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Volontariato all'estero, in Africa e nel mondo: ecco il corso

La formazione per partire come volontario

Attenzione, i corsi per partire per le missioni e svolgere volontariato all'estero sono sospesi a causa dell'emergenza del nuovo coronavirus. La prossima edizione prevista sarà quella del 6 novembre 2020. Scrivici una mail, chiamaci al numero 342.7425966 oppure scrivici su WhatsApp per saperne di più!

 

Nelle scorsi edizioni si sono incontrati gli aspiranti volontari, interessati ad approfondire la conoscenza della Comunità papa Giovanni e a prepararsi per un’eventuale partenza missionaria.

Ai partecipanti di volta in volta è richiesto di mettersi in gioco attraverso lavori di gruppo ed un confronto sulle proprie aspettative e motivazioni. Insieme ad alcuni membri e volontari dell'associazione di Don Benzi vengono approfondite tematiche come la rimozione delle cause che creano le ingiustizie, la povertà rispetto allo stile di vita occidentale, la realtà della casa famiglia all'estero. Le testimonianze raccontano l'esperienza di chi ha vissuto la missione per tanti anni, e di quei volontari che la stanno sperimentando oggi. Alcuni momenti più riflessivi aiutano il discernimento personale.

 

Corso volontari estero: l'esperienza in Africa e nel mondo

La proposta a chi intende partire per le missioni insieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII consiste essenzialmente in un'esperienza di condivisione diretta di vita con i più poveri, 24 ore su 24. 

Il corso di formazione per il volontariato all'estero è costituito 3 da giorni intensi, che servono per capire se è il momento giusto per un’esperienza in una delle missioni della Comunità Papa Giovanni XXIII. A Rimini sede del corso è a Cattolica (RN) presso l'hotel Royal Sans Children's; altre sedi sono ad esempio Reggio Calabria, nella Casa di accoglienza dell'Annunziata.  Molto interessanti i temi trattati:

  • Andare oltre l’assistenza: l’importanza della rimozione delle cause che creano ingiustizia
  • Missionario oltre le sbarre
  • Quando il mondo bussa alla nostra porta: il fenomeno immigrazione
  • Perché partire? Per chi partire? Aspettative e motivazioni del volontariato all'estero
  • Servizio Civile all’estero e Corpo civile di Pace

Come diventare volontario all'estero

Scrivici una mail, chiamaci al numero 342.7425966 oppure scrivici su WhatsApp per saperne di più!

I giovani dai 18 ai 28 anni hanno una possibilità in più:  quando è aperto il bando (abitualmente verso fine anno) possono chiedere di fare volontariato all'estero grazie alla proposta del servizio civile, nazionale ed internazionale. L'impegno richiesto al volontario all'estero

Fare del volontariato all'estero può voler dire le più disparate proposte. Per partire con la Comunità Papa Giovanni XXIII  il corso di formazione è altamente consigliato e può aiutare a scoprire la destinazione più indicata:  in Africa, Sud America o in paesi europei ed asiatici.

Le attenzioni che un volontario deve avere all'estero

È bene non farsi troppe aspettative prima di partire, ma piuttosto lasciarsi trasportare dalle emozioni ed entrare in punta di piedi. Il volontario deve sempre ricordare che sta entrando nella vita di un'altra famiglia, di un altro popolo, con culture ed abitudini diverse dalle proprie. Deve sempre avere a cuore il rispetto per le persone e per il luogo in cui si troverà ad operare.

Quali sono i rischi del volontariato all'estero

La vita nelle missioni della Comunità Papa Giovanni XXIII è totalmente al sicuro se vengono rispettate le piccole regole che vengono date al volontario prima di partire. L'unico vero rischio è di innamorarsi del povero che si incontra, e di provare il desiderio di non tornare più!

