COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/02/2019
“L'idea di riaprire le case chiuse è fuori dalla storia. Il vero problema che la politica ha il dovere di affrontare sono le decine di migliaia di donne, anche giovanissime, costrette a prostituirsi, rese schiave dalla criminalità organizzata e dai clienti che sfruttano la loro condizione di vulnerabilità”. E' quanto afferma Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Papa Giovanni XXIII, in merito alla dichiarazione del Vice-Premier Salvini sulla riapertura delle case chiuse.
“Non basta dire che l'attuale Governo non intende intervenire sul tema. - ha aggiunto Ramonda - Chiediamo ai governanti di adottare le misure necessarie per liberare queste donne. La soluzione non è l'Austria, nei cui night club non vi sono donne austriache ma persone vulnerabili che provengono da paesi poveri. La vera soluzione è il cd modello nordico in cui si prevede la sanzione ai clienti, considerati corresponsabili della riduzione in schiavitù di queste persone. Invitiamo il Ministro Salvini a visitare una delle nostre case famiglia in cui sono accolte le vittime della tratta a causa della prostituzione”.
La Comunità Papa Giovanni XXIII in 30 anni di attività ha liberato dalla strada e accolto oltre 7000 ragazze vittime del racket della prostituzione. Ogni settimana è presente con 28 unità di strada e 120 volontari per incontrare le persone che si prostituiscono. Promuove, insieme ad un cartello di associazioni - tra cui CISL, AGESCI, Azione Cattolica, Forum Famiglie, Rinnovamento dello Spirito - l'iniziativa Questo è il mio Corpo, campagna di liberazione per le vittime della tratta e della prostituzione. La proposta, ispirata al modello nordico, ha l'obiettivo di ridurre sensibilmente il fenomeno colpendo la domanda e sanzionando i clienti delle persone che si prostituiscono.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
24/02/2019
«Possiamo arrivare ad ospitare in pena alternativa al carcere fino a 1000 detenuti in 3 anni, nelle case di accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII. Altri 10mila detenuti possono essere accolti coinvolgendo la rete di associazioni che sono pronte per l’accoglienza qualora ci fosse una retta di almeno 35-40 euro al giorno per ogni detenuto».
Una delegazione della Comunità Papa Giovanni XXIII il 20 febbraio 2019 ha portato la proposta al Capo del DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria), Francesco Basentini.
«Un detenuto nell'attuale sistema carcerario costa al portafoglio degli italiani 150 euro al giorno», ha spiegato Giorgio Pieri, responsabile del progetto delle CEC, Comunità Educanti per i Carcerati dell'associazione di Don Benzi, che ha aggiunto: «Quasi 8 persone su 10 uscite dalle carceri tradizionali tornano a commettere reati, il 75%. Per chi esce dalle CEC la recidiva si abbassa invece al 15%: meno di 2 persone su 10 torneranno a delinquere. Le alternative al carcere possono rendere più sicuro il nostro paese».
Intervistato all'uscita dall'incontro con il massimo dirigente dell'amministrazione penitenziaria, Pieri si è mostrato soddisfatto:
«L’interesse dimostrato per la nostra proposta è stato alto. La questione economica non è di facile soluzione, ma in giornata abbiamo avuto anche l'opportunità di incontrare il direttore della Cassa Ammende, Gherardo Colombo, accompagnato da Sonia Specchi. Il cambiamento richiede percorsi che possono essere lunghi e difficoltosi, ma sono necessari: crediamo davvero che sia possibile passare dalla certezza della pena alla certezza del recupero, siamo convinti che sia questa la vera via alla sicurezza».
Cosa sono le strutture per le misure alternative alla detenzione
La prima casa di accoglienza per detenuti in pena alternativa della Comunità Papa Giovanni XXIII è stata aperta nel 2004, sul modello delle APAC (Associazioni di Protezione e Assistenza dei Condannati) ideate in Brasile dal compianto Mario Ottoboni. Oggi le CEC (Comunità educative per i carcerati) sono 7 in Italia e 2 in Camerun, affiliato ufficialmente alle APAC brasiliane dal 2016.
Attraverso i percorsi previsti in queste case di accoglienza i detenuti sono impegnati in lavori socialmente utili, ma soprattutto in un lavoro psicologico di rivisitazione del proprio passato, per trovare la forza di perdonare sé stessi e di chiedere finalmente un reale perdono alle vittime dei reati commessi. L'accoglienza è pensata in tre fasi successive che possono avere durata variabile: il primo ingresso, il percorso di recupero, il reinserimento in società.
Un'alternativa per i detenuti di Chieti
L'esempio. La casa Santi Pietro e Paolo di Vasto, in provincia di Chieti, è stata inagurata il 15 settembre 2017 a Vasto. Si tratta della 6ª casa del progetto CEC in ordine di età (Comunità Educante per Carcerati, ecco come funziona), aperta in Italia dalla Comunità Papa Giovanni XXIII.
«Questa nuova apertura dimostra che l’esecuzione penale al di fuori del carcere non solo è possibile, ma è anche un modo di rendere la pena utile per la sicurezza della società, per la crescita del reo, e rendere giustizia alle vittime. L’intera società è chiamata a farsi carico di chi nella debolezza ha confidato nel male come via per ottenere la felicità. La festa di inaugurazione è anche un momento di riflessione e confronto su alcune proposte concrete per il superamento del carcere» ha detto per l'occasione Giorgio Pieri, coordinatore del progetto CEC.
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Pene alternative al carcere: la riforma è nata morta
Sul tema delle misure alternative alla detenzione si era messo al lavoro, prima di precipitare nel baratro, il governo Gentiloni: le scuderie romane ad inizio 2018 stavano forgiando in gran silenzio il principale decreto attuativo, previsto dalla riforma 2017, per regolamentare le varie istituzioni di pena alternative al carcere. Ed il 16 marzo è uscito, un po' in sordina, un gemito roco di festeggiamento. Le agenzie con gran foga hanno battuto: "riforma del carcere approvata dal governo", anche se si era trattato sostanzialmente di una gran bugia. Una piccola modifica qua, un ritocco là: ed ecco che la rivoluzione copernicana delle carceri Italiane, che tutta Europa stava aspettando, fu condannata a ritornare alla Camera dei Deputati, poco tempo prima della fine annunciata della legislatura.
