COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
01/06/2017
Chi sono le giovani donne, a volte minorenni, che vediamo prostituirsi lungo le strade delle nostre città? Da dove vengono e perché sono finite sulla strada? Chi c’è dietro il mercato della prostituzione e quali possibilità abbiamo di fermarlo?
Lunedì 5 giugno, alle 21, a Legnago in sala civica (Via Matteotti 6) un incontro organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con la Vicaria di Legnago, con il patrocinio del Comune di Legnago, approfondirà il tema “ Prostitute? Conoscere per fermare la tratta e lo sfruttamento” con persone in prima linea nell’aiuto di chi è vittima del racket della prostituzione.
Irene Ciambezi , giornalista modenese, da anni si occupa di questi temi, non solo sul piano professionale ma anche accogliendo in casa propria le vittime di tratta. Da poche settimane ha pubblicato un libro ( Non siamo in vendita – Sempre Comunicazione, aprile 2017) che indaga in particolare sull’enorme aumento di minorenni nigeriane indotte alla prostituzione.
Michela Trarivi , educatrice professionale, è responsabile dell’Unità di strada che a Legnago e Verona va ad incontrare le vittime della prostituzione, per offrire loro vicinanza e una via d’uscita. Racconterà la situazione nel territorio e aiuterà a dare un nome, un volto e una storia a queste donne.
Giorgio Malaspina è coordinatore della Campagna nazionale “Questo il mio corpo” ( www.questoeilmiocorpo.org ) promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII per sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare le istituzioni pubbliche a contrastare la tratta ai fini di prostituzione agendo soprattutto sul fronte della domanda, i cosiddetti “clienti”. Spiegherà le caratteristiche di questo fenomeno e quali sono le soluzioni che si sono dimostrate più efficaci.
È prevista anche la testimonianza (dal vivo o in video) di una o più vittime recentemente liberate dal racket della prostituzione.
L’incontro ha avuto l’adesione di una trentina di associazioni del territorio operative sul fronte sociale e culturale.
Scarica la locandina dell’evento .
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
01/06/2017
Sono 269 in Italia e 58 all'estero i posti disponibili con la Comunità Papa Giovanni XXIII all'interno del bando 2017 pubblicato dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile il 24 maggio. La scadenza per l'invio delle candidature è fissata alle ore 14.00 di lunedì 26 giugno.
Superare la malnutrizione in Zambia, offrire un tetto e un pasto al giorno a chi vive in strada in Bolivia così come in Albania, integrare i disabili fisici e mentali in Bangladesh, contribuire alla rimozione delle cause che creano ingiustizia a Ginevra presso le Nazioni Unite; esperienze di vita in strutture di accoglienza, centri diurni, case famiglia anche in 15 regioni Italiane. Sono occasioni per educarsi ed educare alla pace, formarsi sotto l'aspetto professionale, civico e sociale attraverso la condivisione diretta e l'impegno con altri giovani per trasformare in modo nonviolento i conflitti del mondo che viviamo.
Possono presentare domanda i giovani italiani e stranieri con regolare permesso di soggiorno, di età compresa tra 18 e 28 anni, senza precedenti penali; sulla base delle richieste presentate e di colloqui personali verranno formate delle graduatorie per l'accesso al bando. Il servizio civile dura 12 mesi e impegna una media di 30 ore settimanali. I giovani ricevono un contributo spese di 433,80 euro mensili. Nei progetti all'estero viene aggiunta una diaria giornaliera che va dai 13 ai 15 euro a seconda del Paese di destinazione.
«Per la Papa Giovanni il servizio civile è un'occasione preziosa, per continuare a camminare su sentieri di pace a fianco dei più deboli. Continueremo a dimostrare che il mondo non ha bisogno di armi per difendersi, ma di persone di buona volontà», spiega Giovanni Paolo Ramonda , Presidente della Comunità.
Nicola Lapenta , responsabile del servizio civile per la Papa Giovanni XXIII aggiunge: «E' un'opportunità irrinunciabile, possiamo costruire la pace come cittadini attivi e nonviolenti».
