chi parte e va in Romania, per stare con gli emarginati, con quelle persone che non festeggiano il 31 dicembre, ma nemmeno il 1° gennaio, perché spesso le loro giornate sono tutte uguali. Festeggiare "L'ultimo con gli ultimi" è un'iniziativa che da anni la Comunità Papa Giovanni XXIII propone ai giovani, spingendoli alle periferie esistenziali, per donare loro un'esperienza che spesso scombussola le loro prospettive e le loro vite... Ecco alcune esperienze vissute dai giovani che hanno avuto il coraggio di vivere un capodanno diverso dal solito. «Mi porto a casa tante domande» «Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese» (Mt 2, 12) Dopo l’esperienza a Bucarest, non posso che fare ritorno a casa «per un’altra strada». Questi giorni sono stati tanti piccoli e grandi fulmini che hanno illuminato, in modo anche violento a volte, alcuni grigi della mia vita. Scrivendo rivivo le contraddizioni che ho incontrato: bambini cresciuti in un quartiere di morte che esprimono vita, anziani abbandonati che affidano il proprio dolore, disabili fermi in un letto che guardandoti muovono maree. E ancora: senza fissa dimora ubriachi che richiamano il silenzio per pregare Dio, ragazzi delle comunità terapeutiche che si fanno riempire dall’incontro con l’altro, giovani che lasciano i propri agi per entrare nel disagio. Non posso allora che rientrare in un altro modo nella mia quotidianità, con occhi nuovi per vedere il fratello che ho accanto, mani pronte a sporcarsi e cuore aperto all’accoglienza. Non posso che mettermi in moto perché anche a me spetta il compito di «lasciare il mondo un po’ meglio di come l’ho trovato» (Baden Powell). Ringrazio Dio per avermi accompagnato in questa esperienza che mi ha interrogato sul senso della mia vita. Porto a casa tante domande: Come posso fare qualcosa di grande nella mia vita? Come posso incidere su ciò che crea sofferenza e disagio? Qual è il mio posto? Cosa voglio lasciare al mondo? Ho portato a casa anche un invito: «Vieni e seguimi». (Mt 19, 21). È stato un ritorno all’essenziale della vita, al cuore del Vangelo: l’amore per gli ultimi. Il cuore è colmo. Giulia Riboli #FOTOGALLERY:bucarest# «I poveri mi fanno riscoprire di voler essere giovane» «Non so come mai, ma quando torni sei sempre diversa e penso ti faccia un sacco bene». Sono tornata da qualche giorno dal #campofuorilemura a Bucarest, Romania e dopo essere rientrata nella quotidianità, ho ricevuto questo messaggio da una mia amica. È proprio come dice lei: mi sento diversa, cambiata e ciò è grazie a quello che ho vissuto in Romania. Mi piace l’idea di farmi modellare e forse, il mio partecipare al campo è proprio per questo motivo: per non adagiarmi. Molto spesso, immersa nella frenesia della quotidianità, tendo a ristagnare, a trovare un apparente equilibrio ma ciò non è positivo. Per questo, ho scelto nuovamente di trascorrere del tempo nella terra delle contraddizioni per eccellenza: si passa in un istante dal luccichio del centro al grigiore dei block. Mi sembra quasi di poter fare un salto nel passato, tornando a vivere nell’era vittoriana, conosciuta per l’accesa dualità: apparenza e realtà. A Bucarest, tra i tanti ambienti, alcuni scarti della società vivono nel “Spital de Boni Cronice Sf. Luca”, di cui mi sembra ancor ora di poter percepire l’odore fetido che invade le stanze dell’edificio talmente anonimo che spersonalizzerebbe chiunque. Mentre scrivo mi riaffiorano i ricordi e riecheggiano le risa colorate dei bimbi di Ferentari. Mi pare quasi di avere accanto Mario che con la sua voce squillante mi dice: «Salut Alex, ce faci?». Don Oreste Benzi scrive: «È giovane colui che vuole sempre di più, non gli basta mai, per cui è aperto alla vita, non reprime mai il bene, e fugge, ovunque, il male». I poveri, mi fanno riscoprire di voler essere giovane. La Romania è una nazione caratterizzata da un popolo che non ha opportunità, dunque è priva di possibilità di scegliere. Mario, Ana Maria, Ionut, Andrei, Mihaela non possono essere artefici del proprio destino. Più ci penso e più mi rendo conto della grande occasione che ho: poter essere attrice della mia vita. I ragazzi disabili che ho preso per mano e con cui ho ballato spensieratamente mi fanno comprendere che vale la pena uscire dagli schemi prestabiliti della nostra società nonostante le mille paure e angosce.  Una sera, alla Gara de Nord (stazione), insieme ad un gruppetto di giovani, abbiamo incontrato alcuni senza fissa dimora. L’idea era quella di passare del tempo con loro, fare due chicchere e offrir loro qualcosa da mangiare. Ho impressa nella mente la scena in cui porgo ad una signora un panino e lei, non solo rifiuta ma mi offre dei cioccolatini: avevano il sapore della semplicità. È un gesto che mi ha lasciato senza parole. Lei che non ha nulla, mi offre quel poco che possiede. Cerco allora di portare questo esempio alla vita concreta pensando che, ognuno di noi, spesso, si sente piccolo e impotente. Forse però, dovremmo accettare che, nonostante la nostra piccolezza, anche noi possiamo compiere gesti grandi. Ora, ti chiedo: «Tu hai una vita piena?» Guardati dentro e se senti di sopravvivere di un equilibrio apparente, scegli di vivere un’esperienza che possa scombussolarti il cuore e fare di te un capolavoro. Alessandra Vegis
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
14/01/2019
Mai più giornate lunghe ed uguali