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha celebrato il lutto con momenti di silenzio e di riflessione di fronte ad alcuni dei più importanti istituti penitenziari in tutta Italia.
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L'appello: ripensiamo una riforma delle carceri
Il Presidente di Apg23 Giovanni Paolo Ramonda, così ha preso atto del naufragio della riforma dell'ordinamento carcerario: «Nel 2018 siamo arrivati ad un passo dall'approvazione di quella che era la più importante riforma dell'ordinamento penitenziario degli ultimi 40 anni. Quello stop è arrivato dopo un lavoro che ha coinvolto centinaia di esperti; è stato una grave ingiustizia. Attraverso il recupero del reo nelle strutture per le pene alternative la recidiva può arrivare addirittura al 10%».
Anche il comico di Zelig, Paolo Cevoli, aveva preso posizione (inutilmente) per difendere l'agoniato tentativo di riforma del sistema carcerario.
Detenuti a difesa delle pene alternative alla detenzione
Lettera dal carcere di Vicenza
«Chiedo a tutti, per quanto possibile, di unirvi a noi, in comunione con i fratelli detenuti e la magistratura, per chiedere l'approvazione della riforma dell'Ordinamento Penitenziario, bloccata, sembrerebbe, per opportunità politiche. La riforma prevede:
una grande valorizzazione delle pene alternative;
l'eliminazione di leggi che hanno reso nel tempo l'affidamento più difficile;
promozione dell'apertura di dimore sociali convenzionate e accreditate per accogliere chi non ha abitazione esterna».
Lettera dal carcere di Forlì
«Ci troviamo davanti al carcere per difendere l'approvazione della riforma carceraria, In alcuni carceri è in atto lo sciopero della fame. Chiedo che chi può, si unisca a noi»
Misure alternative: pareri a confronto
Durante il seminario "L'uomo non è il suo errore"di fine 2017 Monsignor Bruno Forte, arcivescovo della diocesi Chieti-Vasto, ha condiviso una sua esperienza personale: nei primissimi mesi di sacerdozio era stato con i carcerati in Ruanda, dopo il genocidio. In quell’occasione era stato molto colpito dalle condizioni terrificanti in cui venivano i detenuti, molti dei quali erano innocenti: «la dignità umana era stata cancellata, calpestata», ha raccontato. Per questo motivo mons. Forte si è dichiarato particolarmente sensibile al tema del recupero dei condannati. Citando Papa Benedetto XVI (da uno dei suoi interventi sulla pastorale carceraria) ha ribadito che «In un carcere non sicuro la dignità della persona è a rischio». Ha ripreso poi le parole di Papa Francesco: «Ogni pena deve comunque sempre promuovere la dignità dell'uomo, la pena non può essere una vendetta». Mons. Forte ha auspitato che tutte le comunità parrocchiali aiutino i detenuti e i loro familiari, costituendo anche gruppi di volontari che si rendano presenti nelle carceri del territorio. «C’è poi l'urgenza di operare per il reinserimento dei detenuti», ha concluso.
Federica Chiavaroli, allora senatrice e sottosegretario di Stato alla Giustizia, nell'occasione ha sottolineato la necessità a suo parere di modificare il nome “carcere”: «La dicitura esatta — ha detto — dovrebbe essere “misure di comunità” perché si svolgono in comunità, per la comunità, con la comunità. Non si dovrebbe parlare di “alternativa” al carcere, come se quest’ultimo fosse l'intervento da privilegiare, ma il carcere dovrebbe rimanere l'extrema ratio. Recuperando i detenuti, la comunità crea autentica sicurezza sociale; è fondamentale far conoscere il carcere e le misure di comunità, il modello della giustizia minorile deve essere sviluppato, inoltre anche nell'ambito della giustizia per i maggiorenni c’è un cammino da fare insieme per il futuro». Ha citato poi un'esperienza personale vissuta con i detenuti del carcere di Pescara che, dietro sua iniziativa, hanno svolto lavoro socialmente utile pulendo il sentiero per Rigopiano, ove vi fu il terribile incidente all'albergo: «È stata un'esperienza molto bella che ha colpito prima di tutto gli abitanti del territorio».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
20/02/2019
L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (che ha festeggiato nel 2018 i suoi primi 50 anni), vive nei 5 continenti a fianco di persone con svariate forme di disagio personale, relazionale, sociale, spesso oggetto di discriminazione di valore. Ad oggi conta 2100 membri, 6200 accolti, 41000 persone che mangiano ogni giorno alla stessa mensa.
La Comunità Papa Giovanni XXIII il 13 febbraio 2019 interviene con un proprio documento all’Udienza pubblica conoscitiva della proposta di legge regionale dell’Emilia Romagna sull’“Omotransnegatività” chiedendone la sospensione del percorso, perché mette a rischio principi fondamentali della nostra democrazia, come quello della libertà di pensiero ad esempio. Nell’articolo 1 si parla di «prevenire e superare le situazioni, anche potenziali, di discriminazione e omotransnegatività». Il concetto di “discriminazione potenziale”, affiancato a quello di “omotransnegatività” apre alla possibilità di essere giudicati per un pensiero o un sentimento differente da quello Omosessualista. Questo rischia di creare una DISCRIMINAZIONE al contrario, verso chi semplicemente ha un pensiero o un’esperienza differente, diventando perfino controproducente nel reale percorso di integrazione che tutti auspichiamo.
