Roberto affronta la SLA con una fede rinnovata e un impegno spirituale, che risuona come un inno alla Pasqua. La sua vita, dedicata agli altri nella Comunità Papa Giovanni XXIII, si è trasformata in un viaggio interiore che lo avvicina sempre più al mistero della Passione di Cristo.
Dopo la diagnosi che ha cambiato la sua vita nel febbraio 2025, Roberto ha scelto di affrontare questa sfida non con disperazione, ma con un profondo abbandono alla volontà di Dio, supportato dall’amore della moglie Elvira e dalla comunità. La sua esperienza di vita, dominata da dolorose prove fisiche, si è convertita in meditazione e riflessione spirituale: «In quest’ultimo anno», dice Roberto, «realizzo che non dobbiamo attaccarci ai benefici del Signore, ma a Lui stesso».
Roberto non è solo un testimone della sofferenza, ma anche un esempio di come la prova possa elevare lo spirito. Anche nel degrado fisico, il suo desiderio di intimità divina è diventato un percorso di vuoto interiore, un invito a rimanere aperti alla luce di Dio. La sua passione si trasforma in una testimonianza vivente di speranza, facendo eco alle parole di San Paolo: «Tutto è immondizia in confronto alla conoscenza di Cristo».
In un anno e mezzo di malattia, Roberto ha compreso che «si può perdere anche tutto se poi si guadagna il Tutto». Con una questione di grande umiltà e consapevolezza, invita tutti noi a trasformare il dolore in grazia, a lasciare andare le angustie della vita e a fidarci completamente nel Signore.
Questo esempio di fede e resilienza ci ricorda che, anche nelle tenebre, si può sempre trovare una via verso la luce. La sua storia è un appello a non arrendersi mai, ma a ricercare continuamente un rapporto profondo con Dio, specialmente nei momenti di difficoltà.
