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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
18/12/2017
Cento volontari a Milano incontrano i senzatetto
Sabato 16 dicembre, nello sfavillio delle vetrine e delle luminarie natalizie del centro di Milano, ha brillato la luce dell’incontro gioioso di centinaia di giovani e  dei membri della Comunità Papa Giovanni XXIII  Lombardia, con l’arcivescovo Mario Delpini. Insieme hanno condiviso la celebrazione eucaristica, nella parrocchia di san Babila. Da tempo luogo abituale di ritrovo e partenza , per l’appuntamento mensile con i senza fissa dimora. Presenza fedele che la Comunità ha iniziato nel 2001, su invito del cardinale Martini. Da allora,  giovani e adolescenti provenienti da tutta la Lombardia, si ritrovano per un momento di adorazione, per poi uscire nelle vie della città. «L’annuncio dell’Incarnazione di Gesù porta la gioia a chi è solo, sofferente, scartato, arreso alla banalità» – ha detto durante l’omelia l’arcivescovo – «Annuncio di gioia: rallegrati il Signore è conte! Questo annuncio viene portato da angeli che si fanno vicini e presenti nella quotidianità. Grande è la mia gratitudine alla grande famiglia della Papa Giovanni; voi siete gli angeli di Dio che visitano la città». Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità, al termine della Santa Messa ha salutato l’arcivescovo, ricordando che anche per don Oreste, il fondatore, l’Eucarestia è sempre stata il punto di partenza di ogni progetto e di ogni incontro con il povero e l’emarginato. Ha inoltre ringraziato l’arcivescovo per l’accoglienza e il clima familiare che ha caratterizzato questo incontro. Un crocefisso di legno e il bastone pastorale, ricavati dai barconi abbandonati sulle coste italiane dai migranti, sono stati donati al Pastore della Diocesi di Milano. #FOTOGALLERY:milano# Dopo l’esposizione del Santissimo, tutta l’assemblea si è ritrovata sul sagrato della chiesa. L’arcivescovo ha partecipato alla registrazione dell’augurio di buon compleanno per Papa Francesco e poi si è incamminato con un gruppo di giovani, per incontrare gli homeless, lasciando questo ulteriore messaggio: «Portate a tutti coloro che incontrerete, il saluto e la vicinanza del vescovo, con un annuncio di Goia e Speranza; non date solo generi di conforto e compassione, ma annunciate la vicinanza di Gesù». Diventa anche tu volontario a Milano Se sei interessato a fare volontariato a Milano, puoi chiedere informazioni a: capannadibetlemme@apg23.org (foto di Gleb Khodov)
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
15/12/2017
Biotestamento: Ramonda, «legge sbagliata, esiste il diritto alla vita, non alla morte»
«Questa legge presenta errori, frutto della fretta. Il considerare l'idratazione e la nutrizione artificiale come terapie, l'ambiguità sull'obiezione di coscienza, il ruolo dei tutori sono elementi che rendono questa legge sbagliata». Questo è il commento di Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito all'approvazione della legge sul biotestamento in Parlamento.   «Non esiste un diritto alla morte – continua Ramonda – , ma solo un diritto alla vita. Ci auguriamo che la prossima legislatura possa porre rimedio agli errori fatti».   La Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, opera al fianco degli ultimi dal 1968. Oggi conta oltre 500 case famiglia in Italia e all’estero. La Comunità ha pubblicato un documento relativo a questa legge.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
14/12/2017
Milano ricorda Don Benzi insieme agli homeless
Arriveranno a Milano da tutta la Lombardia i giovani che incontreranno i senza fissa dimora dopo la celebrazione dell’Eucarestia in ricordo di Don Oreste Benzi. A presiederla sarà Mons. Mario delpini, Arcivescovo della Diocesi Ambrosiana. L’appuntamento è sabato 16 dicembre alle ore 20 nella Parrocchia di San Babila; al termine della celebrazione seguirà l’esperienza di condivisione in strada con i senza fissa dimora. Saranno un centinaio i ragazzi che si alterneranno nell’incontro con gli homeless e nella preghiera silenziosa. L’appuntamento mensile detto del Pasquirolo (dalla Parrocchia di San Vito al Pasquirolo dove l’iniziativa è partita nel 2001) chiama a raccolta anche 250 giovani per l’incontro con persone disadattate, ma anche con i ragazzi normali che cercano di notte momenti di divertimento. Poche settimane dopo il ricordo del decennale della morte di Don Oreste Benzi, che è salito al cielo il 2 novembre 2017, la Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con la Diocesi e le realtà ecclesiali ed associative del territorio, ne rinnova gli insegnamenti nell’incontro con i più poveri. Sono 3 fra Milano e la provincia di Cremona le Capanne di Betlemme in cui studenti e ragazzi comuni condividono quotidianamente la vita con gli ultimi.   