Partendo dalla vasta esperienza di condivisione la Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23) constata che l’efficacia dell’inclusione sociale di persone con caratteristiche peculiari non si basa tanto sulla “difesa” dei soggetti o sulla “negazione” delle stesse caratteristiche, quanto piuttosto su un lavoro di consapevolezza e di accettazione delle stesse, sia da parte della persona, sia da parte del territorio che diviene così competente ed inclusivo.
Nota inoltre nella proposta di legge una contraddizione di fondo, perché mentre da un lato l’omosessualità, la transessualità ecc. sono state derubricate dal Manuale Diagnostico delle malattie Mentali e si tende a considerarle come una “variante dell’identità”, dall’altra questo PDL nei suoi diversi articoli, propone TUTELE e agevolazioni assimilabili a quelle legiferate per soggetti con disabilità intellettiva e fisica, ossia soggetti che rientrano in un quadro diagnostico/patologico.
L’Apg23 sottolinea anche la POSITIVITÀ degli STEREOTIPI, “attenzione a contrastarli”, contrariamente a quanto si promuove in tutte le leggi nazionali e internazionali sulla ideologia di genere. (Bianca Gelli, Psicologia della differenza di genere, Franco Angeli)
La parola “stereos” (da cui deriva “stereotipo”) vuol dire anche “solido”, e questo ci può aiutare a vedere la questione da un’altra prospettiva: descrivere in maniera chiara e distinta un insieme di elementi, permette di identificarli e distinguerli fra gli altri e di creare rappresentazioni categoriali, che permettono di costruire schemi e rappresentazioni che poi andranno ad influire sulla percezione del mondo, aiutandone la capacità di discernimento e l’orientamento nel mondo stesso. Seguendo lo sviluppo cognitivo, l’identità di genere passa nella fase di crescita del bambino tra i 3 e i 7 anni da conoscenze incomplete e instabili a categorie sempre più stabili fino a giungere a rappresentazioni mentali comprensive come il concetto di maschio e femmina e consente al bambino un sempre maggior controllo e adattamento all’ambiente.
Nel testo della proposta di legge sono previsti finanziamenti per percorsi formativi in tutti i livelli delle scuole pubbliche e alle associazioni LGBT che sarebbero coinvolte per realizzarli. La Apg23 rimarca la delicatezza dell’educazione all’Affettività e alla Sessualità soprattutto dei più giovani e bambini, riaffermando la responsabilità primaria dei loro genitori su questa tematica, auspicando un loro diretto coinvolgimento in eventuali percorsi scolastici “obbligatori”, in linea con una visione antropologica dell’uomo che ne considera la sua costituzione biologica, affettiva, sessuale, psicologica e spirituale.
Dal punto di vista culturale nel suo contributo scritto l’Associazione Papa Giovanni XXIII richiama alcuni dati contenuti nell’ultima ricerca ISTAT sul tema dell’Omosessualità e la società. In questo Report dal titolo “La popolazione Omosessuale nella Società Italiana” del 2011 vi è scritto che secondo i cittadini italiani gli omosessuali e le persone transessuali sono discriminate meno che in passato. «La stragrande maggioranza degli intervistati, infatti, ritiene che sia poco o per niente giustificabile che un lavoratore sia trattato meno bene dei colleghi ( 96%), che un datore di lavoro non assuma un dipendente con le qualifiche richieste (92,3%), oppure che un proprietario non dia in affitto una casa a qualcuno (92%) solo perché omosessuale».
Questi dati evidenziano che già nel 2011 era presente e diffusa una COSCIENZA degli italiani alla NON DISCRIMINAZIONE, anche a motivo dell’orientamento sessuale. Negli ultimi 8 anni, con lo sviluppo degli strumenti di comunicazione, social e internet, questo gap si è ulteriormente colmato, a partire dalle nuove generazioni che crescono in una maggiore consapevolezza verso la diversità, fino agli adulti, genitori, in cui cresce la responsabilità di educare i propri figli anche all’affettività e alla sessualità.
L’Associazione osserva infine che dall’incontro di persone con orientamento Omosessuale spesso trova una distanza tra il loro pensiero e quello pubblicamente annunciato e promosso dalla corrente Omosessualista, evidenziando una distanza tra i bisogni dell’uomo e quelli del pensiero dominante ideologico.
Per concludere quindi chiede che si sospenda il percorso di questa proposta di legge per i motivi sopracitati e che in qualunque caso si espliciti la condanna alla pratica della maternità surrogata.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
15/02/2019
I ritiri di spiritualità del 2019 della Comunità Papa Giovanni XXIII sono momenti di meditazione personale aperti a tutti. Durano dai 3 ai 5 giorni e si rivologno a giovani ed adulti, d'estate è possibile vivere esperienze per famiglie. Vediamo per mesi quelli che ci accompagneranno fino alla fine dell'anno, a partire dalla data di inizio.
30 agosto: deserto dell'accoglienza e della condivisione, Frosinone
11 ottobre: deserto missionario, in Emilia Romagna (provincia di Ravenna)
4 ottobre: ritiro spirituale in Veneto a Costabissara (Vicenza), da definire.
6 dicembre: ritiro di spiritualità d'Avvento in Emilia Romagna, a Rimini.
A questo link è possibile scaricare il volantino con la proposta di spiritualità completa.
Per informazioni: segreteria.eduform@apg23.org
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La spiritualità di Don Oreste Benzi
Don Oreste Benzi ripeteva continuamente, tanto da farlo diventare uno dei suoi slogan più conosciuti: «Non si sta in piedi, se non si sta in ginocchio». Sin dall’inizio del suo cammino infatti, mentre si chiariva in lui sempre più l'aspetto della condivisione diretta di vita con gli ultimi, si precisava la spiritualità propria di un nuovo carisma e cresceva il bisogno di preghiera. Nel 1976 presero avvio le prime tre giorni di deserto, un tempo privilegiato di ritiro spirituale per immergersi in maniera prolungata nella preghiera, nell’adorazione e nell’ascolto della Parola di Dio.