Può capitare, nella vita, di trovarsi in periodi in cui si è momentaneamente a corto di cose da fare. Senza scuola, senza università, senza lavoro. Ci sono momenti, però, in cui questa situazione non è solo un periodo passeggero ma una condizione di vita. Si smette di cercare e le giornate diventano lunghe e sempre uguali. È proprio a questi giovani che il progetto di SEED (Social Employment Education Development) si rivolge con l’obiettivo di creare opportunità di incontro e stimolo per giovani delle province di Rimini e Forlì-Cesena che vogliono mettersi in gioco e riscoprirsi protagonisti del proprio futuro. I partecipanti al concorso on-line a premi posso presentare, in modo creativo e artistico, idee di innovazione sociale per i propri territori. Questo percorso creativo verrà accompagnato da momenti formativi gratuiti, dall'allestimento spazi di co-working, da incontri e laboratori con professionisti presso le organizzazioni di volontariato.     Il progetto SEED, proposto dall’Associazione comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini, in partnership con le cooperative sociali Comunità Papa Giovanni XXIII e La Fraternità, è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale nell’ambito della Prevenzione e contrasto al disagio giovanile. Dunque, se hai tra i 14 e i 28 anni, se sei delle province di Rimini e Forlì-Cesena e se non stai lavorando e studiando questo è il progetto giusto per te! Per qualsiasi informazione e per rimanere sempre aggiornato segui il progetto SEED: anche su Instagram e su Facebook.  
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07/01/2019
Migranti Sea Watch, Ramonda (Apg23): «Pronti ad accoglierli in Olanda e Germania»
«Siamo pronti ad accogliere nelle nostre case famiglia in Germania e Olanda alcune famiglie di migranti salvate dalle navi Sea Watch e Sea Eye». E' quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito alla vicenda dei 49 migranti a bordo della Sea Watch e Sea Eye, le navi delle ONG che da giorni stazionano di fronte a Malta in attesa di sbarcare in qualche porto. «Ci uniamo all'accorato appello di Papa Francesco affinché i leader europei dimostrino concreta solidarietà. - continua Ramonda - In particolare ci appelliamo ai Governi tedesco e olandese, i governi delle due ONG che hanno salvato i profughi, affinché possano dare accoglienza a queste persone da troppo tempo in mare. Persone che stanno pagando il prezzo dell'immobilità dell'Europa sulla questione migratoria». «Noi siamo disponibili all'accoglienza anche in Italia, come già fatto con i precedenti corridoi umanitari. - conclude Ramonda - Il nostro plauso va a quanti si rendono disponibili ad aprire le loro porte, come ha fatto il Vescovo di Torino, Mons. Nosiglia». La Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, opera da 50 anni al fianco degli ultimi. Oltre alle 201 case famiglia in Italia, gestisce altre 50 case famiglia all’estero. Case famiglia APG23: le tre caratteristiche fondamentali: 1) La casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII si caratterizza per la presenza di un papà ed una mamma. Non operatori in strutture residenziali ma strutture affettive. 2) E' una vera famiglia. Tutti ci vivono 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Non un’occupazione lavorativa ma una scelta di vita. Famiglie che aprono le porte di casa all'accoglienza di chi ha bisogno. 3) C'è posto per tutti: minori, disabili, anziani, italiani o stranieri e chiunque cerchi di ritrovare un posto nella società dopo aver sbagliato.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
07/01/2019
Festa per tutti, insieme alle persone senza dimora
A Natale ci siamo seduti insieme ai nostri cari intorno alla tavola imbandita; a Capodanno abbiamo fatto il bilancio dell’anno passato e brindato a quello nuovo, augurandoci che sia ricco di tutto ciò che desideriamo. E ancora abbiamo festeggiato l’Epifania, prima di tornare al lavoro, allo studio, alla routine quotidiana. Non per tutti è stato così. Le persone che vivono in strada guardano alle Feste da un’altra prospettiva. Proprio perché il mondo intorno a loro celebra la gioia dell’attesa e la speranza nel futuro, loro si sentono più soli, più emarginati. Ecco perché la Comunità Papa Giovanni XXIII ogni anno si impegna in modo particolare per star vicino a chi vive in strada e per far sì che sia davvero festa per tutti. Le nostre Mense di Strada di Torino, Genova e Milano hanno organizzato pranzi e cene in grande stile, oltre al consueto servizio che non si è interrotto nemmeno la sera del 24 e quella del 31 dicembre. “Il menù è diverso rispetto al solito” ci tiene a precisare Lucia, da Roma, dove si festeggerà venerdì 11 gennaio, quando le luci e le iniziative organizzate dalle tante associazioni della capitale si sono già spente e a tanti viene la malinconia. “Ci sono l’antipasto, la carne, i dolci, che non possono mancare quando si celebra un’occasione importante! Per una volta poi mangiamo seduti, in un salone apparecchiato per bene, invece che al freddo fuori dalla Tuscolana”. Le Capanne di Betlemme hanno aperto la loro porta davvero a tutti, a chi vive in strada, ai vecchi amici, a chi è arrivato grazie al passaparola. A Bologna erano tutti invitati per il pranzo; a Rimini, il 25, è arrivato perfino Babbo Natale con i regali, mentre a Milano ci si è ritrovati per la consueta tombola dell’Epifania, dove ciascuno porta un premio da mettere al centro della tavola. Hanno fatto notizia il veglione di Capodanno a Riccione e alla Capanna di Chieti, a cui hanno partecipato anche moltissimi i giovani, che hanno preferito questa esperienza ai festeggiamenti tradizionali. #FOTOGALLERY:italia# Non sono state da meno le Unità di Strada di tutta Italia, che hanno trovato il modo di organizzare qualcosa di speciale. Benché i mezzi a disposizione siano sempre limitati si è voluto portare un segno del Natale anche negli angoli più nascosti e bui. Il panettone da mangiare insieme, un sacchetto di biscotti, un regalo a ciascuno (calze e guanti pesanti, scarpe e sacchi a pelo a chi ne aveva bisogno), impacchettato e completato da un biglietto di auguri, così com’è giusto che sia. “Vogliamo essere una grande famiglia allargata dove c'è posto per tutti. Non abbiamo voluto organizzare delle Feste per gli ultimi, ma con gli ultimi: ogni anno celebriamo il nostro Natale, Capodanno ed Epifania insieme a loro, a tavola gomito a gomito, aprendo i regali – non andiamo a festeggiare, poi, anche da qualche altra parte, in modo diverso, perché loro sono la nostra famiglia” ha detto Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII.