C’è più gioia nel donare che nel ricevere, o come affermava S. Francesco: «È dando, che si riceve; dimenticando se stessi, che si trova». La Capanna di Betlemme a Chieti mette in pratica questo bellissimo principio durante i giorni che precedono la celebrazione più importante della cristianità: il Triduo pasquale.
È infatti “ComPassione” il campo di condivisione che segue le orme di Gesù: si terrà a Chieti dal Giovedì Santo (2 aprile) fino a Sabato Santo (4 aprile). L’evento si aprirà con la messa del giovedì santo, che includerà la significativa lavanda dei piedi ai fratelli senza fissa dimora. Seguendo quest’esperienza profonda, ci saranno momenti di condivisione con gli ospiti della Capanna di Betlemme, e la Via Crucis culminerà in un’iniziativa toccante: la possibilità di dormire per strada, per vivere sulla propria pelle la realtà di chi non ha un tetto.
Durante l’esperienza sono previste testimonianze e un momento di riflessione sull’esperienza vissuta (per informazioni, è possibile chiamare il numero 347.7524071).
«Pasqua e Pasquetta saranno caratterizzate da un forte senso di fraternità e condivisione: ci riuniremo tutti insieme per un pranzo e una festa. Gli ospiti d’onore saranno persone sole, famiglie che vivono situazioni di disagio socio-economico e tutti gli amici della Capanna», spiegano gli organizzatori.
Per Pasquetta, invece, la mattina si uscirà in strada per andare a cercare persone enza fissa dimora e invitarle al pranzo, musica e festa in Capanna.
Racconta Luca Fortunato, responsabile della Capanna di Betlemme di Chieti, nel suo libro “La matematica dell’amore” (Sempre Editore): «È sabato di Pasqua, sabato santo. Ci chiamano i carabinieri di Chieti e ci chiedono aiuto per un ragazzo di 32 anni, italiano, separato, con due figli, in preda alla depressione. Si trova in strada, non ha mangiato, non ha bagagli, sta male. Il Maresciallo nella telefonata dice: “Ha le scarpe rotte e i piedi sudatissimi, potreste aiutarlo?”.
Solo due giorni fa, durante la messa con la lavanda dei piedi, quel gesto apparso di routine ci è tornato alla mente. Oggi, quelle parole «piedi sudatissimi» ci hanno ricordato quell’atto sacro, offrendoci l’opportunità di lavare piedi sporchi, segnati da dolore e disperazione. È stato un onore compiere quel gesto, come se Gesù stesso fosse venuto a chiederci di prenderti cura di Lui, anche solo per un attimo».
