«La mia libertà inizia dove inizia la tua. Spesso si sente dire che la mia libertà inizia dove finisce la tua. Con Operazione Colomba è il contrario: se tu non sei libero allora neanche io lo sono, se tu hai fame allora anche io ho fame, se tu stai sotto le bombe allora anche io sto sotto le bombe».
Con queste parole Matteo Fadda, responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha spiegato il corpo civile di pace dell’associazione, Operazione Colomba. Lo ha fatto intervenendo sabato 7 febbraio al Forum Aipec, acronimo dell’Associazione italiana imprenditori per un’economia di comunione, che si è svolto a Torino presso il Sermig – Arsenale della Pace, con tema l’“Economia civile e di comunione: la fraternità come via per la giustizia e la pace”. L’evento ha esplorato la responsabilità d’impresa, la finanza etica, l’educazione e l’economia carceraria, coinvolgendo imprese e istituzioni. Strutturato in panel tematici, interviste e dialoghi ha visto la partecipazione di numerosi esperti del settore come Stefano Zamagni, Luigino Bruni e Leonardo Becchetti.
«Nelle zone di conflitto i volontari di Operazione Colomba non vivono nell’alloggio pagato dall’ente italiano in una zona protetta. – ha spiegato Fadda – Noi viviamo dove vivono le persone che subiscono le guerre. In Palestina nella casa del villaggio, nel campo profughi dei siriani in una tenda, in Ucraina nelle cantine dell’Istituto degli Orionini che ci ospita insieme a tutti i profughi, quasi tutte donne e bambini. Noi abbiamo capito che nel condividere la vita si abbattono tutte le barriere».
Fadda spiega come è nata la Comunità. «Oggi abbiamo sentito parlare di comunione e di fraternità. Noi nella comunità Papa Giovanni viviamo una vocazione specifica: la condivisione diretta della vita con gli ultimi. Significa vivere la comunione in una forma concreta. La condivisione per noi vuol dire abbattere le barriere a tutti i livelli, a partire dall’aprire le porte della propria casa, della propria famiglia per fare entrare chi ha bisogno. Questo principio ci mette in una dimensione che ci fa uscire dalla dinamica dei rapporti di forza e del conflitto. E’ l’opposto della legge del più forte, quella su cui si basano i rapporti umani basati sull’aggressività. Don Oreste Benzi iniziò così, facendo una proposta a dei giovani studenti del liceo di Rimini, ormai quasi 60 anni fa, di condividere le vacanze sulle Dolomiti con i ragazzi disabili».
Per passare poi alla genesi di Operazione Colomba. «Nel ’92 scoppiò la guerra a Sarajevo. In comunità c’erano alcuni obiettori di coscienza che decisero di andare lì a condividere la vita con le vittime di quella guerra fratricida. Rischiarono il carcere perché al tempo la legge non consentiva di andare all’estero mentre si svolgeva il servizio militare o civile. Don Oreste usava fare una battuta che pare sconsiderata: “le cose belle prima si fanno poi si pensano”. I profeti prima intuiscono dopo capiscono. E così che partirono questi due obiettori di coscienza, andando in Croazia, senza armi, per condividere la vita con le vittime di quel conflitto. Adesso sono più di 30 anni che va avanti l’esperienza di Operazione Colomba. Dal 2002 siamo presenti in Palestina, in un villaggio a sud di Hebron. Qualche giorno fa, nella Parola del giorno, si citava questa città come quella in cui visse Davide nella prima parte del suo regno, per cui capiamo perché ancora oggi è una terra che i coloni israeliani vogliono occupare».
«In un intervento del 2003 sui corpi civili di pace, – ha concluso Fadda – don Oreste offriva una chiave di lettura sorprendentemente attuale: “Le quantità si contendono gli spazi, le qualità si completano a vicenda. La guerra è intrinsecamente presente in una società basata sulle quantità. La pace è intrinsecamente presente in una società basata sulle qualità”».