Ministero della pace, una scelta di Governo

Pace nel mondo, ecco cosa pensano gli italiani

L'Università di Padova rilancia la proposta del Ministero della Pace

La pace nel mondo può sembrare un'utopia. Eppure qualcosa tutti noi possiamo fare.

Marco Mascia, direttore del Centro per i Diritti Umani dell'Università di Padova, ha rilanciato ufficialmente il 12 febbraio nella città del Santo la proposta di un Ministero della Pace: «Violenza, guerre, terrorismo, riarmo, tendenze autocratiche e dittatoriali stringono sempre più la condizione umana nella morsa dell’insicurezza. Ora si tratta di spezzare questa catena di morte», tuona il docente.

L'idea arriva da Don Oreste Benzi, che l'aveva lanciata nel 1994: «Di tanti ministeri esistenti, avrei voluto che lei ne avesse aggiunto un altro: Il Ministero della Pace», aveva scritto all'allora Presidente del Consiglio.

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Come costruire la pace nel mondo? Ecco il sondaggio

La cosa non dovrebbe sfuggire ai politici: per avere un riscontro sul livello di favore della proposta di istituire un Ministero della Pace,  è stata realizzata un’indagine rivolta a un campione rappresentativo degli elettori italiani. Agli intervistati è stato proposto un questionario articolato in cinque aree tematiche e composto da 38 domande. L’indagine DEMETRA è stata diretta dai Professori Valerio Belotti, Davide Girardi e Marco Mascia del Centro per i Diritti Umani dell'Università di Padova, su un campione di 1024 persone rappresentativo della popolazione per genere, fascia di età, zona geografica e dimensione comunale.  Il 66% degli intervistati si è dimostrato favorevole all'istituzione di un Ministero per la pace. E la prorettrice Annalisa Oboe ha sottoscritto l’impegno dell'ateneo patavino: «La pace è conditio sine qua non per il rispetto dei diritti umani; il tema che va messo a sistema».

E finalmente, un chiaro messaggio di speranza: ecco cos'hanno risposto gli elettori.

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Costruire la Pace nel mondo: il Ministero per la pace come scelta di Governo

Ministero della pace, di cosa si tratta?  La nuova istituzione sarebbe deputata, in collaborazione con altri ministeri, dipartimenti, comitati, ad individuare azioni coordinate nazionali per realizzare una politica strutturale per la pace e la prevenzione della violenza. Nel nostro Paese vi sono diversi dipartimenti ed organismi che in modi differenti si occupano di attività connesse alla promozione della pace; «Non ci sono però strumenti per affrontare i conflitti se non in forma armata», ha spiegato Don Albino Bizzotto, intervenuto a Padova durante il seminario di presentazione.

 

Le competenze del Ministro per la Pace

Ecco di cosa si dovrebbe occupare il nuovo Ministro:

  1. Promozione di politiche di Pace per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca, la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale, l’integrazione.

  2. Disarmo e monitoraggio dell’attuazione degli accordi, dei trattati e delle raccomandazioni internazionali; studi e ricerche per la graduale razionalizzazione e riduzione delle spese per armamenti e la progressiva differenziazione produttiva con la conversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa; stimolazione dei processi di ricerca e di riconversione industriale bellica a fini civili attraverso percorsi che vedano la partecipazione della società civile, degli enti locali (Regione, Province e Comuni), dei sindacati, dei dirigenti d’azienda e di esperti.

  3. Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta, con particolare riguardo ai Corpi Civili di Pace ed il Servizio Civile quali strumenti di intervento nonviolento della società civile nelle situazioni di conflitto ed in contesti di violenza strutturale e culturale.

  4. Prevenzione e riduzione della violenza sociale e culturale, e promozione di un linguaggio libero dall’odio.

  5. Qualificazione delle politiche di istruzione rispetto a nonviolenza, trasformazione positiva e nonviolenta dei conflitti, tutela dei diritti umani e mantenimento della pace.

  6. Mediazione sociale, riconciliazione e giustizia riparativa.

 

Ministero della pace, storia di una proposta 

Nel 1994 Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, in una lettera al Presidente del Consiglio dell’epoca, scriveva: “Condividendo direttamente la vita degli handicappati, dei tossicodipendenti, dei minori senza famiglia cerchiamo di far arrivare la loro voce ovunque, specialmente a chi ha il potere di liberare ed opprimere. Di tanti ministeri esistenti, avrei voluto che lei ne avesse aggiunto un altro: il Ministero della Pace. Gli uomini hanno sempre organizzato la guerra. È arrivata l’ora di organizzare la pace”. L'idea è stata rilanciata più volte nel corso degli ultimi anni dall'Associazione di don Benzi, e ripresa da più parti.

31 maggio 2015 Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, chiede l'attuazione di corridoi umanitari, la revisione del trattato di Dublino sull'immigrazione, e l'istituzione di un Ministero della pace.

27 maggio 2016 Ramonda auspica che l'Italia diventi superpotenza della pace istituendo un ministero ad-hoc.

28 maggio 2017 Ramonda chiede ai mass media, alle Diocesi, agli imprenditori, ai parlamentari, di rilanciare la proposta.

31 ottobre 2017 Ramonda chiede ai politici di attuare il sogno di Don Benzi, dal convegno organizzato per i 10 anni dalla morte del sacerdote.

1 ottobre 2017 La Comunità Papa Giovanni inizia la raccolta delle adesioni pubbliche alla proposta nel sito http://www.ministerodellapace.org/

Il 19 dicembre 2017 la proposta è stata presentata all'attenzione del dibattito elettorale istituzioni in Senato, con la presenza di Beppe Fiorello. Ecco le foto.

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il 12 febbraio 2018 la poposta è raccolta dall'Università di Padova

 

 

Pace nel mondo: l'idea per un tema in classe!

Ecco la testimonianza dei volontari impegnati, senza armi, nella difesa della popolazione civile in Colombia. Sono esempi, lontani dai riflettori dei media, di una costruzione della pace che è possibile già da oggi anche senza l'uso della violenza. In alcune scuole il tema entra anche a scuola, a volte con la presenza dei volontari del corpo di pace Operazione Colomba che raccontano il proprio vissuto al rientro dalle missioni all'estero. Progetti come questo non trovano ancora un adeguato riconoscimento da parte delle istituzioni.

 



Marco Tassinari
12/02/2018
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