COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
29/06/2015
Nei giorni di mercoledì 24 e giovedì 25 giugno, una delegazione di Operazione Colomba, corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII accompagnata da Gildardo Tuberquia, portavoce dellaComunità di Pace di San José de Apartado in Colombia, ha incontrato i massimi rappresentanti della Repubblica di San Marino: il Segretario agli Esteri, Pasquale Valentini e i Capitani Reggenti, signori Andrea Belluzzi e Roberto Venturini.
Durante gli incontri la delegazione ha presentato la situazione della Colombia attraverso la testimonianza di Gildardo Tuberquia, raccontando di come un gruppo di contadini abbia deciso di proclamare i propri territori zona umanitaria, indipendenti rispetto ai differenti gruppi armati che si scontrano da più di cinquant'anni.
«Per difendere le proprie vite e mantenere la propria neutralità è indispensabile - ha raccontato Gildardo Tuberquia - una presenza di volontari come quelli di Operazione Colomba»
La Repubblica di San Marino ha ribadito il proprio sostegno e appoggio all'azione dei volontari ed ha formulato nella persona del Segretario di Stato Valentini tre proposte per ampliare e rafforzare la collaborazione:
utilizzare gli spazi internazionali in cui lo Stato di San Marino è presente per denunciare le violazioni di cui i volontari sono testimoni;
istituire un forum permanente presso la Repubblica di San Marino di tutte le realtà che in maniera nonviolenta operano in diverse parti del mondo per affrontare e gestire trasformare i conflitti;
elaborare una proposta di legge di creazione di un corpo civile di pace.
L'incontro ha rinsaldato e sottolineato la collaborazione per la solidarietà e la pace. I Capitani Reggenti si sono mostrati molto sensibili alle proposte ed hanno assicurato l`impegno della Repubblica di San Marino nelle sedi istituzionali opportune. Il rappresetante della Comunità di Pace di San Josè è ripartito poi per proseguire il suo tour europeo.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
27/06/2015
Novecentomila sono in Italia le persone che gravitano nell’universo sofferente del gioco d’azzardo, dove chi scommette in modo compulsivo finisce spesso per rovinare se stesso e il proprio nucleo familiare, sfaldando il tessuto sociale circostante.
Quali strumenti per aiutare queste persone, le loro famiglie? Quali percorsi terapeutici, quali leggi invocare, che competenze devono avere gli enti locali? Quanto costa alla collettività questa piaga irrisolta? Come regolamentare la pubblicità?
Cercheremo le risposte nel convegno “Smetto quando voglio, percorsi di prevenzione e recupero dal gioco d’azzardo compulsivo”, il prossimo sabato 27 giugno 2015 a Bologna al teatro dell’Antoniano, alle 9,45. Lo faremo con Pier Paolo Baretta, sottosegretario di Stato dell’Economia e delle Finanze, Lorenzo Basso, deputato, promotore dell'intergruppo parlamentare sul gioco d'azzardo, Matteo Iori, Presidente CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo), Maria Grazia Masci, Psicologa SERT Bologna Ovest e Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile generale Comunità Papa Giovanni XXIII. Modera l’incontra la giornalista di “Avvenire” Lucia Bellaspiga e porterà la sua testimonianza Andrea Costantino, ex giocatore d’azzardo autore del libro “Ludopatia, la debolezza della volontà”.
Matteo Iori è uno dei primi in Italia ad occuparsi di azzardo, sia con l’impegno concreto che nella sensibilizzazione e denuncia sociale: “Sono centinaia di migliaia le persone vittime di una dipendenza patologica dal gioco d’azzardo, - ci dice – e sono milioni gli italiani che direttamente o indirettamente, come amici e familiari, ne pagano le conseguenze e sono miliardi i costi stimati per il nostro Paese nel far fronte a tutto ciò. Alla vigilia dell’entrata in vigore di una legge nazionale sul gioco d’azzardo, auspichiamo che il Governo decida con chiarezza da che parte stare e che scelga di tutelare le persone più fragili, senza concentrarsi solo sul garantirsi entrate economiche dall’azzardo.”