Come prepararsi prima della partenza

La proposta prevede un corso di formazione residenziale di 3 giorni, un colloquio conoscitivo e motivazionale, una breve esperienza di volontariato in Italia, e poi la vera e propria partenza per la missione.

È possibile fare volontariato all'estero senza pagare?

È possibile fare volontariato in Africa o in altri paesi senza pagare? In alcuni casi si, ad esempio attraverso la proposta di servizio civile, che prevede anche un rimborso spese. Altre proposte di presenza nonviolenta in terra di conflitto sono quelle di Operazione Colomba, dove il volontario deve coprire in autonomia il costo del viaggio e la formazione.

Per quanto riguarda la partenza per le missioni della Comunità Papa Giovanni XXIII il costo del volo e l'assicurazione sono a carico del volontario, mentre saranno a carico della struttura ospitante il vitto e l'alloggio.
Il corso di formazione prima della partenza costa 60 euro più 37 euro al giorno per il vitto e l'alloggio in albergo, pensione completa.

Volontariato internazionale? Ecco le testimonianze!

Per stuzzicare l’attenzione, ecco alcune testimonianze di chi ha partecipato ad un precedente Corso per il volontariato missionario in Africa e nel mondo e poi ha fatto un'esperienza all'estero:

Volontariato in Africa: «Non ho mai visto nessuno così povero come in Kenya»

Mi chiamo Giovanni, ho 21 anni e mi trovo attualmente nella capitale del Kenya, Nairobi, come missionario della Comunità Papa Giovanni XXIII. La mia esperienza è cominciata a settembre dell’anno scorso, quando ho sentito forte dentro di me il desiderio di partire ed andare a toccare con mano la povertà in un Paese del “terzo mondo”. Cosi grazie al sostegno dei miei genitori e del mio padre spirituale, il 10 dicembre sono partito per questa avventura. Fin da subito, quando sono arrivato, mi sono reso conto dell’enorme differenza socio-culturale ed economica tra il nostro Paese ed il Kenya eppure dentro di me avevo ed ho tutt’ora la sensazione di sentirmi come a casa. Ovviamente non potrò mai essere esauriente nello spiegare a parole ciò che sto provando in questo periodo perché molto spesso l’unico modo per capire certe cose sta nel viverle sulla propria pelle. Inizialmente posso dire che non è facile abituarsi ad uno stile completamente diverso nel vivere la giornata quotidiana. Molte delle comodità che da noi si trovano facilmente in ogni abitazione, qui sono praticamente assenti. I vestiti si lavano a mano, la doccia la si fa con acqua fredda, il cibo è principalente polenta e riso, molto spesso manca l’acqua corrente a causa dei lunghi periodi di siccità, ma se sei disposto veramente a metterti in gioco ti rendi conto delle tue vere potenzialità, dei tuoi veri limiti e poni le basi per crescere e migliorarti.

La casa di legno in cui vivo con altri 23 bambini e due educatori fa parte di un progetto che accoglie ragazzi di strada rifiutati o scappati dalla famiglia di appartenenza che si ritrovano per le vie di questa grande città a rubare o a spacciare per comprarsi un po di cibo. Loro sono i più poveri di questa società. Quasi tutti sono asuefatti dallo sniffare colla che possono trovare molto facilmente in qualsiasi negozio. Questa droga dalla quale sono completamente dipendenti è l’unica cosa che hanno. Dormono per strada, i vestiti che indossano sono sempre gli stessi a meno che non  ne trovino altri nella spazzatura. Nella mia vita non ho mai visto nessuno più povero di cosi. Manca proprio la dignità della persona e sono bambini! I momenti più intensi in questi 3 mesi li ho vissuti proprio durante un’ uscita in strada. Come prima cosa si cerca di radunarli il più possibile in un unico posto, poi si fa qualche gioco e infine c’è la preghiera finale. Il mio momento preferito è proprio quest’ultimo perché mi rendo conto di come siano vere le parole di Gesù: «Gli ultimi saranno i primi nel Regno dei Cieli». Posso dire con sincerità che la mia fede non è niente in confronto alla loro. Una volta addirittura si sono messi a recitare a memoria una parte del Vangelo di Giovanni, non ho potuto fare altro che commuovermi... Non dimenticherò mai quello che sto vedendo qui. Certo non è facile stare con i poveri. Ti mettono alla prova in continuazione. Ma ti aiutano a crescere e a capire quanto immensamente sei fortunato. Ringrazio Dio ogni giorno per avermi guidato in questa scelta e lo ringrazio soprattutto per questa grande opportunità di vedere il suo volto negli occhi innocenti di questi ragazzi che chiedono aiuto.