CHI ERA DON ORESTE BENZI: sacerdote riminese nato nel 1925, spende la propria vita a favore degli ultimi. Figlio dell'Italia martoriata del dopoguerra, propone ai giovani «un incontro simpatico con Cristo». Nel 1968 con un gruppetto di ragazzi ed alcuni sacerdoti dà vita all’Associazione Papa Giovanni XXIII, che conta oggi oltre 500 case famiglia e realtà di accoglienza in tutto il mondo. Don Benzi guida l’apertura della prima Casa Famiglia a Coriano, sulle colline riminesi, il 3 luglio 1972. È il primo in Italia a lottare contro la cultura della prostituzione e a denunciare la tratta delle donne; con la sua lunga tonaca scura ed il rosario in mano negli anni '70 ed '80 incontra le donne vittime del racket della prostituzione proponendo loro la liberazione immediata e l’inizio di una vita nuova.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
12/12/2017
I 100 giovani che hanno vinto la droga
Ogni anno per un centinaio di ragazzi vittime della dipendenza dall'alcool, dalla droga o dal gioco d'azzardo si celebra un miracolo. È il miracolo della rinascita. Il miracolo di chi ha vissuto il martirio di una esistenza fatta di ferite nascoste, lacerate e sanguinanti, di incontri camuffati d'amicizia, confusi da sostanze. È il giorno del riconoscimento del cammino compiuto da chi ha fatto tesoro di ciò che è stato, compresi gli sbagli, per ritrovarsi come persona nuova. Di chi ha smesso d'indossare ciò che non gli appartiene, per essere veramente ciò che vuole essere. Questo miracolo si avvera dal 1983 il 26 dicembre, giorno in cui la Chiesa celebra Santo Stefano. Anche quest'anno appuntamento a Rimini. La celebrazione della scorsa edizione era stata presieduta da Mons. Edoardo Menichelli, vescovo di Ancona, alla parrocchia della Resurrezione di Rimini, che per trent'anni ha avuto don Oreste Benzi come parrocco. Ed è stato proprio lui a «pensare e a volere la Festa del riconoscimento come momento in cui viene riconosciuto il termine del percorso terapeutico e l'impegno a vivere la propria vita secondo i valori sperimentati in comunità» ricorda Giovanni Salina, responsabile delle Comunità Terapeutiche della Comunità Papa Giovanni.  Ad oggi sono stati “riconosciuti” migliaia di ragazzi. Nel 2016 a terminare il programma terapeutico sono stati in 115, provenienti dalle Comunità terapeutiche presenti in Italia e all'estero (Croazia, Albania, Argentina, Brasile, Bolivia e Cile).   Un tema sulle dipendenze: testimonianze dalle Comunità Terapeutiche Molti dei ragazzi protagonisti del riconoscimento raccontano di un viaggio che è iniziato da una sofferenza, da un vuoto, che è costato fatica e dolore per ritrovare la dignità perduta. Parlano di voglia di rimettersi in gioco, senza stupefacenti, senza ipocrisia. Ottimo spunto per un tema scolastico!   Ludovica, dalla droga al volontariato in Comunità Terapeutica Ludovica, 27 anni da Napoli, è una di questi. Oggi sta studiando Scienze dell'Educazione all'Università, per diventare un'operatrice di Comunità, dove intanto fa la volontaria. «La droga è subdola, e si prende tutto, senza renderti conto che in realtà ti sta risucchiando, levando quei valori, quella dignità e quel rispetto per te stessa fondamentali per stare a questo mondo». Il suo viaggio nella «non vita» dura 10 anni. Si sentiva non voluta dai suoi genitori, «mi ero convinta di essere stata uno sbaglio, uno grande!». Una zavorra da portare che la rende insicura e instabile, con una personalità che fatica «a reggere i duri colpi della vita adolescenziale!». Nella strada trova una seconda famiglia: «Credevo di sentirmi libera con i miei amici estranei! Così libera da poter essere finalmente chi volevo, senza sentirmi sbagliata. Eravamo tutti cuccioli abbandonati alla fine!». A dodici anni le prime canne «le mie più fedeli alleate, le mie amiche, quelle che mi sostenevano quando ero giù, che mi scioglievano l’ansia quando ero in mezzo agli altri, che mi facevano sentire “figa” in un gruppo appena conosciuto, tenendo lontani tutti i pensieri».  