“ #FOTOGALLERY:estero# Succede in Italia come all’estero: si è fatta festa con gli ultimi anche a Santiago del Cile, a La Paz in Bolivia, a Tirana in Albania, ad Atene in Grecia, perfino a Sidney in Australia – ovunque sia attivo il servizio per l’emergenza di strada di Apg23. In Russia si festeggia proprio oggi, 7 gennaio, il Natale ortodosso: la Mensa di Strada di Volgograd ha preparato la borsch, la zuppa tradizionale, mentre l’Unità di Strada di Astrakhan sta distribuendo un regalo a ciascuno. Perché sia davvero festa per tutti.   Tutti i giorni puoi cambiare la vita di chi non ha nulla. Non sprecare l’occasione di aiutare, dona ora per Un Pasto al Giorno  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
05/01/2019
In mille a Bologna per la marcia della pace
1000 in cammino per la pace a Bologna. Così si apre il 2019 a Bologna per le vie del centro, con la 4ª Marcia per la pace, centrata sul tema "Diritto alla pace e all'accoglienza" promossa dal Portico della pace, rete di associazioni, comunità religiose, movimenti, gruppi informali della città metropolitana, e patrocinata da Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, Città metropolitana e Comune di Bologna, e in questo 2019 anche dall'Università di Bologna.  La Marcia è nata nel 2015 dalla proposta della Comunità. Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi, a seguito degli attentati terroristici in Europa e del conflitto in Siria. È lo stile della nonviolenza e della dignità di ogni essere umano che la caratterizza. In questa edizione 2019 non a caso riecheggiano le parole del suo fondatore, don Benzi, che sul diritto al viaggio e all'accoglienza ammoniva: «I migranti sono ponti gettati tra mondi. Siamo popoli destinati a convivere e prima lo capiremo meglio sarà per tutti». In Piazza Nettuno intervengono anche le autorità sul tema della pace, dell'accoglienza e dello stile del dialogo tra tutti, dall’arcivescovo Matteo Zuppi, al sindaco Virginio Merola, e anche con la presenza di Romano Prodi. «È la pace l'anima dell'Europa - ha ricordato quest'ultimo - che, dopo le devastazioni dei due conflitti mondiali, i padri fondatori vollero al centro della nostra Unione. E da 70 anni, entro i suoi confini, l'Europa ha garantito la pace. Così non è stato tutto attorno a noi: dall'Africa al Medio Oriente, una 'guerra a pezzi' - come è stata definita dal Papa - ha coinvolto intere nazioni, comunità religiose e ha travolto senza distinzione uomini, donne, bambini, giovani». Donne per il dialogo, città del dialogo In cammino per la pace c'erano anche diversi testimoni d'eccezione. Che nella quotidianità lottano per la pace perchè han sperimentato che è la lotta essenziale per la vita in tante latitudini. C'era Sara Manisera, giornalista freelance che abita a Beirut e che, nel 2018, ha vinto il Premio Archivio Disarmo “Colombe d'oro per la pace”. nota in particolare per il videoducumentario Donne fuori dal buio, storie di donne, mogli e madri dell'Iraq che raccontano di comunità diverse, di diversi dialetti e culture e del lungo cammino di rinascita dopo tanti lutti dalla Guerra del Golfo del 2003 ad oggi. Testimoni in terre lontane e pure testimoni coraggiosi in terre vicine. E c'era pure un'altra donna che lotta per il diritto alla pace, Monica Caula del Comitato per la riconversione della RWM (l'industria bellica che procurò ordigni militari all'Arabia Saudita nella guerra in Yemen) che con un esposto alla Procura e un appello al Comune da mesi chiede di bloccare l'espansione della fabbrica e di convertire la produzione a fini civili. Scelta auspicata con fermezza anche in un messaggio di fine anno dei Vescovi sardi.  Il Sindaco di Casalecchio Massimo Bosso, ha ricordato come in centinaia di città italiane sono nate esperienze di pace e inclusione attraverso il network delle città interculturali per incontrare e incontrarsi tra culture, tradizioni religiose e comunità diverse. Incontri di Mo(n)di è l'evento culturale che promuove ogni anno per dare voce a chi vuole scegliere la via del dialogo interculturale e interreligioso nella scuola, nelle istituzioni, nella sanità e tra le comunità religiose. #FOTOGALLERY:bolognapace# L'arcivescovo: «La pace non è affidata solo ai governanti. Tocca a noi costruire ponti nelle nostre città» «La pace non c’è una volta per sempre, perché è sempre minacciata dal male, erosa da tanti individualismi, dai semi di intolleranza, dalla violenza ordinaria, dall’aggressività nei pensieri e nelle azioni, dall’incapacità a dialogare e riconoscere il prossimo». È l'esortazione di mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna durante la celebrazione del 1° gennaio in Cattedrale, che fa seguito alla Marcia della pace. «Non è nemmeno una preoccupazione accessoria. È una lotta drammatica per la vita, contro le terribili sorelle della guerra che sono la