In conclusione vorrei rivolgermi a tutti i giovani che hanno intenzione e la possibilità di compiere un viaggio come il mio. Vi prego, partite! Ci sono un sacco di cose da scoprire e se non si coglie l’occasione, a volte la si perde per sempre. Andate e assaggiate una vita completamente diversa dalla vostra, lasciatevi guidare dallo Spirito che Gesù ci ha donato e vedrete meraviglie! Perché la vita è questo:  un viaggio nelle tenebre del mondo, ma con Dio che ci tiene per mano.

Esperienza di volontariato in Tanzania, Africa: «Stiamo ricevendo tanto!»

Ciao, siamo Chiara e Laura, due ragazze di 19 anni, che fino a qualche mese fa non si conoscevano, ma che sono diventate compagne di missione. Finite le superiori abbiamo partecipato al Corso Missioni ed è proprio lì che ci siamo conosciute, scoprendo che le cose che stavamo vivendo in quel periodo erano un po' le stesse. Entrambe un po' incerte sul nostro futuro, ma con tanta voglia di metterci in gioco, toccare con mano realtà e culture diverse dalla nostra e anche imparare ad alzare un po' lo sguardo da noi stesse. Tornate a casa abbiamo capito che forse era davvero il momento giusto per fermarsi un attimo e prendere una decisione un po' fuori dagli schemi: non iniziare subito l'università ma partire per una delle realtà che la Papa Giovanni XXIII ha nel mondo. E i 3 giorni di condivisione e incontri ci hanno aiutato a chiamare per nome desideri, curiosità, aspettative, dubbi e paure sulla missione. Così, solo qualche mese dopo, eccoci qui, a Bunju, in Tanzania, al Kituo cha watoto cha Baba Oreste (Centro dei bambini di Don Oreste), un verde e coloratissimo centro diurno che accoglie bambini e ragazzi con diversi tipi di disabilitá. Le nostre giornate al centro sono semplici. Ogni mattino al nostro arrivo Edison, Joshua, Freddy e Pili trovano sempre il modo di sgattaiolare via dalla colazione per venirci incontro a braccia aperte, poi, dopo i saluti, Wambura e Faith intonano il canto e si parte con il momento di preghiera tutti assieme. A metà mattinata è ora della riabilitazione e delle attività, che continuano tutta la giornata, così tra giochi, alfabeto, disegni, canti e balli arriva l'ora di tornare a casa. È la nostra prima esperienza con i disabili, siamo ancora all'inizio e stiamo imparando a conoscerli, non sempre è facile, abbiamo ancora tanto da imparare, ma questi bambini ogni giorno ci insegnano a dare peso ai piccoli gesti, al tono della voce, alle espressioni del viso. Ci ricordano quanto oltre al fare qualcosa per gli altri, a volte basti semplicemente stare insieme e esserci, per un abbraccio, un battito di mani, una risata, un canto, una corsa, una spinta in altalena o un semplice sorriso. Insomma, è forse vero che a volte non servono molte parole perché è incredibile quanto ci stiano dando questi bambini con i loro semplici sorrisi.
Testimonianza di Laura e Chiara (volontarie in Tanzania)

#FOTOGALLERY:tanz#

«Parti per il Sud America con l’idea di fare, ma quello che ricevi gratuitamente è smisurato!»