Conosce la cocaina  e l’eroina, che l'allontanano sempre più dagli affetti, illudendola di non aver bisogno di nessuno. Toccando il fondo, capisce che era arrivato il momento di chiedere aiuto. In comunità ha finalmente ricomposto il puzzle della sua vita. «Sono tornata ad essere me stessa, finalmente senza falsi sostegni, piena di vita e di persone, di incontri e di gioie, di dolori e di emozioni vere, perché le sento tutte, e a testa alta, insieme alla gioia di poterle dividere col prossimo, vado avanti, facendo finalmente tesoro di quella che sono stata e con la voglia di scoprire chi sarò!».   Francesco, oltre la dipendenza c'è «il sole a illuminare i miei passi» «C’è un momento nella vita, in cui bisogna spogliarsi completamente, anche della propria pelle. È un momento molto doloroso. È imbarazzante. Io l’ho vissuto. Lembo dopo lembo, lacrima dopo lacrima, con fiducia e premura, alcune persone hanno deciso di aiutare chi come me, era avvolto ormai solo nell’angoscia». È così che racconta quanto ha vissuto Francesco, originario della Toscana, che nel 2013, decide di intraprendere il cammino di recupero dalla tossicodipendenza che oggi, a 24 anni, è ad un passo dall'essere terminato. Tutto ha inizio il giorno del suo quindicesimo compleanno. Il passaggio di uno spinello fumato in compagnia fuori da occhi indiscreti. «Una fetta di realtà era stata ritagliata appositamente per noi. Stavo bene, stavamo bene», racconta. Gli eventi scatenanti che portano all’abuso di sostanze stupefacenti sono molteplici ma è sicuro che «passano tutti attraverso il rifiuto della realtà propria e di ciò che ci circonda. Una persona serena nella realtà in cui è immersa, non ha alcun bisogno di distorcerla. La droga è una reazione». Nel giro di pochi anni dallo spinello passa all'uso di sostanze sempre più nocive, fino a trovarsi immerso nella cocaina. «È vero, non sempre le sostanze hanno uno sviluppo progressivo, il “passare ad altro” non è una costante, ma fidatevi della mia esperienza personale, accade veramente spesso. A me è accaduto. Quando mi sono reso conto che ero a un passo dalla morte, non mi sono spaventato poi così tanto, ho avuto più paura quando mi sono reso conto di essere rimasto solo». Ha ripreso gli studi e lavorato molto su di sé in questi anni. «Spesso mi guardano come un alieno, alcuni non mi riconoscono e mi dicono: “come sei cambiato!”. Balle! Non sono cambiato, non sono un altro, sono me; solamente che prima non ero in me. Ora cammino, a volte zoppico, ma non temo… perché oggi c’è il sole a illuminare i miei passi».   Dipendenze patologiche: come chiedere aiuto La Comunità Papa Giovanni XXIII ha attivato il numero unico per le richieste di aiuto, 348.9191006 Comunità Terapeutica Rimini Risponde al numero 0541.50234  Comunità Terapeutica Forlì Risponde al numero 0543.799278  Comunità Terapeutica Lodi Risponde al numero 02.9061106      
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
06/12/2017
Bruxelles chiama Italia
Mons. Lemmens, vescovo ausiliare di Bruxelles, stimava molto la Comunità Papa Giovanni XXIII e già da qualche tempo aveva chiesto una presenza nella sua diocesi. Anche se mons. Lemmens ha lasciato pochi mesi fa questa terra, morendo prematuramente per una malattia, il suo desiderio fra qualche mese diventerà realtà: una casa famiglia a Diest, 50 km da Bruxelles. Nel cuore dell’Europa dove tutto è ben organizzato, dove c’è una risposta per ogni povertà, che bisogno c’era di una casa famiglia? «I servizi sociali rispondono bene ai bisogni della popolazione locale, ma se sei straniero è molto più complicato» spiega Pierpaolo Flesia, responsabile della Zona Centro Europa, che comprende Germania, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti e fra qualche mese anche il Belgio, appunto. «Chi si sposta, soprattutto provenendo dai paesi dell’Est, per trovare lavoro non riesce a integrarsi e spesso finisce sulla strada, cadendo nell’alcol e nella droga. Ci sono delle sacche di povertà anche in questi Paesi ricchi, il bisogno più grande è la solitudine, l’isolamento: quando tu hai tutto, il rischio è che ti isoli. Penso che la casa famiglia possa rispondere proprio a questo grande bisogno, perché crea una rete di relazioni e aiuta a uscire dall’isolamento. La condivisione di vita che viviamo nella casa famiglia stravolge la mentalità del servizio, perché i poveri te li porti in casa tua e vivi insieme a loro: erogare un servizio è molto diverso dalla condivisione di vita». Bruxelles chiama, l’Italia risponde. In questo caso è stata la famiglia di Alessandra Frison e Andrea Ruffato di Castello Roganzuolo, frazione di San Fior (TV), sposati da 14 anni, aperti all’accoglienza come casa famiglia "Madre dei Poveri" dal 2005. «Partiremo per il Belgio a luglio 2018, per dare la possibilità ai nostri