Il 12 maggio arriva nelle librerie – fisiche e on line, anche in formato e-book – il saggio di Laila Simoncelli Ministero della Pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte. Il testo, edito da Sempre Editore – casa editrice della Comunità Papa Giovanni XXIII – si inserisce in un clima mediatico dominato dall’emergenza bellica, proponendo un approccio strutturale alla risoluzione delle crisi.
Il libro sarà presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino venerdì 15 maggio alle ore 17:30 al Padiglione Oval – Stand V101/U102. Marco Girardo, direttore di Avvenire, dialogherà con Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, con Gianfranco Cattai, Coordinatore Nazionale Retinopera, e con l’autrice.
L’idea che fosse arrivata l’ora di istituire un Ministero della Pace venne lanciata da don Oreste Benzi nel 1994 in una lettera inviata all’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Gli uomini hanno sempre organizzato la guerra – scriveva il sacerdote – è arrivata l’ora di organizzate la pace».
Oggi il progetto è sostenuto da una Campagna a cui hanno aderito personalità e organizzazioni, e ha trovato il sostegno della Fondazione Fratelli tutti e di 30 premi Nobel.
Il lavoro di Simoncelli arriva a due anni dal precedente volume Ministero della Pace. Una scelta di futuro, con l’obiettivo di passare dalla “visione” all’organizzazione pratica di questa nuova impostazione dell’azione di governo.
Nella prefazione, Matteo Fadda, Responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, inquadra l’opera come «la naturale e necessaria evoluzione di un impegno civile che deve diventare un impegno dello Stato». Secondo Fadda, la frammentazione degli interventi attuali «non è più sostenibile» e richiede un approdo unitario all’interno dell’architettura governativa.
L’autrice, nell’introduzione al testo, definisce l’operazione in termini pragmatici: «Costruire la pace non è un sogno, è mestiere, arte e responsabilità». L’ipotesi centrale è quella di un dicastero inteso come «cabina di regia della nonviolenza a livello istituzionale», in grado di coordinare ambiti che spaziano dall’istruzione alla difesa civile. L’obiettivo non è l’aggiunta di un apparato burocratico, ma un riorientamento del modo in cui lo Stato gestisce la sicurezza e il bene comune.
L’opera si articola lungo cinque direttrici operative, arricchite dai contributi di figure di riferimento del settore. Raffaele Crocco, ideatore dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, esamina il ruolo dell’informazione nella costruzione del consenso; Giorgio Pieri, coordinatore delle Comunità Educanti con i Carcerati (CEC), approfondisce i modelli di giustizia riparativa; Andrea Michieli, direttore dell’Istituto di diritto internazionale della pace Giuseppe Toniolo, analizza il ruolo delle città come laboratori di democrazia; Carlo Cefaloni, redattore di Città Nuova, interviene sulla riconversione dell’industria bellica in economia civile; Massimo Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, delinea le strategie per una difesa popolare non armata; Gianfranco Cattai, coordinatore di Retinopera, conclude l’analisi con una riflessione sull’economia della fraternità.
Simoncelli conclude ricordando che la pace deve essere considerata una «competenza complessa» che va «imparata, coltivata, organizzata». Il volume offre anche gli strumenti legislativi per il passaggio all’azione: in appendice è infatti riportato un fac-simile di disegno di legge per l’istituzione del Ministero della Pace, completo di articolato tecnico e piano finanziario triennale. Un segnale che, nelle intenzioni dell’autrice, il passaggio dalla teoria alla pratica amministrativa è già stato tracciato.
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