La partecipazione ad un ritiro spirituale annuale è uno dei pochissimi “obblighi” d’amore – così li definiva don Oreste – che tutti i membri della Comunità Papa Giovanni XXIII sono chiamati a vivere. Sono giornate caratterizzate dal silenzio e dalla contemplazione per facilitare l’incontro intimo e personale con Gesù.
Mantenendo queste caratteristiche di fondo, in questi anni le proposte si sono diversificate in maniera da rispondere alle nuove esigenze dei cristiani. Le tre giorni di deserto sono aperte a chiunque voglia fare questa esperienza intensa di preghiera.
Il libretto di preghiere usato durante i ritiri spirituali
I ritiri spirituali sono basati sul libretto mensile con i commenti al Vangelo e alle letture del giorno curati da Don Oreste Benzi: chiedilo al numero di telefono 0442.626738 dalle 9.30 alle 13.30, oppure WhatsApp: 320.9305920 oppure lasciaci il tuo numero per farti richiamare.
Ritiro sulla spiritualità del povero a Bologna
Il finestrino si abbassa e separa, nel freddo della notte, una lacrima spezzata sulla guancia dall’eco delle parole in inglese dei volontari. Dentro in furgone in sei pregano e invocano la protezione di Maria su di lei. Fuori resta sola Sofia, e ripensa alla proposta che questi sconosciuti le hanno appena fatto: «Sali con noi, non prostituirti mai più». «Prego il Signore ogni volta che vado con qualcuno di tornare viva», ammette un’altra ragazza di 20 anni.
Per chi sta dentro al furgone, e ritorna dal Convento dell’Osservanza di Bologna, l’incontro con le donne costrette alla strada è la prima di tre tappe di questa tre giorni di spiritualità di fine estate.
A chi rimane fuori resta la collanina colorata di un rosario artigianale, ricevuta in dono, lampo di luce breve fra un abuso sessuale e il successivo. In mezzo, in quell’incontro o in quella lacrima di commozione, Gesù povero e servo e sofferente — è questo il nocciolo della spiritualità che viene proposta — espia su di sé i peccati del mondo.
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Ultimo weekend di agosto; nella notte seguente il secondo incontro nella notte rompe l’indifferenza dei passanti di Bologna; i volontari incontrano i senza fissa dimora che si rannicchiano sotto i portici del centro città. Ecco Andrea: ha scelto di dormire in strada dopo il fallimento dell’azienda di famiglia, anche se adesso
arriverà il freddo. Gli offrono the caldo e un quarto d’ora di attenzione.
Claudia in un buio sottopasso incontra una coppia di persone tossicodipendenti, 50 anni lui e 30 lei. «Nel tunnel ho avuto paura. Poi li abbiamo avvicinati, come si incontrano degli amici. E all'improvviso non erano più tossici, ma persone con un volto, che avevano soltanto una storia da raccontare. L’uscita di ieri sera mi ha toccato in modo particolare; porto a casa il grande grazie al Signore per questo pezzettino importante del mio percorso personale», racconterà poi.
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Ritiro spirituale per adulti, per incontrare Gesù
35 persone da tutta Italia hanno vissuto l’edizione 2018 di questa occasione di deserto, che propone ogni anno l'esperienza di incontro con i poveri più tipica della Comunità di Don Benzi; alla mattina dopo le lodi c’è il momento di meditazione e di confronto sull’esperienza vissuta, di riflessione personale e poi di Adorazione Eucaristica. Insieme i partecipanti si aiutano nello scoprire la presenza di Dio nelle proprie povertà più profonde e nei limiti della vita di ciascuno. Domenica l’Eucarestia fra le sbarre è occasione d’incontro con i detenuti del carcere Dozza di Bologna.
Molti dei partecipanti — non tutti — sono membri della Comunità Papa Giovanni XXIII; qualcuno ha appena iniziato a scoprirne la proposta, con la guida di Don Adamo Affri, sacerdote che in una delle case famiglia dell’associazione è andato a vivere. Fra le molte proposte spirituali di momenti di deserto distribuite durante l’anno, quello di fine settembre è organizzato proprio dal coordinamento che si occupa delle accoglienze dei poveri nelle case dei figli spirituali di Don Benzi.
La dimensione della fraternità, unica famiglia spirituale
«In queste tre giornate non abbiamo vissuto con profondità la dimensione del silenzio, come avviene in altri percorsi, ma piuttosto quelle della fraternità fra di noi e dell’incontro con i poveri, che come Comunità ci caratterizzano molto. L’incontro con le donne della strada, con i detenuti, con gli homeless, li rente umani ai nostri occhi: abbiamo scoperto delle persone, piuttosto che dei problemi», spiega Stefano Villani, fra gli organizzatori. «Chiave vincente — continua — è stata la flessibilità: l’autogestione all’interno di questa bellissima casa francescana che ci ha ospitato ci ha permesso di andare incontro alle esigenze di tutti».
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Fra i partecipanti, racconta Anna: «Questo deserto andrebbe promosso di più all'esterno, come occasione per far conoscere la spiritualità della Comunità; abbiamo vissuto un’esperienza che si presta molto più di altre ad essere condivisa e raccontata, anche con chi non vi conosce direttamente, o per chi vuole solamente iniziare un cammino».
per informazioni: segreteria.eduform@apg23.org
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
14/02/2019
«Ci auguriamo che il Veneto respinga la proposta di regolamentare la prostituzione. Le donne costrette a prostituirsi sono vittime, rese schiave dalla criminalità organizzata e dai clienti che sfruttano la loro condizione di vulnerabilità». È quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII , in merito al progetto di legge di iniziativa statale che mira a regolamentare la prostituzione, istituendo appositi «albi» registrati nei Comuni, proposto dal consigliere Antonio Guadagnini.