Per informazioni è attivo il numero verde 800.913.596
E' possibile trovare i testi dei progetti ed i moduli per partecipare al bando sul sito www.odcpace.org
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
31/05/2017
« La prostituzione è una forma di violenza di genere. Serve una legge per sanzionare gli uomini che comprano sesso ». Sono queste le parole di Irene Ciambezi, operatrice contro la tratta della Comunità di don Oreste Benzi e autrice del recente libro-inchiesta "Non siamo in vendita” (Sempre Edizioni) sulla tratta delle minorenni sfruttate sessualmente in Italia.
La Comunità Papa Giovanni XXIII è intervenuta stamane in Senato nella Commissione d'inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere, presieduta dalla senatrice Francesca Puglisi.
«I dati dimostrano come gli uomini che acquistano servizi sessuali siano più inclini a commettere atti di violenza contro le donne – continua Ciambezi –. Inoltre considerare normale la prostituzione ha un impatto negativo sulla percezione che i giovani hanno della sessualità».
Nel 2016 la Comunità Papa Giovanni XXIII ha accolto 150 donne vittime di tratta. Il 15% delle donne inserite nei programmi di protezione ed integrazione sono minorenni .
«Nel 2016 i femminicidi in Italia sono stati 80 (da gennaio a settembre 2016). Nel 10% dei casi le donne sono state uccise dai loro clienti mentre si prostituivano », conclude Irene Ciambezi.
La Comunità Papa Giovanni XXIII promuove, insieme ad un cartello di associazioni, l'iniziativa Questo è il mio Corpo, campagna di liberazione per le vittime della tratta e della prostituzione. La campagna chiede al Parlamento di adottare una legge, ispirata al modello nordico, che contrasti la domanda del sesso a pagamento multando i clienti. Per approfondire: www.questoeilmiocorpo.org .
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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/05/2017
«Chiediamo all'Italia di istituire un Ministero della Pace. Una proposta da lanciare a tutti i mass media, alle Diocesi, agli imprenditori, ai parlamentari, al Governo». La proposta di Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni, è giunta alla conclusione dell'Assemblea Internazionale tenutasi a Forlì in questo fine settimana, che ha visto accorrere presso la città romagnola 5000 persone provenienti da tutta Italia e da 40 Paesi del mondo.
«E' un assurdo quello che il mondo sta portando avanti dal terrorismo alle guerre, dalla vendita di armi alle migrazioni dove muoiono migliaia di persone. - continua Ramonda - Allora cominciamo dal nostro Paese: andiamo a chiedere conto di tutti i soldi spesi in armamenti. Al contrario chiediamo di investire nella diplomazia della nonviolenza, nei corridoi umanitari, nella cooperazione allo sviluppo»
La S. Messa è stata celebrata da don Elio Piccari, storico assistente di don Oreste Benzi al suo fianco per 50 anni.
Il prossimo appuntamento è atteso per il prossimo autunno quando si terranno diversi eventi in tutta Italia per celebrare il decimo anniversario della morte del fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Il saluto di Ramonda: «Vi aspettiamo il prossimo 31 Ottobre a Rimini per festeggiare 10 anni della salita al cielo di don Oreste».
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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
27/05/2017
«Sapete qual è il più grande miracolo che ha compiuto don Oreste Benzi? Una Comunità che non teme di andare nelle periferie, aperta a tutti i poveri». Con queste parole Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha salutato l'Assemblea Internazionale della Comunità di don Benzi, che si è riunita oggi a Forlì. A salutarlo c'era una folla variegata di bambini, disabili, anziani, missionari provenienti da tutta Italia e da 40 paesi del mondo.
«Sono stati approvati tutti i nostri progetti di servizio civile.- ha annunciato Ramonda - A breve partiranno più di 300 giovani con noi. Faccio un appello a tutti i ragazzi: condividete con i poveri un anno di vita! E' una proposta che vi cambia. Venite e vedrete».
Poi un accenno alla presenza a Forlì: «Qui abbiamo grandi progetti. Apriremo una scuola basata sulla pedagogia del gratuito, uno dei sogni di don Oreste; apriremo una casa di recupero per i detenuti. Su questo non lasciatevi strumentalizzare, non abbiate paura. Chi sceglie di fare un vero percorso di recupero, allora cambia vita e non delinque più».
Infine Ramonda ha rivolto un augurio ai fratelli musulmani che oggi iniziano il Ramadan: «Desideriamo collaborare per edificare un mondo migliore, senza violenza e dove regni l'amore di Dio».
