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Fine vita: ecco perché non ci piacciono le DAT

La Comunità Papa Giovanni XXIII in audizione al Senato

Lo scorso 9 maggio, presso la Commissione Igiene e Sanità del Senato, Luca Russo, papà di casa famiglia e autore del libro L’Eutanasia di Dio insieme all’avv. Antonella Perricelli, dell’ufficio legale della Comunità Papa Giovanni XXIII, sono stati ricevuti con audizione per parlare dei disegni di legge nn. 2801 e connessi, a proposito delle disposizioni anticipate di trattamento.

«La prossimità alle persone con disabilità» ha detto Luca Russo davanti ai senatori presenti, «ci legittima ad intervenire con autorevolezza nel dibattito pubblico sul tema dell’eutanasia e nello specifico della normativa inerente le disposizioni anticipate di trattamento. Riteniamo di poter osservare da un pulpito d’onore gli sviluppi della normativa e di poter contribuire ragionevolmente con le nostre osservazioni alla formulazione di una legge che realmente possa cercare il bene maggiore di ciascuno e di tutti, favorendo la crescita della nostra società civile in umanità e solidarietà, principi ineluttabili del nostro vivere comune».

Il DDL approvato alla Camera dei Deputati e ora all’esame del Senato, dopo le modifiche introdotte dall'aula della Camera, continua a destare preoccupazione. Ecco di seguito alcune criticità sottolineate dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, presentate nell’intervento portato da Luca Russo e Antonella Perricelli (qui il testo completo sulle criticità del DDL sulle DAT):

  1. L’alleanza terapeutica: La normativa dovrà riconoscere al consenso informato un valore fondante solo qualora rientri in un progetto di Alleanza terapeutica medico-paziente. Se così non fosse, il consenso informato si ridurrebbe ad un atto amministrativo sic et simpliciter. Ridurremmo le volontà del paziente alla mera sottoscrizione con firma autografa.
  2. Minori e incapaci saranno davvero tutelati? «Il DDL riconosce a Tutori e rappresentanti legali dei minori e delle persone interdette, amministratori di sostegno un potere decisionale “anaffettivo”», afferma con preoccupazione Russo. «In moltissime situazioni le persone con disabilità gravi e gravissime con cui la nostra Comunità condivide la vita ogni giorno, in modo stabile e continuativo, 24h su 24, hanno tutori che non li hanno mai incontrati».
  3. Idratazione e nutrizione: Il DDL prevede che l’alimentazione e idratazione artificiale siano considerabili come trattamento sanitario. «Acqua e cibo non diventano una terapia medica soltanto perché vengono somministrati per via artificiale», dice con preoccupazione Russo. «La sospensione di tali pratiche va valutata come una forma particolarmente crudele, di “abbandono” del malato».
  4. DAT troppo vincolanti: Secondo Russo e Perricelli «in moltissime situazioni la volontà espressa nel “tempo della salute” non corrisponde alla volontà del paziente nel momento in cui si è venuto a trovare nel “tempo della debolezza”. Su questo punto chiediamo che le DAT abbiano carattere non vincolante. Dovrebbero avere solo un valore orientativo circa le volontà del paziente e che “saranno tenute in considerazione” (così come viene previsto dalla Convenzione di Oviedo del 1997) dal personale medico.
  5. Obiezione di coscienza negata: «L’obiezione di coscienza è un diritto!» affermano con forza Russo e Perricelli, a nome di tutta la Comunità Papa Giovanni XXIII. «Si dissente fortemente sulla mancata previsione nel testo dell’esercizio del diritto, da parte del medico o di altro personale sanitario, di rifiutarsi di prestare la propria opera di fronte a una richiesta di intervento che sia contraria ai propri principi etici».

Conclude l’intervento un accorato appello ai politici che in questi giorni hanno il compito di decidere riguardo a queste tematiche così delicate: «Crediamo in una politica che sappia mettersi a servizio delle persone fragili e indifese, nella consapevolezza che la loro condizione fisica non riduca né annulli la loro dignità. Crediamo nella politica che abbia a cuore il grande desiderio del nostro fondatore don Oreste Benzi che sovente ripeteva: “un popolo si può considerare tale quando non lascia nessuno per strada, altrimenti saremo solo un’accozzaglia di gente”».

Video sulle Case Famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII



Chiara Bonetto
11/05/2017
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