«La discussione in Regione - continua Ramonda - arriva pochi giorni dopo la Veglia contro la prostituzione, tenutasi a Verona, cui hanno partecipato centinaia di persone insieme a ben cinque Vescovi».
«Ci auspichiamo che la Regione adotti le misure necessarie per liberare le migliaia di donne, tutte provenienti da paesi poverissimi, che in Veneto ogni notte sono costrette a soddisfare le turpi richieste dei clienti italiani. La soluzione più efficace – prosegue Ramonda – non è regolare il fenomeno ma contrastare la domanda, con sanzioni e misure rieducative per i clienti, come dimostrano le esperienze condotte da vari Paesi europei che hanno adottato il cosiddetto “modello nordico”. Confidiamo che presto anche l’Italia adotti questo modello di intervento».
A sostegno di questa proposta la Comunità Papa Giovanni XXIII ha promosso una campagna informativa e una raccolta di firme che ha già ottenuto l’adesione di oltre 30 mila persone e molte personalità civili e religiose, reperibile all’indirizzo www.questoeilmiocorpo.org
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
08/02/2019
La preoccupazione di molti è che Hit Show, la fiera che si svolge dal 9 all'11 febbraio 2019 a Vicenza e che si presenta come "la manifestazione dedicata a caccia, tiro sportivo e outdoor", rischi di diventare un'operazione ideologico-culturale per la diffusione delle armi in Italia.
È importante riflettere insieme sulle implicazioni di certe scelte e cercare proposte alternative per arrivare ad una reale sicurezza.
L’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Brescia insieme alla Rete italiana per il disarmo promuove sabato 9 febbraio p.v. (ore 15-18.30) presso la sala conferenze dei Missionari Saveriani in viale Trento 119 a Vicenza il convegno “Legittima difesa, delitti e armi in Italia: per quale sicurezza?”.
La prima parte del convegno sarà dedicata all’approfondimento delle problematiche sociali, culturali e giuridiche che concernono l’istituto della legittima difesa, il possesso e la diffusione delle armi in Italia dando voce soprattutto alle associazioni delle vittime, ma anche a giornalisti e studiosi che si sono occupati di queste tematiche.
La seconda parte sarà dedicata ad una Tavola rotonda sul salone fieristico delle armi “HIT Show Outdoor Passion”, la cui quinta edizione inizierà il giorno stesso a Vicenza. Il convegno, “Legittima difesa, delitti e armi in Italia: per quale sicurezza?” sarà introdotto e moderato da Lauro Paoletto (Direttore del settimanale diocesano “La voce dei Berici”) e vedrà gli interventi di Giorgio Beretta (Analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa) sul tema “Insicurezza, reati e armi in Italia: tra realtà e rappresentazione”, dell’avvocato Elisabetta Aldrovandi (Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, promotrice della legge di modifica sulla “legittima difesa”) che terrà una relazione su “La difesa è sempre legittima? Le vittime di reati violenti”, della dott.sa Gabriella Neri (Presidente dell’Associazione “Ognivolta” onlus) che interverrà sulla questione “Armi per la difesa? Le vittime di armi legalmente detenute” e di Manco Mensurati e Fabio Tonacci (Giornalisti de “La Repubblica”) che presenteranno le loro inchieste su “Le armi in Italia: tra passione e domanda di sicurezza”.
Un convegno di grande attualità sia in considerazione del dibattito parlamentare riguardo alle annunciate modifiche della legge sulla “legittima difesa”, sia perché offre uno spazio di dialogo e di confronto pubblico a due rappresentanti autorevoli di associazioni da anni impegnate in iniziative culturali e legislative a difesa delle vittime di reati, sia infine, perché intende porre all’attenzione la questione della diffusione delle armi in Italia nel contesto dell’insicurezza, reale e percepita, e delle implicazioni sulla sicurezza pubblica nel nostro Paese.
Leggi l'articolo su Avvenire
Leggi la lettera aperta che 25 associazioni hanno scritto a Lorenzo Cagnoni, presidente dell'IEG Spa, che organizza la fiera delle armi Hit Show a Vicenza.
Leggi la risposta di IEG alle preoccupazioni delle associazioni, in merito alla fiera delle armi Hit Show.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
05/02/2019
Cinque Vescovi si ritroveranno per lanciare un appello alle coscienze dei milioni di clienti italiani che ogni notte abusano di inermi ragazzine costrette alla prostituzione. A Verona, presso il Tempio Votivo di Piazzale XXV Aprile, venerdì 8 febbraio alle ore 20:30, la Comunità Papa Giovanni XXIII promuove una veglia presieduta dal Patriarca di Venezia Mons. Francesco Moraglia ed i Vescovi di Verona Mons. Giuseppe Zenti, di Vicenza Mons. Beniamino Pizziol, di Adria-Rovigo Mons. Pierantonio Pavanello, di Trento Mons. Lauro Tisi. Nel corso della serata porterà il proprio contributo un ex cliente, che testimonierà la sua esperienza di consumatore del mercato del sesso a pagamento. L'iniziativa arriva in occasione della Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani, istituita da Papa Francesco in memoria di Santa Bakhita, bimba sudanese di 7 anni resa schiava, poi divenuta suora e proclamata Santa nel 2000. Alla serata prenderà parte anche suor Marilena Pagiato, Madre Superiora delle Figlie della Carità Canossiane, l'ordine di S. Bakhita.
«Per la prima volta, pochi giorni fa, il Vaticano ha preso una posizione netta sui clienti delle prostitute. In esso si dichiara che “gli stati dovrebbero criminalizzare chi approfitta della prostituzione o di altre forme di sfruttamento sessuale”. Una presa di posizione senza precedenti che segue quanto aveva già dichiarato un anno fa lo stesso Pontefice quando aveva definito i clienti come “criminali che torturano le donne”» è quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito agli Orientamenti pastorali sulla Tratta di persone redatti dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale.