“E’ una partita aperta – gli fa eco Giovanni Ramonda – proprio in questi giorni si sta discutendo nel governo lo ‘schema di decreto legislativo di riordino delle disposizioni in materia di giochi pubblici’. Bisogna parlarne, dobbiamo dialogare con le istituzioni, fare pressione perché lo stato porti avanti una lotta effettiva all’azzardo”.
Promuove l’evento il servizio Dipendenze Patologiche della Comunità Papa Giovanni XXIII, che con le sue 20 comunità terapeutiche in Italia e 10 nel mondo ha un’esperienza di 35 anni nei percorsi di recupero.
Il convegno fa parte della “Festa dell’indipendenza”, una due giorni di iniziative culturali, musicali e sportive sul territorio bolognese organizzata in occasione della giornata mondiale della lotta alla droga e al narcotraffico. Per programma dettagliato il sito web è www.dipendenzepatologiche.org
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
25/06/2015
In Zambia “ieri” e “domani” si dicono nello stesso modo: MAILO. Non esiste una parola per parlare del futuro, perché la cosa più importante è lottare per sopravvivere oggi. Sono tanti i ragazzi che non sognano, in Zambia, un domani.
Il progetto Rainbow dal 1998 si pone proprio questo obiettivo, dare loro un pasto, una famiglia, istruzione e soprattutto una speranza di un domani migliore.
Non c'è grazie più bello di sapere che, grazie a te, tanti bambini avranno garantita la vita, andranno a scuola, potranno crescere e sognare un futuro migliore.
Conosciamo alcuni di loro!
Brian è arrivato al centro nutrizionale di Nkwazi dopo ore di cammino con la sua sorellina in spalla.
Per loro, il futuro è poter mangiare due volte al giorno e vivere lontano dalla strada.
Albert è un insegnante. Per venire a scuola i suoi alunni, tutti i giorni, camminano anche 10 ore lungo strade polverose.
Albert non insegna solo matematica: insegna anche l’importanza di bere durante il lungo viaggio, perché il rischio che si disidratino lungo il cammino è molto alto.
Per loro il futuro è imparare a proteggere la loro salute.
Lucy ha 4 anni e sembra una bimba di 2.
Pesa sempre troppo poco, ma la sua mamma non perde la speranza. Lucy ce la farà. Per Lucy il futuro è crescere sana.
Per aiutare Brian, gli studenti di Albert, Lucy e tanti tanti altri bambini, continueremo ogni giorno a vivere con loro.
Non facciamoli sentire soli, aiutali anche tu.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
15/06/2015
«Migliaia di giovani sono impegnati per le strade, la reazione emotiva è stata molto forte», l'Amministratore apostolico per il Caucaso Mons. Giuseppe Pasotto lo dice a Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, in visita oggi a Tbilisi. Il Vescovo gli racconta di una città che reagisce all'inondazione che ha causato ieri una quindicina di vittime: «I cristiani della Chiesa Cattolica si preparano a ricostruire l'ordinario; siamo una comunità piccola e nelle due parrocchie della capitale il traffico è paralizzato. I fedeli non escono dalle case».
A Tbilisi la Comunità ha attivato un progetto con persone disabili; nella Georgia più povera, 300 km a ovest nella città di Batumi, sono in arrivo oggi dall'Italia 8 giovani del “campo fuori le mura”; condivideranno per quindici giorni la vita in baraccopoli con occasioni di incontro e di animazione.
La Comunità Papa Giovanni XXIII è presente da 8 anni in Georgia con 2 case famiglia che ospitano mamme con bambini, ed è al fianco delle centinaia di famiglie del vicino campo sfollati, a Batumi. Incontra persone fuggite per lo più da situazioni di povertà e miseria delle periferie e delle campagne.
