Il viaggio del Papa in Spagna nel racconto dei nostri missionari

News pubblicata il: 05/06/2026

«La visita del Papa è un evento di grande speranza e rinnovamento per tutta la Chiesa in Spagna».

A parlare è Arturo Mottola, 64 anni, psicologo, originario di Napoli, per anni missionario in sud America con la nostra comunità. Adesso vive in Spagna dove è responsabile della casa famiglia di Guadalajara, città a 60 chilometri da Madrid, insieme alla moglie Vicki, boliviana. Arturo lavora alla Caritas diocesana dove segue un progetto formativo per donne rom ed anche una squadra di calcio per bambini immigrati, mentre Vicky si dedica alla casa famiglia, agli anziani e alle famiglie migranti del quartiere. La casa di Arturo e Vicky è un punto di riferimento per tante persone, sopratutto migranti.

 

Il viaggio apostolico di Papa Leone in Spagna, il quarto del suo Pontificato, in calendario dal 6 al 12 giugno e dal motto “Alzad la mirada. Alzate i vostri occhi”, prevede tre giorni a Madrid, due a Barcellona, uno a Las Palmas de Gran Canaria e uno a Santa Cruz de Tenerife. A Madrid Leone si recherà nel barrio de Lucero, zona periferica della città, per incontrare gli operatori e le persone assistite dal progetto sociale “Cedia 24 Horas”, una struttura gestita dalla Caritas diocesana per i senza fissa dimora.

 

«Qui si aspetta il Santo Padre consapevoli dell’importanza del messaggio di vicinanza ai più deboli, ai migranti e agli emarginati – spiega Arturo – e si percepisce questa visita come un impulso a rafforzare l’impegno sociale della Chiesa. C’è un forte desiderio di mostrare una Chiesa vicina, che ascolta e agisce, e l’attesa è che questo incontro ravvivi la speranza e l’unità del Paese in un momento di sfide sociali. Per l’occasione la Chiesa locale ha preparato una canzone: “Alza tu mirada”, che significa alza lo sguardo verso il cielo. La canzone invita a non perdere la speranza anche nelle difficoltà della vita».

 

A Barcellona il Santo Padre inaugurerà la torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia, la più alta della basilica catalana caratterizzata da una pianta a dodici facce e con un’altezza complessiva di 172,5 metri. Un momento che cade nel giorno in cui si ricorderanno i cento anni dalla morte di Antoni Gaudì, “l’architetto di Dio” diventato venerabile nell’aprile dello scorso anno.

 

«“Guardare verso il cielo” non significa fuggire dalla realtà, ma cercare in Dio la forza, la luce e il senso per affrontare le sfide quotidiane – continua Arturo –. Lo sguardo rivolto al cielo rappresenta la fiducia, la fede e la certezza che non siamo soli nel nostro cammino. Allo stesso tempo, il messaggio richiama all’impegno concreto verso gli altri: chi guarda al cielo è chiamato poi a tornare sulla terra con un cuore più aperto, pronto a servire, accogliere e costruire fraternità. In questo senso, la canzone è un invito a unire spiritualità e azione, preghiera e solidarietà, fede e impegno sociale. Per la comunità cristiana, il brano può essere letto come un richiamo a mantenere viva la speranza e a trasformarla in gesti concreti di amore verso i più fragili e vulnerabili».

 

Alle Canarie il Santo Padre incontrerà la realtà migratoria recandosi nella Gran Canaria nel porto di Arguineguín, punto di arrivo di migliaia di persone che tentano il viaggio nell’oceano atlantico partendo dalle coste africane. Infine, Papa Leone si sposterà a Tenerife dove abbraccerà i migranti nel centro “Las Raices”, una delle principali strutture di accoglienza temporanea per migranti nell’arcipelago delle Canarie.

 

«La visita del Papa in Spagna avrà un forte impatto sociale, soprattutto nella tappa alle Canarie -conclude Arturo –. È un momento di condivisione diretta, in piena sintonia con la nostra spiritualità. Va sottolineato che noi, qui in Spagna, condividiamo la nostra vita con la casa famiglia “S. Clara”, insieme alle donne rom, ai migranti e alle famiglie vulnerabili dal punto di vista abitativo».

 

«La visita del Papa, per noi della comunità Papa Giovanni XXIII, diventa un rafforzamento di questa missione. La sua presenza consolida il nostro impegno, allineato alla dottrina sociale della Chiesa. La visita assume così un significato importante, perché ci spinge a continuare su questa strada di accoglienza e solidarietà, ricordandoci che il nostro sguardo verso il cielo deve sempre tradursi in azioni concrete sulla terra. É un invito a continuare a mettere la nostra spalla sotto la croce degli ultimi e dei poveri che il Signore ci mette sul nostro cammino».