«In questo documento – continua Ramonda - si dice ancora che “Chi genera la domanda, il cliente, condivide personalmente la responsabilità dell’impatto distruttivo del suo comportamento su altri esseri umani”. Ci appelliamo alla coscienza dei clienti. Con il vostro comportamento rendete schiave queste ragazzine vulnerabili. Guardatevi allo specchio: siate veri uomini».
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha liberato dalla strada e accolto oltre 7000 ragazze vittime del racket della prostituzione. Ogni settimana è presente con 28 unità di strada e 120 volontari per incontrare le persone che si prostituiscono. Promuove, insieme ad un cartello di associazioni, - tra cui CISL, AGESCI, Azione Cattolica, Forum Famiglie, Rinnovamento dello Spirito - l'iniziativa Questo è il mio Corpo, campagna di liberazione per le vittime della tratta e della prostituzione. La proposta, ispirata al modello nordico, ha l'obiettivo di ridurre sensibilmente il fenomeno colpendo la domanda e sanzionando i clienti delle persone che si prostituiscono.
Scarica il volantino
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
01/02/2019
In occasione della 41ª Giornata nazionale per la vita, che sarà celebrata domenica prossima, la Comunità Papa Giovanni XXIII promuove diversi eventi:
A Rimini, sabato 2 febbraio alle ore 17:30, il Vescovo Francesco Lambiasi presiede la Santa Messa in Basilica. A seguire una cena presso la casa per ferie "Stella Maris" in via Regina Margherita 18 a Marebello. Inoltre martedì 5 febbraio alle ore 7:15 si terrà la preghiera per la vita nascente davanti all'Ospedale Infermi di Rimini.
A Vailate in provincia di Cremona, presso la Chiesa parrocchiale, sabato 2 febbraio alle ore 21:00 si terrà una veglia presieduta dal Vescovo Antonio Napolioni. Nel corso della serata porteranno la testimonianza Greta e Duilio della Comunità Papa Giovanni XXIII.
A Castiglione del Lago in provincia di Perugia, presso il Palazzo della Corgna, domenica 3 febbraio, alle ore 15:30, si terrà l'incontro “Vale ancora la pena di spendere la vita per gli altri?” con Luca Fortunato della Comunità Papa Giovanni XXIII e Suor Rita Giarretta.
A Imola (BO), in Cattedrale, domenica 3 febbraio, alle ore 16:45 si celebra il S. Rosario. A seguire alle ore 17:30 il Vescovo Tommaso Ghirelli presiede la Santa Messa.
A Cuneo, presso l'ingresso principale dell'Ospedale S. Croce, lunedì 4 febbraio alle ore 10:00 si terrà la preghiera per la vita nascente.
«Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i numeri delle bambine e dei bambini abortiti in Italia nel 2017: 80.733. La decisione di abortire nasce spesso dalla solitudine della donna e da ostacoli che gli impediscono di accogliere la vita. Il 59% delle mamme indecise che abbiamo incontrato, con gli opportuni sostegni ed incoraggiamenti, ha continuato la gravidanza. Oggi pur nelle difficoltà testimoniano che questa scelta l’ha resa felice!» commenta Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII.
«Siamo preoccupati dall'aumento esponenziale delle vendite dei cosiddetti “contraccettivi d’emergenza”. - continua Ramonda – Si tratta di farmaci che, secondo diversi studi, possono avere effetti abortivi. Le vendite delle pillole "del giorno dopo" e "dei cinque giorni dopo" sono state 560.081 nel 2017. Pertanto è ragionevole pensare che il numero di embrioni umani eliminati grazie a queste pillole sia superiore alla riduzione degli aborti».
«Una giornata come quella di domenica ci ricorda che la vita è il dono più grande che Dio ci ha fatto» conclude Ramonda.
La Comunità Papa Giovanni XXIII opera dal 1997 al fianco delle donne che vivono una maternità difficile. Le gestanti sono accompagnate al fine di rimuovere le cause che le porterebbero ad abortire. A questo scopo l'associazione gestisce il numero verde 800 035 036 per le maternità difficili cui chiedere ed ottenere ascolto e l'aiuto necessario.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
29/01/2019
Il culmine della Giornata Mondiale della Gioventù a Panama è stata sicuramente la veglia del sabato sera e la messa di domenica 27 gennaio. «È stato un momento coinvolgente e travolgente» racconta Matteo Santini, a Panama con il gruppo di giovani Apg23. «Abbiamo sperimentato un'immensa gioia, una potenza di essere immersi in un cammino di fede planetario. Un'esperienza che ha scaldato e commosso i nostri cuori, mettendo in moto delle energie che ciascuno di noi pensava di non avere. Si è accesa in noi la voglia di comunione e una vicinanza con Gesù e Maria molto coinvolgente».
Papa Francesco alla Giornata Mondiale della Gioventù
Le parole che Papa Francesco ha rivolto ai giovani radunati a Panama aprono ad orizzonti pieni di speranza ed entusiasmo:
«Uno dei frutti del recente Sinodo è stata la ricchezza di poterci incontrare e, soprattutto, ascoltare. La ricchezza dell’ascolto tra generazioni, la ricchezza dello scambio e il valore di riconoscere che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che dobbiamo sforzarci di favorire canali e spazi in cui coinvolgerci nel sognare e costruire il domani già da oggi. Ma non isolatamente, uniti, creando uno spazio in comune. Uno spazio che non si regala né lo vinciamo alla lotteria, ma uno spazio per cui anche voi dovete combattere. Voi giovani dovete combattere per il vostro spazio oggi, perché la vita è oggi. Nessuno ti può promettere un giorno del domani: la tua vita è oggi, il tuo metterti in gioco è oggi, il tuo spazio è oggi. Come stai rispondendo a questo?