figli di terminare questo anno scolastico già iniziato» dice Alessandra, che insieme al marito e ai loro 6 figli (naturali e rigenerati nell’amore, più uno in arrivo, visto che Alessandra deve partorire a breve) hanno detto sì alla missione. Alessandra e Andrea Ruffato con la loro famiglia, in partenza per Bruxelles Nel frattempo vanno avanti i preparativi per la partenza: «A luglio scorso siamo andati in Belgio per visitare la parrocchia che ci ospiterà» spiega Alessandra. «Dovevamo tornarci per definire alcuni particolari e preparare alcuni documenti, ma siccome sono al termine della gravidanza, hanno deciso di venire loro a trovarci, per poter conoscerci meglio». E così nei giorni scorsi (dal 25 al 28 novembre) una piccola delegazione belga è arrivata nel trevigiano per conoscere meglio Alessandra, Andrea e tutta la “banda” e per capire un po’ meglio che cosa sia la Comunità Papa Giovanni XXIII. «Sono venuti a trovarci il parroco che ci ospiterà e altre 2 persone della parrocchia dove andremo ad abitare, il vicario, più altre 2 persone che lavorano in diocesi» racconta Alessandra. La piccola delegazione belga ha visitato la cooperativa sociale di Carmignano e la pronta accoglienza di Valdagno. Ha potuto incontrare il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziol e anche Mario Frighetto, missionario in Cile della Papa Giovanni XXIII. E hanno chiesto di visitare Sant’Antonio a Padova prima di ripartire. «La cosa li ha colpiti di più?» continua Andrea. «Sicuramente la condivisione diretta. Aiutare i poveri loro lo fanno come lavoro, all’interno della Caritas diocesana. Qui hanno visto la differenza tra fare un servizio e vivere con gli ultimi! Nella semplicità e nella verità, con le fatiche e le gioie, hanno sperimentato il senso di essere insieme agli ultimi. Hanno fatto domande molto concrete sulla condivisione: perché scegliete di vivere con loro, quali sono le difficoltà che incontrate, dove sono le famiglie di origine, come vi sostenete... era un aspetto che avevano bisogno di capire». 
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
05/12/2017
Basta donne schiave: una catena umana contro la prostituzione
Schiavi oggi, è possibile? Certamente, visto che si parla di 21.000.000 vittime della schiavitù moderna che ci sono nel mondo, di cui il 59% ai fini della prostituzione. In Italia fra le 75.000 e le 120.000 donne sono schiave del sesso; la conferma arriva nel bel reportage del Guardian. Il 2 dicembre di ogni anno è la Giornata Internazionale per l’Abolizione della Schiavitù, indetta nel 1949 dalle Nazioni Unite. Ogni anno è un'occasione per denunciare, con eventi e manifestazioni, la tratta degli schiavi moderni, e per fare qualche proposta. Nek aderisce alla campagna contro la schiavitù La Giornata Internazionale contro gli schiavi 2017 ha visto l'adesione di Nek, del batterista dei Modena City Ramblers Roberto Zeno, di Claudia Koll: insieme a molti altri comuni cittadini hanno alzato la voce per chiedere alle istituzioni impegno per contrastare la schiavitù delle donne. Nel 37% dei casi di prostituzione si tratta di schiave bambine o poco più, con una carriera che in alcuni casi inizia già a 13 anni.     Le star dello spettacolo a Modena si sono unite insieme, in una catena umana, insieme alla gente comune. Chiedevano l'approvazione di una legge che sconfigga la schiavitù moderna, e hanno firmato e chiesto a tutti di firmare una petizione: Questo è il mio corpo, che propone di contrastare il mercato del sesso scoraggiando la domanda da parte dei clienti delle prostitute. Una proposta concreta, facilmente attuabile, che vede al fianco istituzioni politiche di tutti gli schieramenti e realtà della Chiesa.   #FOTOGALLERY:MODENA2017#   «Siamo qui insieme a La Bruciata a Modena, su quegli stessi marciapiedi dove di notte sono costrette a prostituirsi giovani donne violate, sfruttate per i guadagni di trafficanti senza scrupoli, qui come avviene ogni notte in tante altre città italiane», hanno esordito gli organizzatori. Vent'anni fa esatti, il 23 dicembre 1997, c'era Don Oreste Benzi alla testa del migliaio di persone che si erano riunite su questo stesso marciapiede, in catena umana. Claudio Ferrari è un volontario delle unità di strada ed è stanco di assistere ogni notte alle stesse scene: «Tutte le sere nella città di Modena si prostitutuiscono 70 ragazze, impegnate a vendere il proprio corpo 10 volte almeno, per poter rientrare delle spese. Quando riusciamo a farle scappare ci raccontano storie di violenza devastanti; vengono