Giovanni Ramonda ha commentato: «Mons. Pasotto ci chiese di essere presenti qui, e noi non abbiamo portato solo aiuti, ma i nostri giovani e le nostre mamme. Sono persone concrete che condividono la vita nelle baraccopoli e con i bimbi di strada, 365 giorni all'anno. L'esperienza di missione è una scuola di vita che i cristiani portano a casa, e che porterà frutti anche nelle singole parrocchie da cui questi ragazzi sono partiti, in Italia».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
12/06/2015
Nella terza edizione delle gare di atletica di Ozzano dell’Emilia (BO) non mancheranno ai ragazzi l’entusiasmo, il coraggio e il desiderio di tornare trionfanti nelle proprie case, nelle accoglienze e nei centri diurni del territorio, con la medaglia al collo o ancor meglio con la coppa alzata.
Saranno circa 200 ragazzi disabili, si cimenteranno nel lancio del peso e del vortex, nella corsa veloce e nella corsa agli ostacoli; la giornata culminerà con una festosa premiazione: gli atleti speciali con i loro educatori riceveranno medaglie e riconoscimenti per il primo, secondo e terzo classificato nelle diverse categorie.
Parteciperanno i protagonisti delle strutture dell’Emilia Romagna della Cooperativa Sociale La Fraternità della Comunità Papa Giovanni XXIII e di altri centri diurni del territorio bolognese, insieme ai giovani dell’Estate Ragazzi di Mercatale/Castel de’ Britti, a quelli di Ozzano dell’Emiliae ai giovani provenienti da alcuni gruppi scout del territorio.
Appuntamento il 19 giugno presso la pista di atletica di Ozzano dell’Emilia in viale dello Sport 32, con inizio alle 9.30; seguiranno alle 12.30 il pranzo e le premiazioni al Circolo Arci di Tolara, Via Tolara di Sotto 2.
«Non c’è nessuno così povero da non avere niente da dare, e nessuno così ricco da non avere niente da ricevere dagli altri», la responsabile del Centro Diurno “La Nuvoletta Bianca” di Ozzano dell’Emilia (BO), Ana Lukaj, cita Don Oreste Benzi e aggiunge: «L'entusiasmo dei nostri ragazzi sarà ancora più forte quest’ anno perché gareggeranno insieme a loro tanti altri giovani, questo non potrà che rendere la giornata speciale, e darà ancora più significato alla parola integrazione».
La giornata (Respect Diversity) si inserisce nelle tre giornate del rispetto, organizzate dalla Cooperativa sociale La Fraternità e dal servizio Dipendenze Patologiche dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Prossimi appuntamenti saranno il 27 giugno (Respect life) con la Festa dell’indipendenza e le iniziative contro le dipendenze, l’11 luglio (Respect Environment)con le proposte artistiche sul tema del riciclo realizzati in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Bologna.
Approfondimenti
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
12/06/2015
Quanti anni hai Clarice?
Ho 24 anni. Sono arrivata in Zambia dalle Marche un anno fa, come casco bianco in Servizio Civile Internazionale.
Perché hai scelto di partire come volontaria in Zambia con APG23?
Tra le centinaia di alternative la mia attenzione si è focalizzata sul Progetto Rainbow della Comunità Papa Giovanni XXIII. Avevo sempre desiderato fare un’esperienza di volontariato in Africa e gli obiettivi del Progetto, lotta alla malnutrizione, prevenzione dell’HIVAIDS, programmi di insegnamento alle donne, rientrano nella mia figura professionale, visto che sono ostetrica. Dopo tutto quello che ho vissuto in questo anno e ciò che mi hanno dato le persone che ho incontrato, ho deciso di restare per altri 10 mesi.
Che cosa ti ha colpita dello Zambia appena sei arrivata?
Una scena è rimasta nella mia mente a lungo: durante la mia prima settimana qui a Ndola, andando a lavoro, notai un signore seduto sotto un albero, su una collinetta. Nel tardo pomeriggio, tornando a casa, vidi che il signore era ancora lì, dopo ore, nella stessa posizione e con la stessa espressione. I giorni passavano e quel signore era sempre sotto quell’albero, come a qualcuno che aspetta semplicemente lo scorrere delle ore, dei giorni, della vita, senza credere che qualcosa di diverso o di migliore possa succedere, arreso al destino di essere nato in questa parte di mondo.
