I dati e l’esperienza delle comunità con i carcerati presentati in convegno a Bologna

News pubblicata il: 06/07/2026

Lo scorso 30 giugno a Bologna si è studiato il modello Cec, le comunità educanti con i carcerati promosse dalla nostra Comunità. A parlarne alcuni ospiti d’eccezione come il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli, ed il presidente della Cei, il cardinale Matteo Maria Zuppi. L’occasione è stato il convegno “Il contrasto al sovraffollamento penitenziario e alla recidiva: dall’esecuzione penale alla reintegrazione sociale” organizzato dal Garante regionale dei detenuti, Roberto Cavalieri, che si è tenuto nella sede dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna.

 

«Il livello di una civiltà di una società si misura dallo stato delle carceri. La pena non deve mai essere contraria al senso di umanità, invece oggi c’è un enorme divario tra i principi costituzionali e lo stato delle carceri» ha spiegato il vice-presidente del Csm. «Non è tollerabile il 140 per cento di sovraffollamento nelle carceri italiane o che i detenuti non possano fare le docce calde. Il sovraffollamento è un problema che determina il restringimento dei diritti dei detenuti. Costruire nuove carceri significa aumentare domanda di carcerati, da qui si evince che noi abbiamo ancora un sistema carcere-centrico». Il vice del presidente Mattarella al Csm si è chiesto cosa si intende per rieducazione. «La Costituzione dà un messaggio chiaro: nessuno è delinquente per sempre, no a giudizi definitivi sulla persona. Il carcere non deve avere solo una funzione di sorveglianza, perché il fine ultimo è quello della rieducazione, come afferma la stessa carta costituzionale. Occorre offrire ai detenuti una possibilità di riscatto».

 

Il cardinale Zuppi ha delineato alcuni punti fermi. «Il sovraffollamento carcerario non va affrontato come un’emergenza perché c’è l’aspetto della dignità della persona: dire che il detenuto deve soffrire per quello che ha fatto è un’affermazione pericolosissima, in quanto si basa sullo stesso principio della pena di morte. Al contrario serve puntare sulle pene alternative, che rappresentano una possibilità di riscatto. Servono più risorse per questo tipo di progetti e un esempio virtuoso resta quello della Papa Giovanni XXIII».

 

Il Garante regionale Roberto Cavalieri ha rilanciato l’allarme sul sovraffollamento carcerario. «In Emilia-Romagna sono quasi mille gli esuberi carcerari: è come se in regione ci fossero tre istituti penitenziari in più. Se il carcere è sovraffollato inevitabilmente si sviluppano tutta una serie di problematiche collaterali e viene accresciuta la probabilità che il ristretto commetta nuovi reati una volta scontata la pena».

 

Al convegno sono stati illustrati i dati sulla nostra esperienza con i carcerati. A Rimini l’associazione abbiamo accolto 376 persone che hanno fatto registrare tassi di recidiva molto più bassi rispetto alla media dei detenuti: il 15 per cento contro il 75 di chi sconta la pena in carcere. Nel 2027 taglieremo un nuovo traguardo. «Grazie a un investimento di un milione di euro frutto della collaborazione tra la Conferenza episcopale italiana, la Diocesi di Rimini e l’Associazione Papa Giovanni XXIII, a Montefiore Conca, in provincia di Rimini, aprirà una nuova struttura in grado di accogliere una trentina di detenuti che potranno così scontare la pena fuori dal carcere» ha spiegato Giorgio Pieri, responsabile del Cec, che ha già una struttura nell’area. A confermare il tutto sono le parole del sindaco di Montefiore Conca Filippo Sica: «Viviamo un’esperienza che ha portato benefici a tutta la cittadinanza. Gli attuali ospiti della Comunità partecipano a progetti rieducativi, anche in supporto al territorio, come la cura delle aree verdi nell’area del santuario della Madonna di Bonora».

Numeri ed esperienze delle nostre Comunità con i carcerati sono stati presentanti e commentati da Raffaella Sette, professoressa ordinaria del Dipartimento di sociologia e diritto dell’economia Università di Bologna. Sono intervenuti anche Luca Sebastiani, responsabile Osservatorio carcere della Camera penale di Bologna, e Giulia Fabini, coordinatrice Associazione Antigone Emilia-Romagna.

 

La drammaticità della situazione in carcere è stata confermata anche dagli interventi del provveditore dell’Amministrazione penitenziaria Emilia-Romagna, Silvio Di Gregorio, e del direttore del Centro di Giustizia minorile di Bologna, Nicola Palmiero, mentre dalla Giunta la Sottosegretaria alla presidenza, Manuela Rontini, e l’assessora al Welfare, Isabella Conti, hanno ricordato l’impegno che la Regione Emilia-Romagna assicura da anni per affrontare l’emergenza carceraria, pur essendo il tema di competenza statale.

 

«Esperienze come quella della Papa Giovanni – ha concluso il Garante regionale Cavalieri – vanno sostenute con finanziamenti adeguati. È significativo che oltre la metà delle persone accolte nel riminese dalla Papa Giovanni non provengano da carceri dell’Emilia-Romagna. Pertanto occorre puntare sempre più su percorsi di questo tipo rivolti al detenuto, che rappresentano per queste persone una vera possibilità di reinserimento sociale».