Ministero della Pace al Salone del Libro, ecco com’è andata

News pubblicata il: 19/05/2026

Non un’utopia astratta, ma una «scienza della nonviolenza» da tradurre in architettura istituzionale. È stato questo il tema centrale dell’incontro tenutosi al Salone del Libro di Torino 2026, per la presentazione del volume “Il Ministero della Pace. Dalla Visione alla governance: le 5 rotte” (Sempre Editore). L’incontro è stato guidato da Marco Girardo, direttore di Avvenire, che ha evidenziato l’urgenza di considerare la pace come un obiettivo da perseguire attivamente, piuttosto che un concetto da evocare nei momenti di crisi. Laila Simoncelli, avvocata per i diritti umani, ha suggerito un ribaltamento dell’Articolo 11 della Costituzione italiana: «Ripudiare la guerra» deve essere inteso come un dovere proattivo, che necessità di ministeri e competenze paragonabili a quelle della macchina bellica. Inoltre, ha sottolineato l’importanza dell’educazione alla pace nel sistema scolastico, evidenziando il rischio che i giovani, privi di tali strumenti, possano subire o riprodurre la violenza.

 

Matteo Fadda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha arricchito il dibattito portando l’esperienza di Don Oreste Benzi, il fondatore della Comunità, il quale credeva che la pace fosse una questione di giustizia e non solo di bontà. L’Operazione Colomba, con giovani impegnati come scudi umani in conflitti come quello in Ucraina, rappresenta concretamente questa visione della pace. Gianfranco Cattai, coordinatore di Retinopera, ha parlato dell’importanza della cooperazione locale, come dimostrato dall’esperienza a San Salvario a Torino, in cui il dialogo tra le culture ha portato a una crescita comune. In chiusura, Simoncelli ha riaffermato che la nonviolenza è una scienza necessaria in tempi di crisi e non un lusso per tempi tranquilli. Il Ministero della Pace non deve rimanere un’idea astratta; è tempo di un vero cambiamento strutturale nella nostra società, dove la pace sia un obiettivo condiviso e prioritario. In chiusura ha toccato il tema del disarmo e della difesa civile non armata.

 

Laila Simoncelli ha ribadito: «La nonviolenza è una scienza, non un lusso per tempi tranquilli.» Dobbiamo smettere di pensare che la pace sia un’utopia e iniziare a vederla come un’architettura. E ancora: «Bisogna passare dal movimentismo pacifista ad un pacifismo strutturale perché mentre quelli che vogliono la pace sventolano la bandiera, la guerra ha budget, bilanci, competenze, programmazione.» Non dobbiamo più chiederci se il Ministero della pace è necessario, ma dobbiamo chiederci perché ancora non esiste.