stuprate, picchiate, spaventate a morte. Abbiamo organizzato questo evento per urlare che tutto questo non è giusto». Al fianco delle prostitute a Modena c'erano anche i normali cittadini, costretti a convivere con la schiavitù del sesso. Sono arrivati dalle Parrocchie della Madonnina, del Tempio, di San Giovanni Evangelista, dove il fenomeno è più grave. «Se penso alle parole del Vangelo "ero forestiero e mi avete accolto", non posso restare indifferente di fronte al dramma delle tante donne che su questi marciapiedi sono sfruttate e usate, mentre erano venute in Italia pensando di trovare un lavoro. Per questo rifiutiamo una forma di sfruttamento così inumana»: il Vescovo di Modena Mons.Erio Castellucci era anche lui tra quei cinquecento volti - tantissimi i giovani – di Agesci, Cisl, Nuovi Orizzonti, Focolarini, Arci, Azione Cattolica, Centro missionario, Forum associazioni familiari che sono rimasti per più di un'ora al freddo, lungo i 1300 metri del marciapiede de La Bruciata.   Storie di Donne schiave: le testimonianze Ecco i racconti della catena contro la traccia, nei filmati di  TRC e della Gazzetta di Modena. Al microfono ha parlato Sonia, arrivata in Italia a 13 anni: ha raccontato la fuga dalla Nigeria e la schiavitù in Libia, e poi come è sopravvissuta nell'attraversare il Mar Mediterraneo. E poi la fine del viaggio: più volte a sera veniva abusata sulle strade da decine di clienti italiani, molti adulti sposati ed indifferenti di fronte alla sua adolescenza. «Perchè nessuno li punisce?», ha gridato. E poi c'era la storia di Maddalena, venduta come prostituta incinta sulla Via Emilia. È stata liberata, come altre 7000 dal '98 ad oggi, dalle Unità di strada della Comunità di don Benzi. E non poteva mancare il racconto di un cliente: Fabio ha raccontato il suo inferno fatto di alcol, droga e abusi di donne, una doppia vita che è cambiata solo dopo l'esperienza in carcere. In alcuni comuni d'Italia la proposta di legge firmata da Nek è già realtà: regolamenti locali recentemente approvati hanno fatto passi enormi in avanti nella direzione di sanzioni per i clienti delle prostitute. Alla catena umana erano presenti i rappresentanti delle amministrazioni comunali di Firenze, Rimini, Carpi, San Felice sul panaro, Castelfranco Emilia, tutti con la fascia tricolore. Il coordinatore della campagna Questo è il mio corpo, Giorgio Malaspina, ha ricordato a tutti che è sufficiente una firma per sostenere la proposta di legge depositata alla Camera lo scorso 16 luglio: propone sanzioni ai clienti delle prostitute e l'avvio di percorsi socio-riabilitativi, per contrastare alla radice il fenomento della riduzione in schiavitù delle donne ai fini dello sfruttamento sessuale. Una schiavitù mai realmente abolita del tutto. Malaspina ha invitato il Sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, anche lui presente, a sostenere questa linea. E il Sindaco ne ha preso atto: «È necessaria una normativa sanzionatoria».   Firma qui anche tu contro la tratta delle donne: Petizione Questo è il mio corpo
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
04/12/2017
Bimba down abbandonata a Napoli
«Siamo disponibili ad accogliere la neonata con sindrome di down abbandonata a Napoli. In una delle nostre case famiglia potrà ricevere l'affetto di un papà, di una mamma e di tanti fratelli». Questo il commento di Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), in merito alla notizia dell'abbandono di una bambina di 4 mesi dell'est Europa con sospetta sindrome di down. «Proprio ieri abbiamo celebrato la Giornata internazionale delle persone con disabilità. - continua Ramonda - Eppure oggi molti di questi bimbi rischiano di non vedere neanche la luce, come già sta avvenendo in alcuni paesi del nord Europa. Faccio un appello a tutte le coppie che vengono a sapere di avere un figlio disabile: “Non abortite i vostri figli. Se non riuscite a tenerli con voi, allora ricorrete al parto in anonimato ed altre famiglie si prenderanno cura di loro”». «Nelle nostre Case Famiglia accogliamo tanti bimbi disabili. - conclude Ramonda - Dalla nostra esperienza quotidiana al loro fianco, possiamo dire che la sofferenza non è data dall'handicap o dalla malattia, ma dalla solitudine che si crea a causa di queste condizioni». La Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, opera al fianco degli ultimi dal 1968. Oggi conta oltre 500 case famiglia in Italia e all’estero. Don Benzi è stato il primo in Italia a lottare contro la cultura della prostituzione e a denunciare la tratta delle donne.    
