COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
22/07/2022
Anche quest’anno, sono iniziati i campi di condivisione organizzati dalla Comunità e come ogni anno sono tanti i giovani che scelgono di trascorrere le loro vacanze in un modo diverso dal solito, mettendo a disposizione il loro tempo libero per partire con i ragazzi con disabilità, con le persone più fragili e con le loro famiglie.
Si è già svolto il primo campo a Canazei dove numerosi ragazzi, provenienti da diverse città sia italiane che estere, hanno partecipato con entusiasmo alle attività, alle escursioni in montagna e ai momenti di condivisione insieme ai ragazzi disabili e alle loro famiglie.
In questa esperienza, ognuno dei ragazzi ha riflettuto e lavorato sul contributo necessario per intraprendere una via più giusta ed ecologica, come richiamato da Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sì “Il grido della Terra e dei poveri non può più aspettare”. Da questo appello è nato “The Green Diary”, il diario che ogni anno accompagna i ragazzi durante le giornate dei nostri campi estivi e che quest’anno è dedicato al tema del Creato.
#FOTOGALLERY:campi-estate#
I campi estivi offrono la possibilità a chiunque voglia mettersi in gioco di fare delle esperienze di solidarietà, di relazione, di crescita e di incontro che lasciano in loro una ricchezza che si porteranno per tutta la vita. I campi durano alcuni giorni e si svolgono in Italia o all’estero, tra i paesaggi di montagna o al mare, dove ogni ragazzo potrà ritrovare sé stesso immerso nella natura e anche in compagnia di tanti altri giovani con cui condividere momenti di gioia.
Oltre i campi di condivisione, la Comunità organizza i “Campi fuori le mura” tra le persone che vivono nella marginalità e nella povertà. Delle esperienze capaci di metterti fuori dalle mura sicure della tua casa, fuori dalla tua zona di comfort per sperimentare una condivisione diretta con gli ultimi, superando gli ostacoli della marginalità e dei pregiudizi.
E ancora, il Vieni&Vivi giornate da vivere all’interno di realtà della Comunità, all’insegna della condivisione, della giustizia e della solidarietà.
#FOTOGALLERY:campi#
Tutto è partito dalla volontà del nostro fondatore don Oreste, il quale organizzò il primo campeggio per bambini e ragazzi con disabilità nel 1968 sulle Dolomiti ed è da quella prima esperienza di condivisione che nasce la storia della Comunità.
Queste occasioni a contatto con la natura per i ragazzi con disabilità sono importanti perché possono uscire dal loro ambiente e condividere dei momenti con altri ragazzi con cui potersi relazionare e creare nuove amicizie. Una vacanza dove ci si dona reciprocamente e dove tutti si sentono parte di una grande famiglia.
I campi raccontati dai giovani
#FOTOGALLERY:giovani#
Sono tantissime le testimonianze dei giovani che ogni anno scelgono di partecipare ai campi estivi della Comunità e tanti sono i messaggi di gratitudine che riceviamo da alcuni di loro:
“Grazie agli educatori che, custodendoci in questa settimana, ci hanno permesso di crescere in questa esperienza;
Grazie a Don Oreste e alla Comunità per aver permesso ad ognuno di noi di entrare a far parte di questa grande famiglia;
Ed infine grazie a tutti i ragazzi e i bambini presenti nel campo che, in modo o in un altro, hanno sempre fatto nascere un enorme sorriso nel mio cuore.”
Se vuoi anche fare un’esperienza diversa e unica, guarda le date dei prossimi campi estivi della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Scopri come partecipare e parti!
Parte delle attività estive, in particolare il campo di Canazei, è stato finanziato dal dipartimento per le politiche della famiglia.Â
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
21/07/2022
Si terrà a Rimini sabato 23 luglio, alle ore 20.30 presso il Cinema Teatro Tiberio,l’evento “DA 50 ANNI PIOVONO MUCCHE” – Cineforum e dialoghi in occasione dei 50 anni dal riconoscimento dell’Obiezione di Coscienza e istituzione del Servizio Civile, in occasione del Cinquantesimo anniversario della legge 772 del 1972.
