Era l’8 dicembre 2024 quando i siriani appresero, attraverso un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, della caduta del regime di Bashar al Assad, segnando la fine di 40 anni di autoritarismo e quasi 14 anni di guerra civile. Questo evento ha suscitato speranza tra la popolazione, da sempre segnata da un conflitto che ha causato quasi mezzo milione di vittime.
In questo contesto, molti profughi siriani, fuggiti dalla guerra e rifugiatisi in Libano, iniziarono a pensare di poter tornare a casa. Tra loro, un gruppo di 2000 persone viveva nel villaggio di Tel Abbas, in condizioni precarie sotto tende improvvisate. I volontari di Operazione Colomba, presenti fin dal 2014 nel campo profughi, hanno risposto all’invito di alcuni siriani: «Venite con noi, vogliamo farvi vedere la Siria». Pietro, un volontario di 32 anni, racconta i primi viaggi esplorativi in Siria nel 2025, alla ricerca di uno spazio per riprendere le loro attività.
Ora, Operazione Colomba ha avviato una presenza stabile a Quseyr, vicino a Homs. Qui, i volontari si dedicano a promuovere la pace attraverso varie attività: incontri con le famiglie, assistenza educativa per i bambini e corsi di lingua. L’obiettivo è creare spazi di incontro in una società civile ancora divisa dopo la guerra.
Tuttavia, la realtà è complessa. Nonostante il ritorno in patria, molti siriani affrontano difficoltà enormi, come la mancanza di elettricità e acqua. Aisha, una madre di sei figli, ha dichiarato: «In Libano avevamo aiuto, ma qui siamo soli». Gli sforzi dei volontari continuano per essere un ponte tra le comunità, cercando di riannodare i legami spezzati dalla guerra.