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
01/12/2017
Papa Francesco in Bangladesh
Oggi è sicuramente un giorno speciale per quei giovani bengalesi che sono diventati sacerdoti ricevendo l’ordinazione proprio dalle mani di Papa Francesco. Uno di loro, padre Ripon, era uno dei bambini della parrocchia di Chalna, dove da 18 anni è presente la Comunità Papa Giovanni XXIII. Il piccolo Ripon, insieme a centinaia di altri bambini, non solo cristiani, ma anche indù e musulmani, è stato aiutato per diversi anni grazie ai progetti portati avanti dalla Comunità di don Benzi. Il Papa è atterrato il 30 novembre a Dhaka. L’ultimo papa a visitare il Bangladesh era stato Giovanni Paolo II nel 1986: dopo più di 30 anni il popolo bengalese ha accolto a braccia aperte il santo pontefice e anche Papa Francesco ha rivolto parole di incoraggiamento e fiducia alle persone radunate. «La bellezza del vostro Paese, avvolto da una vasta rete fluviale e di vie d’acqua, grandi e piccole», ha detto il Papa, «è emblematica della vostra particolare identità come popolo. Il Bangladesh è una nazione che si sforza di raggiungere un’unità di linguaggio e di cultura nel rispetto per le diverse tradizioni e comunità, che fluiscono come tanti rivoli e ritornano ad arricchire il grande corso della vita politica e sociale del Paese». #FOTOGALLERY:bangla# Sara Foschi, missionaria della Papa Giovanni XXIII, ha vissuto per 12 anni in Bangladesh e in questi giorni sta seguendo con emozione l’incontro del pontefice con il popolo bengalese: «è stato bello sentire le parole di riconoscenza che Papa Francesco ha rivolto ai bengalesi riguardo alla loro accoglienza nei confronti dei profughi che stanno arrivando dal Myanmar. Tutto ciò sta mettendo a dura prova le condizioni già difficili di questo Paese, uno dei più poveri del mondo. Questo viaggio del Papa è importante per il Bangladesh perché, tornando dopo tanto tempo, accende i riflettori su questo Paese dimenticato dai più. Un Paese che sale alla ribalta solo quando ci sono dei fatti drammatici, come il crollo di quella fabbrica nel 2014 che ha ucciso centinaia di operai, oppure come la strage di luglio 2016 dove sono stati uccisi 9 italiani. Da quell’attentato il Bangladesh sta cercando faticosamente di superare le tensioni grazie al dialogo interreligioso. La presenza di Papa Francesco sicuramente rafforza questo dialogo e proprio a causa di questa visita, i primi ministri del Myanmar e del Bangladesh si sono incontrati per cercare di risolvere il dramma dei rifugiati». Il viaggio del Papa, che si fa vicino alle periferie del mondo, è importante anche perché la Chiesa guarda sempre con maggior attenzione verso l’Asia e l’Africa, due continenti in cui i cattolici sono in crescita, a differenza di Europa e America. Il popolo bengalese è giovane, e la Chiesa locale guarda ai giovani dell’Asia dando loro una priorità speciale nella pastorale. Il cardinale di Dhaka, Patrick D’Rozario, ha invitato delegazioni da tutte le parrocchie del Bangladesh per partecipare all’incontro col Papa. Anche Mohon è stato selezionato e vedrà il Papa: per Sara Foschi è una grande gioia perché Mohon, che oggi ha 21 anni e frequenta il College, è stato uno dei “suoi” bambini, accolto in Casa Famiglia a Khulna: «è arrivato da noi che aveva 4 anni» ricorda Sara. «Aveva visto sua madre morire e il padre si è trovato a dover accudire 3 figli, di cui uno così piccolo. Aveva vissuto un grosso trauma e pian piano si è aperto con me e insieme siamo riusciti a superarlo. Ora Mohon è tornato a vivere col padre e la famiglia, ma il legame che c’è tra noi è speciale: anche se sono rientrata in Italia da 5 anni, continuiamo a sentirci quasi tutti i giorni».  #FOTOGALLERY:bangla1# Progetti nella missione in Bangladesh L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è presente in Bangladesh dal 1999. La missione è situata a Chalna, un piccolo e povero villaggio nella parte sud-ovest del Paese. Ad oggi sono operative 4 case famiglia che accolgono bambini disabili provenienti dagli istituti delle Suore di Madre Teresa, anziani, madri in difficoltà e persone con disturbi psichiatrici e 3 strutture per ex-accolti che hanno creato piccoli nuclei familiari di sostegno e aiuto reciproci. Le persone accolte sono circa 60. Leggi tutti gli interventi e i progetti portati avanti in Bangladesh  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
30/11/2017
Prostituzione: Ramonda, «Emilia-Romagna prima regione d’Italia contro la tratta. Sia esempio per tutti»
