Quattro anni di guerra in Ucraina: Kherson, un simbolo di resistenza

News pubblicata il: 23/02/2026
Il racconto dei volontari dal conflitto

Quattro anni di conflitto, fango e droni kamikaze caratterizzano il diario di chi ha scelto di rimanere in un luogo dove la vita sembra valere meno di un “fazzoletto di terra”. Alberto Capannini, fondatore di Operazione Colomba, racconta l’inferno di Kherson, città sul fronte di guerra più a sud dell’Ucraina.

 

La Resistenza a Kherson

«Viviamo a Kherson, dove ogni giorno soldati perdono la vita per conquistare piccole porzioni di terreno fangoso. È una guerra di trincea che ci riporta indietro nel tempo», afferma Capannini. La situazione è critica, con temperature che scendono fino a -17°C e blackout continui. La solidarietà emerge come l’unico baluardo contro la distruzione.

In quattro anni, la Russia ha registrato 1,2 milioni di vittime tra soldati morti e feriti, mentre l’Ucraina ha subito 600mila perdite. Oltre 15mila civili, tra cui 766 bambini, hanno perso la vita. «Siamo stati testimoni di una guerra che ha fatto emergere la vulnerabilità dei civili e la necessità di aiuto», prosegue Capannini.

La presenza dei volontari di Operazione Colomba, che operano senza armi e protezioni, è un esempio di come la condivisione della vita possa essere una forma di resistenza. «Andiamo a distribuire legna e supporto alle famiglie in difficoltà, anche se il rischio è alto», racconta Capannini.

Il diritto all’obiezione di coscienza è negato, con uomini arruolati forzatamente e inviati al fronte senza adeguate protezioni. «Abbiamo segnalato casi di obiettori di coscienza a Bruxelles, ma la situazione rimane critica», aggiunge.

Nonostante le difficoltà, la solidarietà tra la popolazione è palpabile. «La gente si stringe, aiutandosi a vicenda, cercando di mantenere vive le tradizioni e la speranza», conclude Capannini.

La guerra continua a infliggere ferite profonde, ma la luce della solidarietà e della resistenza brilla ancora a Kherson.