La S. Messa è celebrata da don Fortunato Di Noto, Presidente di Meter, associazione contro la pedofilia: «Conservo un particolare ricordo di don Oreste, fu lui a dirmi “Tu fai una cosa che io non riuscirei a fare”. La sua fu una grande benedizione per me e per l'opera che portiamo avanti contro lo sfruttamento dei bambini. Don Oreste Benzi incarnava l'Eucaristia».
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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
26/05/2017
Sono 269 in Italia e 58 all'estero i posti disponibili con la Comunità Papa Giovanni XXIII all’interno del bando 2017 pubblicato dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile il 24 maggio, ma le iscrizioni sono ormai chiuse.
Superare la malnutrizione in Zambia, offrire un tetto e un pasto al giorno a chi vive in strada in Bolivia così come in Albania, integrare i disabili fisici e mentali in Bangladesh, contribuire alla rimozione delle cause che creano ingiustizia a Ginevra presso le Nazioni Unite; esperienze di vita in strutture di accoglienza, centri diurni, case famiglia anche in 15 regioni Italiane. Sono occasioni per educarsi ed educare alla pace, formarsi sotto l'aspetto professionale, civico e sociale attraverso la condivisione diretta e l'impegno con altri giovani per trasformare in modo nonviolento i conflitti del mondo che viviamo.
Potevano presentare domanda i giovani italiani e stranieri con regolare permesso di soggiorno, di età compresa tra 18 e 28 anni, senza precedenti penali; sulla base delle richieste presentate e di colloqui personali verranno formate delle graduatorie per l’accesso al bando. Il servizio civile dura 12 mesi e impegna una media di 30 ore settimanali. I giovani ricevono un contributo spese di 433,80 euro mensili. Nei progetti all’estero viene aggiunta una diaria giornaliera che va dai 13 ai 15 euro a seconda del Paese di destinazione.
Appuntamento al prossimo anno!
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Info progetti all'estero: caschibianchi@apg23.org
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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
26/05/2017
Il 27 e 28 maggio i figli spirituali di don Oreste Benzi sono arrivati a Forlì da ogni parte del mondo. Obiettivo: attingere alle origini del carisma per rendere ancora più efficace la risposta alle nuove emergenze.
«Ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra». Questa visione profetizzata da Isaia ha affascinato don Oreste Benzi fin da giovane e alla sua realizzazione si è dedicato con passione e tenacia. Una fede che non si limita alla devozione ma spinge alla rivoluzione, come ha sottolineato in uno dei suoi ultimi interventi pubblici, alla Settimana sociale dei cristiani di Pisa.
Nel decennale della sua morte, la Comunità Papa Giovanni XXIII si chiede proprio «a che punto siamo nella costruzione dei cieli nuovi e nuova terra».
Ne parliamo con il responsabile generale della comunità, Giovanni Paolo Ramonda.
Solitamente l’appuntamento annuale della Comunità era di tre giorni, stavolta solo due. Perché?
«Perché il terzo giorno lo faremo a fine ottobre, in una data vicina all’anniversario della morte. Sarà una giornata aperta a tutti, per far conoscere la vita, il pensiero e come si stanno attuando oggi le intuizioni profetiche di don Oreste. Non un classico convegno ma un appuntamento vivace e creativo, con momenti artistici e testimonianze. Ci saranno personaggi importanti, ma soprattutto daremo voce ai poveri».
Intanto però c’è questo evento di fine maggio. Come ci si sta preparando?
«C’è stato un anno di riflessione per fare memoria. Non in senso nostalgico, ma per comprendere i suoi insegnamenti, le sue intuizioni. Ogni zona e ogni settore della comunità sta meditando sulle parole di don Oreste. Io invito tutti a pregare con Pane Quotidiano, lì c’è il suo cuore. Poi ci sono i libri. Inoltre io ho curato dei momenti formativi approfondendo le “cinque vie” di don Oreste: incarnazione, contemplazione, povertà, vita pubblica, obbedienza come dono totale della sua vita».
Hai conosciuto don Oreste e la Comunità a 20 anni. Cos’è che ti ha attirato?
«La sua autenticità. Don Oreste aveva molto chiaro che lui voleva seguire il Vangelo per attuarlo nel mondo di oggi, portandolo anche ai lontani. Non si limitava a proclamarlo ma lo viveva anzitutto in prima persona».