«Pieno appoggio alla Regione Emilia-Romagna, prima regione d'Italia contro la tratta e lo sfruttamento sessuale. Grati per aver approvato una risoluzione che prevede il contrasto alla prostituzione tramite la sanzione del cliente. Dopo il comune di Firenze e Rimini, ora è una Regione a indicare la strada: il cliente è responsabile. La nostra speranza è che sia di esempio per tutti i Sindaci e Governatori». E' quanto afferma Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità fondata da Don Oreste Benzi, il sacerdote che per primo in Italia ha combattuto la cultura della prostituzione in Italia. La notizia riguarda l'approvazione di una risoluzione dei consiglieri dell'Emilia Romagna, con Giuseppe Paruolo primo firmatario, in cui si invita a promuovere e sostenere interventi normativi volti a contrastare lo sfruttamento della prostituzione e a sostenere le vittime del traffico di esseri umani, scoraggiando soprattutto la domanda di prestazioni sessuali a pagamento. «Don Benzi lo aveva capito 30 anni fa. Ora, a 10 anni dalla sua morte, stiamo assistendo al cambiamento di un paradigma culturale: il riconoscimento della corresponsabilità del cliente che sfrutta la condizione di vulnerabilità della donna. - continua Ramonda – Sono i primi risultati di una lunga battaglia. Per questo ci troveremo sabato sera a Modena per ricordare che la prostituzione oggi in Italia è una moderna forma di schiavitù». La Comunità Papa Giovanni XXIII ha liberato dalla strada e accolto oltre 7000 ragazze vittime del racket della prostituzione. Ogni settimana è presente con 25 unità di strada e 100 volontari per incontrare le persone che si prostituiscono. Promuove, insieme ad un cartello di associazioni, l'iniziativa Questo è il mio Corpo, campagna di liberazione per le vittime della tratta e della prostituzione. La proposta, ispirata al modello nordico, ha l'obiettivo di ridurre sensibilmente il fenomeno colpendo la domanda e sanzionando i clienti delle persone che si prostituiscono. Don Oreste Benzi (1925-2007) è stato un presbitero italiano, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha speso la sua vita a favore degli ultimi. In occasione dei 10 anni della sua morte, si stanno tenendo in tutta Italia numerosi eventi per ricordarlo.   Leggi la risoluzione regionale.  
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
30/11/2017
Giornata mondiale della disabilità : «Ogni persona ha diritto ad un progetto di vita»
3 dicembre: Giornata mondiale della disabilità.  La legge 328 del 2000 prevede da parte degli enti locali, nella presa in carico di difficoltà delle persone con disabilità, la redazione di un “progetto individuale”. Si tratta di un piano per lo sviluppo della persona disabile che si articola nel tempo. La presa di coscienza dell’importanza, per tutte le persone, di poter immaginare un proprio progetto di vita, è al centro delle iniziative della Comunità Papa Giovanni XXIII per la Giornata mondiale delle Persone con Disabilità 2017.   Progetto di vita vuol dire possibilità per ogni persona di poter pensare in prospettiva futura; possibilità di immaginare, fantasticare, desiderare, aspirare, volere e preparare le azioni necessarie alla realizzazione personale. Un progetto di vita comincia in famiglia e si realizza nella scuola, sul territorio, nel lavoro, nel tempo libero, nelle relazioni sociali. Per una persona con disabilità, come espressione di un percorso di autonomia, il progetto di vita riguarda anche il delicato tema del “dopo di noi”: cosa fare quando i caregiver familiari non ci saranno più.   Il Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII Giovanni Paolo Ramonda introduce gli eventi della giornata: «Ogni cittadino è coinvolto, ed è parte attiva nel permettere alle persone con disabilità di poter aspirare ad avere un progetto per la propria vita, come tutti noi. Quando telefono a casa dai miei viaggi all’estero alla sera mi risponde sempre Simona, con sindrome down. Mi riempie il cuore ogni volta con la sua dolcezza e la sua capacità di accoglienza; veramente le persone diversamente abili sono un dono stupendo per l’intera società, che rendono più vera ed umana».   Vedi le iniziative principali per la Giornata mondiale della disabilità
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
29/11/2017
Modena: una catena umana contro la prostituzione