Di che cosa ti occupi qui a Ndola?
Assieme agli altri volontari e operatori, seguo 269 anziani e le loro famiglie nei quartieri più poveri della città. Distribuiamo cibo, vestiti e coperte, perché qui in inverno fa freddo e molti non hanno indumenti per sopravvivere a questi mesi. Svolgiamo attività di tutoraggio e cerchiamo di essere un punto di riferimento per loro per qualsiasi problema. Gli anziani hanno un ruolo centrale qui in Zambia perché in molte famiglie è l’unica persona in grado di occuparsi dei bambini. Un’intera generazione è morta a causa dell’HIV e molti bimbi sono rimasti orfani di uno o di entrambi i genitori, quindi vivono in strada oppure sono accolti dai loro nonni, che già faticano a provvedere a loro stessi.
Che cosa ti sta insegnando questa esperienza?
Le persone che mi stanno insegnando di più sono le mamme, le nonne e i bambini zambiani che ricevono il nostro aiuto. Mi insegnano a non disperare quando tutto ormai sembra perduto. Quello che a noi sembra “dovuto”, per loro è un dono immenso.
Imparo ogni giorno che il cambiamento è possibile, che le difficoltà fanno parte della nostra scelta ma che si possono superare insieme. Che bisogna andare aldilà della “superficie”, cercare di leggere le situazioni e le persone in maniera più profonda. Ho imparato che è necessario essere umili e credere davvero nel potenziale delle persone locali, perché solo così queste persone saranno in grado di portare avanti il lavoro iniziato insieme, riuscendo così a fare la differenza.
Una persona che hai conosciuto qui in Zambia e che ti ha colpito?
Giulia, Gloria, Betta, Stefano, Tina, Giada e Matteo, le persone di APG23, con le loro storie diverse ma tutte eccezionali. Se mai avrò la fortuna di fare un decimo di quello che fanno loro, vorrà dire che sto davvero vivendo a pieno la mia vita. Poi ci sono le storie che incontro attraverso il lavoro. Come quella di una delle nostre collaboratrici: era una mamma qualsiasi, viveva nel compound e un giorno è arrivata in uno dei nostri centri nutrizionali con il suo bimbo malnutrito. Dopo quel primo incontro, si è appassionata al programma, si è formata e ora è un punto di riferimento per noi e per la comunità locale, perché sa diagnosticare e curare la malnutrizione.
Che cosa farai quando tornerai in Italia?
Non posso dirlo con sicurezza, perché ho capito che non sempre i programmi vanno secondo i piani. Se mi aveste chiesto la stessa cosa un anno fa, avrei risposto che sarei andata in Inghilterra per crescere come Ostetrica, mentre ora sono ad Ndola. Se mi fermo a pensare a dove sono e a cosa faccio, mi emoziono e anche nella giornata più buia un sorriso spunta sulla mia faccia. Sono sicura però di chi sarò dopo questa esperienza: una ragazza incredibilmente grata per questa opportunità. Questo posto e queste persone saranno per sempre parte di me in qualsiasi luogo mi troverò.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
31/05/2015
Oggi alla Tre Giorni della Comunità Papa Giovanni XXIII iniziano il catecumenato (tempo di preparazione ai Sacramenti dell’Iniziazione cristiana) due donne. Vivono in due appartamenti messi a disposizione da alcuni comuni del Centro Italia, e sono accompagnati nella scoperta delcammino di fede cristiana da Alberto Zucchero, Davide Caroli, Pino Pasolini e Giovanna Fattori, membri della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Samira (nomi di fantasia), 26 anni, viene dalla Macedonia e abita in Italia dai primi anni novanta; ha vissuto nei campi nomadi fino ad un anno fa: tre figli, ha lavorato in un albergo fino alla nascita dell’ultima figlia, ora vive grazie ai lavori saltuari del marito. Jessica, madre di otto figli, è nata in Italia e la sua famiglia è bosniaca; vive grazie ad alcuni sussidi del comune e a qualche lavoretto saltuario. Samira racconta che nella sua famiglia il papà pratica l’Islam, anche se le ha sempre lasciato una certa libertà nelle scelte religiose. «Sono sempre stata affascinata dalla fede cristiana», racconta, «ho sempre voluto seguire a scuola l’insegnamento cattolico, anche se in famiglia si leggeva il Corano».