Da allora di anni ne sono passati 40. Oggi cos’è che ti attira?
«Il fatto che riconosco in questo cammino la via che il Signore ha tracciato per me e mia moglie per costruire il regno di Dio. Mi colpisce come la vita della comunità sia attualissima, chiara, limpida: la condivisione diretta con i poveri e gli emarginati è un linguaggio che capiscono tutti, credenti e non credenti, cristiani, musulmani, buddisti, induisti…».
Qual è, secondo te, la mission della Comunità Papa Giovanni XXIII oggi?
«Ascoltare il grido dei poveri e poi, senza se e senza ma, rispondere, magari con forme precarie e imperfette ma rispondere. Come dice papa Francesco, meglio una Chiesa incidentata che chiusa con il rischio di ammuffire. Ci sono nuove emergenze, profughi in aumento, schiave della prostituzione, vittime dell’aborto... Nel nostro piccolo cerchiamo di rispondere con la vita».
La presenza della Comunità nel mondo si sta allargando. A quanti Paesi siamo arrivati?
«39 paesi. E ci chiamano in altri: Messico, Cuba, Sierra Leone, Capoverde, Togo...».
C’è una strategia di diffusione?
«La strategia è stare in ginocchio, avere la parola di Dio nel cuore, superare le forze istintive che ci porterebbero a mettere le pantofole. Don Oreste ci invitata ad essere incendiari, a fare la rivoluzione con la nostra vita, non facendola pagare agli altri. Per compiere questa rivoluzione dobbiamo essere organizzati, ma sempre in funzione del carisma»
Don Oreste invitava anche ad essere “contemporanei alla storia”. Cosa significa?
«Stare dentro i problemi della povera gente, vivere in noi stessi i loro problemi sentendoli come nostri. Don Oreste ci chiedeva però di essere nel mondo ma non del mondo. Noi dobbiamo essere dove vanno tutti, ma tenere lo sguardo rivolto a Cristo per avere la giusta comprensione».
Cosa chiede oggi la storia per esserle contemporanea?
«Una linea tracciata dalla lettura dei segni dei tempi è che ci vuole una giustizia distributiva che dia a tutti la possibilità di lavorare per mantenere sé e la propria famiglia. Dobbiamo superare le disparità tra chi ha stipendi e pensioni scandalose e chi non ha neppure il necessario. La via della condivisione ci salverà. Il mondo sarà vivibile in quanto sarà attento ai più deboli. È il passo dei più deboli che segna la storia».
Tratto dal mensile Sempre, maggio 2017
Foto di Riccardo Ghinelli
RIVIVI LE EMOZIONI (aggiornamento 28 maggio)
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
24/05/2017
«Intendo esprimere, a nome di tutta la Comunità Papa Giovanni XXIII, la nostra felicitazione al Cardinale Gualtiero Bassetti per la nomina a Presidente della Conferenza Episcopale Italiana». È il commento di Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità di don Benzi, alla notizia della nomina odierna. «Assicuriamo fin d'ora la nostra disponibilità a cooperare alle importanti sfide che attendono la Chiesa Italiana – prosegue Ramonda – e accompagniamo il neo Presidente della CEI nella preghiera. Desidero esprimere infine la nostra riconoscenza al Cardinale Angelo Bagnasco per il servizio reso in questi anni».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
24/05/2017
Il 27 e 28 Maggio i figli spirituali di don Benzi si ritroveranno per l'Assemblea Internazionale 2017 della Comunità Papa Giovanni XXIII, che si terrà presso la fiera di Forlì.
Nella città romagnola sono attese 5.000 persone provenienti da tutta Italia e dai 39 Paesi del mondo in cui è presente la Comunità di don Benzi. Una grande festa nel corso del quale si alterneranno relazioni, testimonianze, momenti di preghiera, celebrazioni eucaristiche, video interventi dai cinque continenti. Sabato sera due appuntamenti: uno spettacolo teatrale ed una serata rivolta ai giovani.
«Da 40 anni il ritrovo delle Papa Giovanni è un'occasione unica in cui si possono incontrare tutti i piccoli, gli ultimi ed i poveri accolti nelle case famiglia in Italia e all'estero: bambini, disabili anche gravissimi, ex prostitute, ex carcerati, senza fissa dimora, profughi, sordomuti. Uno spaccato di quel “popolo di Dio” proveniente dalle periferie esistenziali e materiali cui fa spesso riferimento Papa Francesco» spiega Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità.