“In questo momento storico, in cui la comunicazione istituzionale pone l’accento sull’occupabilità nell’esperienza di Servizio Civile più che sul contributo alla costruzione attiva della pace ed al contrasto della violenza – commenta Laura Milani, Responsabile del Servizio Civile per l’ente ass. Comunità Papa Giovanni XXIII - riteniamo fondamentale lasciarci interpellare dalla contemporaneità che ci ricorda come la pace non sia mai scontata e vada costruita quotidianamente attraverso azioni concrete, culturali, sociali e politiche. In questo senso, obiettivo dell’iniziativa è fare memoria del percorso di Obiezione di Coscienza e Servizio Civile attraverso l’incontro ed il dialogo tra ex obiettori di coscienza, giovani volontari e pubblico, per rileggere alla luce di questo percorso anche il presente e avere uno sguardo verso il futuro.”
L’evento è organizzato dall’ass. Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con il Co.pr.e.sc. di Rimini e con il Patrocinio del Comune di Rimini e prevede la proiezione del film “Piovono mucche” di Luca Vendruscolo. A seguire un dialogo tra pubblico, obiettori e volontari in servizio civile. Tra gli interventi iniziali, invitate l’Assessora alla Pace del Comune di Rimini Francesca Mattei e la Vicepresidente Regionale Elly Shlein. Per l’occasione, verrà inoltre allestita la mostra fotografica “CoinVolti” nel cortile esterno al cinema, realizzata da Samuele Ramberti – ex Casco Bianco in Olanda ed attuale Consigliere Comunale – e con il supporto della Regione Emilia Romagna, che racconta i volti, i pensieri e le storie del Servizio Civile all’estero.
La serata si colloca all’interno di un programma più ampio di eventi promossi a livello nazionale dalla Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile, di cui l’ass. Comunità Papa Giovanni XXIII fa parte, finalizzato a riconoscere e valorizzare un percorso lungo 5 decadi, ma anche a ribadire e riattualizzare il ruolo del Servizio Civile nel perseguimento delle sue finalità fondative di Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta.
L’ingresso è libero fino al raggiungimento della capienza massima del Teatro.
Per informazioni: odcpace@apg23.org
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
07/07/2022
«“Nella mia diocesi ci sono tanti bambini che non sono amati da nessuno, servirebbe proprio una casa come questa”. Con queste parole Mons. Denis De Jong, un vescovo dello Zambia, si rivolse a don Oreste Benzi dopo aver visitato una casa famiglia a Rimini. Era il 1983. Dopo due anni la Comunità Papa Giovanni XXIII apriva la sua prima missione all'estero, in Zambia, per esportare quell'incredibile intuizione di don Benzi di “dare una famiglia a chi non ce l'ha” attraverso case famiglia. La visita del Presidente Mattarella è importante per rafforzare non solo l'amicizia tra i popoli ma anche le eccellenze sociali che l'Italia può esportare nel mondo».
Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, commenta così la visita del presidente Mattarella nel paese africano.
Oggi in Zambia la Comunità di don Benzi gestisce una casa famiglia, tre case di accoglienza, 13 centri per bambini malnutriti, otto centri nutrizionali per anziani, due mense scolastiche, sette community school, una struttura di prima accoglienza e tre centri per ragazzi di strada, due scuole speciali, un centro di formazione professionale ed un centro diurno per persone disabili.
«Ogni giorno raggiungiamo circa 5mila persone in questo paese africano — continua Ramonda —. Da segnalare in particolare il progetto Rainbow per i bambini malnutriti e orfani dell’AIDS, il Cicetekelo Youth Project che accoglie 300 bambini di strada, l'educazione speciale per i disabili, da quando sono bambini fino all'inserimento nel mondo del lavoro. Infine ricordo le gelaterie Gigi Bontà — ad oggi dieci fra Lusaka, Ndola e Kitwe — dove si può gustare un ottimo gelato italiano e dove lavorano 189 persone, molte delle quali strappate dalla strada e dalla povertà».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
30/06/2022
Esprimo a nome della Comunità Papa Giovanni XXIII le più sentite condoglianze per la morte di Francesco Santanera, fondatore dell'Anfaa, l'associazione nazionale delle famiglie adottive e affidatarie. Riconoscere il diritto di ogni bambino ad avere una famiglia, la propria, ma quando ciò non sia possibile una affidataria o adottiva è stato il suo l'impegno che ci ha visto collaborare insieme in tanti anni.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
28/06/2022
«Siamo vicini — così Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII — con la preghiera al popolo haitiano che ha visto una delle sue missionarie, suor Luisa Dell'Orto, uccisa x rapina. Suor Luisa è stata vicina alla nostra missione di Porte au Prince; qui i missionari Ines, Valentina, Seghi, Stefano condividono tratti di vita con gli ultimi. Preghiamo per lei e perché nuovi missionari diano la propria disponibilità, per vivere Cristo presente nei poveri».