Voi, cari giovani, non siete il futuro. Ci piace dire: “Voi siete il futuro...”. No, siete il presente! Non siete il futuro di Dio: voi giovani siete l’adesso di Dio! Lui vi convoca, vi chiama nelle vostre comunità, vi chiama nelle vostre città ad andare in cerca dei nonni, degli adulti; ad alzarvi in piedi e insieme a loro prendere la parola e realizzare il sogno con cui il Signore vi ha sognato».
«Con queste parole Papa Francesco ha dato un grande messaggio al mondo intero degli adulti e a tutta la Chiesa» dice Matteo Santini. «Noi adulti spesso e volentieri abbiamo manie di protragonismo o di giovanilismo. I giovani non hanno bisogno di parole o di un futuro roseo, loro possono vivere già oggi una partecipazione alla vita di Cristo e della Chiesa, una bellezza di una fede cristiana che è dovuta loro come parte della Chiesa e del popolo umano».
GMG Panama 2019
Per la terza volta Papa Francesco ha accolto i giovani di tutto il mondo durante la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG). Dopo Rio de Janeiro (2013) e Cracovia (2016) è la volta di Panama. La GMG stavolta si è svolta in inverno, invece che d’estate. Questo perché a gennaio il clima permette meglio lo svolgimento dell’evento, oltre ad essere tempo di vacanze nel Centro e nel Sud America.
Il tema della giornata, o meglio delle giornate insieme al Papa pone l'accento su Maria: "Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).
Migliaia di giovani, provenienti da tutto il mondo, hanno raccolto l’invito di Papa Francesco e si sono trovati a Panama. L’apertura di questa XXXIV edizione dell'appuntamento introdotto da San Giovanni Paolo II si è svolta giovedì 24 gennaio al Campo Santa Maria la Antigua, un'area dedicata alla memoria di quella che dal 2001 è riconosciuta come la patrona di Panama.
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Dal Brasile, dallo Zambia e qualcuno anche dall'Italia: insieme alla Giornata Mondiale della Gioventù
Anche una delegazione Apg23 è presente a Panama per partecipare alla GMG, vivendo in prima persona gli eventi in programma, a partire dalla celebrazione di apertura del 22 gennaio, fino ad arrivare alla veglia e alla S. Messa conclusiva del 27 gennaio, entrambe presiedute da Papa Francesco. Nel gruppo ci sono giovani brasiliani e zambiani.
Matteo Santini, uno degli accompagnatori del gruppo Apg23 e animatore del Servizio Educazione e Formazione, ci aggiorna così: «Proprio stamattina (22 gennaio) il gruppo della Papa Giovanni XXIII si è riunito nella Parrocchia San Pio di Pietrelcina, che si trova a Tocumen, nella periferia di Panama City, nella zona dell’aeroporto. Abbiamo fatto un momento di preghiera e ci siamo presentati. Siamo in 27: tra i giovani ci sono anche 5 seminaristi di diocesi brasiliane e 2 sacerdoti tra gli accompagnatori. Durante il momento della preghiera abbiamo consegnato a tutti i rosari benedetti da don Adamo Affri durante la Messa del mandato missionario, celebrata sabato scorso alla Grotta Rossa di Rimini. Abbiamo anche consegnato il braccialetto dei giovani Apg23 a tutti quanti, come segno visibile di voler fare insieme questo cammino che ci porterà alla giornata mondiale della gioventù. Stiamo aspettando il bus per andare in centro città perché stasera alle 19 ci sarà la cerimonia di apertura al parco Omar di Panama City».
La prossima GMG
Un'esperienza che ha cambiato il cuore e la vita di tanti giovani di tutto il mondo. Ora il loro sguardo si volge al prossimo appuntamento mondiale: la prossima GMG si svolgerà nel 2022 a Lisbona, in Portogallo.
Il Papa invita i giovani a lasciarsi portare a casa l'entusiasmo che hanno provato in questi giorni a Panama:
«Già è stata annunciata la sede della prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Vi chiedo di non lasciar raffreddare ciò che avete vissuto in questi giorni. Ritornate alle vostre parrocchie e comunità, nelle vostre famiglie e dai vostri amici, trasmettete quello che avete vissuto, perché altri possano vibrare con la forza e la speranza concreta che voi avete. E con Maria continuate a dire “sì” al sogno che Dio ha seminato in voi».
Il Papa lancia la nuova App “Click to Pray”
Durante l’Angelus del 20 gennaio, Papa Francesco si rende ancora più vicino ai giovani, invitandoli ad unirsi in una rete globale per pregare insieme, e lancia una nuova app da scaricare sui propri cellulari e tablet: «Internet e i social media sono una risorsa del nostro tempo, un’occasione per stare in contatto con gli altri, per condividere valori e progetti e per esprimere il desiderio di fare comunità. La Rete può aiutarci anche a pregare insieme».
Con accanto padre Frederic Fornos, direttore internazionale dell’Apostolato della Preghiera, Papa Francesco ha lanciato la piattaforma ufficiale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa: Click To Pray (scaricabile su GooglePlay e su AppStore). «Qui inserirò le intenzioni e le richieste di preghiera per la missione della Chiesa - ha detto Papa Francesco, avviando l’app in diretta. - Invito soprattutto voi giovani a scaricare l’app Click To Pray, continuando a pregare insieme a me il Rosario per la pace, particolarmente durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Panama».
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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/01/2019
Sabato 26 gennaio hanno vinto l’accoglienza e la collaborazione, hanno vinto le famiglie.
L’evento #Dónàti è stato promosso nella stessa giornata in tutta Italia dal Forum Nazionale per le Associazioni Familiari per parlare di prossimità familiare, affidamento diurno e residenziale e adozione.
Verona ha visto la sala gremita al Palazzo della Gran Guardia e la partecipazione di diverse autorità: dal Senatore Stefano Bertacco, Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Verona, al dottor Raffaele Grottola, Direttore dei Servizi Sociali dell'Ulss 9, a Mons. Giancarlo Grandis vicario del vescovo, a don Francesco Pilloni, Direttore del Centro di pastorale familiare di Verona oltre all'assistente sociale Valeria Colosi che coordina il Casf di Legnago.