Questa mattina Samira e Jessica sono state presentate alla comunità cristiana, durante la celebrazione della messa conclusiva della Tre Giorni, presieduta da Don Mino Flamini. Don Minoè membro della Comunità Papa Giovanni XXIII ed era il confessore di Don Oreste Benzi. Le due donne sono state segnate con il Segno della Croce, ed è stato loro consegnato il Vangelo. Per la prima volta hanno assistito alla Liturgia della Parola (le letture della Messa). Ora inizieranno il cammino di preparazione ai Sacramenti, che verranno celebrati nella notte di Pasqua 2016, accompagnati dalla loro comunità cristiana di riferimento all’interno della Comunità Papa Giovanni.
La Papa Giovanni nel mondo ha avviato altri progetti missionari che riguardano le famiglie nomadi; Giovanna Fattori è in partenza per l’India.
Durante la cerimonia Giovanni Ramonda simbolicamente ha consegnato il "mandato missionario”ai membri della Comunità in partenza per i 35 paesi in cui è presente. Una coppia di sposi partirà per il Rwanda; due volontari, Carlo e Antonio, per l'Iraq. Poi ci sono gli avvicendamenti in Camerun, Haiti, Venezuela e Australia. Iniziano così le celebrazioni per i 30 anni dall'invio da parte di Don Oreste Benzi dei primi missionari in Zambia, che culmineranno il 30 e 31 ottobrecon un convegno a Rimini.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
29/05/2015
«Ci sono politici che si dicono cattolici e hanno avuto 3 o 4 mogli o mariti, politici che si definiscono non credenti e sono fedeli alla propria moglie, al proprio marito, da anni. Chi, secondo voi, vive il vangelo della famiglia?. 'Dai loro frutti li riconoscerete' dice Gesù»
Lo ha detto con forza Giovanni Ramonda nell'intervento di apertura della Tre giorni annuale dellaComunità Papa Giovanni XXIII, iniziata oggi nei padiglioni della Fiera di Forlì.
«Scegliere oggi un amore fedele, aperto a generare la vita, ad accogliere chi è abbandonato, è una scelta coraggiosa e trasgressiva, che può tornare ad attirare anche i giovani. La famiglia non è un passato da difendere ma un futuro da costruire, l'unica risorsa in grado di assicurare un futuro ad una società che sta invecchiando preoccupata di difendere i privilegi acquisiti anziché far spazio alle nuove generazioni».
«Oggi si sta affermando una famiglia post-moderna dalla struttura instabile e imprevedibile, fondata più sui diritti individuali degli sposi che sulle loro responsabilità di fronte alla compagine familiare – ha proseguito –. E' una visione che non genera futuro».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/05/2015
Inizia domani, presso i padiglioni della Fiera di Forlì, la Tre giorni annuale della Comunità Papa Giovanni XXIII. Previsto l’arrivo di 2000 persone dai 35 Paesi del mondo in cui è oggi presente l’associazione fondata da don Oreste Benzi, il sacerdote riminese per cui è in corso il processo di beatificazione.
Al centro della convention quest’anno è il tema della coppia e della famiglia, di fronte alle sfide che oggi è chiamata ad affrontare, come il calo dei matrimoni, l’aumento delle separazioni, la denatalità, le teorie del gender.