Valentina, missionaria prima ad Haiti e ora in Repubblica Dominicana, così ricorda così la missionaria italiana aggredita domenica a Port-au-Prince, dove viveva da 20 anni: «Ieri Suor Luisa avrebbe compiuto 65 anni. Ancora non ci credo che sia stata uccisa. Si prendeva cura delle persone con semplicità e serenità, sapeva accompagnarle con umiltà e generosità. Era una persona colta e preparata; insegnava Filosofia all’università Salesiana della Capitale. Insieme alla sua congregazione, le Piccole Sorelle di Charles de Focauld, ha costruito in uno dei quartieri più poveri una scuola e successivamente il centro educativo “Kay Chal” per i ragazzi in difficoltà e per tutti quei bambini lavoratori chiamati “Restavek”. Ha donato così anche a loro la possibilità di studiare».
Continua Valentina:
«Con me e mio marito Segui Luisa è sempre stata molto attenta e premurosa. È stata anche un riferimento presente durante tanti momenti di scelta nella nostra vita, tra cui nel momento in cui abbiamo deciso di entrare a far parte della Comunità Papa Giovanni XXIII. Credeva molto nella nostra famiglia e ci incoraggiava sempre a vivere la nostra vocazione appieno, senza mai dubitare dei piani di Dio su di noi».
«È stata un grande amica per tutti i fratelli e per tutti i volontari che sono passati per la nostra missione. Oggi la voglio ricordare con serenità e gioia perché la vita deve trionfare sulla morte. Il suo esempio rimarrà per sempre una testimonianza per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di incontrarla e di trascorrere un pezzo di cammino insieme».
«Mesi Sè Luisa, nap sonjè ou anpil! Grazie Suor Luisa, ti ricorderemo tanto»!
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
21/06/2022
Oggi 21 giugno a Bologna, in Piazza Verdi alle ore 20 l'evento per focalizzare l'attenzione sugli esiti della pandemia nei soggetti più fragili, giovani e adulti. Un’occasione per esaminare i cambiamenti in atto: dai consumi di sostanze, ai disagi con cui le dipendenze si manifestano, fino ad arrivare ai bisogni latenti sottesi dalle dipendenze. Temi su cui tutte le istituzioni e i cittadini hanno la necessità di riflettere insieme per rimodellare i servizi, rendendoli sempre più integrati e pertanto capaci di rispondere alle più attuali esigenze della comunità. L’incontro sarà preceduto da uno spettacolo teatrale a cura di CEIS Arte.
Domani 22 giugno arriveranno a Loreto i ragazzi delle comunità terapeutiche impegnati nel pellegrinaggio "Sogna e cammina”, in cammino sulla via Lauretana e partiti da Assisi il 15 giugno.
A seguire: il 23 giugno nel parco di Villa Angeletti a partire dalle ore 15 avrà luogo la “Festa dell’Interdipendenza” animata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e dall’Opera Padre Marella:
balli, musica e racconti di esperienze di rinascita si alterneranno fino alle 18, orario di inizio della tavola rotonda in dialogo con il Cardinale Matteo Zuppi. Con Lui i professionisti del SerDP e delle comunità terapeutiche rifletteranno sulle radici della dipendenza che trovano un senso nell' inter-dipendenza e nella consapevolezza di cosa significhi "sentire il piacere e provare il desiderio".
A seguire, alle ore 21, i ragazzi della comunità terapeutica San Giuseppe, in collaborazione con la Compagnia Teatrale dell’Argine, saranno protagonisti di uno spettacolo teatrale.
Il 24 giugno dalle ore 10 alle 14 Raimondo Pavarin, responsabile dell'Osservatorio Epidemiologico Metropolitano dell'Ausl di Bologna durante un momento pubblico rappresenterà lo scenario attuale in un'ottica di prevenzione basata sull'evidenza, guardando al futuro delle nuove generazioni.