La relazione di Ramonda è prevista sabato pomeriggio dalle ore 15:00.
La Santa Messa del sabato sarà celebrata da don Fortunato di Noto, presidente dell'associazione “Meter” contro la pedofilia, mentre quella della domenica sarà celebrata da don Elio Piccari, storico assistente di don Oreste Benzi..
Vedi le foto dell'edizione 2016, di Thomas Monticelli.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
22/05/2017
Hai tra i 18 e i 28 anni? È uscito il nuovo Bando di Servizio Civile! Le iscrizioni chiudono il 26 giugno.
Con la Comunità Papa Giovanni XXIII saranno disponibili 58 posti in 16 Paesi esteri: Camerun, Zambia, Argentina, Bolivia, Brasile, Bangladesh, Sri Lanka, Cile, Svizzera, Russia, Georgia, Romania, Albania, Croazia, Francia, Paesi Bassi.
Il webinar è un'occasione per conoscere la nostra associazione ed il tipo di esperienza che propone.
Partecipa venerdì 16 giugno, scegli l'orario che preferisci e scopri i progetti di #serviziocivile all'estero con Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII! Ecco come:
Approfondisci:
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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
22/05/2017
È una versione moderna della ruota degli esposti che si usava fin dal Medioevo. Si tratta di una struttura dotata di riscaldamento, chiusura in sicurezza della botola, presidio di controllo h 24 e in rete con il servizio di soccorso medico. Le mamme in difficoltà vi possono lasciare, totalmente al sicuro, i propri neonati. Le culle per la vita presenti in tutt’Italia sono un’estrema possibilità di accoglienza per evitare un gesto di rifiuto e di abbandono. In Emilia Romagna ce ne sono altre due: a Finale Emilia e a Parma.
I primi di maggio anche a Bologna è stata inaugurata e benedetta da Mons. Matteo Zuppi quella voluta dall’Associazione Medici cattolici di Bologna presso la Casa generalizia delle Suore Minime di S. Clelia Barbieri in Via Tambroni angolo via Guccini. La cinquantaseiesima in Italia.
«È una cosa bellissima e preziosa, anche dovesse servire a salvare una sola vita. – ha dichiarato l’Arcivescovo di Bologna durante l’inaugurazione. Anzi, tutti noi ci auguriamo che nessuna donna arrivi mai ad essere così disperata da rinunciare a una parte di sé stessa, ma questa culla rimane comunque un segno di speranza, a disposizione di tutti». Numerosi gli interventi di carattere medico e giuridico a cui hanno seguito la voce delle associazioni a sostegno della vita. Oltre all’intervento di Antonella Diegoli di Feder Vita Emilia-Romagna sulla rete dei Centri e Servizi di accoglienza, ha presentato il proprio impegno anche la Comunità Papa Giovanni XXIII attraverso Daniela Ercoles, referente emiliana, del Servizio accoglienza e condivisione.
Sostenere la maternità e tutelare i piccoli abbandonati
Nel 2015 la Comunità Papa Giovanni XXIII ha preso in carico in tutta Italia 319 gestanti di cui più della metà erano incerte se abortire o meno. Il 62% ha scelto di continuare la gravidanza, mentre il 26% ha abortito. Dunque, in 2 casi su 3 l’incontro, l’accoglienza o il sostegno alla maternità hanno permesso alle gestanti di accogliere la vita.
«Per quello che riguarda i bambini non riconosciuti alla nascita – ha spiegato Daniela Ercoles - i Servizi Sociali li affidano temporaneamente a famiglie in attesa della loro collocazione definitiva presso la famiglia adottiva. Molti bimbi abbandonati negli ospedali però sono portatori di una disabilità; in questo caso i percorsi adottivi si complicano e, spesso, si interrompono. Per quel bimbo disabile una famiglia disponibile all’affido familiare o all’adozione spesso non c’è. Mi sento orgogliosa di affermare che sovente nelle nostre Case famiglia è possibile trovare per questi bambini una famiglia allargata che diventa la loro famiglia, stabile e definitiva, per sempre». Nella zona compresa tra Bologna, Modena e Ferrara, tramite un’ormai collaudata convenzione per accogliere in emergenza i bimbi più piccoli, nel 2016 e nei primi mesi del 2017 la Comunità Papa Giovanni XXIII ha accolto 26 minori.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
18/05/2017
Si è svolta sabato 13 maggio l’inaugurazione ufficiale della Casa Famiglia “Terra promessa” di Città Sant’Angelo, a Pescara, con un sole splendente e un vento leggero che ha deliziato le numerose persone presenti.