Le cose capitano quando meno te l'aspetti. Quando non mi hanno rinnovato il contratto di lavoro, dopo pochi giorni, ho sentito che poteva essere l'occasione per tirare fuori un vecchio desiderio rimasto nel cassetto, sepolto da esami universitari e lavoro: fare un'esperienza di volontariato all'estero. Mi sono rivolta alla Comunità Papa Giovanni XXIII e mi è stato proposto il Cile, così sono partita per la capitale, Santiago. «Cerca di partire senza aspettative, quello che ti viene chiesto vivilo come un'opportunità, anche il semplice pulire un pavimento» mi è stato detto. Seppur cercando di non avere aspettative, inevitabilmente la mia mente immaginava, perché quando parti per andare in missione pensi che andrai a fare qualcosa di grande: aiutare chi è in difficoltà, chi non ha niente e fare chissà che cosa. Quindi mi sentivo molto carica con tanta voglia di fare e di dare! In realtà conoscendo i luoghi, la Comunità, chi ogni giorno suda per portare avanti i progetti e le persone che beneficiano di essi, mi sono resa conto di quanto sono un granello di sabbia in tutto l'operato di Dio e di quanto inaspettatamente si riceve nell'essere volontari.
Ho partecipato al Progetto Sol, una casa dove ragazzi sordomuti vengono per fare cose creative con la stoffa e sono stati i ragazzi stessi che mi hanno accolto e coinvolto, insegnandomi a cucire e soprattutto il linguaggio dei segni per comunicare. Alla faccia del volontariato! Anche alla mensa dei poveri, i ragazzi stessi che venivano, mi hanno coinvolto, chiedendomi da dove venissi, quando fossi arrivata, seminando così le basi di un'amicizia. Quindi nel periodo di permanenza in Cile e una volta tornata, mi sono resa conto che uno parte con l'idea di dare e fare, ma in realtà, semplicemente si riceve, in maniera smisurata. E mi ha stupito l'accoglienza e le attenzioni ricevute, al mio arrivo, durante il mio soggiorno e alla mia partenza. Abbracci e il sincero «como estas?». Tutto mi ha fatto pensare a quanto la semplicità, l'attenzione e la sincerità nel modo di vivere, nel dire le cose e donarsi agli altri sono la base per vivere come Dio ci ha pensati, tutti fratelli.

Testimonianza di Maria Chiara (volontaria in Cile)

#FOTOGALLERY:missio_cile#

 

Volontariato in Europa: un'esperienza che lascia il segno!

6 mesi ad Atene sono impossibili da scrivere e, se ci penso bene, non voglio nemmeno farlo... vorrebbe dire averli già trascorsi quei 6 mesi mentre a me sembra di essere ancora lì tra le voci di famiglia. Ho trovato una famiglia ad Atene. Una rivoluzione del Semplice, che semplice alla fine non è mai. Alzarsi la mattina e mettere il cuore in tavola, nelle scarpe, nelle mani, negli occhi. Vivere con Fabiola e Filippo, i bimbi, i ragazzi e le famiglie accolte è stato per me il regalo. Il primo mese trascorso ad Atene è apparso come un muro insormontabile, gli altri 5 mesi sono stati acqua in cui tuffarsi, galleggiare e lasciarsi portare. Sai che c'è? Ti invito a vivere. Vieni?
Gli sguardi delle persone che ho incontrato, le mani che ho stretto, il profumo di chi sorride (perché sorridere è un profumo) hanno ridipinto un cuore un po' malconcio. Vivere in casa famiglia un mese non è facile… ma viverci per 6 è splendido. Ogni giorno un foglio bianco da riempire. Uscire per strada. Uscire per strade che non conosci vuol dire imparare di nuovo a Vedere. Parlare del tempo insieme ad un senzatetto e farsi abbracciare da quegli occhi silenziosi, ogni giovedì. Non è nemmeno commentabile tanta Bellezza. Prima il giovedì era quel giorno vicino al venerdì e basta. Ma l'Amore cambia tutto quando vuole.

