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Verso la Settimana Sociale dei Cattolici per una ecologia integrale

La 49° Settimana sociale dei Cattolici “Il Pianeta che speriamo” si svolgerà a Taranto tra il 21 e il 24 ottobre 2021.

Anche la Comunità Papa Giovanni XXIII prende parte alla 49a Settimana sociale dei Cattolici italiani (Taranto 21-24 ottobre 2021: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro, tutto è connesso). Per rendere concreto questo impegno ha organizzato per giovedì 3 giugno 2021 alle ore 20:30 un momento di dialogo fra Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile Generale della Comunità, e mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana.

Il resoconto degli organizzatori

La sensazione chiara è stata che non stavamo solo avviando la nostra Comunità verso la Settimana. L’impressione netta è stata anche di aver aggiunto una tessera importante al ricchissimo mosaico che la Comunità Papa Giovanni XXIII va componendo, anche in vista della prossima Assemblea generale dell'associazione fissata per il 24 luglio.


Abbiamo intitolato l’appuntamento generale dello scorso 3 giugno CAMMINARE INSIEME VERSO TARANTO E OLTRE … PER UNA ECOLOGIA INTEGRALE. L’oltre è nel solco della Storia della Salvezza incessante della Chiesa; l’oltre è nell’oggi del cammino comunitario della Papa Giovanni iscritto in questo percorso salvifico.


Protagonisti della serata sono stati S.E. Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto, la città del disastro ambientale dell’ex Ilva, e il nostro Responsabile generale Paolo Ramonda, l’uomo che in Italia negli ultimi mesi ha pronunciato con più frequenza le parole “responsabilità” e “concretezza” … rivolgendola ai membri della Comunità e a tutti gli uomini di buona volontà.


Cosa ci ha detto in questa circostanza la Chiesa per bocca di un suo autorevole Pastore? Che l’ecologia integrale non è intuizione solo di Papa Francesco. Già Benedetto XVI, nell’Enciclica Caritas in veritate, aveva affermato con forza che la gratuità è cifra della condizione umana che discende dalla Divina Rivelazione. Dio si rivela all’uomo non per una necessità, come fosse una rivendicazione per affermare e ribadire costantemente il suo potere creativo. Dio si rivela per una libera scelta, come dono gratuito di sé. Papa Francesco, proseguendo questa riflessione, tipica del pensiero ratzingeriano, ad apertura della Laudato Sì, offre un fondamento teologico all’Enciclica: il Padre dona Suo Figlio, una Persona della SS. Trinità, rendendolo parte del creato, facendolo uomo, un uomo che condivide il destino umano sino alla morte … e “oltre”.


Mons. Santoro, nella sua riflessione, ha sottolineato come il contrario del dono gratuito è visibile in America Latina, dove il Presule è stato per 28 anni nella realtà martoriata del Brasile. La mentalità estrattiva rispetto alla natura è il contrario del dono. Pensare che vi siano fonti infinite da cavare è una distrazione imperdonabile che avvolge l’economia. Invece lo sguardo giusto verso il creato è quello di San Francesco nel “Cantico delle creature”, nella lode del creato ricevuto gratuitamente, dove tutte le componenti sono umanizzate e chiamate fratello e sorella. Fa eccezione la terra, che Francesco chiama sorella e anche madre.


Mons. Santoro ha scritto una tesi di Dottorato nel 1974 dal titolo “La comunità, condizione della fede”, libro edito successivamente dalla Jaca Book. È quindi particolarmente sensibile al tema della essenzialità della comunità nella dinamica ecclesiale. La comunità cristiana è Corpus Domini che si incarna nella storia. La bellezza dell’esperienza cristiana, anche in senso estetico, è nei tratti del corpo della comunità. Ma la dinamica comunitaria è indispensabile anche alla vita: l’ecologia violata, la vicenda pandemica, hanno chiaramente mostrato che gli uomini si salvano tutti insieme nella cooperazione, oppure non si salvano. In Brasile è constatabile come i poveri siano i più sensibili all’esigenza della vita comune. Sono loro stessi che la edificano: nelle favelas di Rio il sabato e la domenica tutti costruiscono senza compensi la casa per i nuovi arrivati, mentre le donne preparano un pranzo di festa per gli accolti.