«Rendiamo grazie al Signore che suscita sempre buone intenzioni e buoni propositi»: ha iniziato con queste parole la S. Messa il vescovo di Pescara- Penne mons. Tommaso Valentinetti. «Abramo, verso la terra promessa, è spinto ad andare verso se stesso, a scoprire la sua vocazione. La logica del servizio, della propria vocazione, si riconosce anche nell’amore sponsale, come quello di Gianni e Fabiola, e trova la sua espressione nell’amore alla famiglia», ha continuato Mons. Valentinetti nell’omelia.
All’inaugurazione era presente Primo Lazzari, vice responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, che prendendo la parola ha sottolineato come la famiglia, per Don Oreste, fosse la più bella intuizione di Dio, perché Dio è famiglia. «La casa famiglia – ha continuato Primo Lazzari – è come la perla del villaggio, dove splende la condivisione, dove ognuno si reca per essere abbracciato, per cercare ciò di cui ha bisogno». E, rivolto a Gianni e Fabiola Cantelmi, sposi e genitori della casa famiglia ha detto: «oggi, per voi, si avvera il sogno tanto desiderato, essere il volto tenero e misericordioso del Padre che accoglie. Sarà qui che si cercherà di dare, nella ferialità, un amore senza misura a quei piccoli e quei poveri che chiedono quasi scusa di esistere. L’augurio, a voi e a tutti in generale, sia davvero di riuscire ad impegnarci a fare del mondo una grande casa famiglia».
#FOTOGALLERY:CF_Pescara#
Anche il sindaco di Città Sant’Angelo, Gabriele Florindi, ha accolto con gioia i suoi due nuovi concittadini, ringraziandoli per la loro presenza e dicendo che «ora conosciamo tutti questo luogo, a cui fare riferimento e in cui venire a gioire ogni qualvolta avremo bisogno di dare o di ricevere una mano e sentirci utili». E ha concluso così: «alla fine di questi otto anni in carica come sindaco, la mia aspirazione è di concludere il mio mandato conferendo a Città Sant’Angelo il titolo di città della solidarietà e della carità. Non so se questo titolo esiste, ma se non esiste lo creeremo noi. Questa casa famiglia si aggiunge alla città del sole, per i bambini autistici, e alle nostre case di riposo, dove gli anziani vengono trattati adeguatamente».
Durante l’offertorio, Gianni e Fabiola, accompagnati dai loro figli e da alcune persone care, hanno portato all’altare i doni, tra cui un vasetto con della terra: terra di Sulmona, dove hanno abitato fino ad agosto, e terra di Città Sant’Angelo, come segno di unione tra le radici del passato e di un presente che si intrecciano.
Dopo i saluti e i ringraziamenti, Mons. Valentinetti ha voluto regalare a Gianni e Fabiola un telegramma del Papa, in risposta a una lettera scritta da don Antonio Rapagnetta, sacerdote della diocesi Pescara – Penne e proprietario della struttura della casa famiglia. Papa Francesco ha inviato le sue congratulazioni: «Esprimo vivo compiacimento per la provvidenziale realizzazione di questa casa famiglia, che rende manifesta la speciale predilezione della Chiesa per l’infanzia, sempre memore dell’esempio del suo Signore, che si è identificato e incarnato nei più piccoli e indifesi». Il Santo Padre ha invocato poi abbondanti grazie e favori celesti, per una rinnovata e viva testimonianza del Vangelo della carità.
Al termine della celebrazione e dei saluti, è stato scoperta la targa in legno con inciso il nome della casa famiglia, che sovrasta imponente la porta d’ingresso.
È stata una giornata di gioia: alla Messa e alle parole delle autorità e di Gianni e Fabiola, è seguito un rinfresco all’aperto, con momenti di festa durati fino al tardo pomeriggio.