La rassegna di eventi (scarica il programma) è promossa da Comunità Papa Giovanni XXIII, Azienda USL di Bologna, in collaborazione con istituzioni ed enti locali tra i quali il Comune di Bologna e la Curia.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
18/06/2022
Il rischio della guerra nucleare è più vicino che mai. È difficile comprendere perciò la scelta dell’Italia di non partecipare, neanche come Paese Osservatore, al contrario di Germania e Olanda, alla Conferenza di Vienna dei Paesi che hanno ratificato il “Trattato per l’abolizione delle armi nucleari”. Le armi nucleari sono armi di distruzione di massa, eticamente inaccettabili anche nel semplice possesso, come ha più volte sottolineato papa Francesco: perché allora non ratificare il Trattato che ne sancisce l’abolizione, già ratificato da 62 Paesi di ogni parte del mondo?
La recente Assemblea Generale dei vescovi italiani ha ripreso e rilanciato nel suo messaggio finale l’appello di oltre 40 associazioni e movimenti cattolici che chiede all’Italia di aderire al “Trattato per l’abolizione delle armi nucleari”, adottato dalle Nazioni Unite fin dal 2017.Come ha messo in evidenza in questi giorni lo “Stockholm International Peace Research Institute” (SIPRI) di Stoccolma, il più autorevole Ente internazionale di ricerca su questi temi, «il rischio di utilizzo di armi nucleari sembra più alto ora che in qualsiasi momento, dall'apice della Guerra Fredda». Gli Stati dotati di armi nucleari stanno aumentando o aggiornando i loro arsenali. Siamo davanti ad una tendenza definita “molto preoccupante” dallo stesso SIPRI.
Il nostro appello, lanciato il 2 giugno 2021 con il titolo Per una Repubblica libera dalla guerra e dalle armi nucleari, è il risultato di una lettura condivisa e urgente dei segni dei tempi per il bene del nostro Paese e dell’intera umanità.
La scelta dell’Italia è incomprensibile dopo il segnale positivo arrivato lo scorso 18 maggio 2022 con la Risoluzione approvata dalla Commissione Esteri della Camera dei Deputati che impegna, almeno, il Governo “a valutare la partecipazione dell’Italia come «Paese osservatore» alla Prima Riunione degli Stati Parti del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPNW)”, in programma a Vienna dal 21 al 23 giugno 2022.
Sollecitiamo perciò nuovamente, in coerenza con la campagna “Italia ripensaci” promossa dalla società civile, la diplomazia italiana a compiere un passo concreto per una qualsiasi forma di presenza del nostro Paese nella Conferenza che si svolgerà dal 21 al 23 giugno a Vienna per iniziativa dell’International Campaign for the Abolition of Nuclear weapons (premio Nobel per la Pace 2017), assieme all’International Physicians for the Prevention of Nuclear War (premio Nobel per la Pace 1985).
Davanti alla temuta escalation della guerra in Ucraina si rivelano di una stringente attualità le parole profetiche di don Primo Mazzolari: «Abbiamo bisogno di giustizia sociale, non di atomiche».
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
09/06/2022
«Siamo felici di contribuire con la presenza significativa di Laura Milani allo sviluppo sempre più adeguato del Servizio Civile Universale a favore dei giovani che anche all'estero possono destinare una parte della propria vita al servizio delle popolazioni più fragili».
Così Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, esprime soddisfazione per la nomina di Laura Milani a presidente della Cnesc, la Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile. Laura Milani è responsabile per i progetti di servizio civile dell'associazione di Don Benzi; la Cnesc dal 1988 riunisce attorno ad tavolo i principali enti convenzionati con l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile.
Aggiunge Ramonda: «La nomina di Laura Milani a presidente è un riconoscimento dell'impegno di tanti giovani obiettori di coscienza che, sostenuti da don Benzi, svolsero il loro servizio non solo nelle case famiglia in Italia ma anche nel conflitto in ex-Jugoslavia».