Al centro dell’evento ci sono state le testimonianze delle famiglie che vivono questa esperienza: mamme, papà, figli naturali di una famiglia accogliente, i ragazzi che sono stati accolti in affidamento. Organizzata e coordinata dai presidenti del Forum Veneto delle associazioni Maria Alessandra Donà e Marco Scarmagnani, entrambi membri della Comunità di don Benzi, la giornata è stata un successo anche perché ha visto la collaborazione tra le varie associazioni che da anni sono impegnate a fianco di bambini e ragazzi in difficoltà.
La Comunità Papa Giovanni XXIII è impegnata da sempre nell’affido e segue molte famiglie affidatarie in tutta Italia, per chi volesse più informazioni può rivolgersi a: minori@apg23.org
Le testimonianze dei protagonisti: l’affido e l’adozione
Massimo Cecchetti, coordinatore veneto di AIBI amici dei bambini, padre adottivo parla col cuore in mano del momento in cui lui e sua moglie sono andati ad incontrare la bambina che sarebbe diventata loro figlia; accanto a lei un'altra diceva: «Perché non portate anche me con voi?». Questo grido che proviene dai bambini in istituto senza una famiglia ha spinto Massimo e Maria Luisa a generare nell'amore ben 3 figlie adottive.
Elia ed Elena hanno scelto un affido residenziale nel Movimento per l'affido e l'adozione, ossia di accogliere 24 ore su 24 una bambina di 7 anni alcune difficoltà di tipo evolutivo. Sono felici a vederla felice, progredire e superare le sue difficoltà.
Andrea ed Elena, dell'Associazione Famiglie per l'accoglienza, 3 figli naturali, hanno accolto nella loro famiglia in affido diurno due bambini di 6 e 8 anni. Affido diurno significa dare un appoggio a questi bambini nei compiti, nel gioco, nell'attività sportiva, dal pomeriggio fino a sera.
Affido familiare: parlano i figli
Elena, figlia naturale di una famiglia aperta all'affidamento dell'Associazione Una famiglia in più, ha scelto di fare un'esperienza di prossimità familiare dando cioè una mano a una ragazzina con problemi di disabilità nel momento di necessità.
Nicola, un bel ragazzotto di 28 anni, ha raccontato senza peli sulla lingua della sua difficoltà a “subire” la scelta dei suoi genitori di accogliere in affidamento diurno per ben 10 anni un ragazzo con ritardo mentale. E ha raccontato come sia passato dall’evitamento al riconoscimento dell’importanza dell’accoglienza in un percorso di maturazione personale.
Asia ha portato la sua esperienza di ragazzina accolta in affidamento ha sottolineato con commozione che per lei è stato un grande dono essere accolta in una famiglia, quella di Jimmy Garbujo, presidente Famiglie per l'accoglienza del Veneto, con figli di diverse età, questa diversità le ha dato tanta armonia.
Alla fine c'è stato un fuori programma: dalla platea Elisa di 29 anni ha chiesto la parola per poter esprimere un grazie ai genitori affidatari, gli attuali presidenti del forum Veneto che fanno parte della Comunità Papa Giovanni XXIII, per la sua esperienza di figlia affidataria vissuta nella loro famiglia quando aveva 9 anni; ha voluto sottolineare la differenza tra ciò che ha vissuto in istituto e l'esperienza della famiglia affidataria: l'importanza di avere una mamma che ti incoraggia, ti stimola alle relazioni con gli altri, che ti accarezza i capelli la sera.
Nell'affidamento ha vissuto la possibilità di essere pienamente figlia, sorella, nipote.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
19/01/2019
«Apprendiamo sconcertati la notizia dell'ennesimo terribile naufragio con numerosi morti di fronte alle coste libiche. Vittime innocenti cui vanno le nostre preghiere. Questa tragedia ci impone di affrontare di petto la questione migratoria. Occorre potenziare viaggi sicuri e legali per queste persone sia con un decreto flussi sia con i corridoi umanitari. Inoltre occorre aumentare la percentuale di PIL da destinare alla cooperazione allo sviluppo con l'Africa». È il commento di Giovanni Paolo Ramonda, presidente della comunità Papa Giovanni XXIII, in merito al naufragio di ieri.
La comunità fondata da Don Benzi ha già accolto due gruppi di migranti arrivati dalla Libia con i corridoi umanitari in novembre e dicembre.
«L'Europa dovrebbe verificare il rispetto dei diritti umani in Libia» conclude Ramonda.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
18/01/2019
Sabato 19 gennaio 2019 a Rimini, c'è un nuovo appuntamento dell'Università del Perdono, dal titolo "Custodi di un unico respiro".
Nella sala conferenza della Comunità Papa Giovanni XXIII in via Valverde 10, Francuccio Gesualdi, allievo di don Milani e fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo e don Luigi Verdi della Fraternità di Romena ci accompagneranno nella riflessione "alla ricerca di una riconciliazione tra giustizia sociale, tutela ambientale e pace interiore".
A moderare l'incontro Walter Chiani, giornalista e responsabile del servizio politiche educative del Comune di Pesaro. Porta sua testimonianza Evan Welkin, quacchero di origine statunitense che ha lavorato per ONG, aziende e governi tribali di Nativi Americani.
L'Università del Perdono è un progetto innovativo, nato nel 2012 nella Comunità Papa Giovanni XXIII per diffondere la pratica del perdono non solo in termini di fede, ma valorizzandone la forza universale. L'intuizione è arrivata dal vescovo di Rimini Francesco Lambiasi, in una sua visita alla Casa Madre del Perdono, una struttura alternativa al carcere dove persone condannate ad una pena detentiva scelgono di fare un percorso personale rieducativo. Qui il Vescovo ha auspicato la nascita di una università dove imparare tutti a perdonare.
foto di Gabriella Carnevale