povertà, le malattie, la distruzione, la disperazione, la fame». In riferimento a quanti cercano un futuro tentando di entrare in Europa, mons. Zuppi li ha chiamati “lottatori di speranza” che ci interpellano con le loro vite a costruire ponti e trovare vie nuove di giustizia per «combattere i disequilibri». Per questo occorre non fomentare divisioni ma unire le forze, non dimenticando le terre impoverite e sfruttate da cui provengono «quei fratelli e sorelle che emergono dal grande abisso del terzo mondo alla ricerca di futuro». «La pace è affidata sì ai responsabili delle nazioni ma è anche sempre artigianale e passa per le nostre persone. Diventiamo noi costruttori di un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia». Papa Francesco: «La pace si basa sull'interdipendenza degli esseri umani» Nel messaggio per la Giornata mondiale della pace 2019  Papa Francesco ricorda con chiarezza che la Pace non è un ideale astratto che riguarda pochi potenti né un diritto da citare al termine di conflitti vicini a noi ma riguarda tutti ed è di vitale importanza. Per questo richiede una "buona politica" e una testimonianza credibile e coraggiosa ogni giorno. All'inizio del 2019 non a caso ricorda che essa si basa «sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani. La pace è una conversione del cuore e dell’anima» e richiede la cura di tre dimensioni indissociabili: «la pace con sé stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando “un po’ di dolcezza verso sé stessi”, per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”. La pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente…; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé. E la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/12/2018
Sono 120 i ragazzi liberati dalla droga
«Siamo ritornati alla vita, sperimentiamo che è un dono, l’abbiamo riscoperta in Comunità e non abbiamo più paura» così proclamano i 120 ragazzi ex tossicodipendenti al culmine della messa del “Riconoscimento” celebrata il giorno di Santo Stefano nella chiesa “La Resurrezione” di Rimini. Un appuntamento di grande significato che lo stesso don Oreste Benzi volle istituire più di 20 anni fa e che ogni anno la Comunità Papa Giovanni XXIII ripropone per festeggiare il ritorno alla vita dei ragazzi  che durante l’anno in corso hanno concluso il percorso di recupero presso le proprie strutture terapeutiche. In una chiesa gremita e ricca di commozione le parole del vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi, arrivano ai ragazzi come un fermo monito: «Il vostro cuore quando vivevate come zombie aveva cessato di battere; ora avete scoperto che siete dei capolavori, firmati da Dio. Oggi ricevete un nuovo Battesimo. Seminate la gioia nel giardino del vostro fratello e lo vedrete fiorire anche nel vostro». Un invito al Bene sottolineato anche da Giovanni Paolo Ramonda presente all’iniziativa, un segno di speranza in tempi in cui la dipendenza da droghe, alcol, gioco d’azzardo continua ad avere tristi primati.  Quanto a consumo di droghe nel 2017 nel nostro paese il 22% degli adulti compresi tra i 15 e 64 anni ha fatto uso di una qualche sostanza. (Osservatorio europeo delle droghe e tossicodipendenze). Non meno preoccupante il fenomeno della dipendenza da gioco e dell’abuso di alcolici; sempre nel 2017, hanno giocato d’azzardo almeno una volta 17 milioni di italiani. Rispetto all’abuso di alcol si parla di 8,6 milioni di persone in età adulta e 1,7 i giovani  tra cui minorenni, a cui, peraltro andrebbe evitata la vendita. Dipendenze patologiche: come chiedere aiuto La Comunità Papa Giovanni XXIII ha attivato il numero unico per le richieste di aiuto, 348.9191006 Comunità Terapeutica Rimini Risponde al numero 0541.50234  Comunità Terapeutica Forlì Risponde al numero 0543.799278  Comunità Terapeutica Lodi Risponde al numero 02.9061106
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
21/12/2018
A Rimini una via intitolata a don Benzi
Una strada di Rimini sarà intitolata a Don Oreste Benzi, il prete romagnolo “dalla tonaca lisa” fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. La cerimonia si terrà domani sabato 22 dicembre alle ore 11 presso il Palacongressi di Rimini, in via della Fiera. Il Vescovo Lambiasi, il Prefetto Camparota ed il sindaco Gnassi scopriranno la targa con la nuova intitolazione. Sarà presente Giovanni Paolo Ramonda, successore di don Benzi alla guida della Comunità Papa Giovanni XXIII. La cerimonia si svolgerà al termine dell'evento di presentazione della Fondazione “Don Oreste Benzi”. Si tratta di un nuovo ente che ha lo scopo di promuovere, approfondire e favorire lo studio del pensiero, della testimonianza di vita e delle opere promosse e attuate da don Benzi, a lui riconducibili o da lui ispirate. L’evento sarà moderato dalla giornalista Paola Severini Melograni. «Siamo felici e onorati che una strada sia intitolata a don Oreste Benzi proprio qui a Rimini, la sua città, dove ha svolto il suo servizio sacerdotale e dove ha fondato la nostra Comunità. Da qui si è diffusa in 42 paesi del mondo ed è in forte espansione. Riceviamo continuamente richieste di aprire nuove case famiglia e comunità da ogni angolo del globo. Segno che il carisma di don Benzi - la condivisione diretta della vita con gli ultimi e la rimozione delle cause delle ingiustizie - è universale» spiega Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Papa Giovanni. L’evento si inserisce nell’ambito delle iniziative per il cinquantesimo anniversario della Comunità fondata da don Benzi, culminate con la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 7 Dicembre.