L’emergenza ecologica può aver soluzione solo in una visione spirituale e contemplativa più alta, come quella di San Francesco. Il Santo di Assisi entra in conflitto critico con la visione dello stile di vita sociale da cui proveniva. Francesco comprende che la sua esistenza ha essenzialmente bisogno di senso, di un determinante valore arricchente. Forse senza saperlo San Francesco avverte che la sua era una crisi antropologica, e ad essa dà una risposta universale, non valida solo per sé, o per il suo Ordine.
L’espressione più bella usata da Mons. Santoro nella serata dell’incontro è stata dichiarare che vive il Ministero episcopale “lasciandosi ferire dalla realtà”, dalla realtà di una città martoriata, dove il Vescovo è vicino al popolo, come già aveva scelto di fare in America Latina, prossimo ai poveri e ai bisognosi che gli raccontano le loro ferite. È il Vescovo che celebra i funerali degli operai morti in acciaieria e dei bambini del rione Tamburi morti di cancro. In questo modo, nella successione apostolica, accoglie quotidianamente le due file di persone che si recano in udienza dal loro Pastore: quella che chiede aiuto per porre fine all’emergenza ambientale della città, quella che chiede cosa ne sarà di 8.000 persone senza lavoro, cosa accadrà alle loro famiglie.


“Lasciarsi ferire dalla realtà” è la via della croce. Ha lo stesso senso l’indicazione di don Oreste di condividere l’esistenza degli ultimi facendosi poveri e servi. È la scelta di povertà che San Francesco offrì al suo Ordine. Un’unica prospettiva salvifica da cui guardare alla vita umana secondo l’immagine e la storia di Cristo.


E Paolo Ramonda cosa ha detto alla sua Comunità la sera del 3 giugno scorso?  Ha fatto presente che don Oreste già 30 anni prima della Laudato Sì ci ha posto lungo questa direttrice, chiedendoci di costruire la società del gratuito. Ascoltando “tanto il grido della terra quanto quello dei poveri” (LS, 49) la Comunità Papa Giovanni traduce concretamente questo mandato in tutti i 5 Continenti.
Le esperienze lavorative che hanno preso vita nella Comunità pongono al centro l’uomo e il bene comune, in un cammino dove il concetto di “Economia di condivisione” è considerato scelta necessaria, fondata sulla fraternità e l’equità, rinunciando così espressamente a meri criteri economicistici.


Ed anche in questa circostanza Paolo non ha mancato di ripetere ancora una volta la parola concretezza, riferendola ad alcuni temi che declinino un nuovo paradigma economico: economia circolare, equa distribuzione delle risorse del pianeta, corretta gestione dei rifiuti, mobilità sostenibile, finanza etica, nuovi stili di vita.


Quali indicazioni rilevanti è possibile trarre dall’incontro e dalla stessa storia delle Settimane sociali? Direi anzitutto che la dinamica interiore del credente non ha due dimensioni: la devozione da una parte e il perseguimento del diritto e della giustizia dall’altra. Credo sia questo che anche don Oreste volesse dire con la nota espressione “la devozione senza la rivoluzione non basta, non basta”. Questa frase, ultimo suo intervento pubblico, l’ha pronunciata proprio ad una Settimana sociale dei Cattolici italiani, a Pisa, il 19 ottobre 2007, 14 giorni prima di andare in Zona Paradiso. Questo suo testamento spirituale è patrimonio non solo della Comunità, ma anche di coloro che hanno ispirato la storia delle Settimane sociali, un filo rosso che si lega indissolubilmente con i protagonisti del Movimento cattolico e del popolarismo in Italia. Per costoro la vita interiore era unità tra essere donne e uomini di Dio e vivere in compagnia delle opere. Giuseppe Toniolo, che promosse le “Settimane” a partire dal 1907, aveva questa idea di unicità ontologica. Anche per questo è Beato nella Chiesa. La Papa Giovanni è parte integrante di questa storia.


Le Settimane sociali sono state uno sviluppo naturale che sgorga dalla promulgazione della prima Enciclica sociale, la Rerum Novarum, l’Enciclica “delle cose nuove”. Con questa lettera Papa Leone XIII fondava nel Diritto naturale i Principi della Dottrina sociale della Chiesa. Molti anni dopo, in sede di Assemblea Costituente, i cosiddetti “Professorini” che per parte cattolica elaborarono i Principi fondamentali della Costituzione (La Pira, Dossetti, Moro, Mortati, Lazzati, Fanfani, Tosato) fondarono il ritorno del Paese alla democrazia sull’idea che anche qui il Diritto (come per la Rerum Novarum), in particolare il Diritto costituzionale, dovesse porre lo Stato a servizio della persona, della comunità civile, della tutela delle libertà.


La Chiesa oggi opera per arricchire ed ampliare il Diritto Pubblico Internazionale, che metta al centro la salvaguardia di tutte le componenti dell’ecologia integrale, in uno sguardo poliedrico e non concentrico (diceva Mons. Santoro), che è riflesso della dimensione universale in cui la Chiesa opera, ma riflesso anche della consapevolezza che nelle sorti dell’umanità “tutto è connesso”.  



Raffaele Ateniese
03/06/2021

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