Ho l'immagine delle Sorelle di Madre Teresa che con i loro gesti semplici portano Amore in posti al limite della dignità umana, che sia un carcere o un paio d'occhi vuoti di un ragazzo tossicodipendente. Parlano di Dio col sorriso. Sono il sorriso di Dio. 
Ho Filippo che guarda la Capanna di Betlemme come un bambino guarda l'albero di Natale. Ho Fabiola che guarda Gioele che guarda Fabiola e il mondo finisce lì.
Ho i bimbi che si tirano le ciabatte e un campanello che suona ogni volta che ci si mette a tavola (tra il Gloria e i Secoli dei Secoli).
Ho Catia che si alza dal letto e ride perché è felice la mattina e Francesco che entra in cucina dormendo col suo «Buon giorno Mamma».
Ho gli occhi di Hussein e Rajla che guardano Sanà appena nata e si perdono in quella Grazia.
Ho le ore di inglese con Reza; fra zanzare e succo di frutta mi racconta che a casa sua nei weekend, adorava girare in moto e passare a prendere Mariam per andare insieme fino alla moschea a vedere il tramonto. 
Ho Yamhèn che mi chiede un limone dall'albero e Hazula che stacca i fiori per tirarli ad altri bambini; è così che anche l'aria è felice.
Ecco se devo proprio dire cosa sono stati questi mesi, posso dire Fiori. Ho vissuto con dei Fiori e come un fiore nel giardino di Dio. La casa di Filippo e Fabiola. 
L'Amore è una cosa semplice.

Testimonianza di Cristina Dalmonte (volontaria in Grecia)

#FOTOGALLERY:missio_grecia#

 

La mia missione in Bolivia, Sud America

«Ciao a tutti io sono Fabio. Ad un certo punto della mia vita ho avuto la fortuna d'incontrare la Comunità Papa Giovanni XXIII. In quel periodo stavo passando un momentaccio, la mia vita era buia, certi valori che mi erano stati insegnati erano offuscati dalle cose materiali che piano piano finivano e dentro rimaneva solo un immenso vuoto. Ho partecipato al Corso Missioni, (bellissima esperienza formativa) che da subito mi ha fatto capire quali fossero gli ideali della Comunità, riconoscendoli in me. Tornando a casa ho sentito questo bisogno di mettermi in gioco e la voglia di fare una esperienza in missione di 6 mesi. quindi eccomi qui a Camiri in Bolivia, la terra del petrolio come la chiamano i boliviani. Attualmente in America Latina opero come volontario nella comunità terapeutica "Renacer a la vida" dove il responsabile è Claudio. Fin da subito con lui si è instaurato un buon rapporto: all'interno del centro terapeutico c'è anche una casa famiglia che accoglie 4 ragazzi con handicap di vario tipo, ognuno di loro ha un dono speciale che solo condividendo le giornate con loro puoi capire. Sì, “condivisione” è proprio la parola giusta: condividere tutta la giornata con loro, dal lavoro con i ragazzi che sono in terapia ai momenti d'incontro, al gioco, al preparare da mangiare, all'incontro con il Signore che per me è uno dei momenti più belli. Infatti proprio qui in Bolivia ho ritrovato la fede che avevo un po' messo da parte: aprendomi al Signore sono rinato, ora vedo davanti a me un cammino, non più buio, ma pieno di gioia e serenità. Sto capendo che il mio cammino può essere questo portare la croce insieme alle persone più bisognose».

Fabio, volontario in Bolivia

 

Come fare per partire come volontario per la missione?

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Marco Tassinari
12/01/2020
TAG: Giovani / Missione
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