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20/12/2018
André Volon: il vagabondo di Dio
Se ne è andato il 19 dicembre 2018 un ribelle, guerriero di Dio. Ha lottato fino alla fine, non per salvare la sua vita, ma avere la vita per continuare a stare con i poveri più poveri negli angoli più estremi del mondo. André Volon era un missionario, parola che lo faceva arrabbiare, perché racchiudeva le conseguenze di un dominio colonialista che aveva impoverito i paesi del Sud del mondo. Piuttosto si ritrovava nella visione di San Daniele Comboni quando diceva: «L’Africa agli africani». Ecco, lui voleva essere come quelle persone con le quali andava a condividere: povero tra i poveri e così testimoniare quel Dio che si incarna nell’umanità. André era di origine belga. Nato il 20 marzo del 1945 a Lons Saint Remy, Belgio, prima di approdare alla Comunità Papa Giovanni XXIII aveva fatto diverse esperienze alla ricerca della giustizia, alla ricerca dell’”essere”, alla scoperta di Dio. #FOTOGALLERY:volon# Diceva di essere una persona «in continua evoluzione nel rapporto con la Chiesa» e la sua storia lo dimostra: dopo aver frequentato il seminario dei Gesuiti per le missioni straniere in Belgio, era stato 2 anni in un convento trappista in Francia, poi a Roma per fare il noviziato nel ramo contemplativo maschile della congregazione fondata da Madre Teresa di Calcutta. Dopodiché, nel 1980, arriva a Spello per fare un anno sabbatico. Nel 1981 incontra don Benzi con una lettera di raccomandazione di Carlo Carretto. Sono bastate queste parole «Noi come comunità siamo chiamati ad andare nel fosso» proferite dal sacerdote, per capire che quella della Papa Giovanni sarebbe stata la vocazione giusta per lui. La sua Patria è stata il mondo intero. Nel 1985 è stato in Zambia, poi in Tanzania, Brasile, India, Kenya, Gerusalemme, Haiti. Il 26 settembre del 1987 si consacra a Dio.     Un anno fa stavi meditando un libro sul pensiero di ViKtor E. Frankl: «Ha senso soffrire. Quando la vita ha un senso». Ebbene, la vita ha avuto un senso forte per te, le ingiustizie ti erano insopportabili tanto che hai chiesto a Dio una grazia tutta speciale: la misericordia. Grazie André per il tuo calore, per la passione, il fuoco che hai lasciato a quanti hanno avuto la fortuna di incontrarti.   Leggi l'intervista del '96  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
19/12/2018
Corridoi Umanitari: arrivate 103 persone dalla Libia
Sono 103 i profughi arrivati oggi dalla Libia all'aeroporto militare di Pratica di Mare. Tra questi 51 saranno accolti nelle case della Papa Giovanni XXIII, la Comunità fondata da don Oreste Benzi, il sacerdote che per primo aprì una casa famiglia in Italia nel 1973. Il volo è partito da Tripoli ed è atterrato alle ore 16.15 allo scalo militare presso Roma. Il corridoio umanitario è stato gestito dal Governo Italiano con la mediazione e collaborazione della Comunità di don Benzi. «Con questo corridoio umanitario abbiamo salvato interi nuclei familiari: donne, uomini e bambini provenienti da Sudan, Etiopia, Eritrea e Yemen strappate dalle prigioni libiche. Adesso saranno accolti nelle nostre case dove potranno ricevere il sostegno necessario per superare i traumi subiti ed iniziare una nuova vita». Questo il commento di Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII. I rifugiati saranno ospitati in Romagna (12 a Rimini, 5 in provincia di Ravenna) ed in Toscana (34 in provincia di Massa-Carrara) presso alcune delle 201 case famiglia dell'associazione, che già accolgono 1.283 persone di tutte le età e provenienze. «Lavoreremo per l'integrazione di queste famiglie, inserendo i bimbi a scuola e cercando un lavoro per loro. - continua Ramonda - Non è semplice, ma non si può parlare di vera accoglienza senza una reale integrazione». La Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, opera da 50 anni al fianco degli ultimi. Oltre alle 201 case famiglia in Italia, gestisce altre 50 case famiglia all’estero. Case famiglia APG23: le tre caratteristiche fondamentali: La casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII si caratterizza per la presenza di un papà ed una mamma. Non operatori in strutture residenziali ma strutture affettive. E' una vera famiglia. Tutti ci vivono 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Non un’occupazione lavorativa ma una scelta di vita. Famiglie che aprono le porte di casa all'accoglienza di chi ha bisogno. C'è posto per tutti: minori, disabili, anziani, italiani o stranieri e chiunque cerchi di ritrovare un posto nella società dopo aver sbagliato.  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
17/12/2018
Il momento più magico dell’anno