L’assemblea sarà aperta alle 15 dall’intervento del responsabile generale, Giovanni Ramonda, cui seguiranno testimonianze e confronti, oltre a momenti di preghiera e di festa.
Il tutto terminerà domenica con la celebrazione dei 30 anni di attività missionariadell’associazione (iniziata nel 1985 in Zambia) e il "mandato missionario” ad alcune famiglie che sono inviate ad aprire realtà di condivisione ed accoglienza dei più poveri ed emarginati in vari Paesi del mondo.
Una spinta missionaria, quella della Comunità Papa Giovanni XXIII, che dopo la morte del fondatore, avvenuta il 2 novembre del 2007, non solo non è diminuita ma ha avuto un’accelerazione: dal 2008 ad oggi il numero dei membri dell’associazione è aumentato di un quarto (dal 2000 è raddoppiato), mentre si è avviata una presenza in 15 nuovi Paesi del mondo.
Sarà possibile partecipare ad alcuni momenti tramite accredito all'ufficio stampa.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
26/05/2015
I volontari di Operazione Colomba, corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, operano a fianco del Comitato di resistenza popolare nonviolenta delle colline a sud di Hebron.
«Quello che sta accadendo a Susiya è pulizia etnica, è la politica dell'occupazione israeliana: distruggere tutte le comunità palestinesi nel sud della Cisgiordania», queste le parole del coordinatore del Comitato Popolare.
Dal 5 maggio 340 persone, abitanti del villaggio di Susiya, rischiano di vedere le proprie case demolite e di dover abbandonare forzatamente le proprie terre.
L'Alta Corte di Giustizia Israeliana, non avendo emesso un ordine provvisorio di interruzione degli ordini di demolizione che pendono sul villaggio (vi è un ricorso degli abitanti di Susiya in attesa di sentenza), ha di fatto permesso la sua demolizione. Il rifiuto dello Stato di Israele di impegnarsi a non demolire prima della conclusione del procedimento in corso lascia intendere che ci sia la volontà di distruggere il villaggio in tempi brevi.
«Ma il punto qui è essere o non essere, rimanere o andarsene. Noi resteremo sulla nostra terra, come popolo e come comitati popolari», così conclude il coordinatore, confermando la tenacia nel continuare a resistere con metodi nonviolenti.
Il 13 maggio i consoli di Francia, Belgio e Gran Bretagna hanno fatto visita al villaggio e si sono interessati della questione.
La Comunità Papa Giovanni XXIII si unisce alla mobilitazione internazionale affinché il villaggio palestinese di Susiya non venga demolito.
Per maggiori informazioni: http://bit.ly/save-susya
#SaveSusiya
Contesto
Nel 1986 il villaggio di Susiya è stato dichiarato un sito archeologico israeliano, la sua terra è stata espropriata agli abitanti, e questi ultimi, che vivevano in grotte, sono stati deportati. Mentre ai palestinesi è stato detto che non potevano risiedere in un sito archeologico, i coloni israeliani vivono in un avamposto illegale situato all'interno del suddetto sito.
Dopo l'espulsione, gli abitanti sono stati costretti a trasferirsi sui loro terreni agricoli limitrofi.
Poiché non c'è mai stata la volontà di concedere un piano regolatore, i palestinesi sono involontariamente diventati costruttori illegali. Decine di abitanti del villaggio hanno seguito le procedure legali nel tentativo di ottenere i permessi di costruzione, ma le richieste sono state respinte. Nel 2012 gli abitanti del villaggio hanno raccolto fondi e hanno presentato la proposta di un piano regolatore all'autorità israeliana.
La richiesta di approvazione del piano regolatore è stata respinta nel 2013 a detta dell'associazione Rabbini per i Diritti Umani “per motivi discutibili, che indicano un doppio standard nella progettazione e una discriminazione palese contro la popolazione palestinese”.