Trent'anni fa, seguendo le provocazioni evangeliche del sacerdote riminese, alcuni giovani si autodenunciavano per vedere riconosciuta l'alternativa alla leva militare come strumento per il servizio alla Patria, anche in progetti di interposizione nonviolenta e di cooperazione internazionale all'estero. Grazie alla loro testimonianza nel 1998 fu approvata la legge 230/98 che aprì la strada alla formazione, attraverso un progetto di Comunità Papa Giovanni XXIII, Caritas Italiana, FOCSIV e Gavci, del corpo civile dei Caschi Bianchi.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
06/06/2022
Da Rovereto al Cile per stare accanto ai Mapuche. Così Fabrizio e Francesca Bettini hanno cambiato vita, con loro i tre figli Francesco, Mario e Rosette di 8, 11 e 12 anni. Tutto nasce con un viaggio. Era gennaio 2020, la famiglia volò in Cile per una missione umanitaria della Comunità Papa Giovanni XXIII. Obiettivo, osservare da vicino le sofferenze dei Mapuche, popolo indigeno che non si è arreso a secoli di prevaricazione e che oggi lotta per vedersi riconosciuti diritti e territori sottratti ingiustamente. Trenta giorni nella regione dell’Araucania, la zona dove maggiormente si sviluppa lo scontro fra lo Stato e gli indigeni. È stato un colpo di fulmine. «Siamo rimasti affascinati dalla natura potente di queste latitudini e dall’energia di questa popolazione martoriata da decenni. La loro lotta per la terra e per la tutela dell’ambiente è un simbolo. Quando siamo rientrati in Italia è scoppiata la pandemia, siamo rimasti chiusi in casa ma dentro di noi avevamo tutto il vigore che ci avevano trasmesso gli uomini e le donne Mapuche».
Leggi l'articolo completo su Corriere Buone Notizie
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
01/06/2022
I pacifisti tornano in piazza a Bologna mercoledì 1 giugno per chiedere di fermare il conflitto in Ucraina. La nuova manifestazione, la terza in pochi mesi, sarà aperta alle 19 dall'artista Alessandro Bergonzoni avrà il saluto del sindaco Lepore, mentre alle 21 interverrà il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. La conclusione è prevista a mezzanotte e sono previsti gli interventi di attivisti del corpo di pace Operazione Colomba, delle Carovane #STOPTHEWARNOW e #SAFEPASSAGE, Un Ponte per, Movimento Nonviolento, Rete italiana per il disarmo, e della Consulta degli Enti di Servizio civile. La manifestazione prevede, oltre agli interventi, una parte musicale di concerti.
«La macchina della guerra continua ad uccidere e provocare distruzioni senza pietà per le popolazioni civili – si legge nel manifesto dei promotori – ed ora è il momento che le Istituzioni internazionali si assumano la responsabilità di lavorare per fermare la guerra, per proteggere veramente le popolazioni civili e creare le condizioni per costruire la pace. Non è vero che l’unica opzione possibile sia quella militare».
La manifestazione è promossa dal “ Portico della pace ”, una rete di variegate realtà associative bolognesi con la co-promozione di ben 13 reti nazionali tra cui anche AOI Cooperazione e solidarietà internazionale, Arci, Banca Etica, Comunità Papa Giovanni, Focsiv, Libera, Mediterranea, Focolari Italia, Il Manifesto in rete, riunite dal comune intento di promuovere il valore della Pace. Prosegue intanto la raccolta fondi per le spese dell'iniziativa e l'invio di beni di prima necessità e la presenza di corpi di pace in Ucraina.
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
31/05/2022
«È un primo passo fondamentale perché viene riconosciuta la dignità del bambino, che insieme alla sua mamma, che evidentemente ha compiuto dei reati, possa rimanere nel legame di relazione madre-figlio, ma al di fuori della struttura carceraria, accompagnato in un percorso di accoglienza nelle case famiglia o nelle comunità che hanno anche la competenza di sostenere un processo educativo della mamma nei confronti del bambino». Così il Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII Giovanni Paolo Ramonda commenta intervistato dall'Agenzia Sir la prima approvazione avvenuta ieri alla Camera della proposta di legge “Tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori”.
Leggi l'intervista completa su Agenzia Sir (Foto: ANSA/SIR)
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
16/05/2022
Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, come in occasione di altre emergenze umanitarie, la Comunità è stata pronta ad accogliere le persone in fuga dall’Ucraina arrivate in Italia. Le nostre Case Famiglia e le nostre realtà di accoglienza hanno aperto le porte a mamme scappate insieme ai loro bambini, ad anziani e a persone fragili in cerca di un luogo al sicuro lontano dalla violenza della guerra.