A La Pintana, quartiere povero e malfamato alla periferia di Santiago del Cile, il Natale è un momento davvero speciale. I bambini attendono con trepidazione la Vigilia, perché sanno che quel giorno riceveranno un regalo, il più delle volte quello desiderato. Per l’occasione tutta la famiglia si prepara indossando i vestiti più belli. Dopo cena i bambini escono e vanno nelle piazze per vedere Babbo Natale che passa salutando tutti. A mezzanotte tornano a casa e sotto l’albero trovano quell’unico e tanto atteso regalo che poco dopo si mostreranno a vicenda per le vie del quartiere. Le strade si popolano di bambini in bicicletta, con i pattini, che giocano a pallone o con le pistole d’acqua. Nessuno ha voglia di andare a dormire per godere al massimo di quel dono e condividere l'allegria con i propri amici. Sebbene in questa festa la famiglia sia la cosa più importante, il REGALO rappresenta l’affetto e l’amore dei genitori e dei nonni che con tanti sforzi e sacrifici riescono comunque a donare ai propri figli quello che tanto volevano. Anche al Progetto Acuarela della Comunità Papa Giovanni XXIII il Natale viene celebrato con una bella festa per i bambini seguiti e per le loro famiglie. Babbo Natale non manca mai: arriva sempre sul carro rosso dei pompieri suonando la sirena! Oltre al suo regalo i bambini ricevono anche un sacchettino con caramelle, gelati, zucchero filato e pop-corn per festeggiare insieme ai propri cari! In Colombia, con la Comunità di Pace Nella Comunità di Pace di San José de Apartadó il giorno di Natale è un giorno di cammino. La celebrazione inizia di solito il 22 dicembre, quando i suoi membri si mettono in marcia a piedi o a dorso di mulo per raggiungere Mulatos, un villaggio sperduto nella selva. Un luogo simbolico, della memoria, scelto per commemorare 8 membri brutalmente uccisi il 21 febbraio 2005 da gruppi armati intenzionati ad appropriarsi della loro terra. È qui che si svolge, nei due giorni successivi, l’assemblea generale della Comunità. Al termine del secondo giorno, il 24 sera, in un’atmosfera quasi surreale, il padre gesuita Javier Giraldo celebra la Messa della Vigilia nella biblioteca del villaggio. «Celebrare il Natale è celebrare la nascita di Gesù, è celebrare la Vita. Per questo è significativo riunirsi in questo luogo dove dei criminali hanno messo fine alla vita biologica di 8 persone. Noi ci riuniamo qui per ribadire che ci sono dimensioni della vita non vulnerabili alla morte: tutto quello che un essere umano costruisce con i suoi pensieri e con i suoi sentimenti, con i suoi ideali e con i suoi sogni in comunione con i suoi simili. Tutto ciò non conosce morte, è questa la salvezza che il giorno di Natale nasce per noi», commenta padre Javier. Finita la cerimonia, tutti si dirigono verso la cucina per condividere l’abbondante cena della festa: trippa, carne fritta, yucca, riso e platano.  Immancabili il caffè e l’acqua con panela (cubetti di zucchero di canna) e la Natilla, dolce tipico natalizio della regione di Antioquia a base di latte, panela, cannella e mais. Anche se si trova già pronto nei negozi, i contadini sono soliti farlo in casa. La preparazione è lunga e richiede un giorno intero. Prima si sgranano le pannocchie di mais, poi vengono cotti i chicchi, successivamente passati nei molini 3/4 volte fino ad ottenere una farina. Tutti gli ingredienti vengono poi lavorati in enormi pentole dalle donne che mescolano in piedi per ore con lunghi pali di legno. In occasione della festa ognuno indossa el estreno, ossia l’abito nuovo acquistato proprio per il Natale. E poi via, tutti insieme a ballare nel chiosco principale del villaggio. Pur di avere la musica viene addirittura fatto appositamente arrivare su di un mulo il generatore di corrente! Il 25 dicembre, infine, si riprende il cammino per tornare a casa. #FOTOGALLERY:natale2018# In Bangladesh tutti partecipano alla festa A Chalna il giorno di Natale è per tutti un momento di grande festa. Addobbi di cartapesta e stoffa colorata illuminano le vie della missione, mentre un buon profumo di carne arrosto proviene dal grande piazzale, trasformato per l’occasione in pista da ballo! La musica non manca mai, così come i giochi e la lotteria che premia i tre più fortunati. I bambini ricevono in dono un sacchettino con caramelle, palloncini e qualche prodotto per l’igiene. Se a Messa vanno solo i cattolici, alla festa partecipano anche gli induisti e i musulmani. Il Natale diventa così una bella ricorrenza per stare insieme e promuovere il dialogo interreligioso. In Tanzania è la festa della famiglia In Tanzania l’Avvento è per tutti un periodo di attesa. I cristiani si preparano all’arrivo di Gesù, gli altri invece attendono il momento di tornare a casa. È infatti tradizione trascorrere questa festa in famiglia. Ecco perché chi può torna al villaggio d’origine, comprandosi anche un bel vestito nuovo! Il giorno di Natale si mangia sempre il pilau, delizioso riso speziato con carne, patate, fagioli e piselli e il pollo. Per l’occasione la tribù dei Wachaga prepara addirittura un particolare distillato di banane, in una singolare commistione tra sacro e profano. I missionari della Comunità Papa Giovanni XXIII mangiano tanzaniano, ma non si fanno mai mancare un piatto italiano: che siano le lasagne o la pizza è uguale, profumano sempre di casa! Il Natale viene festeggiato anche al Centro Ngome per bambini malnutriti. Qui si balla, si canta e si offre alle famiglie il pilau. Per molte questo è l’unico Natale che festeggeranno. Sono infatti così povere che non si possono permettere di cucinare questo piatto a casa. È sicuramente una festa semplice, ma forse è bella proprio per questo. Priva di luci colorate