Nel 2014 i Rabbini per i Diritti Umani hanno presentato un ricorso all'Alta Corte di Giustizia per conto del villaggio di Susiya contro la decisione di respingere il piano regolatore. Il 5 maggio il tribunale ha respinto la richiesta di un provvedimento cautelare, lasciando l'intero villaggio esposto ad un imminente demolizione.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
25/05/2015
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha preso in carico nel 2014 in Italia per una maternità difficile586 donne, 162 in Emilia-Romagna. Poco più del 50% sono donne straniere.
81 mamme incinta o con neonati sono state accolte nelle famiglie e case famiglia dell’associazione (18 in Regione).
E' aumentato al 32% il numero delle donne indecise, o intenzionate ad abortire, che hanno chiesto aiuto.
Il 65% di queste (2 su 3), dopo una proposta di aiuto e di condivisione, ha scelto di continuare la gravidanza.
Riparametrando questo valore ai 107.192 aborti volontari legalmente eseguiti che avvengono in Italia (Dati del Ministero della Salute, 2013) emerge che, se questa modalità di aiuto venisse standardizzata a livello nazionale, 69.674 bambini (il 65%) vedrebbero la luce.
Tra le gestanti indecise, più di 1 su 3 (precisamente il 37%) è stata fatta oggetto di pressioni o istigata ad abortire, dato in crescita rispetto al 2013.
In 2 casi su 3 le pressioni hanno avuto origine dall’ambiente familiare: dal partner nel 48% dei casi, dalla famiglia nel 20%, da personale sanitario nel 25%.
E’ migliorata la collaborazione con le istituzioni, in particolare in Emilia-Romagna dove oggi in quasi 1 caso su 3 le mamme ci vengono inviate da strutture pubbliche.
Come segnale di dialogo con il territorio, a Bologna la Comunità Papa Giovanni XXIII ha spostato il luogo di preghiera dal marciapiede di via Massarenti, antistante le finestre della Clinica Ginecologica, per spostarsi in via Albertoni, in prossimità di uno degli ingressi dell’ospedale.
Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità, ha commentato: «I dati incoraggiano al proseguimento della ‘Preghiera pubblica per la vita nascente’, che continuerà con una metodologia tipicamente nonviolenta. Non solo tutti i bambini che sono uccisi ogni anno hanno diritto di nascere, ma la società ha bisogno di loro per far ripartire la natalità e la ripresa economica».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
21/05/2015
In occasione della Giornata Mondiale di lotta alla droga e al narcotraffico, la Comunità Papa Giovanni XXIII organizza il 27 giugno 2015 con inizio alle ore 9.45, “Smetto quando voglio”, convegno di approfondimento sui percorsi di prevenzione e recupero dal gioco d’azzardo compulsivo, presso il Teatro dell’Antoniano di Bologna (via G. Guinizelli, 3).
Esperti, psicologi, protagonisti della vita politica ci aiuteranno a indagare le patologie che nascono da queste “nuove droghe” e a denunciare un fenomeno sommerso e subdolo, per dare risposte vitali in grado di compensare il vuoto e la solitudine che sono nella malattia da gioco.
Interventi
Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale Comunità Papa Giovanni XXIII
Matteo Iori, presidente CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo)
Pier Paolo Baretta, sottosegretario di Stato dell’Economia e delle Finanze (in attesa di conferma)
Lorenzo Basso, deputato, promotore dell'intergruppo parlamentare sul gioco d'azzardo
Maria Grazia Masci, psicologa SERT Bologna Ovest
Andrea Costantino, ex giocatore d’azzardo, autore del libro “Ludopatia, la debolezza della volontà”
Modera l’incontro Alessandro Banfi, giornalista Mediaset, direttore Tgcom24
Il convegno è all’interno della “Festa dell’indipendenza”, una due giorni di riflessioni, dibattiti, sport, musica e poesia che radunerà a Bologna i ragazzi che seguono il programma nelle Comunità Terapeutiche della Papa Giovanni XXIII in tutta Italia e le loro famiglie.
Per tutte le info, gli aggiornamenti e il programma completo della due giorni:
www.dipendenzepatologiche.org