Alcuni sono rimasti solo brevi periodi, in attesa di sistemazioni previste dal sistema di accoglienza organizzato dal Governo Italiano, altri finché non hanno trovato una loro autonomia o si sono ricongiunti con familiari o amici che già vivevano in Italia, altri per periodi più lunghi, in attesa di capire quando potranno tornare alla loro vita.
Ecco alcune delle storie delle persone che abbiamo accolto.
Ad Asti nella famiglia di Gianmaria e Letizia sono stati accolti due bambini e la loro mamma
Gianmaria e Letizia e i loro 3 figli tra naturali e in affido, giovane famiglia della Comunità in provincia di Asti, hanno condiviso la casa e la quotidianità con una mamma ucraina e i suoi due figli di 7 e 12 anni.
“Anche se siamo una famiglia alle “prime armi” con l’accoglienza, ci siamo resi disponibili per ospitare una famiglia ucraina a casa nostra. Siamo tutti contenti, compresi i nostri figli di 9, 6 e 1 anno. Il primo giorno facciamo conoscenza e iniziamo a fare amicizia, anche se a volte capita qualche incomprensione. Man mano che passano i giorni la vita quotidiana diventa poco alla volta più piacevole e i ragazzi iniziano anche a frequentare la scuola, cosa che li aiuta a essere un pochino più sorridenti e sereni. Nonostante le difficoltà iniziali, i nostri figli continuano ad essere felici di avere qualcuno che vive e gioca con loro. Scorrono così tre settimane, durante le quali ognuno ha lavorato per ritagliarsi il proprio spazio. Poi, una notizia arriva dall’Ucraina: il nonno è in ospedale ed ha bisogno di cure e la mamma vuole tornare assolutamente a casa. Dopo averli aiutati con i preparativi del viaggio di ritorno in Ucraina, li abbiamo accompagnati a Milano dove avrebbero preso l’autobus.
Gli ultimi due giorni trascorsi insieme sono stati molto piacevoli: abbiamo mangiato la pizza, il gelato e trascorso un pomeriggio in compagnia. Siamo stati contenti della presenza viva di questa famiglia in casa nostra. Averli accolti ci ha insegnato che le fatiche inaspettate ci sono quando ti apri all’altro, ma possono essere superate. Soprattutto la loro presenza ci ha portato a confermare che non vogliamo chiudere la porta di casa e del cuore, e con noi i nostri figli, che ogni sera ci chiedono di pregare per i nuovi amici ucraini tornati a casa.”
Giulia e Matteo aprono le porte ad una famiglia ucraina in fuga dalla guerra
Matteo, membro di Comunità, e sua moglie Giulia hanno accolto nella loro famiglia una mamma ucraina e i suoi due bambini, che avevano bisogno di una casa al sicuro dove poter stare. Sono rimasti con loro un mese, prima di trovare una sistemazione definitiva.
“Il 17 marzo è arrivata la telefonata: cercavano un posto per una famiglia ucraina in fuga dalla guerra, una mamma con due bimbi. Io e mio marito ci siamo guardati e l'unica cosa che ci è venuto da pensare è stata: se capitasse a noi vorremmo che le persone dicessero di sì. E, senza aspettare oltre, questa è stata la nostra risposta: sì, li accogliamo noi. Nonostante il pesante viaggio, i giorni di angoscia passati, le preoccupazioni di essere soli in un paese straniero, hanno portato nella nostra casa tanta voglia di stare insieme, di condividere, di parlare. Si sentiva la voglia di essere famiglia con noi. E questo siamo diventati per tutto il mese in cui sono stati qui. Abbiamo passato le giornate cucinando insieme, mischiando i nostri piatti, cercando di capirci con il traduttore vocale e dove non arrivavano le parole, arrivavano le espressioni e i gesti. Per i bambini il problema della lingua non esisteva: loro si parlavano ognuno nella propria e, non si sa come, si capivano. In casa passavano il tempo giocando a nascondino, rincorrendosi, disegnando, mentre nei giorni di sole uscivamo e raggiungevamo il parco per giocare a calcio, o a frisbee. Il momento dei saluti è stato difficile.
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha trovato per loro una casa, da poter condividere con la sorella e i nipotini, un regalo bello e inaspettato, che però ci ha costretti a salutarci. Ora ci scriviamo spesso e ogni tanto li andiamo a trovare nella nuova casa.