e lustrini, fa riscoprire la gioia di stare insieme! In Russia è più volte Natale! A Elista, capitale della Repubblica di Calmucchia, Natale e Capodanno si festeggiano non una ma più volte! Le celebrazioni partono all’inizio di dicembre con il Capodanno calmucco. In questa regione russa di fede buddista, le famiglie si incontrano, bevono the e mangiano una squisita pasta dolce fritta. Il 25 dicembre è la volta del Natale cattolico. In Russia è un giorno lavorativo, ecco perché i missionari della Comunità Papa Giovanni XXIII vanno a Messa la sera della Vigilia. Al ritorno festeggiano sempre in casa famiglia, mangiando i piatti della festa e scambiandosi qualche regalo! A fine anno incominciano infine le feste ortodosse. Natale è il 7 gennaio. Visto che una delle ragazze accolte è di questa religione, i missionari la accompagnano sempre alla suggestiva liturgia di mezzanotte che di solito dura fino al mattino. La ricorrenza più sentita in assoluto è però il Capodanno, celebrato anche in epoca sovietica come la festa della famiglia. Un momento speciale, da vivere insieme ai propri cari, in occasione del quale vengono portati in tavola i piatti della tradizione: la carne di maiale e di pecora, l’insalata con le rape rosse e l’immancabile insalata russa!
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
03/12/2018
Decreto Immigrazione, Ramonda (Apg23): «Rischio esclusione per i più fragili»
«Siamo fortemente preoccupati dagli effetti del Decreto Sicurezza sulle vite dei nostri fratelli immigrati che vivono nelle nostre case famiglie e famiglie aperte. Il rischio, già tangibile in questi primi giorni dall’entrata in vigore, è far piombare i migranti nell'irregolarità, recidendo i tanti percorsi di integrazione e rinascita cui stiamo assistendo nelle nostre case. In particolare rischiano forme di esclusione sociale i migranti più vulnerabili». È quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito al Decreto Sicurezza promulgato oggi. «Associare il fenomeno migratorio esclusivamente a quello della sicurezza — continua Ramonda — non solo è fuorviante ma rischia di sdoganare sentimenti di rifiuto e odio verso gli stranieri. Proponiamo che sia ripristinato il decreto flussi, che rappresenta il canale di ingresso regolare per lavoro in Italia, previsto dall’art. 22 D.lgs. 286/98, la cui applicazione è stata bloccata negli ultimi anni. A questo si dovrebbe reintrodurre il sistema dello sponsor, a chiamata diretta, anche da parte di privati per l’inserimento nel mercato del lavoro del cittadino straniero». La Comunità Papa Giovanni XXIII è da sempre in prima linea nell’accoglienza e integrazione dei migranti. Sin dagli anni '90 il fondatore, don Oreste Benzi, fu precursore nella lotta di liberazione delle ragazze schiavizzate ai fini della prostituzione. Per il Presidente la migrazione è un fenomeno che va regolamentato, non può semplicemente essere negato. «Occorre pertanto aumentare la quota percentuale del PIL destinato alla cooperazione allo sviluppo — conclude — e favorire i canali di ingresso sicuri e legali, tra cui i corridoi umanitari, promuovere una reale ed efficace integrazione».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
03/12/2018
Giornata internazionale delle persone disabili
La Giornata Internazionale delle persone disabili del 3 dicembre di ogni anno è stata indetta nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ha come scopi la promozione dei diritti e del benessere delle persone con disabilità, ed un’attenzione sulla loro presenza nella vita politica, sociale, economica e culturale dei paesi membri.  Tema del 2018: il coinvolgimento delle persone con disabilità nel garantire l'inclusione e l’uguaglianza, come parte dell'agenda 2030 che ha incluso la salute e il benessere per tutti fra i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle nazioni. Io Valgo a Cesena 3 dicembre 2018: volano alti i palloncini in piazza del Popolo a Cesena. Ad ognuno di loro è appeso un sogno; lo hanno scritto lì sopra i partecipanti della manifestazione IO VALGO. Un corteo colorato e vario di circa 400 persone formato da  tante persone diversamente abili, dalle loro famiglie,  da educatori, da bambini e i ragazzi presenti con le loro classi, da rappresentanti delle istituzioni . Tutti insieme a camminare per le vie della città a ricordarci,  in occasione della giornata internazionale dei diritti con le persone con disabilità, il valore inestimabile della diversità intesa come risorsa e valore per la comunità. «Ci hai insegnato a guardare la vita in una prospettiva diversa» raccontano i ragazzi di un istituto superiore di Cesena tramite un flash mob che hanno organizzato assieme a una loro amica diversamente abile.  «Ogni persona ha diritto di vivere una vita felice»; «Non chiediamo assistenza per loro, vogliamo che diventino soggetti attivi di questa nostra società»:  queste le frasi emerse nel corso della manifestazione e le istanze che da alcuni anni muovono gli educatori del Centro diurno riabilitativo Don Oreste Benzi della Comunità Papa Giovanni XXIII  ad organizzare questo evento in collaborazione con tutti i centri e le cooperative. (Emanuela Frisoni) #FOTOGALLERY:ces2018# Io Valgo è l'iniziativa che la Comunità Papa Giovanni XXIII anima ogni anno in diverse piazze italiane, proprio in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. «Ognuno vale per gli altri, nonostante la fragilità, in quanto costruttore di vita, destinatario di una missione unica e insostituibile, cittadino attivo e protagonista della storia», diceva don Oreste Benzi.     