Sabato 2 Dicembre a Modena si terrà una catena umana contro la tratta e la prostituzione, in occasione della Giornata Mondiale contro la schiavitù e la prostituzione coatta. «Vogliamo occupare i marciapiedi dove tante ragazze sono costrette a prostituirsi, di notte, al freddo. Per una sera vogliamo impedire che queste donne, spesso giovanissime, siano sfruttate dai clienti della prostituzione». E' quanto afferma Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità fondata da Don Oreste Benzi, il sacerdote che per primo in Italia ha combattuto la cultura della prostituzione in Italia.   L'appuntamento è in Viale Ovidio, località Bruciata, davanti alla Decathlon alle ore 21:00. Lungo un marciapiede lungo 1300 metri verranno lette alcune storie di donne sfruttate. Tutte le sere a Modena sono per strada 70 ragazze, devono “vendere” il loro corpo 6-10 volte per poter ripagare il debito contratto. Saranno presenti il Sindaco di Modena, Giancarlo Muzzarelli, ed il Vescovo Castellucci, oltre a numerose associazioni del territorio.   La Comunità Papa Giovanni XXIII ha liberato dalla strada e accolto oltre 7000 ragazze vittime del racket della prostituzione. Ogni settimana è presente con 21 unità di strada e 100 volontari per incontrare le persone che si prostituiscono. Promuove, insieme ad un cartello di associazioni, l'iniziativa Questo è il mio Corpo, campagna di liberazione per le vittime della tratta e della prostituzione. La proposta, ispirata al modello nordico, ha l'obiettivo di ridurre sensibilmente il fenomeno colpendo la domanda e sanzionando i clienti delle persone che si prostituiscono.   Don Oreste Benzi (1925-2007) è stato un presbitero italiano, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha speso la sua vita a favore degli ultimi. In occasione dei 10 anni della sua scomparsa, si stanno tenendo in tutta Italia numerosi eventi per ricordarlo.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
27/11/2017
Un regalo di Natale che conta davvero
Si dice che Natale venga una volta l’anno. È per tutti l’occasione di raccogliere i pensieri e scriverli in un biglietto, di radunare attorno a sé le persone care e consegnare loro un regalo fatto con il cuore, di riempire gli occhi, la pancia e lo spirito di cose buone. Ci sono cose che sono più buone di altre, perché portano con sé un significato particolare – come i regali di Natale della Comunità Papa Giovanni XXIII, che aprono nuovi orizzonti e prospettive di vita.  Gli scarni crocifissi uniscono saldamente drammi e fragilità diverse. Il legno è quello dei barconi che attraversano il Mediterraneo carichi di migranti in cerca di pace e rifugio; le mani che lo lavorano sono di Andrea, che a 24 anni ha già conosciuto il carcere, e di Raffaele, che sorride sempre. Entrambi sono accolti dalla Cooperativa “Rò La Formichina” di Acireale, dove persone con disabilità e con procedimenti penali in corso, spalla a spalla, trasformano non solo il legno, ma anche il proprio futuro, in un’opera d’arte unica nel suo genere. Le sciarpe, le borse e i portapenne tessuti al telaio a mano parlano del lavoro paziente di Ebi e delle altre donne del progetto “Colori e Stoffe” in Albania, che si sono aggrappate ai fili di cotone per risollevare la propria sorte, intrecciandoli alle loro speranze e creando trame meravigliose. I cesti natalizi “La Madre Terra” racchiudono ghiottonerie di ogni sorta, che sono sì biologiche e a km 0, ma vengono soprattutto preparate con cura e in modo artigianale da Cristina e da chi frequenta insieme a lei il laboratorio della Cooperativa “La Fraternità”, un luogo pensato delle persone con disabilità che vi lavorano. Così come il Centro Diurno della Cooperativa l’”Eco”, dove Silvana ha un compito preciso: quello di arrotolare con minuzia le strisce di feltro colorate per fare le “murrine”, che poi vengono attaccare alle cornici di legno sbiancato. Scegliere uno di questi prodotti significa dare valore al lavoro di Ebi, Andrea, Raffaele, Cristina e Silvana e sostenere le attività e i progetti portati avanti dalla Comunità Papa Giovanni XXIII che, dando loro un impiego e un impegno concreto, ne preservano la dignità. Non solo: significa regalare un pezzo unico, perché fatto a mano e perché porta con sé una storia che vale la pena ascoltare. E poi c’è un regalo che non si può toccare, ma solo raccontare: è la gioia di chi era solo e ora ha una famiglia, è il sollievo di chi aveva fame e ha avuto un pasto, è la pace di chi viveva in strada e ha una casa, è il futuro di un bambino che va a scuola e l’orgoglio di tutti quelli che hanno trovato un lavoro. Questa storia è scritta in una lettera da donare a chiunque vuole ricevere il regalo più bello: un mondo più giusto, per tutti. #FOTOGALLERY:natale2017#   QUEST'ANNO FAI UN REGALO SPECIALE CHE CAMBIA DUE VITE. Il tuo regalo di Natale può cambiare la vita di chi potrà essere accolto nelle Case della Comunità e sentirsi di nuovo amato, e quella di chi riceverà il tuo regalo.  Condividerete la gioia di sapere che, insieme, state cambiando la storia di qualcuno.
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