Stanno bene, hanno tutto quello che gli serve, ma ora l'unica cosa che desiderano è poter tornare a casa, poter riprendere in mano la loro vita, il tempo, gli spazi che qualcuno sta cercando di togliergli.”
I bambini arrivati da alcuni orfanotrofi ucraini accolti a Modica nel Villaggio del Magnificat della Comunità Papa Giovanni XXIII
#FOTOGALLERY:magnificat#
Sono 63 i bambini che provengono dagli orfanotrofi delle città ucraine di Mariupol e Kramatorsk. arrivati in Italia grazie al corridoio umanitario coordinato dal movimento Stop the War Now, promosso tra gli altri anche dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. I bimbi, accompagnati da alcuni tutori ed educatori, sono stati accolti in quattro strutture in Sicilia, tra queste il nostro “Villaggio del Magnificat” a Modica, che ha aperto le porte a 18 bambini insieme a 3 dei loro accompagnatori. Qui hanno trovato un letto in cui dormire, un tavolo lungo dove poter mangiare tutti insieme, un luogo sicuro che possono chiamare Casa!
Cristina, mamma della nostra Casa famiglia di Padova ha raggiunto il confine polacco per portar in salvo una famiglia ucraina
“La spinta è stata la consapevolezza che quella mamma potevo essere io.” Così Cristina, quando ha saputo che una mamma ucraina insieme ai suoi due figli non riuscivano a lasciare il Paese è partita con il suo pulmino e percorso diversi km fino al confine polacco.
“Ho accompagnato in Italia Hanna, una mamma mia coetanea insieme alla figlia Vlada, una ragazzina in sedia a rotelle e il fratellino di 9 anni Tymur. Scappavano da Kiev dove hanno lasciato il padre e i nonni materni, consapevoli che la casa lasciata vuota sarebbe stata razziata. Hanno fatto un lungo viaggio in auto, molto rischioso e hanno passato la frontiera a piedi il giorno precedente il nostro incontro. Hanna è un avvocato, desidera tornare a casa propria e al suo lavoro. Vlada, invece, a seguito di un’operazione al cervello per drenare una emorragia, si è trovata in sedia a rotelle”.
Qui sono stati accolti da una famiglia legata alla nostra Comunità e ora stanno ritrovando la serenità, lontano dalle bombe.
A Rimini la famiglia di Elisa accoglie Elena e i suoi due bambini scappati dalla guerra
Le nostre famiglie sono diventate ancora più numerose e ancora più speciali come quella di Elisa, membro di Comunità, che per quasi due mesi ha accolto Elena, una giovane mamma, insieme ai suoi due figli di 14 e 7 anni, Stas e Lisa, arrivati dopo un viaggio in auto durato tre giorni, lasciando il loro papà in Ucraina con la speranza di poterlo riabbracciare. Elisa e la sua famiglia hanno trasformato e riadatto la loro casa per l’arrivo della nuova famiglia, condividendo il loro spazio e i loro giochi con loro, parlando lingue diverse ma con la capacità di ascoltarsi e a capirsi. Insieme hanno festeggiato anche il compleanno della piccola Lisa, dimenticando per un attimo il peso della guerra.
Nella Capanna di Betlemme di Chieti sono arrivate 15 persone scappate dall’Ucraina tra loro anche Anastasia e Ksnia
#FOTOGALLERY:chieti#
Le prime ad arrivare sono state 15 persone, tra loro 5 bambini, alcuni accompagnati dai loro nonni e dalle loro mamme, come Veronika e Lizaveta. Altri sono arrivati in Italia da soli, come le piccole Anastasia e Ksnia arrivate stanche e spaventate dopo un lunghissimo viaggio durato giorni. Qui hanno trovato accoglienza temporanea in attesa di ricevere una sistemazione assegnata dalla Prefettura di Chieti.
A Bologna, nella nostra Casa Famiglia è arrivata la piccola Hannah
La piccola Hannah è stata la prima ad essere accolta dalla Comunità, già pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto. È partita per miracolo dall'Ucraina insieme ai suoi genitori e dopo aver viaggiato per 40 ore ha trascorso la prima notte al sicuro in una nostra Casa Famiglia a Bologna, lontana dai rumori delle esplosioni o dai suoni delle sirene.
Per accogliere i profughi in fuga nelle nostre Case qui in Italia,
abbiamo urgente bisogno di te.