Io valgo a Rimini In collaborazione con la Rete Centri, a Rimini il 3 dicembre un corteo è partito dal Ponte di Tiberio (reso accessibile grazie agli interventi eseguiti dall’Architetto Nicola Bastianelli) per arrivare presso la Scuola media Panzini, con video e testimonianze sul tema “Io valgo perché sono capace”. Al termine Street food organizzato dalle persone disabili del Progetto Osteria della Cooperativa La Fraternità.   #FOTOGALLERY:RN2018# Io valgo a Catania Il 28 novembre c'è stata una lezione dimostrativa di Danceability dalle 10 alle 12 presso "Centro coreutico Accademico di Sicilia Khoreia" a Giarre (CT) Il 30 novembre è stato organizzato un Laboratorio teatrale aperto dalle 10 alle 12 presso i locali della Comunità Papa Giovanni XXIII via don Oreste Benzi, 2 a S.Venerina (CT) Il 3 dicembre c'è stata la Rassegna conclusiva "Io valgo...ti racconto l'Artista che c'è in me" presso Teatro Eliseo di S.Venerina (CT) Laboratorio teatrale per IO VALGO a Catania Io Valgo anche in Zambia e Bangladesh La Comunità Papa Giovanni XXIII ha promosso iniziative per la Giornata mondiale della Disabilità anche in Zambia, dove opera dal 1985, e in Bangladesh, dove è presente dal 2000. In entrambi questi Paesi la Comunità di don Benzi porta avanti progetti che coinvolgono persone disabili, promuovendo l'integrazione e il riscatto sociale. #FOTOGALLERY:GMD# Altre iniziative per la giornata della disabilità 2018 Al via tante iniziative, dal Piemonte alla Sicilia, che vedranno coinvolti giovani e adulti disabili dei Centri Diurni della Comunità con altri Centri territoriali e con studenti delle scuole medie e superiori per sottolineare, attraverso arte, musica, danza e sport, le capacità e le potenzialità che includono e integrano. A Forlì  presso la Polisportiva Otello Buscherini, le squadre di basket in carrozzina affiliate alla Uisp danno vita a vari confronti sportivi, durante l’evento voluto dal Lions Club Giovanni de’ Medici. Dà il benvenuto la squadra di casa, la Wheelchair basket Forlì fondata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Per info 3471029200. A Fossano (CN) si va a scuola di condivisione, accostando due mondi diversi ma capaci di arricchire e arricchirsi. Io valgo: disabilità e carcere è il tema della mattinata di riflessione, video e testimonianze presso il Teatro “I Portici” con gli studenti delle scuole superiori fossanesi. Parteciperà anche Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità fondata da don Benzi. A Bologna è stato organizzato un torneo di Bowling per il 7 dicembre, mentre l’8 dicembre c'è il 1° Festival della musica libera, durante il quale 10 gruppi musicali in formazione integrata, composti da artisti con disabilità e non, si esibiranno sul palco della Sala Centofiori nel segno dell'inclusione e della più ampia libertà espressiva. Vai alla locandina degli eventi di Bologna   Giornata delle persone diversamente abili 2017: il progetto di vita delle persone disabili Nella giornata 2017 è stato al centro il tema del progetto individuale di vita per le persone diversamente abili. Nell'assistenza alle persone disabili è prevista infatti la stesura di un progetto individuale (legge 328 del 2000).  Hanno spiegato gli organizzatori della giornata della disabilità 2017: «La persona con disabilità, come tutti, deve essere messa in condizione di pensare, sviluppare, costruire un suo progetto di Vita. Va sostenuta e aiutata in questo, ogni cittadino è coinvolto e deve sentirsi parte attiva in questo progetto».   «Un progetto di vita è innanzitutto un pensare in prospettiva futura, che vuol dire immaginare, fantasticare, desiderare, aspirare, volere... e contemporaneamente preparare le azioni necessarie, prevedere le varie fasi, gestire i tempi, valutare i pro e i contro, comprendere la fattibilità... Il progetto di vita per ognuno di noi comincia in famiglia e si realizza nei contesti di vita della persona: scuola, territorio, lavoro, tempo libero, relazioni sociali. Riguarda anche il delicato tema del dopo di noi come espressione di un percorso di autonomia che attraversa tutta la vita della persona. Su questo vogliamo riflettere, tutti insieme».   #FOTOGALLERY:2017#   Giornata delle persone diversamente abili 2016: Io Valgo X3 3 è l’articolo della Costituzione che sancisce l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge. 3 è anche l’articolo della dichiarazione universale dei diritti umani che rivendica il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza di ogni persona. Ecco perché nel 2016 Io valgo si è fatta in 3. Una giornata che non ha significato "valgo molto” ma “per molti”: per me, per te e per l’intera comunità in cui viviamo. Perché la disabilità non è una fragilità da commiserare, ma una ricchezza da tutelare.
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